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Archive for maggio 2011

Le sculture dei coniugi Zidaru, in mostra a Venezia

29 maggio 2011 Commenti disabilitati

La mostra “Glorie” di Marian e Victoria Zidaru a Venezia

Nel periodo 1 giugno – 15 luglio 2011, l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia organizza presso la sede dell’Ateneo Veneto (Campo San Fantin 1897) la mostra “Glorie” degli artisti romeni Marian e Victoria Zidaru. Vernissage: martedì 1 giugno,  ore 18.00.

L’inaugurazione si svolgerà in presenza degli autori e dello storico e critico d’arte Erwin Kessler, curatore della mostra. Essa è stata concepita come un omaggio a Venezia, la città che ha determinato in maniera decisiva l’orientamento artistico dell’opera dei coniugi Zidaru. Il concetto di spettacolo si concentra tanto sulla purificazione e sull’ardere, quanto sulla trasfigurazione e il cambiamento. Si tratta di impegno, silenzio e del sacrificio necessario richiesto dall’ascesa morale.

Marian e Victoria Zidaru sono i leader di una tendenza artistica affermatasi durante gli ultimi anni di comunismo come alternativa, riparo e protesta contro la repressione del regime totalitario, tendenza comunemente nota come “neo-ortodossa”.

Di dimensioni impressionanti, la scultura di Marian Zidaru – che sarà collocata al centro dell’Aula Magna della prestigiosa istituzione veneziana – s’intitola “La visione di Ezechiele” e rappresenta un frammento del simbolo iconografico bizantino chiamato “Glorie”. Il lavoro è stato ultimato nel 1999 ed è stato esibito per la prima volta presso il Museo Nazionale d’Arte di Bucarest, nell’ambito della mostra personale “Focul” (“Il fuoco”), e poi lo stesso anno presso il Museo Nazionale del Villaggio nell’ambito di una mostra personale, mentre nel 2004 ha partecipato alla Biennale d’Arte dei Balcani a Salonicco.

L’oggetto tessile realizzato da Victoria Zidaru rappresenta una tela casalinga ricamata con inni bizantini, la quale sarà posta sul pavimento a simboleggiare un sentiero sotto la superficie della scultura.

Lo scultore Marian Zidaru

L’evento è sostenuto dall’Istituto Culturale Romeno di Bucarest, coi patrocini della Regione Veneto, Provincia e Comune di Venezia.

Compagne di viaggio. Racconti di donne ai tempi di Ceausescu

29 maggio 2011 Commenti disabilitati

Roma, lunedì 30 maggio, ore 17 – Fondazione Europea Dragan (Foro Traiano 1/A, primo piano)

Presentazione del volume Compagne di viaggio. Racconti di donne ai tempi del comunismo,  a cura di R. P. Gheo e Dan Lungu, traduzioni dal romeno di M. Barindi, A.N. Bernacchia e M.L. Lombardo. Sandro Teti Editore, collana ZigZag, 237 pp., 18 euro.  

Intervengono: Alina Harja, Daniela Mogavero, Anita Bernacchia e Sandro Teti.

Il libro e le autrici

L’incubo di un aborto clandestino. I privilegi della nomenklatura. L’emancipazione di genere, per molti versi rimasta lettera morta nei proclami del regime. La persistenza di un patriarcato ancestrale. Un’epoca grigia che bandisce la libera scelta ed esige conformità. Benvenuti nella Romania di Nicolae Ceausescu! Diciassette scrittrici narrano la vita quotidiana al tempo della dittatura, per svelare i più intimi rovesci della condizione femminile in una società autoritaria. Mischiando registro epistolare e pagine di diario, fiction e autobiografia, “Compagne di viaggio” restituisce la resistenza dell’altra metà del cielo. Ora tragiche ora scanzonate, queste pagine fotografano la condizione delle donne fino alla caduta del regime, nel 1989, anno di grandi promesse, in parte tradite.

“Credo che se vogliamo comprendere bene un’epoca, dobbiamo capire come si svolgeva la vita quotidiana e le piccole cose in quel dato periodo. Voglio però evidenziare che i testi delle autrici hanno un valore letterario straordinario. Il volume conta non solo come testimonianza, ma anche come letteratura.” Dan Lungu

Le amministrative e i romeni d’Italia: un’opportunità mancata?

