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Le tante facce del ministro Amato

e la crisi italo-romena

Premetto che ho un grande apprezzamento per il professor Amato, soprattutto per quanto concerne certi suoi interventi nelle ultime legislature del parlamento, e per i suoi interessanti studi e articoli su temi europei, pubblicati negli anni scorsi. Il caso ha voluto ch’io fossi invitato, il marzo scorso, a tenere un contributo ad un convegno scientifico in una sede molto frequentata da Amato come conferenziere: la Fondazione Europea Dragan, al foro traiano di Roma. Per chi non sa, questa Fondazione, situata all’ombra della famosa Colonna che celebra la vittoria dell’imperatore romano Traiano nella seconda guerra della Dacia, porta il nome di colui che era fino all’anno scorso il rumeno più ricco del mondo. Ma questa è solo una parentesi biografica, giusto per ricordare che ci sono tanti politici italiani come Amato a tenere delle belle conferenze sull’integrazione europea all’interno di una fondazione creata da un emigrato romeno in Italia.

Qui, però, non voglio parlare né del professore Amato, né del politico europeista Amato, ma del ministro dell’interno Amato. Le agenzie di stampa e i quotidiani italiani hanno diffuso nei giorni scorsi il comunicato stampa del ministero dell’interno a margine di una riunione svoltasi al Viminale sul tema del recente decreto concernente le “Disposizioni urgenti in materia di allontanamento dal territorio nazionale per esigenze di pubblica sicurezza” (adottato il 31 ottobre dal Consiglio dei Ministri e firmato il giorno successivo dal Presidente della Repubblica). Dal comunicato stampa, pubblicato sul sito web del Ministero dell’interno, si apprende che alla riunione presieduta da Giuliano Amato “hanno partecipato i prefetti delle città maggiormente interessate, il capo della Polizia prefetto Antonio Manganelli, il capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione prefetto Mario Morcone, e il capo del Dipartimento per le Politiche del personale, dell’Amministrazione civile e le risorse strumentali, Giuseppe Procaccini”. Lo scopo dell’incontro, precisa la stessa fonte, è stato quello di “fare il punto sull’attuazione delle misure di allontanamento” contenute nel decreto. Viene poi affermato che “tutti i prefetti intervenuti hanno espresso unanime apprezzamento per le nuove norme”. Bene, fin qui niente di speciale. Il ministro Amato ha fatto il punto sul funzionamento di un recente strumento legislativo che offre ai prefetti ampi poteri per allontanare dal territorio nazionale i cittadini comunitari che rappresentano una minaccia alla sicurezza nazionale o all’ordine pubblico. Naturalmente, due centinaia di espulsi sono poca roba rispetto alle migliaia volute dai prefetti, e auspicate da alcuni leader di centro-destra. Ma, comunque, almeno i cittadini devono essere tranquilli: il decreto funziona, e i cattivi vengono spediti via.

Solo che, prima di congedare i suoi collaboratori, il ministro Amato “ha sottolineato l’importanza, proprio ai fini della deterrenza, della continuità nell’applicazione del decreto, utilizzando le diverse forme di espulsione che derivano dalla direttiva europea; ferma restando la scelta di non operare espulsioni di massa, che violerebbero la normativa europea e i principi del nostro ordinamento”. Qui le cose cambiano: il ministro Amato mette le mani avanti e, forte delle preoccupazioni espresse in ambito europeo in seguito all’emanazione del decreto italiano, assicura che le espulsioni non hanno un carattere di massa, ma hanno un carattere individuale. E noi, privati cittadini, siamo contenti che questa “continuità nell’applicazione del decreto” sia importante sul piano della “deterrenza”. Ma, un attimo: sulla deterrenza da cosa? Probabilmente, dai delitti commessi dai cittadini comunitari. Ossia, il decreto funziona talmente bene da essere un valido deterrente contro coloro che, trovandosi sul territorio italiano, erano intenzionati a delinquere. Trovandosi davanti il muro del decreto e soprattutto il pugno di ferro dei prefetti volenterosi, i potenziali delinquenti comunitari hanno deciso di chiudere bottega e di ritirarsi in convento o di andare altrove, forse in qualche vacanza esotica.

