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Archive for luglio 2009

“La colonna infinita” di Mircea Eliade a Firenze

23 luglio 2009 Commenti disabilitati

“La colonna infinita” di Mircea Eliade debutta a Firenze

Riparte da Firenze la tournée italiana della performance teatrale “La colonna infinita”, testo di Mircea Eliade tradotto da Horia Corneliu Cicortas, nella regia di Letteria Giuffrè Pagano, con l’attore Tazio Torrini.

Dopo gli appuntamenti delle settimane scorse a La Spezia, Roma, Padova e Milano, “La colonna infinita” incontrerà per la prima volta il pubblico toscano, nel chiostro di Villa Vogel, mercoledì 29 e giovedì 30 luglio, alle ore 22. La pièce, incentrata sulla figura di Constantin Brancusi (Hobitsa, Romania 1876 – Parigi 1957), che ha rivoluzionato la scultura del Novecento, ha come autore Mircea Eliade (Bucarest 1907 – Chicago 1986), noto storico delle religioni e scrittore, recentemente scoperto dal cinema grazie al film Youth without youth (“Un’altra giovinezza”) di Francis Ford Coppola. “La colonna infinita” viene messa in scena per la prima volta in Italia, dove il teatro di Eliade in generale è ancora quasi sconosciuto.

Lo spettacolo è prodotto dalla compagnia toscana Telluris Associati, in collaborazione col Forum degli intellettuali romeni d’Italia (FIRI).

L’evento è ospitato dal Quartiere 4 del Comune di Firenze, via delle Torri 23, nell’ambito di “ArtEstate 2009”, all’interno della personale “Scripta” dell’artista visiva Letteria Giuffrè Pagano (v. sotto la locandina in pdf).

scarica locandina

La Romania al V Festival di Musica Corale

16 luglio 2009 Commenti disabilitati

V Festival Internazionale di Musica Corale, 17-19 luglio 2009, Roma e Provincia

La Courtial International organizza da anni, col patrocinio dell’Associazione Internazionale Amici della Musica Sacra, concerti di musica sacra per cori ed orchestre nelle più belle chiese e cattedrali di Roma e dell’Italia, con lo scopo di promuovere e diffondere la musica sacra. Il festival si svolge in alcuni luoghi rinomati della Capitale e della Provincia (Lanuvio e Nemi). I cori partecipanti all’edizione 2009 provengono da Grecia, Italia, Romania e Russia. La Romania è rappresentata quest’anno dal coro misto SOUND, della Casa Culturale degli Studenti di Bucarest.

Cori partecipanti:

Coro Misto “Armoniko Ergastiri” – Grecia, direttore Andreas Karbone; Gruppo Corale Elianico – Italia, direttore Franca Zanolla; Coro Polifonico Daltrocanto – Italia, direttore Patrizia Bruno; Coro Misto SOUND – Romania, direttore Voicu Popescu; Coro di Voci Bianche Poliot – Russia, direttore Natalia Filatova.

PROGRAMMA DEL FESTIVAL

BASILICA DI S. IGNAZIO
Piazza San Ignazio, Roma
Venerdì 17 Luglio 2009 – 20.30
Programma: musica sacra da tutto il mondo
Coro che si esibiscono: tutti

PIAZZA NAVONA, ROMA
Sabato 18 Luglio 2009 – 10.30
Programma: musica corale tradizionale
Coro che si esibiscono: tutti

PIAZZA S. M. MAGGIORE, LANUVIO
Sabato 18 Luglio 2009 – 19.00
Programma: musica corale tradizionale
Coro che si esibiscono:
Coro Misto “Armoniko Ergastiri” – Grecia; Coro Polifonico Daltrocanto – Italia; Coro di Voci Bianche Poliot – Russia

PIAZZA UMBERTO I, NEMI
Domenica 19 Luglio 2009 – 18.30
Programma: musica corale tradizionale
Coro che si esibiscono:
Gruppo Corale Elianico – Italia; Coro Misto SOUND – Romania

Da segnalare la partecipazione del coro Sound alla Messa nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dove saranno presentate creazioni corali romene del repertorio ortodosso (sabato 18 luglio 2009, ore 16.00), e la parata di costumi tradizionali che precede il concerto all’aperto nel centro storico di Nemi (Piazza Roma), con la partecipazione delle autorità locali e del sindaco di Nemi (Domenica 19 luglio 2009, ore 18.00).

Il programma italiano del coro Sound si concluderà a Venezia, martedì 21 luglio con un concerto alle 19.30 presso la Chiesa Santa Maria di Nazareth (Chiesa degli Scalzi), chiesa che ha stretti rapporti con la Romania. Con la partecipazione straordinaria del pianista Valentin Radu (Philadelphia, USA).

