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Posts Tagged ‘tradizioni romene’

Mărțișor (1 Marzo) – festa romena della primavera

27 febbraio 2016 Commenti disabilitati

Il Mărțișor – “piccolo Marzo” o “marzolino”, associato al mese di martie (marzo) e al dio Marte – è una delle più rappresentative tradizioni romene e rappresenta il ritorno della primavera. Secondo i Traci, di cui facevano parte i Daci, gli attributi di marzo erano propri del dio Marsyas Silen, considerato l’inventore del flauto traverso, e il cui culto era legato alla madre terra e alla vegetazione. Le feste di primavera, dei fiori e della fecondità della natura erano consacrate a questo dio. Le origini della tradizione del Mărțișor sono narrate anche in una leggenda dacia legata a un’eclissi solare. Un giovane coraggioso si era recato a liberare il sole catturato da un drago. Dopo tre stagioni arrivò dove si trovava il drago, e combatterono. Il suo sangue colò sulla neve fresca, ed è da allora che il rosso e il bianco si intrecciano per combattere i mali dell’inverno e annunciare il ritorno alla vita della natura.martisoare

Un mărţişor di oggi è una finissima spiga formata da due fili di seta intrecciati, uno bianco e l’altro rosso, ai quali viene attaccata una piccola figurina di legno o metallo (un cuore, una lettera, un fiore, uno spazzacamino, un ferro di cavallo o un quadrifoglio), che diventa un portafortuna. Esso si porta all’interno delle giacche o attaccato al polso. Di solito i mărțișor vengono offerti alle donne o ai bambini, spesso insieme a dei fiori primaverili (mughetti o violette).

Un tempo, il filo rosso bianco con un amuleto – uno scudo in oro o argento, una conchiglia – veniva legato dai genitori al polso dei piccoli, offerto dai giovanotti alle ragazze (e viceversa, in Moldavia), oppure scambiato tra ragazze con l’augurio di buona fortuna e di salute. I fili erano quasi sempre rossi e bianchi ma potevano anche essere neri e bianchi o d’oro e argento. Con il passare del tempo il piccolo scudo è stato sostituito da vari oggetti, in oro o argento, con degli amuleti dai significati più svariati, seri, sentimentali o divertenti.

Il mărțișor veniva regalato all’alba del 1° marzo e indossato per dodici giorni, a volte fino a quando fioriva il primo albero o sbocciava la prima rosa. A quel punto veniva appeso a un ramo fiorito con la speranza di vedere i fiori sbocciare tutto l’anno. A volte invece si continuava a portarlo nei capelli. In Dobrogea, veniva portato fino all’arrivo delle cicogne e quindi lanciato verso il cielo perché la fortuna fosse più “grande e alata”. Nei villaggi della Transilvania, il mărțișor rosso e bianco, di lana, era appeso alle porte, alle finestre, alle corna e ai recinti degli animali, ai secchi dei manici, per allontanare gli spiriti malefici e per invocare la vita, la sua forza rigeneratrice, attraverso il rosso, il colore della vita stessa. Nei villaggi di montagna il primo giorno di marzo era quello in cui le ragazze si lavavano con l’acqua della neve sciolta, per essere belle e bianche come la neve.martisor

Il filo intrecciato del mărțișor, chiamato anche “la treccia dei giorni, delle settimane e dei mesi dell’anno” simboleggia dunque la coesione inseparabile degli opposti, lo scambio di forze – vitalità e purificazione – che generano gli eterni cicli della natura.

Mărțișor è il momento dell’anno in cui riconquistiamo speranza, ottimismo e fiducia. Buona primavera!

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A febbraio in “Orizzonti culturali italo-romeni”

9 febbraio 2015 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 2, febbraio 2015, anno V), mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

Cioran/1. «Una verità enigmatica e mutante». Parla Giovanni Rotiroti «Cioran è colui che aiuta a scorgere nel buio delle parole un’apertura che non nasconde nulla di riducibile al sapere, e che per questo consente di entrare in dialogo con se stessi senza rimanerne sopraffatti. Quella dell’opera di Cioran è una verità enigmatica e mutante, che ama mantenersi sempre aperta nel campo della lingua e del desiderio di domandare». È quanto afferma Giovanni Rotiroti, professore all’Università Orientale di Napoli, in un’ampia intervista dedicata ad alcuni temi di fondo dell’opera di Emil Cioran, con l’apporto di originali prospettive ermeneutiche.

