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Archive for aprile 2013

Un passato da riabilitare

24 aprile 2013 1 commento

Un passato da riabilitare

di Valentina Elia, FIRI/zoom

L’attuale Palazzo del Parlamento di Bucarest è considerato l’edificio pubblico più grande al mondo dopo il Pentagono di Washington. Un edificio immenso, fortemente voluto dal dittatore comunista Nicolae Ceaușescu quasi a conferma del suo potere e realizzato con materiali tutti provenienti dalla Romania, dal marmo al legno, dai tappeti ai candelabri.palazzo del parlamento bucarest

Quando un visitatore si trova al suo interno ne percepisce tutta la sua grandezza, la sua maestosità, lo spirito stesso con cui venne edificato. Ci si sente quasi un granello di sabbia all’interno di queste vaste stanze,  di fronte ai candelabri di vetro che dominano gli spazi, dinanzi a scalinate in puro marmo. Tutto qui ha un valore incommensurabile. E non ci riferiamo solo al suo valore storico, a quello che rappresenta, al suo essere una perenne e visibile ferita sempre aperta nel cuore della capitale; ma anche al suo valore artistico, ovvero a quello legato ai materiali, alle linee e agli stili architettonici.

Il Palazzo del Parlamento rappresenta per gli stranieri l’essenza stessa della nazione. Simbolo di un passato che non può essere ignorato, o ancor peggio, dimenticato, ma che al contrario deve essere valorizzato, conservato, affinché funga da monitor per le future generazioni. Peccato però che a Bucarest, ma in anche in altre città della Romania, la manutenzione del patrimonio storico non è all’altezza della realtà, a parte eccezioni come quella del centro storico di Sibiu, tornato all’antico splendore nel 2007, quando la città è stata capitale europea della cultura. Tornano alla mente, infatti, immagini di case, veri e propri gioielli architettonici, in un completo stato di abbandono, degradate, vittime silenziose del tempo e degli agenti atmosferici. Edifici storici privati, pubblici o la cui sorte incerta dipende da sentenze legali o da cavilli burocratici, anche loro con una storia da raccontare, ma a cui è stata tolta la voce.

Eppure tanti sono i movimenti e le associazioni locali che ogni giorno si mobilitano e combattono per restituire a queste meraviglie architettoniche la dignità che meritano. Ad esempio, l’associazione “Case care Plâng” (Case che piangono), che da anni, attraverso diversi progetti e iniziative, cerca di sensibilizzare la comunità alla riabilitazione e promozione di quel patrimonio culturale che per un motivo ancora poco chiaro è stato gettato nell’oblio.

casa veche bucuresti

“Fintantoché guardiamo, costruiamo e abitiamo case, l’architettura è un argomento che ci riguarda tutti” – così si conclude il discorso con cui quest’associazione si presenta sul sito, e così voglio chiudere questo mio articolo, con la timida ma forte speranza che tutto possa cambiare.

Il teatro di Cluj, due spettacoli in Toscana

4 aprile 2013 2 commenti

Questo mese vanno in scena – per la prima volta a Pontedera – due produzioni del Teatro romeno “Lucian Blaga” di Cluj: L’idiota nella regia di Anna Stigsaard, e Amleto. Essere, un altro Amleto, nella regia di Roberto Bacci.

Finora, l’unica pièce prodotta a Pontedera ad essere portata in tournée in Romania è stata, invece, La colonna infinita della compagnia indipendente Telluris Associati (nel 2012); si tratta di un one-man show con Tazio Torrini nella regia di Letteria Giuffrè Pagano, adattamento del testo omonimo di Mircea Eliade.

 

mercoledì 10 aprile ore 21 – prima nazionale 

Teatro Era – Pontedera

Teatrul Național Lucian Blaga – Cluj-Napoca

L’IDIOTA

di F.M. Dostoievski

regia Anna Stigsgaard

con Petre Băcioiu, Ionuț Caras, Miriam Cuibus, Ramona Dumitrean, Cristian Grosu / Silvius Iorga, Anca Hanu, Romina Merei, Cristian Rigman, Matei Rotaru
drammaturgia Anna Stigsgaard e Ștefana Pop-Curșeu

– spettacolo con sopratitoli in italiano –

Idiota CJ Stigsgaard

Mentre racconta la storia del romanzo, l’Idiota di Anna Stigsgaard, prodotto dal Teatro Nazionale Romeno di Cluj-Napoca, ci offre momenti musicali e visivi di grande potenza.
Gli attori, considerati tra i migliori del loro paese, rendono presenti i personaggi creati da Dostoievski ricreando sulla scena, nella cornice di una festa che porta verso la morte, le passioni, le lotte, la disperazione di un mondo che non può essere salvato dalla bellezza e dalla bontà.

