Ripensando il 1989: la fine della dominazione sovietica in Europa orientale

7 Novembre 2009

10 – 11 novembre 2009
Università di Roma “La Sapienza” e Accademia di Romania

Ripensando il 1989: la fine della dominazione sovietica in Europa orientale
Convegno di studi

berlinermauer

costruzione del muro di Berlino

Programma:

Prima sessione (Martedì 10 novembre, ore 16.00)
Sapienza Università di Roma, P.le Aldo Moro 5,
Palazzo della Facoltà di Lettere e Filosofia.
Sala Odeion, Museo di arte classica

Indirizzo di saluto
Luigi Frati, Magnifico Rettore Università di Roma “La Sapienza”
Mihai Bărbulescu, Direttore dell’Accademia di Romania in Roma

Relazione introduttiva ai lavori
Antonello Biagini, Prorettore per la cooperazione e i rapporti internazionali, Sapienza Università di Roma

Presiede Roberto Sinigaglia (Università di Genova)
Fulco Lanchester, Sapienza Università di Roma: Germania. La storia senza il Muro
Sergio Bertolissi, Università di Napoli “L’Orientale”: L’Unione sovietica. Il 1989, crogiolo di eventi.
Jerôme Heurtaux, Université Paris-Dauphine : Les réinterprétations critiques de1989 en Pologne postcommuniste

Seconda sessione (Mercoledì 11 novembre, ore 10.00)
Accademia di Romania, piazza José de San Martin 1

Presiede Matteo Pizzigallo (Università Federico II, Napoli)
Pasquale Fornaro, Università di Messina: La “crepa” ungherese nel Muro: agonia e morte del kádárismo
Giuseppe Rutto, Università di Torino: Cecoslovacchia. La “rivoluzione di velluto”
Nadège Ragaru, CERI-Parigi : Bulgarie. 1989 dans la pliure du temps
Grigore Arbore Popescu, CNR-Venezia: Gli ultimi rapporti amichevoli tra alcuni partiti comunisti divisi dalla “cortina di ferro”

Terza sessione (Mercoledì 11 novembre ore 15.00)
Accademia di Romania, piazza José de San Martin 1
Presiede Lauro Grassi (Università degli Studi, Milano)

Vasile Puscas – Marcela Salagean, Università Babes-Bolyai, Cluj: The internal and international context of the 1989 events in Romania. Consequences
Virgil Târau, Università Babes-Bolyai, Cluj: The legacies of the past. The Archives of the Communist Party and the Securitate since 1989
Marius Bucur, Università Babes-Bolyai, Cluj: Stato e Chiesa nei primi anni della transizione postcomunista. Il caso romeno
Umberto Ranieri, già presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei deputati: Il mondo dopo il 1989.

caduta del regime in Romania

 


L’Accademia di Romania, 20 anni dalla caduta del Muro

7 Novembre 2009

L’Accademia di Romania, 20 anni dalla caduta del Muro. Intervista con Prof. Mihai Bărbulescu, direttore dell’Accademia di Romania di Roma

Roma, 6 novembre 2009 (Italia Network)
Situata nel cuore di Valle Giulia, a Roma, in un  grandioso edificio neoclassico, l’Accademia di Romania, unica  nel mondo,  ha avuto una vita piuttosto travagliata, influenzata dai grandi eventi politici in patria, che si sono succeduti nel tempo.
Inaugurata nel 1931 – anche se la tradizione di inviare  a Roma  dei borsisti risale al 1922 -, l’Accademia funziona sino al ‘48, anno in cui il nuovo regime politico comunista decide di chiuderla.


Per i successivi vent’anni, l’Accademia è completamente abbandonata. I primi segnali di vita riprendono nel ‘68 con la riapertura della  biblioteca  e da lì a poco ricominciano a tornare anche dei borsisti. Ma dura poco: solo tre anni.
Nel ‘73, infatti, l’Accademia conosce una nuova, lunga battuta d’arresto che durerà sino al 1990, anno in cui l’istituzione ricomincia la sua attività culturale. Solo nel ‘99, però la situazione riprende la piena normalità con il ritorno dei borsisti.

