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Posts Tagged ‘rumeni’

A marzo in “Orizzonti culturali italo-romeni”

3 marzo 2014 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 3, marzo 2014, anno IV), mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

OCIR III 2014

Expo Milano 2015, appuntamento con la Romania Nutrire il pianeta, energia per la vita. È questo il tema della Expo Milano 2015, in programma dal 1° maggio al 31 ottobre 2015, al quale la nostra rivista intende dedicare sin da ora costante attenzione. In entrambe le edizioni linguistiche, verranno presentati al pubblico italiano e romeno aspetti e contenuti di questa grande manifestazione, con riferimento alla partecipazione della Romania. Il padiglione romeno verrà realizzato nel cuore del sito dell’Expo, in uno spazio espositivo di 887 metri quadrati, vicino al Cardo, l’area dedicata all’Italia. Budget di investimento: 3,5 milioni di euro.


Antonio Batani: Grand Hotel Italia, ecco il mio sogno per Cluj-Napoca 
«In quel cocuzzolo, ci starebbe bene un albergo, anzi il più bell’albergo della città». Italiani in Romania, storia di un’imprenditoria sempre sorprendente, specie se si tratta di raffinata ospitalità e prelibatezze a tavola. Così è la storia di Antonio Batani, grande nome dell’hotellerie italiana – suoi sono Select Hotels Collection e il leggendario Grand Hotel di Rimini – che a Cluj-Napoca ha realizzato da zero il più grande e lussuoso hotel cinque stelle della Transilvania. Scommettendo su un Paese che lo sta ripagando con molte soddisfazioni. Servizio di Giovanni Ruggeri.


«Vedute»: Benjamin Fondane-Fundoianu tradotto in italiano 
Poeta visionario, pensatore esistenziale, saggista, drammaturgo, cineasta, Benjamin Fondane-Fundoianu è uno dei più grandi scrittori europei del XX secolo. In prossima uscita, il volume Vedute, a cura di Giovanni Rotiroti e Irma Carannante (Edizioni Joker 2014). Si tratta di una raccolta di poesie romene, scritte tra il 1917 e il 1923, tradotte ora in italiano per la prima volta. La poesia di Fondane si inscrive nella letteratura esistenziale di matrice ebraica e questo volume è di fondamentale importanza per lo studio della letteratura europea del Novecento. Presentazione di Giovanni Rotiroti.

Cioran/1: L’intellettuale senza patria Spettatori indiscreti di uno spettacolo a cui non a tutti è dato prender parte. Questa è la sensazione che si prova nel leggere Emil Cioran. L’intellettuale senza patria. Intervista con Jason Weiss, recentemente pubblicato per la cura di Antonio Di Gennaro, con traduzione di Pierpaolo Trillini (Mimesis Edizioni, 2014). Il volume riporta l’intervista rilasciata da Cioran al giornalista, scrittore e traduttore americano Jason Weiss, nella famosa mansarda parigina in rue de l’Odéon 21, nell’agosto del 1983. Ora viene pubblicata per la prima volta in italiano. Recensione di Marisa Salzillo.


Cioran/2: Il nulla. Lettere a Marin Mincu (1987-1989) 
La figura di Constantin Noica, un testo in memoria di Eminescu e una discussione sulla pubblicazione delle opere di Cioran in Italia. Sono questi i tre temi principali attorno ai quali si raccoglie lo scambio epistolare tra Cioran e Marin Mincu, avvenuto tra il 1987 e il 1989, ora pubblicato nel volume Il nulla. Lettere a Marin Mincu (1987-1989). Il libro, curato e tradotto da Giovanni Rotiroti, ha una postfazione di Mircea Ţuglea e un’appendice di Antonio Di Gennaro (Mimesis Edizioni, 2014). Di non secondario interesse, anche il suo valore documentario. Presentazione di Irma Carannante.

Bucarest reietta: Adrian Schiop e il suo nuovo «Soldații» Adrian Schiop è un autore coraggioso, capace di sbatterci in faccia il lato più crudo di chi sta ai margini della città. Con il suo nuovo romanzo, Soldații – Poveste din Ferentari (Polirom 2013), ci si imbarca per un viaggio in un mondo sconosciuto, in quel quartiere-pianeta della Bucarest schivata, nascosta, reietta, chiamato Ferentari: sideralmente lontano dalla Bucarest perbene che, esterrefatta, ci vive accanto e lo guarda dall’alto in basso. Forse Schiop pecca talvolta di ingenuità, ma è proprio questo suo lato innocente e schietto che lo rende unico. A cura di Mauro Barindi.


Letture dantesche, Roberto Benigni a scuola da Boccaccio 
La nota celebrità e il meritato successo di pubblico riscosso dalle tre edizioni del riuscitissimo spettacolo «Tutto Dante» di Roberto Benigni – eccezione aurea in un paesaggio culturale spesso desolante – vantano antecedenti storici di tutto rispetto. Ce ne parla Laszlo Alexandru, che presenta le «Letture dantesche» inaugurate già dai tempi di Boccaccio e arrivate ai nostri giorni. Tra le esperienze recenti, gli incontri di Franco Nembrini e gli happening danteschi avviati dall’attore e regista teatrale Franco Palmieri. Anticipazione: pare che Benigni prepari un film su Dante.