No, purtroppo non è così. E ce lo dice lo stesso comunicato del Ministero, in termini inequivocabili: “è stato, in particolare, sottolineato l’effetto di deterrenza che ha portato a una forte riduzione della pressione in sede locale, con numerosi rimpatri volontari e meno afflussi”. L’effetto di deterrenza non si è manifestato sul piano della criminalità, ma su quello, più banale, dei “numerosi rimpatri volontari” e degli afflussi. In altre parole, molti se ne vanno, e sempre meno ne arrivano. Di rumeni, o di delinquenti? O, forse, sono la stessa cosa? Le parole di Amato sono, del resto, confermate non solo dai telegiornali dei giorni scorsi, ma anche dal prefetto di Roma, nella sua recente intervista al Corriere della Sera: parallelamente ai rimpatri volontari, gli afflussi dalla Romania sono molto diminuiti. Sono diminuiti gli afflussi di coloro che erano intenzionati a lavorare in Italia, ma sono calate vertiginosamente anche le prenotazioni turistiche per l’Italia. Non so se questo sia un bilancio davvero felice per il rapporto tra due Paesi comunitari amici, e legati da un forte interscambio economico, oltre che storico e culturale.

Allora, forse il ministro Amato potrebbe essere più chiaro e parlare apertamente: vuole diminuire la “pressione locale” in termini di ostacoli espliciti nei confronti dei romeni, oppure, al contrario, concentrarsi sulla sicurezza e sul contrasto alla criminalità, sia essa nazionale o internazionale? Un chiarimento della sua posizione aiuterebbe a capire da che parte stanno il ministro dell’interno, il ministero dell’interno e il governo stesso. Questo, in un periodo di crisi italo-romena senza precedenti, in buona parte alimentata e strumentalizzata politicamente, che ha bisogno di essere ricomposta con l’aiuto della ragionevolezza e del buon senso, e non certo con dichiarazioni ambigue, interpretabili come xenofobe.

Horia Corneliu Cicortas

Pontedera, 23 novembre 2007

  1. Nello
    3 dicembre 2007 alle 15:02

    Caro Cico, la questione è che l’ignoranza è una brutta bestia. Insistiamo a confondere le cose, i fatti, le persone le etnie. Anche i nostri “illuminati” politici, che si sciacquano la bocca con l’olocausto, dimenticano quale comunità etnica è stata tra le più colpite dalla follia hitleriana. I rumeni non sono i rom e questi non sono tutti criminali. Mi meraviglio che in queste polemiche (ma forse è mia ignoranza, dato che ho poco acceso alle fonti di informazione italiane) tutti quelli che hanno badanti rumene o lavoratori rumeni nelle loro case, aziende, parlassero a favore di questi. Oppure, non mi dispiacerebbe che tutti i rumeni si allontanassero dall’Italia o si astenessero per qualche giorno dalle loro attività. Credo che ne nascerebbero non pochi problemi in Italia. Certo, c’è un problema di integrazione, ma la questione dei Rom deve essere discussa a livello europeo. Purtroppo gli attuali vertici di maggioranza sono stati i primi ad aprire le porte indiscriminatamente, senza offrire alternative. Perchè il problema è solo italiano e non, ad esempio, spagnolo o francese? Ribadisco: dovresti invitare i rumeni di tutta Italia ad astenersi dal loro lavoro. Forse qualcuno si accorgerà di loro, invece di riempirsi la bocca su quanti rumeni lavorano per le aziende italiane in Romania.

  2. firiweb
    4 dicembre 2007 alle 15:25

    Caro Nello, l’ignoranza è davvero una brutta bestia, soprattutto quando viene caldeggiata e alimentata dalla confusione dei politici, siano essi di destra (quando “confondono” la questione dell’immigrazione con quella della sicurezza) o di sinistra (come Veltroni, che da sindaco “aperto” inizia a fare lo xenofobo di turno quando gli fa comodo, per mere ambizioni politiche). Amato, comunque, ha fatto una gaffe colossale, facendosi interprete di questa confusione generale, cavalcando maldestramente – pari al suo compagno di partito Veltroni – l’onda emotiva per raccogliere consensi e “irradiare” fiducia in una società, come quella italiana, in cui serpeggiano mali e malesseri più gravi e più cronici di quelli apportati dall’immigrazione stessa.

