Ioan Petru Culianu (1950-1991). Un ricordo di Grazia Marchianò

21 maggio 2016 Commenti disabilitati

Pubblichiamo qui, per gentile concessione della prof.ssa Grazia Marchianò, questo breve ricordo, scritto in occasione dei 25 anni dalla morte di Ioan Petru Culianu.

Culianu by Jan Bauwens

Un giorno del 1990 a Montepulciano, mentre con Elémire1 e Hillary2 si sostava in Piazza Grande, Giovanni  se ne uscì con questa battuta: chissà  se vedrò il prossimo secolo!  Lo disse sorridendo sornione, e tutto finì lì. Oggi Nené (il  suo nome per gli amici) avrebbe sessantasei anni, ed è difficile immaginare quanto altro, dopo quel fatidico 21 maggio del 1991, avrebbe scritto.

Il fiore delle sue ricerche da pioniere nel campo delle scienze religiose e cognitive che impostò nei fascicoli di Incognita3, la rivista di studi interdisciplinari che fondò nel 1990 dall’editore Brill, è rimasto acerbo. E pochi conoscono  i tre saggi propositivi  System and History, A Historian’s Kit to the Fourth Dimension, e Magic and Cognition, pubblicati lì tra il 1990 e il 1991.

A differenza che in Romania, in Italia, la sua seconda patria che amò da nomade nel breve tempo che la sorte gli concesse, la sua opera interrotta e geniale rischia di essere dimenticata. Ci spetta di difenderla, approfondirla e  tramandarla con tenacia confuciana.

Grazia Marchianò

21 maggio 2016

 

Note:

[1] Elémire Zolla.

[2] Hillary Wiesner, l’allora fidanzata (e promessa sposa) di Culianu.

[3] Di Incognita. International Journal for Cognitive Studies in the Humanities (Brill, Leiden) uscirono quattro fascicoli: due nel 1990 e due nel 1991.

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Andrea Scarabelli, Eliade&Culianu, un oceano di enigmi. Intervista a Horia Corneliu Cicortaş

A maggio in “Orizzonti culturali italo-romeni”

9 maggio 2016 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 5, maggio 2016, anno VI) mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

Professione badante: luci e ombre di molte storie di casa nostra
Sono poco meno di un milione e quasi non c’è italiano che non ne abbia conosciuto una, magari di nome o di viso. Sono le badanti romene, protagoniste in Italia di molte storie, spesso luminose, talvolta opache. Ma cosa sappiamo realmente di loro e della loro vita? Cosa c’è dietro i loro nomi e, spesso, i luoghi comuni che le riguardano? Risponde, con un’ampia panoramica di testimonianze personali, il libro Badanti romene, di Giancarlo Germani e Alexandra Cristina Grigorescu (Viola Editrice, Roma 2015), un’opera di grande interesse di cui pubblichiamo il toccante capitolo dedicato ai figli.

Romania_salone2016La Romania e le culture del mondo al Salone del Libro di Torino 2016 Dal 12 al 16 maggio si svolgerà a Torino la XXIX edizione del Salone Internazionale del Libro: ospite di quest’anno, la cultura dei Paesi Arabi. Anche la Romania, grazie all’Istituto Culturale Romeno, Centro Nazionale del Libro e Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia sarà presente alla prestigiosa manifestazione, con uno stand e una serie di eventi sul tema «La Romania incontra le culture del mondo». La grafica dello stand ricorderà i 140 anni dalla nascita di Constantin Brâncuși e i 120 anni dalla nascita di Tristan Tzara. Il programma completo degli eventi ospitati dallo stand può essere scaricato qui.

Ana Blandiana, un classico della poesia. Intervista a Dan Cepraga «La classicità dell’opera di Ana Blandiana è anzitutto dentro la sua scrittura, è la caratteristica principale del suo stile, poi dipende dall’autorità della sua figura pubblica e della sua biografia, dalla forza con la quale si è impegnata per la ricostruzione di una società civile in Romania». Lo sostiene il professor Dan Octavian Cepraga nell’intervista rilasciata a Mauro Barindi in occasione della IX edizione del Festival letterario «Incroci di civiltà», tenutosi a Venezia dal 30 marzo al 2 aprile. Presente alla manifestazione, tra gli altri, la celebre poetessa romena Ana Blandiana, cui è dedicata l’intervista.

