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Archive for maggio 2008

Marian Crisan vince la Palma d’oro per cortometraggi

26 maggio 2008 Commenti disabilitati

Cannes 2008: i premi vanno a registi europei provenienti da tre paesi neolatini: Francia, Italia e Romania.

Quest’anno, la Palma d’oro: è andata al film francese Entre les murs di Laurent Cantet. Il gran premio è andato al Gomorra di Matteo Garrone, mentre un altro film italiano, Il divo di Paolo Sorrentino, ha vinto il premio della giuria. Il film Megatron del romeno Marian Crisan ha vinto la Palma d’oro per i cortometraggi.

24-25 maggio, Milano: Forum della comunità romena d’Italia

23 maggio 2008 4 commenti

24-25 maggio: Si è svolto a Milano il primo Forum della comunità romena d’Italia. I rappresentanti della diaspora romena in Italia (associazioni, personalità del mondo culturale, rappresentanti dei culti religiosi, dei sindacati e dei partiti) hanno incontrato i rappresentanti del governo di Bucarest.

Il Forum è stato organizzato dal Consolato Generale della Romania a Milano, in collaborazione con un gruppo d’iniziativa di alcune associazioni e col sostegno del DPPR (Dipartimento per le relazioni con i romeni nel mondo, del Ministero romeno degli affari esteri, MAE). L’evento è nato per iniziativa del premier Călin Popescu-Tăriceanu, che lo aveva proposto durante la sua visita in Italia, nel novembre 2007. Sono stati presenti il segretario di stato romeno Mihai Gherghiu, e l’ambasciatore in Italia Răzvan Rusu. I 150 partecipanti hanno rappresentato un’ottantina di associazioni romene d’Italia, oltre agli organizzatori, ospiti istituzionali, giornalisti ecc. I rappresentanti della diaspora romena in Italia – associazioni, personalità del mondo culturale, rappresentanti dei culti religiosi, dei sindacati e dei partiti – hanno affrontato insieme ai rappresentanti del governo di Bucarest un’ampia tematica, suddivisa in cinque sezioni: 1. lo sviluppo e la coesione della realtà associativa; 2. l’educazione in lingua romena; 3. il reinserimento socio-professionale e le opportunità imprenditoriali; 4. l’impatto dell’infrazionalità sull’integrazione della comunità romena nella società italiana; 5. l’immagine della comunità romena in Italia.

Il Forum è stato innanzitutto un’occasione per molti rappresentanti della diaspora di conoscersi e di individuare linee future di collaborazione. Lo stesso segretario di stato Gheorghiu ha dichiarato che è stato raggiunto il principale obiettivo del Forum, quello di “aumentare il grado di solidarietà della comunità romena d’Italia”, come punto di partenza per futuri incontri annuali.

In un’intervista alla televisione romena TVR International, l’ambasciatore romeno presso la Santa Sede, Marius Lazurcă, ha sottolineato il ruolo “cruciale” delle chiese nelle comunità della diaspora, e in particolare quello della Chiesa cattolica italiana, che in molti casi ospita le parrocchie ortodosse romene. Anche il console generale della Romania a Milano, T.G. Dinu, ha auspicato l’unificazione di una comunità nota piuttosto per il suo individualismo, a pochi giorni dall’inaugurazione della prima Diocesi ortodossa romena d’Italia.

A sua volta, George Tesereanu, presidente dell’associazione Democrazia e Libertà, ha messo in risalto il “bonus di governabilità” rappresentato delle rimesse degli emigrati inviate in Romania, definendo la comunità romena all’estero “una delle più efficienti aziende della Romania”. Tesereanu ha parlato dell’importanza di una selezione qualitativa nel processo di federalizzazione del mondo associazionistico romeno, ai fini si una promozione efficiente della comunità. Un’idea, questa, convergente con quella espressa dall’avv. Fabio Galiani, dell’associazione Euromeni d’Italia, che ha auspicato un “associazionismo qualificato”.

Nel suo intervento, il consigliere presidenziale Cătălin Avramescu ha letto il messaggio di Traian Băsescu rivolto ai partecipanti al Forum, sottolineando in seguito l’importanza del rispetto delle leggi del paese in cui gli emigrati vivono e la necessità di cambiamenti positivi nella società romena (che è la fonte di molti problemi sociali con cui si confrontano gli emigrati). Da parte sua, l’ambasciatore Razvan Rusu si è impegnato nell’assicurare cambiamenti importanti nel funzionamento delle missioni diplomatiche in Italia. (A questo proposito, Crina Suceveanu dell’Associazione Nicolae Bălcescu di Palermo ha chiesto un abbassamento delle tariffe praticate per i vari servizi consolari, da molti ritenuti troppo care).

