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Archive for maggio 2010

Politica e immigrazione, iniziativa FIRI alla Camera dei deputati

31 maggio 2010 2 commenti

FIRI, in collaborazione con l’Associazione Parlamentare “Amici della Romania” organizzano alla Camera dei deputati la serie di tre incontri “LA POLITICA E L’IMMIGRAZIONE IN ITALIA: RIFLESSIONI, ESPERIENZE E PROGETTI” (3, 10 e 17 giugno),  con lo scopo di contribuire al dialogo tra la società civile, le comunità di immigrati ed il mondo politico italiano, attraverso una riflessione compartecipata dei soggetti coinvolti nel fenomeno migratorio.

Nei tre incontri, il fenomeno della migrazione viene trattato nei suoi molteplici aspetti, sia dal punto di vista della società di accoglienza, che dal punto di vista di chi si ritrova contemporaneamente nella situazione di emigrato (rispetto al passato e al luogo di origine) e di immigrato (rispetto al presente e al luogo di accoglienza).
Le riflessioni e le testimonianze provenienti dalle due parti chiamate in causa – emigrazione e immigrazione –  dovrebbero così favorire una migliore comprensione del fenomeno, creando premesse per un incontro fertile col mondo politico, convocato ad esporre il suo pensiero ed i suoi progetti, in un clima fatto di proposte condivise.

Primo incontro. Giovedì 3 giugno alle ore 17.30 alla Sala delle Colonne (Via Poli, 19) della Camera il tema dell’incontro sarà “Emigrato e immigrato: una specifica condizione esistenziale”.

Relatori: Pietro D’Oriano, Edoardo Ferrario, Viviana Langher, Antonello Biagini (tutti docenti all’Università di Roma “La Sapienza”) e Gian Antonio Stella (giornalista del Corriere della Sera).

Introducono :  Horia Corneliu Cicortaş (FIRI) e Guido Melis (Ass. Parlamentare “Amici della Romania”). Moderano:  Radu Motoca e Draga Rocchi (curatori del progetto).

Il programma completo dell’iniziativalocandina FIRI Camera dei deputati.

(Update 3 giugno: Immagini dalla prima giornata del ciclo di incontri.)


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Su Filip Florian e la letteratura romena di oggi, con Maria Luisa Lombardo

30 maggio 2010 Commenti disabilitati

«Alla ricerca della verità, il giovane archeologo Petruş porta alla luce i racconti di alcune vite passate sotto silenzio, dimenticate, biografie in cui sono state nascoste se non esecuzioni di massa, allora di sicuro molti più drammi. Uno strano fascino percorre questo romanzo di debutto, reso più intenso dalla sensibilità per gli effetti ritardati dell’oppressione totalitaria». (Der Spiegel)

Da poche settimane è uscito nelle librerie la versione italiana del romanzo di debutto di Filip Florian, uno dei più affermati narratori romeni di oggi. Presentato anche al Salone del libro di Torino, Dita mignole (Fazi Editore, 260 pp., €18), il libro è stato tradotto in italiano da Maria Luisa Lombardo, studiosa di letteratura romena e italiana, che racconta la sua esperienza di romenista e traduttrice letteraria in questa conversazione con Horia Corneliu Cicortaş:

Cara Maria Luisa, sei appena entrata nel gruppo FIRI. Potresti raccontare brevemente per i nostri lettori la tua esperienza di docente a Timişoara e il tuo percorso di italianista e di romenista?

Ho iniziato a lavorare a Timişoara come lettrice di lingua italiana appena conclusi i miei studi universitari, quindi posso ben dire che è stata la mia prima esperienza lavorativa nel campo dell’italianistica. Per questo motivo, quei quattro anni da lettrice sono stati molti importanti, densi. È stato indubbiamente un percorso di formazione e di arricchimento, e devo ringraziare i professori Viorica Bălteanu e Daniele Panteleoni che in quel periodo sono stati i miei punti di riferimento.

