A ottobre in “Orizzonti culturali italo-romeni”

4 novembre 2016 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 10, ottobre 2016, anno VI) mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

Carlo Varotti: «Letteratura, quelle domande che ci mantengono liberi» «Che lo studio della letteratura abbia perso ovunque terreno è sotto gli occhi di tutti. Eppure si parla continuamente di primarietà della ‘narrazione’: ebbene, se la letteratura è per eccellenza il luogo della rielaborazione narrativa del mondo, allora essa è ineludibile, pur sotto altre forme». È una riflessione a tutto campo sul ruolo e sulle attuali possibilità della letteratura quella che Carlo Varotti, professore all’Università di Parma e specialista del pensiero politico del Rinascimento, sviluppa sollecitato dalle domande di Smaranda Bratu Elian nell’intervista che pubblichiamo.

Emil Cioran lettore e interprete di Max Stirner Gli appunti su Max Stirner, qui tradotti per la prima volta in italiano, ci restituiscono il volto di un Emil Cioran, giovane studente di filosofia, impegnato nella preparazione di corsi e seminari universitari. Il ventiseienne Cioran lascerà una traccia indelebile nella memoria dei suoi alunni, anche per le letture loro proposte. Ştefan Baciu, ad esempio, si ricorderà nitidamente il nome di Max Stirner come uno dei filosofi menzionati incessantemente da Cioran durante le sue lezioni – o, come qualcuno ha proposto di definirle, monologhi visionari. A cura e traduzione di Amelia Bulboaca.

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«Orologiul fără ore»: l’incessante tempo della poesia di Ana Blandiana Con il suo ultimo volume di poesie, Orologiul fără ore (Humanitas, Bucarest 2016), Ana Blandiana torna ad emozionarci mediante versi carichi dei suoi temi portanti e ricorrenti: la Natura e l’uomo, il mistero della morte e del tempo, il bene e il male, il rapporto con Dio… Immuta profondità e saldezza ispiratrice rinnovano il pathos etico e umano del canto di Blandiana, coniugato e disseminato in liriche distillate attraverso la fremente, insaziabile e personalissima visione di una poetessa di grandezza europea. Presentazione e cura di Mauro Barindi.

E Mioriţa si fece racconto. Una proposta di rielaborazione narrativa Una trasposizione in prosa di una delle più note leggende popolari romene: Mioriţa. Ce la propone Armando Santarelli, presentando così il senso del suo lavoro: «Ho amato questa ballata – espressione della pietas popolare romena – al punto da voler conoscere le interpretazioni che ne hanno dato molti autorevoli studiosi e letterati romeni, fra i quali Eminescu, Blaga, Eliade, Botta e Cioran. Poi ho voluto traslarla in prosa, farne un racconto fruibile a molti una sua elaborazione in senso narrativo, con l’intento di far emergere alcuni temi sottesi alla poesia».

Vlad Alexandrescu, ex ministro: «I musei romeni? Indietro di 50 anni» «Nella nostra cultura persiste l’idea che dobbiamo essere guidati: non ci siamo ancora assunti la responsabilità della nostra condizione. Nella mia breve esperienza al Ministero della cultura ho constatato che ci sono persone straordinarie, desiderose di lavorare, stufe della corruzione. Ma ci sono anche manager che svolgono un’attività culturale mediocre e comoda. E ciò quando la maggior parte dei musei, per fare un solo esempio, si presentano come cinquanta anni fa». Così l’ex ministro romeno della cultura Vlad Alexandrescu, nell’intervista a Smaranda Bratu Elian.

«Il viaggio di Vlad nel Mondo-di-là»: mitologia romena per ragazzi di oggi Streghe e Fate Madrine per Vlad, un bambino di dieci anni mandato d’estate in vacanza dai nonni a Hoghiz, sperduto villaggio di Transilvania. Lontano da Tv e computer Vlad trascorre le serate tra i racconti di un anziano, dove prende vita un universo di storie e miti che sembrano reali nella vita del paese. Un mondo di creature fantastiche è alla base dei romanzi fantasy di Sînziana Popescu, ad iniziare da Il viaggio di Vlad nel Mondo-di-là, tradotto anche in italiano, rilettura intelligente e avvincente della mitologia e del folclore romeno tradizionali. Presentazione di Sara Salone.ocir-ott-2016

