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Archive for febbraio 2010

Florin Şerban, il regista-filosofo che trionfa su un Orso d’Argento

28 febbraio 2010 Commenti disabilitati

di Anita Bernacchia

Florin Şerban vince il primo Orso d’Argento per il lungometraggio nella storia del cinema romeno. Il regista 35enne ha trionfato alla 60a Berlinale con Eu când vreau să fluier, fluier! (Io quando voglio fischiare fischio!), prodotto da Strada Film, la casa di produzione di Cătălin Mitulescu, che tanti giovani registi ha sostenuto, come Ruxandra Zenide (Ryna) e Bogdan Mustaţă, Orso d’Oro per il cortometraggio a Berlino 2009. Sembra dunque confermata l’unità di intenti e indirizzo artistico della nouvelle vague romena, che vede i giovani registi impegnati in progetti comuni, creando così un vero e proprio “think tank ” del film, impostosi ormai da anni sulla scena filmica europea e mondiale.

La trama del lungometraggio si incentra sulle vicende di Silviu, galeotto diciottenne in attesa della scarcerazione. Sua madre, partita per l’Italia, torna inaspettatamente in Romania pochi giorni prima che lui esca dal riformatorio, per portare via con sé il fratello. Nel tentativo di risolvere la difficile situazione, Silviu prende in ostaggio Ana, la stagista sociologa del penitenziario, di cui si era innamorato.

Adriano Aiello, su Movieplayer.it, definisce il film di Șerban come un esempio di “cinema politico da cui dovremmo trarre insegnamento, che anche quando sembra rinchiuso in una dimensione esclusivamente biografica si dimostra capace di raccontare la Romania moderna e il suo coacervo di contraddizioni economiche e sociali”. Prima di arrivare alla scena fondamentale e potente, l’incontro con la madre, il regista “pedina nervosamente il suo attore (George Piștereanu) e i suoi ultimi tormentati giorni di carcere con tutta la grammatica tipica del cinema realista, incollandosi ossessivamente alla faccia del suo protagonista, vivendone gli stati d’animo, aggrappandosi a una messa in scena dalla fisicità dirompente e prendendosi tutto il tempo necessario”. Il finale, in cui Silviu ritorna in riformatorio, è beffardo, lontano da ogni forma di redenzione e riaffermazione sociale, e indica al protagonista che fuori “c’è solo un mondo impossibile da raggiungere, se non con la forza e la disperazione”.

Oltre all’Orso d’Argento-Gran Premio Speciale della Giuria, Eu când vreau să fluier, fluier! si è aggiudicato anche il premio dedicato ad Alfred Bauer, il fondatore della Berlinale, per il contributo artistico innovativo. Alla prima del film in Romania a fine marzo sarà presente il presidente Băsescu, congratulatosi con Şerban,  “nuova conferma sulla scena internazionale del valore della giovane generazione di registi romeni”.

A dirla tutta, Şerban figurava addirittura tra i favoriti per l’Orso d’Oro, poi assegnato a Bal del regista turco Kaplanoglu, mentre l’Orso d’Argento per la miglior regia è andato a The Ghost Writer (Roman Polanski). Alla vigilia della premiazione, il film di Şerban figurava in vetta alle preferenze di Paolo Mereghetti (Corriere della Sera), che lo definiva “ritratto dell’impotenza rabbiosa di un diciottenne di fronte alle «colpe» della madre”, e “filmato con rigore e tensione ammirevoli e costruito con un’economia di mezzi funzionale alla voglia di raccontare la mancanza di futuro dei giovani romeni”. Secondo il critico, “la scena finale, nella quale Silviu rientra sconfitto nel riformatorio, la dice lunga sui sogni di libertà che si respirano in Romania”.

Florin Şerban ha una formazione atipica per un regista. Laureato in filosofia all’Università di Cluj, borsista  in discipline umanistiche negli USA, torna in Romania per girare film, e confessa di non aver ancora rinunciato a laurearsi in regia presso l’UNATC, l’accademia che ha sfornato molti dei suoi colleghi registi.

In una recente intervista, Şerban raccomanda ai giovani il suo medesimo coraggio: “Chiudete gli occhi e inseguite il vostro sogno, e quando sembra svanire, afferratelo coi denti e non fatevelo scappare. La filosofia mi ha aiutato tantissimo. Mi ha aiutato ad essere impertinente (in senso puramente spirituale) e ad avere il coraggio di lottare “corpo a corpo” con qualsiasi tipo di idea.”

