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Bucarest: la Chiesa Ortodossa ordina il primo sacerdote zingaro

27 febbraio 2009 2 commenti

Ordinato il primo sacerdote ortodosso di etnia rom

di Simona Ramona Vălan

La Chiesa Ortodossa Rumena ha riconosciuto ufficialmente, per la prima volta, come suo prete una persona di etnia rom. Il giovane sacerdote, Daniel Gangă, deriva il suo cognome dal fiume sacro Gange, indicando così la propria ascendenza indiana.

L’ordinazione si è tenuta il 20 febbraio, 153 anni dall’ultimo documento che aveva bandito la schiavitù degli zingari nel Paese dei Carpazi. Il vescovo vicario dell’Arcivescovato di Bucarest, Varsanufie Prahoveanul, ha officiato il rito. Nonostante in Romania ci siano molti altri preti ortodossi di etnia rom, Daniel Gangă è il primo ad essere ufficialmente dichiarato tale. Questo, perché fino a questo momento, la Chiesa Ortodossa Rumena ignorava l’origine etnica dei loro preti.

La cerimonia religiosa si è svolta parzialmente in romani, lingua dei rom, comprendendo una preghiera dedicata ai martiri rom. Il prete che ha presieduto la funzione ha ricordato brevemente ai fedeli presenti che nel passato del Paese gli zingari erano tenuti come schiavi persino nei monasteri ortodossi – tema delicato finora evitato sia dagli ufficiali ortodossi che dai leader stessi delle organizzazioni rom. “Finora, la Chiesa Ortodossa Rumena ha portato avanti una politica di assimilazione dei rom e questo è il primo passo verso il nostro riconoscimento come etnia all’ interno della Chiesa Ortodossa Rumena”, sostiene Vasile Ionescu, il presidente della Associazione rom ‘Aven Amenza’.

Il giovane prete ha adesso un difficile compito missionario nel quartiere di Ferentari, uno dei quartieri più degradati di Bucarest. Il suo ruolo sarà non solo religioso e sociale, ma anche catechetico. Daniel Gangă, già redattore di Radio Trinitas, sarà  infatti il responsabile del nuovo Ufficio del catechismo, un’iniziativa della Chiesa Ortodossa Rumena, che vuole avvicinare la religione ortodossa ai rom.

(fonte: www.cotidianul.ro)

Bottoni spaiati e xenofobia da pochi soldi

23 febbraio 2009 3 commenti

Bottoni spaiati e xenofobia da pochi soldi

Lettera aperta a Giordano Bruno Guerri
e al Direttore de “Il Giornale”, Mario Giordano