Panait Istrati, un libro per conoscerlo Nato a Brăila nel 1884, Panait Istrati è uno degli autori romeni che soprattutto all’inizio della loro carriera hanno avuto più successo all’estero che in Romania. Dopo aver pubblicato a Parigi nel 1924 il suo Chira Chiralina, Istrati entra a fare parte pienamente della letteratura francese, mentre in Romania è stato accettato con fatica dai grandi nomi della cultura nazionale. Elena Dumitru ha dedicato un volume bilingue – De vorbă cu Panait Istrati / Parlando con Panait Istrati (Aracne 2015) – alla figura di questo poliedrico scrittore. Ne offriamo una presentazione a cura dell’autrice medesima.

 

A luglio-agosto in “Orizzonti culturali italo-romeni”

9 settembre 2016 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 7-8, luglio-agosto 2016, anno VI) mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

il-viaggio-di-vlad«Il viaggio di Vlad nel Mondo-di-là»: mitologia romena per ragazzi di oggi Streghe e Fate Madrine per Vlad, un bambino di dieci anni mandato d’estate in vacanza dai nonni a Hoghiz, sperduto villaggio di Transilvania. Lontano da Tv e computer Vlad trascorre le serate tra i racconti di un anziano, dove prende vita un universo di storie e miti che sembrano reali nella vita del paese. Un mondo di creature fantastiche è alla base dei romanzi fantasy di Sînziana Popescu, ad iniziare da Il viaggio di Vlad nel Mondo-di-là, tradotto anche in italiano, rilettura intelligente e avvincente della mitologia e del folclore romeno tradizionali. Presentazione di Sara Salone.

«Grigio era il colore dell’epoca…». Intervista al regista Andrei Gruzsniczk«Ho usato il bianco e nero per ricreare lo stile del cinema romeno di un’epoca in cui il colore predominante era il grigio: palazzi, ambienti, persone». Così Andrei Gruzsniczki, regista tra i più interessanti della nuova cinematografia romena, ospite lo scorso giugno del Romania Film Festival di Napoli con Quod Erat Demostrandum (2013) eCealaltă Irina (2009). Il controllo repressivo durante il comunismo e i nuovi scenari degli anni ’90, con i danni prodotti dalla fine del comunismo miscelata all’incipiente capitalismo selvaggio sono l’orizzonte dell’opera di Gruzsniczki. Intervista di Armando Rotondi.

«Buona notte, bambini!». Strategie di traduzione di un romanzo Una storia generazionale, tra emigrazione, gioie e drammi di vita vissuta, una sorta di favola moderna dai risvolti ora tragici ora intimisti: è la sostanza, in grande sintesi, del romanzo Buona notte, bambini! di Radu Pavel Gheo, esponente della nuova narrativa romena. Tradotto in italiano per La Zisa di Palermo (2016) da Mauro Barindi e Maria Luisa Lombardo, questo romanzo offre l’occasione di un’accurata analisi di tipo traduttologico, nella quale vengono esplicitate e messe a confronto le strategie adottate dai traduttori. Di Mauro Barindi e Maria Luisa Lombardo.

Panait Istrati, un libro per conoscerlo Nato a Brăila nel 1884, Panait Istrati è uno degli autori romeni che soprattutto all’inizio della loro carriera hanno avuto più successo all’estero che in Romania. Dopo aver pubblicato a Parigi nel 1924 il suo Chira Chiralina, Istrati entra a fare parte pienamente della letteratura francese, mentre in Romania è stato accettato con fatica dai grandi nomi della cultura nazionale. Elena Dumitru ha dedicato un volume bilingue – De vorbă cu Panait Istrati / Parlando con Panait Istrati (Aracne 2015) – alla figura di questo poliedrico scrittore. Ne offriamo una presentazione a cura dell’autrice medesima.

Alexandru Balaci, «il Professore» che iniziava il giorno leggendo Dante Lo scorso 16 giugno l’Accademia Romena ha commemorato Alexandru Balaci a cento anni dalla nascita. Raffinato italianista e accademico, Balaci è stato per diverse generazioni di studenti il Professore per antonomasia. Formatosi a un concetto di cultura di tipo illuministico, era convinto che questa si produce non per se stessi ma per parteciparla al più largo pubblico. Di qui la sua ingente opera pubblicistica, nonché il coordinamento di monumentali lavori collettivi come la storia e antologia della letteratura italiana prodotta dall’Università di Bucarest. Di Smaranda Bratu Elian.