Il lungometraggio di Florin Şerban beneficia della co-sceneggiatura di Mitulescu ed è ispirato all’omonima commedia di Andreea Vălean del 1997, pluripremiata e rappresentata in numerosi teatri della Transilvania. In una felice catena artistica, dunque, il testo teatrale di una brillante commediografa diviene sceneggiatura filmica e torna sulla scena, stavolta europea, a riscuotere premi importanti.

“Veneti in Romania”, presentato a Roma

17 febbraio 2010 Commenti disabilitati

Giovedì 18 febbraio 2010, ore 18,00
Accademia di Romania a Roma, sala conferenze

Presentazione del volume Veneti in Romania, a cura di  Roberto Scagno (autori: Roberto Scagno, Paolo Tomasella, Corina Turcu), Longo Editore, Ravenna, 2008

Partecipano i docenti Gianpaolo Romanato (Univ. di Padova), Lauro Grassi (Univ. di Milano), Giuliano Caroli (Univ. La Sapienza, Roma) e Roberto Scagno (Univ. di Padova)

lavoratori italiani in Romania

Un capitolo importante e insufficientemente esplorato riguarda l’emigrazione dei Veneti nei paesi dell’Europa centrale e Orientale negli ultimi 30 anni dell’Ottocento. L’emigrazione veneta in Romania, “sorella latina ad Oriente”, ha avuto un ruolo importantissimo nella creazione delle infrastrutture stradali e ferroviarie, nell’edilizia romena. Dalle province venete sono arrivati in Romania manodopera qualificata, artisti, fermenti di cultura. Nel periodo tra le due guerre arrivano operai specializzati, ingegneri, architetti e l’emulazione finisce brutalmente nel 1948. Il volume racchiude anche contributi sul disgregamento della comunità italiana in Romania, il controesodo di alcuni italiani e l’assimilazione degli altri.

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Articolo correlato:  “I veneti in Romania: alla ricerca dei ‘nostri’ emigranti” (Corriere del Veneto, 14 maggio 2009)

Jana e Gheorghe Andreescu, mostra a Roma

16 febbraio 2010 Commenti disabilitati

17 – 27 Febbraio 2010
Accademia di Romania,
Sala Esposizioni

Vernissage: mercoledì 17 febbraio, ore 19.

NATURA ARCHITETTURA
Jana e Gheorghe Andreescu
Mostra di pittura

Ad un primo approccio la relazione tra natura e architettura può sembrare antinomica: il primo può designare un area della libertà suprema e dell’arcano imprevedibile, attraente seppur capace di provocare catastrofi, spesso fatali per l’essere umano. Al contrario, l’architettura rappresenta una creazione dell’intelligenza umana, presuppone strutturazione, ordine, geometria. La mostra è costruita introno al tentativo di scoprire una “segreta geometria” architetturale nella natura, idea che da secoli affascina artisti, letterati e pensatori.

Gli artisti Jana e Gheorghe Andreescu espongono una serie di opere ed un’istallazione inedita dedicata a questo tema. L’introduzione critica è curata dal critico d’arte Mariana Cocoş. La mostra è stata realizzata in collaborazione al Museo di Arti Visive di Galaţi, una delle più prestigiose istituzioni artistiche romene.

Rosia Montana: il silenzio è d’oro

14 febbraio 2010 4 commenti

Segnaliamo qui di seguito un recente articolo sul blog “Catrafuse” (del nostro amico italiano che vive a Timisoara) sul controverso progetto riguardante l’estrazione dell’oro nella zona di Rosia Montana, in Transilvania.

l'estrazione dell'oro minaccia un'intera zona

“Rosia Montana da qualche anno è minacciata dal progetto di un dubbio consorzio romeno-canadese la Gold Corporation che ha ottenuto la concessione di questa e altre miniere.

In grosse linee ecco il futuro dorato ipotizzato per Rosia Montana: si aprirebbe la più grande miniera a cielo aperto d’Europa da dove verrebbero estratte, in 15 anni, circa 300 tonnellate d’oro e 1600 tonnellate d’argento in quattro giacimenti ciascuno esteso su 100 ettari. Questa produzione comporterebbe l’estrazione di una quantità di oltre 220 milioni di tonnellate di minerale grezzo. La roccia sterile andrebbe a costituire due zone di deposito di circa 70 ettari ciascuna. I fanghi risultanti dal processo di estrazione dell’oro e dell’argento – processo realizzato utilizzando cianuro – verrebbero accumulati in un bacino di decantazione (una sorta di lago artificiale) con una capacità di 250 milioni di tonnellate e una superficie di 100 ettari (600 secondo altre fonti). Il tutto sarebbe contenuto da una diga alta 180 metri costruita con la roccia sterile. Il progetto coinvolgerebbe il 38% della superficie del comune di Rosia Montana. 1800 persone dovrebbero essere trasferite, ma potremmo dire deportate. Più di 700 abitazioni sarebbero demolite. Lo stesso accadrebbe a chiese, cimiteri e agli importanti scavi archeologici della zona. Va ricordato che l’affare dovrebbe funzionare per circa 15 anni, poi, una volta seccati i giacimenti, i canadesi se ne andrebbero a casa loro e il cianuro rimarrebbe a casa nostra. Un altro aspetto curioso della vicenda è che tutti i contratti di concessione sono coperti dal segreto di stato”.

