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Archive for dicembre 2012

Buone Feste / Sărbători fericite!

21 dicembre 2012 Commenti disabilitati

colinde

Buon Natale e Felice Anno Nuovo!

Sărbători fericite!

Categorie:tradizioni

Babbo Natale & Co – un romanzo da Guinness dei Primati

19 dicembre 2012 Commenti disabilitati

di Andreea Demirgian

Il 15 dicembre scorso, 53 scrittori romeni si sono incontrati nei laboratori della Facoltà di Matematica dell’Università di Bucarest e hanno scritto il più veloce romanzo maratona, dal titolo Babbo Natale & Co (Moș Crăciun & Co.). Il libro è stato scritto in 9 ore, 5 minuti e 8 secondi, sotto l’attenta sorveglianza di un arbitro internazionale di calcio, che ha cronometrato tutto, e di rappresentanti del Guinness dei Primati, contenti di venire in Romania a omologare un record dell’intelligenza collettiva. L’inedita iniziativa è stata promossa dall’Associazione Culturale Aedificatio, presieduta da Gabriel Horaţiu Decuble.

Babbo Natale & Co.Uno dei più noti critici letterari romeni, Marius Chivu, racconta come è avvenuto tutto. “È stato un esperimento molto piacevole. La letteratura è un’occupazione privata, che lo scrittore esercita nell’intimità della sua stanza; ma la letteratura può essere anche gioco, convenzione, può imporsi da sola delle norme, costrizioni. Assieme agli scrittori Florin Iaru, Răzvan Ţupa e Gabriel Horaţiu Decuble, abbiamo deciso il tema e i personaggi. Io sono stato un narratore che ha sorvegliato tutto questo lavoro. Come momento dell’azione ci serviva un giorno importante dal punto di vista narrativo, e abbiamo scelto la Vigilia di Natale; l’azione del romanzo è ambientata nel pomeriggio e la sera del 24 dicembre, e tratta una serie di vicende e momenti più o meno inediti nello schema dei preparativi natalizi, quando c’è tanto stress e tanta agitazione per le strade. Si tratta della Vigilia di Natale, a pochi giorni dopo che la fine del mondo non è avvenuta”, spiega Marius Chivu.

Dopo 9 ore, 5 minuti e 8 secondi, Babbo Natale & Co è stato impaginato e le prime dieci copie sono state stampate in solo mezz’ora  con l’aiuto dell’Editrice ART. Adela Greceanu è uno dei 53 autori. Le abbiamo chiesto un commento su questa meravigliosa avventura, dalla prospettiva dello scrittore.

“È stato divertente, in realtà ognuno di noi ha dovuto scrivere pochissimo, ha dovuto concentrarsi su una certa scena, sapendo alcuni dettagli sui personaggi e meno su tutto il romanzo. In fin dei conti è stato un gioco. Le cose non vanno prese troppo sul serio, né minimizzate. È stato un reale sforzo collettivo e una bella cosa, che 53 scrittori romeni sono giunti alle 9 in punto e hanno dovuto aspettare i temi da trattare affinché alla fine risulti un romanzo, spero, coerente. Ho letto alcuni brani su Internet; suonavano benissimo, avevano ritmo, stile, senza avere un’impronta estremamente personale. Non so chi, cosa ha scritto; i nomi degli autori appaiono solo sulla copertina, non è indicato quale brano abbia scritto ognuno di noi”, ha detto Adela Greceanu.

Il romanzo ha registrato anche un record in materia di reazione dei critici. “Non pochi sono i casi in cui gli scrittori, gli intellettuali, in generale, tendono a sottovalutarsi collettivamente e a sopravalutarsi individualmente. È un esperimento che si propone di contraddire questa tendenza e dimostrare che l’originalità e la creatività possono sorgere anche in seguito ad un impegno collettivo, basato sulla solidarietà di gruppo, non solo come risultato di un io singolare e irriducibile”, dichiarava all’inaugurazione dell’evento Laura Albulescu, direttrice editoriale dell’Editrice ART.

scriitori-mos-craciunAbbiamo chiesto al critico Marius Chivu quale valore letterario ha il più velocemente scritto romanzo del mondo. “Un romanzo che ha questa qualità di essere scritto molto rapidamente non significa granché di per se stesso. D’altra parte dobbiamo pensare che vuol dire un narratore formato di 53 autori. Ogni scrittore partecipante ha avuto quattro ore a disposizione per scrivere un unico capitolo, di poche pagine. Ciò significa un ritmo assolutamente normale, nelle condizioni in cui allo scrittore è stato indicato un momento molto chiaro da trattare e dei personaggi molto ben descritti. Pur essendo stato scritto in poche ore, il romanzo non è affatto superficiale. Abbiamo trattato molto bene il problema dei personaggi e della trama, ci siamo adoperati al massimo per renderlo attraente. Vi garantisco che è un romanzo che fa ridere, ma che fa anche commuovere, con cambiamenti di situazioni inattese. Siamo molto contenti del risultato. Vale veramente la pena di leggerlo”, ha detto il critico.