«Una vita con Cioran». La testimonianza di Simone Boué Simone Boué_Cioran«È a Cioran che m’interesso, non a me». Una donna riservata, che preferisce la regalità del silenzio a quella della parola, e che mette il proprio uomo sempre in primo piano. È la testimonianza di Simone Boué, compagna di vita di Cioran, raccolta nel libro, a cura di Massimo Carloni, Una vita con Cioran. Intervista con Norbert Dodille (La scuola di Pitagora editrice). Cinquant’anni accanto a Cioran, facendosi carico anche delle ubbie del suo uomo: la testimonianza di Simone Boué apre scorci su un’intimità di vita dalle note sorprendenti, cariche di tenerezza. Recensione di Amelia Bulboacă.

«Dayan e altri racconti». Nei labirinti di Mircea Eliade Alla consistente lista delle opere di Mircea Eliade tradotte in italiano, si unisce il recente Dayan e altri racconti, a cura di H.C. Cicortaș (Bietti 2015), con tre testi scritti tra il 1975 e il 1982 e pubblicati inizialmente solo in Francia, paese adottivo dello scrittore. Eliade riesce a concentrare in questi racconti temi caratterizzanti il suo pensiero – religione e scienza, filosofia e mitologia – mentre il filo rosso che li unisce è rappresentato dall’elemento politico, con la onnipresente ombra della polizia politica del regime, la famigerata Securitate. Recensione di Elena Lavinia Dumitru.

Ascoltare come parla il mondo. In dialogo con Rodica Zafiu «Insegnare il romeno agli italiani è molto interessante perché professore e studente scoprono similitudini col parlato o con i dialetti spesso ignorate dai manuali. Gli italiani si sorprendono nel constatare che un costrutto di tipo a me mi piace possa essere di norma in un’altra lingua (mie îmi place), mentre io, partendo dalle loro domande, mi chiedo come si può descrivere la differenza fra Ce faci? e Ce mai faci?». È una delle tante battute di esperienza che arricchiscono l’intervista di Smaranda Bratu Elian a Rodica Zafiu, docente alla Facoltà di Lettere dell’Università di Bucarest.

XXI Colloquio internazionale di studi «Emil Cioran»: Sibiu, 12-14 maggio Dal 12 al 14 maggio avrà luogo a Sibiu e a Răşinari la XXI edizione del Colloquio internazionale di studi «Emil Cioran», organizzato dal Dipartimento di Studi romanzi dell’Università «Lucian Blaga» di Sibiu, a continuazione della lungimirante iniziativa ideata, avviata e condotta per molti anni dal compianto professor Eugène van Itterbeck. Tema di questa edizione sarà la solitudine, dimensione d’esperienza e categoria esistenziale a cui l’intera opera di Cioran riserva un ampio spazio. Lingua ufficiale del Colloquio sarà il francese. Pubblichiamo il programma della manifestazione.

Tomasi di Lampedusa protagonista della XL Serata Italiana di Bucarest Lo scorso 25 aprile si è volta a Bucarest la quarantesima edizione delle Serate Italiane, dedicata al volume di Giuseppe Tomasi di Lampedusa La Sirena e altri racconti, recentemente pubblicato in traduzione romena presso Humanitas Fiction (trad. di Gabriela Lungu). Il volume raccoglie ricordi d’infanzia, due novelle e un frammento di un romanzo incompiuto di questo grande protagonista della letteratura italiana del secolo scorso. Alla serata sono intervenuti, tra gli altri, Irina Nistor, Teodor Baconschi e Vlad Russo. Cronaca di Georgiana Nuţu.

 

Ad aprile in “Orizzonti culturali italo-romeni”

29 aprile 2016 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 4, aprile 2016, anno VI) mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

Diario della felicità_MulinoPer la strada incantata dell’amore: la felicità secondo Nicolae Steinhardt «Nella cella 34, la gioia e il dolore si mescolano così inestricabilmente che tutto, perfino il dolore, si trasforma in felicità. No, non mi sono avviato al cristianesimo per vie storiche, esegetiche, archeologiche, ma solo per la strada incantata dell’amore». È la testimonianza di Nicolae Steinhardt (1912-1989), che nelle carceri comuniste scopre la sostanza della vita vera, buona e gioiosa nella fede in Gesù Cristo. Lo racconta nel Diario della felicità, di cui auspichiamo la ripubblicazione quanto prima anche in italiano. Presentazione di Armando Santarelli.

