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Archive for novembre 2009

Massimo Cacciari: conoscenza della Romania da rafforzare

30 novembre 2009 Commenti disabilitati

“Amando da tempo tanti esponenti artistici, poetici e filosofici romeni, per me è quasi naturale sentirvi a casa e sentirmi a casa da voi”. Massimo Cacciari

In occasione della Festa Nazionale della Romania che si celebra il 1 dicembre, il Teatro La Fenice di Venezia ha ospitato il 22 novembre un concerto straordinario organizzato dall’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia (Irccu). Per l’occasione dell’evento, la direttrice dell’Istituto, Monica Joiţa, ha consegnato al sindaco Massimo Cacciari l’Ordine Nazionale al Merito in Grado di Grande Ufficiale, conferitogli, su proposta del presidente dell’Istituto Culturale Romeno, Horia-Roman Patapievici, dal capo dello stato romeno Traian Basescu “in segno di riconoscimento per i suoi meriti speciali nella promozione e lo sviluppo delle relazioni culturali romeno-italiane, per la promozione dell’immagine reale della Romania e per il sostegno ai romeni in Italia”.

Il concerto è stato registrato e diffuso da Rai Radio, Radio Romania ed EBU (European Broadcasting Union).
Il programma del concerto ha incluso lavori di Beethoven, Mozart, Rossini, Verdi, Puccini, Nicolae Kirculescu, George Enescu, Ciprian Porumbescu ed Eduard Caudella. Solisti del concerto sono stati il soprano Leontina Văduva, il violinista Alexandru Tomescu, che ha suonato uno Stradivari, e il pianista Horia Mihail, accompagnati dall’Orchestra del Teatro La Fenice, diretta dal maestro Andrea Battistoni.

Nell’intervista concessa in occasione dell’evento alla Radio Romania Internazionale, Massimo Cacciari ha ricordato l’importanza degli scambi culturali italo-romeni in epoca moderna, soprattutto durante il Risorgimento (quest’anno si compiono 130 anni di relazioni diplomatiche tra i due Paesi) e nel primo Novecento, dichiarandoo che “è impensabile lo sviluppo di una cultura umanistica italiana, latina, senza il rapporto e l’apporto della cultura romena”. Soprattutto ora, da quando la Romania è all’interno della Unione Europea, ha aggiunto il filosofo, i legami tra l’Italia e la Romania vanno ribaditi e rafforzati in tutta la loro importanza”.

Cacciari ha anche ricordato i problemi reali di comprensione, integrazione e la collaborazione tra la società italiana e i popoli di altra cultura o nazionalità, dichiarando che che “bisogna fare di tutto affinché all’immagine sbagliata, all’immagine stereotipa della cultura, del popolo e della nazione romena, si sostituisca l’immagine reale, cioè di un grande Paese, di un grande Paese necessario alla cultura europea – e quindi alla stessa comunità economica e politica europea , e quindi, farlo conoscere sempre di più, farlo apprezzare sempre di più nei suoi effettivi valori”.

Uno sforzo comune da fare, in cui bisogna affidarsi sempre di più alle nuove generazioni: “è su di loro che dobbiamo sperare”.

Fonte: www.rri.roL’intervista  radiofonica a Massimo Cacciari  può essere ascoltata qui. Un articolo correlato, sul sito web dell’Istituto Romeno di Venezia.

Anche Gesù era un migrante

28 novembre 2009 1 commento

Papa: Gesù era uno di loro, rispetto diritti. No a rimpatrio minori rifugiati, scuola e integrazione per tutti

di Domitilla Conte, ANSA

Il villaggio globale chiude sempre più porte e la Chiesa non sta a guardare, specialmente di fronte alla sofferenza dei minori migranti – messaggio odierno del Papa per la 96-esima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.