Non è, tuttavia, un caso che mi sia ritrovata a lavorare in Romania, visto che ho studiato romeno all’università, come seconda lingua triennale (sono però specialista di russo). Del mio periodo a Timişoara ho tanti ricordi. Ho partecipato, ad esempio, alla laurea honoris causa dei professori Lorenzo Renzi e Teresa Ferro – che è stata anche mia docente a Catania, insieme al prof. Giuseppe Piccillo e alla prof.ssa Margareta Dumitrescu. Poi ci sono stati i tanti eventi delle serate Dante. E che dire di quando, per rinnovare il visto, viaggiavamo fino in Ungheria, attraversando a volte a piedi la frontiera. Inoltre, in pochi anni ho assistito alla crescente crescita della comunità italiana nel Banato e a Timişoara sentivo parlare italiano dappertutto.

Quali sono stati i primi testi letterari che hai tradotto dal romeno? Chi, tra gli scrittori di oggi, ti piacciono di più e perché?

Ho cominciato a tradurre scrittori classici e testi popolari, in particolare Ion Creangă. Poi le scrittrici Anişoara Odeanu e Cella Serghi (traduzioni che ho intenzione di riprendere e ampliare). Ma dopo il mio corso di formazione per traduttori dell’ICR, mi sono più orientata su autori contemporanei. Da subito mi è piaciuto Filip Florian, ma viste le “mie origini” (Timişoara) adoro anche Daniel Vighi, Radu Pavel Gheo, Adriana Babeţi. E poi, Mircea Nedelciu, Răzvan Rădulescu… C’è l’imbarazzo della scelta: ogni scrittore è un mondo ed è bello scoprire mondi nuovi e aprirsi a nuovi orizzonti. Ovviamente, quando ho insegnato a Udine letteratura romena, ho proposto ai miei studenti molti degli autori che più mi piacevano… non poteva non mancare Tristan Tzara.

La rivista România Literară ha parlato, nel caso di Florian, del “più solido esordio registrato nella letteratura romena degli ultimi anni”. Puoi dirci qual è stata la genesi della tua traduzione?

Come ti dicevo prima, ho iniziato a occuparmi maggiormente di scrittori contemporanei ai tempi del mio stage formativo offerto dall’ICR. Allora scoprii Degete Mici (Dita Mignole) e conobbi il suo autore, Filip Florian. Mi piacquero da subito alcune atmosfere del libro, alcuni personaggi. Il primo brano che tradussi, che per me aveva i toni di certa letteratura russa, fu quello del sogno del soldato Andrei Butylkin. Poi lessi un frammento della biografia di Eugenia Embury (altro personaggio davvero divertente) all’Istituto di cultura romena di Venezia, e fra il pubblico c’era Laura Senserini, rappresentante della casa editrice Fazi e… alla fine proprio la Fazi ha deciso di pubblicare il libro che abbiamo presentato al Salone.

Delle difficoltà sul piano traduttivo?

Senz’altro ci sono state delle piccole sfide traduttive. Filip Florian è uno stilista e un vero cesellatore della scrittura. La mia sfida principale è stata proprio quella di far trapelare attraverso la traduzione questa peculiarità dell’autore.

Sei appena tornata dal Salone del Libro 2010. Per quanto riguarda le presenze di autori dalla Romania, com’è andata a Torino?

Indubbiamente, l’Istituto Culturale Romeno insieme al Centro Nazionale del Libro hanno offerto un programma molto interessante e variegato. A parte Filip Florian, ho avuto modo di incontrare,  nuovamente o per la prima volta, scrittori quali Dan Lungu, Dinu Flămând, Nora Iuga, Ştefania Mihalache, Radu Ţuculescu e così via.

Qualche momento particolare che ti abbia colpito?

Non riesco a scegliere un particolare evento. Ogni momento mi è sembrato interessante, un modo di conoscere cose nuove e di schiudere gli occhi su nuovi territori letterari. Sono rimasta affascinata dalla fluidità della traduzione italiana dei versi di Flămând fatta da Giovanni Magliocco, per esempio. Mi è piaciuto il momento dedicato alla letteratura infantile svoltosi alla FNAC giorno 16, con Călin Torsan e Ioana Nicolaie. La mia bambina, Rikke, se n’è tornata a casa con il volumetto Aventurile lui Arik scritto dalla Nicolaie, con tanto di dedica, e con un paio di cartoline e segnalibri con le illustrazioni di “Clubul ilustratorilor” (il club degli illustratori) di Bucarest.