Cioran/2. Leggere la storia alla luce dell’utopia. Tesi di Paolo Vanini Rileggere l’opera di Cioran come una variazione filosofica sul tema dell’utopia. È quanto si propone Paolo Vanini, nella sua tesi di laurea che qui pubblichiamo. «Rispetto alla letteratura critica degli ultimi anni, che ha visto nell’utopia di Cioran una specie di corollario all’interno della tematica storica, noi – scrive Vanini – vogliamo osservare la storia alla luce dell’utopia». La tesi rilegge, sulla base di questo registro, tutta l’opera di Cioran, segnalando come questo pensatore, nonostante il pessimismo che lo caratterizza, sia capace di creare uno spazio etico, pur privo di un ideale normativo positivo.

 «Se io uccido un romeno…». Quando la giustizia italiana non funziona Lo scorso 30 gennaio il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo dello scrittore Antonio Pennacchi, premio Strega 2010, con al centro due notizie di cronaca nera e giudiziaria che hanno visto coinvolte, con opposti ruoli, due cittadine romene. La tragicità dei fatti, delle conseguenze e delle implicazioni solleva gravi interrogativi circa il sistema giudiziario italiano e il contesto in cui esso opera. Giovanni Ruggeri segnala alcuni aspetti bisognosi di urgenti interventi, primi tra tutti certezza della pena, superamento del formalismo, realizzazione di adeguati accordi internazionali tra Italia e Romania.

Romanian_Athenaeum_in_BucharestìNicolae Lascu: «Che geniali quei mastri architetti italiani in Romania…» Ci sono in Romania edifici che tutti apprezzano: l’Ateneo Romeno, il palazzo Cotroceni, il castello Peleş di Sinaia e molti altri. Pochi, però, sanno che alla bellezza di tali opere hanno dato uno speciale apporto anche alcuni mastri architetti italiani. Ce lo spiega Nicolae Lascu, architetto e grande specialista in urbanistica e patrimonio della Romania, riprendendo alcune acquisizioni del monumentale volume bilingue La via del marmo artificiale da Rima a Bucarest e in Romania tra Otto e Novecento (a cura di Enrica Ballaré, Zeisciu Centro Studi, Magenta, 2012). Intervista di Smaranda Bratu Elian.

«Atac în bibliotecă», il grande giallo di George Arion Salutato dalla critica come il primo vero romanzo poliziesco romeno, Atac în bibliotecă di George Arion è un giallo spassoso e quasi parodistico di questo genere paraletterario. Stile vivace e ironico, l’autore punta con frecciatine allusive e asprigne alla realtà sociale e al clima politico dell’epoca (dittatura di Ceaușescu), bolsaggine del relativo linguaggio inclusa, sfuggendo incredibilmente alle grinfie della censura. Pubblicato a Bucarest nel 1983, il romanzo si sta facendo ora conoscere nei Paesi di lingua inglese e francese, in attesa di trovare un editore anche in Italia. A cura di Mauro Barindi.

Silvio Guarnieri, dieci anni di vita e studi a Timişoara. Un inedito  Silvio Guarnieri (1910-1992) fu uomo di lettere, scrittore e docente universitario. Nel 1938, insofferente delle limitazioni imposte dalla censura fascista, giunse in Romania come direttore dell’Istituto italiano di cultura, sezione di Timişoara, fino al 1948. A questa singolare figura di studioso e diplomatico, Doina Condrea Derer ha dedicato un importante volume monografico, Silvio Guarnieri. Universitar în Romania și Italia (2009). Pubblichiamo, in traduzione italiana, il capitolo dedicato all’attività pubblicistica di Guarnieri in Romania, con una lettera inedita.

