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Archive for novembre 2015

A novembre in “Orizzonti culturali italo-romeni”

29 novembre 2015 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. n. 11, novembre 2015, anno V) mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

 
Zeani_Talento e bellezzaVirginia Zeani, la stella italo-romena che brillò con Karajan e Pavarotti Una stella nel firmamento della cultura italo-romena: ecco Virginia Zeani, forse meno nota alle generazioni giovani, ma astro luminoso della lirica, che ha cantato con tutti i grandi del mondo (Gigli, Del Monaco, Domingo, Pavarotti), sotto le più prestigiose direzioni (von Karajan, Mehta, Giulini) e sui più grandi palcoscenici (Milano, Vienna, New York). Nata nel 1925 in un villaggio della Transilvania, Virginia Zeani si stabilisce nel 1943 in Italia, poi negli Stati Uniti. La sua storia viene narrata nel libro-intervista di Sever Voinescu, ora edito anche in italiano con il titolo Virginia Zeani. Talento e bellezza.

L’architettura dei regimi totalitari. In dialogo con Sorin Vasilescu Ospite questo mese de «Gli invitati di Smaranda Bratu Elian» è Sorin Vasilescu, architetto e professore di Architettura a Bucarest. Legato all’Italia da motivi familiari (la moglie è italiana) e scientifici (ha scritto per il Dizionario dell’architettura del XX secolo, è membro del Centro Internazionale «Andrea Palladio»), merita una particolare menzione tra l’altro per il suo importante volume L’architettura dell’Italia fascista (Bucarest 2011). Proprio all’architettura dei regimi totalitari del Novecento, con particolare riferimento a quella promossa dal fascismo in Italia, è dedicata l’intervista che pubblichiamo.

Quando Fondane divenne filosofo: «Rencontres avec Léon Chestov» Sta per uscire in Italia la traduzione di Rencontres avec Leon Chestov di Benjamin Fondane, testo pubblicato in Francia nel 1892, con i colloqui e gli scambi epistolari tra Fondane e il filosofo russo. «È il bene più prezioso che io possegga», così disse di questi scritti Fondane. In effetti l’incontro con Chestov segna una profonda svolta per il pensatore romeno, che dalla poesia migra verso gli orizzonti della filosofia. Firmata da Olivier Salazar-Ferrer, massimo esperto europeo dell’opera di Fondane, ecco la presentazione del volume, tradotta da Luca Orlandini, curatore dell’opera fondaniana.

Biblioteca Cioran: «Tempo e esistenza». Tesi di Marcella Vitiello Il rapporto che la coscienza del tempo instaura con l’esistenza costituisce uno degli assi fondamentali della tesi dedicata da Marcella Vitiello a Cioran. «Al di là della priorità e della rilevanza che Cioran intende attribuire al vissuto personale, va colta la portata dell’acquisizione della coscienza temporale nell’ambito dell’esistenza individuale. Cioran, lasciando trapelare una forma di coinvolgimento con l’universo storico temporale, riserva all’analisi dell’orizzonte storico una notevole attenzione, che sconfina in una critica severa e serrata di ogni forma di compromissione con il divenire».

ruxandra-cesereanuRuxandra Cesereanu e la sua «Venezia dalle vene viola» Venezia dalle vene viola. Lettere di una cortigiana di Ruxandra Cesereanu (Aracne 2015) ci fa intravedere non solo una Venezia decadente, onirica e gotica, ma soprattutto una Venezia interiorizzata, un «odore archetipico», un’«Atlantide rovesciata». «È incredibile – scrive il traduttore Giovanni Magliocco – come una poetessa romena abbia avuto questa sensibilità di percepire quello che anche per me è l’essenza più profonda di questa città, essenza che di rado mi è capitato di ritrovare in altri testi». Presentiamo il volume con una intervista di Cristina Gogianu e alcune poesie.