Centenario Natalia Ginzburg. Un teatro per la donna protagonista In occasione del centenario della nascita di Natalia Ginzburg (nata Levi, 14 luglio 1916), pubblichiamo un’analisi dedicata alla polimorfa immagine della donna, quale traspare dalle opere teatrali della scrittrice, dove le donne hanno il ruolo di protagonista, benché ancora non in chiave classicamente femminista. Varie sono state le circostanze che hanno spinto la Ginzburg a mettere al centro del suo teatro la donna piuttosto giovane della sua contemporaneità, ad iniziare dal contesto socio-culturale, segnato da rapidi cambiamenti. Di Roxana Utale.

Quando in Transilvania si recitava Goldoni. Intervista a Carmelo Alberti La fortuna del teatro di Carlo Goldoni, grande commediografo del Settecento, ha letteralmente attraversato terre e tempi lontani: ancora vivente, le sue opere andavano in scena ad esempio anche in Transilvania. A una rilettura del teatro del grande veneziano è dedicata l’intervista di Smaranda Bratu Elian a Carmelo Alberti, professore di teoria e storia del teatro e dello spettacolo presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, nonché autore di fondamentali studi sul teatro veneziano e in particolare su Carlo Goldoni (la cui opera, ricordiamo, è pubblicata anche in Romania).

Il no di Lăcrămioara Stoenescu alla nostalgia del comunismo Si intitola Dedublarea l’ultimo romanzo di Lăcrămioara Stoenescu (Tracus Arte, Bucarest 2015), scritto in forma di diario di viaggio di alcune donne romene in gita in Germania, protagoniste e testimoni insieme di vicende legate al periodo comunista. Con una trovata narrativa particolarmente azzeccata, i fatti e le narrazioni diventano ammonimento per le nuove generazioni contro una certa manfrina del rimpianto per il regime, tiritera spesso ricorrente ad opera di vari smemorati della Romania dei nostri giorni. Presentazione e selezione di testi a cura di Mauro Barindi.

Onofrio CerboneIn memoriam Onofrio Cerbone (1950-2016) Lo scorso 9 febbraio si è spento improvvisamente il professor Onofrio Cerbone. Nato il 24 maggio 1950, il professor Cerbone si laureò in Filosofia presso l’Università di Napoli, diventando lettore di lingua e letteratura italiana presso le Università di Iaşi, Groningen e Bucarest. Iniziatore e coordinatore del Master in studi italo-iberici della Cattedra di italiano dell’Università di Bucarest, ha dedicato i suoi studi recenti alla scuola di sociologia romena di Dimitrie Gusti. Lo ricordiamo con una presentazione della figlia, Giuseppina Cerbone, e un intervento di Florin Galiş, suo ex allievo e amico.

«Punto differente (essere)»: il debutto editoriale di Lidia Popa «Non appartengo a me, / Sono del Mondo. / È lui il mio cuore. / I suoi battiti sono i miei. / Vivo delle sue emozioni, / Brividi di consapevolezza. / Sono uno schizzo d’acqua / In un mondo d’idee». Lidia Popa, nata nel 1964 in Romania e trasferitasi dal 2002 a Roma, è al suo esordio poetico con Punto differente (essere), pubblicato da Aletti Editore. «Questo libro è una ricerca per conoscermi e ritrovarmi dentro di me dal punto di vista emozionale – confessa l’autrice –, come una proiezione di me stessa e “punto differente” del mio “essere”». Pubblichiamo una selezione di versi.

E Bucarest dedica una Serata Italiana a Casanova Lo scorso 18 marzo si è svolto a Bucarest il consueto appuntamento mensile delle Serate Italiane. Tema della serata è stato Giacomo Casanova, presentato sia nella chiave biografica del suo leggendario personaggio, sia nell’ottica del personaggio collettivo, cioè la città di Venezia. Animatori della Serata: Marius Constantinescu, noto produttore televisivo e giornalista, Smaranda Bratu Elian, traduttrice e italianista, Ovidiu Cristea, direttore dell’Istituto di Storia «Nicolae Iorga» di Bucarest e specialista di storia veneziana. Cronaca di Patricia Voicu.