“Molti affermano che non è cambiato molto con la caduta del Muro di Berlino,  in realtà è cambiato tutto. Abbiamo ancora molti problemi da risolvere ma ora siamo un paese democratico” afferma il Professor Mihai Bărbulescu, direttore dell’Accademia di Romania. Docente di Storia Antica ed Archeologia all’Università di Cluj, è alla guida dell’Accademia da un anno ma conosce bene l’Italia. In passato, infatti, ha preso parte a scavi archeologici a Metaponto su invito del famoso archeologo romeno Dinu Adameşteanu e molte altre volte ancora è giunto in Italia per convegni e per promuovere le  relazioni universitarie tra i due paesi. Un’attività, quest’ultima, che gli è valso il Premio Anassilao che gli verrà conferito il 14 novembre a Reggio Calabria.

Quali sono le finalità dell’Accademia e come interagisce con la città di Roma?

PROF. BARBULESCU: L’Accademia nasce con due finalità: accogliere i borsisiti e promuovere la cultura romena in Italia. I nostri borsisti, circa 12, risiedono  per due anni. Sono laureati in storia, archeologia, lingue classiche e moderne, belle arti e architettura. Sono selezionati attraverso un bando di concorso nazionale e arrivano qui con un progetto di studio preciso legato alla città di Roma o all’Italia. Grazie a queste borse di studio, considerate nel nostro paese le più prestigiose,  i nostri borsisti frequentano corsi all’Università,  hanno professori italiani di riferimento e possono accedere  a tutte le biblioteche. Gli studiosi di archeologia, inoltre, prendono parte  anche  ad alcuni scavi.
I nostri borsisti, solo per citare gli ultimi eventi, hanno preso parte ad una mostra sull’architettura organizzata all’Acquario lo scorso giugno; hanno partecipato all’evento “Rome. The Road to Contemporary Art” e uno dei nostri pittori  ha anche vinto il secondo premio della Fondazione Pio Istituto Catel con il  concorso “L’immagine Contemporanea di Roma.
Quanto alla nostra attività culturale, collaboriamo con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma, abbiamo infatti  aderito al Progetto Calliope dell’Auditorium-Parco della Musica e  abbiamo molti contatti con le università e con le  altre accademie straniere che operano a Roma e, una volta l’anno, organizziamo qui “Spazi Aperti”, un grande evento in cui partecipano gli artisti borsisti delle altre accademie che realizzano in ogni ambiente della nostra sede opere site specific.

Quali sono gli eventi interculturali più significativi che avete in programma?

La prossima settimana si terrà all’Università  “La Sapienza” e qui in Accademia un convegno internazionale dal titolo “Ripensando il 1989: la fine dell’egemonia sovietica nei paesi dell’Europa Orientale”, un evento per ricordare i venti anni della caduta del Muro di Berlino a cui parteciperanno studiosi romeni, italiani e francesi.
Ai primi di dicembre c’è  in calendario un convegno su Eugène Ionesco, il drammaturgo francese di origini romene di cui ricorre il centenario della nascita:  due giornate di studi a cui prenderanno parte, di nuovo,  studiosi italiani, romeni e francesi.
Nell’ambito del Progetto Calliope sono in programma tre iniziative: a fine dicembre si svolgerà all’Auditorium-Parco della Musica il concerto in onore del musicista  romeno Roman Vlad, già Direttore  artistico del Teatro alla Scala di Milano e Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma. Un grande artista, che vive in Italia da tempo,  di cui verranno interpretate le musiche.
Il prossimo anno, invece, sono  previsti  il concerto dedicato a Horaţiu Rădulescu e quello del violinista e  compositore Alexandru  Bălănescu che si esibirà  con un’artista folk romena, Ada Milea.
All’inizio del prossimo anno è prevista ancora la grande mostra  “L’oro antico in Romania”, che verrà allestita ai Mercati Traianei. Organizzata con il  Comune di Roma e con la collaborazione della nostra Accademia, il Museo Nazionale di Bucarest porterà nella capitale celebri tesori in oro ed argento che vanno dalla preistoria sino primo millennio d.C.
Inoltre, la nostra attività si articola in molte iniziative che si svolgono presso la nostra sede come concerti, convegni, mostre. Tra queste, voglio ricordare la  mostra “L’umana sintesi”  dell’artista Ileana Florescu, una fotografa italiana di origini romene che vive in Italia da molto tempo, che abbiamo inaugurato alcuni giorni fa.  E ci tengo a precisare che il pubblico dei nostri eventi è al 95% composto da italiani. E sono tanti gli italiani che frequentano i nostri corsi gratuiti di romeno e la nostra biblioteca, la più grande biblioteca romena all’estero che vanta 40.000 testi. Questo a dimostrazione che ci teniamo a dialogare con il vostro Paese.

