Ora l’Italia è più cattiva

3 Luglio 2009

di Adriano Sofri

(La Repubblica, venerdì 3 luglio 2009)

Variando Pietro Nenni (”Da oggi siamo tutti più liberi”) il governo ieri ci ha dichiarati tutti più sicuri. Da ieri, siamo tutti più insicuri, più ipocriti e più cattivi. Più insicuri e ipocriti, perché viviamo di rendita sulla fatica umile e spesso umiliata degli altri.
Infermieri e domestiche e badanti di vecchi e bambini, quello che abbiamo di più prezioso (e di prostitute, addette ad altre cure corporali), e lavoratori primatisti di morti bianche, e li chiamiamo delinquenti e li additiamo alla paura.
Ci sono centinaia di migliaia di persone che aspettano la regolarizzazione secondo il capriccio dei decreti flussi, e intanto sul loro lavoro si regge la nostra vita quotidiana, e basta consultare le loro pratiche di questura per saperne tutto, nome cognome luogo di impiego e residenza, nome e indirizzo di chi li impiega.
La legge, vi obietterà qualcuno, vuole colpire gli ingressi, non chi c’è già: non è vero. La legge vuole e può colpire nel mucchio. È una legge incostituzionale, non solo contro la Costituzione italiana, ma contro ogni concezione dei diritti umani, e punisce una condizione di nascita – l’essere straniero – invece che la commissione di un reato. Dichiara reato quella condizione anagrafica. Ci si può sentire più sicuri quando si condanna a spaventarsi e nascondersi una parte così ingente e innocente di nostri coabitanti? Quando persone di nascita straniera temano a presentarsi a un ospedale, a far registrare una nascita, a frequentare un servizio sociale, o anche a rivolgersi, le vittime della tratta, ad associazioni volontarie e istituzionali (forze di polizia comprese) impegnate a offrir loro un sostegno. Quando gli stranieri temano, come avviene già, mi racconta una benemerita visitatrice di carceri, Rita Bernardini, di andare al colloquio con un famigliare detenuto, per paura di essere denunciato? Lo strappo che gli obblighi della legge e i suoi compiaciuti effetti psicologici e propagandistici provoca nella trama della vita quotidiana non farà che accrescere la clandestinità, questa sì lucrosa e criminale, di tutti i rapporti sociali delle persone straniere. È anche una legge razzista?

Contestazione in aula da parte dei parlamentari dell'Idv
Contestazione in aula da parte dei parlamentari dell’Idv

Si gioca troppo con le parole, mentre i fatti corrono. Le razze non esistono, i razzisti sì. Questa legge prende a pretesto i matrimoni di convenienza per ostacolare fino alla persecuzione i matrimoni misti, ostacola maniacalmente l’unità delle famiglie, fissa per gli stranieri senza permesso di soggiorno una pena pecuniaria grottesca per la sua irrealtà – da 5 a 10 mila euro, e giù risate – e in capo al paradosso si affaccia, come sempre, il carcere. Carcere fino a tre anni per chi affitti una stanza a un irregolare: be’, dovremo vedere grandiose retate. Galera ripristinata – bazzecole, tre anni – a chi oltraggi un pubblico ufficiale: la più tipicamente fascista e arbitraria delle imputazioni. Quanto alle galere per chi non abbia commesso alcun reato, salvo metter piede sul suolo italiano, ora che si chiamano deliziosamente Centri di identificazione e di espulsione, ci si può restare sei mesi! Sei mesi, per aver messo piede.
Delle ronde, si è detto fin troppo: e dopo aver detto tanto, sono tornate tali e quali come nella primitiva ambizione, squadre aperte a ogni futuro, salvo il provvisorio pudore di negar loro non la gagliarda partecipazione di ammiratori del nazismo, ma la divisa e i distintivi.
Tutto questo è successo. Ogni dettaglio di questo furore repressivo è stato sconfessato e accantonato nei mesi scorsi, spesso per impulso di gruppi e personalità della stessa maggioranza, e gli articoli di legge sono stati ripetutamente battuti nello stesso attuale Parlamento introvabile. È bastato aspettare, rimettere insieme tutto, e nelle versioni più oltranziste, imporre il voto di fiducia – una sequela frenetica di voti di fiducia – e trionfare. Un tripudio di cravatte verdi, ministeriali e no, con l’aggiunta di qualche ex fascista berlusconizzato. (Perché non è vero che il berlusconismo si sia andato fascistizzando: è vero che il fascismo si è andato berlusconizzando). La morale politica è chiara. Il governo Berlusconi era già messo sotto dalla Lega (”doganato”: si può dire così? Doganato dalla Lega). Ora un presidente del Consiglio provato da notti bianche e cene domestiche è un mero ratificatore del programma leghista. Ma la Chiesa cattolica, si obietterà, ha ripetuto ancora ieri il suo ripudio scandalizzato del reato di clandestinità e la sua diffidenza per le ronde e in genere lo spirito brutale che anima una tal idea della sicurezza. Appunto. Berlusconi è politicamente ricattabile, ma non da tutti allo stesso modo. Dalla Lega sì, dalle commissioni pontificie no, perlomeno non da quelle che si ricordano che il cristiano è uno straniero.
Un ultimo dettaglio: le carceri. Mai nella storia del nostro Stato si era sfiorato il numero attuale di detenuti: 64 mila. Dormono per terra, da svegli stanno ammucchiati. La legge riempirà a dismisura i loro cubicoli. Gli esperti hanno levato invano la loro voce: “Le carceri scoppiano, c’è da temere il ritorno della violenza, un’estate di rivolte”. Può darsi. Ma non dovrebbe essere lo spauracchio delle rivolte, che non vengono, perché nemmeno di rivolte l’umanità schiacciata delle galere è oggi capace, a far allarmare e vergognare: bensì la domanda su quel loro giacere gli uni sugli altri, stranieri gli uni agli altri. La domanda se questi siano uomini.


