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Archive for marzo 2011

Media e immigrazione: tavola rotonda alla Camera

26 marzo 2011 1 commento

Roma, giovedì 31 marzo 2011, Sala delle Colonne, c/o Palazzo Marino della Camera dei Deputati, via Poli 19, dalle ore 17.00.

Il Forum degli Intellettuali Romeni d’Italia (FIRI) e l’Associazione parlamentare “Amici della Romania” organizzano la tavola rotonda I media e l’immigrazione in Italia: cronaca e immagine di un incontro.

La tavola rotonda è il quarto appuntamento nell’ambito della serie di incontri su “Politica e immigrazione”, avviato lo scorso giugno. (Progetto a cura di Radu Motoca e Draga Rocchi, FIRI).

Esiste al momento, in Italia, un’informazione accurata, responsabile e non sensazionalistica sull’immigrazione? Quale immagine dell’immigrato viene offerta dai quotidiani, dalla televisione e dal web? Quanto e che tipo di spazio è dedicato a questo tema dai mass media? Dare visibilità alla presenza straniera in Italia vuol dire per l’informazione occuparsi esclusivamente di fatti di cronaca? Chi è l’altro nel racconto dei giornalisti e quale accesso ha questo altro alla possibilità stessa di proporre in prima persona la sua storia?

Rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati, adozione di termini giuridicamente congrui, diffusione di informazioni corrette e non distorte: queste sono solo alcune delle norme approvate all’unanimità nel 2008 dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, con la “Carta di Roma”, ossia con il “Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti”. È realmente monitorato il rispetto fondamentale di questo codice?

Esperti ed organizzazioni specializzate in materia devono assolutamente intervenire su come i mass media siano in grado di influenzare, in modo decisivo, il giudizio della società nei confronti degli immigrati. Soltanto dalla forza e dalla profondità di questo intervento, reiterato e costante, può dipendere, infatti, la costruzione di un’immagine, quanto più possibile vicina alla realtà, di un’Italia interculturale, radicata nella propria storia ma capace di sincronizzarsi con i mutamenti globali in corso.

L’argomento verrà analizzato in un’unica sezione, seguita da dibattito finale, dando rilievo al fenomeno migratorio sia nei media tradizionali (stampa cartacea e televisione), sia nei nuovi media (stampa online, web-tv, social network).

 

Convegno FIRI alla Camera, giugno 2010.

Programma

17.00-17-15 Apertura: Dott. Horia Corneliu Cicortaş (Presidente del Firi) e On. Guido Melis (Associazione “Amici della Romania”)

17.15-19.00

Relatori:

– On. Claudio Martelli (politico e giornalista)

– On. Jean-Léonard Touadi (politico e giornalista)

– Dott.ssa Alina Harja (dir. editoriale “Actualitatea românească”)

– Dott. Marco Pacciotti (coordinatore nazionale Forum Immigrazione del PD)

Moderatori: Dott. Horia Corneliu Cicortaş e Dott.ssa Draga Rocchi

19.00-20.00: Dibattito e conclusione

Ingresso libero con pre-registrazione obbligatoria (indicare nome e cognome) tramite e-mail (info.firi@yahoo.it) o sms a 339-5860765.

“George Enescu in Italia”, tappa della tournée a Verona

24 marzo 2011 Commenti disabilitati

Venerdì, 25 marzo, ore 20:00, nella Sala Maffeiana [v. foto sotto] del prestigioso Teatro Filarmonico di Verona avrà luogo il secondo concerto della tournée George Enescu in Italia, dedicata al 130° anniversario dalla nascita del grande violinista, compositore e direttore d’orchestra George Enescu.

Con l’occasione, informa l’Istituto Romeno di Venezia, nel foyer del teatro sarà inaugurata la mostra “Omaggio a George Enescu – 130”, organizzata dal Museo Nazionale “George Enescu” di Bucarest.

Solisti del concerto saranno il violinista Gabriel Croitoru (vincitore del diritto d’utilizzo del violino Guarnieri appartenuto al maestro Enescu) e il pianista Karim Said (vincitore della prima borsa offerta dalla Enescu Society di Londra e dall’Istituto Culturale Romeno di Londra in partenariato con la Royal Academy of Music).