Icone su vetro, quando il talento è amore: in memoriam Dorina Dutkay Lo scorso 19 giugno è morta a Brașov Dorina Dutkay. Nome pressoché ignoto al pubblico italiano, questa donna è stata una straordinaria pittrice di icone su vetro in stile contadino e un’artista di rare qualità umane e spirituali. Nata a Cluj nel 1936, inizia a dipingere icone dopo il 1989 ed è in contatto con grandi protagonisti del mondo ortodosso romeno, come il metropolita Bartolomeu di Cluj. Insignita di numerosi riconoscimenti, Dorina Dutkay ha esposto in sedi prestigiose, tra le quali il Museo del contadino romeno di Bucarest e al Museo Astra di Sibiu. Di Giovanni Ruggeri.

La Romania alla XIV Mostra Internazionale di Architettura di Venezia Segnaliamo la partecipazione della Romania alla XV Mostra Internazionale di Architettura, Biennale di Venezia, in programma fino al 27 novembre 2016. Il Padiglione Romania presenta la mostra «Selfie Automaton», di Tiberiu Bucșa, Gál Orsolya, Stathis Markopoulos, Adrian Aramă, Oana Matei, Andrei Durloi. La mostra consiste in 7 automi meccanici, che includono 42 marionette. Tre automi saranno istallati nel Padiglione della Romania, Giardini della Biennale, tre nella Nuova Galleria dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, mentre uno sarà in giro per Venezia.

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Categorie:culture, letteratura, libri

Ioan Petru Culianu (1950-1991). Un ricordo di Grazia Marchianò

21 maggio 2016 Commenti disabilitati

Pubblichiamo qui, per gentile concessione della prof.ssa Grazia Marchianò, questo breve ricordo, scritto in occasione dei 25 anni dalla morte di Ioan Petru Culianu.

Culianu by Jan Bauwens

Un giorno del 1990 a Montepulciano, mentre con Elémire1 e Hillary2 si sostava in Piazza Grande, Giovanni  se ne uscì con questa battuta: chissà  se vedrò il prossimo secolo!  Lo disse sorridendo sornione, e tutto finì lì. Oggi Nené (il  suo nome per gli amici) avrebbe sessantasei anni, ed è difficile immaginare quanto altro, dopo quel fatidico 21 maggio del 1991, avrebbe scritto.

Il fiore delle sue ricerche da pioniere nel campo delle scienze religiose e cognitive che impostò nei fascicoli di Incognita3, la rivista di studi interdisciplinari che fondò nel 1990 dall’editore Brill, è rimasto acerbo. E pochi conoscono  i tre saggi propositivi  System and History, A Historian’s Kit to the Fourth Dimension, e Magic and Cognition, pubblicati lì tra il 1990 e il 1991.

A differenza che in Romania, in Italia, la sua seconda patria che amò da nomade nel breve tempo che la sorte gli concesse, la sua opera interrotta e geniale rischia di essere dimenticata. Ci spetta di difenderla, approfondirla e  tramandarla con tenacia confuciana.

Grazia Marchianò

21 maggio 2016

 

Note:

[1] Elémire Zolla.

[2] Hillary Wiesner, l’allora fidanzata (e promessa sposa) di Culianu.

[3] Di Incognita. International Journal for Cognitive Studies in the Humanities (Brill, Leiden) uscirono quattro fascicoli: due nel 1990 e due nel 1991.

