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Archive for giugno 2011

Il teatro di Visniec – due giorni in scena a Roma

29 giugno 2011 Commenti disabilitati

Mercoledì 29 giugno, ore 20.30 e giovedì 30 giugno 2011, ore 20.30, Teatro dell’Angelo di Roma, via Simone de saint Bon, 19 (rione Prati, metro Ottaviano – San Pietro)

Il teatro di Matei Visniec è un progetto proposto dall’Accademia di Romania in Roma, dal Teatro dell’Argine/ITC Teatro di San Lazzaro e dal CIMES (Centro di Musica e Spettacolo – Dipartimento di Musica e Spettacolo – Alma Mater Studiorum – Università di Bologna) che ha come fine quello di valorizzare l’attenzione dedicata all’opera di Visniec dall’Ateneo e dal mondo teatrale di Bologna. È in questo contesto che, su invito dell’Accademia di Romania, la Compagnia del Teatro dell’Argine sarà in scena con il dittico visniechiano composto dagli spettacoli Del sesso della donna come campo di battaglia nella guerra in Bosnia e I cavalli alla finestra.

La rassegna si apre mercoledì 29 giugno alle ore 20,30 con la messa in scena dello spettacolo Del sesso della donna come campo di battaglia nella guerra in Bosnia con Micaela Casalboni e Giulia Franzaresi, per la regia di Nicola Bonazzi. Un titolo arduo ed enigmatico per una vicenda semplice ed emozionante, che ci riporta al cuore della nostra modernità lacerata. Due donne, Kate e Dorra, si confrontano sul tragico destino di sopraffazione toccato a quest’ultima. Lo scenario è quello della guerra nella ex-Jugoslavia. Kate, una psicologa americana chiamata a coadiuvare i militari impegnati nella riapertura delle fosse comuni, si occupa ora di Dorra, una giovane donna che ha subito violenza in un’azione di rappresaglia, restandone segnata nella mente e nel corpo. Nell’asettica tranquillità di una clinica svizzera, Dorra, dopo silenzi ostinati e furiosi, ripercorre le ragioni dell’odio secolare di cui è stata vittima, mentre Kate annota i progressi della sua condizione, integrandoli con osservazioni teoriche sulle pulsioni di aggressività che l’uomo balcanico mostra nei confronti delle donne. Quando la volontà di annientamento di Dorra sembra prevalere, un evento inatteso riapre la porta alla speranza. Matei Visniec, uno dei maggiori drammaturghi europei, rilegge la violenza delle guerre inter-etniche alla luce di una sensibilità acuta e penetrante, alternando riflessione e rappresentazione, monologo e dialogo, referto scientifico e analisi introspettiva, e delineando due indimenticabili figure di donna alle prese con un dramma irriducibile, in un teatro della parola che riesce a dare evidenza fisica al dolore e allo strazio di ogni guerra.

La sera seguente (giovedì 30 giugno ore 20,30) si prosegue con I cavalli alla finestra con Micaela Casalboni, Giovanni Dispenza e Andrea Gadda, per la regia di Andrea Paolucci. Tre diverse storie, tre finali quasi “gialli” per raccontare la follia della guerra e il fascino malefico del potere. Una vecchia madre e un figlio rimbambito, una figlia accomodante e un padre malato, una moglie fragile alle prese con un marito violento. Tre storie distinte eppure unite dalla presenza di un suadente messaggero che arriva, puntuale come la morte, a recapitare una busta gialla e un colorato mazzo di fiori. Tre diverse fotografie per raccontarne mille, perché da sempre l’uomo in guerra comincia da eroe, ma non può far altro che finire nella polvere, calpestato da zoccoli e scarponi.

Visniec, grazie ad una scrittura immaginifica e stralunata, ci porta in un universo sgangherato e beffardo, surreale e insensato. Un universo fatto di vittime che si credono eroi, vecchi derelitti alla ricerca del proprio giorno da leoni, donne sacrificate al grido di battaglia. Una danza macabra, affascinante e grottesca, dove il tempo scorre avanti e indietro mangiandosi le lancette dell’orologio, le porte sbattono come granate e i cavalli sinistramente, nell’ombra, tramano…
Scritto nel 1987 e bloccato dalla censura rumena la sera precedente la prima, I cavalli alla finestra è stato rappresentato con enorme successo in Europa, Stati Uniti e Giappone. Questa è la prima rappresentazione italiana.