Incontri con scrittori romeni, a Piazza del Popolo, Roma

28 Giugno 2009

Nell’ambito dell’evento “Roma si libra – Festa dell’editoria romana” (27 giugno – 3 luglio), mercoledì 1 luglio e venerdì 3 luglio, l’Accademia di Romania a Roma presenta al pubblico della capitale alcune opere, recentemente pubblicate in Italia, di scrittori romeni di oggi.

MERCOLEDÌ, 1 LUGLIO 2009

Piazza del Popolo, Spazio incontro A

Ore 18.00 Letteratura Romena in Italia

*  Presentazione del libro Perché amiamo le donne di Mircea Cărtărescu, Ed. Voland, 2009

A fronte di un quotidiano grigiore che talvolta rende inaccettabile la nostra stessa esistenza, si ritrova qui in ogni racconto un seme di ‘eccezionalità’, che produce frutti sorprendenti e si cela in ciò che è ‘ordinario’. Un omaggio – spesso nell’accezione più concreta, sentimentale ed erotica – tributato alle donne per il solo fatto “di essere donne”. Storie raccontate in maniera divertente e raffinata da un narratore la cui vita assomiglia, quasi fossero due gocce d’acqua, a quella di Mircea Cărtărescu, autore dallo stile ricercato, apprezzato dal pubblico e dalla critica.

Mircea Cărtărescu è nato a Bucarest nel 1956. È considerato uno dei più interessanti scrittori dell’Est Europa, e sicuramente il più importante autore romeno contemporaneo. I suoi libri sono stati tradotti in tutte le maggiori lingue europee. Dello stesso autore Voland ha già pubblicato Travesti (2000), Nostalgia (2003) con il quale Cărtărescu si è aggiudicato il prestigioso Premio Acerbi nel 2005, e Abbacinante. L’ala sinistra (2007).

Interverranno: Sandra Pertignani, critico letterari, e il prof. Bruno Mazzoni, Univ. di Pisa, docente di romenistica e traduttore del libro.

* Presentazione del libro La farfalla dalle ali bruciate di Ştefan Damian, Edizioni Nemapress, 2009.

Metafora della soggezione a un despota, reale o immaginario, politico o sentimentale, La farfalla dalle ali bruciate di Stefan Damian può significare la morte della fantasia, ma, prima di tutto, l’agonia della libertà.

Ştefan Damian è nato a Hodoş – Bodrog (Arad), nel 1949, laureato in lettere italiane e romene all’Università di Cluj, dove insegna l’italiano. E’ autore di diversi saggi dedicati alla letteratura italiana tra cui Federigo Tozzi, Una lezione contestuale (2000), Le versioni romene del Cantico di Frate sole (2001), Lettere dai tempi di guerra (2006).

In presenza dell’autore, con la partecipazione di: Bruno Rombi, critico letterario, Neria di Giovanni, presidente Editrice Nemapress e vicepresidente  dell’Associazione Internazionale dei Critici Letterari.

Dalle ore 19.00 presso lo Stand delle Accademie “Finalmente in questa capitale” seguirà una lettura pubblica di Ştefan Damian.

VENERDÌ 3 LUGLIO 2009

Piazza del Popolo, Spazio incontro B

Ore 19.00 Presentazione libro: Il Cavaliere della rassegnazione di Vintilă Horia, Il Cerchio, 2009

La Casa Editrice Il Cerchio ha pubblicato una nuova edizione in lingua italiana del grandioso romanzo di Vintilă Horia Il Cavaliere della rassegnazione, con un’inedita e feconda Introduzione di Franco Cardini, medievista di fama internazionale.

Anche ad una successiva rilettura, si tratta di un’edizione pregiata per un testo di assoluta contemporaneità, che indaga sui rapporti tra l’Europa e l’Islam, e tra l’Oriente e l’Occidente: tutti temi di grande attualità.

L’Autore, dopo la pubblicazione di Dio è nato in esilio, vincitore del prestigioso Premio Goncourt, scrisse quest’ultimo romanzo, che è una metafora non solo dell’esilio della grande cultura romena in fuga dal totalitarismo stalinista, ma rappresenta anche per immagini le sfide dell’Europa di fronte alla pressione dell’Islam, la lotta per la difesa della propria storia ed identità. Un’opera profetica, che ha anticipato di 50 anni i grandi temi di cui oggi l’Europa discute, con cui si confronta, di fronte ai quali è chiamata a crescere.