Ungaretti, la vergine semplicità della parola che parla «Ogni colore si espande e si adagia / negli altri colori / Per essere più solo se lo guardi». Il 24 maggio 1915 l’Italia entrava in guerra contro l’Austria e Giuseppe Ungaretti si arruolava volontario. Trincea e massacri gli impediranno per sempre le magniloquenze stilistiche proprie di una certa poesia, per ritrovare piuttosto nella semplicità del vocabolo un nucleo capace di trasmettere significati inconsueti. Ungaretti abbandona i vecchi schemi retorico-stilistici e impone i propri codici di comunicazione poetica, realizzando così un raccordo con la grande poesia europea. Analisi di Hanibal Stănciulescu.

«Nessuna patria è al di sopra». Versi di Dan Dănilă Con il titolo Nessuna patria è al di sopra, pubblichiamo in edizione bilingue una selezione di poesie di Dan Dănilă, poeta, traduttore e artista plastico, nato a Sibiu nel 1954. Dănilă è presente in numerose antologie e sulla stampa letteraria romena e internazionale con poemi propri, traduzioni dal tedesco, inglese e francese, saggi e opere di pittura e grafica. Membro dell’Unione degli Scrittori Romeni e dell’Exil PEN, dal 1990 vive in Germania. Le poesie sono estratte dalla raccolta Atlantida există (Atlantide esiste, 2011) e tradotte da Francesca Paşcalău e Laszlo Alexandru.

Maschere e abiti tradizionali, la Transilvania in mostra a Venezia L’abbigliamento tradizionale, utilizzato in Transilvania fino alla metà del XX secolo, ha ben rispecchiato le identità etniche e territoriali delle varie aree culturali di questa grande regione. All’abbigliamento si sono affiancate nel corso dei secoli anche numerose maschere tradizionali, in uso particolarmente nelle festività invernali. Fino al 18 febbraio, la Nuova Galleria dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia ospita la mostra Maschere e abiti tradizionali festivi della Transilvania.maschere di transilvania

Aperta tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, la mostra è a ingresso libero.

XX Colloquio internazionale di studi «Emil Cioran»: Sibiu, 7-9 maggio Dal 7 al 9 maggio prossimo avrà luogo a Sibiu e a Răşinari la XX edizione del Colloquio internazionale di studi «Emil Cioran», organizzato dal Dipartimento di Studi romanzi dell’Università «Lucian Blaga» di Sibiu, a continuazione della lungimirante iniziativa ideata, avviata e condotta per anni dal compianto professor Eugène van Itterbeck. Tema dell’edizione 2015 sarà la morte, ossessione che attraversa l’insieme dell’opera di Cioran e che si impone come soggetto di studio a 20 anni dalla sua scomparsa. Gli interessati a partecipare possono inviare la loro comunicazione entro il 15 marzo.

Mărţişor (1 Marzo) – festa romena della primavera

1 marzo 2014 Commenti disabilitati

Il Mărţişor – “piccolo Marzo” o marzolino, associato al mese di martie (marzo) e al dio Marte – è una delle più rappresentative tradizioni romene e rappresenta il ritorno della primavera. Secondo i Traci, di cui facevano parte i Daci, gli attributi di marzo erano propri del dio Marsyas Silen, considerato l’inventore del flauto traverso, e il cui culto era legato alla madre terra e alla vegetazione. Le feste di primavera, dei fiori e della fecondità della natura erano consacrate a questo dio. Le origini della tradizione del Mărţişor sono narrate anche in una leggenda dacia legata a un’eclissi solare. Un giovane coraggioso si era recato a liberare il sole catturato da un drago. Dopo tre stagioni arrivò dove si trovava il drago, e combatterono. Il suo sangue colò sulla neve fresca, ed è da allora che il rosso e il bianco si intrecciano per combattere i mali dell’inverno e annunciare il ritorno alla vita della natura.

Un mărţişor di oggi è una finissima spiga formata da due fili di seta intrecciati, uno bianco e l’altro rosso, ai quali viene attaccata una piccola figurina di legno o metallo (un cuore, una lettera, un fiore, uno spazzacamino, un ferro di cavallo o un quadrifoglio), che diventa un portafortuna. Esso si porta all’interno delle giacche o attaccato al polso. Di solito i mărţişor vengono offerti alle donne o ai bambini, spesso insieme a dei fiori primaverili (mughetti o violette).

martisor

Un tempo, il filo rosso bianco con un amuleto – uno scudo in oro o argento, una conchiglia – veniva legato dai genitori al polso dei piccoli, offerto dai giovanotti alle ragazze (e viceversa, in Moldavia), oppure scambiato tra ragazze con l’augurio di buona fortuna e di salute. I fili erano quasi sempre rossi e bianchi ma potevano anche essere neri e bianchi o d’oro e argento. Con il passare del tempo il piccolo scudo è stato sostituito da vari oggetti, in oro o argento, con degli amuleti dai significati più svariati, seri, sentimentali o divertenti.

