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Posts Tagged ‘rapporti Italia-Romania’

A gennaio in “Orizzonti culturali italo-romeni”

17 gennaio 2014 Commenti disabilitati


ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 1, gennaio 2014, anno IV), mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana
Settecento anni di Boccaccio, Bucarest celebra il grande italiano Per gli italianisti e per gli studiosi del Medioevo letterario, il 2013 è stato un anno del tutto speciale: si sono celebrati i 700 anni dalla nascita dello scrittore Giovanni Boccaccio (1313-1375). Corina Anton, professoressa dell’Università di Bucarest, presenta una rassegna degli eventi organizzati nella capitale romena per celebrare l’autore del Decameron, capolavoro alla base della prosa europea moderna. La nutrita serie di manifestazioni e interventi, di cui si dà qui conto, segnala il notevole interesse degli specialisti romeni per l’opera del grande classico italiano.

Mircea CartarescuLe donne e gli amori: rileggere Cărtărescu sulla scorta del Decameron «È il mio omaggio alla parte migliore del mondo». Del celebre Perché amiamo le donne, di cui lo stesso autore, Mircea Cărtărescu [foto a sinistra], così disse alcuni anni fa, si è scritto molto. Giovanni Rotiroti ne propone ora un’interessante chiave di rilettura a partire dal Decameron di Boccaccio, dove la maggior parte delle novelle è ispirata all’amore e ha come protagoniste le donne. Come in Boccaccio la donna non è più la figura evanescente della tradizione medievale, così in Cărtărescu si tenta il recupero del neosurrealismo romeno dei vari Gherasim Luca, Gellu Naum, Paul Păun, Virgil Teodorescu.

Arşavir Acterian: «Ricordi di Emil Cioran» «Emil Cioran è stato uno degli amici con cui negli anni ’30 mi intendevo meglio. Ci preoccupavamo intensamente di trovare un motivo all’ineluttabilità della sofferenza e della morte, cercando di convincerci reciprocamente che questa vita, a dispetto di tutti i suoi piaceri, non avesse alcun senso». Amintiri despre Emil Cioran è un ritratto-ricordo che Arşavir Acterian scrisse attorno agli anni ’90, pubblicando una corrispondenza epistolare che va dal 1933 ai primi anni Novanta, dove ben si riflettono molti tratti del carattere e del pensiero di Cioran. A cura di Francesco Testa.

Giancarlo Repetto: «Bucarest, dove le storie ti vengono a cercare» «Bucarest mi ha fatto ritrovare la voglia e il piacere di scrivere: è una città strana e affascinante nella quale le storie mi vengono a cercare». Dal 2008 Giancarlo Repetto insegna al Liceo bilingue «Dante Alighieri» di Bucarest e nel 2012 ha istituito, insieme a Smaranda Bratu Elian e Oana Bosca-Malin, il «Festival di lettura giovane». Autore di un romanzo e della recente raccolta di racconti Ventotto tagli di luna (Neos Edizioni, Torino 2013), il professor Repetto propone alcune considerazioni sulla società romena e sulla sua esperienza umana e professionale a Bucarest.

«Lo scultore delle campane»: Ştefan Călărăşanu, una vita donata all’arte Il 2 dicembre 2013 si è spento, all’età di 66 anni, l’artista Ştefan Călărăşanu, meglio noto come «lo scultore delle campane». Testimonianze della sua arte si trovano anche in Italia: nel 2012, lo scultore trascorse tre settimane a Menfi, in provincia di Agrigento, dove scolpì una campana di marmo che poi regalò alla comunità locale, in memoria del terremoto del 1968 nella Valle del Belice. Lo ricordiamo attraverso le immagini dei suoi disegni, realizzati durante quel soggiorno italiano, in prossima pubblicazione nel catalogo curato dall’amico Gianluca Testa, autore del presente testo.