 

 

I labirinti (letterari) di Mircea Eliade

15 aprile 2016 Commenti disabilitati

I labirinti (letterari) di Mircea Eliade

di Elena Lavinia Dumitru/ FIRI

M. Eliade, Dayan e altri racconti, a cura di H. C. Cicortaș, postfazione di S. Alexandrescu, Bietti, Milano, 2015, pp. 200. 

Dayan_Bietti

Le edizioni Bietti hanno pubblicato recentemente, nella traduzione curata da Horia Corneliu Cicortaș, tre racconti di Eliade, inediti in italiano, scritti tra il 1975 e il 1982.

Un filo rosso che sembra attraversare i tre racconti è rappresentato dall’elemento politico, inserito in un determinato contesto temporale del secondo Novecento. Una specie di entità perpetua e allo stesso tempo altamente convertibile acquisisce dimensioni fantastiche e altrettanto assurde, alla maniera di Kafka, attraverso il mistero e la suspense che l’autore sa creare partendo da un fatto sospetto che incuriosisce, dando il via all’azione.

Dayan, il primo e più lungo dei tre racconti, scritto a Palm Beach e a Chicago tra il dicembre 1979 e il gennaio 1980, tratta il tema del tempo attraverso l’incredibile prospettiva aperta dalla matematica per cui il Tempo ha la capacità di concentrarsi e dilatarsi a seconda delle circostanze. Il racconto segue una traiettoria labirintica nella quale il personaggio che gli dà il nome compie un percorso di composizione e decomposizione esistenziale strettamente “accompagnato” da due presenze diametralmente opposte: Ahasverus, una sorta di anima mundi, Spirito del Mondo che potrebbe essere ognuno di noi e l’onnipresente Securitate, la polizia segreta romena che indaga le vicende fantastiche nelle quali viene coinvolto Dayan, un geniale studente di matematica che diventa sospetto e finisce, seguendo il classico e crudele scenario prediletto dalle autorità comuniste romene del tempo, in un ospedale psichiatrico con la diagnosi di una “classica schizofrenia”.

Il racconto La mantella (in romeno Pelerina), datato Puerto de Andratx, agosto 1975, è quello che più permette al lettore di calarsi nell’atmosfera di sospetto e intrigo di un paese socialista al tempo della Guerra Fredda. Il filo narrativo prende avvio da un’anomalia, un fatto sospetto, una specie di scandaloso segreto che sconvolgerebbe il mondo intero. Il tema del tempo, che sembra “atemporale” e insieme molto preciso, aumenta il senso di incertezza e ansia in un universo nel quale tutto sembra di una gravità eccezionale, colossale, irreparabile. Un universo dominato dalle azioni paranoiche della Securitate, pronta a soffocare ogni tipo di complotto contro il Partito che, come afferma un suo alto dirigente, “non sbaglia mai”, ma si sente minacciato dalla misteriosa formula che risulta dalla decodificazione degli incomprensibili messaggi inviati attraverso le copie apocrife di Scînteia, il quotidiano ufficiale del regime.

La formula scoperta dalle autorità che indagano sull’incomprensibile complotto – Sognatori di tutto il mondo, unitevi! – risulta un’alterazione ironica del noto slogan Proletari di tutti i paesi, unitevi!, mettendo così in discussione le radici ideologiche del regime comunista e la sua ingannevole immagine di costruttore del “paradiso socialista”.

