Archivio

Posts Tagged ‘scrittrici romene’

A novembre in “Orizzonti culturali italo-romeni”

14 novembre 2014 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 11, novembre, anno IV), mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana
Uno storico a «Gli invitati di Smaranda Bratu Elian»: Adriano Prosperi Prende il via con questo numero la rubrica «Gli invitati di Smaranda Bratu Elian», appuntamento mensile che la nota italianista romena, responsabile della collana bilingue «Biblioteca italiana» dell’editrice Humanitas di Bucarest, propone con una prestigiosa personalità della scena culturale italiana, legata in qualche modo alla cultura romena, e con una personalità romena legata alla cultura italiana. Apre la serie un’intervista con Adriano Prosperi, storico molto noto per i suoi studi sull’Inquisizione. Tra i temi del dialogo, il significato della storia, il rapporto con l’ideologia e, naturalmente, l’inquisizione.ocir nov 14

«I Romeni e la Grande Guerra»: in mostra a Torino documenti e foto  La Prima guerra mondiale costò molto all’esercito romeno: 365 mila perdite tra morti e dispersi, pari al 36% dei chiamati alle armi. In occasione del centenario del conflitto, l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia propone la mostra foto-documentaria «I Romeni e la Grande Guerra», aperta fino al 14 dicembre al Museo del Risorgimento di Torino. Pubblichiamo il testo introduttivo al catalogo di Rudolf Dinu, direttore dell’Istituto Romeno di Venezia, e l’intervento di Ana Victoria Sima dell’Università «Babeş-Bolyai» di Cluj-Napoca su «I transilvani nella Grande Guerra».

Cesare De Michelis: «Giuseppe Berto, vero interprete della crisi morale» In occasione del centenario della nascita di Giuseppe Berto, l’editrice Humanitas ha pubblicato, nella traduzione romena di Smaranda Bratu Elian, Il male oscuro, il più noto romanzo dello scrittore. Cesare De Michelis, presidente della Fondazione Giuseppe Berto e direttore della storica Marsilio Editori, propone alcune chiavi di lettura della temperie culturale contemporanea, segnata prima dal tramonto delle ideologie e poi da una profonda crisi morale. Berto, osserva De Michelis, ha colto prima e più a fondo di altri le ragioni profonde di questa condizione. Intervista di Cristina Gogianu.

Esce in italiano il «Falso Trattato di estetica» di Benjamin Fondane Filosofo per difendere la poesia, ovvero la creatività infinita della vita, Benjamin Fondane giustifica l’essere del mondo e della vita umana come fenomeno estetico e piacere creativo. È, questa, una delle tesi che percorrono il suo Falso Trattato di estetica. Saggio sulla crisi del reale, in uscita in prima edizione italiana presso l’editore Mucchi di Modena, a cura e in traduzione di Luca Orlandini. Navigatore di terrae incognitae, limitrofo di Dio, Fondane canta e pensa con una vitalità sorprendente e la sua vita si chiude come quella dei poeti di cui parla. Presentazione di Luca Orlandini.

E un giornalista incontrò Cioran: «Vivere contro l’evidenza» Il concetto di r-esistenza espresso da uno sguardo contemplativo e radicalmente disincantato sull’irreparabile è una delle più efficaci testimonianze presenti nel recente E.M. Cioran, Vivere contro l’evidenza, a cura di Antonio Di Gennaro, traduzione di Massimo Carloni (La scuola di Pitagora 2014). Il libro presenta per la prima volta al pubblico italiano l’intervista a Cioran realizzata da Christian Bussy, nel febbraio 1973, per la televisione belga RTBF. Anche se refrattario a telecamere e microfoni, Cioran si è concesso spesso e con efficacia alle domande dei giornalisti. Di Amelia Bulboacă.

Quando la lingua è vita: «lo Zingarelli 2015». (Con una nostra proposta) La lingua è la casa dell’uomo e nulla di quanto avviene nell’ambito del linguaggio è irrilevante: cambiamenti di civiltà comportano cambiamenti di linguaggio. Lo evidenzia con efficacia quel gioiello editoriale che è il vocabolario lo Zingarelli 2015 (Zanichelli), dove tra 144 mila voci e 380 mila significati, troviamo 500 parole nuove, 3.000 parole da salvare e un’idea originale: 55 «definizioni d’autore», ossia parole commentate da varie personalità. Spunto per una proposta: grande operazione farebbe quell’editore che volesse lavorare a un «lessico culturale italo-romeno». Di Giovanni Ruggeri.

