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Posts Tagged ‘rumeni in Italia’

Cultura romena in Italia. Parla Ervino Curtis (Associazione “Decebal”, Trieste)

28 novembre 2010 Commenti disabilitati

Cultura romena in Italia. Il punto di vista di Ervino Curtis
– intervista realizzata da Afrodita Carmen Cionchin

«Il messaggio rimane ancora a livello di élite e soprattutto mancano iniziative culturali nella provincia italiana». Si presenta in questo modo, a giudizio di Ervino Curtis [foto], presidente dell’Associazione culturale di amicizia italo-romena «Decebal» di Trieste, la diffusione della cultura romena in Italia.

Tra le associazioni culturali create da romeni e italiani nella Penisola, l’Associazione «Decebal», fondata nel 1987, è, dopo la «Fondazione Europea Dragan» (1967), la più antica organizzazione esistente in Italia, con una ricca attività culturale e di ricerca.

In che termini si può parlare, a suo parere, della ricezione della cultura romena in Italia oggi?

Ervino Curtis: Purtroppo siamo ancora lontani da una conoscenza diffusa della storia, della letteratura e di tutti gli altri campi della cultura romena in Italia, non solo a livello popolare ma soprattutto a livello di operatori culturali italiani, per non parlare di politici o amministratori. Qualche cosa si sta muovendo nelle grandi città dove ci sono istituzioni romene o associazioni di romeni, però il messaggio rimane ancora a livello di élite e soprattutto mancano iniziative culturali nella provincia italiana.

Quale è il ruolo dell’associazionismo italo-romeno nell’integrazione e nel dialogo interculturale?

L’associazionismo romeno e italo-romeno ha un ruolo essenziale nel processo di diffusione culturale e nell’integrazione dei romeni în Italia nella misura in cui attui iniziative di apertura verso la società e non si chiuda in un’attività di circolo o di attivismo solo verso i soci.

La sua associazione si è impegnata sul piano della comunicazione anche con un sito Internet, http://www.decebal.it, complesso e articolato, di carattere preminentemente culturale, che offre, oltre alle notizie dell’associazione, tutta una serie di informazioni, immagini e riferimenti sulla cultura e sulla storia della Romania. Quale è la sua esperienza al riguardo?

Anche qui devo dire che non sono soddisfatto di me stesso. Poiché, dopo il primo grosso momento di investimento di tempo e, non solo, sul sito, sono poi stato travolto da molteplici problemi di carattere personale che mi hanno impedito di aggiornarlo come avrei voluto. D’altronde, diverse iniziative sugli istroromeni hanno preso la gran parte del mio tempo e delle mie risorse. Sicuramente, nonostante sia riuscito ad inserire oltre 1000 immagini interessanti sul sito, ne ho altrettante da inserire spero in un prossimo futuro.

Lei e la sua associazione accordate una particolare attenzione agli istroromeni. Come si presenta, all’inizio del terzo millennio, la situazione degli istroromeni e come si può portare avanti la loro causa?

La situazione degli istroromeni è sempre più drammatica poiché, se già il Maiorescu nel suo primo viaggio in Istria nel 1857 si stupiva della permanenza di questa cultura e dava a essa solo pochi decenni di sopravvivenza, si può immaginare dopo un secolo e mezzo come possa essere la situazione. Però, se Bratianu parlava della lingua romena come un enigma e un miracolo, ancor di più tale assunto vale per l’istroromeno che, al di la di tutte le previsioni, viene ancora parlato da alcune centinaia di istriani croati. Una mostra da me fatta sugli istroromeni, quale prima immigrazione di romeni verso l’ovest, nel giugno del 2007 a Trieste e reiterata a Toppo di Travesio, a Venezia, poi nel maggio del 2008 a Timisoara e nel settembre a Sibiu, ha riproposto il tema a diversi livelli di interesse. Inoltre, il catalogo della mostra ha costituito una prima pubblicazione in assoluto di tipo storico divulgativo sulla cultura e sulla lingua. Un ulteriore momento di interesse è stata la tesi di laurea sugli istroromeni alla Ca’ Foscari di Venezia del dottor Gilberto Pegoraro. Ben tre articoli di fondo sulla mostra e sugli istroromeni sono stati dedicati dalla diffusissima rivista romena «Formula AS». Credo che, se le associazioni romene in Italia si facessero parte dirigente per organizzare la mostra nelle varie città italiane, ci sarebbe un sicuro ritorno positivo sia sulla immagine della Romania che sugli istroromeni stessi. Inoltre, le università romene, facoltà linguistiche, dovrebbero organizzare stages nei luoghi degli istroromeni, come sta cercando di fare l’Università de Vest di Timisoara.

Qual è il suo giudizio sul modo in cui la stampa italiana riflette la realtà socio-culturale dei romeni in Italia?