"Fuga in Egitto" (Giotto)

 

CITTÀ DEL VATICANO, 27 nov. 2009 – L’immigrato è una persona “con diritti fondamentali inalienabili da rispettare sempre e da tutti”, specialmente se bambino, o comunque minorenne. Pari diritti e pari opportunità rispetto ai residenti, nella scuola e nel lavoro. Il monito del Papa giunge quasi in contemporanea con la proposta della Lega di porre un tetto alla cassa integrazione per i lavoratori extracomunitari, proposta preceduta da molti altri segnali di chiusura, in Italia e fuori, ricordati anche questa mattina anche dal presidente del Pontificio consiglio per i migranti, mons. Antonio Maria Vegliò. I respingimenti praticati anche dall’Italia, ma anche la proposta di scuole separate in Germania, il referendum anti-minareti in Svizzera, l’operazione “White Christmas” di Coccaglio, nel Bresciano.

I minori migranti vanno accolti e difesi perché due volte più vulnerabili, e perché anche Gesù, da bambino, fu un migrante e sarebbe oggi un rifugiato, essendo scappato con Giuseppe e Maria in Egitto dalla furia di Erode. Vegliò ricorda che i minori non accompagnati non possono essere mai rimpatriati, secondo le norme internazionali, anche se “tale diritto, come molti altri, non è sempre rispettato”. Pronta la risposta del ministro dell’Interno, Roberto Maroni: “L’Italia non rimpatria i minori non accompagnati, questa non è la realtà italiana”. Il fenomeno emigrazione – ammette papa Ratzinger – “impressiona per il numero di persone coinvolte, per le problematiche sociali, politiche, culturali e religiose che solleva, per le sfide drammatiche che pone alle comunità nazionali e a quella internazionale”. Il migrante, però – ha affermato con forza il Papa citando la sua enciclica sociale Caritas in Veritate – “è una persona umana con diritti fondamentali inalienabili da rispettare sempre e da tutti”, soprattutto se minore. Sarà quest’ultimo aspetto il tema della Giornata e il pontefice ne approfondisce ogni risvolto ricordando che la Convenzione dei Diritti del bambino “afferma con chiarezza che va sempre salvaguardato l’interesse del minore”, ma che “purtroppo nella realtà questo non sempre avviene”. Abbandono e sfruttamento colpiscono sempre più bambini e ragazzi in ogni continente, per questo occorre proteggerli e accoglierli quando cercano rifugio, favorendo “il loro sviluppo fisico, culturale, spirituale e morale”.

La parola d’ordine è integrazione e prevenzione del disagio, che può colpire anche le seconde generazioni di immigrati. A tutti – dice il Papa – “è importante che sia data la possibilità della frequenza scolastica e del successivo inserimento nel mondo del lavoro”. Deve poi essere “facilitata l’integrazione sociale grazie a opportune strutture formative e sociali”. Il Papa fa appello ai cristiani che attraverso parrocchie e associazioni “compiono grandi sforzi” per aiutare i migranti, ma soprattutto a quelli che non lo fanno, affinché prendano “consapevolezza della sfida sociale” che pone la condizione dei minori migranti e rifugiati. L’ultimo appello è per i governi e le istituzioni internazionali, perché promuovano iniziative di sostegno. Una “voce nel deserto” destinata a rimanere inascoltata, ha detto qualcuno a mons. Vegliò che commentava il messaggio del Papa. “Il Vangelo va annunciato anche se molti non lo accettano” – ha risposto Vegliò, che ha anche negato che vi siano “controversie” con la Lega. Ed è giusto, gli ha fatto eco il neosottosegretario del Pontificio consiglio, il tanzaniano mons. Novadus Rugambwa, “alzare la voce anche nel deserto, affinché migranti e rifugiati siano considerati un giorno persone con diritti e accesso alla promozione sociale”.

NNBQ in concerto per il I Festival di Musica Contemporanea

23 novembre 2009 Commenti disabilitati

Martedì 24 novembre
ore 20.00 – Accademia di Romania
Piazza José de San Martin, 1 – Roma


Nell’ambito del Festival di Musica Contemporanea GERMI 2009,

in concerto

NNBQ – NAMASTE NO BORDERS QUARTET

Presentazione di Cesare Saldicco.

