“Cannes, Romania” a Mantova

15 Maggio 2008

“Cannes, Romania” rassegna cinematografica a Mantova (16-20 maggio)

L’attenzione che i media italiani rivolgono alla Romania difficilmente si concentra sulla straordinaria stagione che sta vivendo il suo cinema. Eppure, nel giro di pochi anni la cinematografia romena è diventata una realtà vivace e in forte espansione. Non si tratta di un singolo regista di talento che si afferma come “autore” all’estero, ma di un’intera generazione di autori che si è imposta all’attenzione internazionale, facendo incetta di premi ai più importanti festival e a Cannes in particolare.

Il cinema del carbone - insieme alla Uicc (Unione Italiana Circoli del Cinema, in collaborazione con l’assessorato alle Pari Opportunità e Cultura delle Differenze del Comune di Mantova e l’Accademia di Romania in Roma, con il patrocinio e il contributo del ministero per i Beni e le Attività Culturali) ha deciso di aprire una finestra sulla cinematografia romena con Cannes, Romania, una rassegna che propone alcune delle opere di questa nuova generazione di registi, la maggior parte delle quali sono ancora in attesa di trovare un distributore italiano.

La rassegna comprende cinque lungometraggi - la Palma d’Oro di Cannes 2007 4 mesi 3 settimane 2 giorni di Cristian Mungiu; California Dreamin’ di Cristian Nemescu vincitore a Cannes 2007 della sezione Un Certain Régard; A Est di Bucarest di Corneliu Porumboiu Caméra d’Or a Cannes 2006 come miglior opera prima; La morte del signor Lăzărescu di Cristi Puiu vincitore a Cannes 2005 della sezione Un Certain Régard; Come ho trascorso la fine del mondo di Cătălin Mitulescu, premio per la migliore interpretazione femminile - Un Certain Régard a Cannes 2006 - e cinque cortometraggi, tra cui il recentissimo vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino 2008 Bogdan Mustaţă (Una bella giornata da spiaggia).

Come evento collaterale della rassegna è in programma l’incontro con lo scrittore Mihai Mircea Butcovan, autore di Allunaggio di un immigrato innamorato, storie di amori e di vita quotidiana nella Milano di oggi di un giovane immigrato romeno.

L’abbonamento alla rassegna (5 film + 2 programmi di cortometraggi) costa 10 euro; l’ingresso alla singola proiezione 5,50 euro, 4 euro per i soci del cinema del carbone. Tutte le proiezioni si terranno presso il Teatreno (di fronte alla stazione ferroviaria).

Questo il programma della rassegna:

venerdì 16 maggio
ore 19 presentazione del libro Allunaggio di un immigrato innamorato di Mihai Mircea Butcovan. Intervista l’autore Simonetta Bitasi. A seguire buffet con specialità romene
ore 20.30 primo programma di cortometraggi
ore 21.30 California Dreamin‘ di Cristian Nemescu

sabato 17 maggio
ore 17.30 secondo programma di cortometraggi
ore 18.30 La morte del signor Lăzărescu di Cristi Puiu
ore 21.15 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni di Cristian Mungiu
ore 23.15 primo programma di cortometraggi

domenica 18 maggio
ore 17.30 secondo programma di cortometraggi
ore 18.30 A Est di Bucarest di Corneliu Porumboiu
ore 21.15 Come ho trascorso la fine del mondo di Cătălin Mitulescu

lunedì 19 maggio
ore 18.30 Come ho trascorso la fine del mondo di Cătălin Mitulescu
ore 21.15 La morte del signor Lăzărescu di Cristi Puiu

martedì 20 maggio
ore 21.15 California Dreamin’ di Cristian Nemescu

Info: tel. 0376.369860, info@ilcinemadelcarbone.it

(Fonte: www.vita.it)


Perché siamo tibetani

12 Maggio 2008

Qualcuno, nel leggere il nostro richiamo sulla questione umanitaria tibetana (http://firiweb.wordpress.com/category/culture/), ha mormorato accusandoci di “fare politica”.