Emergono, in questi primi due racconti del volume, i metodi tipici adottati dalla Securitate durante la dittatura comunista (pedinamenti, intercettazioni, ricatti, minacce), ben descritti da un Eliade che si rivela un ottimo conoscitore della Romania comunista, dove non mise mai piede dopo la guerra. Sebbene nel terzo racconto, All’ombra di un giglio… (La umbra unui crin, Chicago-Eygalières, aprile-agosto 1982), il nome dei servizi segreti romeni venga menzionato solo da uno dei personaggi che si riferisce ad un episodio del passato, i metodi polizieschi continuano ad esservi presenti. Lo scrittore sceglie per quest’ultimo racconto un’altra geografia, diversa da quella della città di Bucarest, spostando l’azione all’estero, tra un gruppo di romeni emigrati a Parigi. Come negli altri due racconti, le circostanze, per quanto plausibili, diventano man mano inverosimili. “Incontrarsi all’ombra di un giglio” costituisce la frase chiave della narrazione che apre la discussione su temi che preoccupano la società degli anni Ottanta, con misteriosi riferimenti agli UFO o alle possibilità di alterazione di spazio e tempo confermate dalla scomparsa, in un determinato tornante di una strada statale, di alcuni camion che “entrano in uno spazio con altre dimensioni rispetto al nostro”. Così, la natura sembra governata da leggi e regole che trascendono il tempo, o almeno la temporalità che conosciamo. Parimenti, gli stessi protagonisti dei tre racconti trascendono l’esperienza comune. Dayan, ma anche Pantelimon (ne La mantella) e Postăvaru (in All’ombra di un giglio), conducono solo apparentemente un’esistenza normale. In realtà, ognuno di loro ha delle stranezze difficilmente spiegabili, compie gesti bizzarri e aperti a varie interpretazioni, mescolando il piano della realtà e quello onirico.

Immagine del film TV "Mesagerul" (1995), tratto dal racconto "Dayan".

Immagine del film TV “Mesagerul” (1995), tratto dal racconto “Dayan”.

Nonostante la composizione complessa che rischia talvolta di confondere il lettore, i  tre racconti sono caratterizzati da un dinamismo particolare che risulta dai dialoghi, tesi, ironici e penetranti allo stesso tempo. Come osservava Alex Ştefănescu nella sua Storia della letteratura romena contemporanea (Istoria literaturii române contemporane), Eliade non risparmia il suo pubblico, ma lo espone ad una quantità esagerata di personaggi che si ritrovano a parlare dei grandi problemi dell’umanità, in particolare della probabilità di un’esistenza anche “al di là”, del Sacro Graal dotato di poteri mistico-magici, della possibilità di fermare il tempo, del potere del ricordo e dell’amnesia.

Il lettore si trova di fronte a tre narrazioni che riguardano quella “dialettica del fantastico” – di cui Sorin Alexandrescu parla in un celebre studio sulla narrativa eliadiana – che, secondo lo scrittore, è in grado di mostrare il senso fondamentale dell’esistenza anche in un mondo spopolato dagli dèi. Senso dell’esistenza e (ri)scoperta del proprio destino sono racchiusi nei tre racconti di questo volume che, grazie anche alla breve ma illuminante postfazione di S. Alexandrescu, riesce ad introdurci pienamente nei labirinti letterari di Mircea Eliade.

Elena DUMITRU è traduttrice e docente a contratto presso il Dipartimento CORIS dell’Università di Roma “La Sapienza”. Ha conseguito due dottorati di ricerca, in storia d’Europa presso La Sapienza e in filologia presso l’Università di Bucarest. Autrice de L’emigrazione intellettuale dall’Europa centro-orientale. Il caso di Panait Istrati (Nuova Cultura, Roma 2012) e De vorbă cu Panait Istrati/Parlando con Panait Istrati (Aracne, Roma 2015).

Nota FIRI: Questo testo è la versione leggermente abbreviata della recensione pubblicata sul numero di maggio della rivista “Orizzonti culturali italo-romeni.

 

A marzo in “Orizzonti culturali italo-romeni”

5 marzo 2016 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 3, marzo 2016, anno VI) mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

Umberto-EcoEco 1. Quando «Il nome della rosa» sfuggì alla censura comunista Alla memoria di Umberto Eco e a una ricognizione della recezione della sua opera in Romania è dedicato il profilo di Doina Condrea Derer che qui pubblichiamo. Insieme ad aspetti di critica letteraria, l’autrice ricorda anche come la pubblicazione de Il nome della rosa, primo romanzo che rese celebre Eco oltre la cerchia degli addetti ai lavori, fu una sorta di «miracolo» in Romania: la traduzione, infatti, uscì già nel 1984, sfuggendo all’opprimente censura comunista. Completano il testo annotazioni sull’ampio materiale critico prodotto in Romania su Eco, insieme a traduzioni di saggi e volumi teorici.