Protagonista della serata l’NNBQ – Namaste No Borders Quartet in formazione con Andrea Biagini al flauto, il clarinettista di fama mondiale Guido Arbonelli, Michele Bianchini al sassofono e Alessandro Roselletti al pianoforte.

Precederà il concerto una presentazione del compositore rumeno-americano Dinu Ghezzo.

In sala sarà presente inoltre il compositore John Eaton, tra i più apprezzati negli States, che presenterà in prima esecuzione mondiale la sua nuova opera. Interessante il percorso musicale che si potrà ascoltare nel corso della serata: compositori americani del calibro di J. Piñeiro, R. Brooks, B. Fennelly, P. Leonard, D. D. Richardson e l’ italiano Mauro Porro (anche lui con una prima esecuzione) si alternano a musica di Dinu Ghezzo – professore emerito della New York University.

– ingresso libero –

Info e programma dell’intero festival (direttore artistico: Francesco Maggio, organizzato dall’Associazione Culturale G.E.R.M.I – Gruppo Europeo Ricerca Musicale Indipendente), che finisce il 13 dicembre, è disponibile al seguente link: www.associazionegermi.eu/festival.html

Ad Est è ‘Sindrome Italia’, il male oscuro dei clandestini e dei figli dei migranti

23 novembre 2009 Commenti disabilitati

di Laura Delsere, Osservatorio Balcani

Non essere in regola può far ammalare l’anima. Non significa solo non avere acceso ai servizi, né poter affittare una casa, “ma sentirsi perseguitati e spiati”, chiarisce Tatiana Nogailic di Assomoldave, che si è occupata a fondo di questo tema. “Non si esce per mesi dalla casa in cui si lavora perché una leggerezza può essere fatale, e si è costretti all’isolamento per la paura di essere intercettati dalle forze dell’ordine. In una parola, si perde il contatto con la realtà. Mi auguro che non accada anche ai moldavi di dover pagare lo stesso prezzo di molti lavoratori romeni e filippini, che nei loro Paesi devono essere curati dalla ‘sindrome Italia’. E’ così che viene indicata dai medici questo complesso di malattie mentali invalidanti, con illusioni di persecuzioni, di maltrattamenti ed ossessioni ricollegabili alle attività lavorative svolte in Italia. “Conosco diversi connazionali che per l’abitudine al timore in Italia, perfino al rientro in Moldova per le feste, impallidiscono alla vista di un poliziotto” aggiunge la Nogailic.

Convegno “I moldavi in Italia”, 5 nov. 2009, Roma

Ma la “sindrome Italia” ha anche una declinazione ulteriore in patria. In Moldova per ora non ha colpito gli adulti come in Romania, dove lo scorso Natale, ripartiti i migranti dopo la momentanea riunione familiare per le feste, ha generato atti di autolesionismo o tentativi di suicidio, in numero tale da attirare l’attenzione della stampa. Piuttosto tocca in massa i minori figli di immigrati all’estero, rimasti soli in Moldova, spesso in una casa vuota, o con nonni troppo anziani per occuparsi di loro. “In Moldova non c’è più cerniera tra le generazioni, nel Paese sono rimasti solo vecchi, bambini e giovanissimi”, spiega Tatiana Nogailic. “Così i minori forzatamente abbandonati sviluppano una forma depressiva acuta. Anche questa, per i giornali di Chisinau, è ‘sindrome Italia’. Rende i bambini ansiosi, apatici, spesso aggressivi perché senza più punti di riferimento”.

“Un’anziana, nonostante l’affetto, non può supplire al ruolo di genitore, né spiegare ai minori un mondo che cambia vorticosamente”, confermano altre madri moldave. Nelle regioni rurali più della metà dei bambini vive solo o con i nonni. “E’ un tema che colpisce al cuore la nostra diaspora e il presente nazionale”, secondo la Nogailic, anche perché questi ragazzi sono esposti a rischi crescenti, da un’esistenza come street children fino alla migrazione precoce. Questa cruda epopea dell’assenza quotidiana sulla pelle dell’ultima generazione moldava è finita anche in un film, uscito a dicembre 2008 e già pluripremiato in Europa.