La stampa italiana riflette naturalmente la grande ignoranza che lo stesso popolo italiano ha sulla Romania e sui romeni, salvo casi rari. I romeni confusi con i rom, con gli slavi e ammassati assieme ai marocchini, curdi e tunisini ecc., vengono generalmente trattati come la stampa del nord Italia trattava negli anni ’50 i meridionali. È naturale che il grande numero complessivo dei romeni in Italia porta statisticamente a grandi numeri anche per coloro che delinquono tra i romeni, ma altresì porta anche a grandi numeri di lavoratori che pagano le trattenute dell’INPS per i pensionati italiani, a grandi numeri di nuovi nati che riempiono le vuote aule scolastiche e impediscono pesanti ridimensionamenti di personale scolastico, a grandi numeri di badanti che sopperiscono alle carenze della società italiana e alle difficoltà delle famiglie verso gli anziani, a grandi numeri di addetti all’agricoltura e pastorizia che hanno impedito una tremenda crisi del settore agroalimentare, a grandi numeri nell’industria e nell’edilizia coprendo le carenze provocate dalla poca disponibilità di lavoratori italiani, con purtroppo grandi numeri anche tra i deceduti sul posto di lavoro ecc.  Bisognerebbe più spesso accomunare tutti insieme questi grandi numeri.

 

 

Mostra di Daniela Nenciulescu a Vercelli

3 Maggio 2010 Commenti disabilitati

Un’installazione di grandi dimensioni composta da più sculture aggregate dall’ambiente che le accoglie, e giocata sul sistema di tagli messo in essere da Daniela Nenciulescu: è l’Esercito della Salvezza, il nucleo della mostra Spiriti dell’Est, in programma dal 7 maggio allo Studio Dieci di Vercelli.

Alberi (2005), acciaio

Un sistema complesso di moduli liberamente disposti nelle stanze della galleria, in cui “le aree di competenza dei singoli pezzi si definiscono sul pavimento, dove le linee dei basamenti tracciano i confini, frazionando lo spazio in sezioni geometriche spigolose e irregolari. Il resto si muove sull’altezza. I tubi si elevano dalle basi in misure variabili. La roditrice li squarcia nel senso della lunghezza aprendoli parzialmente o tutti. Per alcuni si tratta di semplici tagli, per altri di vere amputazioni che interferiscono sull’integrità della circonferenza, mostrando in pieno la concavità dei cilindri. La verticalità dell’incisione si rompe in piccole fenditure orizzontali che disegnano grafici ‘asterischi’, assottigliando ulteriormente i corpi già esili. L’alfabeto stilistico scelto per la rottura delle superfici, non lascia concessioni a nessun tipo di rotondità. Le ferite inferte all’acciaio seguono precise le immaginarie traiettorie elaborate mentalmente dall’artista”.
Acciaio e acido caratterizzano le opere recenti, in acceso contrasto con gli elementi di più vecchia data riverniciati a fuoco in uno sgargiante arancione. Colore che, insieme ad alcune prove in rosso e in bianco, definisce l’attuale produzione di piccole sculture e di esperimenti in bilico tra la struttura plastica e l’oggetto d’uso.  Soluzioni che non tradiscono la capacità della scultrice di rapportarsi alle potenzialità offerte dai materiali industriali e di esplorarne i possibili utilizzi in campo artistico.
Daniela Nenciulescu è nata a Bucarest nel 1952. Vive e lavora ad Abbiategrasso (Milano) da quarant’anni, ha allestito numerose mostre collettive e personali in Italia e all’estero.
La mostra dura fino al 30 maggio 2010. Orario di apertura: venerdì, sabato, domenica dalle 17,00 alle 19,30.

Info: Studio Dieci, e-mail: info@studiodieci.org, carlacrosio@gmail.com. Tel. Carla Crosio +39-393-0101909.

Note: Evento collaterale in occasione della terza mostra dedicata a Peggy Guggenheim in Arca, Chiesa di San Marco, Vercelli (fonte: Sull’Arte.it)

“I romeni in Italia tra rifiuto e accoglienza”

23 marzo 2010 4 commenti

Caritas Romania e Caritas Italiana invitano alla presentazione del libro I romeni in Italia tra rifiuto e accoglienza

Roma, Accademia di Romania, giovedì 25 marzo 2010, ore 10.o0-12.15

Introducono:

Prof. Mihai Bărbulescu, Direttore dell’Accademia di Romania

S.E. Razvan Rusu, Ambasciatore di Romania in Italia

Dott. Giuseppe Maurizio Silveri, Direttore Generale Immigrazione del Ministero del Lavoro e Politiche Sociali

Dott. Massimiliano Monnanni, Direttore Generale Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale (UNAR)

Presentazione della ricerca

Dott. Antonio Ricci, Dossier Caritas/Migrantes e Prof.ssa Laura Timsa, Univ. “L. Blaga” di Sibiu

Commenti

Dott.ssa Miruna Căjvăneanu, Hotnews.ro/Gazeta Românească: Il punto di vista dei romeni

Dott. Roberto Nicastro, UniCredit: Il Credito ai Nuovi Cittadini

Don Livio Corazza, Caritas Italiana: Immigrazione in Europa e dimensione religiosa

Don Egidiu Condac, Confederatia Caritas Romania: Emigrazione impatto sulle famiglie

Conclusioni

Pref. Mario Ciclosi, Vice Capo Dipartimento Vicario Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno

Prof. Giorgio Alessandrini, Responsabile Organismo Nazionale di Coordinamento CNEL

Coordinamento dei lavori

Dott. Franco Pittau (Dossier Caritas/Migrantes)

Ai partecipanti verrà distribuito gratuitamente il volume bilingue edito da Idos/Sinnos

È stata predisposta una scheda riassuntiva per i giornalisti.