Probabilmente, i nostri critici più o meno “politicamente corretti” erano disturbati dal titolo del nostro appello incriminato, che riproduceva un’espressione (“genocidio culturale”) usata dallo stesso Dalai Lama in quei giorni di proteste e disordini per indicare la distruzione sistematica di una cultura, oltre che di un popolo. Del resto, le autorità di Pechino hanno dichiarato ripetutamente che gli stessi disordini sono imputabili alla “cricca del Dalai Lama”. Dunque, noi del FIRI abbiamo usato l’espressione di una parte in causa, e in questo modo ci siamo schierati. Ovvero, “facciamo politica”. Ma la politica di chi? Del Dalai Lama? A prescindere dal fatto che il Dalai Lama non è soltanto la guida spirituale di un popolo senza più patria e il capo di un governo in esilio senza alcun potere effettivo, ma è anche un “casuale” laureato del premio Nobel per la pace, va notato che nel nostro breve appello non abbiamo invocato il suo nome, e nemmeno ci interessava “allinearsi” alle sue posizioni ufficiali, peraltro sempre molto equilibrate e pacifiche nei confronti della nazione cinese. Anzi, nella fattispecie, egli ha continuato a non chiedere il boicottaggio dei Giochi Olimpici ma, al contrario, ha sempre promosso il dialogo con il regime cinese, anche nei momenti di acutizzazione della crisi sino-tibetana. Prescindiamo anche dal fatto che la le autorità della Cina popolare – le quali hanno cercato goffamente di dimostrare che la causa di tutti i mali è il “lupo travestito da monaco” – non ha permesso l’accesso libero dei giornalisti stranieri nel Tibet, rendendo così poco credibile la propria versione dei fatti, versione che mi ricorda il modo maldestro e ridicolo con cui Ceauşescu parlava nel dicembre del’ 89 di quei “teppisti” che avrebbero rovesciato il suo regime.

Prescindiamo da tutto questo, e torniamo all’obiezione che ci è stata mossa. Da un lato, confesso che non mi sento affatto lusingato al pensiero di “fare politica” in un paese come l’Italia, che di politica vive tutti i giorni. Personalmente, preferisco gli spaghetti italiani, cotti rigorosamente al dente, in acqua bollente e ben salata, alla politica italiana. Dall’altro, mi sorprende che l’obiezione sul “fare politica” sia fatta qui, dove in nome delle “battaglie culturali”, “civili” o “per la pace” si inizia con le manifestazioni in piazza a favore della Palestina e si finisce tranquillamente da pensionati del parlamento. Ma, dico io, ben venga la metamorfosi personale, la capacità di adeguare mezzi e strumenti per raggiungere il nobile scopo della pagnotta (pubblica). Probabilmente è proprio tale nobile scopo ad aver spinto alcuni personaggi ad abbandonare la loro misera vita non-politica per darsi invece alla sacrosanta militanza politica, che – come si dice a Napoli – è “cchiù meglio assaje” se viene incoronata con un incarico parlamentare da mezza legislatura (quanto basta per assicurarsi una pensioncina dignitosa in caso di non rielezione) o con una poltrona da ministro. Ma certo, “fare politica” non è da tutti: chiede sacrifici e impegni e soprattutto valori nobili per il “bene comune”. Se ne sono resi conto personaggi di tutto rilievo. Pensate a quanti hanno abbandonato la strada larga che porta alla perdizione per imboccare la via stretta che porta alla salvezza: imprenditori non proprio poveri (Silvio Berlusconi), giornalisti non proprio periferici (Antonio Polito, ex di “La Repubblica” e poi direttore de “Il Riformista”, Lilli Gruber, volto noto della RAI), attori come Luca Barbareschi, filosofi non necessariamente sconosciuti (Massimo Cacciari, Gianni Vattimo), e perfino il magistrato Antonio Di Pietro, diventato famoso in tutto il mondo all’epoca - ormai lontana - di “Mani Pulite”. Non vi sembra curioso che in Italia, come dice l’uomo della strada, “le cose si risolvono solo con la politica”? Io, da semplice individuo, noto invece che “con la politica” le cose, anzi che risolversi, spesso si complicano. Talvolta, essi si incancreniscono proprio quando la politica cerca di fagocitare tutto, intrecciandosi con l’imprenditorialità, col mondo dei mass-media, con la giustizia e soprattutto con l’ingiustizia.