Dalla Romania sono arrivate in Italia negli ultimi anni quasi un milione di persone. Come ha influito questa grande emigrazione sulla cultura romena?

Per secoli e sino alla metà del Novecento i nostri riferimenti culturali internazionali sono state la Francia e la Germania: erano le culture di questi due paesi ad influenzarci maggiormente. Ora la situazione è cambiata e la Francia ha decisamente perduto terreno. L’Italia sta diventando un nuovo modello culturale. Un cambiamento causato, chiaramente,  dalla grande emigrazione romena in Italia e favorita dal fatto che  le nostre due lingue sono ambedue romanze e,  grazie a questa comunanza linguistica, si può arrivare più facilmente alla cultura italiana.
Prima degli anni  Ottanta, infatti, i romeni che arrivavano in Italia erano pochi ed erano soprattutto intellettuali. Dal ‘89 ha avuto inizio questa emigrazione di carattere economico che ha  avuto grandi ripercussioni perché un milione di persone che arriva in Italia vede, conosce e si apre, inevitabilmente, ad una nuova cultura.
Non bisogna, tuttavia, dimenticare che  già dalla fine dell’Ottocento in Romania c’è stata a livello universitario una tradizione di italianistica e i grandi centri universitari, quello di Bucarest così come quello di Cluj, hanno tenuto corsi e  pubblicato opere di autori italiani.
Le relazioni universitarie tra Italia e Romania sono state sempre eccellenti e sono tanti gli accordi interuniversitari in vigore. E non è casuale che le università riunite in un consorzio a Cluj hanno appena aperto una sede distaccata a Viterbo dove dal prossimo anno si  terranno dei corsi per i romeni che vivono qui.

Quale la sua idea di cultura italiana?

Essendo io un archeologo sono incantato dalle antiche vestigia, dai musei. La mia formazione mi permette di cogliere da vicino tutto ciò che è arte e patrimonio. Roma è  affascinante per la varietà che offre  da questo punto di vista: una ricchezza causa di continuo stupore e meraviglia.
Allo stesso tempo non comprendo come nella capitale artistica del mondo, si trovi anche tanto kitsch. Penso, per esempio, alle molte bancarelle che invadono Piazza Navona…

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Un’intervista rilasciata dal prof. Bărbulescu un anno fa, al momento del suo insediamento come direttore dell’Accademia di Romania) e pubblicata sul settimanale Ziarul de Duminică (supplemento culturale del quotidiano economico Ziarul Financiar) il 28 nov 2008, può essere letta  - in romeno - qui. (n. red. FIRI).


Mostra di Roxana Sabau in Abruzzo

7 Novembre 2009

“Ballando nel dubbio” – mostra personale dell’artista romena Roxana Catalina Sabau ad Avezzano, 11 – 19 Novembre 2009.

Inaugurazione: 11 Novembre ore 18.30

locandina roxana

“Con Ballando nel dubbio”, ha dichiarato l’artista, “esprimo un atteggiamento critico delle politiche di manipolazione della persona e del deprezzamento spirituale ed affettivo, specifico di una società di mercato. Voglio che il mio atteggiamento critico sia il più leggibile possibile ed abbia un impatto terapeutico attraverso i colori. Io cerco di risvegliare i sensi degli spettatori e di tirare fuori i loro istinti e sentimenti, come pure voglio sfidare le persone ad entrare dalla prospettiva della luminosità artificiale dello spazio contemporaneo nel mio mondo dei colori. Vedo l’uomo contemporaneo intrappolato nel movimento e nell’inquietudine di una vita di eterne richieste e responsabilità. La ‘luce elettrica’ (del XIX secolo), diventa un motivo secondario rispetto alla vita vissuta attraverso la ‘luce elettronica’ del computer e di internet. La vita virtuale di internet diviene oggi una realtà di vita accettata!”

Roxana Sabau ha ottenuto il diploma universitario in Pittura Murale – Conservazione e Restauro, presso l’Università di Arte e Design di Cluj-Napoca e la laurea magistrale in Pittura contemporanea e in Management dell’Arte all’Università di Timişoara. La sua formazione artistica è maturata attraverso varie esperienze internazionali con esposizioni personali e partecipazioni a mostre collettive in Romania, Francia, Germania e Irlanda.