Programma:

George Enescu, Suite no. 1 in G minore per pianoforte (solista Karim Said),

Ludwig van Beethoven, Sonata no. 5 per pianforte e violino (solisti Gabriel Croitoru e Karim Said),

Johannes Bhrams, Sonata no. 2 in A maggiore per pianoforte e violino (solisti Gabriel Croitoru e Karim Said),

George Enescu, Lăutarul per violino (solista Gabriel Croitoru).

L’evento è organizzato dall’Istituto Romeno di Venezia e l’Associazzione ”Open onlus” di Verona (pres. Adrian Sgaroiu), col sostegno dell’Istituto Culturale Romeno di Bucarest e in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Verona, l’Enescu Society e l’Istituto Culturale Romeno di Londra, il Museo Nazionale “George Enescu” di Bucarest, il Festival Internazionale George Enescu, il Teatro Filramonico di Verona e il Conservatorio di Musica “Evaristo Felice Dall’Abaco” di Verona.

Media partner: Rai Radio 3.

 

A scuola di plagio. Conversazione sul caso Galimberti-Noica

11 marzo 2011 Commenti disabilitati

11 marzo 2011 (FIRI). Nei giorni scorsi è ribaltata sui media la notizia dell’ultimo plagio attribuito al prof. Umberto Galimberti, in passato già coinvolto in casi simili. La vittima è il pensatore romeno Constantin Noica (1909-1987), peraltro poco tradotto all’estero e in Italia. Ne abbiamo parlato con colui che ha scoperto e segnalato il caso alla stampa italiana.

Costică Brădăţan, 40 anni, originario di Suceava, Romania, è ricercatore (assistant professor) all’università americana Texas Tech. Ha insegnato anche in altri atenei statunitensi (Cornell University, Miami University), europei (Inghilterra, Germania, Ungheria, Bulgaria e Romania) e dell’India. Ha studiato filosofia alle università di Bucarest e Durham (Inghilterra). Tra le sue pubblicazioni, The Other Bishop Berkeley. An Exercise in Reenchantment (2006), Jurnalul lui Isaac Bernstein (2001) e O introducere la istoria filosofiei româneşti în secolul XX (2000). Oltre alle curatele di volumi e agli studi nelle riviste specializzate (Utopian Studies, Philosophy & Literature, Parallax, Angelaki, The European Legacy, Minerva, The Heythrop Journal, Acta Philosophica, Minerva, The Journal of the British Society for Phenomenology, East-European Politics & Societies, ecc.), ha pubblicato recensioni e articoli in periodici nord-americani  (Christian Science Monitor, Philadelphia Inquirer, The Globe & Mail) e in riviste culturali come Times Literary Supplement. Alcuni dei suoi lavori in inglese sono stati tradotti anche in altre lingue (polacco, spagnolo, portoghese, olandese, romeno e bulgaro).

Horia Corneliu Cicortaș: Come ha scoperto questo plagio?

Costică Brădățan: Per puro caso, come probabilmente vengono scoperti il più delle volte i plagi. Qualche mese fa ho recensito la traduzione inglese del libro di Noica per il Times Literary Supplement. Così, per quell’occasione, ho riletto il libro. Più o meno nello stesso periodo, stavo leggendo anche il libro di Galimberti, dove ad un tratto mi hanno colpito i relativi passi noichiani, poiché hanno una certa audacia speculativa e una forza poetica che non puoi facilmente dimenticare. Ho fatto subito ricerche sull’autore e ho scoperto che vi è una intera storia dei plagi galimbertiani. Lì per lì ho pensato di lasciar perdere, mi sono detto: un plagio in più o in meno ormai non conta più. Mi sono poi reso conto che questa vicenda ha qualcosa di  molto divertente (come è stato osservato, il mio testo è scritto in una chiave marcatamente ironica): nel Paese dove è comparso lo stereotipo “i romeni sono ladri”, ecco che qualcuno si è messo a rubare dai romeni. Come potevo resistere? Se almeno Galimberti avesse fatto un gesto, per prendere le difese degli immigrati romeni d’Italia: “Signori, non è proprio così, alcuni non sono ladri, direi perfino: al contrario.” Ma non lo ha fatto.

…a differenza di un Umberto Eco, che invece è sceso in campo, due anni fa, con un divertente articolo sui “maledetti romeni”.