Il mărţişor veniva regalato all’alba del 1° marzo e indossato per dodici giorni, a volte fino a quando fioriva il primo albero o sbocciava la prima rosa. A quel punto veniva appeso a un ramo fiorito con la speranza di vedere i fiori sbocciare tutto l’anno. A volte invece si continuava a portarlo nei capelli. In Dobrogea, veniva portato fino all’arrivo delle cicogne e quindi lanciato verso il cielo perché la fortuna fosse più “grande e alata”. Nei villaggi della Transilvania, il mărţişor rosso e bianco, di lana, era appeso alle porte, alle finestre, alle corna e ai recinti degli animali, ai secchi dei manici, per allontanare gli spiriti malefici e per invocare la vita, la sua forza rigeneratrice, attraverso il rosso, il colore della vita stessa. Nei villaggi di montagna il primo giorno di marzo era quello in cui le ragazze si lavavano con l’acqua della neve sciolta, per essere belle e bianche come la neve.

Il filo intrecciato del mărţişor, chiamato anche “la treccia dei giorni, delle settimane e dei mesi dell’anno” simboleggia dunque la coesione inseparabile degli opposti, lo scambio di forze – vitalità e purificazione – che generano gli eterni cicli della natura.

Mărţişor è il momento dell’anno in cui riconquistiamo speranza, ottimismo e fiducia. Buona primavera!

Mărţişor (1 Marzo) – festa romena della primavera

1 marzo 2013 Commenti disabilitati

Il Mărţişor – „piccolo Marzo” o marzolino, associato al mese di martie (marzo) e al dio Marte – è una delle più rappresentative tradizioni romene e rappresenta il ritorno della primavera. Secondo i Traci, di cui facevano parte i Daci, gli attributi di marzo erano propri del dio Marsyas Silen, considerato l’inventore del flauto traverso, e il cui culto era legato alla madre terra e alla vegetazione. Le feste di primavera, dei fiori e della fecondità della natura erano consacrate a questo dio. Le origini della tradizione del Mărţişor sono narrate anche in una leggenda dacia legata a un’eclissi solare. Un giovane coraggioso si era recato a liberare il sole catturato da un drago. Dopo tre stagioni arrivò dove si trovava il drago, e combatterono. Il suo sangue colò sulla neve fresca, ed è da allora che il rosso e il bianco si intrecciano per combattere i mali dell’inverno e annunciare il ritorno alla vita della natura.

MartisorUn mărţişor di oggi è una finissima spiga formata da due fili di seta intrecciati, uno bianco e l’altro rosso, ai quali viene attaccata una piccola figurina di legno o metallo (un cuore, una lettera, un fiore, uno spazzacamino, un ferro di cavallo o un quadrifoglio), che diventa un portafortuna. Esso si porta all’interno delle giacche o attaccato al polso. Normalmente i mărţişor vengono offerti alle donne o ai bambini insieme a dei fiori primaverili (mughetti o violette).

Un tempo, il filo rosso bianco con un amuleto (uno scudo in oro o argento, una conchiglia) veniva legato dai genitori al polso dei piccoli, offerto dai giovanotti alle ragazze (e viceversa, in Moldavia), oppure scambiato tra ragazze con l’augurio di buona fortuna e di salute. I fili erano quasi sempre rossi e bianchi ma potevano anche essere neri e bianchi o d’oro e argento. Con il passare del tempo il piccolo scudo è stato sostituito da vari oggetti, in oro o argento, con degli amuleti dai significati più svariati, seri, sentimentali o divertenti.

