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Archive for dicembre 2009

Buone Feste! Sărbători fericite!

25 dicembre 2009 1 commento

FIRI

vi augura Buon Natale e Felice Anno Nuovo!

vă urează Sărbători fericite de Crăciun şi An Nou!

(Una delle colinde invernali – canti propiziatori in occasione delle Feste natalizie, spesso accompagnati da elementi rituali e performativi –  ancora molto diffuse soprattutto nelle zone rurali della Romania).

Ceausescu, l’ultimo atto

22 dicembre 2009 3 commenti

di Pierluigi Menniti (East Side Report)

Lo sguardo acquoso è perso sulle centomila teste che affollano la piazza. Il cappello di lana nero che gli scivola fin quasi sugli occhi ne accentua la vecchiezza che, d’improvviso, appare evidente a tutti. La voce è roca, incerta, impaurita. Non è più lui, il Conducator, quando a mezzogiorno e mezza prende la parola sulla balconata del palazzo del comitato centrale con l’immancabile moglie Elena al fianco, di colpo invecchiata pure lei. Sotto, nelle prime file, ci sono i figuranti di sempre, le truppe cammellate armate di striscioni, ritratti, slogan sempre uguali inneggianti al Genio dei Carpazi e al socialismo. Ma niente è più come prima. Ceausescu inizia a parlare, e già non sembra più lui.

Lo spartito è lo stesso, la solita litania dei successi del regime ma il tono sembra quello di un uomo appena atterrato da un mondo alieno, il suo e quello dei suoi signorsì, fino all’ultimo chiusi nel piccolo mondo antico assediato dalla folla rivoluzionaria e, soprattutto, dalle trame golpiste che nel frattempo hanno trovato registi e interpreti. La fine del Conducator arriva dopo il primo minuto e dopo il primo applauso e i primi cori, ritmati, scanditi dalle prime file come un disco di vinile coi solchi impolverati. Poi partono i fischi e i boati. Vengono dalle retrovie e al Conducator appaiono segnali da un pianeta lontano. Appare sorpreso. Non sa che dire. Neppure sua moglie trova la chiave giusta. La televisione rumena riprende tutto in diretta, da Budapest e Belgrado sono collegate le rispettive tv di Stato, la telecamera abbandona il balcone, indugia sui palazzi intorno. Su quella piazza si consuma il primo capitolo del tramonto del sultano. La coppia prova a zittire la folla: «Aoh, aoh, restate ai vostri posti». Rimarranno grida famose e disperate che non calmano i fischi, neppure quando Ceausescu riprende promettendo aumenti di salario in verità risibili ai lavoratori. L’incantesimo è finito ma a dare il colpo di grazia è il piano del putsch che in quel momento comincia a prendere corpo. Da punti imprecisati partono raffiche di mitra, la folla ondeggia e prova a disperdersi, poi riprende la piazza e cominciano i tumulti. Sul volto del Conducator compare una smorfia di panico, tutti lasciano il balcone e riparano all’interno, chissà se in quel momento capisce che il meccanismo del potere si è inceppato. Intanto s’inceppa la tv, che interrompe la diretta. È un altro segnale che qualcosa sta accadendo, si sparge già la voce che il sultano è finito, le manifestazioni si diffondono anche nelle altre città del paese.

A Bucarest, per strada non si capisce chi sta con chi. Chi spara e chi scappa, chi grida e chi sventola bandiere con il buco al centro. Spariscono gli striscioni inneggianti a Ceausescu così come i simpatizzanti che fino allora avevano applaudito e gridato le lodi di sempre: dove sono finiti? La gente scappa impazzita, poi torna sui suoi passi, l’atmosfera si fa violenta, arriva sempre più gente, strani informatori diffondono fra la folla notizie artefatte, spuntano i panzer e i camion dell’esercito e molti manifestanti ci salgono sopra, scorazzano per i boulevard gridando e sventolando tricolori: molti solidarizzano, qualcuno spara ancora. Tra le mura del palazzo si consumano gli ultimi tradimenti. Ceausescu prova a riprendere in mano la situazione, senza successo. Ordina misure straordinarie, divieti, mobilitazioni di reparti che ormai non gli rispondono più. Anche i fedelissimi si dileguano. Il potere sta passando altrove. Non al popolo, però, ma ai complottisti. Scende la notte e il sonno è leggero e angoscioso.