Infatti. Peraltro, da quanto venivo a sapere, era per la prima volta che Galimberti plagiava un autore straniero (tutte le sue vittime scoperte finora erano stati autori italiani), il che mi è sembrato molto interessante, una dimostrazione di cosmopolitismo e spirito ecumenico. Non potevo lasciare inosservate questo genere di cose.

Lettera43.it ha avuto, grazie alla sua segnalazione, una notizia d’oro, anche se l’amica Delia Coșereanu, che lavora in quella redazione, mi ha detto che inizialmente la direzione del giornale non era troppo interessata a pubblicare la notizia. Aveva inviato anche ad altre pubblicazioni italiane la segnalazione del plagio?

Io non posso sapere che cosa è stato discusso in redazione su questo fatto. Ciò che so, è che il direttore Paolo Madron è stato di una professionalità ammirevole. Mi ha risposto subito (in poche ore, il che, data la mia esperienza con le redazioni italiane, è una cosa rarissima). Ho capito da un’intervista rilasciata in seguito al Giornale che, quando avevano ricevuto il mio testo, quelli di Lettera43.it erano rimasti in qualche modo perplessi; per cui, la prima cosa che hanno fatto è stata quella di convincersi che io esista davvero (cosa che mi sembra una dimostrazione di spirito filosofico) e di andare in biblioteca per verificare se io non mi sia inventato tutta la faccenda (cosa che mi sembra un’ulteriore prova di professionalità).

Certo, avevo contattato anche altre pubblicazioni italiane prima di arrivare a Lettera43. Il modo in cui esse hanno risposto alla mia iniziativa è una storia a sé, troppo lunga e troppo complicata per raccontarla qui. Basti dire che in questo modo ho imparato moltissimo sulla società italiana di oggi. Alcune di queste pubblicazioni (ad es., L’Unità, Avvenire, Corriere) semplicemente non mi hanno risposto. E non avevo nemmeno scritto all’indirizzo generico della redazione, ma a delle persone in carne ed ossa: redattori della sezione di cultura, capi redattori e così via. Allora mi sono detto: questo sarà probabilmente una prova di buona crescita. Qualsiasi persona ben educata sa: “you don’t talk to strangers”. Altri (per es. Il Sole 24 ore) mi hanno risposto, educatamente, che non erano interessati alla cosa. La più onesta risposta, di una onestà quasi inverosimile, mi è venuta dal quotidiano La Stampa. Il redattore che mi ha risposto mi ha scritto qualcosa del genere: “No grazie. Sui casi di plagio di Galimberti è stato scritto così tanto qui da noi, che la gente si è letteralmente stufata”. Solo un rigo – ma quanta ironia! Mi hanno rifiutato il pezzo sul plagio di Galimberti per il motivo che il plagio in questione non era sufficientemente originale. In quel momento, mi è passata spontaneamente tutta l’arrabbiatura, rallegrandomi invece di essere il testimone di una situazione di un’assurdità talmente raffinata, che poche volte ci può capitare nella vita.

Da quanto ha potuto comprendere, perché Galimberti ha avuto bisogno di prendere dalla traduzione da poco pubblicata quei frammenti di Noica? Solo perché ne è rimasto stregato, oppure perché quei frammenti erano funzionali all’architettura del proprio discorso? Caso quest’ultimo, in cui sarebbe stato corretto, ovviamente, indicare la fonte del prestito.

Constantin Noica

Temo che solo Galimberti stesso potrebbe rispondere a questa domanda – sperando, naturalmente, che la risposta non sia anch’essa un plagio. Una domanda ancora più importante mi sembra questa: perché si tollera una cosa del genere? A differenza della cultura romena, ad esempio, che ancora soffre per via dei traumi totalitari e post-totalitari, la cultura italiana mi sembra una cultura coerente, sofisticata, matura. Beninteso, parlo di “cultura” in senso antropologico, intesa come sistema di pratiche, comportamenti, preferenze che manifestano, tutte, una certa unità stilistica e funzionale. In questo senso però, qualsiasi cultura è anche un sistema di interdizioni e, come tale, dovrebbe generare in maniera alquanto naturale anche una definizione di quel che è inaccettabile. E allora, perché la cultura italiana di oggi – diciamo, la sub-cultura degli ambienti universitari o giornalistici – non ha sviluppato certi meccanismi di autodifesa, degli anticorpi che l’aiutino semplicemente a non tollerare, ad esempio, plagi come questo?