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Andrea Scarabelli, Eliade&Culianu, un oceano di enigmi. Intervista a Horia Corneliu Cicortaş

Ioan Petru Culianu, 25 anni dopo

21 maggio 2016 Commenti disabilitati

Ioan Petru Culianu, 25 anni dopo. L’intervista “perduta” su Mircea Eliade

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Ioan Petru Culianu (1950-1991)

Nell’autunno del 1984 Andrei Oișteanu (n. 1948), antropologo e storico delle religioni, va a trovare Ioan Petru Culianu all’Università di Groninga, in Olanda, dove questi insegna dal 1976. Con l’occasione, lo sottopone a una lunga intervista, che uscirà l’anno dopo sulla Revista de Istorie şi Teorie Literară con il titolo “Ricostituzioni della mitologia romena”. Come racconta lo stesso Oișteanu, non fu di certo facile pubblicare quel colloquio. Parecchie redazioni lo rifiutarono: il regime comunista considerava ancora lo studioso romeno – che nel 1972 aveva chiesto asilo politico in Italia – un esule e un traditore. Quando infine esce, due domande vengono comunque tagliate. Riguardano il rapporto di Culianu con Eliade, personaggio dell’esilio romeno “scottante” per la censura di Ceaușescu. Le riportiamo di seguito, per la prima volta tradotte in italiano.

Signor Culianu, da molti intellettuali è considerato un discepolo e prosecutore di Mircea Eliade. Qual è la sua idea a riguardo? Cosa deve a Eliade e dove, invece, le vostre strade divergono?

Ho sempre detto di essere un discepolo di Mircea Eliade nella misura in cui è lui a riconoscermi come tale. Poiché, in diverse occasioni, questo riconoscimento c’è stato, be’, allora posso dire di essere suo allievo. A Eliade mi lega tutta la mia esistenza, dato che ho cercato di diventare storico delle religioni da quando, al primo anno di università, durante una crisi di identità che molti attraversano, ho preso in mano i suoi libri… Il sogno si è avverato poiché ho avuto occasione di stargli vicino, studiare con lui negli Stati Uniti e ho potuto beneficiare più volte della sua attenzione benevola – a partire dai suggerimenti che mi diede per i miei primi articoli, fino alle prefazioni ai miei ultimi libri usciti [Esperienze dell’estasi ed Eros e magia nel Rinascimento, entrambi del 1984].

Se, invece, parliamo dell’importanza di Eliade nella cultura romena… Ho capito bene la sua domanda o mi sono allontanato dall’argomento?

Continui, ciò che sta per dire è molto interessante…

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Andrei Oișteanu

Credo che Mircea Eliade sia il teorico di una scuola che non ha ancora dato molti frutti, ma che, indubbiamente, li darà. Dobbiamo considerarlo come uno storico. Non dimentichiamoci la sua grande ammirazione per lo storico Nicolae Iorga[1]; da adolescente si era identificato in lui, nel bene come nel male. Nemmeno dopo la rottura con Iorga smise di farlo. Eliade ha cercato di superarlo e, senz’altro, lo ha superato molto come storico. In Romania molti sono i discepoli di Iorga, meno quelli di Eliade. Eppure, credo che il modo d’interpretare i documenti storici di Eliade rappresenti un passo enorme sul piano qualitativo, rispetto quello praticato da Iorga.

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[1] Nicolae Iorga (1871-1940), storico (noto soprattutto come medievista, bizantinista e slavista), critico letterario, scrittore, accademico e uomo politico romeno. In italiano, esiste una biografia scritta dalla nipote Bianca Valota Cavallotti, Nicolae Iorga, Guida, Napoli, 1977.

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A maggio in “Orizzonti culturali italo-romeni”

9 maggio 2016 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 5, maggio 2016, anno VI) mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

Professione badante: luci e ombre di molte storie di casa nostra
Sono poco meno di un milione e quasi non c’è italiano che non ne abbia conosciuto una, magari di nome o di viso. Sono le badanti romene, protagoniste in Italia di molte storie, spesso luminose, talvolta opache. Ma cosa sappiamo realmente di loro e della loro vita? Cosa c’è dietro i loro nomi e, spesso, i luoghi comuni che le riguardano? Risponde, con un’ampia panoramica di testimonianze personali, il libro Badanti romene, di Giancarlo Germani e Alexandra Cristina Grigorescu (Viola Editrice, Roma 2015), un’opera di grande interesse di cui pubblichiamo il toccante capitolo dedicato ai figli.

Romania_salone2016La Romania e le culture del mondo al Salone del Libro di Torino 2016 Dal 12 al 16 maggio si svolgerà a Torino la XXIX edizione del Salone Internazionale del Libro: ospite di quest’anno, la cultura dei Paesi Arabi. Anche la Romania, grazie all’Istituto Culturale Romeno, Centro Nazionale del Libro e Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia sarà presente alla prestigiosa manifestazione, con uno stand e una serie di eventi sul tema «La Romania incontra le culture del mondo». La grafica dello stand ricorderà i 140 anni dalla nascita di Constantin Brâncuși e i 120 anni dalla nascita di Tristan Tzara. Il programma completo degli eventi ospitati dallo stand può essere scaricato qui.