Nonostante questo, oso sperare che non tutti i politici della nostra Europa (più o meno unita) facciano politica per il solo fine di una pagnotta in più o per la pensione da mezza legislatura. Oso sperare che le voci critiche della società civile e degli intellettuali indipendenti vengano prese in considerazione dai nostri rappresentanti politici, anche – e soprattutto – nei casi in cui non si tratta della semplice pagnotta di tutti i giorni, ma di un senso elementare di giustizia e di sensibilità umana nei confronti delle persone e delle comunità indifese (di cui i tibetani cinesi sono soltanto un esempio).

Peraltro, richiamare alle autorità europee il caso del Tibet non è stata un’azione vana e solitaria, perché abbiamo visto in questi mesi un’opinione pubblica mondiale molto più sensibile del mondo politico alla questione dei diritti umani in Cina. Qualche leader europeo si è dimostrato meno incline del solito agli atteggiamenti subalterni nei confronti della nuova super-potenza asiatica. Questo ci fa piacere. Perché il caso del Tibet non è una semplice vicenda lontana o esotica, ma un monito sull’estinzione di popoli e culture intere. Perché in Tibet, non meno che in altre aree in cui si assiste al cosiddetto “conflitto delle civiltà”, una parte di tutti noi cerca di resistere alla sopraffazione e alla mercificazione.

In questo senso, siamo tutti tibetani.

Corneliu Horia Cicortas


Radu Lupu a Roma

8 Maggio 2008

Radu Lupu in concerto: Schubert e Debussy

Auditorium di Roma, ore 21, sala Santa Cecilia

“Il celebre pianista rumeno propone nel suo recital un programma incentrato su due capisaldi degli 88 tasti: Schubert e Debussy. Del primo Lupu eseguirà l’impegnativa Sonata D850, mentre del compositore francese il Primo Libro dei Preludi.

Ogni volta che in cartellone figura il nome di Radu Lupu, la garanzia è quella di una serata nel nome dell’incanto e della suggestione profonda. Gli autori in programma per il recital sono fra coloro che più si prestano al viaggio introspettivo cui Lupu invita ogni singolo ascoltatore nell’occasione dei suoi concerti da un po’ di anni in qua: da quando, cioè, ha deciso di negarsi alla sala di registrazione e di considerare il concerto una specie di sacro rituale proiettato quasi in una dimensione di ascesi spirituale. La Sonata D 850 fu composta da Schubert nel 1825 durante un soggiorno estivo negli splendidi paesaggi del salisburghese, e riflette, come la coeva Sinfonia “Grande”, una corroborante sensazione di natura grandiosa ed amica. Con i suoi Préludes, Debussy supera e dissolve l’ideale romantico della musica per pianoforte, spianando la strada ai linguaggi del ‘900, e consegnando alla storia dell’Arte delle pagine di altissimo valore che suscitano all’ascolto le stesse emozioni che si provano contemplando le tele dei grandi pittori impressionisti e simbolisti.”