«Literatura de azi», benvenuto a un nuovo sito letterario in lingua Inaugurato alcuni mesi fa, «Literatura de azi» è un sito ideato da una delle nuove leve di critici letterari romeni, Daniel Cristea-Enache, che ne è anche direttore. La rivista vuole essere una piattaforma di dialogo e discussione, una vetrina sulla cultura e sulla letteratura in generale, non solo romena, anche se questa ne è l’ingrediente principale, con il contributo di saggi, interventi, commenti, tratti da opere di scrittori. Tredici le rubriche e un parterre di collaboratori, critici, scrittori e artisti di primo piano. Ai colleghi di «Literatura de azi» un cordiale benvenuto e… spor la lucru!

Urmuz, il precursore romeno della letteratura Dada in Europa Il 2013 ha segnato la ricorrenza dei 130 anni dalla nascita e 90 anni dalla scomparsa di Urmuz, pseudonimo letterario di Demetru Demetrescu-Buzău (1883-1923). Definito da Eugène Ionesco un anticipatore della «tragedia del linguaggio», Urmuz è considerato un precursore della letteratura Dada in Europa. Ne evochiamo l’opera mediante due «antiprose» illustrative, L’imbuto e Stamate e Ismaïl e Turnavitu, tratte dall’antologia Poesia romena d’avanguardia. Testi e manifesti da Urmuz a Ion Caraion (a cura di Marco Cugno, con la collaborazione di Marin Mincu, Milano, Feltrinelli 1980).

urmuz pagini bizare

«Ciò che sono stata non è finito ancora». Versi di Riri Sylvia Manor Un soffio straripante di vita, sentimenti, emozioni nei nuovi versi di Riri Sylvia Manor: amore, tristezza, gioia di vivere, ricordi, vecchiaia fra passato, presente e futuro. Con trentotto composizioni inedite, nella sua nuova silloge poetica intitolata Încă (Tracus Arte, 2013) ritorna a incantarci la magia lirica dei versi della Manor, uniti da un filo che sembra voler tessere tutta un’esistenza sviscerata attraverso i ricordi, il presente, il continuo divenire e rinascere nonostante l’incalzare biologico dell’età, l’erotismo rivendicato e brandito come diritto e necessità vitali. A cura di Mauro Barindi.

Lambretta o vespa? Gli italiani negli anni del «miracolo economico»Lo scorso ottobre, il documentarista Enrico Settimi è intervenuto all’Università di Timisoara con un originale contributo dedicato al miracolo economico italiano degli anni Sessanta, visto attraverso il «filtro» della lambretta (cui ha dedicato un documentario distribuito dall’Istituto Luce). In questo articolo, senza trascurare la rivalità tra vespa e lambretta, Settimi analizza la rappresentazione di sé degli Italiani in quel periodo. Il quadro ci restituisce l’immagine di anni in chiaroscuro, pieni di luci e di ombre, ben lontani dai colori pastello dell’iconografia successiva.

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Zoom. Alla scoperta della Romania

1 febbraio 2013 4 commenti

[zoom]

Alla scoperta della Romania

di Valentina Elia

Globalizzazione e pregiudizi

Gadamer sosteneva che la vera grande ricchezza del continente europeo fosse semplicemente la sua capacità di essere un mosaico di diversità. Lo slogan stesso dell’Unione Europea, “Uniti nella diversità”, sembra risaltare e convalidare queste parole, suggerendo l’idea di un insieme di Stati aperti all’alterità. Ma è davvero proprio cosi? La diversità non viene più percepita come un pericolo o come una minaccia per la nostra identità? Difficile dirlo.

Potremmo cercare di analizzare la questione alla luce di complesse teorie sociologiche o filosofiche circa il rapporto Io-Altro che tanto ha interessato intellettuali appartenenti ai più disparati periodi storici.

Ma, in realtà, attraverso questa rubrica, non a caso chiamata Zoom, cercheremo di comprendere tale rapporto, le difficoltà, i limiti e i pregiudizi che inevitabilmente si porta dietro, da una prospettiva particolare. La mia esperienza personale.

Parlerò di una studentessa italiana di Lingue e letterature straniere, che un bel giorno decide di armarsi di bagagli e tanta curiosità e di trasferirsi per sei mesi in Romania.