Oana Marinescu, del Ministero degli Affari Esteri, ha parlato a lungo dei danni subiti dalla comunità romena a causa della drammatizzazione mediatica di alcuni casi di cronaca, e a incoraggiato i romeni d’Italia a mantenere contatti sia con la stampa romena che con la stampa italiana, comunicando le loro iniziative culturali e invitando i rappresentanti della stampa locale alle varie azioni e iniziative intraprese, ai fini di controbilanciare il peso eccessivo che le notizie negative riscuotono talvolta nei mass-media italiani.

Sono stati discussi inoltre temi come: i programmi di incentivazione del ritorno dei lavoratori romeni in patria, la protezione dei minori, l’integrazione sociale della minoranza rom, il programma-pilota di insegnamento nelle scuole italiane dei corsi di lingua e civiltà romena, l’importanza della diplomazia culturale, il voto elettronico per i residenti all’estero.

Pur senza deliberazioni o documenti sottoscritti, il Forum è stato un primo passo per l’organizzazione e il coordinamento della comunità romena in Italia, e probabilmente nei prossimi mesi darà i primi frutti di un lavoro che richiederà coesione, intelligenza e perseveranza.

C.H. Cicortas, Veronica Drugas

Colea Răutu, volto sacro del teatro romeno

19 maggio 2008 Commenti disabilitati

Se n’è andato Colea Răutu, volto sacro del teatro romeno

Venerdì scorso si sono svolti a Bucarest i funerali di Colea Răutu, attore scomparso il 13 maggio, all’età di 95 anni.

Colea Răutu (il suo vero cognome di nascita era Rutkovski) è nato il 28 novembre 1912 nel distretto di Bălţi, in Bessarabia (all’epoca nella Rusia zarista, nell’attuale territorio della Rep. Moldova). Ha iniziato la sua carriera artistica come cantante nel coro dell’Opera di Cluj ma, dopo vaer seguito gli studi del Conservatorio di Arte Drammatica di Bucarest, dal 1934 si è dedicato all’arte drammaturgica, lavorando per diversi teatri, soprattutto a Bucarest (tra i quali Teatrul de Revistă “Constantin Tănase”, Teatrul de Operetă, Teatrul Naţional, Teatrul Giuleşti, Teatrul “C. Nottara”).

La sua carriera di attore è lunghissima. Oltre ad essere stato interprete in numerosi ruoli teatrali, Colea Răutu è diventato una figura nota al pubblico largo grazie alle sue presenze in oltre 70 pellicole e serie televisive.

Filmografia selettiva: Desfăşurarea (Come si svolsero le cose), 1954; Bijuterii de familie (Il mulino della fortuna), 1956; Setea (La sete); Răzbunarea haiducilor (La Nave Dei Dannati), 1968, “Mihai Viteazul (L’ultima crociata), 1970; Ulzana, 1974; La Lunga Strada Senza Polvere, 1978; Ultima noapte de dragoste (L’ultima notte d’amore), 1979; Cel mai iubit dintre pământeni (Il più amato dei mortali), 1993.

[Fonte foto funerali: http://www.gandul.info]

“Cannes, Romania” a Mantova

15 maggio 2008 2 commenti

“Cannes, Romania” rassegna cinematografica a Mantova (16-20 maggio)

L’attenzione che i media italiani rivolgono alla Romania difficilmente si concentra sulla straordinaria stagione che sta vivendo il suo cinema. Eppure, nel giro di pochi anni la cinematografia romena è diventata una realtà vivace e in forte espansione. Non si tratta di un singolo regista di talento che si afferma come “autore” all’estero, ma di un’intera generazione di autori che si è imposta all’attenzione internazionale, facendo incetta di premi ai più importanti festival e a Cannes in particolare.

Il cinema del carbone – insieme alla Uicc (Unione Italiana Circoli del Cinema, in collaborazione con l’assessorato alle Pari Opportunità e Cultura delle Differenze del Comune di Mantova e l’Accademia di Romania in Roma, con il patrocinio e il contributo del ministero per i Beni e le Attività Culturali) ha deciso di aprire una finestra sulla cinematografia romena con Cannes, Romania, una rassegna che propone alcune delle opere di questa nuova generazione di registi, la maggior parte delle quali sono ancora in attesa di trovare un distributore italiano.