Alla fine dell’incontro gli interessati potranno partecipare a un concerto dei bambini della Missione greco-cattolica di Monaco di Baviera

Per informazioni, Centro Studi e Ricerche IDOS + 39-06-66514345; idos@dossierimmigrazione.it

Grande festa per gli 80 anni del pittore Constantin Udroiu

14 febbraio 2010 Commenti disabilitati

di Goffredo Palmerini

Da sinistra, C. Udroiu, D. Maffia, E. Colombo

ROMA, 5 febbraio – Piovigginava a Roma mercoledì pomeriggio, non tanto però da infastidire le fiaccole accese lungo il percorso d’accesso all’Accademia di Romania dal Viale delle Belle Arti a valle Giulia, sul quale prospettano la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e molte altre Accademie ed Istituti di cultura. Accese a giorno le luci ed aria di festa nei pressi del Salone delle Esposizioni. In fretta gli ospiti arrivano guadagnando l’ingresso. Si è quasi alle sei e mezza, l’ora fissata per il vernissage della mostra che celebra l’ottantesimo compleanno di Constantin Udroiu, nato il 3 febbraio 1930 a Bucarest ma da molti anni cittadino italiano nella capitale. Rimarrà aperta fino al 14 febbraio. Vi giungo, finalmente, con l’affanno del tempo tiranno, consumato dall’ansia d’un ritardo inopportuno, complice il traffico di Roma nei giorni di pioggia, i sensi unici che snervano e un parcheggio per l’auto, agognato come una pepita per il cercatore d’oro. E’ quasi l’ora della festa approntata dall’Accademia in onore del pittore ed intellettuale rumeno, italiano d’adozione dal 1971. La Romania non ha inteso lasciar passare inosservata questa tappa della vita dell’Artista, uno dei suoi grandi figli che in Italia ed in Europa hanno al meglio illustrato la cultura e l’arte del Paese d’origine. E non solo. Giacché Constantin Udroiu, per altro, è un testimone vivente dei principi di libertà e di democrazia durante gli anni del regime comunista, affermati e pagati a caro prezzo con una condanna a 22 anni di lavori forzati, sofferti con un decennio di dura carcerazione, fino al 1964. Ora la Romania libera, dopo il crollo del regime di Ceausescu seguito all’insurrezione popolare nel dicembre 1989, non manca mai un appuntamento dell’itinerario artistico per onorare il Maestro, manifestando ovunque riconoscenza verso l’intellettuale e stima verso l’Artista, con l’immancabile presenza delle rappresentanze diplomatiche rumene, in Italia e presso la Santa Sede, all’inaugurazione delle sue esposizioni. Ecco, per l’appunto, come è nata questa mostra per l’ottantesimo compleanno del maestro Udroiu. E non poteva che essere celebrata nella sede dell’Accademia di Romania, prestigiosa vetrina del fecondo mondo culturale del Paese, legato all’Italia da molteplici affinità per le comuni radici neolatine.

La Sala delle Esposizioni è già animata da numerosi ospiti. Brillano gli ori delle icone su un’intera parete, spiccano i colori intensi delle tele sugli altri lati. Luminosa e solare la sua pittura sapida, inconfondibile la cifra dell’Artista, densa e ricca la sua versatilità espressiva. Il Maestro è impegnato a conversare con il Senatore a vita Emilio Colombo, uno dei Padri della nostra Repubblica, deputato a soli 26 anni, il più giovane dell’Assemblea Costituente. Qualche minuto d’attesa per l’arrivo dell’Ambasciatore, Razvan Rusu, perché la cerimonia abbia inizio. In programma alcune testimonianze ed una presentazione critica dell’arte di Udroiu. E’ il direttore dell’Accademia di Romania, Mihai Barbulescu, a far gli onori di casa. Con parole che presto abbandonano i canoni della circostanza, egli esprime a Constantin Udroiu ammirazione per la sua arte, per l’onore che rende alla Romania, per l’opera assidua come “ambasciatore” insigne della cultura rumena nel mondo.

L’Ambasciatore di Romania in Italia, Razvan Rasu, nel suo intervento, rivolge all’Artista gli auguri per la felice ricorrenza e sopra tutto gli consegna la riconoscenza del Governo rumeno e dell’intero Paese, manifesta attraverso una pergamena, per aver illustrato la Romania attraverso le espressioni della sua arte, ma anche per il contributo ai valori di libertà reso con la sua testimonianza di vita. Intenso l’intervento del sen. Emilio Colombo, a nome proprio e della sua regione d’origine, la Basilicata, così tanto cara all’Artista da averle dedicato una significativa messe di lavori monumentali e di eventi espositivi.