«La tua carezza di cotone». Versi di Horia Pătraşcu «La tua carezza di cotone al 100% / Senza neanche un po’ di poliestere,/ Tutta terra ed etere/ Mi entrava in corpo come un’ispirazione». Pubblichiamo una selezione di poesie a firma di Horia Pătrașcu, tradotte in italiano da Amelia Natalia Bulboacă. Classe 1976, Horia Pătrașcu ha conseguito nel 2009 il dottorato di ricerca in Filosofia presso l’Università «Al. I. Cuza» di Iași e nel 2013 il post-dottorato presso la stessa Università. È autore di cinque libri e in Romania è conosciuto anche per la sua intensa attività pubblicistica.

«Parole in musica. Musica di parole». Al via le nuove Serate Italiane Lo scorso 20 ottobre ha preso il via, a Bucarest, la quinta stagione delle Serate Italiane. A differenza delle precedenti edizioni, la nuova Serata si è proposta di oltrepassare l’ambito della letteratura per spaziare nell’universo della musica. Fabrizio de André, Gino Paoli, Luigi Tenco, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, Vasco Rossi sono stati alcuni dei cantautori di cui, nel corso della Serata, si sono ascoltate e studiate le creazioni, protagoniste dell’apertura di una nuova strada alla musica italiana con riflessi, in qualche caso, anche sulla poesia. Cronaca di Georgiana Nuţu.

 

Sînziana Popescu e il suo “mondo-di-là”

29 novembre 2015 Commenti disabilitati

Sînziana Popescu e il suo “mondo-di-là”

di Sara Salone/FIRI

La Romania e la letteratura per l’infanzia   Quando ero piccola, degli amici di famiglia mi regalarono un libro. Si trattava di “Le avventure di Tempestino”, una raccolta di filastrocche illustrate che ho amato molto. Chi l’avrebbe detto che poi, da studentessa universitaria, mi sarei – di nuovo – avvicinata e appassionata alla letteratura romena? Sì, perché Tempestino nasce dalla fantasia dell’autore romeno Tiberiu Utan, e giunge in Italia con una traduzione del 1972.

   La maggior parte delle traduzioni di letteratura romena per l’infanzia in italiano si colloca tra gli anni Sessanta e Settanta: Ioan Slavici, Petre Ispirescu, Ion Creangă e le loro belle fiabe e leggende; Cezar Petrescu con “Fram, orso polare”; ma il romanzo romeno per ragazzi più recentemente tradotto – dal francese – è “Un ballo per un diamante magico” di Virgil Tănase, apparso in Italia solo negli anni Novanta.

   L’editoria italiana per ragazzi è evidentemente orientata verso altre letterature: americana, inglese, spagnola, francese. La letteratura d’infanzia est-europea fa le veci di Cenerentola. A torto, aggiungerei io. Per quanto riguarda la letteratura romena (non conosco la situazione polacca, russa e così via) ho avuto l’onore di conoscere – e tradurre – una delle più promettenti e premiate autrici romene contemporanee.  Sto parlando di Sînziana Popescu (nata a Târgu Mureş nel 1972), romanziera e autrice di teatro per bambini e ragazzi. L’autrice debutta in letteratura già negli anni dell’università con uno spettacolo televisivo. Dopo la laurea in Medicina e Farmacia lavora per lo più come giornalista per riviste scientifiche. Parallelamente continua a scrivere pezzi teatrali per bambini, vincendo i primi premi ai concorsi promossi dal Ministero della Cultura, da Radiodiffusione Romena, dal Teatro “Gulliver” di Galaţi e dal Teatro “Ion Creangă” di Bucarest.viaggio di Vlad

   Ho avuto il privilegio di conoscere di persona Popescu nel novembre del 2014, durante una borsa di studio per un corso di traduzione letteraria concessami dall’Istituto Culturale Romeno (ICR) di Bucarest. Avevo contattato l’autrice diversi anni fa, poiché dopo la laurea in Lingua romena presso l’ateneo udinese ero interessata alla promozione della letteratura romena in Italia, e la serie Andilandi aveva subito colpito la mia attenzione. L’anno scorso la casa editrice Mediamorphosis ha deciso di affidarmi la traduzione in italiano del primo volume della serie. Ho accettato di buon grado, entusiasta all’idea di occuparmi di una storia che avevo amato leggere, e allo stesso tempo onorata dalla possibilità di aggiungere un piccolo tassello alla letteratura romena tradotta in italiano.