La regista Anna Stigsgaard filtra il romanzo con una chiave di lettura legittima e forte e conduce lo spettatore nel mondo delle essenze, verso il dramma universale dell’uomo.

sabato 13 aprile ore 21 – prima nazionale

Teatro Era – Pontedera

Teatrul Național Lucian Blaga – Cluj-Napoca

AMLETO
Essere, un altro Amleto
di William Shakespeare
traduzione in romeno Maria Rotar
regia Roberto Bacci
con Cristian Grosu, Cătălin Codreanu, Eva Crişan/Patricia Brad, Cătălin Herlo, Radu Lărgeanu, Miron Maxim, Irina Wintze
drammaturgia Roberto Bacci e Stefano Geraci
scene e costumi Marcio Medina
musiche Ares Tavolazzi
scherma Peter Habala
assistenti alla regia Savino Paparella, Maria Rotar
asisstente per le scene e i costumi Valentin Codoiu
luci Jenel Moldovan
direzione tecnica Doru Bodrea

– spettacolo con sopratitoli in italiano –

Hamlet CJ Bacci

Essere, un altro Amleto

Giorno dopo giorno siamo Amleto.
Nasciamo al mattino e moriamo la sera, come un personaggio della nostra vita.

Forze di cui non siamo consapevoli ci spingono non si sa dove.
Forze della natura.
Forze presenti nella società.
Forze delle nostre deboli credenze.
Forze degli affetti.
Forze dell’odio.
Forze della riproduzione.
Forze di nostro padre e di nostra madre.
Forze della paura.
Forze che prendono la forma, le parole ed il nome di coloro che ci circondano: i personaggi della nostra storia, della nostra vita, i compagni del nostro destino.
Cosi é per il nostro Amleto.
Le forze che lo richiamano ad essere colui che deve essere ai nostri occhi, producono i personaggi della storia di cui Amleto é protagonista e vittima.
Che cosa significa allora essere se stessi? Ripetere un testo scritto da un autore che non conosciamo?
Qualcuno ha detto che i personaggi si realizzano soltanto dopo la loro morte.
Un epitaffio, allora…

“Qui si presentò Amleto.
Malgrado de sue aspirazioni ed i suoi errori,
Fu soltanto un altro Amleto.”
Roberto Bacci

Info e biglietti: Teatro Era di Pontedera.

Ad aprile in “Orizzonti culturali italo-romeni”

4 aprile 2013 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 4, aprile 2013, anno III)), mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.


Edizione italiana

«Sulla bellezza dimenticata della vita». La saggezza di Andrei Pleşu

A. PlesuAndrei Pleşu [foto accanto] è una personalità di primo piano della cultura romena contemporanea. Scrittore, saggista, storico dell’arte e fondatore di riviste culturali, è autore di opere tradotte in diverse lingue, tra le quali non figura ancora l’italiano. [Nota FIRI: Il libro Minima moralia. Elementi per un’etica dell’intervallo, traduzione italiana a cura di Horia Corneliu Cicortas, è pronto per la pubblicazione]. Quasi a mo’ di invito per l’editoria del Belpaese, Afrodita Cionchin ne presenta Sulla bellezza dimenticata della vita (Humanitas 2011), godibile opera che, in un singolare mix di acume, raffinatezza e ironia, si sofferma sul «qui ed ora» del nostro vivere quotidiano, in cerca di una risposta alla stringente domanda: «Cosa facciamo della nostra vita?».

Eliade/1. Il sacro e l’esoterico, nuove prospettive di interpretazione

Mircea Eliade ha sempre mostrato prudenza verso le interferenze della sua opera con l’esoterismo, cui molti hanno tentato di ricondurlo. A un approfondimento di questo tema, su ampio sfondo ermeneutico, è dedicato il volume Mircea Eliade. Le forme della Tradizione e del Sacro (Mediterranee 2012), frutto dei lavori di un congresso organizzato a Perugia nel 2007. I contributi sono a firma di Grazia Marchianò, Pietro Angelini, Enrico Montanari, Roberto Scagno, Giovanni Casadio, Pietro Mander, Carlo Prandi e Guido Ravasi. Recensione di Constantina Buleu.