(Fonte: www.santacecilia.it/scw/servlet/Controller?gerarchia=01.19&id=1260)


Prima diocesi ortodossa romena, in Toscana

5 Maggio 2008

Lucca, 8 maggio: nasce la prima diocesi ortodossa romena d’Italia

Un evento ecumenico di importanza internazionale. Lucca diventa sede della diocesi Ortodossa romena d’Italia. Giovedì 8 maggio alle 10 nella chiesa di Sant’Anastasio nell’omonima via del centro storico - consegnata nel maggio del 2007 da monsignor Castellani ai cristiani ortodossi di Lucca - si svolgerà la «intronizzazione» di monsignor Siluan Span come vescovo della diocesi ortodossa romena d’Italia.

Si tratta per questa comunità cristiana (che comprende circa seicento persone) di una nuova diocesi, anche se a Lucca di fatto non avrà la sua sede territoriale in quanto il vescovo Siluan Span risiederà nei pressi di Roma. Perché allora è stata scelta la nostra città? «La scelta è stata fatta dalle stesse gerarchie ortodosse romene proprio per l’ottima relazione esistente in questa città tra i cristiani delle diverse tradizioni» come sostiene padre Liviu Marina, parroco della comunità lucchese. (…) «Nel dialogo fecondo che da anni si è instaurato tra cattolici e ortodossi a Lucca, e tra questi e le chiese riformate — sostiene monsignor Italo Castellani, arcivescovo di Lucca — la nascita di una diocesi ortodossa romena d’Italia non può che riempirci di gioia. Ringrazio in particolare monsignor Iosif, Metropolita Ortodosso romeno di Parigi, che ha scelto Lucca per l’intronizzazione di monsignor Siluan Span. Questo avvenimento si inserisce nel solco di quell’ecumenismo che deve portare tutti all’accoglienza reciproca, nel nome della fratellanza in Cristo e nella ricerca della pace. Sono certo che questo ulteriore segno di fraternità possa rientrare quindi anche nella collaborazione per lo sviluppo sociale dei numerosissimi fratelli e sorelle romeni che operano sul nostro territorio e in tutta Italia».

La celebrazione dell’otto maggio in Sant’Anastasio vedrà confluire a Lucca metropoliti e vescovi ortodossi dalla Romania, il metropolita ortodosso romeno di Parigi Iosif, oltre a molti parroci e delegazioni delle parrocchie romene italiane ed estere. Saranno presenti anche diversi vescovi cattolici, rappresentanti dei vertici del Pontificio Consiglio per l’ecumenismo e vescovi di diverse città italiane.

Il programma della giornata di giovedì prossimo prevede alle 10 la liturgia e alle 12 il rito di intronizzazione. Alle 21, sempre nella chiesa di Sant’Anastasio, il coro Bizantion di Iaşi offrirà un concerto di canti della liturgia bizantina ortodossa. Un’occasione unica e preziosa per apprezzare la spiritualità ortodossa espressa attraverso il canto.

Emanuela Benvenuti, La Nazione


Romania, alla Biennale delle Arti dell’Unità d’Italia

29 Aprile 2008

25 aprile – 11 maggio 2008, Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio, Caserta

(Nella foto: “Simboli del tempo”, opera di O. Micleuseanu, Rep. Moldova)

L’evento si configura come un network articolato che coinvolge numerosi enti, collettivi organizzati, gallerie, artisti indipendenti ed associazioni provenienti da tutta Italia.
La rassegna coinvolge tutte le arti visive: pittura, scultura, fotografia, arti elettroniche, arte digitale, video arte, video installazioni e design, nell’ottica dell’ampliamento dello spettro d’indagine critica ed espositiva a trecentosessanta gradi.

Obiettivo principale della manifestazione è di visionare le tendenze artistiche più significative dell’ultimo secolo nazionali ed internazionali; numerosa è la presenza di artisti stranieri provenienti da svariati paesi come Argentina, Belgio, Brasile, Francia, Giappone, Moldavia, Romania, Russia, Portogallo e Stati Uniti.

La Romania è rappresentata dalle opere di due giovani artisti visivi, Simona Vilău şi Mihail Coşuleţu, mentre Octavian Micleuşeanu proviene dalla Repubblica Moldova ma vive in Italia.