L’isola dei lipovani, un modello culturale e paradigma etnico Alla fine del 1600, prese vita in Russia un movimento religioso di protesta contro le riforme ecclesiastiche, chiamato dei Vecchi credenti o lipovani, che si trasferì presto in Romania, sul basso Danubio, dove ancora oggi vive. A questa comunità appartiene Ivan Evseevlinguista, etnologo, traduttore e critico letterario (Tulcea 1937) – che ad essa ha dedicato il libro Gândurile şi tristeţile unui rus lipovean, («Pensieri e tristezze di un russo lipovano», CRLR, Bucureşti 2005). Ne pubblichiamo un frammento, incentrato sul simbolo dell’Isola, archetipo per i lipovani. A cura di Natasha Danila.

daniel vighi

«Il sex-appeal delle missionarie». Daniel Vighi e le parodie italo-romene  Daniel Vighi [foto destra] è un romanziere, saggista e giornalista romeno appartenente alla schiera degli scrittori postmoderni degli anni Ottanta. Dopo il debutto, nel 1985, numerosi volumi sono venuti a confermarne il profilo di intellettuale interessato all’arte e alla cultura in ogni sua forma. Pubblichiamo un frammento di un suo romanzo inedito che, prendendo spunto da aspetti a dir poco risibili, propone la parodia di una tipologia di personaggi più che improbabili della comunità di affari italo-romena, costituitasi in Romania dopo il 1989. A cura di Mauro Barindi, traduzione di Valentina Elia.

A gennaio in “Orizzonti culturali italo-romeni”

17 gennaio 2014 Commenti disabilitati


ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 1, gennaio 2014, anno IV), mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana
Settecento anni di Boccaccio, Bucarest celebra il grande italiano Per gli italianisti e per gli studiosi del Medioevo letterario, il 2013 è stato un anno del tutto speciale: si sono celebrati i 700 anni dalla nascita dello scrittore Giovanni Boccaccio (1313-1375). Corina Anton, professoressa dell’Università di Bucarest, presenta una rassegna degli eventi organizzati nella capitale romena per celebrare l’autore del Decameron, capolavoro alla base della prosa europea moderna. La nutrita serie di manifestazioni e interventi, di cui si dà qui conto, segnala il notevole interesse degli specialisti romeni per l’opera del grande classico italiano.

Mircea CartarescuLe donne e gli amori: rileggere Cărtărescu sulla scorta del Decameron «È il mio omaggio alla parte migliore del mondo». Del celebre Perché amiamo le donne, di cui lo stesso autore, Mircea Cărtărescu [foto a sinistra], così disse alcuni anni fa, si è scritto molto. Giovanni Rotiroti ne propone ora un’interessante chiave di rilettura a partire dal Decameron di Boccaccio, dove la maggior parte delle novelle è ispirata all’amore e ha come protagoniste le donne. Come in Boccaccio la donna non è più la figura evanescente della tradizione medievale, così in Cărtărescu si tenta il recupero del neosurrealismo romeno dei vari Gherasim Luca, Gellu Naum, Paul Păun, Virgil Teodorescu.

Arşavir Acterian: «Ricordi di Emil Cioran» «Emil Cioran è stato uno degli amici con cui negli anni ’30 mi intendevo meglio. Ci preoccupavamo intensamente di trovare un motivo all’ineluttabilità della sofferenza e della morte, cercando di convincerci reciprocamente che questa vita, a dispetto di tutti i suoi piaceri, non avesse alcun senso». Amintiri despre Emil Cioran è un ritratto-ricordo che Arşavir Acterian scrisse attorno agli anni ’90, pubblicando una corrispondenza epistolare che va dal 1933 ai primi anni Novanta, dove ben si riflettono molti tratti del carattere e del pensiero di Cioran. A cura di Francesco Testa.

Giancarlo Repetto: «Bucarest, dove le storie ti vengono a cercare» «Bucarest mi ha fatto ritrovare la voglia e il piacere di scrivere: è una città strana e affascinante nella quale le storie mi vengono a cercare». Dal 2008 Giancarlo Repetto insegna al Liceo bilingue «Dante Alighieri» di Bucarest e nel 2012 ha istituito, insieme a Smaranda Bratu Elian e Oana Bosca-Malin, il «Festival di lettura giovane». Autore di un romanzo e della recente raccolta di racconti Ventotto tagli di luna (Neos Edizioni, Torino 2013), il professor Repetto propone alcune considerazioni sulla società romena e sulla sua esperienza umana e professionale a Bucarest.

«Lo scultore delle campane»: Ştefan Călărăşanu, una vita donata all’arte Il 2 dicembre 2013 si è spento, all’età di 66 anni, l’artista Ştefan Călărăşanu, meglio noto come «lo scultore delle campane». Testimonianze della sua arte si trovano anche in Italia: nel 2012, lo scultore trascorse tre settimane a Menfi, in provincia di Agrigento, dove scolpì una campana di marmo che poi regalò alla comunità locale, in memoria del terremoto del 1968 nella Valle del Belice. Lo ricordiamo attraverso le immagini dei suoi disegni, realizzati durante quel soggiorno italiano, in prossima pubblicazione nel catalogo curato dall’amico Gianluca Testa, autore del presente testo.

«Literatura de azi», benvenuto a un nuovo sito letterario in lingua Inaugurato alcuni mesi fa, «Literatura de azi» è un sito ideato da una delle nuove leve di critici letterari romeni, Daniel Cristea-Enache, che ne è anche direttore. La rivista vuole essere una piattaforma di dialogo e discussione, una vetrina sulla cultura e sulla letteratura in generale, non solo romena, anche se questa ne è l’ingrediente principale, con il contributo di saggi, interventi, commenti, tratti da opere di scrittori. Tredici le rubriche e un parterre di collaboratori, critici, scrittori e artisti di primo piano. Ai colleghi di «Literatura de azi» un cordiale benvenuto e… spor la lucru!