Arrivederci del regista moldavo Valeriu Jereghi, tra l’altro vincitore del Gran Prix Forum Euroasiatic Moscova, è la storia di due fratelli soli al mondo, con i genitori all’estero. “Il suo neorealismo ha spaccato la Moldova, dove il film conta partigiani e oppositori accesi” conferma la Nogailic. Un destino simile, per citare un precedente illustre, lo ebbe Ladri di biciclette di Vittorio De Sica nell’Italia della ricostruzione. Al centro del film moldavo c’è ancora l’Italia, e ci sono bambini che sarebbero piaciuti a De Sica. Come nella sequenza del viso melanconico del figlio quando ascolta O sole mio senza capire le parole e pensando solo che viene da un mondo da cui attende oscuramente il ritorno di sua madre. La pellicola di Jereghi è stata proiettata anche a Venezia e a Roma, durante incontri con la diaspora. E per rispondere a chi in patria lo accusa di speculare su un grande male nazionale, Jereghi il mese scorso ha organizzato una settimana di proiezioni gratuite del suo film in un cinema centrale di Chisinau. “A vederlo – racconta Tatiana Nogailic – sono venuti anche dalle campagne con i pullman”.

Romania al voto, tra instabilità e recessione

22 novembre 2009 Commenti disabilitati

BUCAREST (ANSA), 22 nov. 2009 – Elezioni presidenziali, oggi in Romania, in un clima di instabilità politica e recessione economica tre anni dopo l’ingresso nell’Ue del primo gennaio 2007. Circa 18,3 milioni di romeni sono chiamati a eleggere, scegliendo tra 12 candidati, il nuovo capo dello stato per i prossimi cinque anni. Un voto ritenuto cruciale per porre fine alla crisi politica del Paese, guidato da circa due mesi da un governo di minoranza dei democratico-liberali (Pdl), sfiduciato dal Parlamento lo scorso ottobre.

Traian Basescu

Se alle presidenziali del 2004 l’affluenza superò il 55%, ora, alla luce della crisi che ha rafforzato la sfiducia dei romeni verso la politica, si prevede che sarà più bassa. Dopo nove anni di crescita economica continua, nel 2009 la recessione ha portato la disoccupazione al 7,1% e una contrazione economica stimata all’8% per fine anno. Per far fronte alla crisi, il governo di Bucarest ha concordato un prestito di circa 20 miliardi di euro con Fondo monetario internazionale (Fmi), Commissione europea, Banca mondiale e Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers).

I principali problemi restano però la corruzione e la mancanza di riforme strutturali. Secondo la classifica 2009 di Transparency International, presentata nei giorni scorsi, la Romania è il più corrotto degli stati Ue, principalmente a causa della crisi del sistema giudiziario. Il presidente uscente Traian Băsescu, che corre ora per un secondo mandato, aveva vinto le elezioni del 2004 usando come cavallo di battaglia la lotta al ”sistema scellerato”, come definiva la corruzione. Durante il suo mandato diversi politici sono stati indagati per presunti reati di corruzione, ma nessuno e’ finito in galera.

“Băsescu è stato sconfitto dal sistema scellerato”, ha scritto sul quotidiano Evenimentul zilei lo scrittore Mircea Cărtărescu. A suo avviso, il presidente è vittima degli avversari che in campagne denigratorie di gruppi media privati a loro vicini si sono vendicati del fatto che egli ha condannato il comunismo e aperto gli archivi della Securitate, l’ex polizia politica del regime.