 Il libro  Il viaggio di Vlad nel Mondo-di-là (Mediamorphosis, Bucarest, 2015, 252 pp., traduzione di Sara Salone, illustrazioni di Luca Clemente) racconta le avventure di Vlad Ionescu, un bambino di dieci anni, costretto a trascorrere l’estate dai nonni, in Transilvania, mentre mamma e papà sono in attesa di due gemellini. Proprio a casa dei nonni il ragazzo incappa in una strana ragazza, che si rivela essere nientemeno che una delle Fate Madrine. Seguendola nel Bosco della Cuccagna, Vlad si trova catapultato in un mondo fantastico popolato da creature magiche e bizzarre, a cominciare da un cavallo parlante che gli farà da accompagnatore in tutte le sue peripezie. Molte delle creature, come le Fate Madrine, i Giganti e i Quieti, sono benevole e desiderano aiutare Vlad; altre vogliono intralciarlo e impadronirsi del prezioso Andilandi, l’Usignolo Incantato. Vlad si trova a lottare contro Vampiri, Draghi e Stregoni, e alla fine del suo viaggio, cresciuto e più saggio, torna a casa, non più geloso, bensì desideroso di essere un bravo fratello maggiore.

  L’autrice Dal 2002 Sînziana Popescu partecipa alla realizzazione di diversi programmi televisivi per Prima TV, Pro TV e Acasa TV. Della produzione teatrale ricordiamo i pregevoli e premiati testi Viaţa ca o poveste (“Una vita da fiaba”) o Minune (“Meraviglia”), Alunec nd într-o prună (“Scivolare su una prugna”), Iubirea unui iceberg (“L’amore di un iceberg”), Domnul de ciocolată (“L’uomo di cioccolata”) e Cînd jucăriile spun pa (“Quando i giocattoli fanno ciao”).

 Sinziana Popescu  Nell’agosto 2008 Popescu pubblica con la casa editrice Mediamorphosis il primo volume della serie Andilandi, Călătoria lui Vlad în Celălalt Tărâm (“Il viaggio di Vlad nel Mondo-di-là), un fantasy per bambini e ragazzi i cui personaggi principali sono le figure più importanti della mitologia romena: Fate, Draghi, Vampiri, Stregoni, Cavalli parlanti…

   Nell’ottobre dello stesso anno lancia la raccolta di pezzi teatrali per bambini Teatru pentru prichindei, mari, mici și mititei (“Teatro per bambini, grandi, piccoli e piccini”).

   Negli anni 2009 e 2010 completa la trilogia Andilandi con i volumi Aventura gemenilor dincolo de Poiana Vie (“L’avventura dei gemelli nella Radura Vivente”) e Drumul Anei prin Valea Plîngerii (“Il viaggio di Anna nella Valle del Pianto”), mentre del 2013 è il volumetto Istorioare cu cosiţe (“Storielle con i codini”), una raccolta di racconti incentrati sui personaggi femminili dei romanzi.

   Nel 2014 Popescu varca i confini nazionali: la raccolta “Teatro per bambini” viene tradotta in inglese, il racconto Maşinuţa Curcubeu (“La macchinina Arcobaleno”) è tradotto nelle versioni bilingui romeno-svedese e romeno-ceco, mentre nel 2015 esce la traduzione italiana del romanzo Andilandi – Il viaggio di Vlad nel Mondo-di-là.

