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Le amministrative e i romeni d’Italia: un’opportunità mancata?

28 Mag 2011 2 commenti

Le amministrative e i romeni d’Italia: un’opportunità mancata?

– Alcune considerazioni a partire dalle elezioni di questo mese –

di Horia Corneliu Cicortaș/FIRI

 Nei giorni scorsi sono stato contattato da una giovane studiosa della Luiss che sta preparando una ricerca dal titolo suggestivo: “Diritto di voto locale per gli immigrati: uno strumento di democrazia e un supporto per l’integrazione”. La dottoranda sta conducendo questa ricerca alternando periodi a Roma e Bruxelles. Nella nostra lunga conversazione, abbiamo toccato diversi argomenti che riguardano la partecipazione degli immigrati (sia comunitari che non comunitari) alla vita sociale e politica del Paese di destinazione. Naturalmente, le sue domande – e le mie risposte – hanno perlopiù gravitato  attorno alla comunità dei romeni residenti in Italia. Il dialogo ha fornito spunti utili sia per la ricerca della studiosa italiana che per la mia riflessione su argomenti di attualità riguardanti le dinamiche migratorie, come ad esempio la partecipazione dei residenti romeni alle recentissime elezioni amministrative italiane.

Cerco di riassumere qui il mio pensiero circa gli argomenti sui quali sono stato invitato a pronunciarmi in qualità di “testimone privilegiato” (tra gli stranieri che vivono qui) della vita pubblica italiana.

Innanzitutto, qualche parola sulla partecipazione dei romeni alle elezioni amministrative di questo mese. Personalmente, non sono sorpreso dalla loro scarsa partecipazione, in termini numerici, al voto; e qui mi riferisco sia agli aventi diritto iscritti sulle liste supplementari dei Comuni sia a quanti hanno effettivamente espresso un voto presentandosi alle urne, per non parlare dei pochissimi (su oltre cinquanta candidati) eletti nei consigli municipali. Eppure, se confrontiamo le tornate elettorali del 2007, 2009 e 2011 – le uniche utili per misurare la partecipazione al voto dei neocomunitari romeni (e bulgari) residenti in Italia -, possiamo notare un aumento costante di iscritti, votanti e candidati dal 2007 al 2009 e dal 2009 al 2011. Con ogni probabilità, questa percentuale aumenterà nei prossimi anni. Certo, la percentuale di partecipazione di romeni è ancora minima, se la rapportiamo a quella dei cittadini italiani o anche dei “vecchi” (e pochi) cittadini UE che vivono nello Stivale. Un paragone con la partecipazione dei polacchi e di altri cittadini dei Paesi europei centro-orientali che hanno aderito all’UE nel 2004, non ci rivela grandi differenze.

Inoltre, non dobbiamo dimenticare che la partecipazione della popolazione alle elezioni in Romania (amministrative, parlamentari, presidenziali o altro) ha avuto un netto andamento discendente dal 1990 a oggi: si è passati da una partecipazione di oltre 80% all’inizio degli anni Novanta verso il 60%, dieci anni dopo, per scendere sotto il 50% negli ultimi anni. Addirittura, nel recente rinnovo dell’amministrazione della città di Baia Mare, il sindaco è stato eletto con un’affluenza al voto inferiore al 29%. Allo stesso tempo, il presidente della Romania Traian Băsescu è stato rieletto nel secondo mandato (2009-2014), al ballottaggio del 2009 contro il suo principale controcandidato Mircea Geoană, con pochi voti di differenza, ottenuti proprio grazie ai voti espressi dai romeni residenti all’estero. Certo, la partecipazione della diaspora alle elezioni che avvengono in Romania (per il rinnovo di: parlamento, presidenza della repubblica, parlamento europeo o per i referendum, come quello – fallito – per l’impeachement di Băsescu, nel 2007) è superiore rispetto al coinvolgimento nei processi elettorali nei paesi UE dove gli emigrati romeni hanno diritto a votare, in quanto cittadini comunitari. Di conseguenza, non ci deve sorprendere se i romeni residenti in Italia che decidono di votare siano ancora pochi: innanzitutto, la maggior parte degli oltre un milione di residenti appartengono ad una’immigrazione che possiamo definire recente (5-10 anni di permanenza). In secondo luogo, sottolineo ancora, essi provengono da un Paese – la Romania – nel quale la popolazione si è disinnamorata progressivamente della politica, anche a causa della corruzione e dell’incompetenza che hanno caratterizzato, penalizzandoli, tutti gli schieramenti attuali. In terzo luogo, molti dei romeni di cui parliamo hanno sì i piedi in Italia, ma la testa in Romania: nonostante il sogno di tornare “a casa” si stia a poco a poco allontanando per molti di loro, essi tendono a seguire con più interesse la politica del Paese di origine rispetto a quella del Paese-destinazione (che nel frattempo è diventato adottivo, oltre che elettivo). Le dinamiche altalenanti e il pendolarismo continentale che contraddistinguono la diaspora romena sono processi che andrebbero studiati in maniera comparata, confrontando situazioni analoghe di migrazione intra-europea: soprattutto il caso degli emigrati italiani, greci e polacchi nell’Europa nord-occidentale.