Eliade/2. Tra filosofia e medicina: lo scambio con Valeriu Bologa

Mihaela Gligor, ricercatrice dell’Academia Română di Cluj, ha pubblicato Între filosofie şi medicină. Folclorul medical în viziunea lui Mircea Eliade şi Valeriu Bologa (2012), un volume dedicato ai rapporti epistolari tra Mircea Eliade e il medico e folclorista transilvano Valeriu Lucian Bologa, fondatore della scuola scientifica di Cluj insieme al francese Jules Guiart. Questo incontro, come mette ben in luce Giovanni Casadio nell’ampia presentazione, chiarisce tra l’altro alcuni aspetti dell’interesse di Eliade per gli studi di folclore, storia della medicina popolare e alchimia asiatica.

Lavinia Simion: «La cultura, motore del rinnovamento di Timişoara»

«Timişoara è l’unica città europea ad avere tre teatri nelle tre lingue nazionali – romeno, ungherese e tedesco – che condividono lo stesso edificio, il Palazzo della Cultura. Questo, insieme agli oltre mille primati in diversi ambiti, costituisce il background per la candidatura a Capitale Europea della Cultura nel 2021». Lavinia Simion, consigliere della Direzione per la Comunicazione del Comune di Timişoara, illustra il profilo culturale che caratterizza il passato e il presente della città, insieme alle iniziative programmate per sostenerne la candidatura al prestigioso titolo europeo.

Benjamin Fondane: «Il Salmo del lebbroso»

Pubblicato nel 1920 e ora tradotto in italiano da Irma Carannante, questo straordinario componimento di Benjamin Fondane ripropone il tema della teodicea giobbica, una «supplica invocativa» in cui risuona l’antica domanda biblica sul senso della sofferenza del giusto e sulla giustificazione del male nel mondo. Apparente parodia della preghiera con intenti distruttivi e blasfemi, in realtà è il riconoscimento del mistero abissale che circonda la parola del Totalmente Altro, nell’indissolubile legame etico del dolore con l’amore. Presentazione di Giovanni Rotiroti.

«Morte di un ballerino di tango». Stelian Tănase e la Romania innocente

La Bucarest degli anni ’40 è lo scenario in cui si staglia la figura di Gogu Vrabete, detto Tango, una sorta di «pícaro» balcanico della mahala bucarestina, splendido protagonista di questo romanzo di respiro «dickensiano» – così l’ha definito lo stesso Stelian Tănase – sullo sfondo di una Romania in procinto di perdere la sua innocenza, una Romania colta in quel limbo, in quel purgatorio inverso che conduce dall’Eden della fine del periodo d’oro interbellico agli inferi del durante e del secondo dopo-guerra. Proponiamo un frammento del romanzo, a cura di Mauro Barindi.

«La parrocchia» di Dan Coman, sguardo su un Paese giunto alla fine

Un villaggio, uno qualsiasi tra i monti e i boschi della Romania comunista alla fine degli anni ’80, e una casa parrocchiale intorno alla quale ruota un microcosmo di tipi umani, storie e quotidianità che si muovono insieme alla terra e al ritmo delle stagioni. Questo l’universo del romanzo di Dan Coman, costruito per giustapposizione d’immagini più che su base cronologica. La voce narrante sviluppa uno stile a metà strada tra prosa e poesia – Coman è anche poeta – in cui trovano spazio il brutale e l’innocente, il reale e l’onirico, la tragedia e l’umorismo. A cura di Clara Mitola.

Maestro Ruggero di Puglia e i Tartari alla conquista della Transilvania

A Maestro Ruggero di Puglia, monaco e documentarista del XIII secolo, si deve la storia della conquista della Transilvania e della pianura pannonica da parte dei Tartari nel 1241. Di questo racconto minutamente descrittivo, affidato al Carmen  Miserabile, proponiamo, in prima traduzione italiana a cura di Afdera Zirone, il capitolo XXXIV dedicato alla distruzione della città di Varadino, l’attuale Oradea. Di Walter Scudero, autore del volume Memoria intorno a Maestro Ruggero di Puglia ed il suo «Carmen Miserabile» (Edizioni del Rosone, Foggia 2012), l’ampia presentazione e profilo storico.

«La voce che non sai da che parte lasciare». Versi di Stefano Raimondi

Con il titolo La voce che non sai da che parte lasciare, pubblichiamo una selezione di versi della raccolta inedita Teatro delle corsie di Stefano Raimondi (Milano, 1964), poeta e critico letterario che si interessa anche di letteratura romena, in particolare di Paul Celan e Benjamin Fondane. Di recente è uscita la sua nuova raccolta, Per restare fedeli (Transeuropa Edizioni 2013), con testi scritti in circostanze particolarissime, segnate da grande abbandono affettivo ed eventi sconvolgenti, come i fatti di Genova (G8), l’11 settembre, la Seconda guerra nel Golfo (Iraq).