 

A ottobre in “Orizzonti culturali italo-romeni”

15 novembre 2015 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 10, ottobre 2015, anno V) mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

mircea vulcanescuEsiste una «visione romena del mondo»? La tesi di Mircea Vulcănescu Si può parlare di una «visione romena del mondo»? La domanda, problematica e intrigante, si ritrova in alcuni dei più vigorosi pensatori romeni, tra i quali spicca il nome di Mircea Vulcănescu, poliedrico intellettuale della prima metà del Novecento. Nel suo saggio Dimensiunea românească a existenţei (1943) – di cui pubblichiamo in traduzione alcuni passaggi – Vulcănescu delinea una visione romena del mondo e ne propone un’interpretazione filosofica mediante una ricognizione fenomenologica e filologica di cultura e linguaggio. A cura di Francesco Testa.

Lucian Blaga, confidenze di una vita nel postumo «Luntrea lui Caron» Nel 1990 esce a Bucarest Luntrea lui Caron, il romanzo postumo del grande filosofo e poeta Lucian Blaga, in cui la sequenza degli eventi illustra narrativamente e in chiave autobiografica gli episodi di una vita. Ne proponiamo una introduzione critica con traduzione di alcuni brani, segnalando come il libro – coincidente con gli anni della maturità di Blaga – sia anche un racconto in chiave morale e filosofica, ricco di sconfinamenti poetici e meditativi, della tragedia vissuta dall’intellettualità borghese romena durante il comunismo. A cura di Mauro Barindi.

Escono in romeno «I libri della famiglia» di Leon Battista Alberti È in uscita, per la prima volta in romeno, presso la casa editrice Humanitas di Bucarest, l’edizione bilingue di un testo fondamentale del Quattrocento, I libri della famiglia (De familia libri IV) di Leon Battista Alberti (Genova, 1404-Roma, 1472), nell’ormai nota collana bilingue Biblioteca italiana. A questa importante opera, «vero e proprio manifesto della civiltà umanistica», e al suo famoso autore è dedicata l’intervista al professor Francesco Furlan, prefatore del volume e specialista del Rinascimento e in modo particolare dell’Alberti. A cura di Smaranda Bratu Elian.

Lucian Raicu, sguardi sulla Francia in «Cento lettere da Parigi» Lucian Raicu (Iași 1934 – Parigi 2006) è stato uno dei migliori saggisti romeni della seconda metà del Novecento. Durante gli anni ’90 fu, al microfono del programma in lingua romena della «RFI», la penna e la voce di una serie di cronache settimanali in gran parte riprese da prestigiose riviste culturali romene. Nel 2010 esce a Bucarest una raccolta di un centinaio di queste impressioni «a caldo» sulla vita letteraria parigina: presentazioni di libri, conferenze, mostre, interviste radiofoniche o televisive. Ne pubblichiamo un estratto, a cura di Anca-Domnica Ilea.

Marta-Petreu«Portate i verbi». Versi di Marta Petreu Presentiamo una selezione di versi in edizione bilingue di Marta Petreu [foto a destra], scrittrice, saggista e storico della filosofia romena. Marta Petreu è lo pseudonimo letterario di Rodica Marta Crișan, nata nel 1955 a Jucu de Jos (Cluj). Laureata in filosofia all’Università di Cluj, dal 1990 insegna nella medesima università. Collabora a «România Literară» e dirige la rivista «Apostrof». In Romania ha al suo attivo diverse raccolte poetiche e saggi critici. I versi che proponiamo sono tratti dall’antologia La poesia romena del Novecento, traduzione e a cura di Marco Cugno (Edizioni dell’Orso, Alessandria 1996).