Spunta l’alba del 22 dicembre. Alle nove la moglie Elena riceve la comunicazione che gli operai in sciopero stanno marciando verso il centro e nessun posto di blocco riesce a impedirglielo. Ancora una volta la piazza di fronte al comitato centrale si riempie di gente, il Conducator mette il naso fuori e viene sommerso dai fischi. Capisce che non è aria e rientra. La situazione è drammatica, il responsabile della sicurezza si è suicidato, il suo successore suggerisce alla coppia presidenziale di fuggire in elicottero: anche lui ha già cambiato fronte. I Ceausescu prendono il volo su una città in tumulto ma il pilota li convince a un atterraggio di emergenza in campagna con la scusa che l’elicottero è stato intercettato dalla contraerea. È lì che vengono arrestati, ormai soli come due appestati. Nei giorni successivi il mondo segue gli eventi in diretta senza riuscire a capire cosa esattamente succeda e chi tenga il bandolo della matassa. La sede televisiva è occupata, una straordinaria confusione si muove negli studi davanti alle telecamere.

Compare il comitato di salvezza nazionale, un coacervo magmatico di comunisti emarginati, dissidenti veri e falsi, opportunisti, gattopardi dell’ultima ora che s’impalcano a capi della rivoluzione. Finché, annunciato da grida quasi scomposte, appare Ion Iliescu, il comunista estromesso dalla cerchia dei Ceausescu, il camaleonte che s’impossesserà della Romania post-comunista. Il piano è confuso, tranne su un punto: bisogna far fuori il vecchio leader e sua moglie, impedire che possano parlare coinvolgendo gli altri, i sodali che per anni ne hanno assecondato le politiche folli. E soprattutto, bisogna scaricargli addosso tutta la rabbia della gente e la responsabilità del disastro del paese: solo così sarà possibile rifarsi una verginità. Sarà un processo farsa, anche questo trasmesso in diretta tv, condotto da uomini che non avrebbero titolo e che sfruttano una situazione rivoluzionaria: la manipolazione della disperazione e della ferocia di una popolazione povera e poco istruita è carburante infiammabile, i due satrapi appaiono animali destinati al sacrificio, la pietà non trova posto e neppure la giustizia. Una sentenza già scritta è eseguita con due colpi di pistola alla nuca. I volti sfuocati e senza vita di quelli che furono i capi più osannati e temuti dell’est europeo vengono ripresi dalla telecamera. È il giorno di Natale, la rivoluzione è finita, andate in pace.

Pubblicato su Il Riformista

La rivoluzione contro Ceauşescu, in chiave shakespeariana

21 dicembre 2009 Commenti disabilitati

Gli ultimi giorni del dittatore messi in scena da un autore svizzero, con gli attori Constantin Cojocaru e Victoria Cociaş nei ruoli dei coniugi Ceauşescu

Al Teatro Odeon di Bucarest è stato presentato giovedì 10 dicembre, in anteprima, un progetto di teatro-documentario dal titolo Le ultime ore di Ceauşescu: una ricostruzione competente e responsabile del processo al dittatore romeno e degli eventi sanguinosi del dicembre 1989 che lo hanno accompagnato.

L’ideatore del progetto, lo svizzero Milo Rau, che firma anche la regia dello spettacolo insieme a Simone Eisenring, aveva solo 12 anni quando ha visto in tivù le immagini del processo ai coniugi Ceauşescu, immagini che gli si sono profondamente impresse nella mente. Già allora si era proposto di trattare, un giorno, questo soggetto, che considera “il più drammatico evento delle trasformazioni politiche di fine ‘89”.