“Rien de gratuit dans l’expression de Roxana Sabau, mais une forme d’expressionnisme contemporain, une sensibilité presque violente, une maîtrise du trait dans son apparente impulsivité”. Marie-José Ballista, Le Berry Republicain ,2004

Inaugurazione: 11 Novembre ore 18.30

Presentazione del Vice Sindaco di Avezzano Sig.ra Iride Cosimati e dell’Arch. Lucia Proto, curatrice della mostra.

Galleria d’Arte Moderna – Ex Proloco, Via Corradini n. 73-75, Avezzano (AQ).

Orari di visita: 12-15 Novembre: 10-13 e 16-21, 16-19 Novembre: 10.30-13 e 15.30-20 e su appuntamento.

rapsodia in blu

L’evento è organizzato dall’Associazione Interculturale Omnes Simul, con il patrocinio del Comune di Avezzano,  e la partecipazione di: Comune di Avezzano, ItarcHouse, Omnes Simul, Studio Tecnico Alessandro Angelucci, Ruby Star-mobili coloniali.

Info e contatti: Tel. 340-3004167, 333-207323. Mail: contact@roxanasabau.ro. Web: www.roxanasabau.ro


“Il nimbo di rugiada”, per ricordare il poeta Grigore Vieru

4 Novembre 2009

Roma, mercoledì 4 novembre, ore 18, 30, Sala Conferenze dell’Accademia di Romania:
Presentazione del volume di Grigore Vieru  Il nimbo di rugiada, Ed. Ana Manole, Chisinau-Roma, 2009.

Il libro “Il Nimbo di Rugiada” è una raccolta di poesie di Grigore Vieru tradotta in italiano da Valentina Corcodel, Tatiana Ciobanu e Claudia Lupaşcu, curata da Francesco Baldassi, apprezzato poeta italiano.

Il libro è stato pubblicato nel 2009 in Repubblica Moldova dall’editore Ana Manole.

Grigore Vieru (1935-2009) è uno degli esponenti più importanti della letteratura romena in Repubblica Moldova (Bessarabia). Autore di poesia, narrativa, canzoni, aforismi, Grigore Vieru rimane nella memoria di tutti come uno dei più fervidi lottatori per il recupero della spiritualità romena in Bessarabia. Ma per Vieru, come per altri cittadini dell’ex repubblica sovietica Moldova, non è stato facile mettere piede in Romania. A questo proposito, Grigore Vieru scriverà: “C’è chi desidera volare nello spazio. Ebbene, io per tutta la mia vita ho sempre desiderato attraversare il fiume Prut [il fiume che attualmente forma buona parte del confine fra la Romania e la Repubblica ex-sovietica, n. red]. Ci sono riuscito solo in età avanzata – all’inizio degli anni ‘70. Penso che quello sia stato il giorno più felice della mia vita.”

L’idea dei curatori di tradurre in italiano Grigore Vieru è nata nel gennaio 2009, dopo la tragica scomparsa  del poeta in un incidente stradale.

La lirica di Vieru è stata pubblicata in Romania, in tutte le ex repubbliche sovietiche e in diversi paesi europei. L’ultimo libro “Il mistero che mi sorveglia” è stato pubblicato nella Moldavia Romena, a Iaşi. Nel 1992 è stato proposto per il Premio Nobel. Oltre ai numerosi premi, nell’aprile 2007 ha ricevuto a Ginevra dal World Intellectual Property Organisation una medaglia d’oro per la sua intera attività letteraria.


Trento: un Gioco di Specchi per riempire il mondo di storie

2 Novembre 2009

Trento e provincia, 2-8 novembre 2009: rassegna letteraria interculturale

Il Gioco degli Specchi, manifestazione culturale trentina giunta alla sua settima edizione, quest’anno ha per tema “Riempire il mondo di storie”, su argomenti che riguardano le migrazioni e l’interculturalità; sette giorni di festa e di incontri per conoscere storie, autori, personaggi, artisti ma anche cibi da tutto il mondo in una serie di appuntamenti per tutti i gusti.