(Per info: www.biennaleitalia.it/)


Monica Lovinescu, ovvero il potere dei senza potere

21 Aprile 2008

Monica Lovinescu – in memoriam

Diana Milos, FIRI

Monica Lovinescu è venuta a mancare ieri, 20 aprile, all’età di 84 anni (era nata il 19 novembre 1923), a Val d’Oise, nei pressi di Parigi.

Monica Lovinescu, figlia del critico Eugen Lovinescu (1881-1943) è stata un’illustre giornalista, critico letterario e autrice di programmi radiofonici.

In seguito all’instaurazione del comunismo in Romania, si rifugia in Francia nel settembre del 1947, dove chiede asilo politico all’inizio del 1948.

Pubblica studi sulla letteratura romena e articoli critici sull’ideologia comunista in riviste come: “East Europe”, “Kontinent”, “Preuves”, “L’Alternative”, “Les Cahiers de l’Est”, “Temoignages”, “La France Catholique”.

Ha collaborato con riviste dell’esilio romeno e ha tradotto libri firmati Monique Saint-Come e Claude Pascal.

Fra 1951 e 1974 diventa collaboratrice alla Radiodiffusione Francese e nella redazione centrale delle trasmissioni per l’Europa dell’Est. Dal 1960 collabora con la sezione romena di Radio Europa Libera (Free Europe), Monaco di Baviera, dove diventerà celebre per le sue trasmissioni settimanali “L’attualità romena” e “Tesi e Antitesi a Parigi”.

Per la sua prolifica attività di giornalista e critico letterario, Monica Lovinescu è stata premiata col Diploma d’Onore nel 1987 dall’American-Romanian Academy of Arts and Sciences.

Dopo il 1990, la casa editrice Humanitas comincia a pubblicare in Romania i suoi libri, diari, studi e testi letti nelle trasmissioni radiofoniche, rendendoli così noti alle giovani generazioni di oggi.

Nel 1993 visita la Romania ma, scontenta del clima post-comunista romeno, ritorna a Parigi.

Nell’ottobre del 2006 Monica Lovinescu è stata premiata dal premier Calin Popescu Tariceanu come “il più attivo romeno della diaspora”, per i suoi 50 anni di arricchimento del patrimonio culturale romeno e la promozione dell’identità romena nel mondo.

Monica Lovinescu è ricordata come voce di conforto, libertà e speranza per un popolo affranto dalla dittatura comunista e dall’isolamento culturale; un ponte ideale fra l’Occidente libero e la tetra madrepatria. La sua voce ha aggirato la cortina di ferro del regime comunista, sconfitto da due cose: dalla libertà umana interiore e dalla libertà fisica delle onde corte sonore, tenue ombelico attraverso il quale i romeni mantenevano il contatto con un Occidente ancora troppo lontano.

Sever Voinescu, un ascoltatore delle trasmissioni di Monica Lovinescu, la ricorda così sul suo blog di oggi (http://voinescu.blog.cotidianul.ro): “Monica rappresenta il migliore esempio - fra quanti conosco nello spazio culturale romeno - di quel che il dissidente anticomunista Havel chiamava, in un suo articolo sui movimenti dell’Est Europa, il potere dei “senza potere”. La forza di Monica Lovinescu è stata immensa! Parlando al microfono, Monica Lovinescu lacerava il comfort psichico dei funzionari del potere rosso. Le insonnie del potere comunista non erano dovute a qualche rimorso per una strage commessa o a qualche incubo per la colpevolezza accumulata, ma per il fatto che da qualche parte, nell’aria, la voce di Monica Lovinescu si udiva. Il suo potere non era dovuto a chissà quale autorità che la sostenesse, il suo ruolo era conquistato in modo semplice, senza premeditate strategie. Era il potere di colui che testimonia la verità contro la menzogna; perché Monica faceva una sola cosa: diceva la verità. Mi manca la sua voce accompagnata dal secco fischietto delle onde corte perché mi manca un riferimento nel quale credere in modo naturale e senza dubbio, così come credevo in lei. Non c’è stato un solo momento prima di 1990, in cui la mia fiducia e la mia ammirazione per Monica Lovinescu oscillassero. Monica Lovinescu non mi ha mai deluso e so quanto questo sia importante in un tempo in cui le possibilità di trovare una figura intellettuale pubblica che non ti deluda per decenni sono quasi nulle”.