Più tardi, ha iniziato le ricerche, intensificate negli ultimi due anni. Proprio ai fini della realizzazione del suo progetto, Milo Rau ha fondato nel 2007 l’Istituto Internazionale per il Crimine Politico (IIPM), rendendosi conto che solo attraverso la costruzione di una vera rete di storici e testimoni del momento può rendere e trasmettere al pubblico un’immagine abbastanza esaustiva su questo “capitolo fondamentale della storia della Romania, anzi, della storia europea”.

Molto importante, per Milo Rau, è stata anche la scelta degli attori, visto che una delle condizioni è stata quella di aver trascorso una buona parte della vita nel comunismo.

Lo spettacolo è in tournée in Germania questi giorni (dal 18 al 22 dicembre, quando lo spettacolo torna a Bucarest) e a gennaio-febbario 2010 in  Svizzera (Berna, Zurigo e Lucerna). Il trailer dello spettacolo può essere visto qui.

Fonte: Deutsche Welle. Voci correlate: Luca Peretti, Quelle ultime ore di Ceausescu in video e sul palco (Il Manifesto).

Voci correlate: Ed Vulliamy (The Guardian),Una rivoluzione preparata a tavolino (versione italiana su Internazionale)

Confluenze letterarie italo-romene: un nuovo libro di Geo Vasile

21 dicembre 2009 1 commento

Geo Vasile, Confluenze letterarie italo-romene, Edizioni Del Poggio (Collana “Gli Europei”), Foggia, 2009.

L’italianista Geo Vasile è noto soprattutto per aver tradotto in romeno parecchi autori italiani di quasi tutte le generazioni e grandi regioni della Penisola: da Umberto Eco a Marino Piazzolla e Paolo Ruffilli, dai siciliani Giuseppe Bonaviri e Gianni Riotta al friulano Marco Salvador, dall’emiliano Giovannino Guareschi al piemontese Italo Calvino, dal veneziano Tiziano Scarpa alla coppia romana Monaldi e Sorti. Ma una cosa lo distingue da altri italianisti romeni: il fatto di aver firmato in prima assoluta la versione italiana di alcuni poeti romeni di primo ordine come Mihai Eminescu, George Bacovia, Ion Vinea e Gellu Naum (edizioni bilingue pubblicate siao in Italia che in Romania).

Per il suo impegno sul versante della promozione dei rapporti culturali tra la Romania e l’Italia, nel novembre 2008 fa ha ricevuto il primo premio FIRI e il giugno di quest’anno la Medaglia della città di Venezia, conferitagli dall’Assessore alla Cultura,  On. Luana Zanella (v. foto).

Il volumo appena pubblicato comprende studi di letteratura comparata (ad esempio, Eminescu – Mircea Eliade) ma anche saggi dedicati a scrittori romeni e italiani precorritori del postmodernismo; per esempio, a poeti romeni che hanno rivoluzionato il linguaggio poetico romeno: George Bacovia e Gellu Naum. Un capitolo del libro è dedicato a Cesare Pavese in occasione del suo centenario del 2008 (l’argomento della tesi di laurea di Geo Vasile negli anni sessanta), e un altro quello all’opera di Pier Paolo Pasolini. Da segnalare anche i saggi su Dante (preso in esame dal fisico e scrittore Horia Roman Patapievici in Gli occhi di Beatrice. Com’era davvero il mondo di Dante), o su alcuni famosi sonettisti del Rinascimento italiano: Petrarca, Cecco Angiolieri, Veronica Franco, Pietro Aretino.

Ma nel volume curato dia Geo Vasile troviamo anche Eugenio Montale – tradotto in romeno sia da Marian Papahagi che da Ilie Constantin – e Mario Luzi, con testi poetici tradotti da Stefania Mincu. Infine, non poteva mancare l’italianista romeno per antonomasia, Alexandru Balaci (1916-2002), autore tra l’altro di ottimi dizionari e di eccellenti monografie dedicate ai classici della letteratura italiana.