I cavalli alla finestra sarà introdotto da un intervento del drammaturgo Matei Visniec, dei registi Nicola Bonazzi e Andrea Paolucci. Il prof. Gerardo Guccini (Univ. di Bologna) presenterà il libro di Matei Visniec Drammi di resistenza culturale (Ed. Titivillus, 2009).

Con il patrocinio dell’ALMA MATER STUDIORUM e di ALLIANCE FRANÇAISE, con la collaborazione di DMS – Dipartimento di Musica e Spettacolo – Università di Bologna.

 

La letteratura romena al Salone di Torino 2011 (I)

28 giugno 2011 4 commenti

La letteratura romena al Salone del Libro di Torino 2011 (I)
di Maria Luisa Lombardo e Anita Bernacchia, FIRI

Da tre anni a questa parte, l’impegno egregio, assiduo e congiunto dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia e del Centro Nazionale del Libro presso l’Istituto Culturale Romeno di Bucarest porta la letteratura romena e i suoi protagonisti al Salone del Libro di Torino. Quest’anno in particolare lo stand della Romania è stato davvero sorprendente. Uno dei più belli e interessanti della kermesse torinese. Una struttura quadrata, come un nido futurista pronto ad accogliere il pubblico, gli scrittori, i traduttori, un nido che richiamava l’attenzione di tutti, grazie alle gigantografie artistiche degli autori invitati, opera di Mircea Struțeanu, “fotografo di scrittori”. Una delle novità di quest’anno, infatti, è stata proprio l’idea di far conoscere più da vicino gli autori romeni presenti al Salone con i loro volti, che i visitatori e gli abitanti di Torino hanno potuto ammirare anche sulle fiancate degli autobus urbani che portavano al Lingotto. Una bella pubblicità per la Romania e per la sua letteratura, sbarcata a Torino con ben 16 autori di varie generazioni, eterogenei per stile e tematiche affrontate:  Gabriela Adameşteanu, Adriana Babeţi, Adrian Chivu, Vasile Ernu, Radu Pavel Gheo, Florina Ilis, Nora Iuga, Florin Lăzărescu, Dan Lungu, Răsvan Popescu, Adina Rosetti, Doina Ruşti, Cecilia Ştefănescu, Cristian Teodorescu, Lucian Dan Teodorovici, Varujan Vosganian. Come ogni anno, sono stati organizzati degli eventi per presentare i libri degli autori usciti in Italia nell’ultimo anno, o per presentare le loro opere in attesa di future pubblicazioni.

Per avere un’idea “visiva” di quel che è stata la kermesse torinese per la Romania e i suoi autori, si possono sbirciare (visto che siamo nell’era del boom delle reti sociali) le foto sul pre- e sul post-Salone nel profilo Facebook dell’Istituto Romeno di Venezia.
Dall’affluenza di pubblico e dalle stime sui libri venduti, i risultati delle fatiche congiunte dell’ICR,  delle case editrici e dei traduttori cominciato già a farsi vedere. Il volume memorialistico Compagne di viaggio. Racconti di donne ai tempi del comunismo (Sandro Teti editore, 2011, coord. Dan Lungu e Radu Pavel Gheo) è stata l’opera tradotta più venduta allo stand della Romania, mentre Nato in URSS di Vasile Ernu (Hacca, 2010) è entrato nella classifica generale dei libri più venduti al Salone del Libro, accanto alle più recenti uscite di Umberto Eco e Roberto Saviano.

La parola agli scrittori – Dan Lungu e Radu Pavel Gheo

FIRI: Di cosa tratta il libro che ha presentato insieme a Radu Pavel Gheo (Compagne di viaggio) e come pensa che sarà accolto in Italia?

Dan Lungu: E’ un libro che in Romania è stato accolto molto bene, ha generato un ampio dibattito sulla stampa ed è già entrato nelle bibliografie universitarie. I testi delle 17 autrici del libro sono molto più che mere testimonianze sulla condizione della donna nel totalitarismo, sono vera e propria letteratura. E’ un volume che può essere letto con buon profitto da angolazioni molto diverse, e spero che in Italia abbia almeno la metà del successo che ha avuto in Romania. Penso che la presentazione che abbiamo preparato alcuni anni fa riassuma molti degli aspetti contenuti nel volume: “prendete un paese pieno di cemento, ghisa e salopette, aggiungeteci negozi traboccanti di conserve di pesce, file per acquistare qualsiasi cosa, un capo rimbambito, e un paesaggio dove spiccano due o tre colori, piuttosto tetri. No, di scarpe color pastello neanche l’ombra, né di collant di seta, tacchi sofisticati, shampoo, rossetti di marca e, ci scuserete, sanitary pads. Figuriamoci di centri commerciali. Aaah, aggiungete poi le sarte di quartiere, quelle piccole fattucchiere della moda che spizzano con la coda dell’occhio la rivista Burda. Ebbene, in un paese del genere liberate degli animi sensibili e dite loro: Siate donne! Come se la caveranno? vi chiederete. Mmmh, difficile da dire, dovete leggere il libro”.