Torniamo, infine, alle elezioni del 15-16 maggio, il cui esito definitivo sarà noto nei prossimi giorni, a Milano e in altre città. Non credo ci siano ragioni per dilungarsi troppo sulle cosiddette candidature “etniche” (i candidati per i consigli municipali provenienti dalla comunità straniera) e sul loro numero crescente versus il loro sostanziale fallimento – pochi volti raccolti sul mercato del consenso politico. Da un lato, è normale che l’integrazione dei romeni porti con sé anche una frammentazione politica delle opzioni elettorali: un riflesso della diversità politica non tanto del Paese di origine (Romania) quanto, piuttosto, della società di destinazione (Italia). Dall’altro, l’esercizio dell’elettorato  attivo (il votare)  e passivo (l’essere votati) implica non solo tempi più o meno lunghi di immedesimazione sociale, come in ogni dinamica migratoria – una cosa sono gli italiani in Argentina, altra cosa sono gli italiani in paesi vicini come Francia o Germania –, ma anche altre variabili da cui dipendono gli aspetti quantitativi e qualitativi dell’integrazione: educazione, formazione individuale, estrazione sociale, orientamento ideologico, appartenenza religiosa e così via. Tutto questo, coniugato con la seduzione che i partiti italiani esercitano alla vigilia delle elezioni nei confronti di ogni papabile interessante, o utile per la affermare la propria immagine di formazione politica aperta alla promozione dei “nuovi italiani”, rende molto difficile il voto etnicamente compatto, a favore dei candidati della comunità, o meglio di coloro che si dichiarano candidati per la comunità. Infine, l’impegno politico richiede, anche in tempi di populismi vari, assenza di leadership e di antipolitica modaiola, determinate doti personali, periodi di militanza, risorse e perseveranza da impiegare al servizio della comunità elettorale di riferimento.

Almeno finora, l’offerta politica è stata tale da non smuovere le masse inerti che costituiscono l’elettorato romeno-italiano, troppo “nostalgico” per staccarsi dalle radici, e troppo confuso per costituire un modello valido per quanti auspicano l’estensione del voto amministrativo anche agli extracomunitari stabilmente residenti in Italia.

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Cultura romena in Italia. Parla Ervino Curtis (Associazione “Decebal”, Trieste)

28 novembre 2010 Commenti disabilitati

Cultura romena in Italia. Il punto di vista di Ervino Curtis
– intervista realizzata da Afrodita Carmen Cionchin

«Il messaggio rimane ancora a livello di élite e soprattutto mancano iniziative culturali nella provincia italiana». Si presenta in questo modo, a giudizio di Ervino Curtis [foto], presidente dell’Associazione culturale di amicizia italo-romena «Decebal» di Trieste, la diffusione della cultura romena in Italia.

Tra le associazioni culturali create da romeni e italiani nella Penisola, l’Associazione «Decebal», fondata nel 1987, è, dopo la «Fondazione Europea Dragan» (1967), la più antica organizzazione esistente in Italia, con una ricca attività culturale e di ricerca.

In che termini si può parlare, a suo parere, della ricezione della cultura romena in Italia oggi?

Ervino Curtis: Purtroppo siamo ancora lontani da una conoscenza diffusa della storia, della letteratura e di tutti gli altri campi della cultura romena in Italia, non solo a livello popolare ma soprattutto a livello di operatori culturali italiani, per non parlare di politici o amministratori. Qualche cosa si sta muovendo nelle grandi città dove ci sono istituzioni romene o associazioni di romeni, però il messaggio rimane ancora a livello di élite e soprattutto mancano iniziative culturali nella provincia italiana.