La settimana ruota intorno alla presenza di una ventina di scrittori che si occupano direttamente o indirettamente di migrazioni e di intercultura. Gli autori incontreranno gli alunni delle scuole del Trentino e saranno a disposizione dei cittadini che vorranno parlare con loro. Infine, molti di loro saranno presentati in una serata pubblica che avrà luogo venerdì 6 novembre alle 21 al Teatro San Marco, condotta da Massimo Cirri di Caterpillar. Gran finale sabato 7, sempre alle 21, all’Auditorium, con lo spettacolo “Il braciere. Storie intorno al fuoco”, dedicato a Rino Zandonai, il direttore dell’Associazione Trentini nel Mondo, tragicamente perito nel disastro aereo del 1 giugno scorso.

Tra gli autori presenti, anche l’onorevole romeno Mircea Grosaru, che parlerà in una scuola. Mircea Grosaru, invitato grazie alla mediazione dell’Associazione dei Romeni del Trentino-Aldo Adige (presidente, Dan Ion) è presidente dell’Associazioni degli Italiani di Romania (RO.AS.IT) e rappresentante della minoranza italiana nel Parlamento di Bucarest.

La settimana sarà arricchita da una serie di mostre, che vanno dalla pittura alla fotografia, dalle mappe geografiche alle creazioni artistiche. Un focus particolare alla formazione, con il seminario e le proiezioni della Società Italiana delle Letterate e i numerosi laboratori nelle scuole. Infine,  la possibilità di gustare cibi e bevande di varie parti del mondo.

Fonte, info e dettagli: Il gioco degli specchi.


Il “laico” Sergio Romano e l’ora di religione

27 Ottobre 2009

Il “laico” Sergio Romano e l’ora di religione. Lettera al Corriere della Sera

di Giovanni Casadio

Roma, 25 ottobre (FIRI). Il testo che segue è la replica del prof. Giovanni Casadio dell’Università di Salerno (membro FIRI), alla posizione espressa da Sergio Romano su un tema di grande attualità – lo studio delle religioni nelle scuole –, anche a proposito della notevole presenza di cristiano-ortodossi in Italia, rappresentati dalla già numerosa comunità romena e da altre in aumento – gli ortodossi provenienti da Stati ex-sovietici.

In riferimento alla “Risposta” di Sergio Romano “L’ora di religione a scuola e l’insegnamento dell’islam” in Corriere della Sera, devo manifestare – in quanto storico ed esperto del fatto religioso – il mio assoluto dissenso.

Riassumo brevemente le sue opinioni, che discuterò sotto: 1. Il problema si presenterebbe in altri paesi d’Europa, tra cui la Germania. 2. A differenza di altri casi (“ortodossi, buddisti, induisti”) il numero dei musulmani in alcune scuole rappresenterebbe “spesso un quinto della classe”. 3. La chiesa cattolica sarebbe contraria all’insegnamento di “storia delle religioni” (auspicato da Romano, oltre che, in recenti interventi, da ebrei, protestanti e settori sensibili del pensiero laico, insegnamento che però chi scrive preferirebbe chiamare “scienza” o “studio” delle religioni: e non è differenza da poco) in quanto tale insegnamento collocherebbe tutte le religioni sullo stesso piano e sarebbe quindi un’ espressione di “relativismo”. 4. “Quindi delle due l’una: o si cancella l’ora di religione o la si permette anche ai musulmani”.

guarino

1. In Germania ci sono quasi tre milioni di Turchi di cui 1,688,370 cittadini turchi e 840,000 di cittadinanza tedesca. E inoltre Indiani, Pakistani, Afgani, Iraniani. Nell’insieme i musulmani rappresentano il 5.4% della popolazione. L’insegnamento di religione, che non è opzionale ma obbligatorio (con l’eccezione di Berlino, Brema e il Brandenburgo; in certi Länder peraltro si può optare per l’insegnamento di etica) e confessionale, gestito dallo Stato in cooperazione con le chiese cattolica o evangelica (luterana). In nessuna scuola è previsto l’insegnamento della religione islamica in via confessionale (il che sarebbe peraltro impossibile in quanto non esiste una organizzazione ecclesiale con una gerarchia riconosciuta da tutti gli islamici). Nel nostro paese la situazione è totalmente diversa. Il numero di fedeli musulmani in Italia è incerto, varia da un massimo di 1.300.000,  secondo le stime del Dossier 2008 Caritas/Migrantes, a  un minimo di 850.000 secondo il Cesnur di Massimo Introvigne su dati 2006, ma si aggira certo attorno al milione di unità, corrispondente all’incirca all’ 1,5% della popolazione italiana. Di questi solo 70.000 circa sono cittadini italiani.