Allora, meno male che anche i piccoli hanno la loro soddisfazione! A proposito di illustrazioni e copertine, passiamo agli editori impegnati nel far conoscere gli autori romeni in Italia. Come ti sembra la situazione attuale?

Se consideriamo gli scrittori presentati al Salone, possiamo vedere che un po’ di editori si stanno interessando di letteratura romena. Ma di certo non è facile trovare editori italiani disposti a pubblicare scrittori romeni, specialmente se l’opera non è mai stata pubblicata in un altro paese di riferimento (Francia, Germania, Gran Bretagna). Si cerca di andare sul sicuro, diciamo. Comunque, qualcosa si muove. In parte, i programmi di finanziamento dell’ICR stanno aiutando a promuovere gli scrittori e rendere gli editori meno restii alla pubblicazione. Ma agli editori importa molto che il romanzo o il volume di poesia si venda e che lo scrittore attiri le attenzioni di pubblico e media.

Certo, torniamo alla domanda che di sempre: quanto interessa la letteratura romena? In fondo, molto dipende dal pubblico, dai suoi gusti.

Secondo me si dovrebbe guardare oltre la provenienza dell’autore di un’opera. Infatti, un buon romanzo è un buon romanzo… la nazionalità dello scrittore non dovrebbe contare poi tanto. Per questo, penso che i lettori possono fare molto per cambiare questa situazione.

(22 maggio 2010)

L’autore: Filip Florian, classe 1968, ha lavorato come giornalista e reporter per Radio Europa Libera (Free Europe). Dita mignole, suo romanzo di debutto, ha ricevuto numerosi premi, tra i quali  quello per il miglior primo romanzo dell’Unione degli Scrittori Romeni, ed è stato tradotto in oltre dieci paesi. Ha scritto altri due romanzi, Băiuţeii (I ragazzi di viale Băiuţ, 2006), a quattro mani con il fratello Matei, e Zilele regelui (I giorni del re, 2008). Vive a Bucarest.

“Sacra Montagna e l’ortodossia nell’epoca della turcocrazia”

26 maggio 2010 Commenti disabilitati

L’Associazione Culturale “Insieme per l’Athos – Onlus” annuncia il suo nono Convegno Internazionale di studi sulla cultura e spiritualità del Monte Athos: “Sacra Montagna e l’ortodossia nell’epoca della turcocrazia”, che si svolgerà sabato 29 maggio dalle ore 9 alle 13 presso l’Accademia di Romania in Roma, P-zza José de San Martin 1.

Monastero serbo-ortodosso Hilandar, sul Monte Athos

L’evento, patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Fondazione Europea Dragan, dall’Accademia di Romania in Roma, dall’AISB (Associazione Italiana Studi Bizantini), dall’AISSCA (Associazione Italiana Studi Santità Culti Agiografia), dalla Regione Lazio, dalla Provincia di Roma, dal Comune di Roma e dalle Ambasciate di Cipro, Bulgaria, Albania, Georgia (S. Sede), Grecia, Romania, Russia (S. Sede), Serbia, Ucraina e Moldavia, è curato dall’Associazione “Insieme per l’Athos – Onlus”, costituitasi con il preciso scopo di riscoprire e divulgare l’immenso patrimonio spirituale ed artistico della cultura athonita attraverso iniziative di natura molteplice come viaggi, mostre, convegni, pubblicazioni, etc. L’avvenimento si svolgerà con la Benedizione della Sacra Epistasia del Monte Athos, organo politico ed esecutivo della penisola monastica, e di S. E. Rev.ma Metropolita Gennadios, Arcivescovo ortodosso d’Italia e di Malta (Patriarcato Ecumenico). L’appuntamento di sabato 29 maggio intende soffermarsi sulla storia e sulla spiritualità athonita nel periodo che va dalla caduta di Bisanzio (1453) alla pubblicazione della “Filocalia” (1781). I percorsi di studio, guidati da insigni studiosi, coinvolgeranno molteplici discipline, nel tentativo di offrire un panorama il più completo possibile degli elementi fondanti la cultura dell’Athos nel detto arco temporale, in specie dal punto di vista storico e filologico.