Sfortunatamente, come del resto è risaputo qui in Italia, la maturità della cultura italiana non si riflette in quella dell’ambiente accademico, nonostante i ripetuti tentativi di riforma degli ultimi decenni, da cui anche l’emigrazione degli intellettuali italiani, che continua tuttora. Ma insomma, questa è una storia lunga…

Nel mondo in cui viviamo il plagio è qualcosa che semplicemente “non si deve fare”. Ovviamente, ci sono delle basi di natura etica e anche epistemologica per questa proibizione, cui si aggiungono anche considerazioni di ordine immediato, pratico. Faccio due esempi. Quando compro un libro plagiato sono ingannato nella mia qualità di acquirente: in cambio di quel che pago ricevo una cosa diversa da quanto scritto sull’etichetta. Ho pagato per leggere Galimberti e scopro di leggere Noica, Giulia Sissa o chi sa chi? Questo fatto, di per sé commerciale, attraverso il quale vengo semplicemente “fregato”, mi sembra l’epifania brutale di tutta l’ingiustizia implicata nel plagio. È un aspetto semplice del fenomeno, ma estremamente rivelatore. In secondo luogo, immagino che il prof. Galimberti faccia parte di commissioni di esami dottorali o di concorsi per docenti universitari. Ebbene, su quale base potrà egli rifiutare una tesi copiata o respingere un candidato reo di plagio? Cosa potrà dire a colui che si presenta all’esame di dottorato con una tesi frutto di un plagio? Di più: come fa l’università in cui lavora Galimberti a chiedere agli studenti di rispettare gli standard accademici del mondo civilizzato (tra i quali anche il divieto di plagiare), quando tra i propri docenti ci sono delle persone che plagiano?

Purtroppo, la diffusione del plagio sembra dipendere, sia pure in proporzioni più ridotte rispetto alla Romania, dallo stato di salute dell’ambiente accademico e, in generale, della società italiana. Posso testimoniare, anche in base alla mia esperienza, che l’università italiana ha settori di eccellenza e di ottima qualità sia per la didattica che per la ricerca, ma anche parecchie carenze strutturali.

Certo, in questa vicenda io sono soltanto un osservatore esterno, un outsider. Queste cose non mi riguardano direttamente, ma l’intelighentsia italiana dovrà prima o poi prenderle sul serio. Personalmente, non penso che la gente in generale (la stampa italiana, gli accademici italiani ecc.) vogliano “coprire” a tutti i costi Galimberti. Probabilmente si tratta d’altro. E qui parlo proprio come outsider, una posizione che ha sempre anche i suoi vantaggi, a volte affatto trascurabili. Da quanto ho potuto comprendere – lei, che vive in Italia, sicuramente lo sa meglio di me –, la società italiana soffre di un certo complesso culturale “perfezionista”, un complesso nato probabilmente da un fatto psicologico banale (la paura di non essere derisi), ma che nell’Italia di oggi mi sembra che sfiori il patologico. Ogni qualvolta compare un fatto che potrebbe metterci in cattiva luce, la prima reazione è di reprimerlo, di scansarlo, di ignorarne l’esistenza, così che l’immagine che abbiamo di noi stessi resti inalterata; è quel che in italiano si chiama “fare sempre bella figura”. Ora, in questo mondo esistono anche cose evidentemente spiacevoli, esiste Berlusconi, esiste la mafia. Però, fin quando puoi localizzare tali cose (“cattive” per definizione), fin quando puoi affibbiarvi un’etichetta dicendoti “questo è esattamente ciò che io non sono”, tutto diventa sopportabile; sotto il tuo sguardo, il mondo si trasforma in una specie di finzione, in un processo quasi esclusivamente mentale. Il fattore chiave in tale processo è l’esistenza di una linea di demarcazione netta tra “noi” e “gli altri”. Ebbene, quando qualcuno arriva a fare il pendolare tra questi due spazi (ad esempio, quando un intellettuale, “uno dei nostri”, commette un furto, sia pure un furto di parole, ovviamente un atto brutto che solo “loro” possono compiere), in quel momento fingiamo di non vedere. Non è successo nulla, nessuno ha rubato niente. Ma quale furto? Quali parole? La linea di demarcazione è rimasta intatta. “Noi” siamo rimasti incontaminati, e tutto il male è rimasto da “loro”.