«FEM», di Magda Cârneci: un tributo al mondo femminile Libro-confessione, biografia spiritual-sentimentale, libro di ricordi, diario intimo, libro epistolare, poema in prosa: tutte queste pur significative definizioni del romanzo FEM di Magda Cârneci (Cartea Românească, 2011) risultano insufficienti e limitative, incapaci di rendere l’idea di fondo di questa prima incursione nella prosa che scandaglia l’intimo universo della scrittrice, un universo che vola da episodi legati all’infanzia a quelli della donna adulta, alla sua (fallita) storia d’amore, ai fantasmi femminili debordanti che popolano, si potrebbe dire fellinianamente, il suo vissuto. A cura di Mauro Barindi.

Alia_Irina TurcanuLetteratura migrante: Irina Ţurcanu e il suo «Alia su un sentiero diverso» Con questo numero iniziamo la pubblicazione di interventi dedicati ai libri più rappresentativi della cosiddetta letteratura romena migrante, cioè prodotta in lingua italiana da autori romeni italofoni che vivono e operano in Italia. Apre la serie il romanzo d’esordio di Irina Ţurcanu, Alia su un sentiero diverso (Edizioni Seneca 2008). Temi centrali del libro sono lo sradicamento e la perdita dell’orizzonte, ma anche la ricerca di una terra fertile dove poter reimpiantare le proprie radici. Un altro luogo per declinare la propria identità. Recensione di Ana Maria Tomaziu Patraşcu.

La «nostalgia del giardino» nell’arte di Virginia Tomescu Scrocco Virginia Tomescu Scrocco è una protagonista emblematica della pittura della prima metà del Novecento in Italia. Nata nel 1886 in Romania, dove iniziò la sua formazione nel campo dell’arte, continuò i suoi studi in Francia e in Italia. Visse e dipinse a Tivoli, e oggi le sue opere si trovano nelle mostre permanenti di Villa d’Este, segno dell’omaggio della città di Tivoli all’artista romena. Altri quadri sono alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, mentre le opere custodite nella casa paterna di Buonalbergo sono state donate al Museo del Sannio di Benevento. Presentazione di Claudia Mandi.

Staffetta generazionale alla XXVIII Serata Italiana di Bucarest Lo scorso 20 ottobre, alla libreria Humanitas Kretzulescu di Bucarest si è svolta la XXVIII Serata Italiana. Le Serate Italiane, organizzate dal Circolo di Studi Interdisciplinari degli Studenti Italianisti e coordinate dai docenti di italiano dell’Università di Bucarest in collaborazione con Humanitas, sono dibattiti aperti al pubblico con prestigiosi invitati, che a partire da un libro fondamentale della cultura italiana indagano l’attualità di un tema. La scorsa serata è stata caratterizzata da un evento particolare, dedicato a uno scambio generazionale. Cronaca di Alina Vlăgea.

Focus. A Faenza il Teatro Merlin di Timişoara con «La Bella e la Bestia» Il prossimo 30 novembre, la compagnia teatrale Merlin di Timişoara darà al Teatro Masini di Faenza «La Bella e la Bestia», in lingua romena e con traduzione simultanea. L’evento è realizzato in collaborazione con la città di Timişoara, gemellata con Faenza a sostegno della candidatura di Timişoara-Capitale Europea della Cultura 2021, ed è strutturato in tre parti: una mostra fotografica con immagini di Timişoara realizzate dall’artista fotografo Alin Zelenco, un breve film di presentazione della storia della città e lo spettacolo «La Bella e la Bestia».