Anteprima: «Versi smorti» di Ştefan Damian È in uscita, presso la casa editrice Nemapress di Alghero-Roma, la raccolta Versi smorti di Ştefan Damian, di cui pubblichiamo in anteprima una selezione. Ştefan Damian, poeta, narratore e traduttore di letteratura italiana in romeno, è nato nel 1949 a Hodos-Bodrog; è laureato in lettere italiane e romene all’Università Babeş-Bolyai di Cluj-Napoca, dove è attualmente docente di letteratura italiana presso il Dipartimento di Lingue Romanze. Ha pubblicato diversi romanzi e volumi di racconti, come anche numerosi saggi scientifici. Ha al suo attivo numerose traduzioni in e dall’italiano.

Ancora istroromeno: testo inedito con audio originale Integriamo l’articolo di Antonio Dianich apparso nel numero di settembre con un interessante testo istroromeno inedito e il relativo audio originale. La voce è di Maria Liubicich lu Čərče, 78 anni, nativa di ʹBəršćina, località la Bwoška, e dal 1956 residente a New York, dove però continua a parlare il vlwaški con parenti ed amici istroromeni. I parlanti istroromeni di New York, nonostante il nuovo contatto con l’inglese americano (fenomeno ancora non studiato), hanno meglio conservato la lingua che si parlava nei villaggi storici dell’Istria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ezio Quarantelli

Edizioni Lindau

Corso Re Umberto 37

10128 Torino

A settembre in “Orizzonti culturali italo-romeni”

2 novembre 2015 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 9, settembre 2015, anno V) mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

Cattolici e ortodossi, fratelli oltre le divisioni. Parla il cardinal Bassetti Lo scorso 12 luglio, l’ambasciatore di Romania presso la Santa Sede, Bogdan Tataru-Cazaban, a nome del Presidente della Repubblica Klaus Iohannis ha conferito il titolo dell’«Ordine Nazionale “Servizio fedele” in grado di Gran Croce» al cardinal Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. Un gesto simbolico nei confronti di un Pastore per esprimere gratitudine a un’intera comunità. Nell’intervista realizzata da Giovanni Ruggeri, S.E. il cardinal Bassetti racconta la sua amicizia con la Chiesa ortodossa romena e delinea alcune prospettive ecumeniche.

Dinu Flămând: Da Petrarca a Montale, la grande poesia ha antiche radici Ospite questo mese de «Gli invitati di Smaranda Bratu Elian» è Dinu Flămând, noto poeta, saggista e critico letterario romeno, nonché tra i più importanti traduttori di poesia. Membro fondatore del cenacolo e della rivista «Echinox», che alla fine del secolo scorso ha segnato uno dei movimenti letterari più importanti della Romania, Flămând è stato anche amico del grande italianista Marian Papahagi. Di questa esperienza culturale, dell’opera di traduzione poetica nonché del proprio legame alla cultura e poesia italiana, ci parla in questa ampia intervista.

B_FondaneLa domanda radicale di Benjamin Fondane. Intervista a Luca Orlandini «Una figura affascinante e complessa nel panorama della cultura europea del primo Novecento. Una personalità febbrile, polemica, che irritava non solo per la radicalità delle sue domande, ma anche per il suo stile metodologicamente disinvolto e la sua prosa lirica». Sono alcuni dei tratti salienti di Benjamin Fondane [foto a sinistra], pensatore romeno di primo piano, nel ritratto che ne fa Luca Orlandini, curatore della sua opera in Italia. In dialogo con Antonio Di Gennaro, Orlandini traccia un ampio e affascinante affresco del pensiero di Fondane, ricco di rimandi a grandi protagonisti del Novecento.

«Eventi e personaggi» nella prosa breve di Florin Lăzărescu Pubblicato due mesi fa da Polirom, l’ultimo libro di Florin Lăzărescu, Eventi e personaggi (Întâmplări și personaje), è un piccolo tesoro di prosa, ancora più prezioso in quanto prosa breve, genere poco ricorrente nella letteratura romena. Ma non è questo aspetto statistico a renderlo prezioso, quanto la singolarità dello stile, che tiene insieme oltre duecento racconti, pieni di eventi e personaggi, e soprattutto dello stesso autore. I testi che compongono l’opera provengono dal diario degli ultimi tredici anni di Lăzărescu. A cura di Clara Mitola.