Il testo integrale dell’articolo può essere letto qui. Le foto provengono dal sito Endangered Places: Rosia Montana.

Grande festa per gli 80 anni del pittore Constantin Udroiu

14 febbraio 2010 Commenti disabilitati

di Goffredo Palmerini

Da sinistra, C. Udroiu, D. Maffia, E. Colombo

ROMA, 5 febbraio – Piovigginava a Roma mercoledì pomeriggio, non tanto però da infastidire le fiaccole accese lungo il percorso d’accesso all’Accademia di Romania dal Viale delle Belle Arti a valle Giulia, sul quale prospettano la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e molte altre Accademie ed Istituti di cultura. Accese a giorno le luci ed aria di festa nei pressi del Salone delle Esposizioni. In fretta gli ospiti arrivano guadagnando l’ingresso. Si è quasi alle sei e mezza, l’ora fissata per il vernissage della mostra che celebra l’ottantesimo compleanno di Constantin Udroiu, nato il 3 febbraio 1930 a Bucarest ma da molti anni cittadino italiano nella capitale. Rimarrà aperta fino al 14 febbraio. Vi giungo, finalmente, con l’affanno del tempo tiranno, consumato dall’ansia d’un ritardo inopportuno, complice il traffico di Roma nei giorni di pioggia, i sensi unici che snervano e un parcheggio per l’auto, agognato come una pepita per il cercatore d’oro. E’ quasi l’ora della festa approntata dall’Accademia in onore del pittore ed intellettuale rumeno, italiano d’adozione dal 1971. La Romania non ha inteso lasciar passare inosservata questa tappa della vita dell’Artista, uno dei suoi grandi figli che in Italia ed in Europa hanno al meglio illustrato la cultura e l’arte del Paese d’origine. E non solo. Giacché Constantin Udroiu, per altro, è un testimone vivente dei principi di libertà e di democrazia durante gli anni del regime comunista, affermati e pagati a caro prezzo con una condanna a 22 anni di lavori forzati, sofferti con un decennio di dura carcerazione, fino al 1964. Ora la Romania libera, dopo il crollo del regime di Ceausescu seguito all’insurrezione popolare nel dicembre 1989, non manca mai un appuntamento dell’itinerario artistico per onorare il Maestro, manifestando ovunque riconoscenza verso l’intellettuale e stima verso l’Artista, con l’immancabile presenza delle rappresentanze diplomatiche rumene, in Italia e presso la Santa Sede, all’inaugurazione delle sue esposizioni. Ecco, per l’appunto, come è nata questa mostra per l’ottantesimo compleanno del maestro Udroiu. E non poteva che essere celebrata nella sede dell’Accademia di Romania, prestigiosa vetrina del fecondo mondo culturale del Paese, legato all’Italia da molteplici affinità per le comuni radici neolatine.

La Sala delle Esposizioni è già animata da numerosi ospiti. Brillano gli ori delle icone su un’intera parete, spiccano i colori intensi delle tele sugli altri lati. Luminosa e solare la sua pittura sapida, inconfondibile la cifra dell’Artista, densa e ricca la sua versatilità espressiva. Il Maestro è impegnato a conversare con il Senatore a vita Emilio Colombo, uno dei Padri della nostra Repubblica, deputato a soli 26 anni, il più giovane dell’Assemblea Costituente. Qualche minuto d’attesa per l’arrivo dell’Ambasciatore, Razvan Rusu, perché la cerimonia abbia inizio. In programma alcune testimonianze ed una presentazione critica dell’arte di Udroiu. E’ il direttore dell’Accademia di Romania, Mihai Barbulescu, a far gli onori di casa. Con parole che presto abbandonano i canoni della circostanza, egli esprime a Constantin Udroiu ammirazione per la sua arte, per l’onore che rende alla Romania, per l’opera assidua come “ambasciatore” insigne della cultura rumena nel mondo.