“La mia scuola è il mondo”

2 aprile 2013 Commenti disabilitati

La mia scuola è il mondo

conversazione con Anna Mahjar-Barducci

autrice di La mia scuola è il mondo, Edizioni Melagrana, 2013, illustrazioni di Hili Carmon,  prefazione di Graziano Delrio (sindaco di Reggio Emilia).

copertina

FIRI: Ci dica qualcosa sul suo periplo attraverso tanti continenti

Anna Mahjar-Barducci: Mio padre è italiano e mia madre è marocchina. Sono nata in Italia, ma mio padre, ora in pensione, lavorava principalmente in Africa per progetti di cooperazione. Sono quindi cresciuta tra il Senegal, lo Zimbabwe e la Guinea Conakry. Ho anche vissuto in Tunisia e in Pakistan, paese a cui ho dedicato il mio secondo romanzo. Mio marito, invece, è romeno nato a Bucarest, ma cresciuto in Israele. Sua madre era nata in Transilvania, mentre suo padre era della Bucovina.

Il ritorno in Italia, dopo il periodo in Israele, è stata una tappa provvisoria della vostra migrazione, o qualcosa di più stabile?

In realtà, in questo momento un altro paese che ci ospita nel nostro incessante girovagare: gli Stati Uniti. E, coincidenza della vita, il nostro vicino di casa è romeno. È un ingegnere affermato ed è stato rifugiato politico in Francia, al tempo di Ceauşescu. Non so quando e se torneremo in Italia. Dopo tutto, Mahjar, il mio cognome materno, significa “diaspora”, sembra essere quindi destino vivere lontana dal luogo dove sono nata… nomen omen, dicevano appunto i latini.

Può raccontarci qualcosa del suo rapporto – non solo culinario! – col Pakistan?

Pakistan Express, nonostante includa ricette, non è solo un libro di cucina. Ogni capitolo racconta le storie di persone che ho conosciuto negli anni trascorsi in Pakistan, ricostruendo così – attraverso le loro vite – la storia dello stesso paese.

Quando ho iniziato a scrivere il libro l’idea era quella di fare conoscere l’“altro” Pakistan. Nei media, il Pakistan è sempre legato a notizie sul terrorismo e Al-Qaeda, ma il Paese è anche altro. Per questo, ho deciso di scrivere dei luoghi d’incontro dei giovani, le loro feste proibite, gli individui nella loro intimità, i movimenti che combattono l’estremismo, le donne coraggiose che lottano per i loro diritti, la resistenza della parte più conservatrice della società e del clero. Come in ogni viaggio, i ricordi sono accompagnati da sapori e profumi, impossibili da ricreare con le parole, ma che rivivono attraverso la cucina, espressione della cultura di un popolo. Ecco perché i capitoli sono intervallati dalla descrizione di piatti legati alle storie narrate, di cui ho trascritto le ricette tradizionali: il mosaico è più completo e più autentico.pakistan-express

Mi piacerebbe scrivere un giorno, chissà, Romania Express, raccontando la Romania di cui i media non parlano mai, per descrivere i sui paesaggi, la letteratura e le sue tradizioni, che fanno di questo Paese un luogo meraviglioso.

A quale dei suoi libri si sente più legata?

Tutti e tre libri raccontano di un periodo della mia vita. Il primo racconta la storia della mia famiglia da parte materna, le loro vicissitudini e la loro emigrazione in Europa, legata alla speranza di trovare una vita migliore. Il libro affronta anche le problematiche identitarie.

Il secondo racconta gli anni trascorsi in Pakistan, che hanno segnato un periodo importante della mia vita. È stato, infatti, in Pakistan che ho concluso i miei studi liceali. Il libro, tra l’altro, è stato finalista del Premio Bancarella della cucina 2012, ed è stato tradotto in polacco.

L’ultimo è sicuramente un libro a cui tengo molto, dato che l’ho scritto e illustrato assieme a mia figlia Hili, che appare come co-autrice del libro. La mia scuola è il mondo è un libro per l’infanzia che ha come protagonista mia figlia e che racconta la storia di una bambina italo-romena di 4 anni, orgogliosa delle proprie origini. È stato proprio grazie a questo libro che sono entrata in contatto con Ingrid Coman, scrittrice romena, che mi ha dato l’opportunità di partecipare al progetto Rediviva, la prima casa editrice romena in Italia. La Coman mi ha affidato l’incarico di occuparmi per la casa editrice Rediviva dell’ufficio stampa e della collana per l’infanzia. Spero che i media italiani possano iniziare a guardare con attenzione e interesse alla produzione letteraria romena e in particolare a quella pubblicata da Rediviva.