28 maggio 2011 2 commenti

Le amministrative e i romeni d’Italia: un’opportunità mancata?

– Alcune considerazioni a partire dalle elezioni di questo mese –

di Horia Corneliu Cicortaș/FIRI

 Nei giorni scorsi sono stato contattato da una giovane studiosa della Luiss che sta preparando una ricerca dal titolo suggestivo: “Diritto di voto locale per gli immigrati: uno strumento di democrazia e un supporto per l’integrazione”. La dottoranda sta conducendo questa ricerca alternando periodi a Roma e Bruxelles. Nella nostra lunga conversazione, abbiamo toccato diversi argomenti che riguardano la partecipazione degli immigrati (sia comunitari che non comunitari) alla vita sociale e politica del Paese di destinazione. Naturalmente, le sue domande – e le mie risposte – hanno perlopiù gravitato  attorno alla comunità dei romeni residenti in Italia. Il dialogo ha fornito spunti utili sia per la ricerca della studiosa italiana che per la mia riflessione su argomenti di attualità riguardanti le dinamiche migratorie, come ad esempio la partecipazione dei residenti romeni alle recentissime elezioni amministrative italiane.

Cerco di riassumere qui il mio pensiero circa gli argomenti sui quali sono stato invitato a pronunciarmi in qualità di “testimone privilegiato” (tra gli stranieri che vivono qui) della vita pubblica italiana.

Innanzitutto, qualche parola sulla partecipazione dei romeni alle elezioni amministrative di questo mese. Personalmente, non sono sorpreso dalla loro scarsa partecipazione, in termini numerici, al voto; e qui mi riferisco sia agli aventi diritto iscritti sulle liste supplementari dei Comuni sia a quanti hanno effettivamente espresso un voto presentandosi alle urne, per non parlare dei pochissimi (su oltre cinquanta candidati) eletti nei consigli municipali. Eppure, se confrontiamo le tornate elettorali del 2007, 2009 e 2011 – le uniche utili per misurare la partecipazione al voto dei neocomunitari romeni (e bulgari) residenti in Italia -, possiamo notare un aumento costante di iscritti, votanti e candidati dal 2007 al 2009 e dal 2009 al 2011. Con ogni probabilità, questa percentuale aumenterà nei prossimi anni. Certo, la percentuale di partecipazione di romeni è ancora minima, se la rapportiamo a quella dei cittadini italiani o anche dei “vecchi” (e pochi) cittadini UE che vivono nello Stivale. Un paragone con la partecipazione dei polacchi e di altri cittadini dei Paesi europei centro-orientali che hanno aderito all’UE nel 2004, non ci rivela grandi differenze.

Inoltre, non dobbiamo dimenticare che la partecipazione della popolazione alle elezioni in Romania (amministrative, parlamentari, presidenziali o altro) ha avuto un netto andamento discendente dal 1990 a oggi: si è passati da una partecipazione di oltre 80% all’inizio degli anni Novanta verso il 60%, dieci anni dopo, per scendere sotto il 50% negli ultimi anni. Addirittura, nel recente rinnovo dell’amministrazione della città di Baia Mare, il sindaco è stato eletto con un’affluenza al voto inferiore al 29%. Allo stesso tempo, il presidente della Romania Traian Băsescu è stato rieletto nel secondo mandato (2009-2014), al ballottaggio del 2009 contro il suo principale controcandidato Mircea Geoană, con pochi voti di differenza, ottenuti proprio grazie ai voti espressi dai romeni residenti all’estero. Certo, la partecipazione della diaspora alle elezioni che avvengono in Romania (per il rinnovo di: parlamento, presidenza della repubblica, parlamento europeo o per i referendum, come quello – fallito – per l’impeachement di Băsescu, nel 2007) è superiore rispetto al coinvolgimento nei processi elettorali nei paesi UE dove gli emigrati romeni hanno diritto a votare, in quanto cittadini comunitari. Di conseguenza, non ci deve sorprendere se i romeni residenti in Italia che decidono di votare siano ancora pochi: innanzitutto, la maggior parte degli oltre un milione di residenti appartengono ad una’immigrazione che possiamo definire recente (5-10 anni di permanenza). In secondo luogo, sottolineo ancora, essi provengono da un Paese – la Romania – nel quale la popolazione si è disinnamorata progressivamente della politica, anche a causa della corruzione e dell’incompetenza che hanno caratterizzato, penalizzandoli, tutti gli schieramenti attuali. In terzo luogo, molti dei romeni di cui parliamo hanno sì i piedi in Italia, ma la testa in Romania: nonostante il sogno di tornare “a casa” si stia a poco a poco allontanando per molti di loro, essi tendono a seguire con più interesse la politica del Paese di origine rispetto a quella del Paese-destinazione (che nel frattempo è diventato adottivo, oltre che elettivo). Le dinamiche altalenanti e il pendolarismo continentale che contraddistinguono la diaspora romena sono processi che andrebbero studiati in maniera comparata, confrontando situazioni analoghe di migrazione intra-europea: soprattutto il caso degli emigrati italiani, greci e polacchi nell’Europa nord-occidentale.