Urmuz, il precursore romeno della letteratura Dada in Europa Il 2013 ha segnato la ricorrenza dei 130 anni dalla nascita e 90 anni dalla scomparsa di Urmuz, pseudonimo letterario di Demetru Demetrescu-Buzău (1883-1923). Definito da Eugène Ionesco un anticipatore della «tragedia del linguaggio», Urmuz è considerato un precursore della letteratura Dada in Europa. Ne evochiamo l’opera mediante due «antiprose» illustrative, L’imbuto e Stamate e Ismaïl e Turnavitu, tratte dall’antologia Poesia romena d’avanguardia. Testi e manifesti da Urmuz a Ion Caraion (a cura di Marco Cugno, con la collaborazione di Marin Mincu, Milano, Feltrinelli 1980).

urmuz pagini bizare

«Ciò che sono stata non è finito ancora». Versi di Riri Sylvia Manor Un soffio straripante di vita, sentimenti, emozioni nei nuovi versi di Riri Sylvia Manor: amore, tristezza, gioia di vivere, ricordi, vecchiaia fra passato, presente e futuro. Con trentotto composizioni inedite, nella sua nuova silloge poetica intitolata Încă (Tracus Arte, 2013) ritorna a incantarci la magia lirica dei versi della Manor, uniti da un filo che sembra voler tessere tutta un’esistenza sviscerata attraverso i ricordi, il presente, il continuo divenire e rinascere nonostante l’incalzare biologico dell’età, l’erotismo rivendicato e brandito come diritto e necessità vitali. A cura di Mauro Barindi.

Lambretta o vespa? Gli italiani negli anni del «miracolo economico»Lo scorso ottobre, il documentarista Enrico Settimi è intervenuto all’Università di Timisoara con un originale contributo dedicato al miracolo economico italiano degli anni Sessanta, visto attraverso il «filtro» della lambretta (cui ha dedicato un documentario distribuito dall’Istituto Luce). In questo articolo, senza trascurare la rivalità tra vespa e lambretta, Settimi analizza la rappresentazione di sé degli Italiani in quel periodo. Il quadro ci restituisce l’immagine di anni in chiaroscuro, pieni di luci e di ombre, ben lontani dai colori pastello dell’iconografia successiva.

A luglio e agosto in “Orizzonti culturali italo-romeni”

5 luglio 2013 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 7-8, luglio-agosto 2013, anno III), mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana
La visione delle non-parole: Nichita Stănescu a ottant’anni dalla nascita

Nel 2013, Nichita Stănescu, promotore della seconda rivoluzione del linguaggio poetico romeno dopo Mihai Eminescu, avrebbe compiuto 80 anni. Già la sua prima raccolta, Sensul iubirii (Il senso dell’amore), del 1960, testimonia un io libero di rigenerare il mondo nel linguaggio, nonostante un regime avverso alla libertà. Creatore di universi immaginari, Stănescu scarcera le parole dal loro significato convenzionale e mediante le sue non-parole crea una poesia capace di «inventare un fiore/ cui noi siamo/ il profumo». Presentazione e traduzioni poetiche di Geo Vasile.
Matei Vişniec: «Sindrome da panico nella Ville Lumière»

Il ruolo dello scrittore e lo choc degli intellettuali dell’Europa dell’est a contatto, negli anni del socialismo reale, con l’Occidente. Sono alcuni dei temi ricorrenti in «Sindrome da panico nella Ville Lumière» (Cartea Românească, 2009), secondo romanzo di Matei Vișniec, poeta, scrittore e drammaturgo nato in Bucovina (1956) ed emigrato in Francia. Libro-puzzle metaforico, (auto-)ironico e autobiografico, labirintico e insieme allegro, ha ricevuto un’ottima accoglienza dalla critica romena e francese, e nel 2012 è stato tradotto in Francia. A cura di Mauro Barindi.
«Villaggi di Romania, un patrimonio da salvare». Parla Nicolae Marghiol

Proteggere e promuovere l’originale patrimonio che ancora oggi rimane nei più bei villaggi di Romania. È l’obiettivo dell’Associazione «Cele mai frumoase sate din România», nata da un’idea di Nicolae Marghiol, che oggi ne è presidente. Nello scorso aprile, Marghiol è stato in Italia, con altri colleghi romeni, per sottoscrivere un accordo di collaborazione con l’omologa associazione italiana «I borghi più belli d’Italia». In Romania, denuncia Marghiol, «si governa senza piani turistici e culturali: dobbiamo invece conservare l’ultima oasi d’Europa ancora incontaminata, proteggere la biodiversità».
La memoria dell’oppressione nella prosa di Carmen Bugan

carmen bugan book Gli echi dolorosi dell’oppressione comunista e la piena adesione alla condizione di esule delineano l’orizzonte di Burying the typewriter (Picador, Londra 2012), libro di Carmen Bugan, scrittrice romena rifugiatasi oltre Oceano per motivi politici. La ferocia della storia risuona da una lontananza remota, stagliandosi come ombra immane sul paradiso perduto di un’infanzia apparentemente idillica nell’arcaica atemporalità della campagna romena, di fatto sempre insidiata dagli occhi e dalla orecchie dell’onnipresente, famigerata Securitate. Recensione di Matteo Veronesi.
Olocausto e consapevolezza: Ilse Weber, il dolore che trasforma

Nei campi di sterminio dove l’Olocausto ha realizzato la sua strategia di morte, ogni Paese dell’Europa centro-orientale ha i suoi morti da piangere. Ilse Weber, giovane ebrea cecoslovacca internata nel campo di Theresienstadt, a nord di Praga, ha tenuto accesa la lampada della vita in questo mare di dolore. Nel libro Quando finirà la sofferenza? Lettere e poesie da Theresienstadt (Lindau, Torino 2013) sono raccolte le lettere inviate da Ilse all’amica Lilian e le poesie e canzoni scritte per i bambini ebrei del campo di Theresienstadt. Recensione di Giacomo Ruggeri.
Una breve storia del cinema romeno