Babbo Natale &Co è già in vendita. Marius Chivu ci ha detto che nel Guinness dei Primati non c’era una categoria per questo record, ma i suoi rappresentanti sono stati felicissimi di inventarsene una. Finora, l’unico record letterario romeno apparteneva al sommo poeta romeno Mihai Eminescu, per “L’astro” (Luceafărul), il più lungo poema d’amore.

Traduzione di Carmen Velcu. Fonte: Radio Romania Internazionale

“Dalle tombe alle culle”

19 dicembre 2012 Commenti disabilitati

Viene qui riprodotto il testo dell’intervento di Julia Holloway in occasione della presentazione del progetto MoveAct (“L’Europa siamo noi? Vivere in Italia da cittadino europeo”) all’auditorium dell’Istituto Stensen di Firenze, sabato 15 dicembre scorso:

Dalle tombe alle culle

di Julia Bolton Holloway

Amo molto l’Italia. Sono arrivata in Toscana per rimanervi dall’Inghilterra nel 1996 dopo il mio prepensionamento in America, dove ho insegnato in diverse università. Accolta come studiosa e come religiosa, nel 2000, mi sono state affidate la custodia e la cura del Cimitero degli Inglesi, proprietà della Chiesa Evangelica Riformata Svizzera, che ospita anche la Mediateca ‘Fioretta Mazzei’, biblioteca fondata quello stesso anno. Patrimonio mondiale dell’umanità, nel Cimitero degli Inglesi in Piazzale Donatello molti dei sepolti hanno legato il proprio nome alla lotta contro la schiavitù e lo schiavismo; contro la schiavitù dei neri in America, a favore delle donne e dei bambini, contro l’oppressione dei popoli. E’ una forte testimonianza del cosmopolitismo della Firenze ottocentesca, con i suoi abitanti inglesi, svizzeri, russi, americani, rumeni, polacchi, ungheresi, greci, ecc.

cemtoday3Con la conoscenza e la frequentazione dei Rom rumeni in un percorso di aiuto e sostegno alle famiglie ho scoperto ancora viva in loro quell’artigianalità e maestria che sarebbero state necessarie al restauro del nostro famosissimo cimitero. Un cimitero in stato di abbandono e che per diversi anni non era visitabile. I Rom sono bravissimi fabbri e muratori, falegnami e giardinieri. A loro insegno i rudimenti dell’alfabeto. Per loro nel corso di questi anni sono stati creati e avviati programmi di inserimento lavorativo per il suo restauro e mantenimento inseriti nel progetto denominato ‘Dalle tombe alle culle’.

 Gli stessi Rom, schiavi nei monasteri e dei nobili dal Medio Evo fino all’Ottocento, conoscono la libertà nel 1856 – quando Uncle Tom’s Cabin di H. Beecher Stowe è tradotto in rumeno. Con i nobili discendenti inglesi e gli studiosi internazionali, dopo aver appreso a scrivere il proprio nome, alcuni divengono soci della nostra Aureo Anello Associazione. E i nostri soci internazionali approvano. Lavorano in tal modo legalmente senza più mendicare per le strade di Firenze.

 Successivamente in Romania nasce l’associazione gemella denominata Agrustic Somnacuni, ovvero “Aureo Anello” (‘Inel de aur’ in rumeno), associazione per preservare le famiglie rom e la lingua romanì.

 Esmeralda che ora frequenta la nostra Scuola di Alfabetizzazione la domenica, e la scuola ufficiale nei giorni feriali, ha dieci anni e ha appreso le moltiplicazioni e come leggere. Per caso, cercando lei di leggere l’italiano medievale dal mio computer, mentre lavoravo sul Tesoro di Brunetto Latino – maestro di Dante Alighieri – è riuscita a leggere perfettamente la sezione in cui Brunetto traduce l’Etica di Aristotele sulla giustizia. Questa dopo solo un anno di scuola! E l’italiano è la sua terza lingua, dopo il romanì e il rumeno!