Torniamo, infine, alle elezioni del 15-16 maggio, il cui esito definitivo sarà noto nei prossimi giorni, a Milano e in altre città. Non credo ci siano ragioni per dilungarsi troppo sulle cosiddette candidature “etniche” (i candidati per i consigli municipali provenienti dalla comunità straniera) e sul loro numero crescente versus il loro sostanziale fallimento – pochi volti raccolti sul mercato del consenso politico. Da un lato, è normale che l’integrazione dei romeni porti con sé anche una frammentazione politica delle opzioni elettorali: un riflesso della diversità politica non tanto del Paese di origine (Romania) quanto, piuttosto, della società di destinazione (Italia). Dall’altro, l’esercizio dell’elettorato  attivo (il votare)  e passivo (l’essere votati) implica non solo tempi più o meno lunghi di immedesimazione sociale, come in ogni dinamica migratoria – una cosa sono gli italiani in Argentina, altra cosa sono gli italiani in paesi vicini come Francia o Germania –, ma anche altre variabili da cui dipendono gli aspetti quantitativi e qualitativi dell’integrazione: educazione, formazione individuale, estrazione sociale, orientamento ideologico, appartenenza religiosa e così via. Tutto questo, coniugato con la seduzione che i partiti italiani esercitano alla vigilia delle elezioni nei confronti di ogni papabile interessante, o utile per la affermare la propria immagine di formazione politica aperta alla promozione dei “nuovi italiani”, rende molto difficile il voto etnicamente compatto, a favore dei candidati della comunità, o meglio di coloro che si dichiarano candidati per la comunità. Infine, l’impegno politico richiede, anche in tempi di populismi vari, assenza di leadership e di antipolitica modaiola, determinate doti personali, periodi di militanza, risorse e perseveranza da impiegare al servizio della comunità elettorale di riferimento.

Almeno finora, l’offerta politica è stata tale da non smuovere le masse inerti che costituiscono l’elettorato romeno-italiano, troppo “nostalgico” per staccarsi dalle radici, e troppo confuso per costituire un modello valido per quanti auspicano l’estensione del voto amministrativo anche agli extracomunitari stabilmente residenti in Italia.

Sulla metafisica dell’addio di Cioran

12 maggio 2011 Commenti disabilitati

Sulla metafisica dell’addio di Cioran. Conversazione con Antonio Di Gennaro

di Horia Corneliu Cicortas

L’autore. Nato a Napoli nel 1975, Antonio Di Gennaro si è laureato in Filosofia all’Università di Napoli “Federico II”. I suoi studi privilegiano lo sviluppo dell’esistenzialismo contemporaneo, con particolare riferimento alle problematiche del tempo e del dolore. Ha pubblicato la raccolta di versi Parole scomposte (Alfredo Guida Editore) e saggi sul pensiero di Karl Jaspers. Dal 1996 lavora presso Elasis (gruppo Fiat) dove si occupa di comunicazione aziendale.