Ana Blandiana, un classico della poesia. Intervista a Dan Cepraga «La classicità dell’opera di Ana Blandiana è anzitutto dentro la sua scrittura, è la caratteristica principale del suo stile, poi dipende dall’autorità della sua figura pubblica e della sua biografia, dalla forza con la quale si è impegnata per la ricostruzione di una società civile in Romania». Lo sostiene il professor Dan Octavian Cepraga nell’intervista rilasciata a Mauro Barindi in occasione della IX edizione del Festival letterario «Incroci di civiltà», tenutosi a Venezia dal 30 marzo al 2 aprile. Presente alla manifestazione, tra gli altri, la celebre poetessa romena Ana Blandiana, cui è dedicata l’intervista.

«Una vita con Cioran». La testimonianza di Simone Boué Simone Boué_Cioran«È a Cioran che m’interesso, non a me». Una donna riservata, che preferisce la regalità del silenzio a quella della parola, e che mette il proprio uomo sempre in primo piano. È la testimonianza di Simone Boué, compagna di vita di Cioran, raccolta nel libro, a cura di Massimo Carloni, Una vita con Cioran. Intervista con Norbert Dodille (La scuola di Pitagora editrice). Cinquant’anni accanto a Cioran, facendosi carico anche delle ubbie del suo uomo: la testimonianza di Simone Boué apre scorci su un’intimità di vita dalle note sorprendenti, cariche di tenerezza. Recensione di Amelia Bulboacă.

«Dayan e altri racconti». Nei labirinti di Mircea Eliade Alla consistente lista delle opere di Mircea Eliade tradotte in italiano, si unisce il recente Dayan e altri racconti, a cura di H.C. Cicortaș (Bietti 2015), con tre testi scritti tra il 1975 e il 1982 e pubblicati inizialmente solo in Francia, paese adottivo dello scrittore. Eliade riesce a concentrare in questi racconti temi caratterizzanti il suo pensiero – religione e scienza, filosofia e mitologia – mentre il filo rosso che li unisce è rappresentato dall’elemento politico, con la onnipresente ombra della polizia politica del regime, la famigerata Securitate. Recensione di Elena Lavinia Dumitru.

Ascoltare come parla il mondo. In dialogo con Rodica Zafiu «Insegnare il romeno agli italiani è molto interessante perché professore e studente scoprono similitudini col parlato o con i dialetti spesso ignorate dai manuali. Gli italiani si sorprendono nel constatare che un costrutto di tipo a me mi piace possa essere di norma in un’altra lingua (mie îmi place), mentre io, partendo dalle loro domande, mi chiedo come si può descrivere la differenza fra Ce faci? e Ce mai faci?». È una delle tante battute di esperienza che arricchiscono l’intervista di Smaranda Bratu Elian a Rodica Zafiu, docente alla Facoltà di Lettere dell’Università di Bucarest.

XXI Colloquio internazionale di studi «Emil Cioran»: Sibiu, 12-14 maggio Dal 12 al 14 maggio avrà luogo a Sibiu e a Răşinari la XXI edizione del Colloquio internazionale di studi «Emil Cioran», organizzato dal Dipartimento di Studi romanzi dell’Università «Lucian Blaga» di Sibiu, a continuazione della lungimirante iniziativa ideata, avviata e condotta per molti anni dal compianto professor Eugène van Itterbeck. Tema di questa edizione sarà la solitudine, dimensione d’esperienza e categoria esistenziale a cui l’intera opera di Cioran riserva un ampio spazio. Lingua ufficiale del Colloquio sarà il francese. Pubblichiamo il programma della manifestazione.