L’Ambasciatore di Romania in Italia, Razvan Rasu, nel suo intervento, rivolge all’Artista gli auguri per la felice ricorrenza e sopra tutto gli consegna la riconoscenza del Governo rumeno e dell’intero Paese, manifesta attraverso una pergamena, per aver illustrato la Romania attraverso le espressioni della sua arte, ma anche per il contributo ai valori di libertà reso con la sua testimonianza di vita. Intenso l’intervento del sen. Emilio Colombo, a nome proprio e della sua regione d’origine, la Basilicata, così tanto cara all’Artista da averle dedicato una significativa messe di lavori monumentali e di eventi espositivi.

Il turno per una testimonianza, come prevede il programma, è di chi scrive. Privati restano i sentimenti della mia amicizia, nata quasi tre decenni fa. Ma pubblico e doveroso è il tributo di gratitudine all’Artista, espresso per i tanti anni d’amministratore civico anche a nome della città che Udroiu molto ama, L’Aquila. Egli la scelse non a caso per tenervi la sua novantanovesima mostra personale, in ossequio al numero che distingue L’Aquila per il numero di Castelli che la fondarono, nel 1254. Nel 1984, al Forte Spagnolo, quella mostra fu un evento artistico di grande rilievo e da allora la città capoluogo d’Abruzzo è nel cuore di Constantin Udroiu. L’Artista volle rendere duraturo il suo sentimento verso la città con il dono alla Municipalità aquilana della Madonna dell’Amore, una grande icona che ha impreziosito la Sala della Giunta fin quando il terremoto del 6 aprile 2009 non ha devastato Palazzo Margherita d’Austria, come l’insieme dell’immenso patrimonio architettonico ed artistico cittadino e degli antichi Borghi che alla città fanno corona. Il dramma, per le vittime e le distruzioni del sisma, Udroiu l’ha sentito come suo, come ogni aquilano. Per la rete degli affetti, per l’amore verso una città preziosa d’arte e di storia, dove molte sue opere sono presenti in pinacoteche e collezioni private, dove ha tenuto altre due grandi esposizioni (nel 1989 a Paganica, nelle Scuderie del Palazzo Ducale, e nel 2001 all’Aquila, a Palazzo Antonelli-Dragonetti), dove ha realizzato due affreschi, al Centro Civico di Paganica e in una scuola elementare. Infine un legame con L’Aquila, il suo, reso ancor più forte per i suoi itinerari nell’arte sacra. La città lo ha sempre attratto per l’innata spiritualità, evocata dal messaggio universale di pace e perdono lasciato da papa Celestino V sette secoli fa con la Perdonanza, il primo giubileo della cristianità, istituita tre mesi prima di rinunciare al papato. Come pure per il segno impresso alla città dall’opera dei francescani dell’Osservanza sotto la guida di San Bernardino da Siena che all’Aquila volle venire a morire e dove le sue spoglie sono custodite nella basilica rinascimentale dedicata al suo nome.

Ancora una testimonianza di stima e d’affetto verso il Maestro giunge da mons. Pierdomenico Di Candia, Vicario generale dell’Arcidiocesi di Matera. Le relazioni artistiche intrattenute dal maestro Udroiu nelle chiese e nei conventi del materano sono numerose, ricorda il presule, come i lasciti di opere stupende che hanno arricchito quei luoghi di meditazione.