FIRI: Come scrittore romeno, come ti sei sentito al Salone Internazionale del Libro di Torino?

Radu Pavel Gheo: Anch’io me lo sono chiesto. È difficile da raccontare. Diciamo che mi sono sentito come un cavalluccio marino, un cavalluccio del Mar Nero gettato nel Mar Mediterraneo. All’inizio ero leggermente disorientato, non mi sentivo a mio agio, ero addirittura scoraggiato. Quello non era il mio mare, dove facevo le mie capriole e dove avevo il mio pubblico ad assistervi. Tutt’intorno c’erano cavallucci uguali a me, migliaia, decine di migliaia, con il loro pubblico, che li riconosceva e li apprezzava. Ma loro erano a casa, fra la loro gente. E’ pressappoco questa l’atmosfera che si percepisce al Salone del Libro di Torino. Lo spazio è immenso, le case editrici innumerevoli, e gli scrittori ballonzolano artisticamente a dozzine su ogni metro quadrato. Che importanza possono avere poche creature di un altro paese, una goccia d’acqua nel Mare della Letteratura?

Ma poi ho notato le file all’entrata dei capannoni del Salone, centinaia di persone che aspettavano sotto il sole di poter entrare. E questo mi ha infuso coraggio: è vero, ci sono così tanti libri, così tanti scrittori, ma i lettori sono molti di più. Quando scrivi, hai in mente un gruppo imprecisato di lettori potenziali. Ma qui vedevo i lettori reali, in carne ed ossa, che venivano a incontrare la letteratura. Ecco, è per questo che non credo alla morte del libro!

Io sono venuto a Torino per la presentazione del volume collettivo Compagne di viaggio, pubblicato da Sandro Teti Editore (tradotto da Anita Bernacchia, Maria Luisa Lombardo e Mauro Barindi). Visto che non ero uno degli autori, bensì solo uno dei coordinatori del volume, personalmente non avevo grandi aspettative al riguardo. Ma è un libro a cui tengo molto. E quando ho visto che la presentazione era programmata proprio il primo giorno, alle 11 del mattino, non mi sono creato molte speranze. Ma – di nuovo, ma! – la mattina seguente le sedie erano tutte occupate, intorno allo spazio dedicato alla presentazione si fermavano persone di tutte le età, evidentemente interessate. Ho notato un gruppo di liceali, che non erano nemmeno nati nell’epoca di cui narra il libro, ma che ci ascoltavano molto interessati, o curiosi. Alla fine, una ragazza del gruppo ha anche partecipato con una domanda. Dopo, allo stand della Romania, ho visto persone che sfogliavano attentamente Compagne di viaggio e poi lo compravano.

Probabilmente è stato allora che mi sono tranquillizzato completamente: anche noi appartenevamo, come tutte le persone presenti al Salone, al Mare della Letteratura. Un mare senza fine e (adesso) senza confini. Poi, in quanto romeno, non ci vuole molto per sentirti a tuo agio a Torino. Dopo l’italiano, la seconda lingua parlata intorno a me era il romeno. In primo luogo al Salone del Libro. Eravamo sedici scrittori della Romania, con libri tradotti o proposti per la traduzione. La nostra presenza, le traduzioni, i lanci e gli incontri con i traduttori, gli  editori e i lettori sono stati sostenuti finanziariamente, logisticamente e soprattutto umanamente dall’ICR Bucarest attraverso il Centro Nazionale del Libro e l’Istituto Romeno di Venezia. E quanto piacere, quanta gioia ha destato in me la moltitudine di traduttori italiani dal romeno che ho incontrato! Li ascoltavo come incantato e a volte domandavo loro qualcosa unicamente per ascoltarli. Solo quella intonazione cantata della frase, tipica della lingua italiana, smascherava a volte il fatto che non erano romeni; altrimenti, parlavano tutti un romeno scorrevole, di prima mano, molto più corretto, più ricco e più espressivo di quello che si sente spesso parlare dai nativi nei mass-media della Romania. Rammento che uno dei traduttori di Compagne di viaggio, Mauro Barindi, ha ingannato – involontariamente – una cameriera di un bar all’aperto di Torino, dove ci eravamo fermati per bere un caffè. Io gli stavo dicendo che tipo di caffè ordinare alla ragazza, quando questa ha drizzato le orecchie e si è girata verso di noi da dietro il bancone: «Ma perché non avete detto che siete romeni? Ditemi, cosa vi servo?» La ragazza era di Bacău e lavorava in Italia da alcuni anni. Ma di noi due, suoi clienti, solo io ero suo compatriota.