La rassegna comprende cinque lungometraggi – la Palma d’Oro di Cannes 2007 4 mesi 3 settimane 2 giorni di Cristian Mungiu; California Dreamin’ di Cristian Nemescu vincitore a Cannes 2007 della sezione Un Certain Régard; A Est di Bucarest di Corneliu Porumboiu Caméra d’Or a Cannes 2006 come miglior opera prima; La morte del signor Lăzărescu di Cristi Puiu vincitore a Cannes 2005 della sezione Un Certain Régard; Come ho trascorso la fine del mondo di Cătălin Mitulescu, premio per la migliore interpretazione femminile – Un Certain Régard a Cannes 2006 – e cinque cortometraggi, tra cui il recentissimo vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino 2008 Bogdan Mustaţă (Una bella giornata da spiaggia).

Come evento collaterale della rassegna è in programma l’incontro con lo scrittore Mihai Mircea Butcovan, autore di Allunaggio di un immigrato innamorato, storie di amori e di vita quotidiana nella Milano di oggi di un giovane immigrato romeno.

L’abbonamento alla rassegna (5 film + 2 programmi di cortometraggi) costa 10 euro; l’ingresso alla singola proiezione 5,50 euro, 4 euro per i soci del cinema del carbone. Tutte le proiezioni si terranno presso il Teatreno (di fronte alla stazione ferroviaria).

Questo il programma della rassegna:

venerdì 16 maggio
ore 19 presentazione del libro Allunaggio di un immigrato innamorato di Mihai Mircea Butcovan. Intervista l’autore Simonetta Bitasi. A seguire buffet con specialità romene
ore 20.30 primo programma di cortometraggi
ore 21.30 California Dreamin‘ di Cristian Nemescu

sabato 17 maggio
ore 17.30 secondo programma di cortometraggi
ore 18.30 La morte del signor Lăzărescu di Cristi Puiu
ore 21.15 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni di Cristian Mungiu
ore 23.15 primo programma di cortometraggi

domenica 18 maggio
ore 17.30 secondo programma di cortometraggi
ore 18.30 A Est di Bucarest di Corneliu Porumboiu
ore 21.15 Come ho trascorso la fine del mondo di Cătălin Mitulescu

lunedì 19 maggio
ore 18.30 Come ho trascorso la fine del mondo di Cătălin Mitulescu
ore 21.15 La morte del signor Lăzărescu di Cristi Puiu

martedì 20 maggio
ore 21.15 California Dreamin’ di Cristian Nemescu

Info: tel. 0376.369860, info@ilcinemadelcarbone.it

(Fonte: http://www.vita.it)

Perché siamo tibetani

12 maggio 2008 5 commenti

Qualcuno, nel leggere il nostro richiamo sulla questione umanitaria tibetana (https://firiweb.wordpress.com/category/culture/), ha mormorato accusandoci di “fare politica”.

Probabilmente, i nostri critici più o meno “politicamente corretti” erano disturbati dal titolo del nostro appello incriminato, che riproduceva un’espressione (“genocidio culturale”) usata dallo stesso Dalai Lama in quei giorni di proteste e disordini per indicare la distruzione sistematica di una cultura, oltre che di un popolo. Del resto, le autorità di Pechino hanno dichiarato ripetutamente che gli stessi disordini sono imputabili alla “cricca del Dalai Lama”. Dunque, noi del FIRI abbiamo usato l’espressione di una parte in causa, e in questo modo ci siamo schierati. Ovvero, “facciamo politica”. Ma la politica di chi? Del Dalai Lama? A prescindere dal fatto che il Dalai Lama non è soltanto la guida spirituale di un popolo senza più patria e il capo di un governo in esilio senza alcun potere effettivo, ma è anche un “casuale” laureato del premio Nobel per la pace, va notato che nel nostro breve appello non abbiamo invocato il suo nome, e nemmeno ci interessava “allinearsi” alle sue posizioni ufficiali, peraltro sempre molto equilibrate e pacifiche nei confronti della nazione cinese. Anzi, nella fattispecie, egli ha continuato a non chiedere il boicottaggio dei Giochi Olimpici ma, al contrario, ha sempre promosso il dialogo con il regime cinese, anche nei momenti di acutizzazione della crisi sino-tibetana. Prescindiamo anche dal fatto che la le autorità della Cina popolare – le quali hanno cercato goffamente di dimostrare che la causa di tutti i mali è il “lupo travestito da monaco” – non ha permesso l’accesso libero dei giornalisti stranieri nel Tibet, rendendo così poco credibile la propria versione dei fatti, versione che mi ricorda il modo maldestro e ridicolo con cui Ceauşescu parlava nel dicembre del’ 89 di quei “teppisti” che avrebbero rovesciato il suo regime.