Crin Antonescu

Insoddisfatto dei risultati del suo primo mandato Băsescu vorrebbe ora seconda chance per modernizzare il Paese e riformare lo Stato. Perciò ha convocato nel giorno delle presidenziali anche un referendum per il passaggio a un parlamento unicamerale e la diminuzione da 471 a 300 del numero dei deputati, considerati corrotti da una buona parte dell’opinione pubblica. Secondo i commentatori, in questo modo Băsescu, la cui popolarità e’ calata, tenta di recuperare consensi. Ha chiesto anche il monitoraggio alle elezioni dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, dopo accuse di brogli dello sfidante socialdemocratico Mircea Geoană, che potrebbe batterlo al ballottaggio.

Mircea Geoana

Ma non è detto che sia Geoană ad arrivare al secondo turno: alcuni commentatori pensano che potrebbe arrivarci il candidato liberale Crin Antonescu, che tra le misure anticrisi propone tagli alle tasse.

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Euronews: La Romania elegge il suo presidente

Corriere della Sera sul candidato outsider Remus Cernea, militante per i diritti civili ed esponente dei Verdi: Il vincitore indiscusso della guerra elettorale sul web è Remus Cernea, al punto che c’è già chi lo ha soprannominato “il candidato Facebook”.

Remus Cernea

Dal PIR, voto di protesta alle presidenziali in Romania

19 novembre 2009 Commenti disabilitati

Il PIR propone di votare scheda bianca alle presidenziali in Romania. Intervista a Giancarlo Germani, presidente del Partito “Identità Romena”

(FIRI, 19 nov. 2009, Roma)

Ha fatto molto scalpore, nel mondo della diaspora romena, la notizia del neonato MRE – Movimento dei Romeni d’Europa, di cui, data la composizione eterogenea (associazioni e partiti veri e propri tra cui il Pir) e l’assenza di uno Statuto o di altri elementi precisi, non è chiaro se si tratta di un movimento politico o no. Anche perché la prima iniziativa è stata quella di invitare i romeni a votare scheda bianca per protestare contro tutti i candidati iscritti in corsa per le elezioni presidenziali di domenica prossima. Perché la scheda bianca?

Il Mre è nato riprendendo una idea del Segretario del Pir Mihai Muntean, di creare un brand sotto il quale riunire tutte le organizzazioni romene. Pur avendo all’interno alcuni Partiti espressioni delle comunità di residenza come Il Pir in Italia ed il Pirum in Spagna, il Mre non fà politica ma è un contenitore delle varie componenti delle comunità romene le quali continuano a fare in piena libertà ed autonomia quello che facevano ed hanno fatto prima la legate adesso da un simbolo e da una idea di unità e di collaborazione tra di loro. I partiti romeni, tutti, chi più chi meno, non hanno mai avuto una politica seria verso la diaspora. Perciò, le organizzazioni della diaspora europea che hanno fondato il Mre hanno deciso che era ora di lanciare un segnale forte sia alle comunità della diaspora che ai politici romeni: così non si può andare avanti.

La scheda bianca, strumento per capitalizzare il malcontento?

No, il voto in bianco è uno strumento di protesta ed è l’unica arma che i milioni di romeni emigrati per necessità hanno per tentare di instaurare quel dialogo serio e vero con le istituzioni romene che è sin qui sempre mancato.

Ma allora le associazioni, per esempio, cosa devono pensare di un movimento della diaspora avviato da due Partiti, che si dice apolitico ma che di fatto è anche politico?

Molte organizzazioni dei romeni all’estero sono a parole apolitiche, ma soltanto perché sono controllate dai partiti romeni o per vendersi meglio al miglior offerente di volta in volta.

A Roma abbiamo avuto associazioni che non solo hanno fatto campagna per i partiti romeni ma qualcuno anche per tre partiti alla volta. E spesso sono proprio quelle associazioni o quei personaggi che hanno disertato manifestazioni organizzate dal Pir perché loro “non fanno politica”, io aggiungerei che non la fanno alla luce del sole.

E’ di questa politica apolitica che bisogna avere paura, non di quella fatta da chi come il Pir od il Pirum ha nell’interesse delle rispettive comunità l’unica sua stella polare.