Il libro di Geo Vasile contiene una ricca informazione e una bibliografia aggiornatissima, con originali punti di vista dovuti alle feconde interferenze spirituali e alle versioni nelle due lingue non prive di certi meriti espressivi. Esso si rivolge tanto al pubblico interessato ai rapporti culturali italo-romeni quanto agli studenti e agli specialisti dell’universo neolatino, soprattutto agli studiosi delle due culture.

La storia di Lutvija e del chiodo arroventato

21 dicembre 2009 Commenti disabilitati

Una storia tragicomica che racconta un intero popolo in fuga dalla maledizione evangelica del chiodo che fu usato per la Croce, secondo la leggenda forgiato da un fabbro zingaro.

Feri Lainšček, La storia di Lutvija e del chiodo arroventato, Barbès Editore, Firenze,  2009 (euro 12,00). Traduzione di Sabina Trzan.

Recensione di Eva Brugnettini (pubblicata sulla rivista Lo Scirocco, dicembre 2009, p. 29):

Ne La storia di Lutvija e del chiodo arroventato, Lutvija Belmoldo Aus Shangkai Gav ci racconta le peripezie di quattro generazioni di zingari. A partire dal nonno Jorga Mirga, il “generalissimo tzigano”, che spostatosi dalla Romania verso la Jugoslavia ai tempi di Tito, aveva abbracciato il comunismo, ma poi finì in galera. Passando per il padre Ujaš Mirga, diventato ricco grazie al contrabbando di jeans e calze di nylon sfruttando il confine permeabile tra Italia e Jugoslavia. Fino a Lutvija stesso, che fin da piccolo voleva porre fine alle lunghe peregrinazioni della sua famiglia, e fondò la città di Shangkai Gav, senza fare i conti con l’antica maledizione zingara. Una parentesi è dedicata al figlio, Dono Belmoldo Mirga, “il primo rom del paese che si è dato alla droga”. Ma il destino degli zingari è segnato da un mito, che ha inizio duemila anni fa a Gerusalemme.

È un racconto divertente, dissacrante, tragico anche, che mentre dipinge le vite di una famiglia, apre la strada alla grande storia: alle deportazioni di rom durante il nazismo, all’era di Tito in Jugoslavia fino alle guerre degli anni ’90. Si riconosce un gusto per una sorta di realismo magico alla Hrabal, ma più semplice e più volgare. Vediamo i Mirga compiere ogni tipo di crimine, dal traffico d’armi al tentato stupro o omicidio, ma sempre con una grazia divertita e una leggerezza da fiaba.

Feri Lainšček (1959) è uno dei più famosi scrittori sloveni contemporanei. Ha vinto numerosi premi per i suoi romanzi, diversi dei quali sono stati adattati per il cinema, con grande successo. In Italia è stato pubblicato anche il suo romanzo La ragazza della Mura (Editrice Beit, Trieste, 2009).

17 Dicembre, Timişoara – 20 anni dopo

17 dicembre 2009 1 commento

Timişoara celebra i 20 anni dalla Rivoluzione anticomunista di dicembre 1989

20 dicembre 1989, Timisoara città libera

Il 17 dicembre 1989, per le vie di Timişoara, dove scoppiò la Rivoluzione romena che portò al crollo del regime comunista, si sentivano le prime sparatorie e cadevano le prime vittime. 72 persone, in gran parte giovani, sono morte qui, quando l’esercito, dietro ordine del dittatore Nicolae Ceauşescu ha aperto il fuoco contro la folla di dimostranti. I cadaveri di oltre 40 vittime sono stati portati nella capitale e cremati, nel tentativo di cancellare ogni traccia della rivolta. Alla memoria dei martiri di Timişoara, come ogni anno, anche in questi giorni si svolgono conferenze e servizi religiosi speciali, il 17 dicembre essendo anche giornata di lutto.