Eco 2. E Grigore Gonţa mise in scena «Numele trandafirului» Nel 1998 Grigore Gonţa, noto regista romeno, mette in scena per la prima volta al Teatro Nazionale di Bucarest Numele trandafirului [foto sinistra] spettacolo teatrale basato su Il nome della rosa e volto a restituire in chiave drammaturgica un’opera molto complessa per tema, struttura e linguaggio. Lo spettacolo di Gonţa costituisce il tema e l’orizzonte del volume «Il nome della rosa» a teatro, di Armando Rotondi (Edizioni Nuova Cultura, Roma, 2015), da cui traiamo l’intervista nella quale Gonţa ripercorre la complessa e ardita messa in scena teatrale del capolavoro narrativo di Eco.Beligan_guglielmo_numele_trandafirului

Il puzzle che racconta: l’opera narrativa di Doina Ruşti «A me piace scrivere frammentariamente e così ho fatto il più delle volte. Amo la soddisfazione del lettore dei cruciverba, amo i gialli, amo Faulkner. Molto. E profondamente. E amo ugualmente montare dei filmati, assemblare le sequenze di una pellicola. Sono tutti questi piaceri che stanno alla base della mia propensione per una narrativa puzzle». Così Doina Ruşti, nota scrittrice (e non solo), in un dialogo con Smaranda Bratu Elian, da cui risaltano profilo e strategia della sua opera narrativa. In Italia sono stati finora tradotti tre romanzi della Ruşti: Zogru, Lisoanca e L’omino rosso.

Quando il male si fa carne: «Poveri corpi» di Sonia Larian Lo scorso 23 gennaio 2016 si è spenta a Parigi la scrittrice Sonia Larian, pseudonimo di Ariane Leibovici-Lewenstein. Nata nel 1931 a Bucarest, esordì nel 1952 con racconti per ragazzi, unico genere che le consentì di pubblicare senza sottostare a compromessi ideologici. Il suo primo «vero» romanzo, Biblioteca fantastică (Cartea Românească, 1976), ricevette il premio dell’Unione degli Scrittori di Romania, ma il suo capolavoro è e rimane il secondo romanzo, Bietele corpuri (Cartea Românească, 1986). Ne pubblichiamo un frammento, con presentazione e a cura di Anca-Domnica Ilea.

Il tutto dai frammenti: Gheorghe Vidican e il suo «3D», poesie 2003-2013  «Una poesia spaesante, dentro e fuori la realtà, senza mai indulgere a fatti occorsi o a riferimenti tragici, com’è per la tradizione romena, incatenando i fatti alle parole». È quella di Gheorghe Vidican, uno dei protagonisti della poesia romena contemporanea, nel giudizio di Laura Raineri, autrice del testo critico che qui pubblichiamo. Di Vidican, grazie ad una collaborazione multidisciplinare, è stata di recente pubblicata in italiano la raccolta 3D, poesie 2003-2013 (CFR edizioni, Sondrio 2015). Presentazione e selezione di versi a cura di Laura Rainieri.

«Andrò a Nord della parola». Versi di Eliza Macadan Eliza_Macadan«Andrò a Nord / della parola / nella siberia sintattica / il gelo muto / a cavallo sul pianeta veglierò / la morfologia della fine». Così i versi di Eliza Macadan, nata nel 1967 in Romania, esordio poetico sulla stampa letteraria nel 1988 e in volume nel 1994. Macadan scrive poesie in romeno, italiano e francese. «È una poesia di moto, un “andante con moto” inesorabile come il fluire dei tempi in un gorgo. L’universo oggettuale della Macadan ha un’aria di famiglia con il realismo terminale di Guido Oldani, su un versante meno profetico e più visionario» (A. Anelli). Ne pubblichiamo una selezione di versi.

I classici riscritti per ragazzi alla Serata Italiana di Bucarest Lo scorso 24 febbraio alla Libreria Humanitas Kretzulescu di Bucarest si è svolta una Serata Italiana dedicata alla letteratura per ragazzi, specie ai classici reinterpretati. Spunto per la discussione è stato il romanzo I Promessi Sposi: Umberto Eco racconta la storia di Alessandro Manzoni, tradotto anche in romeno. Tra gli invitati: Smaranda Nicolau, che ha presentato la collana per ragazzi «Save the Story»; Oana Bosca-Malin, intervenuta sulle reinterpretazioni dei classici nella letteratura italiana; la psicologa Maria Iordănescu e la scrittrice Doina Ruști. Cronaca di Renata Stoica.