Nota: una versione più ampia del presente colloquio può essere letta sul settimanale romeno Observator cultural, n. 567 del 18 marzo 2011.

 

Cleptomania filosofica: anche Noica tra le vittime di Galimberti

9 marzo 2011 Commenti disabilitati

“Ma allora è un vizio! Galimberti copia frasi intere da un filosofo rumeno”. Lettera 43.it, 7 marzo 2011

 

Umberto Galimberti

Il professor Umberto Galimberti (docente di filosofia della storia e psicologia dinamica all’università di Venezia) è famoso oltre che per la cospicua attività saggistica e pubblicistica, anche per la intricata storia dei plagi. Frasi e concetti (ma soprattutto frasi) copiate e incollate da altri testi, che ha inserito nei suoi libri. Oggi si aggiunge una ulteriore testimonianza, come risulta dall’articolo del filosofo rumeno Costica Bradatan, professore alla Texas Tech University ha scritto per Lettera43.it.

Questa volta il saccheggiato si chiama Constantin Noica (1909-1987), filosofo rumeno della stessa generazione di Mircea Eliade. Sei malattie dello spirito contemporaneo (Il Mulino, 1993) di Noica viene copiato in diversi punti nel libro di Galimberti Orme del sacro (Feltrinelli, 2000). Grazie a Bradatan abbiamo i confronti puntuali.

 

Constantin Noica

La recensione dopo il plagio. Galimberti ha recensito il libro di Noica su Repubblica (2 agosto 2001), recensione poi ri-pubblicata nel suo libro I vizi capitali e i nuovi vizi (Feltrinelli, 2003). Ovviamente, in questo caso, la scusa comodissima – cioè, che lui ha dimenticato di «inserire i virgolettati» e fare menzione del nome di Noica o del suo libro) quando ha incorporato la recensione nel Orme del sacro – non vale per niente. Orme del sacro è stato pubblicato un anno prima della recensione. Prima plagiamo, poi recensiamo.

La difesa di Vattimo. Per quanto l’amichevole difesa di Gianni Vattimo («Filosofare è copiare») è spiritosa, ma purtroppo, niente di più. Se avesse ragione, la Xerox Corporation sarebbe il più grande dei filosofi.

Infine, c’è qualcosa di particolarmente ironico in tutto quest’affare di plagio. Come è noto, in Italia in alcuni gruppi di popolazione, è diffuso lo stereotipo secondo il quale i rumeni sono tutti ladri. Quasi tutti, si può dire adesso. Alcuni sono anche vittime. Vittime dei ladri di parole. […]

L’articolo integrale, con i passi incriminati, può essere letto su Lettera43.it.

Articoli correlati:

Il Giornale, 8 marzo 2011: Accuse di plagio, Galimberti verso il Guiness dei primati

Lettera43.it, 9 marzo 2011: I romeni, Noica e il plagio


 

Ileana Mălăncioiu al Bistrot de Venise

4 marzo 2011 Commenti disabilitati

Dal 1993, grazie al suo ambiente molto elegante, il Bistrot de Venise (Calle dei Fabbri, San Marco 4685) è diventato uno dei punti d’incontro dell’élite artistica veneziana, dove vengono dibattuti temi di attualità culturale e sociale.

Dal 2009, in ogni mese di marzo, il Bistrot de Venise ospita l’incontro con un poeta romeno, selezionato e promosso dall’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia. Nel 2009, il pubblico veneziano appassionato di poesia ha incontrato Nina Cassian e nel 2010 Mircea Dinescu.
Quest’anno, l’invitata della serata poetica che si svolgerà sabato, 12 marzo, dalle ore 17.00, al Bistrot de Venise è Ileana Mălăncioiu (foto), una delle più importanti voci poetiche e civiche della Romania. Appositamente per l’incontro di Venezia, poesie dell’opera di Ileana Mălăncioiu saranno tradotte, per la prima volta in lingua italiana, dal giovane traduttore Danilo De Salazar, collaboratore linguistico in Lingua e Letteratura Romena presso l’Università degli Studi della Calabria, beneficiario di una borsa per traduttori in formazione assegnatagli dall’Istituto Culturale Romeno.
Il giorno precedente, venerdì, 11 marzo, dalle ore 12.00, la poetessa incontrerà presso la sede dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica gli studenti che studiano lingua e letteratura romena all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Sono stati invitati a partecipare anche gli studenti dei lettorati di romeno di Padova e Udine.
L’incontro annuale con un poeta romeno al Bistrot de Venise è organizzato con il sostegno dell’Istituto Culturale Romeno di Bucarest.