750 anni di Dante. Note di un lettore romeno della «Divina commedia» 750 anni fa nasceva a Firenze Dante Aligheri, il più grande poeta della neolatinità, come lo definisce l’italianista Alexandru Balaci. Pubblichiamo uno studio di Geo Vasile che segnala, tra l’altro, le versioni complete in lingua romena della Divina Commedia: la prima del poeta George Coşbuc, curata e stampata dalla Casa Editrice «Cartea Românească» dal romenista Ramiro Ortiz tra il 1924 e il 1932, la seconda dell’italianista Alexandru Marcu. Le successive sono di Ion A. Ţundrea, della poetessa Eta Boeriu e infine anche dell’italiano Giuseppe Cifarelli.

Iurie Bojoncă, poeta di Bessarabia autoesiliatosi in Italia Poeta per vocazione, portatore di fresche sonorità nella lirica bessaraba e lontano dai club dei letterati, Iurie Bojoncă vive il destino poetico a modo suo. Nato nel 1961, si è laureato alla Facoltà di Filologia dell’Università Pedagogica «Ion Creangă» di Chişinău. Autoesiliatosi in Italia, abita a Mogliano Veneto da circa quattordici anni: in questo tempo ha pubblicato il volume Il fiume Zero e il pioppo dispari (2007) e la raccolta bilingue Din puşcăriile paradisului / Dalle prigioni del paradiso (Art Press, Timişoara 2010, traduzione di Viorica Balteanu), dalla quale proponiamo una selezione di versi.

istroromeni

Istroromeni in abiti tradizionali

Linguistica: l’istroromeno e il suo contatto con il croato L’istroromeno, che i parlanti nativi chiamano vlwaški [valacco] è una lingua neolatina dell’Istria, trasmessa fino ad oggi solo oralmente. Il professor Antonio Dianich ne presenta nuovi aspetti relativi al contatto con il croato: «Forse non è azzardato dire che il grado di compenetrazione tra croato e vlwaški avrebbe portato, in un lasso di tempo più o meno lungo, ad una lenta dissoluzione del vlwaški a favore del croato istriano, e tuttavia il danno maggiore sta avvenendo sotto i nostri occhi nella dispersione dei parlanti a causa degli eventi successivi alla seconda guerra mondiale».

L’«Elegia a Nichita» di Matteo Veronesi Matteo Veronesi propone alcune poesie dedicate al grande poeta romeno Nichita Stanescu, con introduzione di Daniela Bisagno. La figura di Stanescu, evocata sullo sfondo di una «Prahova sperduta», è un’icona che si dissemina. Quasi l’«ombra», il «fantasma», il «demone», la «fiamma» (tutte immagini dotate di una forte valenza allegorica) non fossero altro che membra disiecta, emblemi di un corpo (e di un «io») sperduto, di cui si può dire solo disseminandolo, cioè riducendolo a spoglie o, nel linguaggio alchimistico, sottoponendolo ad Aufösung (dissoluzione).

“L’universo è cenere in trasformazione”

2 novembre 2015 1 commento

Recensione a: E.M. Cioran, Ineffabile nostalgia. Lettere al fratello 1931-1985, a cura di Massimo Carloni e Horia Corneliu Cicortaş, Archinto, Milano 2015.

di Draga Rocchi

 

Un dialogo dell’anima con se stessa. La conversazione di un unico essere – sdoppiato – in due vite possibili. Questo è il contenuto che custodiscono le lettere di Emil Cioran al fratello Aurel (1931-1985), raccolte in un libro dal titolo Ineffabile nostalgia, a cura di Massimo Carloni e Horia Corneliu Cicortaş, per l’editore Archinto.