 Mi perdonerete se non parlo della mia esperienza, di me cittadina britannica ed europea. Di me persona privilegiata. Credo sia più giusto parlare della loro esperienza come cittadini del mondo, la cui lingua ha una forte affinità con il sanscrito. Lingua dell’India che ritroviamo parlata dai Rom in Europa, in America, in Asia, in Australia. Un popolo senza un Paese. Senza un esercito. Che ha vissuto l’Olocausto.

DanteZoita

Dalla mia posizione privilegiata con queste persone – tra le più disprezzate – posso dire di aver trovato un Tesoro. Un Tesoro nella nostra bellissima città. Sono grata all’Italia, a Firenze, ai Rom, alla Romania.

Daniel-Claudiu Dumitrescu, Presidente dell’Asociazione Agrustic Somnacuni – Inel de Aur,  lavorando con il CNR ha eseguito la pulitura della nostra bellissima scultura dell’Allegoria della Speranza di Odoardo Fantacchiotti. Credo che questi progetti, con la  valorizzazione dei monumenti, dei popoli, della storia, dell’arte, delle culture, siano la nostra speranza.

 La speranza per l’Italia, per l’Europa, per il mondo intero.

Julia HollowaySuor Julia Bolton Holloway è eremita nel Cimitero degli Inglesi a Firenze. Nata in Inghilterra, ha studiato negli Stati Uniti e ha insegnato letteratura medievale nelle università di Berkeley, Quincy, Princeton e Boulder. Ha pubblicato diversi libri su Dante e le donne contemplative. E’ curatrice dei siti web www.florin.ms, www.umilta.net, www.ringofgold.eu.

La Cortina di Ferro e i paradossi della mobilità

16 dicembre 2012 Commenti disabilitati

La Cortina di Ferro e i paradossi della mobilità

di Horia Corneliu Cicortas / FIRI

Viene qui riprodotto il testo dell’intervento di Horia Corneliu Cicortas alla presentazione del progetto MoveAct all’auditorium Stensen di Firenze, sabato 15 dic. 2012:

Cercherò di essere breve e, come diceva prima la collega Anna Triandafyllidou, resterò anch’io nell’ambito delle riflessioni soggettive, per rendere più interattiva e interessante questa tavola rotonda conclusiva.

Ma prima di iniziare, vorrei fare i miei complimenti al regista del film che abbiamo visionato, perché secondo me è riuscito a trasmettere non solo informazioni interessanti, ma anche belle emozioni.

E anche una piccola osservazione, per ricollegarci a quanto era stato detto in precedenza da Luca Raffini circa la scarsa partecipazione dei cittadini europei nei paesi di residenza all’estero. Ecco, secondo me dobbiamo stare attenti ai dati statistici, perché c’è la categoria degli “ex-stranieri”, ovvero stranieri naturalizzati italiani, per esempio tramite matrimonio o altro, che magari vanno a votare, ma lo fanno come italiani. Per cui, questi dati potrebbero non essere registrati, quindi potrebbero sfuggire alle statistiche riguardanti la partecipazione dei cittadini UE alle elezioni – comunali o europee – nel paese di residenza.

cortina di ferroDetto ciò, vorrei fare un passo indietro nella storia recente, condividendo con voi una breve riflessione che chiamerei “La Cortina di Ferro e  i paradossi della mobilità”, partendo dalla mia esperienza personale. Devo dire, innanzitutto, che nel 1991 quando venni in Italia, e nei anni successivi, durante la mia esperienza di studente universitario, la mobilità – anche universitaria – dall’Est verso l’Ovest era minima, direi quasi inesistente. Il programma Erasmus non coinvolgeva ancora i Paesi dell’Europa centro-orientale, che si erano appena liberati dal comunismo di stato. E quindi, per chi come me si trovava a studiare da straniero in Italia, non c’erano né borse Erasmus, né borse per merito, niente. Mi ricordo anche il meccanismo buffo con cui, ad esempio, si stabiliva l’entità delle tasse universitarie da pagare. Ad un certo punto, verso la metà degli anni Novanta, erano state introdotte fasce di reddito in base alle quali bisognava pagare le tasse. E così, quando andai a pagare le tasse di quell’anno, l’addetto della segreteria guardò una tabella della Banca Mondiale, dove la Romania risultava tra i paesi a “reddito medio”, così venni inserito nella “fascia media” e dovetti pagare un milione di lire, che a quei tempi era una certa somma. Senza considerare che la fascia media di reddito italiana era diversa dalla fascia media di reddito calcolata dalla Banca Mondiale…