Coro Sound e Valentin Radu

Romania: inaugurato istituto “Nadia Comaneci” per bambini svantaggiati

11 luglio 2009 Commenti disabilitati

L’ex campionessa romena Nadia Comaneci ha inaugurato mercoledì 8 luglio a Bucarest un istituto per bambini svantaggiati che reca il suo nome.

Stando all’agenzia Agerpres, la famosa ginnasta ha donato circa un milione di euro per la costruzione dell’edificio destinato ad offrire ogni giorno a cento bambini poveri tre pasti caldi, vestiti e calzature, corredo scolastico e vari corsi gratuiti. I bimbi avranno a disposizione anche computer, 14 ambulatori, sei laboratori e una farmacia. L’impianto funziona presso la fondazione e la chiesa “San Spiridon il Vecchio” di Bucarest e l’iniziativa di costruirlo è del parroco Ioan Iordache, che ha consegnato a Nadia un’onorificenza conferita dal patriarca della Chiesa ortodossa romena, Daniel. “Impegnarmi in questo progetto è stato per me un onore”, ha detto Nadia, giunta all’inaugurazione insieme al marito, l’ex ginnasta americano Bart Conner e al loro figlio di tre anni, Paul Dylan. Lo stato romeno deve riconoscere i propri limiti dal punto di vista sociale e ammettere che ha bisogno di partner, come le ong, la chiesa e le personalità, ha detto il presidente del Senato, Mircea Geoana, presente all’inaugurazione, insieme alla presidente della Camera, Roberta Anastase, e al sindaco di Bucarest, Sorin Oprescu. (Fonte: ANSA)

Qualcosa sugli ostaggi dei pirati somali

8 luglio 2009 Commenti disabilitati

[l’aggiornamento del 10 agosto sulla liberazione degli ostaggi, in basso all’articolo]

Riportiamo qui il testo del giornalista Ferdinando Pelliccia, pubblicato qualche giorno fa sul sito di Libero Reporter, in cui si da notizia dei cinque marinai romeni della nave italiana “Buccaneer”, ostaggi da mesi insieme a dieci marinai italiani e ad un croato, dei pirati somali nella regione semi-autonoma del Puntland.

Una vicenda misteriosa, con tante ombre, che suscita riflessioni e interrogativi, anche sulle sorti della flotta commerciale romena, “svenduta” negli anni Novanta in circostanze finora non delucidate dalla giustizia.

Grazie a numerose ricerche e contatti ora si conoscono anche i nomi di quattro dei cinque ostaggi romeni dei pirati somali che sono: il capo ingegnere Nicusor M., l’ufficiale di ponte Adrian G., il montatore George D. e il conducente Marius A., tutti di Constanta. Del quinto marinaio romeno invece si conosce solo la città d’origine che e Bucarest. Sono tutti di età compresa tra i 28 e i 35 anni.

Era l’11 aprile 2009 quando i pirati somali assaltarono e catturarono il rimorchiatore, battente bandiera italiana, ‘Buccaneer’ con a bordo sedici marinai di equipaggio di cui 10 italiani, un croato e 5 romeni. L’imbarcazione era in navigazione nel Golfo di Aden proveniente da Singapore e stava trainando 2 zattere vuote. La nave appartiene alla ‘Micoperi Marine Contractors’, una società italiana con sede a Ravenna in Italia. Società specializzata nella costruzione di impianti portuali a mare, gasdotti sottomarini e installazione per il trasporto di petrolio e di gas. Dopo i primi contatti, stabiliti attraverso il governo del Puntland, per ottenere soprattutto la liberazione dei marinai tenuti in ostaggio a bordo della nave, sembra che le trattative si siano arenate o finite in un vicolo cieco per poi, avere una spinta in avanti negli ultimi 5 giorni. La ‘gang del mare’ che ha catturato l’imbarcazione italiana fin dall’inizio è sembrata mostrare enorme interesse a ciò che trasportava il rimorchiatore come se cercasse qualcosa in particolare. Da subito però, in molti si sono affrettati a portare avanti la tesi che il sequestro era stato compiuto, come tanti altri, per poi chiedere un riscatto. L’obiettivo quindi sarebbe stato ottenere un riscatto per l’equipaggio e per la nave. Allora perché non pagarlo e chiudere in fretta la partita? Ed invece da allora sono trascorsi quasi 3 mesi senza un nulla di fatto. Nel frattempo nelle 16 famiglie dei marittimi rapiti dai pirati somali si consuma un dramma quasi nel più assoluto silenzio mediatico e istituzionale. Un silenzio inspiegabilmente voluto sia dalla società armatrice sia dal ministero degli Esteri italiano. I familiari, che sono angosciati e tormentati da questa vicenda, vivono le loro giornate in un perenne stato di ansia. A disturbare la loro quotidianità e il pensiero che i loro mariti, i loro figli, i loro fratelli, i loro padri sono ostaggi dei pirati in Somalia. Sedici lavoratori vittime del fenomeno della pirateria che da anni impazza nel mare del Corno d’Africa. Gente che era andata in quei luoghi solo per i soldi che servivano per le loro famiglie. Finora era stato possibile conoscere solo i nomi dei 10 marittimi italiani[…]. Del croato invece, si conosceva solo che era uno studente di Fiume, che aveva 25 anni e si era imbarcato sul Buccaneer come elettricista.