Emil CioranIl libro è il memoriale di un’esistenza spezzata in due, che la scrittura raccoglie: senza poter del tutto unificare. È la parabola di due destini, quelli dei fratelli Cioran, uniti da una stessa radice che, molto presto, la vita ha reciso – tra Romania e Francia –, creando due storie da un’unica storia.

Nelle lettere Emil Cioran racconta questa separazione, la vive e la sente profondamente rinnovarsi su se stesso, ogni giorno. La scrittura prova a tener insieme il dolore di ricordi spezzati, a tal punto fatti propri da risultare quasi incondivisibili. Da tale difficoltà nel condividere scaturisce la valenza universale di una scrittura intima: sempre personale, ma altrettanto vera per chi legge e vi ritrova l’uomo e il suo destino mortale.

Ciò che è di Cioran è di ognuno, o può esserlo, se si sceglie di riflettere sulla condizione aperta dall’esistenza. Sono lettere private e, allo stesso tempo, nella loro intimità, parlano ad ognuno, perché evocano la forza della memoria in quanto tale, il potere degli affetti, la magia dei luoghi, l’esser stati e il desiderio dell’oltre che ha in sé ogni domandare.

Nelle righe di ogni giorno, c’è l’infanzia nella vecchiaia, il dolore di una leggerezza persa per sempre. C’è il ricordo, a costruire un presente di attesa, di chi vorrebbe far ritorno ma non può. Ci sono anni di vita attraversati da una lontananza incolmabile, fatta di scelte e di desideri, prima ancora che di spazio.

Ci sono immagini improvvise, nitide e, tuttavia, perse per sempre, in un dialogo tra morti e vivi che confonde i confini, annullando il loro senso.

Si parla ad altri per parlare principalmente a se stessi, per chiarire con la propria anima il non detto di una vita: c’è incontro tra vita e morte nella forza fragile di una scrittura in frammenti, di una forma che non contiene più.

Tutto sembra poter tornare, senza che si possa realmente far ritorno. Un esilio metafisico è il luogo dal quale giunge la voce, come un’eco: del pianto, del riso, del cinismo, dell’amarezza, della malattia, della salute. Gli affetti sono costanti, – presenti assenti – modulano lo scorrere dei giorni, dando corpo al vuoto.

Un abisso insuperabile è di fronte e dentro, nel cuore di una sensibilità che non conosce davvero indifferenza, anche quando la esprime – disperatamente –.

Dell’attaccamento alla vanità d’essere parlano le abitudini, diffuse nei giorni: al tempo stesso meccaniche e familiari nella loro gelida estraneità. Dell’essere cercati, senza essere conosciuti, del parlare senza saper star vicino, della superficie priva di spessore sono testimonianza i molti che scrivono, i molti che vogliono, invitano, premiano e criticano. Contro tutto ciò, la fuga verso un altrove irraggiungibile. Tentata e ritentata, nella follia di gesti folli, forse creatori.

Il silenzio dell’anima di Cioran produce, così, nelle lettere, una scrittura d’ascolto, rubata, solo per brevi tratti, al tempo dell’inessenziale, a ciò che allontana e che, per questo, si dovrebbe allontanare.Ineffabile nostalgia copertina web

La verità è seduta accanto, mentre lo scorrere delle illusioni continua a far teatro alla vista. Ascoltare, ascoltarla, è forse ancora possibile, se l’anima impara con fatica a non disperdersi, raccogliendo le forze che l’età e la vita ancora concedono.

La scrittura può registrare quanto accade, farsene portavoce, rendere immortale ciò che è perituro, custodire l’eternità dell’inessenziale, affinché non vada dispersa, affinché non vada confusa fino a generare le ragioni di nuovi inganni.