Scrittori romeni a LibrInTerra

4 marzo 2011 Commenti disabilitati

Nei giorni 5 e 6 marzo si svolge a Valperga (provincia di Torino) LibrInTerra,  festival dedicato alla letteratura contemporanea. L’edizione 2011 comprenderà nove eventi i cui protagonisti saranno scrittori di diversi paesi, giornalisti, traduttori e attori.

La Romania è presente per la prima volta al Festival, con una tavola rotonda cui parteciperanno tre dei più importanti scrittori romeni, tradotti in lingua italiana: Gabriela Adameşteanu, Dan Lungu Vasile Ernu.
La manifestazione si svolgerà sabato, 6 marzo, dalle ore 16.30, al Teatro Comunale di Valperga.
I dibattiti saranno condotti da Paola Zoppi, direttore artistico del Festival “LibrInTerra”. Sarà presente Anita N. Bernacchia, traduttrice e interprete, beneficiaria di due borse per traduttori assegnate dall’Istituto Culturale Romeno di Bucarest.
La presenza dei tre scrittori romeni è sostenuta dall’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, partner del festival.
Info e dettagli sul sito http://www.librinterra.com/.

(fonte: ICR Venezia)

Firenze, la Romania festeggiata al femminile

1 marzo 2011 Commenti disabilitati

Festa romena della primavera (1 marzo) e omaggio universale alla donna (8 marzo) – iniziativa culturale nel centro storico di Firenze.

Come meglio festeggiare la donna se non attraverso l’arte e la tradizione, raccontandone il cuore, i sogni, il lavoro, i dolori. La comunità romena presenta un suo tradizionale omaggio alla donna nell’incontro del 5 marzo 2011 alle ore 16,30 presso European School of Economics, Borgo SS. Apostoli 19, Firenze.

L’evento è organizzato dalla Fondazione ECN-yourLIFE in collaborazione con Il Consolato Onorario di Romania a Firenze e l’Associazione Latinità di Prato, con il supporto del Centro Culturale Italo-Romeno di Milano.

L’arte come veicolo di conoscenza tra popoli è il filo conduttore della serata che vede protagoniste la scrittrice Ingrid Beatrice Coman con il suo nuovo romanzo “Per chi crescono le rose” edito da Edizioni Uroboros, l’artista Daniela Patrascanu e la fotografa Maria Gainuta con la mostra “Donne senza specchio”, che racconta momenti significativi di vita in Romania. Il prof. Raffaele Taddeo, curatore di volumi di letteratura dell’immigrazione, dialogherà con la scrittrice, mentre l’antropologo Gianfranco Greco ricorderà il grande filosofo romeno Emil Cioran e il suo percorso affettivo con riferimento alla condizione dell’immigrato. Sarà inoltre proiettato un frammento del film “Esercizi di Libertà” sulla Rivoluzione del 1989 in Romania, periodo nel quale la storia del romanzo si colora di momenti di oppressione, paura, privazioni e insicurezza.

A conclusione della serata, per immergersi nell’atmosfera tradizionale romena il pubblico sarà invitato ad un buffet a base di prodotti tipici romeni; alle donne sarà fatto omaggio di un mărțișor (diminutivo di martie – marzo), una finissima spiga formata da due fili intrecciati, uno bianco e l’altro rosso, ai quali viene attaccata una piccola figurina di legno o metallo come portafortuna.

Maria Pop [foto], una delle promotrici dell’evento, ci ha spiegato le ragioni dell’iniziativa: “Firenze, come luogo d’arte per eccellenza, ha accolto con entusiasmo l’idea. Come il piccolo portafortuna romeno in filo bianco e rosso che omaggia la primavera e la donna, l’iniziativa fiorentina è un dialogo artistico a più voci. Le due comunità che si parlano e si ‘scoprono’ attraverso i vari linguaggi artistici: la scrittura, la fotografia, la pittura, il vissuto intenso. Un modo inedito, al femminile, di presentare le tradizioni romene primaverili e momenti della storia recente della Romania”.

Info e programma, qui.