Il turno per una testimonianza, come prevede il programma, è di chi scrive. Privati restano i sentimenti della mia amicizia, nata quasi tre decenni fa. Ma pubblico e doveroso è il tributo di gratitudine all’Artista, espresso per i tanti anni d’amministratore civico anche a nome della città che Udroiu molto ama, L’Aquila. Egli la scelse non a caso per tenervi la sua novantanovesima mostra personale, in ossequio al numero che distingue L’Aquila per il numero di Castelli che la fondarono, nel 1254. Nel 1984, al Forte Spagnolo, quella mostra fu un evento artistico di grande rilievo e da allora la città capoluogo d’Abruzzo è nel cuore di Constantin Udroiu. L’Artista volle rendere duraturo il suo sentimento verso la città con il dono alla Municipalità aquilana della Madonna dell’Amore, una grande icona che ha impreziosito la Sala della Giunta fin quando il terremoto del 6 aprile 2009 non ha devastato Palazzo Margherita d’Austria, come l’insieme dell’immenso patrimonio architettonico ed artistico cittadino e degli antichi Borghi che alla città fanno corona. Il dramma, per le vittime e le distruzioni del sisma, Udroiu l’ha sentito come suo, come ogni aquilano. Per la rete degli affetti, per l’amore verso una città preziosa d’arte e di storia, dove molte sue opere sono presenti in pinacoteche e collezioni private, dove ha tenuto altre due grandi esposizioni (nel 1989 a Paganica, nelle Scuderie del Palazzo Ducale, e nel 2001 all’Aquila, a Palazzo Antonelli-Dragonetti), dove ha realizzato due affreschi, al Centro Civico di Paganica e in una scuola elementare. Infine un legame con L’Aquila, il suo, reso ancor più forte per i suoi itinerari nell’arte sacra. La città lo ha sempre attratto per l’innata spiritualità, evocata dal messaggio universale di pace e perdono lasciato da papa Celestino V sette secoli fa con la Perdonanza, il primo giubileo della cristianità, istituita tre mesi prima di rinunciare al papato. Come pure per il segno impresso alla città dall’opera dei francescani dell’Osservanza sotto la guida di San Bernardino da Siena che all’Aquila volle venire a morire e dove le sue spoglie sono custodite nella basilica rinascimentale dedicata al suo nome.

Ancora una testimonianza di stima e d’affetto verso il Maestro giunge da mons. Pierdomenico Di Candia, Vicario generale dell’Arcidiocesi di Matera. Le relazioni artistiche intrattenute dal maestro Udroiu nelle chiese e nei conventi del materano sono numerose, ricorda il presule, come i lasciti di opere stupende che hanno arricchito quei luoghi di meditazione.

Il compito d’illustrare l’arte di Constantin Udroiu spetta al critico Dante Maffia, scrittore e poeta di notevole valore, docente di Letteratura italiana all’Università di Salerno. “Il percorso pittorico di Constantin Udroiu – afferma Dante Maffia – è estremamente complesso e si muove a un tempo su piani diversi, non trascurando di soffermarsi su quegli aspetti delle arti figurative che la gran parte dei pittori ha messo in disparte per ragioni che vanno dall’incompetenza fino all’ignoranza. I pittori oggi hanno fretta d’arrivare, curano soprattutto le pubbliche relazioni… Non è il caso di Constantin Udroiu che invece ha pensato esclusivamente al lavoro, alla qualità di un lavoro enorme che l’ha visto onnivoro in direzione della grafica (disegno, incisione, acquaforte, xilografia, litografia, acquatinta), della pittura (su tela, vetro e tavola) e dell’affresco. Egli viene dalla rigida scuola rumena degli studiosi di icone. I suoi studi l’hanno impegnato su testi di storia, di patristica, d’arte bizantina. Ed è per questo che ancor oggi è capace di produrre raffinate e perfette icone nella stretta osservanza di quelle antiche regole stabilite a Bisanzio. Il passo verso l’affresco è stato naturale ed oggi possiamo ammirare opere di Udroiu in chiese e conventi di tutta Europa: immense scene del vecchio e nuovo Testamento in un’interpretazione vibrante che ha il sapore umano dei tempi moderni. Il sacro di Udroiu è intinto fortemente di una terrestrità che è poi la nota alta delle sue realizzazioni. In altri termini sacro e profano in lui non sono nettamente divisi, ma trovano sempre una loro perfetta convivenza e si risolvono in un rapporto senza contrasti. Semmai – aggiunge Maffia – si integrano e si illuminano a vicenda. A compiere questa simbiosi è la natura essenzialmente religiosa di Constantin che non sa prescindere d’adornare di sacralità anche il nudo femminile, la natura morta o il paesaggio. Con il passare degli anni l’Artista ha sprigionato un cromatismo che si lega ad una luce compatta,  senza dispersioni. I colori hanno ritrovato la loro primigenia faccia, irrobustiti da una libertà festosa e voluttuosa. E’ memoria impressionistica sposata al fauve, con qualcosa di magico e fiabesco. Si può dire – conclude Maffia – che Costantin è un cavallo brado della pittura che sa però trovare la sua misura nel fuoco ardente della creazione e nella poesia rigorosa della sua anima…Quel che maggiormente sorregge la sua arte e la rende una preziosa miniera è l’umanità alta e profonda di questo figlio della latinità che ha saputo coniugare sempre una grande tenerezza con un’impeccabile tecnica”.

Basescu rieletto: i perché del voto romeno

12 gennaio 2010 Commenti disabilitati


Intervista con Miruna Căjvăneanu,  giornalista romena che vive in Italia. A cura di Matteo Scali (fonte e documento audio completo: www.fieri.it)

Lo scorso 6 dicembre si è tenuto il ballottaggio per le presidenziali in Romania che hanno visto l’elezione di Basescu.

Miruna Căjvăneanu: Il processo è stato molto difficile e con non poche polemiche, visto che il PSD, partito che sostiene Geoana, uscito sconfitto dal ballottaggio del 6 dicembre, ha chiesto alla Corte Costituzionale l’annullamento del processo elettorale. La quale, per la prima volta nella storia della democrazia romena, ha deciso che venissero conteggiati di nuovo i voti nulli. Si è quindi provveduto a ricontare tutti i voti, compresi quelli dei romeni all’estero. Il riconteggio ha confermato la vittoria di Basescu.