Tomasi di Lampedusa protagonista della XL Serata Italiana di Bucarest Lo scorso 25 aprile si è volta a Bucarest la quarantesima edizione delle Serate Italiane, dedicata al volume di Giuseppe Tomasi di Lampedusa La Sirena e altri racconti, recentemente pubblicato in traduzione romena presso Humanitas Fiction (trad. di Gabriela Lungu). Il volume raccoglie ricordi d’infanzia, due novelle e un frammento di un romanzo incompiuto di questo grande protagonista della letteratura italiana del secolo scorso. Alla serata sono intervenuti, tra gli altri, Irina Nistor, Teodor Baconschi e Vlad Russo. Cronaca di Georgiana Nuţu.

 

Ad aprile in “Orizzonti culturali italo-romeni”

29 aprile 2016 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 4, aprile 2016, anno VI) mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

Diario della felicità_MulinoPer la strada incantata dell’amore: la felicità secondo Nicolae Steinhardt «Nella cella 34, la gioia e il dolore si mescolano così inestricabilmente che tutto, perfino il dolore, si trasforma in felicità. No, non mi sono avviato al cristianesimo per vie storiche, esegetiche, archeologiche, ma solo per la strada incantata dell’amore». È la testimonianza di Nicolae Steinhardt (1912-1989), che nelle carceri comuniste scopre la sostanza della vita vera, buona e gioiosa nella fede in Gesù Cristo. Lo racconta nel Diario della felicità, di cui auspichiamo la ripubblicazione quanto prima anche in italiano. Presentazione di Armando Santarelli.

Centenario Natalia Ginzburg. Un teatro per la donna protagonista In occasione del centenario della nascita di Natalia Ginzburg (nata Levi, 14 luglio 1916), pubblichiamo un’analisi dedicata alla polimorfa immagine della donna, quale traspare dalle opere teatrali della scrittrice, dove le donne hanno il ruolo di protagonista, benché ancora non in chiave classicamente femminista. Varie sono state le circostanze che hanno spinto la Ginzburg a mettere al centro del suo teatro la donna piuttosto giovane della sua contemporaneità, ad iniziare dal contesto socio-culturale, segnato da rapidi cambiamenti. Di Roxana Utale.

Quando in Transilvania si recitava Goldoni. Intervista a Carmelo Alberti La fortuna del teatro di Carlo Goldoni, grande commediografo del Settecento, ha letteralmente attraversato terre e tempi lontani: ancora vivente, le sue opere andavano in scena ad esempio anche in Transilvania. A una rilettura del teatro del grande veneziano è dedicata l’intervista di Smaranda Bratu Elian a Carmelo Alberti, professore di teoria e storia del teatro e dello spettacolo presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, nonché autore di fondamentali studi sul teatro veneziano e in particolare su Carlo Goldoni (la cui opera, ricordiamo, è pubblicata anche in Romania).

Il no di Lăcrămioara Stoenescu alla nostalgia del comunismo Si intitola Dedublarea l’ultimo romanzo di Lăcrămioara Stoenescu (Tracus Arte, Bucarest 2015), scritto in forma di diario di viaggio di alcune donne romene in gita in Germania, protagoniste e testimoni insieme di vicende legate al periodo comunista. Con una trovata narrativa particolarmente azzeccata, i fatti e le narrazioni diventano ammonimento per le nuove generazioni contro una certa manfrina del rimpianto per il regime, tiritera spesso ricorrente ad opera di vari smemorati della Romania dei nostri giorni. Presentazione e selezione di testi a cura di Mauro Barindi.

Onofrio CerboneIn memoriam Onofrio Cerbone (1950-2016) Lo scorso 9 febbraio si è spento improvvisamente il professor Onofrio Cerbone. Nato il 24 maggio 1950, il professor Cerbone si laureò in Filosofia presso l’Università di Napoli, diventando lettore di lingua e letteratura italiana presso le Università di Iaşi, Groningen e Bucarest. Iniziatore e coordinatore del Master in studi italo-iberici della Cattedra di italiano dell’Università di Bucarest, ha dedicato i suoi studi recenti alla scuola di sociologia romena di Dimitrie Gusti. Lo ricordiamo con una presentazione della figlia, Giuseppina Cerbone, e un intervento di Florin Galiş, suo ex allievo e amico.