Certo. Ma si sa che i partiti, non solo in Italia o in Romania, hanno la tentazione “naturale” di controllare le associazioni e queste a loro volta hanno spesso bisogno di aiuto istituzionale o politico per raggiungere le gli obiettivi. I confini tra associazionismo e politica non sono chiari a molti, perché mentre i partiti sono delle associazioni, non tutte le associazioni sono partiti o entità con finalità politiche. E quindi, per tornare al Movimento, quali sono le finalità che si prefigge?

Lo scopo del Mre è quello di promuovere, attraverso la collaborazione di tutte le organizzazioni romene della diaspora e quest’ombrello comune costituito dal Mre in tutta Europa (per ora Spagna, Italia, Portogallo, Austria, Serbia, Germania, Moldova) l’immagine della Romania, il sentimento di unità e di appartenenza comune sia verso le comunità romene che verso l’esterno, favorendo contatti e scambi di informazione, di esperienze e la possibilità di costruire progetti comuni tra i vari membri del Mre.

Praticamente ci proponiamo di rendere l’associazionismo romeno meno individualista e velleitario costruendo ponti e contatti sinora inesistenti, e siamo fieri di averlo fatto senza alcun aiuto esterno e quindi senza alcuna ingerenza.

Si fa spesso appello all’unità dei romeni, non solo in Italia dove la situazione è degenerata, ma in generale nella diaspora. Ma l’ottenimento di un diritto individuale dev’essere condizionato dalla “unità” di un gruppo etnico o sociale? Se un tifoso laziale è insultato o picchiato in quanto tale, deve prima contribuire all’unità della tifoseria laziale per sperare di avere riconosciuti i diritti individuali davanti alla legge? E tale contributo, da chi sarà valutato e con quali criteri?

E’ chiaro che i romeni possono tranquillamente entrare nelle organizzazioni italiane, sia sociali che politiche, come alcuni hanno già fatto ed intraprendere un loro cammino individuale che è perfettamente legittimo.

Ma è altrettanto chiaro che qualche candidato romeno, per esempio eletto in Italia nel Pdl o nel Pd, non potrà aiutare la propria comunità perché sarà una goccia romena in un mare di italiani che hanno altri interessi da tutelare.

“Goccia romena in un mare di italiani”: ma così la faccenda non è affrontata in termini etnici?

No, non è affrontata in termini etnici, è affrontata in termini reali, l’individuo singolo ha molte meno difese di un gruppo di individui che hanno delle origini e degli interessi in comune e che dovrebbero solidarizzare tra di loro. Sinora queste componenti sono in larga parte mancate nella immigrazione romena che non a caso è la meno rispettata sotto ogni punto di vista.

L’unità della comunità romena conviene ai romeni, perché uno, due, tre non contano nulla, già 300-400.000 persone legate dal vincolo della comune nazionalità e dalla comunità di intenti di inserirsi con dignità e coscienza nella società italiana come individui ma anche come comunità socio-culturale, possono contare ed ottenere molto di più.

Perché possono contare e ottenere molto di più?

Perché un tifoso che và allo stadio da solo e isolato rischia di prendere le botte da tutti (e questo è quello che è successo ai romeni in Italia sinora), mentre un tifoso che si organizza ed appartiene ad un gruppo organizzato è più sicuro, ottiene delle agevolazioni, sui trasporti, sui biglietti etc.

L’idea è molto chiara. D’ora in poi, con la nascita del Mre, le energie del Pir dove saranno concentrate di più: sulla diaspora, sulla Romania, sull’Italia?

Per noi il Mre è un brand che cerca di raccogliere più organizzazioni della stesa comunità sotto una bandiera comune e per uno scopo comune sul quale sarebbe assurdo dividersi se non ci si fosse già divisi troppe volte. Il Mre è la prova che si può dialogare e costruire qualcosa insieme, anche se per ora è necessario scegliersi i compagni di viaggio perché non tutti hanno gli stessi intenti, c’è chi vuole dividere e frammentare a tutti i costi per motivi politici. Non è un caso che il Mre sia nato da organizzazioni libere da ogni condizionamento da Bucarest… a buon intenditor poche parole.