Interverrà:  Simonetta Bartolini, Università S. Pio V, Roma

***

Per l’intera durata della fiera presso lo Stand delle Accademie saranno disponibili materiali legati all’attività dell’Accademia di Romania in Roma. Info, http://www.romasilibra.it/


DOMINEDDRACULA di Francione e gli acrostici di Sacco all’Isola Tiberina

28 Giugno 2009

Roma, Isola Tiberina, 1 luglio 2009

All’Isola Tiberina Gennaro Francione, presentato da Domenico Sacco e dai suoi acrostici, leggerà  poesie e canterà la canzone di Dracula, tutte tratte dal suo romanzo Domineddracula (Ed. D’Agostino, Roma, 2002).

Si tratta di  un romanzo storico-biografico, descrivente gli orrori  draconiani di Vlad Ţepeş l’Impalatore, voivoda rumeno ertosi coraggiosamente  col suo piccolo popolo contro i turchi di Mohammed il Conquistatore. L’operazione di scrittura vampirica è rovesciata rispetto al Dracula di Stoker: non più dalla realtà di Vlad al mito del Vampiro, ma dal  sanguinario dell’inconscio collettivo leggendario alla storia reale.

Domenico  Sacco, detto l’acrosticator cortese,  presenterà alcuni suoi acrostici e/o poesie su temi emergenti dalla serata dalle varie letture poetiche e in peculiar modo dall’eroe-vampiro.

Quando: Mercoledì 1 luglio alle  19-21. Dove:  L’Isola del Cinema – Isola Tiberina – Piazza San Bartolomeo all’Isola

Caffè letterario nella magia del reperto archeologico della “Nave di Esculapio” condotto da Agostino Raff.

Per info sul romanzo Domineddracula: http://www.antiarte.it/cyberomanzofrancione/domineddracula.htm; sull’opera teatrale omonima: http://www.antiarte.it/adramelekteatro/domineddracula.htm.


Alain Paruit e Matei Călinescu – in memoriam

26 Giugno 2009

Dan Lupescu

Sono scomparsi nei giorni scorsi Alain Paruit, grandissimo traduttore in francese di molti autori romeni, e Matei Călinescu, scrittore e professore universitario di letteratura comparata negli Stati Uniti.

Alain Paruit, uno dei migliori traduttori della letteratura romena in francese, è morto questo mese in un ospedale di Parigi, al termine di una lunga sofferenza. Aveva compiuto da poco settant’anni.

Figlio di padre romeno e madre francese, conosceva perfettamente le due lingue, e per questo è stato sempre sollecitato dalle grandi case editrici francesi a tradurre autori romeni. Ha tradotto dal romeno 80 volumi di letteratura, soprattutto saggisti e narratori contemporanei (Eliade, Cioran, Sebastian – autori noti anche in Italia -, Vona, Adameşteanu, Ţepeneag, Cărtărescu, Norman Manea, Nedelcovici, Paler ed altri), oltre agli scritti dei poeti  Cezar Baltag, Marta Petreu, Virgil Mazilescu, Mircea Dinescu, Bogdan Ghiu ed altri. Noto per il suo ruolo nel periodo più buio del regime comunista, quando era ascoltato nelle trasmissioni radiofoniche culturali di „Radio Europa Libera” realizzate da Monica Lovinescu e Virgil Ierunca, è stato il primo traduttore dei libri di Paul Goma, che hanno aumentato in Francia la già forte simpatia e solidarietà nei confronti della Romania.

„Ha reso accessibile al mondo un’intera letteratura, lavorando come un benedettino, superando la barriera di una lingua poco conosciuta”. (Mircea Anghelescu).

———————————————————

Mercoledì scorso, a Bloomington, Indiana, dove era stato professore di letteratura comparata, si è spento Matei Călinescu, all’età di 75 anni.

Aveva studiato all’università di Bucarest, dove si era laureato nel 1957 diventando dal 1960 l’assistente e poi lettore di Tudor Vianu presso la cattedra di letteratura universale della Facoltà di Lettere. Nel 1973 riceve una borsa di ricerca Fulbright e decide di restare negli Stati Uniti, chiedendo asilo politico. Dal 1979 ha insegnato alla Indiana University di Bloomington, scrivendo numerosi saggi e studi di letteratura comparata in pubblicazioni come  Partisan Review, World Literature Today, Salmagundi, The Journal of Religion, TheDenver Quarterly, Southeastern Europe, History of European Ideas, Cadmos, Comparative Literature Studies, East European Politics and Societies. In America, ha pubblicato i volumi Five Faces of Modernity: Modernism, Avant-Garde, Decadence, Kitsch, Postmodernism, (Duke University Press, 1987), Rereading (Yale University Press, 1993) e Matthew’s Enigma… A father’s portrait of his autistic son (Indiana University Press, 2009). Dopo la caduta del regime comunista Matei Călinescu ha ripreso a pubblicare in Romania, dove peraltro è tornato a vivere nel 2003, in seguito alla morte del figlio.
Oltre ai volumi di poesia Segno, 1968, Versi, 1970, Ombre d’acqua, 1972, Fragmentarium, 1973, Tu: elegie e invenzioni, 2003, Călinescu ha pubblicato nel 1969 un romanzo molto originale e premiato, La vita e le opinioni di Zacharias Lichter, e numerosi saggi di storia e critica letteraria dedicati a Eminescu, Mateiu Caragiale e ad altre figure e correnti letterarie moderne, ma anche, ad esempio, un interessante volume su Mircea Eliade e Ioan Petru Culianu (Iaşi, 2002). In Francia, ha recentemente (2005) pubblicato il volume Ionesco: Recherches identitaires.