Un mese fa, Monica Lovinescu ha donato allo Stato romeno la sua casa di Parigi. (Il marito Virgil Ierunca, anch’egli intellettuale di spicco dell’emigrazione romena in Francia, è morto nel 2006). L’edificio sarà utilizzato esclusivamente per fini culturali no-profit.

Che la sua luce meteorica trafigga le altre stelle !

Dio con Lei !


V2 Day per una informazione libera in Italia

20 Aprile 2008

Riceviamo da amici e vi informiamo:

“25 aprile, V2 Day sulla libera informazione in un libero Stato.

Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato “crede” di decidere. Disinformare è il miglior modo per dare ordini.

Si raccoglieranno le firme per tre referendum:

- l’abolizione dell’ordine dei giornalisti di Mussolini, presente solo in Italia;

- la cancellazione dei contributi pubblici all’editoria, che la rende dipendente dalla politica;

- e l’eliminazione del Testo Unico Gasparri sulla radiotelevisione, per un’informazione libera dal duopolio partiti-Mediaset.”

Per i luoghi di raccolta delle firme nelle varie città, guardate la pagina web http://www.beppegrillo.it/v2day/”

Precisazione: Da oggi in poi, il nostro blog non contiene più links ai mass-media tradizionali (giornali e canali tv RAI e Mediaset) italiani, perché non intendiamo promuoverli in alcun modo, nemmeno indirettamente. Così, ad esempio, FIRI protesta contro la rinnovata strumentalizzazione politico-elettorale di certi fatti di cronaca nera.


Lancio in Romania di Future Shorts

19 Aprile 2008

Bucarest, 24 aprile: lancio ufficiale di Future Shorts in Romania

Nato a Londra nel 2003, il progetto Future Shorts ha sviluppato una rete internazionale che permette ai produttori di cortometraggi di essere presenti sulla più ampia piattaforma di distribuzione ed esposizione del mondo. Future Shorts è un festival mensile che si svolge in una ventina di paesi (il debutto in Italia è avvenuto l’anno scorso), ma è anche un distributore, agente, consulente e un marchio DVD.

Proponendosi come vetrina soprattutto per i giovani creatori, Future Shorts è diventato la più grande rete di cortometraggi del mondo.

Dopo Bucarest (nuova proiezione il 22 maggio prossimo), la prima città romena dove verrà sviluppata la rete Future Shorts è Timişoara (24 maggio).

Per info e programmi, http://www.futureshorts.com/


Il solco della memoria

17 Aprile 2008

Il solco della memoria - presentazione del romanzo di Emanuela Zanotti

Venerdì, 18 aprile, ore 18.00 - Accademia di Romania, Roma

Una struggente storia d’amore costituisce, nel romanzo d’esordio di Emanuela Zanotti, il filo rosso che si dipana sullo sfondo di eventi storici ambientati perlopiù in Romania, tra la seconda guerra mondiale e l’avvento di un nuovo regime filosovietico. Un giovane italiano, Achil, segretario del principe Brâncoveanu, s’innamora di una misteriosa ragazza borghese, Niza. Ma la grande storia che imperversa nel continente europeo separa crudelmente i due giovani: Achil, richiamato alle armi, parte per la campagna di Russia e finisce prigioniero in un gulag, mentre Niza rimane a Bucarest per completare gli studi di medicina.