Prescindiamo da tutto questo, e torniamo all’obiezione che ci è stata mossa. Da un lato, confesso che non mi sento affatto lusingato al pensiero di “fare politica” in un paese come l’Italia, che di politica vive tutti i giorni. Personalmente, preferisco gli spaghetti italiani, cotti rigorosamente al dente, in acqua bollente e ben salata, alla politica italiana. Dall’altro, mi sorprende che l’obiezione sul “fare politica” sia fatta qui, dove in nome delle “battaglie culturali”, “civili” o “per la pace” si inizia con le manifestazioni in piazza a favore della Palestina e si finisce tranquillamente da pensionati del parlamento. Ma, dico io, ben venga la metamorfosi personale, la capacità di adeguare mezzi e strumenti per raggiungere il nobile scopo della pagnotta (pubblica). Probabilmente è proprio tale nobile scopo ad aver spinto alcuni personaggi ad abbandonare la loro misera vita non-politica per darsi invece alla sacrosanta militanza politica, che – come si dice a Napoli – è “cchiù meglio assaje” se viene incoronata con un incarico parlamentare da mezza legislatura (quanto basta per assicurarsi una pensioncina dignitosa in caso di non rielezione) o con una poltrona da ministro. Ma certo, “fare politica” non è da tutti: chiede sacrifici e impegni e soprattutto valori nobili per il “bene comune”. Se ne sono resi conto personaggi di tutto rilievo. Pensate a quanti hanno abbandonato la strada larga che porta alla perdizione per imboccare la via stretta che porta alla salvezza: imprenditori non proprio poveri (Silvio Berlusconi), giornalisti non proprio periferici (Antonio Polito, ex di “La Repubblica” e poi direttore de “Il Riformista”, Lilli Gruber, volto noto della RAI), “attori” come Luca Barbareschi, filosofi non necessariamente sconosciuti (Massimo Cacciari, Gianni Vattimo), e perfino il magistrato Antonio Di Pietro, diventato famoso in tutto il mondo all’epoca – ormai lontana – di “Mani Pulite”. Non vi sembra curioso che in Italia, come dice l’uomo della strada, “le cose si risolvono solo con la politica”? Io, da semplice individuo, noto invece che “con la politica” le cose, anzi che risolversi, spesso si complicano. Talvolta, essi si incancreniscono proprio quando la politica cerca di fagocitare tutto, intrecciandosi con l’imprenditorialità, col mondo dei mass-media, con la giustizia e soprattutto con l’ingiustizia.

Nonostante questo, oso sperare che non tutti i politici della nostra Europa (più o meno unita) facciano politica per il solo fine di una pagnotta in più o per la pensione da mezza legislatura. Oso sperare che le voci critiche della società civile e degli intellettuali indipendenti vengano prese in considerazione dai nostri rappresentanti politici, anche – e soprattutto – nei casi in cui non si tratta della semplice pagnotta di tutti i giorni, ma di un senso elementare di giustizia e di sensibilità umana nei confronti delle persone e delle comunità indifese (di cui i tibetani cinesi sono soltanto un esempio).

Peraltro, richiamare alle autorità europee il caso del Tibet non è stata un’azione vana e solitaria, perché abbiamo visto in questi mesi un’opinione pubblica mondiale molto più sensibile del mondo politico alla questione dei diritti umani in Cina. Qualche leader europeo si è dimostrato meno incline del solito agli atteggiamenti subalterni nei confronti della nuova super-potenza asiatica. Questo ci fa piacere. Perché il caso del Tibet non è una semplice vicenda lontana o esotica, ma un monito sull’estinzione di popoli e culture intere. Perché in Tibet, non meno che in altre aree in cui si assiste al cosiddetto “conflitto delle civiltà”, una parte di tutti noi cerca di resistere alla sopraffazione e alla mercificazione.

In questo senso, siamo tutti tibetani.