Il successo dell’invenzione dei Fratelli Lumière giunse con rapidità anche nella lontana Bucarest. La «Piccola» Parigi di fine Ottocento respira Francia a pieni polmoni e il 27 maggio 1896, a soli cinque mesi dalla prima proiezione francese, anche il cinema mette piede in in Romania. Dettaglio curioso: a Roma e Milano le prime pellicole arrivarono nel mese di marzo. Queste e altre notizie aprono il delizioso libro di Marian Ţuţui, O scurtă istorie a filmului românesc (Una Breve storia del cinema romeno), con traduzione a fronte in inglese. Presentazione di Achille Tramarin.
«Serate Italiane» a Bucarest, per un nuovo rapporto fra giovani e libri

Ogni mese, un classico della letteratura italiana per una serata con personalità della cultura romena in una prestigiosa libreria di Bucarest. Ecco la sostanza delle «Serate Italiane», iniziativa legata alla collana bilingue «Biblioteca Italiana», inaugurata nel 2006 dalla casa editrice Humanitas, collana unica nel paesaggio editoriale romeno in quanto bilingue dedicata ai classici di un altro Paese. Di volta in volta, il volume preso in considerazione offre l’occasione per un dibattito sull’attualità della rispettiva problematica. Due progetti di significativo interesse, ideati e coordinati da Smaranda Elian.
«Uccelli del cielo» di Vasile Andru. Una lettura di Diego Zandel

In Romania la letteratura continua a fare i conti con la propria storia recente, come ben testimoniano i diversi romanzi le cui tematiche affondano le radici negli anni di Ceausescu. Da questa idea muove Diego Zandel nel recensire Uccelli del cielo di Vasile Andru (Edizioni Controluce-Besa, 2008), opera narrativa composta di due storie distinte e tenute insieme da un io narrante che intreccia con i protagonisti un rapporto di complicità esistenziale, sì da diventarne il testimone. Il romanzo stesso incarna questa testimonianza e: gli uccelli del cielo, da cui il titolo, ne sono gi artefici.
Il racconto della colonna traiana, libro-rotolo nel cuore di Roma

Come noto, ricorre quest’anno il diciannovesimo centenario della colonna traiana a Roma. Con l’occasione, si è svolto il mese scorso a Trento il convegno internazionale «La religiosità dei Daci». Pubblichiamo una sintesi dell’intervento del professor Luciano Canfora sulla colonna «come rotolo librario». Tale libro-rotolo era posto tra le due biblioteche – greca e latina – dove culminava il foro di Traiano: le biblioteche circondavano la colonna e rendevano possibile una visione ravvicinata e ad altezza adeguata del «testo» racchiuso nelle 154 scene.
Alessandro Moscè: «Lo scrittore saccheggia le sensazioni di morte»

«Le ossessioni sono creative. Lo scrittore saccheggia in continuazione le sensazioni di morte che lo ossessionano. Il mio libro Il talento della malattia contiene un avvertimento, un sintomo: il panico, che assomiglia molto alla mortalità e testimonia l’apice della paura come spettro ancestrale e, appunto, l’ossessione delle ossessioni». Muove da queste premesse, e spazia a tutto campo sui temi della creatività letteraria, il dialogo tra la scrittrice romena Eliza Macadan e Alessandro Moscè, critico letterario e autore de Il talento della malattia (Avagliano Editore 2012).
Serenata dell’Angelo, un leitmotiv per la Transilvania

Proponiamo alcune pagine del libro di Walter Scudero Emozioni di viaggio (Genesi Editrice, Torino 2008), dove l’autore raccoglie narrazioni scaturite da suoi viaggi. Il testo che pubblichiamo riprende la memoria di un soggiorno in Romania a soli due anni dalla deposizione di Ceauşescu. Quali impressioni? «Per questo mio viaggio nei Carpazi, attraverso la Valacchia e la Transilvania – scrive Scudero – m’è parso che la composizione musicale più idonea, da scegliere come leitmotiv fosse quella, languida ed evocativa, della Serenata dell’Angelo di G. Braga».

Column of Trajan

A giugno in “Orizzonti culturali italo-romeni”

17 giugno 2013 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 6, giugno 2013, anno III), mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

Eminescu in fiction: «Vietile paralele» di Florina Ilis

Ancora una volta Florina Ilis sorprende e spiazza con il suo nuovo romanzo, Vieţile paralele (2012), un romanzo di ciclopiche dimensioni (quasi 700 pagine) per un ciclope della letteratura romena ed europea, Mihai Eminescu, colto dalla scrittrice in modo significativo negli ultimi suoi tormentati anni di vita, segnati in modo drammatico dalla malattia mentale e dal declino fisico. Nell’intervista la scrittrice ci illustra alcuni aspetti di questo romanzo poderoso, sorprendente, geniale, diventato un caso letterario in Romania e al quale sono già stati tributati due premi. A cura di Mauro Barindi.

Ilis vietile paralele

Cioran/1. Una esasperata lucidità: le lettere giovanili del grande romeno

Le lettere di Emil Cioran redatte al tempo della composizione del suo primo libro pubblicato in Romania: le troviamo nel volume Lettere al culmine della disperazione, curato da Giovanni Rotiroti, in traduzione di Marisa Salzillo, presentato al recente Salone del Libro di Torino. Appassionate e aggressive, oppure tenere e affettuose, le missive di quel periodo precisano il contesto emozionale nel quale hanno preso campo le idee e le ossessioni che anticipano di qualche anno Al culmine della disperazione. E non mancano ombre e ambiguità del periodo berlinese. Testo di Giovanni Rotiroti.