Articoli correlati (in romeno): Mircea Anghelescu, Alain Paruit, in “Observator cultural”, 18 giugno 2009, Mircea Cărtărescu, Din nou despre intelectuali, in “Evenimentul Zilei”, venerdì 26 giugno 2009.


Il Premio Letterario “Insula Europea” – prima edizione

15 Giugno 2009

Riceviamo dall’Associazione amica NUBE (Nuova Biblioteca Europea) il seguente comunicato, riguardante la Prima edizione del Premio Letterario “Insula Europea”, destinato a giovani narratori europei (under 35) che abbiano pubblicato in un Paese dell’UE un’opera ancora inedita in Italia:


Nell’ambito del progetto “Ottobre piovono libri. I luoghi della lettura” promosso dal Centro per il Libro, in collaborazione con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, l’Unione delle Province d’Italia e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, parallelamente al premio letterario “Insula romana” rivolto a opere letterarie edite in italiano,

l’Associazione Pro Loco di Bastia Umbra, con il concorso delle Associazioni NubeVoci di Babele,

bandisce la I edizione del premio letterario internazionale “Insula Europea” rivolta ad autori under 35, cittadini della Unione Europea, che abbiano pubblicato un’opera di narrativa, inedita in Italia, in una nazione dell’Unione Europea, in una delle lingue ufficiali della stessa.

Possono concorrere al premio tutte le opere edite dopo il 31 gennaio 2008.

La partecipazione al concorso è gratuita ed è ammessa una sola opera per autore.

L’opera dovrà pervenire in n. 3 copie, con relativi recapiti dell’autore, al seguente nominativo e indirizzo:

Premio letterario “Insula europea”, c/o Carlo Pulsoni

Facoltà di Lettere

piazza Morlacchi 11

06123 Perugia

Italia

entro il 31 luglio 2009. Le opere pervenute dopo questa data non saranno valutate.

Le opere non saranno restituite.

Info e bandi relativi (in più lingue), scaricabili qui: http://www.insulaeuropea.eu/


Il Comune di Venezia premia Geo Vasile

10 Giugno 2009

Il Comune di Venezia premia Geo Vasile, traduttore ed italianista romeno

Il traduttore e l’italianista Geo Vasile riceverà una medaglia di riconoscimento da parte del Comune di Venezia.
Il Comune di Venezia conferirà al traduttore ed italianista Geo Vasile una medaglia per il riconoscimento dei suoi meriti nella promozione delle relazioni culturali italo-romene. La medaglia sarà consegnata dall’on. Luana Zanella, Assessore per la cultura di Venezia, nell’ambito di una cerimonia che si terrà giovedì, 11 giugno, all’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, in occasione alla presentazione del volume di poesia di Gellu Naum, a cura e con la traduzione in italiano di Geo Vasile.
Geo Vasile ha studiato al Collegio “Sf. Sava” e all’Università di Bucarest, Facoltà di Lingue e Letterature Straniere (dipartimento italiano-romeno), dove si è laureato con un tesi sulla poesia e la narrativa di Cesare Pavese. E’ membro dell’Unione degli Scrittori di Romania e la sua attività è stata ricompensata col Premio per la traduzione dal romeno in lingue straniere (Associazione degli Scrittori di Bucarest, 2000), il Premio per il debutto con studio (Colloqui tomitani, Constanţa, 2002), il Premio speciale al Salone Internazionale del Libro (Oradea, 2002), il Premio FIRI (Forum degli Intellettuali Romeni in Italia) per la promozione della cultura romena in Italia (Roma, novembre 2008), il Premio per le traduzioni della rivista “Convorbiri Literare”, XIII edizione (Iaşi, 2009).

Tra il 2000 ed il 2008 ha pubblicato edizioni bilingue, romeno-italiane, comparse in Romania e Italia, dalle opere di alcuni poeti romeni: Mihai Eminescu, George Bacovia, Ion Vinea, Gellu Naum. Inoltre, nell’intervallo 2004-2008 ha tradotto in romeno dall’opera di Italo Calvino, Umberto Eco, Giovanni Sartori, Tiziano Scarpa ecc. E’ l’autore di sei volumi di storia e critica letteraria.

(fonte: www.culturaromena.it)

Un’intervista a Geo Vasile in occasione del premio FIRI del novembre scorso può essere letta qui.


Eppur si vota!