A dicembre in “Orizzonti culturali italo-romeni”

9 dicembre 2013 Commenti disabilitati


ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 12, dicembre 2013, anno III), mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

Poesia e amicizia: la lunga fedeltà di Nina Cassian e Paul Celan Amica per tutta la vita di Paul Celan e traduttrice delle sue poesie in romeno, Nina Cassian è preziosa voce poetica accessibile oggi al lettore italiano, grazie alla raccolta C’è modo e modo di sparire. Poesie 1945-2007, curata per Adelphi (2013) da Anita Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica. La più nobile stagione del Novecento – da Mandel’štam a Cvetaeva, da Apollinaire a Brecht – echeggia nelle sue poesie, dove sempre troviamo anche Celan. Giovanni Rotiroti delinea i tratti della lunga fedeltà di amicizia tra questi due poeti molto diversi tra loro, eppure uniti da profonda comunicazione.

Essere e poesia: Nichita Stănescu, il romeno che pensava come Celan Oggetto di grande attenzione in ambito filosofico – da Heidegger ad Adorno, Gadamer e Derrida – la poesia di Paul Celan potrebbe avere accanto a sé quella di Nichita Stănescu. Grande poeta, ma poco noto fuori dalla Romania perché ha scritto in una lingua di scarsa circolazione mondiale, Stănescu presenta negli strati più profondi della sua scrittura, una «veduta» ontologica comune a Celan, che nel linguaggio e nella comunicazione ha uno dei suoi temi centrali. Ad una raffinata analisi di tratti che accomunano Celan e Stănescu è dedicato lo studio di Mircea Ţuglea.

Benjamin Fondane: «Baudelaire e l’esperienza dell’abisso» «Il est certain qu’on n’a jamais écrit quelque chose de plus profond sur Baudelaire». Scriveva così Emile Cioran a proposito del testo di Benjamin Fondane che ora possiamo leggere nella prima edizione critica italiana, Baudelaire e l’esperienza dell’abisso (Aragno, Torino 2013, cura e traduzione di Luca Orlandini). Monografia eccentrica, oltre qualsiasi canone di critica letteraria, il Baudelaire di Fondane obbliga ad andare oltre ogni lettura estetica, risultando essenziale per capire l’unicità di Baudelaire. E, naturalmente, si presenta come un testo importante anche per comprendere lo stesso Fondane.

Tatiana Niculescu Bran«Confessione a Tanacu»

confessione a tanacu«Un libro molto duro che però non è contro la fede, bensì contro una interpretazione di essa ridotta a una visione cieca e oscurantista di quello che, viceversa, stando alle parole del Cristo, dovrebbe essere un messaggio d’amore  e di apertura verso gli altri». Un caso di cronaca nera, realmente accaduto in Romania nel 2005, è stato ricostruito, con il taglio narrativo proprio del romanzo, da Tatiana Niculescu Bran in Confessione a Tanacu, edito da Hacca. Il caso ha ispirato anche il film Oltre le colline del regista Cristian Mungiu, premiato al Festival di Cannes. Recensione di Diego Zandel.

Simona Neumann: «Come costruire una Capitale Europea della Cultura» «Prepararsi a diventare Capitale Europea della Cultura è un’opportunità per la città candidata di svilupparsi a livello sociale, economico e turistico, è un processo che contribuisce allo sviluppo urbano, dell’industria creativa, dell’immagine della città a livello nazionale e internazionale. Lo status di Capitale Europea della Cultura innesca centinaia di lavori di ricostruzione, innumerevoli eventi culturali, e la città entra a far parte del top delle mete turistiche». Lo afferma Simona Neumann, direttore esecutivo dell’Associazione Timişoara Capitale Europea della Cultura 2021.

Morto tra i topi del carcere: Papa Francesco beatifica Anton Durcovici Lo scorso 31 ottobre, Papa Franceco ha dichiarato beato Anton Durcovici, vescovo cattolico di rito latino di Iaşi morto nel carcere di Sighetu Marmaţiei durante il comunismo. «La direzione della prigione – scrive Il vescovo greco-cattolico Ioan Ploscaru – lo aveva messo in isolamento quando si era resa conto che stava per morire. Fu proprio lasciato morire di fame, da solo, perché non se ne avesse notizia. Due giorni dopo un poliziotto mi condusse nella cella 13: mons. Anton Durcovici vi morì come un martire, assistito solo dai topi della prigione». Articolo di Giacomo Ruggeri.