Cioran/2. «Al culmine della disperazione. Ma non rinuncio all’amore»

«Per quanto combatta al culmine della disperazione, non vorrei né potrei rinunciare all’amore neppure se la disperazione e la tristezza oscurassero la fonte luminosa del mio essere, dislocata in chissà quali angoli remoti della mia esistenza». Così Cioran nelle sue lettere giovanili, efficaci testimonianze della vita privata del giovane scrittore, ma anche florilegio di emozioni, desideri, derive che il ventenne romeno aveva la necessità di esprimere e condividere. Irma Carannante traccia una panoramica dei motivi e delle circostanze di questi scritti.

Il «sale del pensiero»: l’aforisma romeno contemporaneo

«Un aforisma è un semplice granello di metallo nobile, ma può avere il peso del mondo. La letteratura aforistica è il sale del pensiero». Non aveva dubbi il grande Lucian Blaga, considerato tra l’altro anche il maggior esponente dell’aforisma romeno del Novecento, circa questo genere letterario, non «marginale» eppure assolutamente «marginalizzato» dall’editoria e dalla critica. Ampia panoramica di voci e temi è, al riguardo, la recente Antologia dell’aforisma romeno contemporaneo (Genesi, 2013), pubblicata a cura di Fabrizio Caramagna, con la collaborazione di Alina Breje.

Religione e stato nell’Europa odierna. Conferenza di Andrei Marga

Quello tra religione e stato è un rapporto notoriamente complesso nella storia europea. Il professor Andrei Marga, presidente dell’Istituto Culturale Romeno di Bucarest, ne approfondisce gli aspetti, mostrando come, pur non essendo realistico il ritorno ad una condizione precedente alla secolarizzazione, sia insoddisfacente una separazione radicale tra queste due realtà. Tenendo ferma la differenza tra politica e religione, Marga segnala che la religione non è apolitica e che lo stato non può restare indifferente rispetto alle fedi dei propri cittadini, specie se sono in gioco valori democratici.

George Teseleanu: «Romeni in Italia, usciamo dall’individualismo»

«La comunità romena in Italia sta affrontando la perdita della propria identità culturale, spirituale e linguistica, mentre la propensione all’individualismo tipica del popolo romeno è difficile da sradicare». George Teseleanu, già Console onorario di Romania ad Ancona, è convinto che solo una comunità unita può promuovere efficacemente i propri valori. I numeri ci sono tutti: sono oltre un milione i romeni presenti in Italia, protagonisti di un apporto all’economia Italiana pari al 1,2% del Pil. Non è più tempo di badare soltanto al cerchio ristretto dei propri interessi: occorre unirsi e promuovere cultura.

Romania da tradurre: Andrei Pleşu e i suoi «Minima moralia»

Andrei Pleşu, scrittore di spicco della Romania contemporanea, è ancora in Italia quasi un signor sconosciuto. Eppure la sua prosa, animata da un contrasto formale tra una problematica impegnativa (morale, teologica, esistenziale) e un approccio diretto, spesso ludico e ironico, si segnala per uno stile inconfondibilmente elegante e largamente accessibile.andrei_plesu

Horia-Corneliu Cicortaş traduce alcuni brani di una nota opera di Pleşu, Minima moralia: elementi per un’etica dell’intervallo. Un aperto invito all’editoria italiana a prestare attenzione a questo raffinato autore.

«Festival di lettura giovane», un promettente progetto italo-romeno

È giunto al suo secondo anno il «Festival di lettura giovane», promettente progetto culturale che coinvolge cinque licei bilingui di Romania, nei quali, in base al protocollo firmato fra Italia e Romania, si studia in modo intensivo e secondo programmi speciali l’italiano. Si tratta dei licei: «Dante Alighieri e «Ion Neculce» di Bucarest, «Gheorghe Bariţiu» di Cluj-Napoca, «Transilvania» di Deva e «Jean Louis Calderon» di Timişoara. La professoressa Smaranda Bratu Elian dell’Università di Bucarest presenta obiettivi, risultati e prospettive di questo significativo progetto.

«Scrivo amore con un nodo in gola». Versi di Dan Sociu

Dan Sociu, classe 1978, è una delle voci più interessanti della poesia romena contemporanea. Ciò che subito risalta nella sua opera è la coerenza tematica e stilistica. Sociu scrive in modo sapiente, è conscio dei propri strumenti e li utilizza al meglio, rivolgendosi al lettore in modo diretto e potente, una sorta di «épater le bourgeois» che avviene raccontando semplicemente il reale: quello del poeta. Tutti i libri di Sociu mettono insieme e rivelano progressivamente un personaggio ispirato direttamente all’autore, di cui porta il nome e manifesta i dati biografici. A cura di Clara Mitola.


«Letteratura Spontanea», a Monaco la lingua italiana è casa per molti

«Letteratura Spontanea» è un salotto letterario ospitato dall’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera e frequentato non solo da italiani, ma anche da tedeschi, francesi e romeni, accomunati dal fatto di conoscere tutti la lingua italiana. Giulio Bailetti, ideatore e direttore, racconta di questa stimolante esperienza, in dialogo con Eugen Popin. «Se decidi di vivere all’estero, la lingua che prima ti univa a tutti, ora ti unisce a pochi vicini e a molti lontani. Chi vive all’estero è salvato dalla distanza. Il rumore di fondo spesso insopportabile, che in Italia impedisce di pensare, qui non c’è».