In seguito, verso la fine degli anni Novanta, con l’avanzare del processo di integrazione dei paesi dell’Est, la mobilità è aumentata, e ci sono state più opportunità sia per gli studenti sia per chi veniva a cercare lavoro e opportunità migliori di vita nei paesi dell’Europa occidentale, quindi anche in Italia. Negli anni duemila, questo fenomeno ha raggiunto nel caso della Polonia e della Romania proporzioni di massa, in cui erano coinvolte folle di emigranti in cerca di lavoro nei paesi dell’ovest. Nel frattempo, anche la mobilità universitaria, come appunto quella del programma Erasmus, si è ulteriormente sviluppata, sia all’interno dell’Europa occidentale, sia dall’Est verso l’Ovest, sia anche dall’Ovest verso Est, anche grazie alle facilitazioni dei voli low-cost e della maggiore libertà di circolazione dei cittadini comunitari.

Ora, la cosa curiosa è che, mentre prima dell’89 la mobilità tra est e ovest era impedita dalla Cortina di Ferro, ma esisteva e stava crescendo nell’Europa occidentale, all’interno dei rispettivi Stati. E invece, probabilmente per una scelta dei gruppi dirigenti di questi paesi, la mobilità transnazionale non è stata favorita. La mobilità si riduceva a sporadici contatti tra i rappresentanti delle imprese o “scambi di esperienza” tra esponenti di partito; nemmeno il turismo non era così facile o diffuso come si potrebbe pensare. Ricordo la mia prima visita – di un giorno – nella vicina Ungheria, nel 1982. Era una gita scolastica fatta in un paese che era comunista come il nostro e quindi “amico”. Eppure, siamo stati fermi alla dogana, da una parte e dall’altra, più di due ore, per dei controlli estenuanti degni del confine tra il Messico e gli Stati Uniti!

Dunque, prima del 1989, la mobilità era scarsa all’interno dei paesi dell’Europa centro-orientale, e esigua – per le misure restrittive delle libertà individuali, come la difficoltà di avere il passaporto, la libertà di viaggiare o emigrare ecc. – tra i Paesi dell’Est e l’Europa occidentale; ovviamente, ci sono state delle eccezioni e dei periodi più liberali, di maggiore apertura, anche nei paesi comunisti più chiusi, come per l’appunto la Romania di Ceausescu.

muro di berlinoDopo la caduta del Muro di Berlino, che separava i due emisferi del continente, i rapporti est-ovest sono stati ripresi e la mobilità verso ovest è andata crescendo sempre di più, coinvolgendo tutti i paesi ex-comunisti. Ma, anche oggi quando molti di questi paesi fanno ormai parte dell’Unione Europea, la mobilità est-est è ancora molto ridotta rispetto alla mobilità est-ovest e anche rispetto alla mobilità ovest-est, che è comunque un fenomeno in crescita. In altre parole, è come se tutti noi dell’Est ci fossimo rivolto esclusivamente gli sguardi verso Occidente, senza guardarci attorno a noi. Ovviamente, c’è un fascino, un’attrazione dell’Europa occidentale che è dovuta alla sua importanza politica ed economica, al prestigio culturale, alle opportunità migliori e così via, tutti aspetti innegabili, ma secondo me ci sono anche altre cause che spiegano questa immobilità est-est. Alcune derivano sicuramente dalla situazione pre-’89 che, come abbiamo visto, non ha favorito la mobilità, ma l’ha quasi vietata o scoraggiata. Ci sono anche altri fattori attuali. L’Unione Europea ha ricevuto quest’anno il premio Nobel per la Pace, per i suoi risultati di pacificazione e benessere realizzati nel dopoguerra; e un politologo americano ha affermato che, negli ultimi 500 anni, l’evento storico più importante per l’Europa dell’est è stata l’integrazione nell’Unione Europea.