Quale è il ruolo dell’associazionismo italo-romeno nell’integrazione e nel dialogo interculturale?

L’associazionismo romeno e italo-romeno ha un ruolo essenziale nel processo di diffusione culturale e nell’integrazione dei romeni în Italia nella misura in cui attui iniziative di apertura verso la società e non si chiuda in un’attività di circolo o di attivismo solo verso i soci.

La sua associazione si è impegnata sul piano della comunicazione anche con un sito Internet, http://www.decebal.it, complesso e articolato, di carattere preminentemente culturale, che offre, oltre alle notizie dell’associazione, tutta una serie di informazioni, immagini e riferimenti sulla cultura e sulla storia della Romania. Quale è la sua esperienza al riguardo?

Anche qui devo dire che non sono soddisfatto di me stesso. Poiché, dopo il primo grosso momento di investimento di tempo e, non solo, sul sito, sono poi stato travolto da molteplici problemi di carattere personale che mi hanno impedito di aggiornarlo come avrei voluto. D’altronde, diverse iniziative sugli istroromeni hanno preso la gran parte del mio tempo e delle mie risorse. Sicuramente, nonostante sia riuscito ad inserire oltre 1000 immagini interessanti sul sito, ne ho altrettante da inserire spero in un prossimo futuro.

Lei e la sua associazione accordate una particolare attenzione agli istroromeni. Come si presenta, all’inizio del terzo millennio, la situazione degli istroromeni e come si può portare avanti la loro causa?

La situazione degli istroromeni è sempre più drammatica poiché, se già il Maiorescu nel suo primo viaggio in Istria nel 1857 si stupiva della permanenza di questa cultura e dava a essa solo pochi decenni di sopravvivenza, si può immaginare dopo un secolo e mezzo come possa essere la situazione. Però, se Bratianu parlava della lingua romena come un enigma e un miracolo, ancor di più tale assunto vale per l’istroromeno che, al di la di tutte le previsioni, viene ancora parlato da alcune centinaia di istriani croati. Una mostra da me fatta sugli istroromeni, quale prima immigrazione di romeni verso l’ovest, nel giugno del 2007 a Trieste e reiterata a Toppo di Travesio, a Venezia, poi nel maggio del 2008 a Timisoara e nel settembre a Sibiu, ha riproposto il tema a diversi livelli di interesse. Inoltre, il catalogo della mostra ha costituito una prima pubblicazione in assoluto di tipo storico divulgativo sulla cultura e sulla lingua. Un ulteriore momento di interesse è stata la tesi di laurea sugli istroromeni alla Ca’ Foscari di Venezia del dottor Gilberto Pegoraro. Ben tre articoli di fondo sulla mostra e sugli istroromeni sono stati dedicati dalla diffusissima rivista romena «Formula AS». Credo che, se le associazioni romene in Italia si facessero parte dirigente per organizzare la mostra nelle varie città italiane, ci sarebbe un sicuro ritorno positivo sia sulla immagine della Romania che sugli istroromeni stessi. Inoltre, le università romene, facoltà linguistiche, dovrebbero organizzare stages nei luoghi degli istroromeni, come sta cercando di fare l’Università de Vest di Timisoara.

Qual è il suo giudizio sul modo in cui la stampa italiana riflette la realtà socio-culturale dei romeni in Italia?

La stampa italiana riflette naturalmente la grande ignoranza che lo stesso popolo italiano ha sulla Romania e sui romeni, salvo casi rari. I romeni confusi con i rom, con gli slavi e ammassati assieme ai marocchini, curdi e tunisini ecc., vengono generalmente trattati come la stampa del nord Italia trattava negli anni ’50 i meridionali. È naturale che il grande numero complessivo dei romeni in Italia porta statisticamente a grandi numeri anche per coloro che delinquono tra i romeni, ma altresì porta anche a grandi numeri di lavoratori che pagano le trattenute dell’INPS per i pensionati italiani, a grandi numeri di nuovi nati che riempiono le vuote aule scolastiche e impediscono pesanti ridimensionamenti di personale scolastico, a grandi numeri di badanti che sopperiscono alle carenze della società italiana e alle difficoltà delle famiglie verso gli anziani, a grandi numeri di addetti all’agricoltura e pastorizia che hanno impedito una tremenda crisi del settore agroalimentare, a grandi numeri nell’industria e nell’edilizia coprendo le carenze provocate dalla poca disponibilità di lavoratori italiani, con purtroppo grandi numeri anche tra i deceduti sul posto di lavoro ecc.  Bisognerebbe più spesso accomunare tutti insieme questi grandi numeri.