Nuovi orizzonti per le minoranze romene all’estero

31 Mag 2013 Commenti disabilitati

romeni nei balcaniDal parlamento di Bucarest in arrivo un strumento di tutela dei milioni di romeni che formano comunità storiche al di fuori dei confini attuali della Romania

di Valentina Elia, FIRI /oblò

Mercoledi 15 maggio 2013 la Camera dei Deputati romena ha approvato, a larghissima maggioranza (293 voti a favore, solo due voti contrari e cinque astensioni), il progetto di legge per la modifica dell’art. 1 della Legge 299/2007 riguardante i romeni della diaspora (românii de pretutindeni). La modifica approvata quasi ad unanimità comporta una piccola ma importante rivoluzione filologica: a partire da ora, tutti gli appartenenti alle comunità storiche all’estero i quali, pur facendo parte della cultura romena, sono stati fino ad ora indicati con diversi etnonimi in singoli Stati, vengono posti sotto un unico e grande denominatore di romeni. La decisione conferisce così alle istituzioni di Bucarest maggiore facilità nel trattare in maniera adeguata la delicatissima questione delle minoranze romene storiche all’estero, situate soprattutto nei Paesi confinanti e, a macchia di leopardo, in diverse regioni della penisola balcanica (Grecia, Macedonia, Albania, Istria).donne aromene

Più volte nel corso degli anni lo Stato romeno aveva manifestato pubblicamente la propria preoccupazione circa la situazione giuridica e sociale delle minoranze romene fuori confine, con la speranza di poter impedire la negazione dei loro diritti, sanciti anche in ambito europeo. Forse non tutti lo ricorderanno, ma circa un anno fa aveva creato scompiglio nei rapporti diplomatici tra Bucarest e Belgrado la questione della minoranza romena (o “valacca”) in Serbia. La Romania, pur sostenendo la candidatura della Serbia per il suo ingresso nell’UE, ha denunciato il poco rispetto che in questo Paese veniva riservato agli etnici romeni, chiedendo progressi concreti in cambio del proprio sostegno al cammino europeo della Serbia. Un tentativo, quello della Romania, di alzare la voce su una questione scottante, che a volte rischia di divenire una bomba ad orologeria nel cuore pulsante dell’Europa centro-orientale.

Ora, con l’approvazione di questa  modifica legislativa, ogni comunità, indipendentemente dallo Stato in cui si trova, beneficerà di una tutela maggiore della propria identità culturale e linguistica; un cambio di prospettiva, che renderà più difficile la loro manipolazione e strumentalizzazione da parte delle autorità degli Stati in cui risiedono, visto che esse potranno fare affidamento sulle istituzioni di Bucarest, oltre che su quelle europee. D’ora in poi, infatti, tante piccole comunità romene d’oltre confine, a parte il caso particolare della Repubblica Moldova – ex territorio della Romania, ceduto all’URSS nel 1940 in conseguenza  del patto Ribentropp-Molotov –, avranno un riconoscimento unitario almeno da parte delle istituzioni di Bucarest, se non di quelle europee. Le quali, presumibilmente, avranno bisogno di un po’ di tempo per metabolizzare questa svolta.

Un’altra conseguenza notevole di questo riconoscimento consiste nel fatto che ai 21 milioni di Romeni che risiedono in Romania si aggiungono altri 9 milioni di etnici romeni ubicati soprattutto nella Repubblica Moldova e in altre regioni dell’Europa centro-orientale, ai quali si aggiungono gli emigrati.

N.TeslaÈ evidente quindi l’enorme portata simbolica e strategica della suddetta modifica, che per la prima volta pone la romenità al centro di un’area più ampia in cui finora lo Stato romeno è stato, al pari di alcuni suoi vicini, solo – o soprattutto – preda delle grandi potenze continentali, (gli imperi centrali in primis, e l’Unione Sovietica dopo la Seconda Guerra Mondiale). Grandi ferite da rimarginare, e che a volte continuano a sanguinare; difficile cancellare tutti i soprusi, le umiliazioni, le imposizioni e le violenze subite. La Romania, come tanti altri Stati con una storia simile, non dimentica facilmente.

Questa modifica legislativa, di per sé anche una piccola vittoria contro la litigiosità politica interna, può dunque essere vista come un tentativo di riscatto morale del popolo romeno, una rivincita sulle sofferenze del passato. Un importante strumento politico, come testimonia la stragrande maggioranza con cui questa modifica è stata approvata, dimostrando come talvolta interessi e gruppi politici differenti possano raggiungere obiettivi condivisi.

Foto a destra: gruppo di donne aromene. Qui accanto, lo scienziato Nikolas Tesla, rivendicato da croati (per il luogo di nascita), serbi (per la fede serbo-ortodossa) e istro-romeni (per le sue origini etniche).

A febbraio in “Orizzonti culturali italo-romeni”

5 febbraio 2013 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 2, febbraio 2013, anno III), mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare QUI.

Edizione italiana

Esilio ed erranza: Benjamin Fondane, il pensatore «non rassegnato»

 fondaneLa rivista italiana di cultura «Humanitas» ha dedicato nel 2012 un intero numero a un nome di primo piano della cultura europea, ma ancora pressoché sconosciuto al grande pubblico italiano: Benjamin Fondane. Nato in Romania nel 1989, stabilitosi in Francia all’età di 25 anni, Fondane fu un protagonista delle origini del movimento esistenziale francese. L’importanza dell’esilio, la sua relazione con la creazione, è essenziale in questo pensatore, apertamente in opposizione alla cultura dominante. Da Alice Gonzi, curatrice del quaderno monografico, una panoramica introduttiva.