In questa tornata elettorale alcune analisi si sono concentrate sui voti espressi dai cittadini romeni in Italia e Spagna, che sarebbero stati determinanti per la vittoria dell’attuale Presidente. Sono voti numericamente consistenti e di questi una larga percentuale, oltre il 77% in Italia, sono andati a Basescu. Perché secondo lei vi è stata questa grossa affluenza di persone in questa occasione, cosa che non era accaduto il 6 giungo scorso per l’elezione degli organi amministrativi in Italia e per il Parlamento europeo?

Prima di tutto, l’affluenza alle urne è stata molto ampia per il ballottaggio del 6 dicembre: circa 150.000 voti espressi dai romeni all’estero: più del doppio dell’affluenza del referendum del 2007 (con record di votanti romeni all’estero), che riguardava proprio Basescu, riconfermato Presidente della Romania dopo aver subito un procedimento di impeachment. Anche se può sembrare un dato alto, rispetto ad altri fenomeni elettorali, facendo un paragone con gli italiani all’estero – il cui numero è molto simile al numero dei romeni all’estero: 3-4 milioni di persone – risulta che i romeni hanno votato in un numero assai ristretto.

L’Italia si è dotata di una legge, abbastanza recente vista la storia di emigrazione italiana, che ha molto favorito la partecipazione degli italiani all’estero. Infatti gli italiani all’estero sono stati decisivi nella recente storia italiana e così è anche successo nelle consultazioni in Romania. La Romania non ha tenuto conto fino a questa tornata elettorale del 6 dicembre, dell’importanza del voto dei romeni all’estero. Va anche detto che la partecipazione è maggiore quando si tratta dell’elezione del Presidente della Repubblica, perché la Romania ha un regime semi-presidenziale ed è una democrazia di recente formazione, che ha seguito un regime dittatoriale con al centro la figura di un “condottiero”. I romeni sono attratti dalle forti personalità e vi si riconoscono più direttamente quando devono affrontare un’elezione uninominale come in questo caso. Ecco perché l’entusiasmo non è stato uguale nelle altre tornate elettorali. In più, alle scorse elezioni del 6 giugno i romeni hanno avuto una serie di impedimenti nel partecipare effettivamente alle elezioni amministrative e per l’europarlamento. Per le elezioni europee, i romeni residenti in Italia avevano la possibilità scegliere di votare per candidati provenienti dall’Italia, oppure per candidati iscritti sulle liste romene; in questo caso, ha prevalso la scelta di un candidato italiano. Questo aspetto è molto indicativo e non è stato studiato abbastanza.

D’altra parte, per partecipare alle amministrative nelle poche città e comuni dove si sono svolte le elezioni, i romeni hanno dovuto presentare, come per le elezioni europee, una serie di documenti che hanno reso più difficoltosa la partecipazione. Per esempio l’autocertificazione, oppure il certificato elettorale da chiedere con un certo numero di giorni di anticipo. Molti di loro non sapevano di poter votare sia per eleggere i membri del consiglio comunale che per l’europarlamento. Ci auguriamo quindi che da parte delle istituzioni si faccia più informazione per rendere possibile la partecipazione.

Il comportamento dei romeni all’estero non si può dunque spiegare attraverso una sola motivazione. Analizzando il comportamento del voto, volevo chiederle un parere rispetto alle alte percentuali di voto dei romeni in Spagna e Italia nei confronti di Basescu: 77% in Italia e 81% in Spagna. Come si può spiegare questo comportamento?

Voglio partire da una polemica sviluppatasi in Romania subito dopo il ballottaggio, quando si sono resi tutti conto che il voto dei romeni all’estero, soprattutto in Spagna e Italia, ha deciso le sorti del futuro presidente. Al primo exit-poll delle ore 21 del 6 dicembre, i quattro principali sondaggi delineavano un presidente, Geoana, che si è subito congratulato con tutti, anche se la differenza era sotto un punto percentuale. Ma lui era sicuro della vittoria; infatti i giornali hanno detto che Geoana è andato a dormire Presidente e si è svegliato in tutt’altra maniera, perché i sondaggi evidentemente non avevano tenuto conto dal punto di vista statistico del voto dei romeni all’estero. Si sapeva che Basescu aveva un elettorato molto favorevole all’estero, ma non si sapeva quanta partecipazione ci sarebbe stata. Nessuno si aspettava questa partecipazione alta.

Perché in Spagna e Italia? Perché la grande maggioranza dei romeni che hanno votato all’estero sono residenti in uno di questi due paesi. Le stime parlano, per l’Italia, di un milione di presenze, tra le quali 800 mila residenti iscritti all’anagrafe, con un numero di aventi diritto al voto (maggiorenni) intorno ai 700 mila. Ma in questo caso si è potuto votare anche non avendo la residenza in Italia, condizione che alle elezioni parlamentari del novembre del 2008 non era possibile. Tantissimi romeni nel 2008 si erano infatti recati alle urne senza poter votare in mancanza dei documenti di residenza.

I romeni in Italia e Spagna, sommati, sono circa la metà del numero dei romeni all’estero.