Centinaia di persone si sono radunate ieri in Piazza Maria, il posto dove nel 1989 si sentiva per la prima volta il grido “Abbasso il comunismo”, per ricostruire lo scatto della Rivoluzione, di fronte alla casa del pastore riformato László Tőkés, laddove la protesta dei fedeli scontenti della decisione delle autorità comuniste di espellerlo dalla città, si era trasformata in rivoluzione contro il regime comunista. Tra i partecipanti, numerosi rivoluzionari che hanno raccontato la tragedia che è seguita: “Ad un certo momento ci hanno spinti verso il ponte e quindi si è sparato. Non direttamente in noi, ma in terra e alcune pallottole sono rimbalzate, così ci fu il primo ferito ad una gamba. Abbiamo gridato verso gli altri: “Si spara! Tutti per terra! Stendetevi per terra!” E da quel momento si è sparato in pieno”, ha raccontato uno dei partecipanti alla rivoluzione. “Ho visto sia nel cimitero che per strada persone fucilate; alcuni sono stati portati in ospedale ma sono scomparsi, mentre altri sono stati portati direttamente al cimitero”, ha ricordato un altro testimone.

Dopo Timişoara, che il 20 dicembre era città libera, la Rivoluzione anticomunista si diffuse subito in tutte le città del Paese raggiungendo l’apice il 22 dicembre a Bucarest, quando il dittatore Nicolae Ceauşescu e la moglie Elena, sotto la pressione della folla di manifestanti davanti alla sede del partito comunista, fuggirono a bordo di un elicottero che atterrò a circa 50 km da Bucarest. Successivamente furono arrestati, processati e fucilati tre giorni dopo. Il bilancio delle vittime della Rivoluzione è di 1.104 morti e 3.552 feriti. I 20 anni dalla Rivoluzione romena sono stati ricordati anche al Parlamento Europeo. “E’ rimarchevole la storia della Romania di 20 anni fa, ed è così triste. Ma è una storia a lieto fine”, ha detto il presidente del Parlamento europeo, Jerzy Buzek.

Ospite d’onore all’evento, il vescovo László Tőkés, oggi eurodeputato PPE, ha ricordato che la vittoria dei romeni è stata raggiunta grazie alla fede. “La redenzione – ha concluso – risiede nella fede”.

(Fonte: Radio Romania Internazionale).

Voci correlate: Timişoara, prima città libera di Romania (Euronews).

130 anni di rapporti diplomatici Italia-Romania

15 dicembre 2009 Commenti disabilitati

130 anni di rapporti diplomatici Italia-Romania: parla l’Ambasciatore d’Italia a Bucarest, Mario Cospito

Bucarest, venerdì 11 dicembre (Romanian Global News)

Discorso dell’Ambasciatore Mario Cospito, durante la celebrazione dei 130 anni di relazioni diplomatiche tra la Romania e l’Italia, il 10 dicembre:

“Signor Segretario di Stato, eccellenze colleghi del corpo diplomatico, signore e signori,

Vorrei iniziare il mio discorso riferendovi un episodio ricorrente nel corso delle mie visite ufficiali in città della Romania. Nelle città del vostro Paese trovo spesso la statua della “lupa capitolina”, simbolo della romanità e delle radici latine di questo Paese. Davanti a queste statue molti sindaci mi ricordano il motto romeno “noi suntem urmaşii Romei” (“noi siamo i seguaci di Roma”). Il richiamo orgoglioso alle comuni origini latine ed il legame che unisce la Romania all’antica Roma e’ un elemento che da secoli unisce i nostri popoli e che conferisce ancora maggior rilievo alla celebrazione dei 130 anni di relazioni diplomatiche tra i nostri Paesi.