Durante la giornata di studi interverranno: il prof. Vladeta Jankovic, ambasciatore di Serbia presso la Santa Sede; il prof. Zoran Rakic, esperto di arte cristiano-ortodossa; il prof. Ion Ionascu, studioso di mistica cristiano-orientale; il prof. Alessandro Giovanardi, cultore di iconografia cristiano-orientale ed occidentale; i proff. Panaghiotis Yfantis e Christos Arambatzis, studiosi del mondo ellenico; il dott. Mikhail Talalay, esperto di spiritualità russa; padre Agostino Tessore, sacerdote greco-ortodosso e studioso di patristica e storia del Cristianesimo.

Convento athonita Xenophontos

Fonte e info sul programma: Associazione Insieme per Athos (pres. Giuseppe Sergio Balsamà), tel. 338-8728763, e-mail: insiemeperathos@yahoo.it, giuseppe.balsama@tiscali.it.

Giornata di studi dedicata ai rapporti culturali veneto-transilvanici

26 maggio 2010 Commenti disabilitati

Giovedì 27 maggio, dalle ore 18.30, l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia organizza nell’aula conferenze “Marian Papahagi” un dibattito sulle prime evidenze storiche delle interferenze culturali romeno-veneziane. Relatori: dott.ssa Florina Ciure (Muzeul Ţării Crişurilor, Oradea) e prof. Gianfranco Giraudo (Università di Venezia).

La cittadella medioevale di Oradea (Gran Varadino)

Prosegue il programma avviato nel 2009 Borsisti “Iorga” e “Pârvan”, di nuovo in Italia che vede quali invitati i beneficiari delle più importanti borse dello stato romeno in Italia dopo il 1989, riprese su iniziativa del compianto professore italianista Marian Papahagi.

Il secondo invitato dell’Istituto di Venezia nell’ambito di tale progetto, dopo dr. Şerban Marin, è dr. Florina Ciure, borsista “Nicolae Iorga” a Venezia nel biennio 2004-2006, ora museografo presso il Museo “Ţării Crişurilor” di Oradea (Gran Varadino). La sua comunicazione tratterà delle “Interferenze culturali veneto-transilvane (sec. XVI-XVII)” ed analizzerà le modalità attraverso le quali sono entrati e si sono diffusi nella Transilvania gli influssi dell’Umanesimo e del Rinascimento (attraverso gli studenti transilvani che completavano la loro formazione professionale all’Università di Padova, nell’allora Repubblica di Venezia), nonché i principali vettori della diffusione delle idee innovative nelle zone di origine; ad esempio, gli architetti e ai mastri veneziani che hanno edificato nella Transilvania fortificazioni e costruzioni edili (su commissione dei principi o della nobiltà locale, trasponendo in pratica forme architettoniche e modalità di costruzione tipicamente veneziane), o gli artisti veneziani che hanno risieduto presso la corte principesca transilvana, in particolare verso la fine del secolo XVI, tramite i libri stampati a Venezia che hanno circolato nei Principati e che ora si trovano conservati nelle biblioteche dello spazio intracarpatico (Transilvania).

Nell’ambito della stessa manifestazione, prof. Gianfranco Giraudo (Università Ca’ Foscari di Venezia) presenterà la comunicazione dal tema “Libri e manoscritti riguardanti i Paesi Romeni in biblioteche veneziane”. Prof. Giraudo presenterà testimonianze inedite sui Paesi Romeni, sui loro abitanti e su certi eventi politici in cui essi sono stati coinvolti, scoperte nei manoscritti e nei volumi dei cospicui archivi veneziani.