Bucarest

Cercherò di portare alla luce una realtà delle cose che a volte fa a pugni con i pregiudizi della gente, un concetto di diversità ancora lontano dall’essere considerato un valore positivo e barriere fisiche, oramai invisibili in un mondo globale come il nostro, sostituite da barriere psicologiche, altrettanto invisibili, ma molto più grandi, che ci separano dagli altri.

Riduzione di distanze fisiche da un lato, quindi, ma fortificazioni di pregiudizi e identità dall’altro.

La globalizzazione, con le sue innumerevoli trasformazioni in ambito sociale, politico, economico e culturale, lancia delle sfide, costringendoci a ripensare, e, in alcuni casi a ridefinire, la nostra visione del mondo. E all’interno di tale scenario internazionale, l’Europa che ruolo svolge, considerando anche la crisi dello Stato-nazione?

Analizzando le due questioni, saremo inevitabilmente posti dinanzi a interrogativi a cui a volte non verranno date delle risposte, ma che costituiranno comunque spunti di riflessione.

Iniziamo quindi questo nostro viaggio insieme.

Noi e la studentessa con la valigia in mano per le strade di Iași…

Alla scoperta della Romania

1 Settembre 2008. Ore 10 del mattino. Aeroporto di Roma.

Lì, seduta in attesa del volo che mi portasse a Bucarest, mi domandavo, per l’ultima volta, se fossi certa di aver preso la decisione giusta.

Si trattava di fare un bel salto nel buio. E, forse, anche se un po’ tendevo a nasconderlo, mi spaventava l’idea di vivere per i successivi sei mesi in una nazione totalmente sconosciuta, e, per di più, con lati oscuri rimarcati più volte dai mass-media.

Ricordo che proprio quell’estate la televisione ci bombardò con fatti di cronaca nera. Lo scenario era sempre lo stesso: uomini e donne, di nazionalità rumena, legati alla criminalità.

Assassini, violentatori di donne, ladri, imbroglioni, violenti ed ubriachi. Sembravano tutti sinonimi di uno stesso termine. Romania. O almeno questo è quello che i mass-media ci spingevano a credere, alimentando cosi pregiudizi e intolleranze a volte covate sotto la cenere.

I riflettori portavano alla luce le violenze, le trasgressioni e le infrazioni di un popolo, ospite ingrato sul nostro territorio, togliendo voce, invece, a quella parte onesta e amante del lavoro,  che ogni giorno si prendeva cura dei nostri cari con pazienza e devozione, che lavorava i campi, e che decideva ogni singolo giorno di esser parte attiva della nostra società.moneta Carol I

Leggevo la paura negli occhi dei miei genitori, soprattutto di mio padre. Non deve esser semplice scacciare i pregiudizi e i cattivi pensieri quando ad essere coinvolta è una persona a te cara.

Ma forse fu proprio questa loro paura, e la mia voglia di dimostrare che potevo farcela anche da sola, anche a chilometri di distanza, anche in mezzo a una marea di pregiudizi, a darmi la spinta necessaria per prendere la valigia in mano ed imbarcarmi.

Ad attendermi, dopo un’ora e mezza di volo, una grigia Bucarest, e un taxi.

Al di là del finestrino si succedevano una serie di immagini, a volte familiari, e altre volte completamente nuove e strane per gli occhi di una giovane studentessa italiana che non aveva mai messo piede al di fuori della propria realtà ovattata. Capannoni di legno semi distrutti, bestiame per strada e, di tanto in tanto, ragazzini dall’aspetto schernito, simboli di una faccia della medaglia, e  divenuti poi costanti della mia permanenza in Romania. Ma questo l’avrei capito solo in seguito.

Un viaggio interminabile, poi l’arrivo, finalmente, a Iași.

Il sole, tanto verde e fiori intorno a me, un immenso studentato, un portinaio super disponibile e giovani provenienti da ogni angolo della terra sono i miei primi ricordi.