Questo anniversario costituisce un evento particolarmente significativo che cade nello stesso anno in cui si celebra il ventennale della nascita della democrazia romena post-decembrista. Vent’anni che hanno visto consolidarsi una vicinanza storicamente fondata sulle comuni radici culturali e soltanto temporaneamente interrotta dal regime comunista. Non a caso,l’Italia è stato uno dei più assertivi sostenitori dell’adesione della Romania alla NATO ed all’Unione Europea ed ancora oggi sono comuni le battaglie condotte insieme a Bruxelles sia nell’ambito dell’Alleanza atlantica che a favore del processo d’integrazione europea. Un partenariato dalla forte valenza geopolitica che vede l’Italia proiettata verso il Mediterraneo e la Romania rivestire un ruolo cruciale nel sud-est Europa e nella zona del Mar Nero con il comune interesse ad una rapida stabilizzazione ed integrazione in Europa dei Balcani occidentali. La condivisione di valori comuni e l’intensa cooperazione bilaterale in campo politico, economico, sociale e culturale richiedono sempre maggiore interazione tra i nostri Governi ed una costante e proficua attivazione dei canali diplomatici.

Tra i tanti settori di collaborazione, quello economico riveste particolare importanza: non cito i dati già menzionati dal Segretario di Stato Bogdan Mazuru che danno la cifra dell’intensità dei nostri rapporti commerciali. Nonostante la crisi economica in atto, tali rapporti resta solido e con prospettive di rafforzamento. La presenza attuale della grande impresa italiana ha seguito quella di migliaia di imprenditori che, partendo dal miracolo di Timişoara, hanno eletto la Romania a seconda patria. Una scelta dovuta non soltanto alle favorevoli condizioni di crescita ma anche alla vicinanza culturale e linguistica tra i nostri Paesi. Una situazione straordinaria che occorre utilizzare per sostenere il reciproco sviluppo e per far fronte comune alle sfide economiche e sociali del nostro tempo. In tale contesto segnalo come oltre un milione di romeni abbiano scelto l’Italia come destinazione dove lavorare e studiare; le imprese e le famiglie italiane a loro volta apprezzano la professionalità e l’affidabilità dei lavoratori romeni. Un esempio tangibile di questa straordinaria presenza e’ dato dalla città di Torino dove oggi vivono oltre 100.000 romeni: il 12% della popolazione urbana. Un segno importante di quanto le comunità romene in Italia costituiscano una parte significativa della società civile italiana.

Infine, ma non meno importante, per rimarcare e per rafforzare il legame culturale tra i due Paesi, in nome della latinità sono stati avviati progetti di collaborazione a livello accademico affiancati da un grande numero di strutture scolastiche bilingui.

Anche le celebrazioni dell’anniversario dei 130 anni dell’apertura delle relazioni diplomatiche costituiscono un’occasione di rilancio della cooperazione bilaterale: la “crisi sociale” seguita ad alcuni noti fatti di cronaca ha monopolizzato il rapporto bilaterale fino al febbraio scorso, ma ha ben presto lasciato spazio ad un intenso scambio di visite di Governo che hanno sgombrato il campo da equivoci ed incomprensioni ed hanno aperto la strada per una cooperazione politica ed amministrativa sempre più stretta (negli ultimi nove mesi sono venuti a Bucarest i Ministri italiani degli Esteri, della Difesa, dell’Interno e delle Politiche comunitarie). Una cooperazione richiesta non soltanto dai nostri Paesi ma dalla stessa Europa: sono infatti numerosi i campi in cui i nostri interessi convergono e quelli in cui lo scambio di esperienze favorisce un quadro di reciproco sviluppo. Vi sono dunque tutte le premesse affinché l’Accordo di partenariato rafforzato bilaterale del 2006 e le conclusioni del primo Vertice intergovernativo del 2008 vengano rilanciate in attesa del prossimo Vertice intergovernativo, che dovrebbe tenersi a Bucarest nei primi mesi del prossimo anno. Un’ulteriore occasione per sottolineare la straordinaria ricchezza dei nostri rapporti e per aprire una nuova fase della cooperazione bilaterale rendendo sempre più concreto nei nostri Paesi il modello europeo di crescita sostenibile, di progresso sociale e di democrazia della partecipazione e dei diritti”.