Sibiu (Romania centrale) con la cattedrale ortodossa che si staglia sul profilo dei Carpazi

La manifestazione fa parte della serie di eventi che segnano 80 anni dalla fondazione della “Casa Romena di Venezia” – l’attuale Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia – a opera di Nicolae Iorga, che nel 1930 si proponeva come obiettivo principale l’accoglienza e la guida di giovani borsisti romeni, soprattutto storici e artisti.

Fonte e info: Istituto Romeno di Venezia, Palazzo Correr, Cannaregio 2214, Venezia, tel. 041-5242309, 041-5242057, e-mail istiorga@tin.it.

“Musica per lupi” – un libro per non dimenticare gli orrori del comunismo

25 maggio 2010 Commenti disabilitati

Martedì 25 maggio, ore 18.00 – libreria Mondadori Trevi, Roma: presentazione del libro Musica per lupi di Dario Fertilio. Intervengono: Carlo Ripa di Meana, Franco Cordelli, Miruna Cajvaneanu. Letture di Luca Terrazzano.

Musica per lupi narra la storia del più orrendo esperimento carcerario condotto fra il 1949 e il 1952 in un carcere speciale di Piteşti, a nord di Bucarest. Le torture volte alla rieducazione di giovani oppositori del regime sfociarono in un culmine demoniaco senza precedenti, affine alle 120 giornate di Sodoma del marchese de Sade, poi riprese in un celebre film da Pasolini. L’idea di fondo era quella della “rieducazione” con il fine di creare “uomini nuovi”. Piteşti rappresenta qualcosa di imparagonabile e unico nella storia del Novecento: non l’annientamento ideologico e biologico come ad Auschwitz; non lo sterminio pratico e di massa come nei gulag sovietici; e neppure la rieducazione forzata e spietata come in Vietnam o Cambogia. Si tratta piuttosto di una tortura ininterrotta, attuata di giorno e di notte secondo regole precise, e concepita come un fine in se stesso. Anziché affidare l’esperimento a squadre di “scienziati” del tipo Mengele, venne deciso di lasciare carta bianca a un gruppo di detenuti guidati da Eugen Ţurcanu, in possesso di eccezionale acutezza mentale, prestanza fisica e capacità di leadership. Nel 1952, quando le prime notizie sull'”esperimento Pitesti” cominciarono a filtrare, per evitare uno scandalo vennero incriminati gli autori (Ţurcanu in testa): il processo sanzionò la pena di morte per i responsabili, senza toccare gli alti mandanti. Il segreto di Pitesti venne così gelosamente sepolto nella tomba di Ţurcanu, e ancor oggi (benché in Romania si stia cercando ora di girare un film sull’argomento) il tabù è intatto.

Dario Fertilio (foto), giornalista al «Corriere della Sera», è autore di saggi e romanzi. I temi conduttori della sua opera sono la ribellione contro il potere ingiusto e l’autoritarismo, la libertà di comunicare, il coraggio di amare. Alcuni dei suoi libri sono dedicati al mondo degli intellettuali e alla comunicazione (Il Grande CervelloLe notizie del diavolo), altri ai valori e agli ideali (Il fantasma della libertà), altri ancora al dibattito delle idee (Arrembaggi e pensieri, conversazione con Enzo Bettiza). Nel romanzo surreale Teste a pera e teste a mela l’accento cade sugli aspetti assurdi e inumani insiti in ogni pretesa ideologica. Oltre a Musica per lupi, con Marsilio ha pubblicato La morte rossa. Storie di italiani vittime del comunismo (2004, due edizioni) e La via del Che. Il mito di Ernesto Guevara e la sua ombra (2007). [Fonte: http://www.marsilioeditori.it]

Play! – Alex Mirutziu (performance), Radu Comşa e Vlad Olariu, a Roma

24 maggio 2010 Commenti disabilitati

Dal 25 al 30 Maggio 2010
Sala Esposizioni dell’Accademia di Romania
Inaugurazione: 25 Maggio 2010, ore 18.00 – 21.00

Nell’ambito della fiera dell’arte contemporanea Roma Road to Contemporary Art, l’Accademia di Romania ospita la mostra Play!, un progetto a cura di Mirela Pribac.