«Cioran in Italia», un volume per i cento anni dalla nascita del filosofo

Gabriella Molcsan e Antonio di Gennaro presentano il volume Cioran in Italia (Aracne Editrice, 2012), che raccoglie gli interventi dell’omonimo convegno organizzato nel 2011 a Roma, presso l’Accademia di Romania, in occasione del centenario della nascita di Emil Cioran. Figura di spicco della scena culturale europea, Cioran resta un autore tuttora inspiegabilmente trascurato in ambito accademico, soprattutto in Italia. Dai contributi di questo volume, prospettive illuminanti sullo stretto intreccio tra vita e pensiero che fu proprio del pensatore di Sibiu.

Quel sapore ancestrale della modernità sboccata: «Manele»

Siete andati in Romania e avete ascoltato canzonette vagamente ziganeggianti e magari un po’ volgari? Erano manele, genere musicale recente, di origine semi-folclorica e di diffusione commerciale, nato negli anni ’80 in alcuni Paesi dell’Est. In Romania si è diffuso soprattutto nelle periferie urbane, con una forte penetrazione anche in ambito rurale, specialmente tra la popolazione giovanile dei sobborghi chiamati mahala. Il dibattito sulla qualità artistica delle manele è attualmente molto acceso in Romania. Marisol Pezzutto ne analizza caratteristiche e tendenze.

Il teatro di Maria Stefanache e la «Memoria passata del personaggio»

 Maria Stefanache è una regista romena che vive e lavora da venti anni a Milano, dove ha fondato il Centro di Produzioni Teatrali. «Il mio lavoro di regista – dichiara – è stato sempre focalizzato sull’attore: ho sempre pensato a come poter aiutare e rinforzare l’attore nel lungo processo di studio, lavoro e ricerca necessario alla costruzione del personaggio che gli è stato assegnato». Queste riflessioni hanno preso corpo in due libri: Memoria passata del personaggio. Un metodo innovativo per Teatro, Aziende e Università e La parola alla regia (Editore Uroboros 2011).

Inedito. Andrei Ruse, «Spacciatore per un giorno»

dilar pentru o zi Andrei Ruse è un giovane scrittore romeno, promotore di vari progetti online in ambito culturale. Offriamo per la prima volta in italiano, a cura di Mauro Barindi, un frammento del suo romanzo Dilăr pentru o zi (Spacciatore per un giorno). Radu Călin, agente della Squadra antinarcotici della Polizia di Bucarest, decide di infiltrarsi nel mondo dello spaccio della droga, correndo seri rischi per sé e per la sua famiglia, con ripercussioni imprevedibili. Una trama avvincente, per un romanzo coraggioso e insolito che non mancherà certo anche di far discutere.

Tra Europa e Romania: gli studi linguistici di Marco Antonio Canini

 Marco Antonio Canini (1822-1891), linguista, poeta, traduttore e ideologo, fu una figura pionieristica per la conoscenza della cultura romena in Italia. Trasferitosi con la famiglia a Bucarest, conobbe vari uomini politici della Romania e fu sostenitore dell’unificazione politica dei principati romeni. Matteo Veronesi presenta la figura di questo studioso che, con la sua ricerca delle origini, trovò un’idea d’Europa che salvaguardasse, insieme, la totalità e le identità particolari, l’universalità e le comunità nazionali. Interessanti, ancorché non di rado discutibili, le sue suggestioni etimologiche.

Zéno Bianu: «Poema dei gradi (Kaddish per Paul Celan)»

 «Fai saltare i bacini di luce / la parola fluttuante è al crepuscolo / dal primo all’ultimo respiro / la parola non ti appartiene / ferita / ferita / d’un dio in esilio». Pubblichiamo, nella traduzione di Giovanni Rotiroti, un ampio poema di Zéno Bianu dedicato a Paul Celan e intitolato Poema dei gradi (Kaddish per Paul Celan). Zéno Bianu è uno scrittore francese di origine romena, nato a Parigi nel 1950 da madre francese e padre romeno, rifugiato politico. Il poema è tratto dal volume di Bianu, Le désespoir n’existe pas [La disperazione non esiste] (Paris, Gallimard 2010).

«Zabriskie Point»: lo sguardo di Antonioni sull’America (e su di noi)

 Filippo Salvatore reinterpreta, circa quarant’anni dopo la sua uscita, il film Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni. Il regista riesce a captare gli aspetti appariscenti e grotteschi della società dei consumi, insistendo molto sulla banalità e sulla bruttezza. Antonioni, nato e cresciuto a Ferrara, in una realtà urbana caratterizzata dalla raffinatezza estetica, è stato un acuto interprete delle forze esterne che impediscono ai contemporanei di gioire di un equilibrio paragonabile all’aurea mediocritas, ideale proposto dall’altro grande ferrarese della corte estense: Ludovico Ariosto.

Alice dietro il muro delle meraviglie. Una pittrice abruzzese all’opera

 George Popescu evoca l’incontro con la pittrice abruzzese Alice (Adelina di Sabatino di Diodoro): «Nel suo atelier vissi all’improvviso la sensazione di uscire da un tempo (quello presente) per entrare, non in un altro tempo, bensì in altri diversi tempi-mondo. Da tutti gli angoli lo sguardo era letteralmente colpito da volti, figure, occhi (soprattutto) dei quadri che conservano qualcosa dell’alone delle vecchie icone, e delle tele (termine improprio in quanto, tecnicamente, la sua arte richiede il travaglio con pezzi di muro, pigmenti e lastra, sabbia e intonaco)».