2. Solo se si considerano musulmani gli agnostici albanesi si possono avere classi con un quinto di allievi islamici. Se Romano o altri conoscono dati statistici diversi li esibiscano. Quello che io so invece per certo è che in Italia ci sono oltre un milione di Romeni (cristiani ortodossi al 86,7 %) e 132.000 Moldavi (ortodossi al 98%). In certi comuni del Lazio, del Piemonte o della Romagna, ma anche in altre regioni italiane, essi sono presenti in forte concentrazione, perciò è un dato di fatto che in alcune classi una notevole quota  degli alunni si riconoscono nella fede cristiana ortodossa. Non risulta che la Biserica Ortodoxă Română, ben presente in Italia a livello di Episcopia (diocesi), abbia chiesto ufficialmente l’insegnamento della religione cristiana di confessione ortodossa, o si stia movendo in questa direzione.

3. La chiesa cattolica si avvale del privilegio concessogli dallo stato italiano con la legge 25 marzo 1985 (cosiddetta revisione del concordato firmata da B. Craxi e A. Casaroli). Il cattolicesimo non è più “sola religione dello stato italiano” (come nei patti lateranensi del 1929), ma, essendo “i principi del cattolicesimo … parte del patrimonio storico del popolo italiano”, la chiesa propone nelle scuole pubbliche (e a spese dello stato italiano) un insegnamento della religione cattolica “culturale”, non catechetico, confessionale nel suo contenuto ma non nella sua finalità, aperto a tutti ma non obbligatorio. Il 10 % degli allievi che chiede di “non avvalersi di detto insegnamento” sono liberi di andarsene per i fatti loro. Il risultato è che sia i renitenti, sia il 90 % di studenti che riceve le lezioni di docenti nominati dall’autorità ecclesiastica (senza nessun controllo culturale da parte di organi competenti, come invece avviene in Germania o in Gran Bretagna dove gli insegnati hanno un diploma di stato fortemente qualificato) escono dalle scuole superiori senza avere acquisito una seppur minima  conoscenza dei fatti religiosi,  compresi quelli cristiani (di norma non hanno mai letto una pagina della Bibbia e neanche sanno i nomi dei 4 evangelisti).

Il relativismo ratzingeriano qui non c’entra nulla: è il solito immobilismo italiano combinato a un intreccio di interessi, anche economici.

4. L’ora di religione ai musulmani? Un vero nonsense. A parte l’impossibilità pratica per la ragione che mancano organi centralizzati e le ragioni di ordine culturale che sono state esposte in vari autorevoli interventi (i giovani a scuola devono apprendere la religione degli altri, la propria l’hanno già assorbita nella propria famiglia e comunità), in Italia – come d’altra parte in altre parti d’Europa – il cattolicesimo non è solo la religione della stragrande maggioranza degli italiani ma anche, come recita il dettato del concordato, “parte del patrimonio storico del popolo italiano” e, in quanto tale, elemento imprescindibile della storia nazionale.

Un scuola che non lo insegna, o l’insegna male, pregiudica gravemente la formazione culturale (non quella religiosa! che non è di competenza dell’insegnamento pubblico) dei nostri studenti in quanto cittadini italiani.

E i risultati si vedono.


Accordo di cooperazione culturale italo-romena a Catania

25 Ottobre 2009

Catania, 23 ottobre 2009

Un Accordo di Cooperazione tra la Facoltà di Lingue e Letterature straniere e l’Associazione romeno-italiana “Concordia” è stato firmato venerdì scorso all’Ex Monastero dei Benedettini di Catania, secondo un comunicato stampa pubblicato sul sito dell’associazione.

L’accordo mira alla promozione di progetti volti ad intensificare e diffondere lo studio dei fenomeni socio-culturali connessi alla presenza delle comunità straniere, in particolare quella romena, nel territorio della provincia di Catania; la conoscenza della lingua italiana da parte dei nuovi cittadini comunitari e la loro formazione professionale; lo studio del patrimonio storico e culturale della Sicilia e della Romania; gli accordi e gli scambi scientifici e culturali con le istituzioni romene.

Il Preside della Facoltà di Lingue, prof. Nunzio Famoso, ha auspicato che la firma dell’Accordo possa essere un significativo passo avanti nel dialogo interculturale con la comunità romena, la più cospicua nella provincia di Catania.