Dobbiamo però ricordarci che, tutt’oggi, ci sono situazioni ancora da ‘bonificare’, come quella della regione balcanica coinvolta dalle guerre degli anni Novanta, situazione solo in parte risolta con l’integrazione della Slovenia nell’Unione Europea, cui seguirà quella della Croazia. Ma finché le ferite delle guerre balcaniche non saranno risanate completamente, e non saranno realizzate le infrastrutture di collegamento regionale, è difficile che l’Europa orientale diventi una realtà più “duttile” dal punto di vista della mobilità al suo interno. D’altra parte, anche se volessimo procedere con l’Unione Europea verso un progetto più integrato, di tipo federale o “Stati Uniti d’Europa”, è chiaro che non potremo arrivare – per motivi di diversità di storia, di culture, di lingue – a un caso simile agli Stati Uniti d’America, ma penso che nemmeno a realtà multiculturali come l’Australia, i cui modelli non sono applicabili in Europa.

Infine, per paesi come la Romania, la Polonia e i Paesi Baltici, l’esistenza al confine orientale dell’UE di Stati ancora problematici, come la Russia, la Bielorussia o l’Ucraina, crea ancora insicurezza e bisogno di affidarsi alle strutture di protezione occidentali, come la Nato.
Per cui, io penso che solo quando la democrazia si instaurerà stabilmente nei Balcani e  in questi Paesi attualmente ai confini orientali dell’Unione Europea, potremo parlare di un continente davvero unificato.

Grazie per la vostra attenzione.

“Vivere in Italia da cittadino europeo”, presentazione a Firenze del progetto MoveAct

12 dicembre 2012 2 commenti

 sabato 15 dicembre 2012, ore 17.00, Auditorium dell’Istituto Niels Stensen, Viale Don Minzoni 25/C, Firenze: L’Europa siamo noi? Vivere in Italia da cittadino europeo”  presentazione del Progetto Moveact  (Università degli Studi Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara).

europa di notte

In programma, oltre al saluto di benvenuto del Presidente della Commissione Affari Istituzionali del Comune di Firenze, Valdo Spini, la presentazione della ricerca di Ettore Recchi (Coordinatore del Progetto Moveact) e Luca Raffini (Università degli Studi Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara).

Alle 17:30 la proiezione in prima assoluta del documentario “Something for tomorrow – nove racconti europei”, alla presenza del regista Alberto Bougleux (che vive e lavora a Barcellona). Il film è un viaggio di immagini e voci di europei del Nord e dell’Est che vivono nel Sud del continente (dalla Costa del Sol al mezzogiorno italiano ad Atene). Voci dissonanti, di un’Europa vissuta sulla propria pelle, fatta di lingue, abitudini, progetti personali, anziché di spread, veti incrociati, discussioni sulle Banche Centrali. Un viaggio pieno di umanità, a volte malinconico a volte sognante, che smonta luoghi comuni e pregiudizi e rinnova il senso profondo dell’Europa unita.

Alle 18:00 tavola rotonda con Anna Triandafyllidou (Istituto Universitario Europeo), Maria Gratkowska Scarlini, Presidente dell’Associazione Culturale Italo-Polacca in Toscana, Horia Corneliu Cicortas, Presidente di FIRI (Forum degli intellettuali romeni d’Italia) e Julia Bolton Holloway, President Aureo Anello, Jeroen Moes, Fraternité 2000.

***

In Italia risiedono circa un milione e mezzo di cittadini europei non italiani. Due terzi di loro sono romeni, ma numerosi sono anche i polacchi, i bulgari, i tedeschi e gli inglesi. In provincia di Firenze si contano 18.000 romeni, 2.200 polacchi e circa un migliaio di inglesi e tedeschi (una quota dei quali tuttavia vivono in Toscana senza prendervi la residenza). Come cittadini europei, hanno gli stessi diritti degli italiani, anche in politica (salvo il voto alle elezioni del parlamento di Roma). E tuttavia la loro visibilità pubblica è modestissima. Alle ultime elezioni del parlamento europeo, nel 2009, i cittadini comunitari iscritti alle liste elettorali aggiunte sono stati pari a meno del 5%. La partecipazione alle elezioni municipali è più alta, ma sempre ridotta. Perché? Cosa li frena? E non sarebbe una buona idea coinvolgerli di più nel gioco politico locale e, perché no, anche nazionale?

La ricerca MOVEACT suggerisce come promuovere una partecipazione attiva degli stranieri comunitari, al fine di costruire una democrazia europea dei cittadini. Un loro maggiore coinvolgimento potrebbe arricchire i circuiti della rappresentanza, portando sulla scena nuove sensibilità e progetti in un momento storico in cui le istituzioni politiche nazionali e la stessa Unione Europea soffrono una delle crisi di legittimità più profonde della loro storia.