Il mărţişor veniva regalato all’alba del 1° marzo e indossato per dodici giorni, a volte fino a quando fioriva il primo albero o sbocciava la prima rosa. A quel punto veniva appeso a un ramo fiorito con la speranza di vedere i fiori sbocciare tutto l’anno. A volte invece si continuava a portarlo nei capelli. In Dobrogea, veniva portato fino all’arrivo delle cicogne e quindi lanciato verso il cielo perché la fortuna fosse più “grande e alata”. Nei villaggi della Transilvania, il mărţişor rosso e bianco, di lana, era appeso alle porte, alle finestre, alle corna e ai recinti degli animali, ai secchi dei manici, per allontanare gli spiriti malefici e per invocare la vita, la sua forza rigeneratrice, attraverso il rosso, il colore della vita stessa. Nei villaggi di montagna il primo giorno di marzo era quello in cui le ragazze si lavavano con l’acqua della neve sciolta, per essere belle e bianche come la neve.

Il filo intrecciato del mărţişor, chiamato anche “la treccia dei giorni, delle settimane e dei mesi dell’anno” simboleggia dunque la coesione inseparabile degli opposti, lo scambio di forze – vitalità e purificazione – che generano gli eterni cicli della natura.

Mărţişor è il momento dell’anno in cui riconquistiamo speranza, ottimismo e fiducia. Buona primavera!

Pasqua insieme – tradizioni della Romania in mostra

12 aprile 2011 Commenti disabilitati

Roma, dal 12 al 26 aprile 2011

Orario visite:
martedì-domenica dalle 9 alle 19; nelle festività dalle 9 alle 13.30

Per il secondo anno consecutivo, cattolici e ortodossi celebrano la Pasqua insieme. Per l’occasione, l’Accademia di Romania in Roma e il Museo del Contadino Romeno di Bucarest presentano una mostra dedicata alle uova pasquali, simboli ancestrali delle tradizioni comuni a tutti i cristiani. Oltre 300 uova dipinte, accompagnate da icone su vetro d’ispirazione pasquale e da vari oggetti della tradizione romena saranno esposti dal 12 al 26 aprile 2011 al Museo Pietro Canonica a Villa Borghese.
Le regioni di provenienza delle uova dipinte e degli altri oggetti d’arte tradizionale esposti sono la Bucovina (Nord), Buzau, Vrancea, Bran, Arges e Vâlcea (Centro-sud) e Banato (ovest). Durante la mostra un film documentario illustrerà le complesse tecniche di preparazione di questi piccoli capolavori.
Un progetto a cura di Ioana Popescu e Rodica Marinescu (Museo Nazionale del Contadino Romeno, Bucarest), con il patrocinio di Roma Capitale – Sovraintendenza ai Beni Culturali, con la collaborazione di Progetto Zetema e Musei in Comune.

Firenze, la Romania festeggiata al femminile

1 marzo 2011 Commenti disabilitati

Festa romena della primavera (1 marzo) e omaggio universale alla donna (8 marzo) – iniziativa culturale nel centro storico di Firenze.

Come meglio festeggiare la donna se non attraverso l’arte e la tradizione, raccontandone il cuore, i sogni, il lavoro, i dolori. La comunità romena presenta un suo tradizionale omaggio alla donna nell’incontro del 5 marzo 2011 alle ore 16,30 presso European School of Economics, Borgo SS. Apostoli 19, Firenze.

L’evento è organizzato dalla Fondazione ECN-yourLIFE in collaborazione con Il Consolato Onorario di Romania a Firenze e l’Associazione Latinità di Prato, con il supporto del Centro Culturale Italo-Romeno di Milano.

L’arte come veicolo di conoscenza tra popoli è il filo conduttore della serata che vede protagoniste la scrittrice Ingrid Beatrice Coman con il suo nuovo romanzo “Per chi crescono le rose” edito da Edizioni Uroboros, l’artista Daniela Patrascanu e la fotografa Maria Gainuta con la mostra “Donne senza specchio”, che racconta momenti significativi di vita in Romania. Il prof. Raffaele Taddeo, curatore di volumi di letteratura dell’immigrazione, dialogherà con la scrittrice, mentre l’antropologo Gianfranco Greco ricorderà il grande filosofo romeno Emil Cioran e il suo percorso affettivo con riferimento alla condizione dell’immigrato. Sarà inoltre proiettato un frammento del film “Esercizi di Libertà” sulla Rivoluzione del 1989 in Romania, periodo nel quale la storia del romanzo si colora di momenti di oppressione, paura, privazioni e insicurezza.