Play! si propone di investigare i meccanismi del gioco, atto sintomatico non solo dell’età infantile, ma anche intimamente connesso alla società contemporanea. Dall’homo ludens di Johan Huizinga, la cui esistenza è definita e confermata dal gioco come fondamento culturale, all’homo ludens post-ludus che, per via di meccanismi ludici sfuggiti al proprio controllo arriva ad auto-sabotarsi, ad entrare in collisione con le convenzioni d’ordine socio-politico, ad auto-lesionare la propria immagine e carriera. I tre artisti romeni invitati a sviluppare queste idee, Radu Comşa, Alex MirutziuVlad Olariu s’incontrano al livello di quella membrana dove i due universi riescono a permearsi, dove il gioco diventa vita, dove la vita è – per un brevissimo intervallo – risposta al gioco, per poi trasformarsi nella sua grande interrogazione. Gli artisti presenteranno pittura, scultura e performance insieme ad una serie di interventi site-specific nello spazio dell’Accademia di Romania.
Play! presenta in anteprima una performance straordinaria di Alex Mirutziu, il giovane artista che ha riscontrato un grande successo quest’anno a New York, grazie alle sue raffinate meditazioni sugli intrecci tra il mondo della moda, l’arte e la vita. La performance si svolgerà il 25 maggio, dalle ore 19.00.
Un progetto in collaborazione con la galleria Sabot di Cluj-Napoca.

R. Comsa, "Your dreams still clinging to the pillow", 2007, ricamo su cuscino

Gli artisti

Radu Comşa (n. 1974) si interessa al voyeurismo. Presenta dei lavori che giocano sulla memoria sovversiva intrecciata con il voyeurismo. La sua pittura e’ in un continuo processo del ri-immaginarsi, che insaziabilmente digerisce i suoi dintorni/contorni e sottolinea la preziosità dei dé’jà-vu.

Alex Mirutziu (n. 1981) presenta una performance site-specific incentrata sull’investigazione dell’errore estrapolato formalmente dal mondo della moda. L’artista ricrea una sfilata adottando l’intero armamentario di una modella. Ogni momento di caduta o di mancanza di equilibrio sarà punteggiato e sarà tenuto in conto come paradigma dell’errore, dell’inganno e della manipolazione nell’arena dei giochi dell’umanità’.

Vlad Olariu, "Ghost Truck", 2009, plastica sciolta

Vlad Olariu (n. 1983) gioca con la sottile ironia. Presenta dei piccoli oggetti che riguardano la vita adulta, le azioni sovversive del turismo e dell’industria rivisitate attraverso forme appartenenti al mondo dell’infanzia. I candidi gioccatoli si trasformano in strumenti sovversivi attraverso i quali l’artista critica i grandi giochi dell’umanità. Presenta anche un grande lavoro site-specific.

Giorni di visita: Mer. 26, Gio 27, Ven 28, Sab 29: Orario / 10–16; Dom. 30 / su appuntamento, tel. 327.427.56.46
Accesso / libero

Un libro spartiacque: “Romeni – la minoranza decisiva per l’Italia di domani”

23 maggio 2010 1 commento

Il volume sarà presentato mercoledì 26 maggio alla Camera dei deputati, alla presenza di Gianfranco Fini e Giuliano Amato.