Ma anche la paura o forse la speranza di scoprire una nuova realtà. La si leggeva nei miei occhi e in quelli di tutti i ragazzi Erasmus di quella stagione…

Due facce di una stessa medaglia. Insomma, una Romania ancora tutta da scoprire.

v. elia

Valentina Elia ha studiato all’Università di Bari, dove ha conseguito la laurea triennale, in lingue e letterature straniere, e quella magistrale, in lingue moderne per la cooperazione internazionale. Tra le lingue studiate, il romeno, che ha approfondito in un soggiorno di sei mesi a Iași. Ha collaborato con associazioni impegnate nell’integrazione degli immigrati. Dal 1 febbraio 2013, fa parte della redazione del sito web di FIRI. Vive a Grottaglie, nella provincia di Taranto.

“La Romania nella politica estera italiana. 1915-1965”

18 gennaio 2010 Commenti disabilitati

Venerdì, 22 gennaio 2010, ore 18,30
Accademia di Romania a Roma, Sala Conferenze

Presentazione del volume di Giuliano Caroli, La Romania nella politica estera italiana. 1915-1965. Luci e ombre di un’amicizia storica

Italia e Romania sono state sempre definite due nazioni “sorelle”, unite dalla stessa cultura originaria, dallo stesso ceppo linguistico. Dalla antica conquista della Dacia da parte di Traiano e dalla conseguente formazione della civiltà daco-romana, la latinità dei due Paesi attraverso le diverse vicende storiche è rimasta un dato costante. (…) Una riflessione conclusiva che possiamo trarre dalle vicende storiche che Caroli ha saputo ricostruire nel suo volume è questa: solo nella organizzazione politica, economica e culturale dell’Europa democratica Italia e Romania possono ritrovare e valorizzare compiutamente le loro origini storico-culturali comuni (dalla Prefazione di Giuseppe Vedovato, Presidente emerito del Consiglio d’Europa).
Giuliano Caroli è professore associato di Storia delle Relazioni Internazionali presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Unisu, Università telematica delle Scienze umane “Nicolò Cusano” di Roma, già docente di Storia diplomatica presso il Corso di laurea in Scienze internazionali e diplomatiche dell’Università di Gorizia e di Storia delle Relazioni Internazionali presso la Libera Università degli Studi “S. Pio V” di Roma. Da molti anni si interessa in modo particolare alla storia delle relazioni politico-diplomatiche tra Italia e Romania ed ha pubblicato su questo argomento volumi e saggi su diverse riviste specializzate.
Il volume sarà presentato dal prof. Gianluigi Rossi, preside della Facoltà di Scienze Politiche del’Università “La Sapienza”  di Roma e dal prof. Lauro Grassi dell’Università degli Studi di Milano.

130 anni di rapporti diplomatici Italia-Romania

15 dicembre 2009 Commenti disabilitati

130 anni di rapporti diplomatici Italia-Romania: parla l’Ambasciatore d’Italia a Bucarest, Mario Cospito

Bucarest, venerdì 11 dicembre (Romanian Global News)

Discorso dell’Ambasciatore Mario Cospito, durante la celebrazione dei 130 anni di relazioni diplomatiche tra la Romania e l’Italia, il 10 dicembre:

“Signor Segretario di Stato, eccellenze colleghi del corpo diplomatico, signore e signori,

Vorrei iniziare il mio discorso riferendovi un episodio ricorrente nel corso delle mie visite ufficiali in città della Romania. Nelle città del vostro Paese trovo spesso la statua della “lupa capitolina”, simbolo della romanità e delle radici latine di questo Paese. Davanti a queste statue molti sindaci mi ricordano il motto romeno “noi suntem urmaşii Romei” (“noi siamo i seguaci di Roma”). Il richiamo orgoglioso alle comuni origini latine ed il legame che unisce la Romania all’antica Roma e’ un elemento che da secoli unisce i nostri popoli e che conferisce ancora maggior rilievo alla celebrazione dei 130 anni di relazioni diplomatiche tra i nostri Paesi.