 

 

“Ora” – un nuovo giornale per i romeni d’Italia

13 luglio 2010 8 commenti

Uscito il 10 luglio scorso, a Torino, il primo numero. Conversazione con Cristian Gaiţă, ideatore e caporedattore di “Ora”

Cristian Gaiţă, nato a Iaşi (la città più importante nella Romania orientale) vive a Torino con la famiglia, dove presiede l’Associazione “Ora României” (“L’ora della Romania”), da lui fondata insieme ad altri amici nel 2007. In Italia dal 2003, ha lavorato come programmatore, mediatore culturale e giornalista. Testimone della nascita del primo giornale italo-romeno a Torino (Noua Comunitate), ha lavorato negli ultimi tre anni per la redazione estera del giornale romeno Adevărul. Di recente ha avviato un’iniziativa editoriale interessante, il quindicinale Ora rivolto ai romeni d’Italia, giornale cartaceo che nasce a Torino ma si propone di raggiungere in breve tempo tutto il territorio nazionale, in particolare le zone di maggiore concentrazione di presenze romene.

 

 

Primo numero (10 luglio 2010) di "Ora"

 

Qui di seguito, l’intervista esclusiva rilasciata per FIRI:

Red. FIRI: Perché un nuovo giornale rivolto alla comunità romena d’Italia?

Cristian Gaiţă: La comunità romena in Italia conta 1,2 milioni di persone ed esiste solo un giornale, di tiratura bassa,  che fa tutto il possibile per coprire il bisogno d’informazione. Una seconda motivazione consiste nella mancanza di un riferimento per quanto riguarda la nostra comunità. Non esiste una “voce” della comunità romena in Italia e la tendenza è di non coagularsi e, di conseguenza, di non godere di tutti i diritti o di non conoscere i propri doveri. Pertanto, il nostro obiettivo principale è quello di informare la comunità romena e di facilitarne sia l’integrazione che l’aggregazione. Nello stesso tempo, il giornale sarà lo strumento principale tramite il quale  vogliamo mantenere viva la nostra lingua e parte della nostra cultura.

In romeno, “ora” vuol dire “l’ora”, mentre in italiano, la parola rinvia sia ad una “ora” in generale, sia al momento presente dell’adesso. Può spiegarci il nome della testata e il rapporto con l’Associazione omonima da Lei presieduta?

Il rapporto è molto semplice: il giornale rappresenta il passo evolutivo naturale di uno dei progetti iniziali. Dal 2007 l’Associazione “Ora României” ha informato, tramite il suo portale web, i romeni d’Italia riguardo le leggi, i problemi e i diritti. Quest’anno abbiamo deciso di dare una marcia in più al progetto e di fare nascere il giornale “ORA”, dedicato principalmente ai romeni ma senza dimenticare tutti quelli italiani che desiderano conoscere la nostra comunità e il nostro Paese.

Che cosa si prefiggono le quattro pagine (sul totale di 32) redatte in italiano?

Le quattro pagine, rappresentando 12,5% del giornale, hanno uno scopo preciso: diffondere informazioni agli italiani che desiderano approfondire la realtà romena sia in Italia sia in Romania. Sappiamo che non è tanto, ma dal nostro punto di vista è un buon inizio. Dentro queste pagine i nostri amici, i vicini di casa, i datori di lavoro, colleghi o semplici curiosi, possono leggere ciò che succede in Romania, dal punto di vista politico ed economico, come anche i principali fatti della comunità romena in Italia.

La scelta del quindicinale: “Ora” diventerà un giornale settimanale o una rivista mensile?

Il quindicinale è semplicemente una scelta imposta dalle nostre risorse economiche. Speriamo che l’evoluzione naturale ci porti verso un settimanale.

A questo proposito: come si sosterrà finanziariamente l’impresa e che tipo di collaborazione (non solo redazionale), di diffusione e di pubblicità prevede?

L’investimento iniziale appartiene a una parte dei soci fondatori dell’Associazione. L’ulteriore sviluppo sarà quello di un normale giornale, dalla pubblicità fino alle collaborazioni redazionali o meno.