Si è verificato inoltre un fenomeno interessante. Visto che le elezioni seguono il fuso-orario, appena alle 21 (ora romena) si è annunciato il risultato di Geoana presidente, molti romeni negli USA e Canada, si sono mobilitati e hanno aumentato le file davanti ai seggi, per votare Basescu. Si è visto un aumento del flusso, cosa che ha notato anche lo stesso Basescu quando ha fatto i suoi ringraziamenti. Alle 21 in Romania, in Italia e Spagna mancava un’ora alla chiusura dei seggi. C’è anche un lato emotivo della questione, perché molti dei romeni si sono trasferiti all’estero quando in Romania il presidente era Ion Iliescu, percepito da molti come l’erede del partito comunista romeno, visto che è stato uno dei leader del partito comunista, che si è riformato nell’attuale partito socialdemocratico. Quindi c’è una certa avversione verso un partito percepito come “di sinistra”.

Un’altra spiegazione è che Basescu è visto come uno che ha lottato contro l’oligarchia di uomini d’affari e imprenditori, accusati di dirigere da dietro le quinte la situazione politica in Romania.

C’è quindi una serie di cause che hanno fatto sì che i romeni all’estero partecipassero molto dal punto di vista emotivo rispetto a quanto succedeva in Romania.

Lei ha redatto per la Fondazione Soros Romania, uno studio sul comportamento del voto dei romeni nel contesto di diaspora. Lo studio si trova su internet per ora solo in romeno (Reprezentarea diasporei şi votul românilor din străinătate, 14 maggio 2009). Ce ne vuole riassumere i punti principali?

Il progetto è stato creato dalla Fondazione Soros per trovare gli spunti di riforma per il sistema legislativo romeno. L’argomento del voto dei romeni all’estero è di nicchia è se n’è parlato poco, perché la Romania ha un’emigrazione recente, a differenza dell’Italia, e la legislazione non è ancora adeguata. Quindi si rendeva necessario un approfondimento di questa materia. Mi sono occupata del voto dei romeni all’estero dal 2007, anno in cui la Romania è entrata dell’Unione Europea e i romeni, diventando cittadini europei hanno acquisito il diritto di partecipare alle elezioni amministrative ed europee negli Stati UE dove risiedono.

[…]Il mio studio ha evidenziato che i romeni all’estero non hanno la possibilità di esercitare il loro voto. La ricerca si chiama infatti “Il voto dei romeni all’estero, un diritto negato“, perché anche se la Costituzione afferma che i romeni godono degli stessi diritti e il voto è universale, di fatto i romeni all’estero non hanno la possibilità di esercitare questo diritto per via di molti impedimenti. Primo tra tutti, la lontananza dai seggi. Fino alle elezioni parlamentari in Romania del 2008, esistevano una ventina di seggi in tutta Italia, che per 800.000 romeni erano molto pochi. Per le presidenziali di quest’anno il numero dei seggi è più che raddoppiato, arrivando a 55. La loro diffusione è stata migliore e ha tenuto conto anche della distribuzione dei romeni sul territorio. Purtroppo non è abbastanza. Ad esempio a Torino, dove vive la terza comunità romena in Italia e la prima come percentuale sulla popolazione totale, c’è stato soltanto un seggio. Il 22 novembre si è formata una fila di 250 persone e molti hanno rinunciato a votare, oppure sono arrivati alle 21 davanti al seggio e non hanno potuto votare perché era chiuso.

Quindi è emerso questo problema: i romeni hanno il desiderio di partecipare, ma non è adeguata l’organizzazione del processo elettorale per esercitare questo loro diritto.

Questa è anche la conclusione emersa dal mio studio in cui ho condotto un paragone con il sistema italiano del voto per corrispondenza, che ha permesso a molti più emigrati italiani di esercitare il diritto di voto.

Rispetto al processo di integrazione europea tra i vari stati membri, queste tornate elettorali che cosa ci mostrano, soprattutto relativamente alla comunicazione tra l’emigrante e il paese d’origine?

In primo luogo dimostrano che un cittadino europeo è più interessato ad essere rappresentato nella prossimità. C’è una legge della prossimità che vede il cittadino romeno posto di fronte al diritto di poter votare un europarlamentare romeno o italiano. Di fronte a questa scelta, spesso sceglie quello italiano. Allo stesso modo, l’interesse sta crescendo per la partecipazione al voto alle amministrative. Tra altro, nell’ultima tornata elettorale per le amministrative italiane sono stati eletti cinque consiglieri comunali romeni. Secondo le leggi europee, i romeni residenti nei Paesi UE hanno il diritto di voto attivo e passivo, quindi possono anche candidarsi con certi limiti (non possono essere candidati-sindaco, ma possono candidarsi per un posto di consigliere comunale). Il caso più clamoroso è stato quello di Padova dove Nona Evghenie è entrata a far parte del consiglio comunale in cui è responsabile della politica economica, una posizione molto prestigiosa.

E’ un fenomeno nuovo che non può essere paragonato a nulla di simile del passato, perché purtroppo nessuno ha previsto gli effetti di questa emigrazione di massa all’interno della Comunità Europea. Dico purtroppo, perché l’informazione manca a partire dal livello più alto fino a quello più basso. Manca addirittura negli uffici comunali, perché nel 2007, il primo anno in cui i cittadini romeni hanno potuto partecipare alle amministrative ci sono stati tantissimi comuni che non sapevano del diritto di voto dei comunitari e non si sono preparati in tempo con le autocertificazioni, i certificato elettorali e nemmeno con una campagna di informazione.