Corneliu Horia Cicortas

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Radu Lupu a Roma

8 maggio 2008 Commenti disabilitati

Radu Lupu in concerto: Schubert e Debussy

Auditorium di Roma, ore 21, sala Santa Cecilia

“Il celebre pianista rumeno propone nel suo recital un programma incentrato su due capisaldi degli 88 tasti: Schubert e Debussy. Del primo Lupu eseguirà l’impegnativa Sonata D850, mentre del compositore francese il Primo Libro dei Preludi.

Ogni volta che in cartellone figura il nome di Radu Lupu, la garanzia è quella di una serata nel nome dell’incanto e della suggestione profonda. Gli autori in programma per il recital sono fra coloro che più si prestano al viaggio introspettivo cui Lupu invita ogni singolo ascoltatore nell’occasione dei suoi concerti da un po’ di anni in qua: da quando, cioè, ha deciso di negarsi alla sala di registrazione e di considerare il concerto una specie di sacro rituale proiettato quasi in una dimensione di ascesi spirituale. La Sonata D 850 fu composta da Schubert nel 1825 durante un soggiorno estivo negli splendidi paesaggi del salisburghese, e riflette, come la coeva Sinfonia “Grande”, una corroborante sensazione di natura grandiosa ed amica. Con i suoi Préludes, Debussy supera e dissolve l’ideale romantico della musica per pianoforte, spianando la strada ai linguaggi del ‘900, e consegnando alla storia dell’Arte delle pagine di altissimo valore che suscitano all’ascolto le stesse emozioni che si provano contemplando le tele dei grandi pittori impressionisti e simbolisti.”

(Fonte: www.santacecilia.it/scw/servlet/Controller?gerarchia=01.19&id=1260)

Prima diocesi ortodossa romena, in Toscana

5 maggio 2008 Commenti disabilitati

Lucca, 8 maggio: nasce la prima diocesi ortodossa romena d’Italia

Un evento ecumenico di importanza internazionale. Lucca diventa sede della diocesi Ortodossa romena d’Italia. Giovedì 8 maggio alle 10 nella chiesa di Sant’Anastasio nell’omonima via del centro storico – consegnata nel maggio del 2007 da monsignor Castellani ai cristiani ortodossi di Lucca – si svolgerà la «intronizzazione» di monsignor Siluan Span come vescovo della diocesi ortodossa romena d’Italia.

Si tratta per questa comunità cristiana (che comprende circa seicento persone) di una nuova diocesi, anche se a Lucca di fatto non avrà la sua sede territoriale in quanto il vescovo Siluan Span risiederà nei pressi di Roma. Perché allora è stata scelta la nostra città? «La scelta è stata fatta dalle stesse gerarchie ortodosse romene proprio per l’ottima relazione esistente in questa città tra i cristiani delle diverse tradizioni» come sostiene padre Liviu Marina, parroco della comunità lucchese. (…) «Nel dialogo fecondo che da anni si è instaurato tra cattolici e ortodossi a Lucca, e tra questi e le chiese riformate — sostiene monsignor Italo Castellani, arcivescovo di Lucca — la nascita di una diocesi ortodossa romena d’Italia non può che riempirci di gioia. Ringrazio in particolare monsignor Iosif, Metropolita Ortodosso romeno di Parigi, che ha scelto Lucca per l’intronizzazione di monsignor Siluan Span. Questo avvenimento si inserisce nel solco di quell’ecumenismo che deve portare tutti all’accoglienza reciproca, nel nome della fratellanza in Cristo e nella ricerca della pace. Sono certo che questo ulteriore segno di fraternità possa rientrare quindi anche nella collaborazione per lo sviluppo sociale dei numerosissimi fratelli e sorelle romeni che operano sul nostro territorio e in tutta Italia».

La celebrazione dell’otto maggio in Sant’Anastasio vedrà confluire a Lucca metropoliti e vescovi ortodossi dalla Romania, il metropolita ortodosso romeno di Parigi Iosif, oltre a molti parroci e delegazioni delle parrocchie romene italiane ed estere. Saranno presenti anche diversi vescovi cattolici, rappresentanti dei vertici del Pontificio Consiglio per l’ecumenismo e vescovi di diverse città italiane.

Il programma della giornata di giovedì prossimo prevede alle 10 la liturgia e alle 12 il rito di intronizzazione. Alle 21, sempre nella chiesa di Sant’Anastasio, il coro Bizantion di Iaşi offrirà un concerto di canti della liturgia bizantina ortodossa. Un’occasione unica e preziosa per apprezzare la spiritualità ortodossa espressa attraverso il canto.

Emanuela Benvenuti, La Nazione