Ora grazie a numerose ricerche e contatti si conoscono anche i nomi di quattro dei cinque ostaggi rumeni. […]Hanno lasciato in volo la Romania per Singapore e li si sono imbarcati il 20 febbraio scorso sulla nave italiana. I loro contratti di lavoro sono stati conclusi attraverso il consolato italiano tra il loro datore di lavoro, Adrian Andrusca, della società Crusche Crewing della città di Ovidiu, e la società armatrice italiana ‘Micoperi’. Ed e ora Andrusca che tiene i contatti, per conto delle famiglie dei marinai romeni, con la Farnesina e la Micoperi. Per quanto ci è dato sapere, i familiari dei 5 marittimi romeni sanno che le autorità italiane hanno istituito un comitato di crisi, e che stanno trattando con i rapitori per negoziare il rilascio della nave e dell’equipaggio.

Sono circa 40mila, di cui 20mila su navi passeggeri, i romeni imbarcati su navi in tutto il mondo. Sebbene la Romania abbia una grande tradizione marinara alle spalle, attualmente la sua flotta commerciale, una volta al terzo posto nella classifica mondiale, è oggi di appena 5 unità navali. La sua attività marittima ha subito un drastico taglio dopo il 1989 con la rivolta popolare che portò alla fine della dittatura e l’avvento della democrazia. Trattandosi di un popolo, quello romeno, che ha subito una grave crisi economica e sociale post dittatoriale, in molti attratti da allettanti stipendi si sono imbarcati su navi che transitano nelle acque del Corno d’Africa, tristemente note per il fenomeno della pirateria. Ed ecco che dopo la comunità filippina, con oltre 100 marittimi nelle mani dei pirati e ucraina, con una ventina, quella dei marittimi romeni con i suoi 16 marinai ostaggi dei pirati, e tra le più colpite dal fenomeno della pirateria.

***

Aggiornamento 10 agosto 2009. Fonte: Corriere della Sera

“Dunque finalmente il mercantile italiano Buccaneer, sequestrato l’11 aprile dai pirati somali è stato liberato assieme al suo equipaggio: 10 connazionali, cinque rumeni e un croato. A Roma il ministro degli esteri, Franco Frattini, ha sostenuto che non è stato pagato alcun riscatto.

I pirati, raggiunti a bordo, domenica sera, prima di rilasciare nave ed equipaggio, avevano invece raccontato che stavano contando 4 milioni di dollari. Secondo quanto riferito al Corriere da Andrew Mwangura, che da Mombasa, in Kenya, coordina il monitoraggio delle acque dell’Oceano Indiano attraverso l’organizzazione East African Seafarers’ Assistance Programme, «è stato pagato un riscatto che va da 4 a 5 milioni di dollari». Ecoterra un altro autorevole gruppo, impegnato a seguire le azioni dei pirati somali, scrive sul suo notiziario che già alcune settimane fa i bucanieri hanno ricevuto 500 mila dollari a patto che non divulgassero alcuna notizie sullo stato delle trattative.

Ecco probabilmente perché il telefono satellitare di bordo è stato spento e sono stati attivati nuovi numeri di cellulare con cui le autorità italiane hanno tenuto i contatti con i rapitori. Festa grande a bordo del Buccaneer – dove l’equipaggio ha finalmente mangiato un pasto decente portato a bordo dagli ufficiali italiani dalla nave militare San Giorgio che per tutto questo tempo è stata di vedetta poco lontano dal rimorchiatore sequestrato – ma festa grande a che a Las Qorey, il villaggio di pescatori dove vivono i pirati, tornati a terra con il loro riscatto.