Da parte sua, dott. Vasile Mutu, Presidente dell’Associazione “Concordia”, nonché Consigliere della Provincia Regionale di Catania per i rapporti con la comunità romena, ha annunciato l’organizzazione della prima iniziativa congiunta nel mese di dicembre, la seconda edizione della manifestazione “Il volto della Romania”, dedicata all’arte medioevale romena e alla rievocazione dei 20 anni dalla Rivoluzione romena del 1989.

I firmatari dell'Accordo, Vasile Mutu (a sinistra) e Nunzio Famoso

I firmatari dell'Accordo, Vasile Mutu (a sinistra) e Nunzio Famoso


Perugia: lo scrittore Adrian Chivu vince il premio letterario Insula Europea

24 Ottobre 2009

Perugia, venerdì 30 ottobre, ore 17, 00, Salone d’onore di Palazzo Donnini.

Il Premio letterario “Insula europea”  (www.insulaeuropea.eu), rivolto a cittadini under 35 dell’Unione europea,  autori di opere narrative inedite in Italia, è stato vinto dallo scrittore Adrian Chivu per il suo romanzo Caiet de desen (Quaderno di disegno), pubblicato dall’Editrice Curtea Veche di Bucarest nel 2008.

All’autore olandese Christiaan Weijts per il suo libro Via Cappello 23 (Amsterdam, Uitgeverij De Arbeiderspers, 2008) è andato invece il premio speciale “Biblioteche comunali di Perugia”.

“Il successo dell’iniziativa era già stato annunciato alla vigilia dell’inizio di Ottobre Piovono Libri. “Insula Europea“, il nuovo concorso letterario istituito sulle tracce del suo più antico fratello “Insula Romana” [dedicato alla narrativa in italiano, n. FIRI], ha avuto sin dall’inizio una risposta entusiastica da parte di giovani scrittori, rigorosamente under 35, da ogni angolo del continente: trentadue gli aspiranti alla vittoria finale. Molti, se si prende in considerazione il fatto che il concorso è appunto alla sua prima edizione. Un successo, quindi inaspettato, che ha consigliato gli organizzatori ad istituire, oltre al canonico primo premio, un secondo premio, intitolato “Premio Speciale Biblioteche comunali di Perugia”. (PerugiaNotizie).

“Caiet de desen è la mise en abîme e un affresco della recente società romena post-totalitarista, portatrice di forti traumi e radicati tabù che si rispecchiano nelle relazioni tra i membri di una famiglia, viste e vissute dal più giovane e anche il meno fortunato dei suoi membri, perché considerato ‘una vergogna’ per la famiglia stessa e per la società: un adolescente ‘ritardato’.
La trama è apparentemente semplice. Il giovane disabile osserva la propria famiglia in deriva e trascrive a modo suo, spesso a disegni, in una specie di quaderno-diario, quello che vede, pensa e sente: riflessioni su ‘uomini e vita’, stati d’animo, affetti, relazioni traumatizzanti. (…) Il tutto in un fluido denso e costante di pensieri che carica in continuazione la tensione testuale e tiene il lettore incollato dalla prima all’ultima pagina”. (dalla scheda di presentazione sul sito del Premio, redatta da Raluca Lazarovici).

La cerimonia di premiazione avrà luogo venerdì 30 ottobre alle ore 17 presso il Salone d’onore di Palazzo Donnini (Piazza Italia), a Perugia.

Altri dettagli (in italiano) su “Caiet de desen” e il suo autore, disponibili sul sito web della traduttrice letteraria Ileana M. Pop.


No al razzismo – il messaggio di FIRI

16 Ottobre 2009

No al razzismo – Manifestazione Nazionale a Roma

http://www.17ottobreantirazzista.org/

FIRI ha aderito alla Manifestazione e ha inviato al Comitato Organizzativo il seguente messaggio:

Il razzismo e la xenofobia albergano, come sentimenti potenziali, in ogni individuo umano e in ciascuna società di ogni tempo o luogo. E’ compito della società civile lottare contro leggi inumane o ingiuste ed è compito dei governanti (parlamento + esecutivo) quello di abrogarle.