Un’ultima domanda. Secondo Lei, quali sono le principali esigenze, in materia d’informazione, a favore dei romeni residenti in Italia?

In questo momento, i romeni residenti in Italia prendono le notizie da fonti italiane o dalle televisioni romene, tramite la trasmissione satellitare. Scarseggia un’informazione dedicata a loro, scarseggiano notizie che parlino della loro vita, dei loro bisogni. Questa mancanza è sicuramente uno dei principali motivi per cui la nostra comunità non è ancora ben coagulata.

Info e approfondimenti sul sito web di Orahttp://www.oraromaniei.com/.

Bucarest, presentazione del rapporto Caritas sui romeni

23 giugno 2010 Commenti disabilitati

24 giugno, Bucarest, Istituto Teologico Romano-Cattolico, str. General Berthlot 19, ore 10.30-12.10: presentazione del volume I romeni in Italia tra rifiuto e accoglienza (Edizioni Idos, 2010, 192 pp.).

L’incontro di domani, organizzato dalle Caritas romena e italiana, prevede tra altro la partecipazione di mons. Ioan Robu, Arcivescovo romano-cattolico di Bucurest (con una relazione dal titolo “Il coinvolgimento della Chiesa cattolica nell assistenza spirituale dei immigranti romeni in Italia”), del patriarca Daniel, capo della Chiesa Ortodossa Romena (“L’impegno della Chiesa ortodossa nell’assistenza spirituale degli immigranti romeni in Italia”), dell’ambasciatore italiano a Bucarest (“La cooperazione tra Romania e Italia”), di rappresentanti dei ministeri romeni degli Affari Esteri (“La percezione dei romeni all’estero e i progetti del Ministero per i romeni in Italia”) e del Lavoro (“La migrazione della forza di lavoro dalla Romania verso l’Italia”).

Oltre a don Livio Corazza (responsabile Servizio Europa della Caritas Italiana) e a don Egidiu Condac, presidente della Caritas Romena, interverranno dott. Antonio Ricci – Redattore del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes  e la giornalista  Miruna Căjvăneanu (“Gazeta Românească”- Italia), con la relazione “Il punto di vista dei romeni in Italia”.

Antonio Ricci: “Le statistiche sono un correttivo, in quest’Europa affetta dalla crisi, a chi vuole prendersela sempre e comunque contro gli immigrati. Questa è, in sintesi, la tesi del nostro libro; del resto, sarebbe paradossale che due popoli così imparentati non riuscissero a camminare insieme, per giunta facendo parte della stessa Unione Europea il cui fondamento, come sottolinea anche il magistero pontificio, deve essere la solidarietà”.

Dopo  Bucarest, il volume “I romeni in Italia tra rifiuto e accoglienza”  sarà presentato nel fine settimana a Iași (Moldavia) e a Cluj (Transilvania).

Mostra di Daniela Nenciulescu a Vercelli

3 Mag 2010 Commenti disabilitati

Un’installazione di grandi dimensioni composta da più sculture aggregate dall’ambiente che le accoglie, e giocata sul sistema di tagli messo in essere da Daniela Nenciulescu: è l’Esercito della Salvezza, il nucleo della mostra Spiriti dell’Est, in programma dal 7 maggio allo Studio Dieci di Vercelli.

Alberi (2005), acciaio

Un sistema complesso di moduli liberamente disposti nelle stanze della galleria, in cui “le aree di competenza dei singoli pezzi si definiscono sul pavimento, dove le linee dei basamenti tracciano i confini, frazionando lo spazio in sezioni geometriche spigolose e irregolari. Il resto si muove sull’altezza. I tubi si elevano dalle basi in misure variabili. La roditrice li squarcia nel senso della lunghezza aprendoli parzialmente o tutti. Per alcuni si tratta di semplici tagli, per altri di vere amputazioni che interferiscono sull’integrità della circonferenza, mostrando in pieno la concavità dei cilindri. La verticalità dell’incisione si rompe in piccole fenditure orizzontali che disegnano grafici ‘asterischi’, assottigliando ulteriormente i corpi già esili. L’alfabeto stilistico scelto per la rottura delle superfici, non lascia concessioni a nessun tipo di rotondità. Le ferite inferte all’acciaio seguono precise le immaginarie traiettorie elaborate mentalmente dall’artista”.
Acciaio e acido caratterizzano le opere recenti, in acceso contrasto con gli elementi di più vecchia data riverniciati a fuoco in uno sgargiante arancione. Colore che, insieme ad alcune prove in rosso e in bianco, definisce l’attuale produzione di piccole sculture e di esperimenti in bilico tra la struttura plastica e l’oggetto d’uso.  Soluzioni che non tradiscono la capacità della scultrice di rapportarsi alle potenzialità offerte dai materiali industriali e di esplorarne i possibili utilizzi in campo artistico.
Daniela Nenciulescu è nata a Bucarest nel 1952. Vive e lavora ad Abbiategrasso (Milano) da quarant’anni, ha allestito numerose mostre collettive e personali in Italia e all’estero.
La mostra dura fino al 30 maggio 2010. Orario di apertura: venerdì, sabato, domenica dalle 17,00 alle 19,30.