Mi è piaciuta anche la città. Mi avevano avvertito già da prima che non dovevo aspettarmi quell’eclatante profusione di capolavori architettonici e artistici automaticamente associata all’Italia. Ed è vero: a Torino non vieni sopraffatto dai fregi dell’arte rinascimentale, ammucchiati sopra o a fianco di ettari di rovine romane e cattedrali medievali. Ma è una città armoniosa, equilibrata, con begli edifici, strade ampie, dove ho avuto la sensazione di non potermi mai perdere.

Ma la cosa più importante è che, dopo essere stato cinque giorni al Salone del Libro, non mi sono più sentito né romeno, né dell’est Europa, né un cavalluccio di mare smarritosi (un’immagine commovente, ma alquanto melodrammatica, no?), bensì semplicemente uno scrittore nel suo mondo. Qualsiasi parte del mondo.

Nelle librerie italiane

Dan Lungu e Radu Pavel Gheo sono i coordinatori del volume collettivo Compagne di viaggio. Racconti di donne ai tempi del comunismo (Sandro Teti editore, 2011, trad. di Mauro Barindi, Anita Bernacchia e Maria Luisa Lombardo), presentato al Salone del Libro 2011.
Dan Lungu è già noto in Italia per Il paradiso delle galline. Falso romanzo di voci e misteri (Manni, 2010, trad. di Anita Bernacchia) e Sono una vecchia comunista! (Zonza, 2009, trad. di Ileana Pop).

Romania e Bulgaria in Schengen: decisione rinviata a settembre

14 giugno 2011 Commenti disabilitati

Per superare il veto di Francia, Germania e Olanda, si profila un ingresso graduale: nel 2011 le frontiere aeroportuali e nel 2012 quelle marittime e terrestri.

 Rinviata a settembre la decisione sull’ingresso di Romania e Bulgaria nell’area Schengen. Lo ha annunciato la presidenza ungherese di turno dell’Ue dopo la prima parte dei lavori del Consiglio giustizia e affari interni (Gai) che si è svolto a Lussemburgo.
“Tutti i Paesi membri hanno sottolineato gli sforzi fatti dai due Paesi per adeguarsi ai requisiti tecnici e politici per l’ingresso in Schengen e hanno deciso che il dossier potrà essere fatto avanzare ancora sotto la presidenza polacca” del Consiglio Ue che prenderà avvio a luglio, ha spiegato il ministro dell’Interno ungherese Sandor Pinter e, più precisamente, “gli Stati membri saranno chiamati a esprimersi sulla questione a settembre”. Sempre secondo Pinter, per i due Paesi si profila la possibilità di ingresso in Schengen a tappe, con un’apertura degli aeroporti già nel 2011 e le frontiere marittime e di terra nel 2012.
Francia, Germania e Olanda da tempo esprimono le proprie riserve sul via libera ai due Paesi, temendo un afflusso massiccio di immigrati irregolari attraverso le frontiere controllate da Sofia e Bucarest. La posizione graduale cerca di mediare questa posizione, considerando che su tale tema è richiesta l’unanimità del Consiglio europeo.
Poco prima dell’inizio dei lavori del Consiglio Gai, il ministro per l’Immigrazione olandese, Gerd Leers, commentando il voto dell’Europarlamento di mercoledì , aveva dichiarato “è ancora troppo presto per prendere una decisione”. “Quello che chiediamo – ha aggiunto Leers – è che i Paesi che entrano siano in grado di controllare effettivamente la frontiera comune ed è importante che le riforme giudiziarie chieste a Bulgaria e Romania siano effettive ed irreversibili”.

(Immigrazione Oggi, 10 giugno 2011)

“Dire le cose come sono” – convegno a Roma sul linguista E. Coseriu

9 giugno 2011 Commenti disabilitati

Venerdì – 10 giugno, sabato– 11 giugno
Sapienza Università di Roma/ Accademia di Romania

In occasione dei 90 anni dalla nascita di Eugen Coșeriu (1921 Mihăileni/Bălți – 2002 Tubinga), l’Accademia di Romania in Roma rende omaggio al grande linguista con un convegno dedicato a colui che per il valore scientifico esemplare delle sue ricerche ha profondamente influenzato la cultura contemporanea in generale e la linguistica in quanto scienza della cultura in particolare.