Uno dei curatori del progetto Moveact, Luca Raffini ha spiegato per la redazione FIRI alcuni risultati della ricerca.

vivere_italia_cittadino_europeoFIRI: Da più parti si sente parlare di Stati Uniti d’Europa, anche se l’Unione Europea fatica a salvare la moneta unica e ad agire in modo coeso sul piano geo-strategico internazionale. Quali sono state le principali conclusioni emerse dalla ricerca, per quanto riguarda l’evoluzione attuale della mobilità dei cittadini europei?

Luca Raffini: È prevedibile che la crisi economica attuale determini un mutamento delle dinamiche di mobilità intra-europee. La nostra ricerca non è di tipo demografico, ma concentrata sulla dimensione della cittadinanza, non abbiamo quindi dati approfonditi in tal senso. Possiamo comunque dire che ad oggi i flussi che continuano ad essere più rilevanti sono quelli dai paesi dell’Europa dell’est, tra cui la Romania ha un peso rilevante, verso i paesi dell’UE occidentale, con una significativa rilevanza dei paesi dell’Europa meridionale, Italia e Spagna in primo luogo, che sono meta preferita proprio dai romeni. Ciò che è interessante osservare è che se il flusso est-ovest aveva sostituito il precedente flusso sud-nord, con la crisi quest’ultimo canale si riapre. In particolare, i paesi più colpiti dalla crisi, come Grecia e Spagna, stanno tornando ad essere paesi di emigrazione: i flussi tra Grecia e Germania sono raddoppiati tra 2010 e 2011 e quelli tra Spagna e Germania sono aumentati del 50%. Un simile fenomeno non sta riguardando, invece, l’Italia.
A fronte di una debolezza dell’UE sul piano dell’integrazione politica, la libertà di circolazione resta il vero carattere distintivo dell’integrazione europee. Il diritto di libera circolazione viene quindi praticato dagli individui, e tra loro da un numero cospicuo di giovani, per cercare migliori opportunità lavorative, determinando flussi differenziati e incrociati, rendendo, per esempio, alcuni paesi sia mete sia luoghi di partenza.

MOVEACT_Stensen (programma in pdf)

“La colonna infinita” di M. Eliade, in scena a Pisa

7 dicembre 2012 2 commenti

Domenica 9 dicembre ore 21, Teatro Rossi di Pisa

“La colonna infinita” – Constantin Brâncuși, l’uomo e l’artista. Tazio Torrini Gala Star Bacau

Torna sulle scene italiane lo spettacolo della compagnia Telluris di Pontedera, con una replica al  Teatro Rossi Aperto (la prima nella città di Pisa), dopo la recente tournée in cinque città della Romania.

Lo spettacolo è un one-man-show, un monologo-performance in cui s’intrecciano diversi linguaggi scenici. L’attore agisce da solo in uno spazio essenziale che ricorda l’atelier del maestro, dove i rumori e gli oggetti rinviano al processo creativo delle sculture che lo hanno reso celebre, le quali, grazie ai teli “scolpiti” dall’attore e al suo stesso movimento corporeo, si rivelano di volta in volta, solo per pochi attimi, dinanzi agli spettatori.

La ricerca dell’originario, che attraversa l’intera creazione dell’artista, sembra approdare a un punto di non ritorno quando Brâncuși si limita a ripetere le stesse forme, a ri-copiare i suoi ormai noti capolavori. L’autore del testo drammatico, Mircea Eliade, noto soprattutto come storico  delle religioni, si interroga qui proprio sulla crisi creativa dello scultore, ripercorrendo i momenti più importanti della sua vita.

La colonna infinita
con Tazio Torrini
testo di Mircea Eliade
traduzione di Horia Corneliu Cicortas
adattamento e regia di Letteria Giuffrè Pagano
produzione Telluris Associati

 

Nota: l’accesso allo spettacolo è gratuito; si può lasciare una libera offerta come contributo per il riscaldamento (in quanto il teatro Rossi è occupato, ovvero autogestito).