«Castelli in Spagna»: la repressione comunista secondo Petre Sirin Amori, illusioni, speranze, drammi e repressione politica dell’élite omosessuale romena degli anni ’50. Tutto ciò è stato vissuto e raccontato in prima persona da un testimone d’eccezione, Petre Sirin, nel suo diario Castele în Spania edito da Humanitas (Bucarest 2013). Il brano che offriamo in traduzione ripercorre le fasi dell’arresto di Petre Sirin in seguito all’azione su ampia scala, da parte del regime, tesa a far piazza pulita degli intellettuali scomodi e degli oppositori politici, con azioni giustizialiste e «moralizzatrici» per colpire l’opinione pubblica. A cura di Mauro Barindi.

Errico e Bruto Amante, personalità del Risorgimento italiano e romeno Nicola Terracciano ci presenta due personaggi profondamente legati al Risorgimento italiano e romeno, Errico e Bruto Amante. Errico Amante fu patriota, giudice, studioso di Giambattista Vico, senatore del Regno d’Italia, una delle figure preminenti del Risorgimento italiano meridionale e molto legato alla Romania. Suo figlio, Bruto Amante, fu alto funzionario nel Ministero della Pubblica Istruzione, Segretario del Ministro Francesco De Sanctis e filoromeno per l’educazione ricevuta dal padre, ma soprattutto per i numerosi rapporti con personalità romene dell’epoca.

lipoveni
Storia di una minoranza: i russi lipovani di Romania Lo studio di Natasha Danila è un viaggio alla ricerca delle proprie radici, invisibili ma sentite e amate. Il viaggio si snoda attraverso paesaggi e luoghi abitati dalle minoranze russo-lipovane della Romania, tra presente e passato, catturando emozioni, gioie e tristezze, bellezze naturali ma anche usi, costumi, tradizioni, mentalità, religioni e miti quasi sconosciuti. Fino a poco tempo fa, i lipovani della Dobrugia settentrionale erano i proprietari incontestati del Delta del Danubio e diedero un contributo molto importante allo sviluppo della pesca in Romania. Un affresco di grande suggestione.

A giugno in “Orizzonti culturali italo-romeni”

17 giugno 2013 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 6, giugno 2013, anno III), mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

Eminescu in fiction: «Vietile paralele» di Florina Ilis

Ancora una volta Florina Ilis sorprende e spiazza con il suo nuovo romanzo, Vieţile paralele (2012), un romanzo di ciclopiche dimensioni (quasi 700 pagine) per un ciclope della letteratura romena ed europea, Mihai Eminescu, colto dalla scrittrice in modo significativo negli ultimi suoi tormentati anni di vita, segnati in modo drammatico dalla malattia mentale e dal declino fisico. Nell’intervista la scrittrice ci illustra alcuni aspetti di questo romanzo poderoso, sorprendente, geniale, diventato un caso letterario in Romania e al quale sono già stati tributati due premi. A cura di Mauro Barindi.

Ilis vietile paralele

Cioran/1. Una esasperata lucidità: le lettere giovanili del grande romeno

Le lettere di Emil Cioran redatte al tempo della composizione del suo primo libro pubblicato in Romania: le troviamo nel volume Lettere al culmine della disperazione, curato da Giovanni Rotiroti, in traduzione di Marisa Salzillo, presentato al recente Salone del Libro di Torino. Appassionate e aggressive, oppure tenere e affettuose, le missive di quel periodo precisano il contesto emozionale nel quale hanno preso campo le idee e le ossessioni che anticipano di qualche anno Al culmine della disperazione. E non mancano ombre e ambiguità del periodo berlinese. Testo di Giovanni Rotiroti.

Cioran/2. «Al culmine della disperazione. Ma non rinuncio all’amore»

«Per quanto combatta al culmine della disperazione, non vorrei né potrei rinunciare all’amore neppure se la disperazione e la tristezza oscurassero la fonte luminosa del mio essere, dislocata in chissà quali angoli remoti della mia esistenza». Così Cioran nelle sue lettere giovanili, efficaci testimonianze della vita privata del giovane scrittore, ma anche florilegio di emozioni, desideri, derive che il ventenne romeno aveva la necessità di esprimere e condividere. Irma Carannante traccia una panoramica dei motivi e delle circostanze di questi scritti.