di Horia Corneliu Cicortas, presidente FIRI

Roma, 22 febbraio 2009

Sull’edizione cartacea de “Il Giornale” del martedì scorso, 17 febbraio, troviamo in prima pagina l’articolo – ripreso anche nella versione on-line della testata – firmato di Giordano Bruno Guerri e intitolato La violenza dei nuovi invasori. Il riferimento del titolo, probabilmente scelto dalla redazione de “Il Giornale” [1], non può trarre in inganno, dato il contesto infiammato di questi giorni, in cui il problema della sicurezza nelle città italiane è emerso nuovamente in forma drammatica e drammatizzata, come conseguenza di alcuni stupri commessi perlopiù da stranieri e, in particolare, da cittadini romeni. Il titolo è già di per sé offensivo nei confronti degli immigrati, e se è stato scelto, come sembra, dalla Redazione, allora non si tratta di un semplice deragliamento personale, ma di una precisa intenzione di infierire.
L’Autore parte da lontano, da un pretesto apparentemente innocuo e irrilevante, ovvero della partita amichevole di calcio tra il Belgio e la Slovenia, all’inizio della quale, per errore, la banda belga ha suonato l’inno della Slovacchia anziché quello della Slovenia. Prendendo spunto da quest’episodio, Giordano Bruno Guerri allarga le sue riflessioni sulla incompiutezza e sull’artificialità dell’unità europea, che egli associa ad una “scatola di bottoni spaiati” per arrivare ad affermare, verso la fine del suo scritto, che “la rapidità con la quale si vuole realizzare l’unione – non solo economica, anche politica – è uno stupro alle tradizioni, ai sentimenti, alla nazionalità dei popoli che compongono l’UE”. Infatti, aggiunge il Nostro, “i popoli non possono venire uniti a colpi di trattati e di costituzioni imposte dall’alto”. In altre parole, l’attuale processo di unificazione europea, e nella fattispecie la recente integrazione dei Paesi dell’Europa centrale ed orientale, è una violenza sia perché è imposta dall’alto, per motivi politico-economici (ma per gli interessi politici ed economici di chi, se non di quelli degli Stati che hanno promosso da una parte e dall’altra l’unificazione europea?), sia perché avviene in maniera troppo veloce. Anche se, dobbiamo ricordarlo all’Autore, secondo molti europeisti il processo è, al contrario, troppo lento.
Dunque, la velocità e l’imposizione dall’alto.
Conclusione: “non si può neanche pretendere che una banda musicale distingua i ventisette inni dell’Unione, figurarsi una presunta fratellanza decisa a tavolino e smentita ogni giorno”.
Non ci è dato sapere se, per l’autore dell’articolo, una banda musicale dovrebbe sapere o meno distinguere i ventisette inni dell’Unione. Per noi, sì. Naturalmente, un errore di una banda non è una tragedia, come non lo è stato nemmeno per i giocatori sloveni, che hanno elegantemente fatto finta di niente. La tragedia è, dice l’Autore, quella rappresentata dalla violenza coatta cui sarebbero sottoposti i popoli europei, “stuprati” da questa cattiva e frettolosa Unione, realizzata a tavolino senza un reale rispecchiamento sul “terreno”. Non è questa la sede opportuna per discutere sul grado di rispecchiabilità nel territorio europeo, tra i suoi popoli e le sue regioni, dell’unità rincorsa nei salotti politici di Bruxelles. Indubbiamente, l’Autore non ha tutti i torti nell’osservare che il processo di unificazione europea è piuttosto un traguardo, un sogno di un matrimonio in grande – per alcuni certamente utopico – che non la spontanea formalizzazione di un’unione di fatto. Tant’è vero che al momento attuale non solo non esiste una squadra di calcio europea, come provocatoriamente ci suggerisce Guerri per “dimostrare” l’impossibilità di una vera unione europea, ma non c’è neppure una politica estera europea o di difesa comune.
Da questa consapevolezza, però, fino allo “stupro” delle tradizioni e dei sentimenti nazionali, c’è una distanza abissale, anche di stile. Anche perché la fratellanza europea non è una chimera campata in aria, ma è culturalmente giustificata – nel senso più radicale e tellurico dell’espressione – ed è peraltro desiderata dalla maggioranza dei cittadini europei, nonostante le sensibilità nazionali e gli interessi locali, i quali possono variare da un Paese all’altro e da una regione all’altra. I fatti occasionali di cronaca nera “inter-etnica” non potranno minare mai questo desiderio. Semmai, esso potrebbe essere minato da una politica miope in materia di immigrazione, che trascura le cause dei fenomeni per concentrarsi demagogicamente sugli effetti e sui sintomi, mescolando strumentalmente i temi dell’immigrazione con quelli della sicurezza, facilitando e stimolando il linciaggio mediatico di intere popolazioni e categorie sociali.