Questo anniversario costituisce un evento particolarmente significativo che cade nello stesso anno in cui si celebra il ventennale della nascita della democrazia romena post-decembrista. Vent’anni che hanno visto consolidarsi una vicinanza storicamente fondata sulle comuni radici culturali e soltanto temporaneamente interrotta dal regime comunista. Non a caso,l’Italia è stato uno dei più assertivi sostenitori dell’adesione della Romania alla NATO ed all’Unione Europea ed ancora oggi sono comuni le battaglie condotte insieme a Bruxelles sia nell’ambito dell’Alleanza atlantica che a favore del processo d’integrazione europea. Un partenariato dalla forte valenza geopolitica che vede l’Italia proiettata verso il Mediterraneo e la Romania rivestire un ruolo cruciale nel sud-est Europa e nella zona del Mar Nero con il comune interesse ad una rapida stabilizzazione ed integrazione in Europa dei Balcani occidentali. La condivisione di valori comuni e l’intensa cooperazione bilaterale in campo politico, economico, sociale e culturale richiedono sempre maggiore interazione tra i nostri Governi ed una costante e proficua attivazione dei canali diplomatici.

Tra i tanti settori di collaborazione, quello economico riveste particolare importanza: non cito i dati già menzionati dal Segretario di Stato Bogdan Mazuru che danno la cifra dell’intensità dei nostri rapporti commerciali. Nonostante la crisi economica in atto, tali rapporti resta solido e con prospettive di rafforzamento. La presenza attuale della grande impresa italiana ha seguito quella di migliaia di imprenditori che, partendo dal miracolo di Timişoara, hanno eletto la Romania a seconda patria. Una scelta dovuta non soltanto alle favorevoli condizioni di crescita ma anche alla vicinanza culturale e linguistica tra i nostri Paesi. Una situazione straordinaria che occorre utilizzare per sostenere il reciproco sviluppo e per far fronte comune alle sfide economiche e sociali del nostro tempo. In tale contesto segnalo come oltre un milione di romeni abbiano scelto l’Italia come destinazione dove lavorare e studiare; le imprese e le famiglie italiane a loro volta apprezzano la professionalità e l’affidabilità dei lavoratori romeni. Un esempio tangibile di questa straordinaria presenza e’ dato dalla città di Torino dove oggi vivono oltre 100.000 romeni: il 12% della popolazione urbana. Un segno importante di quanto le comunità romene in Italia costituiscano una parte significativa della società civile italiana.

Infine, ma non meno importante, per rimarcare e per rafforzare il legame culturale tra i due Paesi, in nome della latinità sono stati avviati progetti di collaborazione a livello accademico affiancati da un grande numero di strutture scolastiche bilingui.

Anche le celebrazioni dell’anniversario dei 130 anni dell’apertura delle relazioni diplomatiche costituiscono un’occasione di rilancio della cooperazione bilaterale: la “crisi sociale” seguita ad alcuni noti fatti di cronaca ha monopolizzato il rapporto bilaterale fino al febbraio scorso, ma ha ben presto lasciato spazio ad un intenso scambio di visite di Governo che hanno sgombrato il campo da equivoci ed incomprensioni ed hanno aperto la strada per una cooperazione politica ed amministrativa sempre più stretta (negli ultimi nove mesi sono venuti a Bucarest i Ministri italiani degli Esteri, della Difesa, dell’Interno e delle Politiche comunitarie). Una cooperazione richiesta non soltanto dai nostri Paesi ma dalla stessa Europa: sono infatti numerosi i campi in cui i nostri interessi convergono e quelli in cui lo scambio di esperienze favorisce un quadro di reciproco sviluppo. Vi sono dunque tutte le premesse affinché l’Accordo di partenariato rafforzato bilaterale del 2006 e le conclusioni del primo Vertice intergovernativo del 2008 vengano rilanciate in attesa del prossimo Vertice intergovernativo, che dovrebbe tenersi a Bucarest nei primi mesi del prossimo anno. Un’ulteriore occasione per sottolineare la straordinaria ricchezza dei nostri rapporti e per aprire una nuova fase della cooperazione bilaterale rendendo sempre più concreto nei nostri Paesi il modello europeo di crescita sostenibile, di progresso sociale e di democrazia della partecipazione e dei diritti”.