Il «sale del pensiero»: l’aforisma romeno contemporaneo

«Un aforisma è un semplice granello di metallo nobile, ma può avere il peso del mondo. La letteratura aforistica è il sale del pensiero». Non aveva dubbi il grande Lucian Blaga, considerato tra l’altro anche il maggior esponente dell’aforisma romeno del Novecento, circa questo genere letterario, non «marginale» eppure assolutamente «marginalizzato» dall’editoria e dalla critica. Ampia panoramica di voci e temi è, al riguardo, la recente Antologia dell’aforisma romeno contemporaneo (Genesi, 2013), pubblicata a cura di Fabrizio Caramagna, con la collaborazione di Alina Breje.

Religione e stato nell’Europa odierna. Conferenza di Andrei Marga

Quello tra religione e stato è un rapporto notoriamente complesso nella storia europea. Il professor Andrei Marga, presidente dell’Istituto Culturale Romeno di Bucarest, ne approfondisce gli aspetti, mostrando come, pur non essendo realistico il ritorno ad una condizione precedente alla secolarizzazione, sia insoddisfacente una separazione radicale tra queste due realtà. Tenendo ferma la differenza tra politica e religione, Marga segnala che la religione non è apolitica e che lo stato non può restare indifferente rispetto alle fedi dei propri cittadini, specie se sono in gioco valori democratici.

George Teseleanu: «Romeni in Italia, usciamo dall’individualismo»

«La comunità romena in Italia sta affrontando la perdita della propria identità culturale, spirituale e linguistica, mentre la propensione all’individualismo tipica del popolo romeno è difficile da sradicare». George Teseleanu, già Console onorario di Romania ad Ancona, è convinto che solo una comunità unita può promuovere efficacemente i propri valori. I numeri ci sono tutti: sono oltre un milione i romeni presenti in Italia, protagonisti di un apporto all’economia Italiana pari al 1,2% del Pil. Non è più tempo di badare soltanto al cerchio ristretto dei propri interessi: occorre unirsi e promuovere cultura.

Romania da tradurre: Andrei Pleşu e i suoi «Minima moralia»

Andrei Pleşu, scrittore di spicco della Romania contemporanea, è ancora in Italia quasi un signor sconosciuto. Eppure la sua prosa, animata da un contrasto formale tra una problematica impegnativa (morale, teologica, esistenziale) e un approccio diretto, spesso ludico e ironico, si segnala per uno stile inconfondibilmente elegante e largamente accessibile.andrei_plesu

Horia-Corneliu Cicortaş traduce alcuni brani di una nota opera di Pleşu, Minima moralia: elementi per un’etica dell’intervallo. Un aperto invito all’editoria italiana a prestare attenzione a questo raffinato autore.

«Festival di lettura giovane», un promettente progetto italo-romeno

È giunto al suo secondo anno il «Festival di lettura giovane», promettente progetto culturale che coinvolge cinque licei bilingui di Romania, nei quali, in base al protocollo firmato fra Italia e Romania, si studia in modo intensivo e secondo programmi speciali l’italiano. Si tratta dei licei: «Dante Alighieri e «Ion Neculce» di Bucarest, «Gheorghe Bariţiu» di Cluj-Napoca, «Transilvania» di Deva e «Jean Louis Calderon» di Timişoara. La professoressa Smaranda Bratu Elian dell’Università di Bucarest presenta obiettivi, risultati e prospettive di questo significativo progetto.

«Scrivo amore con un nodo in gola». Versi di Dan Sociu

Dan Sociu, classe 1978, è una delle voci più interessanti della poesia romena contemporanea. Ciò che subito risalta nella sua opera è la coerenza tematica e stilistica. Sociu scrive in modo sapiente, è conscio dei propri strumenti e li utilizza al meglio, rivolgendosi al lettore in modo diretto e potente, una sorta di «épater le bourgeois» che avviene raccontando semplicemente il reale: quello del poeta. Tutti i libri di Sociu mettono insieme e rivelano progressivamente un personaggio ispirato direttamente all’autore, di cui porta il nome e manifesta i dati biografici. A cura di Clara Mitola.