Sull’incompiutezza e sui limiti del processo di unificazione europea si può dunque legittimamente discutere. Non si può discutere, invece, su un’espressione carica di odio xenofobo come “la violenza dei nuovi invasori”, lanciata dalle pagine del “Giornale” come un assioma inconfutabile, come un punto di partenza obbligato per ogni ulteriore (pseudo) riflessione palesemente tracciata in partenza. Infatti, l’Autore giunge ad un’affermazione allucinante, assimilando gli immigrati – e in particolare i romeni – agli invasori, attribuendone di conseguenza il “primo bottino di guerra” rappresentato, per l’appunto, dagli stupri. Sentiamo le sapienti considerazioni di G. Bruno Guerri: “Il fatto è che – sempre e ovunque – lo stupro viene percepito come la presa di possesso dell’invasore: io invado il tuo territorio, e ti dimostro di averne preso possesso nel modo più spietato, violentando le tue donne, che sono il primo bottino di guerra di tutti gli invasori”. A “dimostrare” questa tesi, applicata ai casi degli stupratori recenti con passaporti esteri, secondo l’Autore sarebbe il fatto che “lo sdegno che hanno suscitato gli ultimi episodi avvenuti in Italia è superiore a quello dovuto a rapine e omicidi”. Condividiamo il fatto che lo sdegno suscitato nella popolazione dagli ultimi episodi in questione è superiore a quello causato dalle rapine o dagli omicidi. Concordiamo col fatto che questo sdegno è dovuto anche alla grande carica simbolica della violenza sessuale che, come osserva G. Bruno Guerri, è spesso erroneamente associata alla violenza degli invasori anziché essere presa per quella che è: violenza dell’uomo sulla donna.
Non sappiamo però, stando a questa teoria dell’Autore, a cosa siano associati tutti gli altri stupri, che costituiscono peraltro la stragrande maggioranza dei casi di violenza sessuale in Italia, ovvero quelli “domestici”, compresi quelli perpetrati a danno delle donne non-italiane (indipendentemente se i loro violentatori siano o no italiani). Forse, nel primo caso, si tratta di semplici incidenti di percorso, peccati veniali frutto di comprensibili frustrazioni da parte degli ex-partners delle donne aggredite, magari persone rispettabilissime della buona società? E invece, nel secondo caso, di quale presa di territorio si tratta, soprattutto quando si tratta di aggressori autoctoni e di vittime non italiane? Forse della presa di un territorio virtuale, come quello di Second Life?! Ad ogni modo, è curioso notare come certa politica e certa stampa stimoli lo sdegno dell’opinione pubblica italiana solo quando si tratta di una determinata nazionalità dell’aggressore (preferibilmente, non italiana) e di una determinata nazionalità della vittima (preferibilmente, italiana).
Lasciamo al signor Giordano Bruno Guerri il piacere di escogitare e di illustrarci altri affascinanti modelli teorici applicabili ai casi da noi sollevati. Qui ci preme, invece, sottolineare il danno d’immagine gravissimo, perché frutto di asserzioni arbitrarie e calunniose a carico dei circa un milione di cittadini romeni d’Italia – uomini e donne – considerati “invasori” in questa fantasiosa teoria dell’Autore; ma anche, per estensione, a carico degli altri milioni di residenti di origine straniera, valutati dalla Confindustria o dal sistema previdenziale italiano quali “lavoratori immigrati”, mentre per l’Autore e per la direzione de “Il Giornale” sono degli invasori, da trattare dunque come tali. La conseguenza logica di tale pensiero – già espresso dai microfoni di comizi politici, leghisti e non – sarebbe infatti il licenziamento e l’espulsione di massa di tutti gli immigrati presenti in Italia, per assicurare così al Paese italico quella sicurezza, quella pace e quell’armonia sociale che regnavano prima dell’arrivo degli “invasori”. D’altra parte, se per invasori vanno intesi solo gli stranieri delinquenti, tale ragionamento dovrebbe condurre, semmai, ad associare costoro ai loro “colleghi” di razza italica d.o.c.; questo, se vogliamo evitare di riproporre oggi quanto già commesso nel passato a danno dell’immagine dei cittadini italiani all’estero (“italiani = mafiosi” e così via).
Pertanto, considerata la gravità di quanto contenuto nell’articolo considerato, chiedo allo stesso Autore e al Direttore del quotidiano “Il Giornale” di ritirare pubblicamente le affermazioni incriminate, riservandoci la facoltà di segnalare nelle sedi competenti il fatto commesso, anche per verificare l’eventuale presenza del reato di istigazione all’odio razziale.