5 Giugno 2009

Alcune riflessioni sul diritto di voto per i non italiani comunitari

Horia Corneliu Cicortas

Stamattina sono andato al Comune a ritirare la mia tessera elettorale. Ci sono andato perché non l’avevo ricevuta, sebbene nelle ultime settimane abbia guardato con crescente curiosità la mia cassetta postale, in attesa di trovarvi il documento con il quale, da cittadino comunitario non italiano residente in Italia, avrei potuto votare sia per le elezioni amministrative (nel mio caso, per la provincia di Pisa e per il comune di Pontedera), sia per le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Mi ricordo che, qualche mese fa, parlando con dei connazionali romeni, di cui alcuni sono impegnati in organizzazioni civiche o politiche, vennero fuori dei racconti un po’ buffi circa le informazioni errate o fuorvianti che circolavano attorno al diritto di voto dei cittadini comunitari, informazioni che provenivano spesso dai funzionari stessi dei Comuni incaricati (e pagati) per fornire simili informazioni agli interessati. Per esempio, veniva detto in certi Comuni, una volta fatta l’opzione di votare per il Parlamento Europeo a favore dei candidati provenienti dalle liste italiane, lo straniero comunitario non avrebbe più potuto votare nel proprio Paese.

Falso.

Eppure alcuni, disorientati o intimiditi davanti a posizioni del genere, hanno rinunciato a fare la domanda in questione. Il funzionario avrebbe dovuto invece dir loro: “Se fate questa opzione, voterete per il Parlamento Europeo a favore dei candidati italiani, non potendo esercitare contemporaneamente il voto per candidati di altri Paesi comunitari. Per il resto, voi potrete sempre esercitare il voto alle elezioni politiche del vostro Paese”. In altre parole, chi – come me – ha fatto l’opzione di votare per il Parlamento Europeo sulle liste italiane di candidati, non può andare un’ora dopo a votare al consolato romeno più vicino per votare sulle liste dei candidati al PE eletti in Romania. Ma questo non mi impedisce di andare a votare a novembre, quando in Romania ci saranno elezioni presidenziali, al consolato, dato che l’elezione del Presidente della Romania (come anche l’elezione per il parlamento) è un diritto che spetta a tutti i cittadini romeni, compresi quelli residenti all’estero. E non mi impedisce, se un domani dovessi cambiare idea o residenza, di ritornare a votare per le liste del proprio Paese.

Ma torniamo alla mia cittadina della Toscana, regione tradizionalmente di sinistra e in genere molto accogliente nei confronti dei non toscani e dei non-italiani, ben fornita di servizi sociali ecc.

Al comune, il funzionario mi ha prima guardato sorpreso quando gli ho detto che a casa non mi è arrivata la tessera elettorale. Pensavo fossi l’unico sfigato, dei comunitari non italiani residenti, ma il funzionario ha attentamente guardato in un cassetto pieno, invece, di buste bianche non consegnate e, alla fine, ha trovato soddisfatto la mia busta, porgendomi un foglio da firmare. Gli ho chiesto come mai la busta non mi era stata spedita, e mi ha risposto che qualcuno del Comune era venuto per consegnarla a mano, ma non mi aveva trovato. Infatti, mentre tornavo verso casa, ho notato che sulla mia busta era scritto a mano “non ce mai” (proprio così: pensavo che solo noi stranieri facciamo errori grammaticali del genere), e sono scoppiato a ridere da solo. Casualmente, il mio lavoro di free-lance mi porta a viaggiare spesso. La lettera raccomandata, con il solito avviso fatto di cartoncino giallastro che tutti conosciamo (e che non va confuso con quello, più inquietante, di color verde chiaro), lasciato dal postino nella cassetta delle poste, è un valido rimedio per le assenze del destinatario, considerato che di solito il postino passa la mattina, quando la maggior parte dei mortali è fuori a lavorare.

Io però alterno giornate e nottate di lavoro trascorso in casa a giorni o settimane passate fuori. E così, se proprio nei giorni in cui sia io che mia moglie siamo assenti, il volenteroso funzionario del comune passa a distribuire le tessere elettorali, è chiaro che non mi troverà e allora, stufo di tanta ricerca, scriverà sulla busta “non ce mai”.

Naturalmente, senza lasciare un biglietto, sia pure scritto a mano, in cui io venga invitato a ritirare personalmente la tanto desiderata tessera elettorale.

Il problema è che, come me, ci sono tanti altri, forse distratti o fiduciosi nel funzionamento della posta (che questa volta non c’entra). E’ vero, chi vota deve essere motivato a farlo, indipendentemente alle proprie scelte politiche, ma se l’informazione sul diritto di voto è imprecisa o addirittura fuorviante, e se la distribuzione delle schede elettorali avviene con modalità come quelle descritte sopra, il messaggio percepito può essere questo: “Vabbè, puoi venire a votare, visto che fai la domanda, ma bada bene, non potrai votare più nel tuo Paese” (che è falso, come abbiamo detto), “e comunque ti consegneremo la tessera elettorale ma solo se sei a casa. Se passi poi qui, magari avrai la fortuna di riceverla”. A parte gli scherzi, è ciò che io ho percepito ed è ciò che mi è stato riferito in passato. Ecco una delle ragioni per cui, ad esempio, solo 58.000 romeni su oltre 700.000 aventi diritto, si sono iscritti sulle liste elettorali per il PE e per le amministrative. Bisogna vedere quanti sono i votanti polacchi, i tedeschi e tutti gli altri comunitari messi insieme. Comunque, la loro presenza al voto non può ormai più essere ignorata e penso che d’ora in poi anche certi capi politici amanti della caccia alle streghe dovranno riconsiderare sia i toni che i contenuti dei loro periodici sfoghi.