Da pochi mesi è uscito, per le edizioni Rubettino, il libro Romeni. La minoranza decisiva per l’Italia di domani (171 pp., 14 euro), con una prefazione di Luigi Manconi il cui titolo – “I romeni e l’ostilità variabile” – riassume perfettamente una situazione che ha raggiunto il suo apice nel 2007. Sulle ragioni e gli effetti di questa recente ostilità nei confronti degli stranieri in generale e dei romeni in particolare (senza dimenticare i marocchini prima e gli albanesi dopo), si è discusso molto, sulla stampa, negli ambienti politici, nelle indagini sociologiche. Finora, per quanto riguarda l’analisi della presenza romena in Italia, il riferimento statistico più completo resta il Dossier monografico della Caritas e i relativi aggiornamenti annuali sullo stato dell’immigrazione in Italia. Numerose altre indagini locali o generali sono in corso, anche in forme istituzionali di collaborazione tra l’Italia e la Romania. Negli ultimi anni, sono in costante aumento anche gli interventi pubblici, le testimonianze, i racconti autobiografici o altri lavori di natura letteraria, di autori migranti, che consentono al pubblico di conoscere meglio sia le esperienze soggettive dei narratori, sia il contesto internazionale in cui avvengono i flussi migratori di oggi. Il libro qui segnalato rappresenta, da questo punto di vista, una novità. Scritto da due autori – un parlamentare italiano e una giornalista romena residente in Italia – che hanno dimestichezza sia con la politica italiana sia con l’immigrazione romena, è rivolto non tanto al passato o al presente, ma al futuro; un futuro che contempla non già una semplice “comunità di immigrati”, ma addirittura una “minoranza” – termine in genere riservato ai gruppi storicamente radicati in un territorio. Ne abbiamo discusso con Alina Harja, ideatrice e co-autrice del libro, che ha rilasciato una breve intervista per il sito web FIRI:

Red. FIRI: Qual è stato il fattore spronante per scrivere questo libro?

Alina Harja: Ci occupiamo da tempo del problema dell’integrazione degli stranieri in Italia, con particolare attenzione per la comunità romena. Abbiamo pensato che un libro che desse la parola a questa comunità, avrebbe potuto meglio di altri strumenti far conoscere i problemi esistenti e far riflettere gli italiani sulla necessità di una maggiore apertura. Fino a questo momento si è sempre parlato dei romeni in loro assenza, sono stati fatti dei decreti che li riguardavano senza neppure consultarli.

Come ha funzionato la co-scrittura? Quattro mani, due menti, settori di competenza separati?

Ne abbiamo parlato molto insieme, poi ognuno ha scritto i suoi pezzi, correggendo ed integrando quelli dell’altro. In alcuni casi, abbiamo riscritto completamente i brani in questione. Possiamo dire che le due menti si sono amalgamate piuttosto bene, tanto che non sappiamo più distinguere chi ha scritto cosa.

Qual è il messaggio, o la speranza, che il vostro libro vuole trasmettere?

Il libro intende mostrare che l’immigrazione romena è una questione troppo complessa per ridurla ad un cliché. Che questi uomini e donne “in carne ed ossa” sono una risorsa per la società italiana. Che insomma, se la società italiana fallisce sul banco di prova dell’integrazione di questa comunità, la più affine alla propria cultura, non potrà di certo integrare le altre comunità di immigrati. Bisogna partire dai romeni, che di diritti ne hanno già come cittadini comunitari, per iniziare a trovare dei modelli anche per gli altri.

***

Alina Harja (Vaslui 1980) giornalista, corrispondente in Italia di Realitatea Tv. Ha lavorato per il giornale Parvapolis e collabora con Metropoli (il supplemento multietnico de “La Repubblica”). Attiva da anni nell’associazionismo romeno in Italia, presiede l’Associazione “Amici della Romania”. Attualmente lavora come assistente parlamentare dell’on. Guido Melis alla Camera dei Deputati.

Guido Melis (Sassari 1949) professore di storia delle istituzioni politiche  all’Università “La Sapienza” di Roma, ha scritto vari saggi tra i quali Storia dell’amministrazione italiana 1861-1993. Dirige la rivista Le carte e la Storia. Deputato del PD dal 2008, presiede l’associazione parlamentare di amicizia Italia–Romania.

Update 26 maggio: gli interventi in occasione della presentazione del libro alla Camera dei Deputati (v. foto sotto) possono essere seguiti qui: http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Eventi/Dettaglio?IdEvento=550.

Update 16 giugno: Presentazione del libro a Padova, l’11 giugno, in presenza degli autori, dell’ex ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer (europarlamentare PD) e della romena Nona Evghenie, consigliere comunale a Padova, sul blog di Alina Harja.