[1] Cfr. il titolo scelto dall’Autore, “Europa calcistica e bottoni spaiati”, per l’articolo pubblicato sul proprio blog nello stesso giorno, http://www.giordanobrunoguerri.it/gbgblog/default.htm.

Comunicato stampa FIRI

16 febbraio 2009 3 commenti

COMUNICATO STAMPA

In merito alla notizia dell’11 febbraio, apparentemente diramata dall’ANSA, e contenente dichiarazioni della Sig.ra Ramona Bădescu in relazione a FARI, si espone quanto segue.
Lo sciopero della fame cui fa riferimento la Sig.ra Ramona Bădescu è stato preannunciato dall’avv. Fabio Galiani, ideatore, promotore e coordinatore di FARI, Federazione delle Associazioni per i Romeni in Italia, associazione non riconosciuta costituita il 25 giugno 2008, per protestare contro la segreta iniziativa di creare un’omonima Associazione con l’identico nome FARI. Tale iniziativa comporta che presentandosi la Sig.ra Ramona Bădescu come Portavoce di FARI, l’opinione pubblica ritiene che la Sig.ra Bădescu sia Portavoce di quella FARI già costituita con la partecipazione di circa 40 associazioni.
L’affermazione “io sono stata nominata da parte delle associazioni romene” non può essere compresa, dato che le associazioni romene, ovvero con sede in Romania e di diritto romeno, non potrebbero legittimamente nominare il portavoce di un’associazione, come quella cui fa riferimento la Bădescu, che ha sede in Italia e regolata dalla legge italiana, dunque italiana.
Se invece per “associazioni romene” si intendono quelle associazioni italiane che si occupano della tutela dei diritti dei romeni e dello sviluppo dei rapporti italo-romeni, allora chiediamo alla Sig.ra Bădescu di precisare quale assemblea l’ha votata e quali associazioni hanno partecipato ad una simile assemblea, visto che nelle varie assemblee della precostituita FARI regolarmente svoltesi finora – tra le quali quella del 28 settembre 2008 e quella del 5 novembre 2008 – non sono state elette né lei né le altre persone che attualmente rivendicano le cariche federali per conto di FARI.
Anche l’affermazione riportata nel comunicato stampa, ovvero che “FARI assicura la totale fiducia nei confronti di Bădescu”, va intesa eventualmente solo come la fiducia da parte di un gruppo di persone e/o associazioni non aderenti alla precostituita FARI che, col concorso dell’ex coordinatore FARI, Dragos Eugen Dumitru, radiato dalla sua carica il 6 febbraio scorso, tenta di godere del prestigio del brand della precostituita FARI.
Infine, senza entrare nel merito dell’attività svolta finora dalla Sig.ra Bădescu a favore dei cittadini romeni, anche nella sua qualità di consigliere personale del Sindaco di Roma Gianni Alemanno, non consideriamo affatto la Bădescu un “rappresentante emblematico” né della “comunità romena”, né tanto meno dell’associazionismo italiano per i romeni.

Pontedera, 16 febbraio 2009
Horia Corneliu Cicortaş, presidente FIRI

Sciopero della fame contro il blitz di Ramona Bădescu & Co.

10 febbraio 2009 3 commenti

Comunicato stampa

dell’Avv. Fabio Maria Galiani, ideatore e promotore di FARI

“L’avv. Fabio Maria Galiani, ideatore e promotore della F.A.R.I., Federazione delle Associazioni per i Romeni in Italia, associazione non riconosciuta costituita in data 28 giugno 2008 ai sensi dell’art.36, c.c., preannuncia uno sciopero della fame ad oltranza, previa verifica della compatibilità con le sue condizioni di salute, fino a quando la Sig.ra Ramona Badescu non rinuncerà alla carica di Portavoce di FARI, attribuitaLe arbitrariamente in violazione delle delibere delle Assemblee del 23 settembre 2008 e 9 novembre 2008 della precostituita F.A.R.I.