Il libro. Metafisica dell’addio è uscito da pochi mesi presso l’editrice Aracne di Roma (104 pp., 8 euro). Il volume contiene tre studi precedentemente pubblicati in Italia (2008 e 2010) e Romania (2007), preceduti da una presentazione del prof. Roberto Garaventa e da una breve nota biografica su Emil Cioran. Un volume snello, di facile lettura anche se opportunamente corredato di note e riferimenti bibliografici, in cui il giovane autore napoletano si sofferma sui vari aspetti della “patosofia” cioraniana, colta nei suoi molteplici aspetti: dalla riflessione filosofico-religiosa, fino al ruolo liberatorio della scrittura. Con l’occasione, Antonio Di Gennaro ha rilasciato la seguente intervista per FIRI.

FIRI: Il volume raccoglie tre suoi studi su Cioran, scritti tra il 2005 e il 2008 e pubblicati su tre riviste distinte (due in Italia e uno in Romania). Qual è stata la ragione che l’ha spinta a ripubblicarli all’interno di un volume?

Antonio di Gennaro: Nei tre saggi, cercavo soltanto di offrire dei contributi interpretativi, a partire dalla mia personale esigenza di comprendere e di relazionarmi al pensatore di Sibiu. Erano singoli passi, accenni, tentativi, che alla fine però si sono rivelati passi di un percorso, tasselli di un disegno, a-posteriori unitario. La necessità di riproporli in un volume unico è sorta proprio quando ho avuto questa percezione: che qualcosa avesse preso forma, che ciò che non avevo inizialmente previsto o pianificato si era comunque realizzato. Pur essendo consapevole della parzialità di ogni lavoro e della particolarità di ogni prospettiva, sentivo che qualcosa di nuovo era emerso, che le mie riflessioni presentavano un filo conduttore riconducibile al tema dell’addio come paradigma dell’esistenza, in Cioran.

Nonostante questi tre approcci ricordati, in tutt’e tre dei testi che compongono il suo libro ho notato l’abbondanza di espressioni filosofiche tedesche, in particolare di matrice heideggeriana: frutto della formazione universitaria o scelta consapevole?

Heidegger è stato, ed è, per me un autore fondamentale. Ma non solo Heidegger. Nel mio volume cito spesso anche Jaspers, filosofo di cui mi sono occupato per la mia tesi di laurea nel 1999. Durante i miei studi su Cioran ho sempre cercato un confronto tra questi pensatori. Da un lato i maggiori teorici della filosofia tedesca contemporanea, dall’altro un filosofo non accademico, un pensatore libero non legato ad alcuna Università. Cosa hanno in comune queste tre esperienze di pensiero? Cosa accomuna l’ontologia fondamentale di Heidegger, la periecontologia di Jaspers e la metafisica di Cioran? Ogni filosofia nasce dal sentimento dell’assurdo, dal fatto sconcertante che vi sia “essere”. Ecco, questi tre pensatori ripropongono in maniera originale e decisiva l’inquietante interrogativo: perché vi è, in generale, l’essente e non il nulla? Questa è la domanda ultima, la domanda della disperazione.

Certo. Solo che mentre i due pensatori tedeschi hanno scelto la forma articolata e sistematica del pensare per rispondere alla domanda, Cioran ha preferito il frammento e la goccia di lucidità condensata. Com’è avvenuto il suo primo contatto con gli scritti di Cioran e a che cosa si sente più legato, nel discorso o nello stile cioraniano?

Ho sempre amato gli autori “maledetti” e le voci “fuori dal coro”. Scrittori, poeti, filosofi che hanno posto al centro della propria riflessione il tema dell’esistenza e la precarietà della condizione umana (Rilke, Pavese, Pessoa, ad esempio). Credo di essermi imbattuto per la prima volta in un testo di Cioran, La Chute dans le temps, nel 2000. Le ultime pagine sono state per me “folgoranti”, incentrate come sono sulla tragicità del tempo. Da quel momento è iniziata una lettura serrata e approfondita di tutte le opere di e su Cioran. Ogni opera era un universo da esplorare. Scoprivo e mi innamoravo di un autore che non trattava di concetti astratti, di astruse teorie, ma di concrete esperienze vissute: noia, dolore, disperazione, insonnia. Questo è l’aspetto affascinante di Cioran: in lui la filosofia è autentica consolazione dell’anima, ricerca di un senso nonostante l’assurdità della vita. In Cioran la filosofia nasce dalle emozioni: ha a che fare con la sfera “affettiva”, “patica”, non certo con quella logica. In tal senso essa è un atto di resistenza nei riguardi di un’esistenza che non abbiamo chiesto.