Insomma, l’informazione sul diritto al voto è carente, anche da parte delle autorità preposte e della stampa, e solo alcune associazioni si sono prodigate a informare adeguatamente gli aventi diritti.

Mi chiedo a questo punto se non fosse più semplice pagare, al momento della presentazione della domanda, il costo di una lettera raccomandata per la consegna a casa della tessera elettorale.

Sarebbe più facile coinvolgere i nuovi elettori, anziché tenerli lontani da processi politici che riguardano anche loro, non solo gli autoctoni.

Anzi, chi scrive è convinto che anche i cittadini non comunitari, residenti almeno da cinque anni in Italia, andrebbero ammessi al voto amministrativo, come accade in altri Paesi dell’UE. Credo che questo sia stato anche il senso della recente decisione della Regione Toscana, che è andata controcorrente rispetto alle scelte anti-immigrazione del governo nazionale. Il coinvolgimento al voto passivo e attivo darebbe più dignità, più impegno e peso sociale (grazie alla contrattazione che è, in fondo, il voto), ma anche più responsabilità agli stranieri stabilizzati in Italia, i cui figli, del resto, non saranno più immigrati, ma saranno invece cittadini italiani di origine straniera. Al contrario, tenere i cittadini stranieri residenti lontani dalle urne equivale al tenerli lontani dalla cittadinanza attiva e dal coinvolgimento in processi che, volenti nolenti, riguardano anche loro. Se poi si vuole che gli immigrati siano solo individui anonimi da tollerare in quanto operai, camerieri, badanti, consumatori e silenziosi contribuenti alle casse dello Stato, senza dare loro una prospettiva di co-partecipazione alle sorti della Polis, allora bisogna anche prendersi le responsabilità di una simile visione delle cose.

Una visione che, a mio avviso, è semplicemente miope.


“La colonna infinita” di Mircea Eliade, a Roma

26 Maggio 2009

foto di scena

Roma, 26 maggio 2009

La colonna infinita, pièce teatrale di Mircea Eliade tradotta da Horia Corneliu Cicortaş, nella regia di Letteria Giuffrè Pagano, con Tazio Torrini, approda questa settimana a Roma.

Dopo il recente debutto a La Spezia, nella prima tournée della compagnia Telluris Associati, il pubblico di Roma potrà assistere venerdì 29 e sabato 30 maggio, alla performance ospitata nella suggestiva cornice dell’Accademia di Romania a Villa Borghese, nell’ambito della manifestazione artistica “Spazi aperti”.

La pièce, incentrata sulla figura di Constantin Brancusi (Hobiţa, 1876 – Parigi 1957), l’artista che ha rivoluzionato la scultura del Novecento, ha come autore Mircea Eliade (Bucarest 1907 – Chicago 1986), noto storico delle religioni e scrittore.

La colonna infinita viene messa in scena per la prima volta in Italia, dove il teatro di Eliade è inedito e pressoché sconosciuto. Lo spettacolo è prodotto dalla compagnia toscana Telluris Associati, in collaborazione col Forum degli intellettuali romeni d’Italia (FIRI).

Le repliche dello spettacolo (venerdì 29 e sabato 30) inizieranno entrambe alle ore 21 e saranno seguito da un rinfresco.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Per info e prenotazioni: 349-7562472, 348-4934104.

Web: http://www.accadromania.it/home.htm, http://www.spaziaperti.org/program.htm, http://telluris.wordpress.com


La Romania alla Fiera del libro di Torino

19 Maggio 2009

Alla Fiera Internazionale del Libro di Torino di quest’anno, dal 14 al 18 maggio, la Romania ha partecipato per la prima volta con un suo stand nazionale , dal tema “1989-2009: conferme e esordi nella letteratura romena”.

Lo stand ha ospitato numerose case editrici dalla Romania, incontri con alcuni tra i più tradotti scrittori romeni contemporanei, e traduttori di letteratura romena in italiano. Le manifestazioni dedicate alla Romania hanno incluso presentazioni di libri, workshop e dibattiti che hanno come obiettivo di promuovere in Italia la letteratura e la politica editoriale romene.
Inoltre, nel giorno dell’inaugurazione della Fiera, la casa editrice Zonza di Milano, che ha puntato sulla letteratura romena dedicandole una collana, ha presentato nel proprio stand le edizioni italiane di due romanzi scritti da autori romeni contemporanei: Sono una vecchia comunista! di Dan Lungu e Un anno all’inferno di Liliana Corobca.
Il primo, dal titolo provocatorio, è la descrizione tragicomica del passato dittatoriale romeno, visto con gli occhi di una persona semplice che per 40 anni ha vissuto durante il regime comunista ed è rimasta profondamente segnata dal sistema. “Spero che gli italiani apprezzeranno l’atmosfera del libro”, dice Lungu. “I nostri due Paesi hanno entrambi un passato di dittatura, anche se con regimi politici radicalmente diversi, dunque capiranno di cosa parla la mia vecchia comunista”.
Il libro di Liliana Corobca racconta invece la vita di una schiava del sesso, non in un Paese occidentale, come ci si potrebbe aspettare, ma in uno dei Balcani. “E’ una realtà tragica, specifica dei Paesi dell’ex Unione Sovietica”, racconta l’autrice nata nella Repubblica Moldova ma formatasi in Romania, dove vive attualmente. “Magari gli italiani capiranno più cose dei romeni e dei moldavi dopo aver letto il libro. E’ molto importante, soprattutto in un momento così delicato per i rapporti tra questi popoli”. (Matei Marinescu, Metropoli/La Repubblica)