Info: Studio Dieci, e-mail: info@studiodieci.org, carlacrosio@gmail.com. Tel. Carla Crosio +39-393-0101909.

Note: Evento collaterale in occasione della terza mostra dedicata a Peggy Guggenheim in Arca, Chiesa di San Marco, Vercelli (fonte: Sull’Arte.it)

“I romeni in Italia tra rifiuto e accoglienza”

23 marzo 2010 4 commenti

Caritas Romania e Caritas Italiana invitano alla presentazione del libro I romeni in Italia tra rifiuto e accoglienza

Roma, Accademia di Romania, giovedì 25 marzo 2010, ore 10.o0-12.15

Introducono:

Prof. Mihai Bărbulescu, Direttore dell’Accademia di Romania

S.E. Razvan Rusu, Ambasciatore di Romania in Italia

Dott. Giuseppe Maurizio Silveri, Direttore Generale Immigrazione del Ministero del Lavoro e Politiche Sociali

Dott. Massimiliano Monnanni, Direttore Generale Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale (UNAR)

Presentazione della ricerca

Dott. Antonio Ricci, Dossier Caritas/Migrantes e Prof.ssa Laura Timsa, Univ. “L. Blaga” di Sibiu

Commenti

Dott.ssa Miruna Căjvăneanu, Hotnews.ro/Gazeta Românească: Il punto di vista dei romeni

Dott. Roberto Nicastro, UniCredit: Il Credito ai Nuovi Cittadini

Don Livio Corazza, Caritas Italiana: Immigrazione in Europa e dimensione religiosa

Don Egidiu Condac, Confederatia Caritas Romania: Emigrazione impatto sulle famiglie

Conclusioni

Pref. Mario Ciclosi, Vice Capo Dipartimento Vicario Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno

Prof. Giorgio Alessandrini, Responsabile Organismo Nazionale di Coordinamento CNEL

Coordinamento dei lavori

Dott. Franco Pittau (Dossier Caritas/Migrantes)

Ai partecipanti verrà distribuito gratuitamente il volume bilingue edito da Idos/Sinnos

È stata predisposta una scheda riassuntiva per i giornalisti.

Alla fine dell’incontro gli interessati potranno partecipare a un concerto dei bambini della Missione greco-cattolica di Monaco di Baviera

Per informazioni, Centro Studi e Ricerche IDOS + 39-06-66514345; idos@dossierimmigrazione.it