Il convegno è organizzato dall’Accademia di Romania in Roma in collaborazione con la Cattedra di Lingua e Letteratura Romena del Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali della Facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali dell’Università “La Sapienza” di Roma.

Programma del convegno

Venerdì 10 giugno
Aula Levi della Vida, Vetrerie Sciarra
Sapienza Università di Roma, Via dei Volsci 122

Ore 10.00 Inaugurazione e saluti
Ore 11.00 – 13.00
Moderatore: Donatella DI CESARE
Marius SALA, Accademia Romena, Bucarest, “J’avais connu le professeur Eugeniu Coseriu …” (titolo provvisorio)
Donatella DI CESARE, Sapienza Università di Roma, L’orizzonte filosofico di Eugenio Coseriu 
Eugen MUNTEANU, Accademia Romena, Bucarest/ Istituto di Filologia Romena «A. Philippide», Iasi
Quelques réfléxions sur la postérité immédiate de Coseriu

Venerdì 10 giugno
Accademia di Romania
P.zza José de San Martin no. 1

Ore 16.00 – 18.30
Moderatore: Eugen MUNTEANU
Manuel CASADO VELARDE, Università di Navarra, Confianza y sospecha como principios del análisis del discurso según E. Coseriu
Marco MANCINI, Università della Tuscia-Viterbo, Finalismo e libertà nella storia linguistica secondo Coseriu
Eugenia BOJOGA, Università ”Babes-Bolyai”, Cluj-Napoca, Le “lezioni” italiane di Eugenio Coseriu
José POLO, Università di Madrid, ”Mis” orígenes hispanos de “Lecciones de lingüística general” de Eugenio Coseriu: viaje de ida y vuelta (1966-1981-1999)


Sabato 11 giugno
Accademia di Romania

Ore 10.00 – 13.00
Moderatore: Manuel CASADO VELARDE
Cristian BOTA, Università di Ginevra, De Coseriu à Saussure et retour
Fernando MARTÍNEZ DE CARNERO CALZADA, Sapienza Università di Roma, La linguistica integrale e le crepe delle strutture
Oana BOC, Università ”Babes-Bolyai”, Cluj-Napoca, Les contributions de la linguistique d’Eugenio Coseriu à la compréhension de la textualité littéraire.

[Immagini: Eugenio Coseriu-Archiv, Tübingen]

 

Un libro sulla Transilvania medievale

9 giugno 2011 Commenti disabilitati

Giovedì, 9 Giugno 2011, ore 18, Biblioteca dell’Accademia di Romania in Roma:

Presentazione del libro di Andrea Fara La formazione di un’economia di frontiera. La Transilvania tra il XII e il XIV secolo, Editoriale Scientifica, Napoli, 2010, 424 pp., 30 euro. 

Intervengono i proff. Luciano Palermo (Università degli Studi della Tuscia di Viterbo) e  Rita Tolomeo (Università degli Studi “la Sapienza” di Roma).
Sarà presente l’autore.

Il libro. Il volume di Andrea Fara (Editoriale Scientifica, Napoli, 2010) è dedicato all’analisi dell’economia medievale della Transilvania – regione di frontiera, collocata al confine tra l’Occidente romano-germanico, l’Oriente bizantino ortodosso e il mondo musulmano. All’interno di questa area, la Transilvania è stata, a sua volta, una “frontiera nella frontiera”, trovandosi da un lato parte integrante e confine orientale del Regno d’Ungheria, dall’altro in comunicazione, oltre la catena dei Carpazi, col Commonwealth bizantino, quindi con la Dâr al-Islâm musulmana. Il libro s’interroga sui tempi di formazione e i modi di sviluppo delle istituzioni politiche e delle strutture economiche di questo particolare territorio di frontiera, sui caratteri distintivi delle sue strutture di produzione, distribuzione, scambio e consumo, tentando di definire il momento e il modo con cui la Transilvania s’inserì nel più ampio sistema europeo.