  3. 18 dicembre 2007 alle 13:25

    Amato è sempre stato ambiguo sin dai tempi in cui era il fedele scudiero di Craxi,che poi ha abbandonato alle prime tempeste di tangentopoli per andare a fare il Capo del Governo.
    Chi nasce tondo non muore mai quadrato,non ci si può aspetatre nulla di diverso da personaggi politici che hanno l’unico scopo di perpetrarsi al potere nei decenni…

  4. Luca Zolli
    20 febbraio 2008 alle 10:19

    L’ondata xenofoba è passata, ma cova senz’altro nelle fogne. Purtroppo, pur non interessandomi le questioni politiche, noto che molti , specie al nord, continuano a classificare i rumeni come extracomunitari o semplicemente come clandestini. Ho potuto, essendo sposato da anni con una donna eccezionale di origini rumene, conoscere ed amare la cultura rumena e vedo e so di non essere il solo. Purtroppo anche tra i rumeni, come tra gli italiani serpeggia una certa ignoranza, non così crassa e razzista però, nei confronti della cultura italiana, nella quale poi farei una netta distinzione tra nord e sud. Il sud è più povero, caotico, frenato da contraddizioni ed involuzioni raccapriccianti, da un abbrutimento determinato da dominazioni disumane ed assurde a cominciare da Longobardi, Franchi e Normanni che hanno spazzato via, almeno così credevano, le civiltà che l’hanno formata: la greco-romana, la romano orientale ossia ortodossa, che animava la Grande Grecia ( il maestro di Palamas, Niceforo l’esicasta era italiano, probabilmente italo-greco, ovverosia calabrese) . Ciò nonostante per me c’è più civiltà al sud, che non al nord o meglio in un certo nord ( ho amici del nord semplicemente straordinari!): penso a quello che sento su Radio Padania libera, a fianco di osservazioni e rivendicazioni senz’altro giuste, contro musulmani e “extracomunitari clandestini”. Il meridionale non è europeo, molti al nord ne sono convinti e sghignazzeranno, non è però neppure semplicemente africano, poiché mentre l’Europa è figlia dei cosiddetti stati romano-barbarici, la vera anima del sud è quella del mondo greco e romano, che ha continuato per secoli con l’Impero romano d’Oriente a lottare contro le invasioni barbariche, cercando di difendere anche l’Italia e soprattutto il sud, prostrato poi dalla sconfitta e dal saccheggio.Dopo il Mille abbiamo anche subito lo smembramento dall’Ecumene con lo Scisma e con la violenza.
    Altro influsso benefico ci era venuto dallo scontro-incontro con l’Islam, cultura meravigliosa, verso la quale c’è un’incomprensione ancor più sconcertante che verso la comunità rumena. Fatta questa premessa mi auguro che molti italiani si rendano conto dell’enorme ricchezza che sono per noi (non solo ovviamente negli scontati termini economici, che molti ipocriti fingono di non vedere) gli extracomunitari, specie quelli di cultura islamica, verso i quali il confronto e l’integrazione nel rispetto della loro identità farà solo bene alla nostra anima, ed i comunitari ed extracomunitari dell’Oriente dell’Europa, specie di cultura ortodossa e specie di lingua neolatina: i rumeni, che già per i due aspetti della lingua e della religione sono una ricchezza inestimabile. Le tradizioni ortodosse e la loro lingua, quasi una cura per l’anima ferita del mezzogiorno. La mentalità italiana è capace specie al sud di tolleranza e comprensione e se all’estero alcuni aderenti a queste culture si sentono in diritto di coltivare estremismi e discriminazioni, oltre che violenza e fanatismo, qui sarà diverso, perché lo è già stato storicamente, come nella meravigliosa Spagna moresca.
    Vi seguirò con interesse. Un abbraccio a Cornelio.

    P.S. Draga Corneliu,
    pentru mine e mai dificil sa scriu folosind limba romana. Incerc sa invat, scriind, dar cui? Si asa se simte accent beneventan ? Ah, Ah,Ah!
    Te pup.

  5. firiweb
    20 febbraio 2008 alle 21:38

    Grazie Luca per la tua testimonianza-riflessione, molto preziosa di questi tempi, spiritualmente e culturalmente piuttosto poveri…
    Salutari si toate cele bune prietenilor italieni si romani din Benevento!

  6. Ivan
    13 agosto 2008 alle 17:36

    Luca sei un grande! mi hai fatto venire la pelle d’oca… è bello leggere queste riflessioni da un Italiano, la diversità non è solo una ricchezza culturale ma anche la salvezza della razza umana.. spero siano sempre meno gli idioti che si acculturano di luoghi comuni e dicerie e siano sempre di piu i coraggiosi che si espongono per dare la giusta informazione e far riflettere chi ancora si ostina a tenere i paraocchi.
    La cultura Rumena ha conquistato anche me… dalla cucina alla gente.. ai paesaggi.. spero di poterla conoscere sempre di piu le loro tradizioni e di poter contagiare la curiosità a piu Italiani possibili :-)

    “One Love, One Heart
    Let’s get together and feel all right”

    “Un solo amore, Un solo cuore
    Uniamoci e sentiamoci bene”

    (Bob Marley)

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