«Letteratura Spontanea», a Monaco la lingua italiana è casa per molti

«Letteratura Spontanea» è un salotto letterario ospitato dall’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera e frequentato non solo da italiani, ma anche da tedeschi, francesi e romeni, accomunati dal fatto di conoscere tutti la lingua italiana. Giulio Bailetti, ideatore e direttore, racconta di questa stimolante esperienza, in dialogo con Eugen Popin. «Se decidi di vivere all’estero, la lingua che prima ti univa a tutti, ora ti unisce a pochi vicini e a molti lontani. Chi vive all’estero è salvato dalla distanza. Il rumore di fondo spesso insopportabile, che in Italia impedisce di pensare, qui non c’è».

La letteratura romena al Salone di Torino 2011 (III)

6 luglio 2011 Commenti disabilitati

La letteratura romena al Salone del Libro di Torino 2011 (III)

di Maria Luisa Lombardo e Anita Bernacchia, FIRI

In dialogo con gli scrittori Adina Rosetti, Adrian Chivu e Cecilia Ștefănescu

(terza e ultima parte dell’articolo su La letteratura romena al Salone del Libro di Torino; cfr. sito FIRI,  parte I e parte II)

***

Adina Rosetti

FIRI: Che aspetto ha una giornata (immaginaria o no) nel tuo diario del Salone del Libro di Torino?

Adina Rosetti: 

15 maggio, Torino. Come al solito mi sono svegliata troppo presto, e così ho dovuto aspettare che il tempo passasse per scendere a fare colazione. Nell’attesa, infine, ho aperto Il cimitero di Praga e sin dalle prime pagine mi è saltata agli occhi Torino. Non riesco a capire se questo sia stato un segno, sono troppo stanca dopo ieri notte: ho bevuto troppi bicchieri di vino (rosso!).

Arrivo alla fiera intorno alle undici. Come accade ogni volta che devo leggere in pubblico e parlare di Deadline, il mio romanzo, mi sento svenire dall’emozione. Ciliegina sulla torta, Răzvan, il mio traduttore, mi ha annunciato, con mia grande sorpresa, che, colpito da improvvisa ispirazione, ha tradotto un brano diverso da quello che avevamo scelto insieme a Bucarest. Di tutto il mio romanzo, in cui si parla di tutt’altro che di sesso, Răzvan ha tradotto l’unico brano erotico… E così la mia emozione è raddoppiata. Mi auguro che Cristian Teodorescu legga all’infinito la sua storia su un ragazzino e una motocicletta, perché non arrivi il mio turno. Il racconto finisce, addirittura con una sorta di lieto fine. Questo non mi è di grande aiuto. Non ho altra scelta, mi schiarisco la voce e inizio. Tento di ignorare quelle venti paia di occhi puntati su di me. Oltre agli spettatori occasionali che si trovano nello stand della Romania. Dopo circa mezza pagina, scopro che mi piace leggere e mi sento persino a mio agio, e così finisco per leggere addirittura più di quanto mi ero proposta inizialmente. Poi inizia Răzvan. Nella sua voce si percepiscono altre emozioni. Sorpresa! Mi sembra che il brano suoni per giunta meglio in italiano che in romeno! Le frasi sembrano avere un ritmo che non sentivo prima e scorrono melodiosamente. Alla fine, quando riceviamo i complimenti, siamo entrambi emozionati come al principio, ma ci rallegriamo che sia finita.

Ormai è passata l’ora di pranzo e di nuovo non riuscirò a trovare nulla da mangiare in nessun ristorante: sembra che qui, per qualche misterioso motivo, tutti i cuochi entrino in ibernazione dopo le 2.00 p. m…. Ho nostalgia di casa.

Adina Rosetti è autrice del romanzo Deadline (Curtea Veche, 2° ed. 2011), inedito in Italia; ne abbiamo avuto un assaggio al Salone del Libro, nella traduzione di Răzvan Purdel.

*

Adrian Chivu

 

FIRI: Come vede il futuro della letteratura?