Che cosa è auspicabile secondo lei per l’Italia, in che modo si dovrebbero muovere le istituzioni locali?

Credo sia necessaria una presa di coscienza da parte delle istituzioni di questa partecipazione. Le istituzioni hanno già iniziato a rendersene conto, perché hanno capito che i romeni possono avere un peso elettorale. Questo è molto interessante. Ho notato l’emersione di questo nuovo fattore elettorale a livello dei piccoli comuni e delle cittadine. Prendiamo il caso di Ladispoli o di Marcellina, vicino a Roma, dove vivono moltissimi romeni (perché è noto che i romeni scelgono di vivere nelle piccole città intorno alle grandi metropoli). Se parliamo di una città con alcune migliaia di abitanti, in cui alcune centinaia di romeni hanno diritto di voto, essi diventano un peso elettorale che inizia a essere preso in considerazione dagli attori politici locali.

Quindi mi auguro che il discorso del voto dei romeni in quanto cittadini comunitari sia preso molto più sul serio e sia fatta una campagna di informazione che non abbia come target la sola comunità romena, ma che sia indirizzata anche ai vari attori della scena politica. Mi è capitato di incontrare un deputato che non sapeva che i romeni possono votare e se ne meravigliava. Da giornalista ho posto una domanda al Presidente della Camera Gianfranco Fini, alcuni mesi fa, sul voto dei romeni: ho voluto capire che impressione avesse sui romeni come elettorato. Lui mi ha risposto in modo molto aperto e mi ha detto che è auspicabile ci sia una presa di posizione favorevole, che renda effettivo questo diritto. La sua dichiarazione ha avuto non poche reazioni da parte del mondo politico italiano, perché è stata ripresa anche dalla stampa italiana.

Voci correlate: Intervista di Davide Sighele a Giancarlo Germani sul voto dei romeni in Italia (“Al voto”, aprile 2007) pubblicata su Balcani Cooperazione.

L’Europa ritrovata, ovvero Romania tra Oriente e Occidente

19 gennaio 2009 Commenti disabilitati

Per l’Europa ritrovata. Discorsi sulla Romania tra Oriente e Occidente


Una delle più importanti istituzioni culturali ed accademiche di Venezia, l’Ateneo Veneto, ospita lunedì, 19 gennaio, dalle ore 17:30, la cerimonia di presentazione del volume Per l’Europa ritrovata. Discorsi sulla Romania tra Oriente e Occidente (Pentru Europa regăsită. Discursuri despre o Românie între Orient şi Occident).

L’autore del volume è Alberto Castaldini, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Bucarest, saggista, professore e giornalista noto in Italia, socio d’onore dell’Istituto di Storia “Nicolae Iorga” dell’Accademia Romena e professore honoris causa dell’Università “Babeş-Bolyai”di Cluj-Napoca.
„La Romania – scrive l’autore – costituisce un intreccio secolare di diverse culture e confessioni religiose, mostrandosi una sorta di sintesi di Oriente e Occidente europeo, sintesi talora armonica, talora conflittuale per una serie di nodi etnostorici e confessionali ben radicati nel suo territorio. Essa costituisce uno dei principali raccordi tra quei “due polmoni” con cui deve respirare il continente, secondo la celebre immagine coniata da Papa Giovanni Paolo II”.
La presentazione del volume sarà seguita da un dialogo dell’autore col pubblico veneziano, nel quale saranno affrontati sia elementi d’interesse generale, relativi all’identità europea, il percorso della Romania quale membro dell’Unione Europea, la politica culturale dell’Italia ecc., sia il tema scottante dell’attuale immagine della Romania e dei romeni in Italia.
La manifestazione, organizzata dall’Ateneo Veneto in collaborazione con l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, sarà moderata dalla Dott.ssa Monica Joiţa, direttore ad interim dell’Istituto, dal professore e scrittore Gino Pastega e dal professore Gilberto Pizzamiglio, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

L’associazionismo per i romeni in Italia nel 2008: breve bilancio

31 dicembre 2008 Commenti disabilitati

L’anno 2008 è stato un anno di svolta per l’associazionismo romeno-italico. Già negli anni precedenti, le associazioni dei romeni (e per i romeni) d’Italia erano cresciute gradualmente, sia in termini quantitativi che qualitativi. Questa crescita è stata tuttavia accompagnata da un naturale fenomeno di frammentazione territoriale e di mancanza di coordinamento, dovuto alle caratteristiche stesse dell’immigrazione romena, soprattutto quella recente, molto più ampia e più complessa e problematica rispetto a quella registrata fino alla fine degli anni Novanta. L’immigrazione consistente dalla Romania verso la Spagna e l’Italia è stata accompagnata, in questi due Paesi – nei quali il numero complessivo di cittadini romeni supera due milioni, ovvero un decimo della popolazione attuale della Romania -, ma anche in quello di origine, da una maggiore consapevolezza e da una sensibilità accresciuta nei confronti dei problemi specifici con cui si confrontano molti cittadini romeni all’estero. Questi problemi contraddistinguono, del resto, tutti i flussi migratori che si verificano nel mondo contemporaneo.