«Punto differente (essere)»: il debutto editoriale di Lidia Popa «Non appartengo a me, / Sono del Mondo. / È lui il mio cuore. / I suoi battiti sono i miei. / Vivo delle sue emozioni, / Brividi di consapevolezza. / Sono uno schizzo d’acqua / In un mondo d’idee». Lidia Popa, nata nel 1964 in Romania e trasferitasi dal 2002 a Roma, è al suo esordio poetico con Punto differente (essere), pubblicato da Aletti Editore. «Questo libro è una ricerca per conoscermi e ritrovarmi dentro di me dal punto di vista emozionale – confessa l’autrice –, come una proiezione di me stessa e “punto differente” del mio “essere”». Pubblichiamo una selezione di versi.

E Bucarest dedica una Serata Italiana a Casanova Lo scorso 18 marzo si è svolto a Bucarest il consueto appuntamento mensile delle Serate Italiane. Tema della serata è stato Giacomo Casanova, presentato sia nella chiave biografica del suo leggendario personaggio, sia nell’ottica del personaggio collettivo, cioè la città di Venezia. Animatori della Serata: Marius Constantinescu, noto produttore televisivo e giornalista, Smaranda Bratu Elian, traduttrice e italianista, Ovidiu Cristea, direttore dell’Istituto di Storia «Nicolae Iorga» di Bucarest e specialista di storia veneziana. Cronaca di Patricia Voicu.

 

 

I labirinti (letterari) di Mircea Eliade

15 aprile 2016 Commenti disabilitati

I labirinti (letterari) di Mircea Eliade

di Elena Lavinia Dumitru/ FIRI

M. Eliade, Dayan e altri racconti, a cura di H. C. Cicortaș, postfazione di S. Alexandrescu, Bietti, Milano, 2015, pp. 200. 

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Le edizioni Bietti hanno pubblicato recentemente, nella traduzione curata da Horia Corneliu Cicortaș, tre racconti di Eliade, inediti in italiano, scritti tra il 1975 e il 1982.

Un filo rosso che sembra attraversare i tre racconti è rappresentato dall’elemento politico, inserito in un determinato contesto temporale del secondo Novecento. Una specie di entità perpetua e allo stesso tempo altamente convertibile acquisisce dimensioni fantastiche e altrettanto assurde, alla maniera di Kafka, attraverso il mistero e la suspense che l’autore sa creare partendo da un fatto sospetto che incuriosisce, dando il via all’azione.

Dayan, il primo e più lungo dei tre racconti, scritto a Palm Beach e a Chicago tra il dicembre 1979 e il gennaio 1980, tratta il tema del tempo attraverso l’incredibile prospettiva aperta dalla matematica per cui il Tempo ha la capacità di concentrarsi e dilatarsi a seconda delle circostanze. Il racconto segue una traiettoria labirintica nella quale il personaggio che gli dà il nome compie un percorso di composizione e decomposizione esistenziale strettamente “accompagnato” da due presenze diametralmente opposte: Ahasverus, una sorta di anima mundi, Spirito del Mondo che potrebbe essere ognuno di noi e l’onnipresente Securitate, la polizia segreta romena che indaga le vicende fantastiche nelle quali viene coinvolto Dayan, un geniale studente di matematica che diventa sospetto e finisce, seguendo il classico e crudele scenario prediletto dalle autorità comuniste romene del tempo, in un ospedale psichiatrico con la diagnosi di una “classica schizofrenia”.

Il racconto La mantella (in romeno Pelerina), datato Puerto de Andratx, agosto 1975, è quello che più permette al lettore di calarsi nell’atmosfera di sospetto e intrigo di un paese socialista al tempo della Guerra Fredda. Il filo narrativo prende avvio da un’anomalia, un fatto sospetto, una specie di scandaloso segreto che sconvolgerebbe il mondo intero. Il tema del tempo, che sembra “atemporale” e insieme molto preciso, aumenta il senso di incertezza e ansia in un universo nel quale tutto sembra di una gravità eccezionale, colossale, irreparabile. Un universo dominato dalle azioni paranoiche della Securitate, pronta a soffocare ogni tipo di complotto contro il Partito che, come afferma un suo alto dirigente, “non sbaglia mai”, ma si sente minacciato dalla misteriosa formula che risulta dalla decodificazione degli incomprensibili messaggi inviati attraverso le copie apocrife di Scînteia, il quotidiano ufficiale del regime.