A conclusione della serata, per immergersi nell’atmosfera tradizionale romena il pubblico sarà invitato ad un buffet a base di prodotti tipici romeni; alle donne sarà fatto omaggio di un mărțișor (diminutivo di martie – marzo), una finissima spiga formata da due fili intrecciati, uno bianco e l’altro rosso, ai quali viene attaccata una piccola figurina di legno o metallo come portafortuna.

Maria Pop [foto], una delle promotrici dell’evento, ci ha spiegato le ragioni dell’iniziativa: “Firenze, come luogo d’arte per eccellenza, ha accolto con entusiasmo l’idea. Come il piccolo portafortuna romeno in filo bianco e rosso che omaggia la primavera e la donna, l’iniziativa fiorentina è un dialogo artistico a più voci. Le due comunità che si parlano e si ‘scoprono’ attraverso i vari linguaggi artistici: la scrittura, la fotografia, la pittura, il vissuto intenso. Un modo inedito, al femminile, di presentare le tradizioni romene primaverili e momenti della storia recente della Romania”.

Info e programma, qui.

Tradizioni pasquali in mostra: uova dipinte e icone

23 marzo 2010 Commenti disabilitati

25 marzo – 11 aprile 2010
Galleria d’arte sacra L’Agostiniana, Basilica Santa Maria del Popolo, Piazza del Popolo 12, Roma

Pasqua: Tradizioni romene in mostra. Uova dipinte e icone.

Inaugurazione: 25 marzo ore 19,30.

All’interno della mostra saranno esposte delle opere realizzate dall’artista Maria Galie nel anno 2009 insieme a una collezione di uova antiche dipinte provenienti dalla collezione del Museo del Contadino Romeno (Muzeul Ţăranului Român) di Bucarest.
A seguire, il Quartetto della Missione Greco-Cattolica Romena di Monaco (Carolin Ott, Pascal Menke, Philipp Fixmer e Victor Avramescu) sosterrà un recital di musica classica (Chopin, Schubert, Brahms).

Le uova pasquali
Secondo la tradizione popolare romena, sotto il segno della croce, presente nella simbolistica e nell’iconografia pasquali, i gesti si imbevono di quiete e il senso della misura diventa un valore da rispettare. Per i romeni in patria e all’estero la fede nel potere della croce dà forza e mitiga il dolore. Nonostante gli iconoclasmi di vari tipi, teologici, ideologici o estetici, la Pasqua e i simboli pasquali che si ritrovano nelle icone e sulle uova dipinte sono rimasti il punto di riferimento comune di tutti i cristiani, ai quali essi tornano sempre. Ancorata in questa tradizione, la presente mostra desidera portare a tutti la buona novella pasquale del trionfo della vita sulla morte. La mostra comprende oltre 200 uova dipinte ed è corredata da un film documentario sulla realizzazione di tali opere.

Intervengono:
Diana Bubenek Turconi (ministro consigliere dell’Ambasciata di Romania presso la Santa Sede), Ioana Popescu (direttrice, direzione Ricerca, Museo del Contadino Romeno, Bucarest) e Rodica Marinescu (ricercatrice, Museo del Contadino Romeno, Bucarest).

Maria Galie
Iconografo di nazionalità romena, nasce a Costanza sul Mar Nero, dove a soli 12 anni inizia la scuola d’arte e quindi la realizzazione delle prime opere. Si laurea all’Università delle Belle Arti di Bucarest nel 2001 e subito dopo si trasferisce a Roma, dove vive e lavora. Le sue icone si trovano in varie chiese d’Italia e Stati Uniti d’America e in numerose collezioni private in Francia, Italia, Romania, Inghilterra e Stati Uniti d’America. Membro del UAP (Unione degli Artisti Professionisti Romeni).

Progetto realizzato dall’Accademia di Romania a Roma in collaborazione con Muzeul Ţăranului Român di Bucarest e l’Associazione Culturale “Rivista delle Nazioni” (Roma).