Leggendo i Quaderni, ha potuto scoprire un’altra dimensione dell’autore e dell’uomo Cioran, diversa da quella “ufficiale” dei testi pubblicati in vita. Rispetto ai libri parigini postbellici, come le sembrano i testi scritti e pubblicati da Cioran prima di lasciare la Romania? A parte, naturalmente, gli scritti “politici” poi ripudiati, come La trasfigurazione della Romania.

Noto una continuità delle tematiche, non vedo segni di rottura. Lo stile certo subisce le restrizioni della lingua francese, rispetto alle “libertà” e alla “sregolatezza” della lingua rumena, ma la sostanza, l’intima sofferenza che attanaglia l’animo di Cioran, lo accompagna dagli anni giovanili sino alle sue ultime opere. L’evoluzione è quindi di carattere formale, stilistico, ma il nerbo del discorso è lo stesso. È la malinconia, l’angoscia, la solitudine, la lotta contro Dio, la traumaticità del tempo, il sentimento della morte in vita. Ciò che ad esempio caratterizza le opere rumene Al culmine della disperazione (1934), Il libro delle lusinghe (1936) o Il crepuscolo dei pensieri (1940), è ciò che ritroviamo anche nei testi francesi: dal Sommario di decomposizione (1949) a Confessioni e anatemi (1987). E anche nei Quaderni che lei citava, pubblicati postumi, ritroviamo lo stesso Cioran, l’uomo che cerca risposte al “male di vivere”, l’uomo che chiede una giustificazione al dolore e all’angoscia di essere in vita. Quella di Cioran è una autentica Existenzphilosophie, elaborata tanto a Sibiu, quanto a Parigi. Una filosofia dell’esistenza che culmina in una “metafisica dell’addio”.

Convegno Sicilia-Romania all’Università di Catania

11 maggio 2011 Commenti disabilitati

Catania, 12-13 maggio: Sicilia-Romania. Dibattito interculturale Mediterraneo – Pontus Euxinus. 

L’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia e la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania organizzano nel periodo 12- 13 maggio 2011 un convegno scientifico sul tema delle relazioni tra Sicilia e Romania nei diversi periodi storici e campi culturali (storia, letteratura, arte ecc.).

 Il convegno si svolge presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania (Auditorium “Giancarlo De Carlo”, ex monastero dei Benedettini).
I partecipanti al convegno sono ricercatori, storici, professori, storici dell’arte, critici letterari romeni e italiani, che dibatteranno la storia delle relazioni romeno-siciliane e presenteranno i loro aspetti inediti.
Saranno presenti all’apertura dell’evento alte autorità siciliane: Giuseppe Castiglione, presidente della regione Sicilia, Raffaele Stancanelli, sindaco di Catania, Giacomo Scalzo, rappresentante della Regione Sicilia per le relazioni con Bruxelles e gli affari extraregionali, Antonino Recca, massimo rettore dell’Università di Catania.
Le due istituzioni organizzatrici saranno rappresentate da Monica Joiţa, direttore ad interim dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia e Enrico Iachello, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania.
Assisteranno ai lavori professori, specialisti, romeni residenti in Sicilia e studenti che frequentano i corsi di romeno che si svolgono all’Università di Catania, sotto la coordinazione della prof.ssa Margareta Dumitrescu.
L’evento è finanziato dell’ICR Bucarest e della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania.

Per il programma del convegno,  cliccare qui

Scrittori romeni al Salone del Libro 2011

10 maggio 2011 Commenti disabilitati

Per il terzo anno consecutivo, l’Istituto Romeno di Venezia e il Centro Nazionale del Libro dell’ICR Bucarest organizzano lo stand nazionale della Romania al Salone, nonché una serie di manifestazioni sul tema La letteratura romena, oggi.