Nel 2012,  il Paese ospite d’onore a Torino sarà proprio la Romania.

Dopo Israele nel 2008, quest’anno è stato l’Egitto il Paese ospite, in concomitanza con la mostra archeologica dei Tesori sommersi alla Reggia della Venaria Reale e la mostra a Palazzo Bricherasio dedicata ad Akhenaton, faraone del Sole.

Dal 2010, la Fiera tornerà al suo vecchio nome di Salone del libro.

***

Qui di seguito, un’intervista rilasciata al sito web di FIRI da Raluca Lazarovici, studiosa di letteratura, presidente dell’Associazione culturale MigraMente di Padova, pochi giorni dopo il suo ritorno dalla Fiera.

Quali sono state le principali novità, dal punto di vista qualitativo e quantitativo, dello stand dedicato alla Romania alla Fiera di Torino di quest’anno?

Questa è la prima edizione alla quale la Romania è stata presente con uno stand tutto suo, per merito del Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia che si è prodigato a organizzare una serie di eventi – due al giorno, per l’intera durata della Fiera – tra tavole rotonde, workshops, presentazioni di autori romeni. Lo stesso direttore della Fiera, in un breve intervento presso lo stand romeno, ha preannunciato che la Romania sarebbe tra i paesi favoriti per essere nel 2011 il “Paese ospite” della Fiera, così come quest’anno è stato l’Egitto.

Nel frattempo è arrivato la notizia ufficiale: La Romania sarà Paese ospite tra tre anni, nel 2012.

Ad ogni modo, la novità assoluta della presenza romena consiste nella presentazione di una serie di scrittori romeni, la maggior parte giovani, da poco pubblicati in Italia, come Dan Lungu, Liliana Corobca e Petru Cimpoesu, accanto ad altri sotto contratto con varie case editrici, come Lucian Dan Teodorovici, Anamaria Sandu, Florin Lăzărescu, Doina Ruşti, Ioana Nicolaie, Florian Filip, quasi tutti presenti alla Fiera.

Hanno suscitato l’interesse degli accademici presenti e del pubblico soprattutto le conferenze dedicate alla presentazione dei volumi Il diluvio, il drago e il labirinto. Studi di magia e mitologia europea comparata del prof. Andrei Oişteanu, traduzione curata da Dan Cepraga e Maria Bulei, e dei volumi del filosofo Constantin Noica Saggio sulla filosofia tradizionale rispettivamente Trattato di ontologia, entrambi a cura di Solange Daini.

Inoltre hanno portato i loro lavori e discusso su alcuni temi della letteratura romena i professori delle cattedre di romeno delle Università di Pisa (Bruno Mazzoni), Torino (Marco Cugno) e Padova (Roberto Scagno).

A parte scrittori già noti dell’esilio o figure attuali di spicco come Mircea Cărtărescu, come sta penetrando la letteratura romena contemporanea in Italia? A tuo avviso, come rispondono gli editori italiani all’esigenza di pubblicare gli autori dell’Europa centro-orientale?

Questo è il primo anno che la Fiera più importante del libro dell’Italia gode della presenza di un gruppo consistente di scrittori romeni con un contratto di traduzione o recentemente tradotti.

Le case editrici interessate, Zonza, Castelvecchi e Fazi che hanno affidato il lavoro di  scouting e traduzione a Ileana M. Pop, Livia Claudia Bâzu e Anita Natascia Bernacchia, non hanno risparmiato però l’affermazione secondo cui la loro scelta di pubblicare autori romeni e di aprire la strada alla letteratura romena ad un pubblico italiano extra accademico sarebbe stata una scelta “un po’ coraggiosa, un po’ incosciente”, soprattutto quella di Zonza con ben 6 autori romeni in un anno. Questo commento ha lasciato intravedere in parte la coscienza del pioniere di aver “scoperto una terra ignota”, che potrebbe dare tutto o rovinare, ma anche la forte paura di fronte al possibile disinteresse del pubblico italiano per la cultura e la letteratura di un popolo d’altronde fortemente rappresentato in Italia. Dall’altra parte, a mio avviso, questo atteggiamento diffidente rispecchia la scarsa conoscenza generale delle letterature d’”oltre cortina” e forse avverte la presenza di dubbi infondati riguardanti i valori delle culture in questione.