Conferma un alto funzionario del governo del Puntland, la regione semiautonoma del nord della Somalia. «Senza il pagamento di una forte somma i pirati non sarebbero mai stati convinti a rilasciare nave ed equipaggio. Ha sbagliato il governo italiano a pagare. Così la pirateria non si sconfigge e ogni riscatto pagato inventiva altri pescatori a cambiare mestiere e trasformarsi in banditi del mare. Rende molto di più».

Franco Frattini a Bucarest: “I romeni morti nel terremoto di L’Aquila sono anche i nostri morti”

7 luglio 2009 2 commenti

Un messaggio di speranza e di ottimismo per l’amicizia italo-romena, nonostante alcuni malintesi recenti e nonostante la crisi finanziaria mondiale attuale


Rapporti economici, cooperazione nei campi dell’industria e della difesa e poi la collaborazione messa in campo “con soddisfazione” negli ultimi mesi in materia di immigrazione: sono questi i temi al centro della missione del Ministro Franco Frattini, che oggi 7 luglio, alla vigilia del G8, si trova a Bucarest, invitato dal suo omologo romeno, Cristian Diaconescu al „Forum Economico Italia-Romania: soluzioni per il superamento della crisi”, organizzato da Unimpresa Romania (l’associazione delle aziende romene a capitale parziale o totale italiano).

Al centro del colloquio con Diaconescu ci sono inoltre temi dell’attualità internazionale (la Presidenza italiana del G8, l’Afghanistan, la riforma delle Nazioni Unite) ed europea: il Trattato di Lisbona, l’allargamento a Croazia e Balcani occidentali, le relazioni Ue-Russia, il partenariato orientale. In un messaggio esclusivo rilasciato al giornale “Cotidianul”, Frattini ha dichiarato: “La mia visita di oggi a Bucarest ha lo scopo di consolidare i già stretti legami politici, economici e culturali che hanni unito lungo la storia la Romania e l’Italia”, ricordando che quest’anno ricorre il centenario della prima cattedra di lingua italiana istituita all’Università di Bucarest, e sottolineando il livello degli scambi commerciali (12 miliardi di euro), rispecchiato anche dai 345 voli diretti, tra 12 città della Romania e 22 città italiane. “Si tratta di numeri eccezionali, che abbiamo solo con la Romania.” Inoltre, ha aggiunto il ministro italiano, “oggi collaboriamo a Bruxelles, tanto nell’ambito dell’Unione Europea quanto all’interno della NATO, come partners uguali. Ricordo anche la stretta collaborazione tra i militari italiani e gli ufficiali e i soldati romeni in operazioni di peace keeping, come ad esempio in Bosnia e Kossovo”.

Infine, riferendosi ai romeni in Italia, Frattini ha dichiarato: “I lettori del giornale sanno probabilmente molte cose sull’Italia. Voglio solo assicurare tutti coloro che hanno amici e parenti nel mio Paese che l’Italia è e resta una terra ospitale e che il popolo italiano è tra i più generosi e riconoscenti popoli. Ecco perché non dimentichiamo le vittime romene del terremoto di l’Aquila o la badante di Viareggio [Ana Habic, morta insieme all’anziano che assisteva, Mario Pucci, n.n.], deceduta nel tragico evento della settimana scorsa. Essi sono anche i nostri morti. Non ho motivi per dubitare del fatto che gli amici romeni continueranno a trovarsi bene in Italia”.

Ora l’Italia è più cattiva

3 luglio 2009 Commenti disabilitati

di Adriano Sofri

(La Repubblica, venerdì 3 luglio 2009)

Variando Pietro Nenni (“Da oggi siamo tutti più liberi”) il governo ieri ci ha dichiarati tutti più sicuri. Da ieri, siamo tutti più insicuri, più ipocriti e più cattivi. Più insicuri e ipocriti, perché viviamo di rendita sulla fatica umile e spesso umiliata degli altri.
Infermieri e domestiche e badanti di vecchi e bambini, quello che abbiamo di più prezioso (e di prostitute, addette ad altre cure corporali), e lavoratori primatisti di morti bianche, e li chiamiamo delinquenti e li additiamo alla paura.
Ci sono centinaia di migliaia di persone che aspettano la regolarizzazione secondo il capriccio dei decreti flussi, e intanto sul loro lavoro si regge la nostra vita quotidiana, e basta consultare le loro pratiche di questura per saperne tutto, nome cognome luogo di impiego e residenza, nome e indirizzo di chi li impiega.
La legge, vi obietterà qualcuno, vuole colpire gli ingressi, non chi c’è già: non è vero. La legge vuole e può colpire nel mucchio. È una legge incostituzionale, non solo contro la Costituzione italiana, ma contro ogni concezione dei diritti umani, e punisce una condizione di nascita – l’essere straniero – invece che la commissione di un reato. Dichiara reato quella condizione anagrafica. Ci si può sentire più sicuri quando si condanna a spaventarsi e nascondersi una parte così ingente e innocente di nostri coabitanti? Quando persone di nascita straniera temano a presentarsi a un ospedale, a far registrare una nascita, a frequentare un servizio sociale, o anche a rivolgersi, le vittime della tratta, ad associazioni volontarie e istituzionali (forze di polizia comprese) impegnate a offrir loro un sostegno. Quando gli stranieri temano, come avviene già, mi racconta una benemerita visitatrice di carceri, Rita Bernardini, di andare al colloquio con un famigliare detenuto, per paura di essere denunciato? Lo strappo che gli obblighi della legge e i suoi compiaciuti effetti psicologici e propagandistici provoca nella trama della vita quotidiana non farà che accrescere la clandestinità, questa sì lucrosa e criminale, di tutti i rapporti sociali delle persone straniere. È anche una legge razzista?