La formula scoperta dalle autorità che indagano sull’incomprensibile complotto – Sognatori di tutto il mondo, unitevi! – risulta un’alterazione ironica del noto slogan Proletari di tutti i paesi, unitevi!, mettendo così in discussione le radici ideologiche del regime comunista e la sua ingannevole immagine di costruttore del “paradiso socialista”.

Emergono, in questi primi due racconti del volume, i metodi tipici adottati dalla Securitate durante la dittatura comunista (pedinamenti, intercettazioni, ricatti, minacce), ben descritti da un Eliade che si rivela un ottimo conoscitore della Romania comunista, dove non mise mai piede dopo la guerra. Sebbene nel terzo racconto, All’ombra di un giglio… (La umbra unui crin, Chicago-Eygalières, aprile-agosto 1982), il nome dei servizi segreti romeni venga menzionato solo da uno dei personaggi che si riferisce ad un episodio del passato, i metodi polizieschi continuano ad esservi presenti. Lo scrittore sceglie per quest’ultimo racconto un’altra geografia, diversa da quella della città di Bucarest, spostando l’azione all’estero, tra un gruppo di romeni emigrati a Parigi. Come negli altri due racconti, le circostanze, per quanto plausibili, diventano man mano inverosimili. “Incontrarsi all’ombra di un giglio” costituisce la frase chiave della narrazione che apre la discussione su temi che preoccupano la società degli anni Ottanta, con misteriosi riferimenti agli UFO o alle possibilità di alterazione di spazio e tempo confermate dalla scomparsa, in un determinato tornante di una strada statale, di alcuni camion che “entrano in uno spazio con altre dimensioni rispetto al nostro”. Così, la natura sembra governata da leggi e regole che trascendono il tempo, o almeno la temporalità che conosciamo. Parimenti, gli stessi protagonisti dei tre racconti trascendono l’esperienza comune. Dayan, ma anche Pantelimon (ne La mantella) e Postăvaru (in All’ombra di un giglio), conducono solo apparentemente un’esistenza normale. In realtà, ognuno di loro ha delle stranezze difficilmente spiegabili, compie gesti bizzarri e aperti a varie interpretazioni, mescolando il piano della realtà e quello onirico.

Immagine del film TV "Mesagerul" (1995), tratto dal racconto "Dayan".

Immagine del film TV “Mesagerul” (1995), tratto dal racconto “Dayan”.

Nonostante la composizione complessa che rischia talvolta di confondere il lettore, i  tre racconti sono caratterizzati da un dinamismo particolare che risulta dai dialoghi, tesi, ironici e penetranti allo stesso tempo. Come osservava Alex Ştefănescu nella sua Storia della letteratura romena contemporanea (Istoria literaturii române contemporane), Eliade non risparmia il suo pubblico, ma lo espone ad una quantità esagerata di personaggi che si ritrovano a parlare dei grandi problemi dell’umanità, in particolare della probabilità di un’esistenza anche “al di là”, del Sacro Graal dotato di poteri mistico-magici, della possibilità di fermare il tempo, del potere del ricordo e dell’amnesia.

Il lettore si trova di fronte a tre narrazioni che riguardano quella “dialettica del fantastico” – di cui Sorin Alexandrescu parla in un celebre studio sulla narrativa eliadiana – che, secondo lo scrittore, è in grado di mostrare il senso fondamentale dell’esistenza anche in un mondo spopolato dagli dèi. Senso dell’esistenza e (ri)scoperta del proprio destino sono racchiusi nei tre racconti di questo volume che, grazie anche alla breve ma illuminante postfazione di S. Alexandrescu, riesce ad introdurci pienamente nei labirinti letterari di Mircea Eliade.

Elena DUMITRU è traduttrice e docente a contratto presso il Dipartimento CORIS dell’Università di Roma “La Sapienza”. Ha conseguito due dottorati di ricerca, in storia d’Europa presso La Sapienza e in filologia presso l’Università di Bucarest. Autrice de L’emigrazione intellettuale dall’Europa centro-orientale. Il caso di Panait Istrati (Nuova Cultura, Roma 2012) e De vorbă cu Panait Istrati/Parlando con Panait Istrati (Aracne, Roma 2015).

Nota FIRI: Questo testo è la versione leggermente abbreviata della recensione pubblicata sul numero di maggio della rivista “Orizzonti culturali italo-romeni.