 

A dicembre in “Orizzonti culturali italo-romeni”

5 dicembre 2012 Commenti disabilitati

A DICEMBRE IN ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI
www.orizzonticulturali.it (n. 12, dicembre 2012, anno II), mensile online di cultura, ISSN 2240-9645

Evento. Timișoara, 5 dicembre: presentazione della nostra rivista e libro

 Mercoledì, 5 dicembre 2012, alle ore 17.00, presso l’Aula della Biblioteca Centrale Universitaria Eugen Todoran di Timişoara (Bd. Vasile Pârvan n. 4 A), presentazione della  rivista e del libro recentemente pubblicato dal direttore Afrodita Carmen Cionchin, Orizzonti culturali italo-romeni: prospettive ed esperienze – Orizonturi culturale italo-române: perspective şi experienţe (Brumar 2012). Interventi di: Stefano Mistretta, Console Generale d’Italia a Timişoara; Radu Ţoancă; Gilberto Tiveron; Carmen Rusmir; Prof. Claudiu Arieşan; Prof. Vasile Docea; Afrodita Cionchin.

EDITORIALE. Un anno di «Orizzonti». Risultati e compiti

Sigla Orizzonti culturali italo-romeni Esattamente un anno fa, nel dicembre 2011, andava on line il primo numero della nostra rivista. Suo progetto programmatico: essere «ponte tra due culture». In dodici mesi, molto lavoro è stato compiuto e soddisfacenti risultati sono stati raggiunti. Ma se guardiamo avanti, gli obiettivi sono ancor più impegnativi. Per raggiungerli è assolutamente indispensabile la fattiva collaborazione di tutti, pubbliche istituzioni e singoli privati. Un colpo d’occhio al già fatto e uno sguardo ai compiti che ci attendono aiuteranno a comprendere come.

«Quel profumo di caffè e Mitteleuropa». Riccardo Illy, storia di famiglia

 Ci sono storie e uomini che sembrano custodire nel loro patrimonio genetico una costitutiva vocazione all’interculturalità, irresistibilmente aperti ad ampi orizzonti. È il caso della famiglia Illy, cognome che è anche un rinomato brand internazionale. Ce ne racconta la storia Riccardo Illy, noto anche per il suo impegno politico, in un viaggio di generazioni che parte da Timişoara, col nonno ungherese Francesco, e arriva a Trieste, città multiculturale. Una storia mitteleuropea, non solo di caffè ma anche di idee: «Ogni impresa – dice Illy – deve impegnarsi a sostenere la cultura».

Paolo Ceriani: «Timişoara, un grande patrimonio da salvare»

 «La “Piccola Vienna”, ricca di edifici monumentali, ha perduto nel tempo la sua brillantezza, giungendo ad un profondo degrado. Una riqualificazione del consistente patrimonio architettonico di Timişoara gioverebbe alla città ed avrebbe un effetto benefico sull’economia della regione». Lo sostiene l’ingegner Paolo Ceriani, esperto di patologie del patrimonio monumentale, stabilitosi da due anni a Timişoara. Buon conoscitore della città, l’ingegnere illustra in questa intervista la sua visione dello stato delle cose, raccontando anche la propria esperienza umana e professionale.

«Oltre le colline»: Cristian Mungiu e l’altra faccia dell’amore

Il film del regista romeno Cristian Mungiu, Oltre le colline (Dincolo de dealuri), ha ricevuto il Premio per la sceneggiatura alla 65.a edizione del Festival Internazionale del Film di Cannes, nonché il Premio per la miglior attrice (ex aequo Cosmina Stratan e Cristina Flutur, le due attrici principali). Francesco Saverio Marzaduri propone un’analisi approfondita del film, nel quale per la prima volta lo sguardo di un cineasta romeno entra nella clausura d’un monastero femminile, ne ostenta regole e figure, facendo affiorare contraddizioni e limiti, ma senza mai cadere nel colpo di scena.

Vasile Pârvan/1. Ritratto del fondatore della Scuola Romena di Roma

 In occasione del 90° anniversario della Scuola Romena di Roma e del 130° della nascita del suo fondatore Vasile Pârvan, la prestigiosa istituzione culturale romena ha organizzato, lo scorso ottobre a Roma, il convegno «Vasile Pârvan e la Scuola Romena di Roma». Il professor Mihai Bărbulescu, direttore dell’Accademia di Romania, evoca la figura di Pârvan, archeologo e storico dell’antichità. «Allorquando i tuoi simili ti fanno salire all’apice della piramide sociale – diceva Pârvan – devi bruciare con tutta la tua anima per restare lì: non per te, ma per gli uomini, per i loro ideali».