Nel caso dei romeni che hanno scelto di lavorare e vivere in Italia, i problemi dell’immigrazione più recente (post-2002 e post-2007) sono il frutto dell’incontro-scontro tra individui e gruppi sociali marginali o più segnati dai traumi dell’ultimo decennio di dittatura comunista e dagli sconvolgimenti della transizione democratica, da un lato, e una società come quella italiana che ha, in seno all’Europa Occidentale, delle caratteristiche singolari di natura storica (il divario mai bonificato tra Nord e Sud) e politica (conflitti di interesse nel controllo dei mass-media, connivenza tra politica e organizzazioni mafiose, lentezza dei processi civili ecc.) dall’altro. Queste caratteristiche interne all’Italia sono tali da rendere, tra altro, più vulnerabile la situazione di molti immigrati rispetto a quella della maggior parte dei paesi d’immigrazione dell’Unione Europea. A questo va aggiunta anche la mancata applicazione da parte dell’Italia di politiche di integrazione sociale degli zingari (rom, sinti e camminanti), con negative ripercussioni anche sulla gestione dell’immigrazione recente di gruppi gitani provenienti dall’Europa dell’Est.

E’ su questo sfondo, sempre più complesso e più intrecciato (tra immigrazione legale o irregolare, immigrazione clandestina dal nord Africa e relative questioni di gestione dei flussi, dell’accoglienza, del lavoro, dei diritti, della sicurezza pubblica e così via), che è scoppiata la crisi italo-romena del novembre 2007, che ha rivelato di nuovo, questa volta a spese della comunità romena d’Italia, i mali del sistema politico-mediatico italiano e la disarmante facilità con la quale la ricerca di un capro espiatorio utile ai fini della propaganda elettorale si trasforma talvolta in una caccia accanita alle streghe, con conseguenze sulla convivenza sociale difficili da quantificare, ma facili da immaginare.

Il devastante episodio in questione ha spinto molti romeni, che fino a quel momento vivevano una tranquilla vita da persone integrate e rispettate, a reagire all’onda alimentata nelle cabine di regia della macchina elettorale, a prendere posizioni pubbliche a difesa della comunità romena d’Italia, a creare gruppi e associazioni di tutela dei diritti e dell’immagine dei romeni, a stringere le righe sia per contribuire ad una reale promozione della cultura e dei valori della Romania, sia per aumentare la coesione sociale attraverso azioni e programmi a favore dei soggetti più deboli.

La proliferazione di tali gruppi e associazioni, alcune nate dal vago quanto sentito desiderio di “fare qualcosa”, ma senza adeguate progettualità, competenze e risorse, ha reso anche le Autorità romene più consapevoli dell’utilità di un coagulazione dell’associazionismo a favore dei romeni che vivono in Italia. Da questa esigenza, avvertita dalla grande maggioranza delle associazioni, è nato il primo Forum delle comunità romene d’Italia, che si è svolto il 24-25 maggio a Milano.

E’ in quella circostanza che, tra vari problemi affrontati e proposte discusse, è stata lanciata la creazione di un soggetto federale nato dal basso, attraverso la sottoscrizione da parte di associazioni desiderose di realizzare una federazione basata sui principi di democraticità, trasparenza e partecipazione paritaria.

Dopo alcuni mesi di consultazioni, il 28 settembre è stato fatto un ulteriore passo in questa direzione, attraverso una prima assemblea FARI in cui sono state elette le cariche provvisorie. Successivamente, il 9 novembre a Roma, l’assemblea costituente ha approvato lo Statuto FARI e gli organi federali. Rispetto al precedente tentativo di coagulazione dell’associazionismo, rappresentato dalla Lega dei romeni, la FARI si distingue per il numero di associazioni coinvolte (tra quelle già aderenti e partecipanti all’assemblea del 9 novembre, il numero complessivo è di 38 associazioni), ma soprattutto per le sue caratteristiche di vera federazione: infatti lo Statuto prevede il decentramento delle cariche e dei ruoli. Naturalmente, il processo di creazione di un soggetto federale efficiente e capace di sostenere le associazioni (anziché soffocarle o condannarle all’anonimato) richiede, nel caso delle associazioni per romeni, molti sforzi, sinergie e soprattutto volontà di convergere su obiettivi da raggiungere in maniera democratica, trasparente, partecipata e soprattutto professionale.

Da questo punto di vista, possiamo ipotizzare che, se l’anno 2008 è stato uno di svolta nel senso dello slancio e del rinnovato impegno dell’associazionismo, probabilmente la sfida del 2009 sarà quella di un  suo crescere e consolidarsi in senso. Ciò dovrebbe anche aiutare a distinguere l’associazionismo vero e proprio dalle forme deleterie di associazionismo, ma anche a svincolarsi dai frequenti tentativi di asservimento da parte degli enti politici. I benefici di un tale processo saranno molteplici: da una più ampia partecipazione delle persone associazionistico-scettiche ai programmi e alle iniziative delle associazioni per i romeni o con partecipazione romena, fino ai vantaggi in termini di rispettabilità e di ritorno di immagine collettiva.

C’è da augurarsi che, davanti alle numerose sfide poste agli operatori e ai volontari (romeni, italiani, o di altra nazionalità) impegnati nell’associazionismo sul versante dei rapporti italo-romeni, le tentazioni individualistiche e le tendenze centrifughe siano superate attraverso un lavoro responsabile di confronto, di rispetto e di crescita.

Pena, l’autoemarginazione e le relative conseguenze di ordine sia collettivo che individuale.

Horia Corneliu Cicortas, Monica Jeler