Zoom. Alla scoperta della Romania

1 febbraio 2013 4 commenti

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Alla scoperta della Romania

di Valentina Elia

Globalizzazione e pregiudizi

Gadamer sosteneva che la vera grande ricchezza del continente europeo fosse semplicemente la sua capacità di essere un mosaico di diversità. Lo slogan stesso dell’Unione Europea, “Uniti nella diversità”, sembra risaltare e convalidare queste parole, suggerendo l’idea di un insieme di Stati aperti all’alterità. Ma è davvero proprio cosi? La diversità non viene più percepita come un pericolo o come una minaccia per la nostra identità? Difficile dirlo.

Potremmo cercare di analizzare la questione alla luce di complesse teorie sociologiche o filosofiche circa il rapporto Io-Altro che tanto ha interessato intellettuali appartenenti ai più disparati periodi storici.

Ma, in realtà, attraverso questa rubrica, non a caso chiamata Zoom, cercheremo di comprendere tale rapporto, le difficoltà, i limiti e i pregiudizi che inevitabilmente si porta dietro, da una prospettiva particolare. La mia esperienza personale.

Parlerò di una studentessa italiana di Lingue e letterature straniere, che un bel giorno decide di armarsi di bagagli e tanta curiosità e di trasferirsi per sei mesi in Romania.

Bucarest

Cercherò di portare alla luce una realtà delle cose che a volte fa a pugni con i pregiudizi della gente, un concetto di diversità ancora lontano dall’essere considerato un valore positivo e barriere fisiche, oramai invisibili in un mondo globale come il nostro, sostituite da barriere psicologiche, altrettanto invisibili, ma molto più grandi, che ci separano dagli altri.

Riduzione di distanze fisiche da un lato, quindi, ma fortificazioni di pregiudizi e identità dall’altro.

La globalizzazione, con le sue innumerevoli trasformazioni in ambito sociale, politico, economico e culturale, lancia delle sfide, costringendoci a ripensare, e, in alcuni casi a ridefinire, la nostra visione del mondo. E all’interno di tale scenario internazionale, l’Europa che ruolo svolge, considerando anche la crisi dello Stato-nazione?

Analizzando le due questioni, saremo inevitabilmente posti dinanzi a interrogativi a cui a volte non verranno date delle risposte, ma che costituiranno comunque spunti di riflessione.

Iniziamo quindi questo nostro viaggio insieme.

Noi e la studentessa con la valigia in mano per le strade di Iași…

Alla scoperta della Romania

1 Settembre 2008. Ore 10 del mattino. Aeroporto di Roma.

Lì, seduta in attesa del volo che mi portasse a Bucarest, mi domandavo, per l’ultima volta, se fossi certa di aver preso la decisione giusta.

Si trattava di fare un bel salto nel buio. E, forse, anche se un po’ tendevo a nasconderlo, mi spaventava l’idea di vivere per i successivi sei mesi in una nazione totalmente sconosciuta, e, per di più, con lati oscuri rimarcati più volte dai mass-media.

Ricordo che proprio quell’estate la televisione ci bombardò con fatti di cronaca nera. Lo scenario era sempre lo stesso: uomini e donne, di nazionalità rumena, legati alla criminalità.

Assassini, violentatori di donne, ladri, imbroglioni, violenti ed ubriachi. Sembravano tutti sinonimi di uno stesso termine. Romania. O almeno questo è quello che i mass-media ci spingevano a credere, alimentando cosi pregiudizi e intolleranze a volte covate sotto la cenere.

I riflettori portavano alla luce le violenze, le trasgressioni e le infrazioni di un popolo, ospite ingrato sul nostro territorio, togliendo voce, invece, a quella parte onesta e amante del lavoro,  che ogni giorno si prendeva cura dei nostri cari con pazienza e devozione, che lavorava i campi, e che decideva ogni singolo giorno di esser parte attiva della nostra società.moneta Carol I

Leggevo la paura negli occhi dei miei genitori, soprattutto di mio padre. Non deve esser semplice scacciare i pregiudizi e i cattivi pensieri quando ad essere coinvolta è una persona a te cara.

Ma forse fu proprio questa loro paura, e la mia voglia di dimostrare che potevo farcela anche da sola, anche a chilometri di distanza, anche in mezzo a una marea di pregiudizi, a darmi la spinta necessaria per prendere la valigia in mano ed imbarcarmi.

Ad attendermi, dopo un’ora e mezza di volo, una grigia Bucarest, e un taxi.

Al di là del finestrino si succedevano una serie di immagini, a volte familiari, e altre volte completamente nuove e strane per gli occhi di una giovane studentessa italiana che non aveva mai messo piede al di fuori della propria realtà ovattata. Capannoni di legno semi distrutti, bestiame per strada e, di tanto in tanto, ragazzini dall’aspetto schernito, simboli di una faccia della medaglia, e  divenuti poi costanti della mia permanenza in Romania. Ma questo l’avrei capito solo in seguito.

Un viaggio interminabile, poi l’arrivo, finalmente, a Iași.

Il sole, tanto verde e fiori intorno a me, un immenso studentato, un portinaio super disponibile e giovani provenienti da ogni angolo della terra sono i miei primi ricordi.

Ma anche la paura o forse la speranza di scoprire una nuova realtà. La si leggeva nei miei occhi e in quelli di tutti i ragazzi Erasmus di quella stagione…

Due facce di una stessa medaglia. Insomma, una Romania ancora tutta da scoprire.

v. elia

Valentina Elia ha studiato all’Università di Bari, dove ha conseguito la laurea triennale, in lingue e letterature straniere, e quella magistrale, in lingue moderne per la cooperazione internazionale. Tra le lingue studiate, il romeno, che ha approfondito in un soggiorno di sei mesi a Iași. Ha collaborato con associazioni impegnate nell’integrazione degli immigrati. Dal 1 febbraio 2013, fa parte della redazione del sito web di FIRI. Vive a Grottaglie, nella provincia di Taranto.