Il compito d’illustrare l’arte di Constantin Udroiu spetta al critico Dante Maffia, scrittore e poeta di notevole valore, docente di Letteratura italiana all’Università di Salerno. “Il percorso pittorico di Constantin Udroiu – afferma Dante Maffia – è estremamente complesso e si muove a un tempo su piani diversi, non trascurando di soffermarsi su quegli aspetti delle arti figurative che la gran parte dei pittori ha messo in disparte per ragioni che vanno dall’incompetenza fino all’ignoranza. I pittori oggi hanno fretta d’arrivare, curano soprattutto le pubbliche relazioni… Non è il caso di Constantin Udroiu che invece ha pensato esclusivamente al lavoro, alla qualità di un lavoro enorme che l’ha visto onnivoro in direzione della grafica (disegno, incisione, acquaforte, xilografia, litografia, acquatinta), della pittura (su tela, vetro e tavola) e dell’affresco. Egli viene dalla rigida scuola rumena degli studiosi di icone. I suoi studi l’hanno impegnato su testi di storia, di patristica, d’arte bizantina. Ed è per questo che ancor oggi è capace di produrre raffinate e perfette icone nella stretta osservanza di quelle antiche regole stabilite a Bisanzio. Il passo verso l’affresco è stato naturale ed oggi possiamo ammirare opere di Udroiu in chiese e conventi di tutta Europa: immense scene del vecchio e nuovo Testamento in un’interpretazione vibrante che ha il sapore umano dei tempi moderni. Il sacro di Udroiu è intinto fortemente di una terrestrità che è poi la nota alta delle sue realizzazioni. In altri termini sacro e profano in lui non sono nettamente divisi, ma trovano sempre una loro perfetta convivenza e si risolvono in un rapporto senza contrasti. Semmai – aggiunge Maffia – si integrano e si illuminano a vicenda. A compiere questa simbiosi è la natura essenzialmente religiosa di Constantin che non sa prescindere d’adornare di sacralità anche il nudo femminile, la natura morta o il paesaggio. Con il passare degli anni l’Artista ha sprigionato un cromatismo che si lega ad una luce compatta,  senza dispersioni. I colori hanno ritrovato la loro primigenia faccia, irrobustiti da una libertà festosa e voluttuosa. E’ memoria impressionistica sposata al fauve, con qualcosa di magico e fiabesco. Si può dire – conclude Maffia – che Costantin è un cavallo brado della pittura che sa però trovare la sua misura nel fuoco ardente della creazione e nella poesia rigorosa della sua anima…Quel che maggiormente sorregge la sua arte e la rende una preziosa miniera è l’umanità alta e profonda di questo figlio della latinità che ha saputo coniugare sempre una grande tenerezza con un’impeccabile tecnica”.

Iana Matei, l’angelo del marciapiede

4 febbraio 2010 Commenti disabilitati

di Roxana Lupu, Adevarul

Nominata “Europea del 2010” dal Reader’s Digest per aver salvato 420 donne dalla prostituzione forzata, Iana Matei gestisce un centro in cui le vittime del traffico di esseri umani possono trovare rifugio e ricostruirsi.

Quando Iana Matei ha creato il suo rifugio per le vittime del racket internazionale della prostituzione, 12 anni fa, nessuno in Romania aveva mai fatto niente del genere. Da allora, grazie a lei 420 donne sono uscite dall’inferno della prostituzione forzata grazie e hanno ritrovato una vita normale. […]

L’articolo integrale, su Presseurop.

RETROmania: mostra a Venezia

3 febbraio 2010 Commenti disabilitati

Mostra romena a Venezia: RETROmania. Eleganze romene 1850-1947 dalle collezioni di Adina Nanu

6 febbraio – 7 marzo 2010, Venezia, Museo di Palazzo Mocenigo

Gli oggetti dell’esposizione fanno parte della collezione di costumi e oggetti di proprietà della prof.ssa Adina Nanu: capi d’abbigliamento autentici e unici, nobiliari e popolari dell’Ottocento e della prima metà del Novecento, ma anche pezzi d’arredo e oggetti che ricreano l’atmosfera d’epoca. Oltre agli abiti provenienti dalla collezione della famiglia Nanu, la collezione “Retro” raccoglie oggetti di parenti e amici, tra i quali personalità della letteratura, come il poeta Vasile Alecsandri, o della pittura (Sabin Popp e Ligia Macovei).

La mostra è suddivisa per anni e periodi, per collocare ogni oggetto esposto nel proprio contesto culturale.

La maggioranza degli esposti appartiene al periodo 1850-1947. I più antichi sono i costumi e gli oggetti d’arte popolare provenienti da diverse zone della Romania.

L’inaugurazione della mostra si svolgerà sabato, 6 febbraio 2010, alle ore 12, presso il Museo di Palazzo Mocenigo e Centro Studi Storia del Tessuto e del Costume di Venezia, alla presenza di Adina Nanu – docente all’Università Nazionale d’Arte di Bucarest e all’Università Nazionale d’Arte Teatrale e Cinematografica di Bucarest, storico del costume di Romania, Unda Popp – docente al Dipartimento di Moda dell’Università Nazionale d’Arte di Bucarest, fashion designer e Luisa Spinatelli – docente presso l’Accademia di Belle Arti di Brera – Milano, nota scenografa e costumista del teatro.

“RETROmania” è organizzata dall’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia con il sostegno dell’ICR di Bucarest, in collaborazione con la Fondazione Musei Civici Venezia, con l’alto patrocinio del Ministero italiano per i Beni e le Attività Culturali, della Regione del Veneto, della Provincia di Venezia e del Comune di Venezia.