Mărțișor (1 Marzo) – festa romena della primavera

27 febbraio 2016 Commenti disabilitati

Il Mărțișor – “piccolo Marzo” o “marzolino”, associato al mese di martie (marzo) e al dio Marte – è una delle più rappresentative tradizioni romene e rappresenta il ritorno della primavera. Secondo i Traci, di cui facevano parte i Daci, gli attributi di marzo erano propri del dio Marsyas Silen, considerato l’inventore del flauto traverso, e il cui culto era legato alla madre terra e alla vegetazione. Le feste di primavera, dei fiori e della fecondità della natura erano consacrate a questo dio. Le origini della tradizione del Mărțișor sono narrate anche in una leggenda dacia legata a un’eclissi solare. Un giovane coraggioso si era recato a liberare il sole catturato da un drago. Dopo tre stagioni arrivò dove si trovava il drago, e combatterono. Il suo sangue colò sulla neve fresca, ed è da allora che il rosso e il bianco si intrecciano per combattere i mali dell’inverno e annunciare il ritorno alla vita della natura.martisoare

Un mărţişor di oggi è una finissima spiga formata da due fili di seta intrecciati, uno bianco e l’altro rosso, ai quali viene attaccata una piccola figurina di legno o metallo (un cuore, una lettera, un fiore, uno spazzacamino, un ferro di cavallo o un quadrifoglio), che diventa un portafortuna. Esso si porta all’interno delle giacche o attaccato al polso. Di solito i mărțișor vengono offerti alle donne o ai bambini, spesso insieme a dei fiori primaverili (mughetti o violette).

Un tempo, il filo rosso bianco con un amuleto – uno scudo in oro o argento, una conchiglia – veniva legato dai genitori al polso dei piccoli, offerto dai giovanotti alle ragazze (e viceversa, in Moldavia), oppure scambiato tra ragazze con l’augurio di buona fortuna e di salute. I fili erano quasi sempre rossi e bianchi ma potevano anche essere neri e bianchi o d’oro e argento. Con il passare del tempo il piccolo scudo è stato sostituito da vari oggetti, in oro o argento, con degli amuleti dai significati più svariati, seri, sentimentali o divertenti.

Il mărțișor veniva regalato all’alba del 1° marzo e indossato per dodici giorni, a volte fino a quando fioriva il primo albero o sbocciava la prima rosa. A quel punto veniva appeso a un ramo fiorito con la speranza di vedere i fiori sbocciare tutto l’anno. A volte invece si continuava a portarlo nei capelli. In Dobrogea, veniva portato fino all’arrivo delle cicogne e quindi lanciato verso il cielo perché la fortuna fosse più “grande e alata”. Nei villaggi della Transilvania, il mărțișor rosso e bianco, di lana, era appeso alle porte, alle finestre, alle corna e ai recinti degli animali, ai secchi dei manici, per allontanare gli spiriti malefici e per invocare la vita, la sua forza rigeneratrice, attraverso il rosso, il colore della vita stessa. Nei villaggi di montagna il primo giorno di marzo era quello in cui le ragazze si lavavano con l’acqua della neve sciolta, per essere belle e bianche come la neve.martisor

Il filo intrecciato del mărțișor, chiamato anche “la treccia dei giorni, delle settimane e dei mesi dell’anno” simboleggia dunque la coesione inseparabile degli opposti, lo scambio di forze – vitalità e purificazione – che generano gli eterni cicli della natura.

Mărțișor è il momento dell’anno in cui riconquistiamo speranza, ottimismo e fiducia. Buona primavera!

A gennaio in “Orizzonti culturali italo-romeni”

15 gennaio 2016 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n.1, gennaio 2016, anno VI) mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

Constantin Brancusi a 140 anni dalla nascita. Una testimonianza video Nel 2016 ricorrono 140 anni dalla nascita del grande scultore romeno Constantin Brancusi (Brâncuşi), figura centrale del movimento artistico moderno di inizio Novecento e vero pioniere dell’astrazione. Le sue opere esprimono ad un tempo il senso dell’immediatezza della scultura contadina e la sofisticata linea d’avanguardia dell’arte parigina di inizio secolo. Grazie alla collaborazione del regista Victor Popa, pubblichiamo una preziosa testimonianza video, con immagini dall’atelier di Brâncuși (anni 1923-1936) che riprendono l’artista al lavoro.