Credo che, grazie ad un’adeguata campagna di marketing, i volumi dei giovani scrittori romeni potrebbero far cadere non solo i discutibili timori degli editori, aprendo in questo modo l’appetito per la pubblicazione massiccia della letteratura romena, ma anche quelli dei lettori italiani, attraverso la conoscenza della letteratura romena metropolitana odierna, frutto di un Paese come la Romania che produce cultura di qualità.

In questa prospettiva quali sono, secondo te, le direzioni in cui c’è bisogno di maggiore impegno per una buona conoscenza della cultura della Romania, attraverso l’editoria e i libri? Anche perché in Italia c’è, almeno finora, una certa penuria editoriale, sia di classici che di autori contemporanei…

Non c’è decisamente miglior cammino di conoscenza interculturale del tramite fornito dalle attività artistiche. La letteratura, veicolata dalla parola scritta, è per certi versi la regina della arti e della conoscenza tra popoli e gruppi umani. Perciò è auspicabile che le traduzioni e gli eventi letterari siano incentivati, stimolati e resi appetibili al pubblico vasto.

Ma In Italia c’è una scarsa curiosità rispetto a quanto è prodotto all’estero, tranne alcune eccezioni, e che non sia magari di stampo folcloristico, per esempio la legenda di Dracula. Fortemente etnocentrica, la produzione dell’editoria italiana non rischia quasi mai, se non in casi eccezionali, a uscire da ciò che è considerato “autore sicuro”. Non solo, ma persino i giovani autori italiani incontrano delle difficoltà scoraggianti prima di vedere il proprio volume sugli scaffali delle librerie, magari anche a basse tirature. Poi c’è il discorso della distribuzione che vede i due o tre grandi distributori a determinare la diffusione o meno di un libro attraverso i prezzi proibitivi che tengono lontane le piccole case editrici, proprio quelle che spesso osano di più nelle scelte editoriali. Così si spiega perché la Romania, molto più presente nell’editoria di altri Paesi europei, si sia creata solo da quest’anno una nicchia nel mercato letterario italiano, una breccia che si spera di allargare velocemente.

Quanto alle strategie, la Romania e i suoi scrittori accedono al mercato italiano del libro per due vie. La prima è un po’ in mano alla fortuna e alla benevolenza delle piccole case editrici, veri pionieri che vedono protagonisti i pochi scouter editoriali e traduttori che conoscono la letteratura romena e che non demordono di fronte ai tanti ostacoli. La seconda, la via maestra, ma riservata a un gruppo di élite, è quella dell’Accademia. Si traducono testi dei grandi, degli affermati, dei classici romeni, per letture quasi esclusivamente universitarie e in un ritmo piuttosto contenuto.

La soluzione potrebbe venire dalla collaborazione tra questi due filoni che per adesso non hanno una strategia comune. Qualità sì, ma anche quantità, in un progressivo avvicinamento dell’accademia italiana ai giovani scrittori romeni e un massiccio tour de force per la promozione della cultura romena, attraverso eventi culturali ampiamente pubblicizzati anche nel mondo extra accademico.


L’oro dei Daci – convegno a Roma

13 Maggio 2009
L’ORO DEI DACI      

Convegno di studi

Mercoledì, 13 maggio, ore 9,00 / Accademia di Romania      

Giovedì, 14 maggio, ore 9,00 / Museo dei Fori Imperiali 

 

Interveranno studiosi dalla Romania – dr. Mihaela Simion (Ministero della Cultura, dei Culti e del Patrimonio Nazionale, Bucarest), dr. Lucia Marinescu, dr. Floricel Marinescu, dr. Crisan Museteanu, dr. Ernest Oberländer Târnoveanu, dr. Paul Damian, dr. George Trohani (Museo Nazionale di Storia della Romania), dr. Viorica Crisan, dr. Eugen Iaroslavschi (Museo Nazionale di Storia della Transilvania, Cluj-Napoca) e dall’Italia – dott.ssa Lucrezia Ungaro (Musei dei Fori Imperiali, Roma), dott.ssa Anna Maria Liberati (Museo della Civiltà Romana, Roma), prof. Livio Zerbini (Univ. di Ferrara).

 Saranno presenti specialisti nella protezione del patrimonio archeologico venuti dalla Romania -prof. Augustin Lazãr, dr. Mircea Suteu (Univ. di Alba Iulia), Aurel Condrut (capo commissario, Polizia Romena, Bucarest) prof. Sorin Alãmoreanu (Univ. di Cluj-Napoca) e dall’Italia -prof. Claudio Cimino (segretario generale della World Association for the Protection of Tangible and Intangible Cultural Heritage, Roma) e dr. Paolo Giorgio Ferri (Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma). 

All’ Accademia di Romania sarà visitabile la mostra documentaria “L’oro dei daci”, realizzata dal Museo Nazionale di Storia della Romania. In collaborazione con: Museo dei Fori Imperiali (Roma), Museo Nazionale di Storia della Romania (Bucarest), Ministero della Cultura, dei Culti e del Patrimonio Nazionale della Romania.

(Il programma in pdf è scaricabile qui)