Grande festa per gli 80 anni del pittore Constantin Udroiu

14 febbraio 2010 Commenti disabilitati

di Goffredo Palmerini

Da sinistra, C. Udroiu, D. Maffia, E. Colombo

ROMA, 5 febbraio – Piovigginava a Roma mercoledì pomeriggio, non tanto però da infastidire le fiaccole accese lungo il percorso d’accesso all’Accademia di Romania dal Viale delle Belle Arti a valle Giulia, sul quale prospettano la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e molte altre Accademie ed Istituti di cultura. Accese a giorno le luci ed aria di festa nei pressi del Salone delle Esposizioni. In fretta gli ospiti arrivano guadagnando l’ingresso. Si è quasi alle sei e mezza, l’ora fissata per il vernissage della mostra che celebra l’ottantesimo compleanno di Constantin Udroiu, nato il 3 febbraio 1930 a Bucarest ma da molti anni cittadino italiano nella capitale. Rimarrà aperta fino al 14 febbraio. Vi giungo, finalmente, con l’affanno del tempo tiranno, consumato dall’ansia d’un ritardo inopportuno, complice il traffico di Roma nei giorni di pioggia, i sensi unici che snervano e un parcheggio per l’auto, agognato come una pepita per il cercatore d’oro. E’ quasi l’ora della festa approntata dall’Accademia in onore del pittore ed intellettuale rumeno, italiano d’adozione dal 1971. La Romania non ha inteso lasciar passare inosservata questa tappa della vita dell’Artista, uno dei suoi grandi figli che in Italia ed in Europa hanno al meglio illustrato la cultura e l’arte del Paese d’origine. E non solo. Giacché Constantin Udroiu, per altro, è un testimone vivente dei principi di libertà e di democrazia durante gli anni del regime comunista, affermati e pagati a caro prezzo con una condanna a 22 anni di lavori forzati, sofferti con un decennio di dura carcerazione, fino al 1964. Ora la Romania libera, dopo il crollo del regime di Ceausescu seguito all’insurrezione popolare nel dicembre 1989, non manca mai un appuntamento dell’itinerario artistico per onorare il Maestro, manifestando ovunque riconoscenza verso l’intellettuale e stima verso l’Artista, con l’immancabile presenza delle rappresentanze diplomatiche rumene, in Italia e presso la Santa Sede, all’inaugurazione delle sue esposizioni. Ecco, per l’appunto, come è nata questa mostra per l’ottantesimo compleanno del maestro Udroiu. E non poteva che essere celebrata nella sede dell’Accademia di Romania, prestigiosa vetrina del fecondo mondo culturale del Paese, legato all’Italia da molteplici affinità per le comuni radici neolatine.

La Sala delle Esposizioni è già animata da numerosi ospiti. Brillano gli ori delle icone su un’intera parete, spiccano i colori intensi delle tele sugli altri lati. Luminosa e solare la sua pittura sapida, inconfondibile la cifra dell’Artista, densa e ricca la sua versatilità espressiva. Il Maestro è impegnato a conversare con il Senatore a vita Emilio Colombo, uno dei Padri della nostra Repubblica, deputato a soli 26 anni, il più giovane dell’Assemblea Costituente. Qualche minuto d’attesa per l’arrivo dell’Ambasciatore, Razvan Rusu, perché la cerimonia abbia inizio. In programma alcune testimonianze ed una presentazione critica dell’arte di Udroiu. E’ il direttore dell’Accademia di Romania, Mihai Barbulescu, a far gli onori di casa. Con parole che presto abbandonano i canoni della circostanza, egli esprime a Constantin Udroiu ammirazione per la sua arte, per l’onore che rende alla Romania, per l’opera assidua come “ambasciatore” insigne della cultura rumena nel mondo.

L’Ambasciatore di Romania in Italia, Razvan Rasu, nel suo intervento, rivolge all’Artista gli auguri per la felice ricorrenza e sopra tutto gli consegna la riconoscenza del Governo rumeno e dell’intero Paese, manifesta attraverso una pergamena, per aver illustrato la Romania attraverso le espressioni della sua arte, ma anche per il contributo ai valori di libertà reso con la sua testimonianza di vita. Intenso l’intervento del sen. Emilio Colombo, a nome proprio e della sua regione d’origine, la Basilicata, così tanto cara all’Artista da averle dedicato una significativa messe di lavori monumentali e di eventi espositivi.