Scrittori romeni tradotti in Italia. Tutti i libri pubblicati nel 2015 Coloro che sono interessati alle opere di scrittori romeni tradotte in italiano trovano una rassegna dei titoli usciti nel 2015 nel database Scrittori romeni in italiano, a cura di Afrodita Cionchin e Mauro Barindi. Si tratta di scrittori contemporanei viventi, tra cui ad esempio i ben noti Ana Blandiana, Norman Manea e Mircea Cărtărescu, e di importanti nomi del passato più o meno recente, come Mircea Eliade, Liviu Rebreanu, Mihail Sadoveanu, Tristan Tzara. Continua inoltre la pubblicazione delle opere di Cioran con le lettere al fratello Aurel e due libri-intervista con Paul Assall e Philippe D. Dracodaïdis.

magda stavinschi«Immenso cielo stellato, maestro di bellezza». Parla Magda Stavinschi Ospite questo mese de «Gli invitati di Smaranda Bratu Elian» è Magda Stavinschi, maggior astronomo romeno contemporaneo e direttore dell’Osservatorio Astronomico dell’Accademia Romena dal 1990 al 2005. Autrice di numerosi articoli specialistici e di pubblicazioni dirette al grande pubblico, Magda Stavinschi è anche attenta ai legami tra astronomia e altri saperi, quindi al dialogo interdisciplinare nonché a quello più ampiamente culturale. Sui tratti di questa poliedrica attività scientifica e su alcune curiosità di questa speciale professione si incentra l’intervista che pubblichiamo.

«Nespus dor». Ancora sulle lettere di Cioran al fratello Aurel Torniamo sulla testimonianza delle lettere di Emil Cioran al fratello Aurel (1931-1985), raccolte nel volume Ineffabile nostalgia, curato da Massimo Carloni e Horia Corneliu Cicortaş per l’editore Archinto (Milano 2015). La condizione dello spaesamento, dell’assenza di radici, del non sentirsi a casa anche in ciò che vi è di più familiare caratterizza, secondo Cioran, l’essere umano. Il tema, sotteso a ogni lettera al fratello Aurel, costituisce una sorta di basso continuo che lega tra loro tutti i testi, nella trama variegata di un unico tessuto esistenziale. Recensione di Draga Rocchi.

Leggere il mondo come una parodia. Anniversario Marin Sorescu Nel 2016 ricorrono gli 80 anni dalla nascita e i 20 anni dalla morte di Marin Sorescu, uno dei più importanti scrittori e poeti romeni del secondo Novecento. Nato il 19 febbraio 1936 a Bulzesti, Sorescu ha pubblicato numerose raccolte poetiche, nonché diversi romanzi, saggi, drammi, traduzioni e interviste con alcuni dei maggiori poeti della scena internazionale. Tradotto a sua volta in oltre quaranta lingue, Marin Sorescu è stato vincitore di prestigiosi premi letterari, anche in Italia, e candidato al Premio Nobel. A cura di George Popescu.

romolo gessiGli anni romeni dell’esploratore Romolo Gessi Una delle pagine più affascinanti, e insieme meno note, della storia italiana è quella rappresentata dalle vicende dei grandi esploratori italiani, protagonisti fino all’inizio del XIX secolo di rimarchevoli imprese in diverse parti del mondo. Tra i numerosi protagonisti, merita un posto particolare Romolo Gessi, nato nel 1831 e trasferitosi nel 1848 a Bucarest come addetto al consolato inglese. Il saggio di Marco Baratto ne ricorda l’attività diplomatica, svoltasi in pieno clima risorgimentale, dedicando particolare attenzione al rapporto di Gessi con la Romania.

Il Rinascimento di Leon Battista Alberti alla «Serata Italiana» di Bucarest Lo scorso 8 dicembre si è svolta alla libreria Humanitas-Kretzulescu di Bucarest l’ultima edizione delle «Serate Italiane» 2015. Il dibattito ha avuto come punto di partenza lo straordinario volume De familia / Despre familie di Leon Battista Alberti, ora pubblicato per la prima volta anche in romeno nella nota collana bilingue «Biblioteca Italiana» della casa editrice Humanitas. Scrittore, architetto, pittore, scultore, teorico dell’arte, matematico, musicista, Alberti è l’esempio perfetto di «uomo universale» del Rinascimento, tema del dibattito della serata. Cronaca di Diana Ilie.

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