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Un breve video con recenti considerazioni dell’avv. Germani sul Pir, la diaspora e le elezioni in Romania può essere visionato al link http://www.youtube.com/watch?v=w8iRSIK39Lk



Radu Gabrea vince al LIFF

18 novembre 2009 Commenti disabilitati

Il film su Curzio Malaparte, premiato al festival di cinema di Bari

Anita Bernacchia/FIRI, 17 nov. 2009

Il regista romeno Radu Gabrea ha vinto il premio per la miglior regia alla settima edizione del LIFF (Levante International Film Festival) di Bari, sezione “Custom”, con il lungometraggio Călătoria lui Gruber/Il viaggio di Gruber. Il film, già presentato con successo a Chicago, Atlanta, Philadelphia, Washington, Toronto, Vancouver, Buenos Aires, Gerusalemme, si aggiudica il trofeo Titus, una statuetta dalle sembianze di gorilla, omaggio del festival a questa specie in via di estinzione, celebrata nel 2009 “Anno del gorilla” dell’UNESCO.

Quest’anno LIFF ha visto la partecipazione di registi e film da 31 paesi del mondo. Il cinema romeno è stato rappresentato, oltre che da Radu Gabrea, da Alexandru Solomon con Apocalipsa după şoferi/L’Apocalisse secondo gli automobilisti) concorrente nella sezione “Investigation”. Fuori concorso sono stati presentati, inoltre, il documentario Război pe calea undelor/Onde fredde (Solomon),  În căutarea lui Schwartz/Alla ricerca di Schwartz e Cocoşul decapitat/Il gallo decapitato (Gabrea).

Il festival LIFF ha visto trionfare nella sezione “Experience” il lungometraggio tedesco Absurdistan di Veit Helmer, alla sezione “Custom” il cortometraggio di animazione sloveno Cikorja an’ kafe/Cicoria e caffè di Dusan Kastelic, e alla sezione “Investigation” il documentario messicano Entrevista con la tierra/Intervista con la terra, di Nicolás Pereda.

Il viaggio di Gruber

Il lungometraggio di Gabrea, girato a Iaşi e Bucarest, per un budget investito di 750.000 Euro, è stato scritto da Răzvan Rădulescu e Alexandru Baciu, grandi sceneggiatori del cinema romeno contemporaneo, e si ispira alla visita dello scrittore e giornalista italiano Curzio Malaparte a Iaşi, in Romania, sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale.

Nel giugno 1941, Malaparte, sulla strada verso il fronte russo, si ferma a Iaşi, alla ricerca di un medico specialista ebreo. Solo Josef Gruber, infatti, può guarirlo dalla grave allergia da cui è affetto.

Quell’estate, quando le truppe romene e tedesche muovono guerra alla Russia sovietica, a Iaşi, all’epoca importante centro culturale ebraico della Romania, si consuma un atroce massacro. Oltre 5000 ebrei vengono trucidati nel cortile della Questura, mentre altre migliaia vengono caricate in vagoni merci ermeticamente chiusi e lasciati preda del caldo torrido, finché la maggior parte non soccombe.

Per lunghi anni, i tragici eventi di  Iaşi e i tremendi treni della morte sono stati negati, o preda di presentazioni distorte, o semplicemente nascosti dalla storia ufficiale romena. Curzio Malaparte, allora corrispondente per Il Corriere della Sera, fu il primo a parlare al mondo dei tragici eventi di  Iaşi, in un capitolo del suo romanzo Kaputt. Il film di Radu Gabrea è il primo lungometraggio ad affrontare questa pagina di storia romena ancora sepolta.

“Radu Gabrea – che ha vissuto gli eventi descritti nel film – ritorna alla ribalta della cinematografia romena con questo film sobrio e sconvolgente, che evita ogni tipo di “melodrammatizzazione”. […] Un film che ti apre gli occhi, da vedere assolutamente.” (Alex Leo Șerban)

Trailer ed altre info sul film, nel post del 4 settembre scorso.