Oltre che in italiano, lei scrive – e pubblica – anche in altre lingue; ha una sua identità linguistica “principale”, o si tratta di una componente variabile?

Preferisco scrivere in italiano, dato che è la lingua con la quale penso e sogno. L’italiano è la mia madrelingua. Sicuramente, oggigiorno, è importante poter comunicare e scrivere in più lingue, se si vogliono avere più opportunità nel mondo lavorativo e, in questo caso, in quello dell’editoria.

Per tornare al suo ultimo libro, ci sono stati effetti dell’esperienza della maternità sulla sua scrittura?

Nel mio caso, l’idea di scrivere un libro per l’infanzia nasce dall’essere madre. Il libro propone attraverso un racconto semplice e delicato di una bimba italo-romena di 4 anni, Hili, ovvero mia figlia, la necessità di mettere in movimento le proprie tante radici e non di reciderle per circoscriverle a un solo “territorio”. La scuola, in questo senso, appare come il miglior laboratorio di conoscenza tra culture diverse. La mia scuola è il mondo, evidenzia la necessità di un insegnamento aperto all’orizzonte di tutti. Il libro si conclude con Hili che prende coscienza della sua doppia identità culturale italiana e romena e dichiara di essere fiera delle sue origini.

Con la piccola Hili in che lingue parlano i suoi genitori?

Nostra figlia sta crescendo principalmente trilingue. Parla italiano, inglese ed ebraico. Negli Stati Uniti, incontro molti bambini nati da genitori, provenienti da due paesi diversi, che parlano perfettamente tre lingue, senza alcuna confusione. Io le parlo in italiano e anche in inglese, mentre mio marito le parla in ebraico e in inglese. In romeno sa contare fino a dieci, sa salutare e sta imparando delle canzoni per bambini. Sa anche contare in arabo. Non le vogliamo però mettere alcuna pressione. Spero però che crescendo possa essere fluente in queste cinque lingue. I nonni materni, ovvero i miei genitori, le parlano in italiano e mia madre le sta insegnando qualche parola di arabo. È molto importante per noi farla crescere in un ambiente multilingue e vogliamo che cresca come una persona cosmopolita. Non le sarà difficile, dato che ha una famiglia con background diversi, ha un nonno materno cristiano, una nonna materna musulmana, e la parte paterna di religione ebraica.

E i nonni paterni?

Purtroppo, non li ha più. Sua nonna paterna, Regina, era nata a Gheorgheni, in Transilvania, parlava romeno, ma la sua madrelingua era l’ungherese. I suoi genitori, infatti, nati sotto l’impero austro-ungarico, erano stati cittadini ungheresi e a casa parlavano ungherese. Il nonno paterno, invece, era nato a Cernăuți, in Bucovina del Nord, oggi in Ucraina. È interessante, come attraverso la storia familiare, si possa ricostruire la geopolitica di un’intera regione. Il nonno paterno, Beno, veniva da una famiglia che ha vissuto per generazioni a Cernăuți, nota anche come la Gerusalemme sul Prut. Pertanto, sotto l’impero austro-ungarico i suoi familiari erano cittadini austriaci, dopo la prima guerra mondiale sono diventati cittadini romeni, dopo la secondo guerra mondiale l’area è poi passata all’Unione Sovietica e – dopo la caduta del muro di Berlino – Cernăuți è diventata una città dell’Ucraina. Nonostante questi passaggi di nazionalità, il nonno Beno era di madrelingua romena.

Ci andate ogni tanto in Romania?

Sì, siamo andati in Romania e pensiamo di ritornare presto con nostra figlia. Ci piacerebbe farle visitare Gheorgheni, dove è nata la nonna paterna.

Anna Mahjar-BarducciL’autrice. Anna Mahjar-Barducci, scrittrice e giornalista, ha pubblicato finora i libri Italo Marocchina. Storie di immigrati marocchini in Europa (Diabasis, 2009), Pakistan Express. Vivere (e cucinare) all’ombra dei talebani (Lindau, 2011) e La mia scuola è il mondo, Edizioni Melagrana. È presidente dell’Associazione Arabi Democratici Liberali, con sede a Roma.

Intervista a cura di Horia Corneliu Cicortas. Foto: Isabella De Maddalena.