Per l’occasione, saranno presenti a Torino 16 tra i più importanti scrittori romeni contemporanei, della cui opera sono stati pubblicati di recente titoli importanti in Italia: Gabriela Adameşteanu, Adriana Babeţi, Adrian Chivu, Vasile Ernu, Radu Pavel Gheo, Florina Ilis, Nora Iuga, Florin Lăzărescu, Dan Lungu, Răsvan Popescu, Adina Rosetti, Doina Ruşti, Cecilia Ştefănescu, Cristian Teodorescu, Lucian Dan Teodorovici, Varujan Vosganian.
Lo stand della Romania (72 mq) è stato costruito secondo un concetto innovativo e attrattivo, sia per attirare il pubblico largo, sia per illustrare la produzione delle case editrici romene rappresentative per il tema scelto. Fotografie dei 16 scrittori romeni invitati, realizzate da Mircea Struţeanu, saranno riprodotte tanto sulla struttura esterna dello Stand, quanto nell’ambito di una campagna visiva di promozione dell’evento sugli autobus della città.
Grazie alla collaborazione con la libreria Cărtureşti, il pubblico che desidera farlo potrà acquistare i libri esibiti presso lo Stand.
Il partner delle due istituzioni organizzatrici è, per la prima volta, la cattedra di italiano della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Bucarest.

L’apertura ufficiale dello Stand della Romania si svolgerà giovedì, 12 maggio 2011, dalle ore 13.00, nel Padiglione 3 (P26 – R25). Prenderanno la parola Ovidiu Dajbog-Miron (ICR Bucarest), Dana Bleoca (Centro Nazionale del Libro – Bucarest), Gian Luca Kannes, Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, i professori Marco Cugno dell’Università di Torino, Bruno Mazzoni dell’Università di Pisa e Smaranda Bratu Elian dell’Università di Bucarest.
Durante quattro giorni (12-15 maggio), sia presso lo Stand della Romania, sia presso altri spazi del Salone saranno presentate le traduzioni di letteratura romena in lingua italiana, pubblicate nel corso dell’ultimo anno, nonché i recenti risultati dell’italianistica romena e della romenistica italiana.
L’edizione di quest’anno segnerà la più consistente presenza romena al Salone di Torino, sia grazie alla ricca raccolta di traduzioni di letteratura romena, che al grande numero di invitati: oltre 50 tra scrittori, traduttori, critici letterari e giornalisti, italianisti e romenisti di spicco, rappresentanti di alcune case editrici.
Media partners: Radio Torino International, Centro 95 e il giornale Ora României di Torino.

Fanfara Shavale, concerto all’Accademia di Romania

10 maggio 2011 Commenti disabilitati

Notte dei musei all’Accademia di Romania: Sabato, 14 maggio 2011, ore 21.00 – 23.00, Accademia di Romania. Ingresso libero da Piazza José de San Martin, 1

 La Fanfara Shavale della Romania proviene da un villaggio [Zece Prăjini, distretto di Iași] della Moldavia centrale di sole 140 case e 560 abitanti. Ciò malgrado, questa piccola località vanta un’invidiabile fama: è il centro abitato con la maggiore concentrazione di bande musicali della Romania (e forse anche del mondo intero), dove ogni uomo sa suonare almeno uno strumento. Il talento musicale si trasmette da una generazione all’altra: dai bambini di 4 anni fino agli anziani di 74, ognuno è capace di interpretare un brano musicale, anche senza conoscere le note, il che assicura l’autenticità delle melodie. Non sorprende che il villaggio è ormai da tempo oggetto di studi e ricerche per musicologi, musicisti ed etnologi.

Ad iniziare dal 1999, i 10 membri della Fanfara Shavale promuovono con gran successo la musica tradizionale romena e rom in tutto il mondo, partecipando a concerti live e prestigiosi festival di world music, folk o jazz in Austria, Cina (alla recente Esposizione universale di Shanghai) Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Israele, Italia (Festa di Capodanno in Piazza San Marco e Carnevale di Venezia), Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ungheria, Ucraina e Turchia.

Il loro album di debutto (2003), intitolato “Speed Brass of the Gypsies“, include 20 brani e porta uno spirito innovatore nella musica delle fanfare zingare, combinando più stili di musica tradizionale dell’area balcanica ad un ineguagliabile ritmo di oltre 200 battiti al minuto.

(fonte e info: Accademia di Romania in Roma)