Contestazione in aula da parte dei parlamentari dell'Idv
Contestazione in aula da parte dei parlamentari dell’Idv

Si gioca troppo con le parole, mentre i fatti corrono. Le razze non esistono, i razzisti sì. Questa legge prende a pretesto i matrimoni di convenienza per ostacolare fino alla persecuzione i matrimoni misti, ostacola maniacalmente l’unità delle famiglie, fissa per gli stranieri senza permesso di soggiorno una pena pecuniaria grottesca per la sua irrealtà – da 5 a 10 mila euro, e giù risate – e in capo al paradosso si affaccia, come sempre, il carcere. Carcere fino a tre anni per chi affitti una stanza a un irregolare: be’, dovremo vedere grandiose retate. Galera ripristinata – bazzecole, tre anni – a chi oltraggi un pubblico ufficiale: la più tipicamente fascista e arbitraria delle imputazioni. Quanto alle galere per chi non abbia commesso alcun reato, salvo metter piede sul suolo italiano, ora che si chiamano deliziosamente Centri di identificazione e di espulsione, ci si può restare sei mesi! Sei mesi, per aver messo piede.
Delle ronde, si è detto fin troppo: e dopo aver detto tanto, sono tornate tali e quali come nella primitiva ambizione, squadre aperte a ogni futuro, salvo il provvisorio pudore di negar loro non la gagliarda partecipazione di ammiratori del nazismo, ma la divisa e i distintivi.
Tutto questo è successo. Ogni dettaglio di questo furore repressivo è stato sconfessato e accantonato nei mesi scorsi, spesso per impulso di gruppi e personalità della stessa maggioranza, e gli articoli di legge sono stati ripetutamente battuti nello stesso attuale Parlamento introvabile. È bastato aspettare, rimettere insieme tutto, e nelle versioni più oltranziste, imporre il voto di fiducia – una sequela frenetica di voti di fiducia – e trionfare. Un tripudio di cravatte verdi, ministeriali e no, con l’aggiunta di qualche ex fascista berlusconizzato. (Perché non è vero che il berlusconismo si sia andato fascistizzando: è vero che il fascismo si è andato berlusconizzando). La morale politica è chiara. Il governo Berlusconi era già messo sotto dalla Lega (“doganato”: si può dire così? Doganato dalla Lega). Ora un presidente del Consiglio provato da notti bianche e cene domestiche è un mero ratificatore del programma leghista. Ma la Chiesa cattolica, si obietterà, ha ripetuto ancora ieri il suo ripudio scandalizzato del reato di clandestinità e la sua diffidenza per le ronde e in genere lo spirito brutale che anima una tal idea della sicurezza. Appunto. Berlusconi è politicamente ricattabile, ma non da tutti allo stesso modo. Dalla Lega sì, dalle commissioni pontificie no, perlomeno non da quelle che si ricordano che il cristiano è uno straniero.
Un ultimo dettaglio: le carceri. Mai nella storia del nostro Stato si era sfiorato il numero attuale di detenuti: 64 mila. Dormono per terra, da svegli stanno ammucchiati. La legge riempirà a dismisura i loro cubicoli. Gli esperti hanno levato invano la loro voce: “Le carceri scoppiano, c’è da temere il ritorno della violenza, un’estate di rivolte”. Può darsi. Ma non dovrebbe essere lo spauracchio delle rivolte, che non vengono, perché nemmeno di rivolte l’umanità schiacciata delle galere è oggi capace, a far allarmare e vergognare: bensì la domanda su quel loro giacere gli uni sugli altri, stranieri gli uni agli altri. La domanda se questi siano uomini.