L’avv. Fabio Maria Galiani denuncia la scorretta ed inaccettabile iniziativa clandestina di un gruppo di persone che cercano, invano e contro la legge, di ottenere il controllo di F.A.R.I., umiliando la volontà di decine di associazioni che hanno democraticamente eletto, in seno ad una pubblica assemblea, gli organi sociali di F.A.R.I. che oggi, unilateralmente, il Sig. Dragos Eugen Dumitru dichiara pretestuosamente decaduti senza averne alcun diritto e dunque con una dichiarazione inefficace e priva di effetti, essendo le cariche di F.A.R.I. quelle elette nelle assemblee del 28 settembre 2008 e 9 novembre 2008.

Si preannunciano azioni legali in sede penale e civile nei confronti dei responsabili dell’illegittimo sopruso messo in atto nei confronti di un organismo trasparente e democratico, la cui costituzione era ben nota a coloro i quali oggi sono investiti da cariche giuridicamente invalide.”

Fonte: Avv. Fabio Maria Galiani

Stiffoni sui romeni, querelato

8 febbraio 2009 Commenti disabilitati

Il presidente del PIR, Giancarlo Germani, ha querelato il senatore della Lega Nord, Piergiorgio Stiffoni, per le sue frasi-choc pronunciate pubblicamente mercoledì scorso e rimbalzate su tutti i mass-media.

Stiffoni ha infatti dichiarato «Se un extraterrestre scendesse sulla terra e mi chiedesse qual è la specializzazione dei romeni, gli risponderei lo stupro. L’apertura delle frontiere ad est è stata la più tremenda iattura per il nostro Paese, importando la peggiore immigrazione con il risultato che siamo piombati ai livelli più bassi della sicurezza e del rispetto del vivere civile».

La denuncia (cfr. http://www.identitatearomaneasca.it/smf/index.php?topic=837.0), è stata sporta a carico del senatore leghista Stiffoni nello stesso giorno al quale risalgono le affermazioni di quest’ultimo (4 febbraio), già noto per dichiarazioni simili fatte negli anni scorsi nei confronti degli immigrati.

Considerato il carattere xenofobo e diffamatorio delle dichiarazioni del senatore leghista, FIRI sostiene pienamente la denuncia dell’avv. Germani ed è pronta a costituirsi parte civile per mezzo del suo legale rappresentante, in conformità alle finalità statutarie dell’Associazione.

 


“Cittadinanza è sicurezza”: manifestazione davanti alla RAI

4 febbraio 2009 Commenti disabilitati

Cittadinanza è sicurezza

(fonte: http://www.radicali.it)

Roma, 5 febbraio 2009, ore 16: manifestazione davanti alla Rai “Cittadinanza è sicurezza”.

GIOVEDI’ 5 FEBBRAIO ORE 16 – VIALE MAZZINI 14 MANIFESTAZIONE DI FRONTE ALLA RAI – solidarietà a tutte le donne vittime di violenza – no alla demonizzazione di intere comunità – per il rispetto del diritto di voto e di informazione dei cittadini europei

Non tutti lo sanno – e i primi a non saperlo sono proprio i diretti interessati – ma i cittadini comunitari residenti in Italia hanno diritto di voto sia alle elezioni europee che alle elezioni amministrative. Per dare una dimensione del fenomeno, i cittadini dell’Unione europea, provenienti dagli altri 26 paesi membri, che risiedono in Italia, sono 934.435. La comunità più presente è quella dei cittadini rumeni, ben 625.278; seguono i polacchi 90.218, i tedeschi 40.163, i Bulgari 33.477, i francesi 30.803, i britannici 26.448, gli spagnoli 17.354. In vista delle prossime elezioni previste in giugno, le Istituzioni preposte devono mettere in atto quegli strumenti che consentano concretamente a tutti i cittadini europei residenti in Italia di poter votare. Il termine ultimo per l’iscrizione alle liste elettorali è il prossimo 9 marzo.

Per questo manifesteremo di fronte alla Rai, per un’informazione corretta sull’esercizio del diritto di voto dei cittadini comunitari alle prossime elezioni europee e per il rispetto dei diritti della persona contro gli stereotipi razzisti. La violenza si sconfigge con la cittadinanza. Con una comune patria europea! Saranno presenti i dirigenti e i parlamentari radicali e le comunità di cittadini europei provenienti dai 26 paesi dell’Unione.