Malgrado la drammatica sorte che devono affrontare i due giovani, i loro destini torneranno infine a incrociarsi, ancora a Bucarest - una città ormai lontanissima da ogni modello occidentale, stravolta dall’occupazione sovietica.

Emanuela Zanotti vive a Brescia, dove è nata nel 1957, e lavora come giornalista pubblicista freelance. Ha diretto per undici anni la rivista bresciana “Primo Piano”. Nel volume Io donna e madre (Paoline Editoriale Libri, 2002) ha raccolto le sue interviste ad alcune donne celebri sul tema della maternità. Il solco della memoria segna il suo esordio nella narrativa.

Edizioni Opera Graphiaria Electa, http://www.edizioni-oge.com/catalogo.php


Vino romeno, a bordo di Lufthansa First Class

10 Aprile 2008

Vino Stirbey, nei cieli con Lufthansa

Per la prima volta nella storia della compagnia aerea Lufthansa, un vino prodotto in Romania è passato per i severissimi controlli di qualità ed è “pronto per il decollo” per i voli in Prima Classe della compagnia aerea tedesca. Il “Sauvignon Blanc 2007 Prince Stirbey”, prodotto dall’Agricola Ştirbey, è stato infatti selezionato per mostrare ai passeggeri della First Class le virtù di una regione viticola ancora da scoprire. Attraverso i voli internazionali della Lufthansa, quest’ambasciatore del vino romeno arriverà dalla prossima estate in più di 50 paesi di tutti i continenti.

I circa 200.000 posti messi annualmente a disposizione dalla compagnia tedesca in una delle più esclusive categorie dei viaggi aerei (la maggior parte delle compagnie aeree hanno solo la classe economica e la business class), ad un prezzo minimo di 6.000 euro, sono sempre “fully booked”.

La baronessa Ileana Kripp, nipote della principessa Maria Ştirbey e proprietaria della tenuta Ştirbey di Drăgăşani (Oltenia, sud della Romania), è fiera di questa dimostrazione di qualità: “Noi tutti siamo felici per questo successo e lo consideriamo uno stimolo e un mandato per proseguire sulla strada di nuove categorie di qualità, per trasmettere agli appassionati di vini di tutto il mondo il potenziale della Romania come regione ricca in tradizioni viticole”.

I Kripp-Ştirbey si sono concentrati sui vini locali di alta qualità (la quota di mercato in Romania è di uno per cento, e le esportazioni raggiungono 25-30% del totale della produzione della compagnia), coniugando il patrimonio della tradizione con le esigenze ecosostenibili del mercato attuale. Il principe Barbu Ştirbey fu nell’Ottocento il proprietario della più grande piantagione viticola della Romania di allora.

Le tenute Ştirbey di Drăgăşani (retrocesse recentemente dallo Stato, che le aveva confiscate nel periodo comunista) superano trenta ettari, di cui venti ettari sono rappresentati dai vigneti di Dealul Oltului in cui sono piantate viti autoctone come Novac o Crâmpoşie.

Nelle sei regioni geografiche della Romania (Valacchia, Transilvania, Moldavia, Banato, Oltenia e Dobrogea) le zone vitivinicole sono ben delimitate, con caratteristiche piuttosto tipiche e si estendono in totale per circa 232.000 ettari, per l’80% ormai di proprietà privata, con una resa media di circa 47 quintali di uva per ettaro. Vengono prodotti poco meno di 7 milioni di ettolitri di vino l’anno, di cui il 70% di vini bianchi ed il 30% di vini rossi, molto tipici ed in gran parte di qualità troppo altalenante a seconda delle annate, ma alcuni sono fatti anche con tecniche e tecnologie di prim’ordine.

I vini romeni sono sempre più presenti non solo sulle tavole dei consumatori europei, ma anche alle mostre internazionali (questo mese al Vinitaly) dove negli ultimi anni hanno ricevuto diverse medaglie e premi.

(fonti: www.capital.ro, www.stirbey.com)