Franco Frattini a Bucarest: “I romeni morti nel terremoto di L’Aquila sono anche i nostri morti”

7 luglio 2009 2 commenti

Un messaggio di speranza e di ottimismo per l’amicizia italo-romena, nonostante alcuni malintesi recenti e nonostante la crisi finanziaria mondiale attuale


Rapporti economici, cooperazione nei campi dell’industria e della difesa e poi la collaborazione messa in campo “con soddisfazione” negli ultimi mesi in materia di immigrazione: sono questi i temi al centro della missione del Ministro Franco Frattini, che oggi 7 luglio, alla vigilia del G8, si trova a Bucarest, invitato dal suo omologo romeno, Cristian Diaconescu al „Forum Economico Italia-Romania: soluzioni per il superamento della crisi”, organizzato da Unimpresa Romania (l’associazione delle aziende romene a capitale parziale o totale italiano).

Al centro del colloquio con Diaconescu ci sono inoltre temi dell’attualità internazionale (la Presidenza italiana del G8, l’Afghanistan, la riforma delle Nazioni Unite) ed europea: il Trattato di Lisbona, l’allargamento a Croazia e Balcani occidentali, le relazioni Ue-Russia, il partenariato orientale. In un messaggio esclusivo rilasciato al giornale “Cotidianul”, Frattini ha dichiarato: “La mia visita di oggi a Bucarest ha lo scopo di consolidare i già stretti legami politici, economici e culturali che hanni unito lungo la storia la Romania e l’Italia”, ricordando che quest’anno ricorre il centenario della prima cattedra di lingua italiana istituita all’Università di Bucarest, e sottolineando il livello degli scambi commerciali (12 miliardi di euro), rispecchiato anche dai 345 voli diretti, tra 12 città della Romania e 22 città italiane. “Si tratta di numeri eccezionali, che abbiamo solo con la Romania.” Inoltre, ha aggiunto il ministro italiano, “oggi collaboriamo a Bruxelles, tanto nell’ambito dell’Unione Europea quanto all’interno della NATO, come partners uguali. Ricordo anche la stretta collaborazione tra i militari italiani e gli ufficiali e i soldati romeni in operazioni di peace keeping, come ad esempio in Bosnia e Kossovo”.

Infine, riferendosi ai romeni in Italia, Frattini ha dichiarato: “I lettori del giornale sanno probabilmente molte cose sull’Italia. Voglio solo assicurare tutti coloro che hanno amici e parenti nel mio Paese che l’Italia è e resta una terra ospitale e che il popolo italiano è tra i più generosi e riconoscenti popoli. Ecco perché non dimentichiamo le vittime romene del terremoto di l’Aquila o la badante di Viareggio [Ana Habic, morta insieme all’anziano che assisteva, Mario Pucci, n.n.], deceduta nel tragico evento della settimana scorsa. Essi sono anche i nostri morti. Non ho motivi per dubitare del fatto che gli amici romeni continueranno a trovarsi bene in Italia”.

Due lettere targate FIRI contro la discriminazione etnica

7 marzo 2009 Commenti disabilitati

Dopo la recente presa di posizione FIRI contro l’articolo xenofobo di Giordano Bruno Guerri pubblicato su “Il Giornale”, altre due lettere aperte, complementari e convergenti, hanno lo stesso tema, purtroppo di grande attualità, soprattutto nel caso dei romeni, in questi primi mesi del 2009: la discriminazione su base etnica.

Giovanni Casadio, professore ordinario di Storia delle religioni all’Università di Salerno, ha scritto  il 1 marzo una lettera aperta ad Antonio Polito, Direttore del quotidiano “Il Riformista”, in cui replica all’articolo di Lucetta Scaraffia. Potete leggere il testo della lettera aperta e l’articolo incriminato cliccando qui.

Un’altra lettera aperta, del 3 marzo, indirizzata al senatore romeno Viorel Badea e ai due ministri degli esteri Diaconescu e Frattini, sottoscritta dal presidente di FIRI e dal presidente dell’Associazione Siculo-Romena di Catania, richiama l’attenzione sulle ingerenze della politica e delle autorità romene nell’associazionismo italiano, sollevando la questione della discriminazione, nutrita o tollerata, nei confronti degli italiani o comunque dei non-romeni all’interno dell’associazionismo italiano per i romeni. Il testo di questa  lettera può essere letto qui.