In parallelo, occorre costruire percorsi di prevenzione degli scontri sociale, lavorare per un clima di comprensione e rispetto che non si traduca in un generico, auto colpevolizzante ed impotente buonismo, ma in leggi e prassi consolidate di accoglienza migrante e del minoritario (e qui non ci riferiamo solo alle entità etniche), in progetti funzionanti di integrazione, in procedure burocratiche snelle a favore dei migranti e soprattutto a favore dei più vulnerabili di loro (ovvero: profughi, sfollati, donne, bambini, gruppi discriminati ecc.).

FIRI ritiene che i cittadini comunitari presenti in Italia, in particolare i romeni, devono restare sensibili e vigili sulla questione – diventato negli ultimi tempi un reale allarme – del razzismo, della xenofobia e dell’omofobia, anche se apparentemente lo status di cittadini UE li mette al riparo da abusi, atti di discriminazione e linciaggio mediatico. L’esperienza del biennio 2007-2009 dimostra infatti il contrario, mentre la tendenza attuale delle politiche sociali, sull’immigrazione e sulla “sicurezza”, non sembra andare nella direzione di una soluzione condivisa dei malintesi e del malcontento sociale, bensì in quella del peggioramento del clima culturale italiano, con conseguenti e frequenti “sfoghi” sociali, anche di natura xenofoba o razzista.

FIRI, quale associazione culturale apolitica e apartitica, ritiene che la lotta alle discriminazioni non sia una prerogativa di una certa parte dello spettro politico, ma ma è una questione che riguarda tutti i cittadini abitanti in un paese democratico dell’Unione Europea. Da questo punto di vista, noi non ci facciamo illusioni: il gusto amaro dei provvedimenti e dei discorsi anti-romeni proviene da governi nazionali di centro-destra (dal 2008) ma anche di centro-sinistra (novembre 2007, decreto Amato).

Pertanto, FIRI si augura che la società civile italiana, e in particolare le associazioni che lottano per i diritti umani, le personalità e le entità politiche, gli enti e le istituzioni che hanno come finalità tale lotta, le chiese e i mass-media – portino avanti l’opposizione alla xenofobia legalizzata.

Consiglio Direttivo FIRI


La forza dello spirito nell’epoca dei totalitarismi. Simposio su Vladimir Ghika

14 Ottobre 2009

La forza dello spirito nell’epoca dei totalitarismi. Vladimir Ghika, un modello contemporaneo

- Simposio in occasione dei 20 anni dalla caduta della cortina di ferro in Europa -

Accademia di Romania, venerdì 16 ottobre 2oo9, ore 18.

Il simposio si propone di evocare la figura del Mons. Vladimir Ghika (1873-1954), nipote dell’ultimo principe della Moldavia, sacerdote, direttore spirituale, scienziato e diplomatico romeno, martire della fede negli anni del terrore stalinista. Vi partecipano personalità di prestigio del mondo culturale e politico italiano e alcuni specialisti le cui ricerche hanno portato ad importanti scoperte documentarie. Gli organizzatori propongono un dibattito attorno a queste testimonianze su una delle figure più importanti della Romania del Novecento, la cui causa di beatificazione è in corso presso la Congregazione vaticana per le Cause dei Santi.

Indirizzi di saluto:
Prof. Mihai Bărbulescu, Direttore dell’Accademia di Romania
S.E. Răzvan Rusu, Ambasciatore di Romania in Italia
S.E. Marius Lazurcă, Ambasciatore di Romania presso la Santa Sede

Intervengono:
On. Rocco Buttiglione, vicepresidente della Camera dei Deputati
Prof. Andrea Riccardi, Comunità di Sant’Egidio
Prof. Andrei Brezianu, Churchill College, Cambridge University
Anca Berlogea, regista, presidente Signis Romania.

Seguirà la proiezione del documentario di Lettere a mio fratello in esilio. L’epoca stalinista in Romania (regia Anca Berlogea, produzione Signis Romania / KTO, 2009), film basato sulla corrispondenza inedita tra Vladimir e Dimitrie Ghika, un sacerdote e un diplomatico, due fratelli separati dalla Cortina di Ferro.

Mons. Ghika con un gruppo di amici tra cui il filosofo Jacques Maritain e la moglie Raisa (a sinistra).
Mons. Ghika con un gruppo di amici tra cui il filosofo Jacques Maritain e la moglie Raisa (a sinistra).

L’evento è organizzato dall’Ambasciata di Romania in Italia in collaborazione con l’Accademia di Romania, la Comunità di Sant’Egidio e l’ICR di Bucarest.