Il turno per una testimonianza, come prevede il programma, è di chi scrive. Privati restano i sentimenti della mia amicizia, nata quasi tre decenni fa. Ma pubblico e doveroso è il tributo di gratitudine all’Artista, espresso per i tanti anni d’amministratore civico anche a nome della città che Udroiu molto ama, L’Aquila. Egli la scelse non a caso per tenervi la sua novantanovesima mostra personale, in ossequio al numero che distingue L’Aquila per il numero di Castelli che la fondarono, nel 1254. Nel 1984, al Forte Spagnolo, quella mostra fu un evento artistico di grande rilievo e da allora la città capoluogo d’Abruzzo è nel cuore di Constantin Udroiu. L’Artista volle rendere duraturo il suo sentimento verso la città con il dono alla Municipalità aquilana della Madonna dell’Amore, una grande icona che ha impreziosito la Sala della Giunta fin quando il terremoto del 6 aprile 2009 non ha devastato Palazzo Margherita d’Austria, come l’insieme dell’immenso patrimonio architettonico ed artistico cittadino e degli antichi Borghi che alla città fanno corona. Il dramma, per le vittime e le distruzioni del sisma, Udroiu l’ha sentito come suo, come ogni aquilano. Per la rete degli affetti, per l’amore verso una città preziosa d’arte e di storia, dove molte sue opere sono presenti in pinacoteche e collezioni private, dove ha tenuto altre due grandi esposizioni (nel 1989 a Paganica, nelle Scuderie del Palazzo Ducale, e nel 2001 all’Aquila, a Palazzo Antonelli-Dragonetti), dove ha realizzato due affreschi, al Centro Civico di Paganica e in una scuola elementare. Infine un legame con L’Aquila, il suo, reso ancor più forte per i suoi itinerari nell’arte sacra. La città lo ha sempre attratto per l’innata spiritualità, evocata dal messaggio universale di pace e perdono lasciato da papa Celestino V sette secoli fa con la Perdonanza, il primo giubileo della cristianità, istituita tre mesi prima di rinunciare al papato. Come pure per il segno impresso alla città dall’opera dei francescani dell’Osservanza sotto la guida di San Bernardino da Siena che all’Aquila volle venire a morire e dove le sue spoglie sono custodite nella basilica rinascimentale dedicata al suo nome.

Ancora una testimonianza di stima e d’affetto verso il Maestro giunge da mons. Pierdomenico Di Candia, Vicario generale dell’Arcidiocesi di Matera. Le relazioni artistiche intrattenute dal maestro Udroiu nelle chiese e nei conventi del materano sono numerose, ricorda il presule, come i lasciti di opere stupende che hanno arricchito quei luoghi di meditazione.

Il compito d’illustrare l’arte di Constantin Udroiu spetta al critico Dante Maffia, scrittore e poeta di notevole valore, docente di Letteratura italiana all’Università di Salerno. “Il percorso pittorico di Constantin Udroiu – afferma Dante Maffia – è estremamente complesso e si muove a un tempo su piani diversi, non trascurando di soffermarsi su quegli aspetti delle arti figurative che la gran parte dei pittori ha messo in disparte per ragioni che vanno dall’incompetenza fino all’ignoranza. I pittori oggi hanno fretta d’arrivare, curano soprattutto le pubbliche relazioni… Non è il caso di Constantin Udroiu che invece ha pensato esclusivamente al lavoro, alla qualità di un lavoro enorme che l’ha visto onnivoro in direzione della grafica (disegno, incisione, acquaforte, xilografia, litografia, acquatinta), della pittura (su tela, vetro e tavola) e dell’affresco. Egli viene dalla rigida scuola rumena degli studiosi di icone. I suoi studi l’hanno impegnato su testi di storia, di patristica, d’arte bizantina. Ed è per questo che ancor oggi è capace di produrre raffinate e perfette icone nella stretta osservanza di quelle antiche regole stabilite a Bisanzio. Il passo verso l’affresco è stato naturale ed oggi possiamo ammirare opere di Udroiu in chiese e conventi di tutta Europa: immense scene del vecchio e nuovo Testamento in un’interpretazione vibrante che ha il sapore umano dei tempi moderni. Il sacro di Udroiu è intinto fortemente di una terrestrità che è poi la nota alta delle sue realizzazioni. In altri termini sacro e profano in lui non sono nettamente divisi, ma trovano sempre una loro perfetta convivenza e si risolvono in un rapporto senza contrasti. Semmai – aggiunge Maffia – si integrano e si illuminano a vicenda. A compiere questa simbiosi è la natura essenzialmente religiosa di Constantin che non sa prescindere d’adornare di sacralità anche il nudo femminile, la natura morta o il paesaggio. Con il passare degli anni l’Artista ha sprigionato un cromatismo che si lega ad una luce compatta,  senza dispersioni. I colori hanno ritrovato la loro primigenia faccia, irrobustiti da una libertà festosa e voluttuosa. E’ memoria impressionistica sposata al fauve, con qualcosa di magico e fiabesco. Si può dire – conclude Maffia – che Costantin è un cavallo brado della pittura che sa però trovare la sua misura nel fuoco ardente della creazione e nella poesia rigorosa della sua anima…Quel che maggiormente sorregge la sua arte e la rende una preziosa miniera è l’umanità alta e profonda di questo figlio della latinità che ha saputo coniugare sempre una grande tenerezza con un’impeccabile tecnica”.