Vasile Pârvan/2. Lo spiritus rector dell’Università di Cluj-Napoca

 Il professor Ioan-Aurel Pop, Rettore dell’Università Babeş-Bolyai di Cluj-Napoca, sottolinea il contributo di Vasile Pârvan quale fondatore del più importante istituto superiore di studio, educazione e ricerca di Transilvania. A Pârvan, ricorda Pop, stava a cuore «la costituzione di un’università completamente rinnovata, desiderosa di ricercare la verità, il sublime della creazione, l’intesa del bello, la descrizione di spiegare il mondo. […] È venuto a Cluj passando dalla natia Moldavia per Bucarest con un messaggio generalmente umano, per dirci che questo è possibile a Cluj».

Versi in monastero: Xenia Iordachi Hagiu, «prima poetessa romena»

 La recente pubblicazione dei versi d’ispirazione religiosa composti a inizio Ottocento nel monastero moldavo di Agapia dalla monaca Xenia Iordachi Hagiu porta a conoscenza l’opera finora inedita di una voce femminile che coniuga fede e poesia tramite un linguaggio lirico che sorprende per la sua schietta semplicità. Un linguaggio un po’ naif che, pur tra incertezze e dislivelli sintattico-stilistici, desta interesse e meraviglia. La filologa Eugenia Dima, curatrice del volume, ci parla del suo lavoro all’edizione del manoscritto lasciatoci da Xenia.

Letteratura migrante: «Pegno per mamme», di Ingrid Beatrice Coman

Il volume bilingue Satul fără mămici/ Il villaggio senza madri (Rediviva Edizioni, 2012) di Ingrid Beatrice Coman dà voce a «dieci bambini che avevano qualcosa da dire. Io non ho fatto molto – afferma l’autrice –. Mi sono soltanto messa in ascolto, in rispettoso silenzio, in quei momenti sacri della giornata in cui tutto tace, tutto dorme, e allora si può sentire, appena sussurrata, la voce nascosta e misteriosa di chi non parla mai, ma manda fuori nel mondo le vibrazioni del proprio cuore, affinché qualcuno possa raccoglierle e raccontarle». Pubblichiamo qui Pegno per mamme.

Petre Solomon e Paul Celan: l’amicizia tra due poeti diventa un film

Duo-pentru-paoloncel Il film di Alexandru Solomon, Duo pentru Paoloncel şi Petronom, ripresentato a Bucarest al Festival del film documentario DocuArt Fest 2012, è una efficace memoria dell’amicizia tra suo padre Petre Solomon e Paul Celan, entrambi nella capitale romena tra il 1946 e il 1947. La pellicola ripercorre la storia dell’amicizia di due autentici poeti, mai esauritasi nell’intersoggettività immaginaria, perché la sostanza di questo rapporto ha assunto le sembianze di un contrappunto musicale, che ha consentito alla poesia di non rinchiudersi mai in se stessa. Una lettura di Giovanni Rotiroti.

«Il sogno della letteratura» e la critica pungente di Daniela Marcheschi

 L’ultimo libro di Daniela Marcheschi, Il sogno della letteratura – Luoghi, maestri, tradizioni (Gaffi, Roma 2012), è frutto delle riflessioni di una divoratrice smaliziata di libri, che crede ancora nella capacità della critica di opporsi alle caotiche mercificazioni a cui viene sottoposta la cultura oggi. Accanita avversaria del conformismo intellettuale, la Marcheschi denuncia sin dalla Premessa del volume il deplorevole abbandono di molti critici all’improvvisazione e la loro chiusura in uno sterile soggettivismo autoreferenziale. Recensione di Hanibal Stănciulescu.

Aurel Cosma Jr: «Tracce di vita italiana nel Banato» (III)

Il progetto editoriale «Presenza italiana a Timişoara e nel Banato» giunge alla pubblicazione della terza e ultima parte dello studio di Aurel Cosma Jr., Tracce di vita italiana nel Banato (1939). Siamo nel Settecento: «La pace di Passarovitz del 1718 – scrive Cosma – inaugura una nuova era nella vita del Banato. II vittorioso principe Sabaudo affidò al Conte Mercy la riorganizzazione della regione. A questo difficile lavoro di ricostruzione soprattutto economica, anche gli Italiani hanno dato concorso di lavoro. La rinascita del Banato è dovuta in gran parte alle braccia instancabili e al genio italiano».