L’autore. Andrea Fara ha conseguito il Dottorato di ricerca in Storia presso l’Università di Pisa, in cotutela con l’Università “Babes-Bolyai” di Cluj-Napoca; ha proseguito i suoi studi grazie ad un assegno di ricerca quadriennale presso la Facoltà di Economia dell’Università Luiss di Roma. Collabora, inoltre, con la cattedra di Storia Economica dell’Università di Viterbo. Tra i suoi principali interessi: la storia economica dell’Europa centro-orientale in epoca preindustriale; lo studio dei tempi e dei modi di comparsa dei fenomeni di crisi e carestia in Europa centro-orientale; l’economia dell’Italia centrale pontificia tra Medioevo ed Età Moderna.

“Spazi aperti” all’Accademia di Romania in Roma – IX edizione

7 giugno 2011 1 commento

8 – 21 Giugno 2011, Accademia di Romania in Roma. 
Inaugurazione: mercoledì 8 giugno 2011, ore 19.00

Mercoledì 8 giugno 2011, alle ore 19, inaugura all’Accademia di Romania in Roma la rassegna d’arte SPAZI APERTI che giunge al suo 9° appuntamento con il tema l’Esperienza estetica, a cura di Luisa Conte.

La manifestazione, come da tradizione, raccoglie nella prestigiosa sede dell’Accademia di Romania, sino al 21 giugno 2011, le opere dei borsisti delle Accademie di Roma, degli Istituti culturali e degli artisti italiani e stranieri. Sarà presentata un’ampia panoramica dell’arte nelle sue diverse forme e espressioni, dalla video arte alle installazioni, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia alle performance, dalla musica alla danza e al teatro.

L’evento, curato da Luisa Conte, è organizzato dall’Accademia di Romania, col sostegno dell’Istituto Culturale Romeno di Bucarest, con il patrocinio del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico e con la collaborazione dell’Accademia del BelgioAccademia Britannica, Accademia di Danimarca, Circolo Scandinavo, Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, Reale Accademia di Spagna, Università di Timișoara – Facoltà d’Arte e Design.

Il tema della nona edizione nasce dalle riflessioni e teorie contenute nel libro L’esperienza estetica. Fondamenti psicofisiologici per un’educazione estetica di Vezio Ruggieri, professore di Psicofisiologia clinica all’Università La Sapienza di Roma. L’Esperienza estetica è un percorso individuale e soggettivo che ogni spettatore compie entrando in comunicazione con l’arte attraverso il corpo e portando con sé il bagaglio della propria esperienza umana, intesa come sintesi di processi cognitivi ed emozionali. La mostra allestita invita il pubblico ad avere un contatto sensoriale con l’arte per sentire le emozioni estetiche nella loro pienezza e sperimentare il peso, la leggerezza, la tensione ed il rilassamento, l’appoggio, il rapporto tra appoggio e movimento, tra Io e Tu.

Gli artisti presentano lavori site specific che, nelle loro diverse espressioni, tengono conto del rapporto con l’altro, lo spettatore: il risultato è un percorso ricco e variegato di ‘stimoli’ affinché ciascuno possa sperimentare l’esperienza estetica e trovare, tra le molteplici possibilità, la propria ‘emozione’.

Devis Venturelli nei suoi video, attraverso dei particolari tessuti evocativi, interroga lo spettatore sulle possibili nuove forme di architettura urbana e propone un eccentrico monumento. La video installazione interattiva di Marco Lamanna chiama in causa lo spettatore attraverso lo sguardo e il movimento mentre quella di Maria Diekmann lo coinvolge anche con l’ascolto. Richard Gasper con l’installazione entra in relazione con il corpo; KirsiMarja si sofferma sugli stati d’animo, sia nel video che nelle fotografie, mentre Laurence Snackers indaga i volti con la pittura.

ARTISTI:
Pelayo Varela Alvarez, Basmati (Saul Saguatti / Audrey CoÏaniz), Charlotte Bergman, Patricio Cabrera, Riccardo Cazzato, Aurelio Edler Copes, Alessandro Di Gregorio, Maria Diekmann, Robert Fekete, Julio Galeote Carrascosa, Carlos García Fernández, Richard Gasper, Silvio Giordano, Clara González, Andrea Jaurrieta Bariain, KirsiMarja Metsahuone, Eva La Cour, Marco Lamanna, Maruchi León, Angel Masip, Giacomo Miracola, Alessandro Morino, Ursula Nistrup, Alex Pascoli, Tommaso Pedone, Adina Plugaru, Tero Puha, Marius Purice, Sorin Cosmin Scurtulescu, Laurence Snackers, Sergiu Toma, Charlotte Troldahl, Devis Venturelli, Claudia Roxana Zloteanu.