Adrian Chivu: Non so, è difficile da immaginare. Oggi il tempo si è compresso, i bambini si nutrono di Playstation e di realtà virtuale e potrebbe darsi che la letteratura, o almeno una sua componente, si stia trasformando, per essere inglobata in qualche gioco ispirato al soggetto di un romanzo, un gioco in cui il lettore diviene il personaggio della storia. Un gioco in grado di trasportarti in una realtà virtuale sul genere di Matrix. Penso che molti romanzi potrebbero essere trasformati in questo senso, o perlomeno offrire un’alternativa al romanzo tradizionale. Il partecipante si prepara, legge le istruzioni, impara a conoscere il personaggio e gioca una demo prima di cominciare l’avventura vera e propria. Oppure abbandona il gioco e prende in mano il libro… Penso che solo quando scompariranno le foreste scompariranno anche i libri in formato classico.

Che sensazioni ha avuto durante la presentazione del suo romanzo?

La presentazione del mio libro Album da disegno mi ha messo addosso molto entusiasmo, mi ha davvero conquistato. Vero è che finora non ho avuto molte presentazioni, dunque non sono in grado di fare paragoni obiettivi… Ma Chiara Valerio ha parlato con tanta passione che, grazie a lei, sono riuscito a rilassarmi completamente.

Ho trovato il Salone del Libro piuttosto simile al nostro: tanti titoli, tanta gente… Con la differenza evidente che il potere d’acquisto degli italiani è di gran lunga maggiore (l’ingresso costava 10 Euro, mentre alle nostre fiere del libro neppure 1 Euro, anzi quest’anno è persino gratis). Mi è piaciuto soprattutto lo stand dell’ICR, dall’arredamento gradevole e dal personale cordiale e amichevole.
Le piace l’Italia?

Adoro l’Italia, è splendida! Mi piace tutto, l’aria, il cielo, il calore con cui ti avvolge, quella felicità con cui ti svegli la mattina e vai a letto la sera. E mi fanno impazzire i pomodori, ne ho mangiati tanti e ne mangerei ancora una caterva!

Adrian Chivu ha presentato al Salone il romanzo Album da disegno (Aìsara, 2011, trad. di Ileana Pop) – premio Insula Europaea 2009, Perugia.

*

Cecilia Ștefănescu

Credo che il sogno di qualsiasi autore, per quanto modesto e schivo egli sia, è di essere conosciuto attraverso i libri che scrive da quante più persone possibile, di culture simili alla sua, ma soprattutto di culture diverse.  Adesso, mentre sto rispondendo, mi domando quanto siano diverse, in effetti, le culture che hanno interagito nel momento in cui il mio libro, Relazioni morbose, è stato tradotto, ovvero quella romena e quella italiana. Si è sempre curiosi di vedere come un pubblico lettore con percezioni diverse, a volte mistificate da ciò che di una cultura appare a prima vista o in superficie, possa percepire le varie realtà, incluse quelle passate attraverso il filtro letterario, e come possa modificare o confermare il proprio parere. Nel mio libro ho fuso insieme ricordi della mia infanzia trascorsa a Bucarest nell’ultimo periodo della dittatura di Ceaușescu, il più nero e oppressivo, ma anche l’immagine che conservo della Bucarest degli anni ‘90, subito dopo la caduta del comunismo, quando la gente viveva una scissione, ognuno cercava di ricostruire la propria identità, quando eravamo pieni di speranza e, soprattutto, di illusioni, e sembrava che il futuro brillasse all’orizzonte. È un libro sulla giovinezza, sulle proiezioni di questa età, e anche su come era la Romania all’epoca. E penso che questo possa piacere al lettore di ogni cultura, anche se la ragazza di cui parlo, i suoi sogni e i suoi fantasmi sono legati a un mondo pieno di tormenti, quale era il mondo romeno. Anch’io sono curiosa di come, attraverso la mia letteratura, verranno percepiti dall’Italia di oggi quegli anni lontani e nebulosi.

Cecilia Ștefănescu ha presentato al Salone del Libro il romanzo Relazioni morbose (Nikita, 2011, trad. di Anita Bernacchia e Maria Luisa Lombardo).