Il presente è costellato di luoghi della memoria, così vivi da poter essere percorsi nell’immaginazione, così lontani nella realtà. Sono soprattutto i luoghi dell’infanzia, quelli in cui qualcosa si è interrotto, quelli che si attraversano ancora, tante volte, senza poterci mai tornare. Sono la felicità capita solo dopo: quella che il tempo restituisce quando non c’è più. Luoghi leggeri, fatti di sogni: luoghi che la vecchiaia sa che non potranno appartenerle mai. Luoghi di tempo, che forse neanche si è vissuto, più profondi dei pensieri, più forti degli affetti. Sono le immagini che impediscono la dispersione dell’anima e fanno da raccordo tra il presente che viviamo e l’essere che non siamo più e mai saremo ancora. Senza stanchezza il cuore indugia dentro strade sospese nel tempo, intravedendo il destino che non ha mai avuto. La volontà ripercorre passi bambini, cercando nel presente nuovi inizi, che si negano.

La storia personale e quella importante dei fatti accaduti non hanno soluzione di continuità: nessun evento è dato, se non come vissuto. Grande e piccolo, generale e personale, seguono un solo destino, la cui forza e il cui senso sono preclusi alla coscienza che li cerca.

Ogni lettera custodisce e perde, è frammento e richiamo alla totalità, è individuale e collettiva, rivolta ad uno perché parli a tutti.

La scrittura raccoglie la cenere di un universo personale in costante trasformazione: mescola i piani, lavora negli affetti, svuota e riempie, recide e dà vita.

Nespus dor, ineffabile, indicibile nostalgia, è ciò che prova e sempre proverà chi cambia lingua e lascia il suo paese, o chi, pur restando, vive davvero, nella ricerca di sé, e sente nel profondo la condizione radicale dell’esistenza, come esilio dalla perfezione.

La condizione dello spaesamento, dell’assenza di radici, del non sentirsi a casa anche in ciò che vi è di più familiare. Questo è il proprio dell’essere umano, questo è il tema sotteso da ascoltare, che attraversa, come un basso continuo, ogni lettera di Cioran al fratello, legandola alle altre: trama variegata di un unico tessuto esistenziale.

Francia e Romania, i luoghi della divisione fisica di Emil e Aurel, finiscono così per diventare stati dell’anima, condizioni di separazione, scelte radicali, ferite diverse per chi porta in sé lo stesso sangue. Non serve cercare di sanare la distanza, sognare e realizzare un ricongiungimento.

Il tempo ha reso straniera l’anima a se stessa, approfondendo il solco scavato nella terra della propria interiorità. Ha reso sconosciuto un fratello e familiare ciò che è estraneo. Il tempo ha insegnato a essere nella trasformazione, a perdere identità, a non possedere nulla, nemmeno se stessi.

Eppure di questi infiniti piccoli frammenti qualcosa rimane. Nella scrittura – controluce – si rivela un’immagine: qualcosa di ciò che la vita è stata e non sa più, qualcosa che lega indissolubilmente, entro una sola trama, i frammenti che la realtà ha spezzato, impedendone la deriva.

Un’origine è intravista, come cammino e meta, come luogo che non esiste e che, per questo, catalizza su di sé il desiderio del ritorno, raccordando tutte le strade, percorse e da percorrere. Per quel che resta. Ogni cosa è illuminata da questo riflesso, presente in ogni lettera, come traccia di scrittura. Ogni cosa è custodita e persa nella memoria che opera, trasformando l’universo interiore, donando ad esso nuove forme a partire dalle sue ceneri continue.

Il pensiero sa ciò che l’esistenza non potrà mai essere: la vede nel suo insieme, prima ancora che realmente si concluda, la sente come unica, personale e totale, passata e non ancora finita.

Il pensiero registra, attraverso la scrittura, il desiderio di senso, la volontà di conferire totalità a partire dai ricordi di ciò che si è amato e che dà continuità alla trama di un’esistenza ferita dalla perenne estraneità a se stessa. Nell’origine, sentita e mai raggiunta, nessun frammento è solo. Di questa unità, e della sua luce possibile e mai reale, il pensiero di Emil Cioran scrive, raccontando – anche per noi – una vita di esperienze e d’attesa.

«Penso alla neve che ricopriva tutto».