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Posts Tagged ‘ortodossi in Italia’

Sostegno ortodosso per i crocifissi nelle scuole italiane

17 gennaio 2010 Commenti disabilitati

Dopo le autorità ortodosse russe e greche, anche la diocesi ortodossa romena in Italia scende in campo a favore dei crocifissi nelle scuole

“La Diocesi Ortodossa Romena d’Italia ha appreso con preoccupazione la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani con cui viene chiesta la rimozione dei crocifissi nelle aule delle scuole pubbliche italiane”, si legge in un comunicato stampa emesso giovedì 14 gennaio e pubblicato sul sito web della Diocesi.

“La Diocesi Ortodossa Romena d’Italia sostiene”, prosegue il comunicato, “insieme al Patriarcato Romeno, tutte quelle reazioni e iniziative dello Stato Italiano in cui è ribadito il fatto che la presenza nello spazio pubblico di alcuni simboli fondanti della civiltà europea, come la croce, è utile e necessaria”. Secondo le autorità ortodosse, la familiarità con tali simboli è un elemento imprescindibile dell’educazione e “dell’apprendimento dei valori civici elementari”. Viene così sottolineato, “in nome degli oltre studenti ortodossi romeni che frequentano le 116 parrocchie e 5 monasteri della Diocesi”, il sostegno a favore degli sforzi delle autorità civili e religiose italiane, volti a mantenere i simboli cristiani nelle scuole pubbliche.

Una posizione simile avevano espresso già da novembre le autorità della chiesa greca, tramite l’arcivescovo di Atene Ieronimo, che si era dichiarato pronto a convocare un Sinodo straordinario per evitare che il caso italiano diventasse un precedente. Criticando la sentenza della Corte di Strasburgo, Ieronimo aveva detto “i diritti sono anche delle maggioranze, non solo delle minoranze”.

Anche il Patriarca ortodosso russo Kirill ha assicurato il sostegno della chiesa di Mosca al governo italiano nella battaglia per mantenere il crocefisso nelle scuole.

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Il “laico” Sergio Romano e l’ora di religione

27 ottobre 2009 3 commenti

Il “laico” Sergio Romano e l’ora di religione. Lettera al Corriere della Sera

di Giovanni Casadio

Roma, 25 ottobre (FIRI). Il testo che segue è la replica del prof. Giovanni Casadio dell’Università di Salerno (membro FIRI), alla posizione espressa da Sergio Romano su un tema di grande attualità – lo studio delle religioni nelle scuole –, anche a proposito della notevole presenza di cristiano-ortodossi in Italia, rappresentati dalla già numerosa comunità romena e da altre in aumento – gli ortodossi provenienti da Stati ex-sovietici.

In riferimento alla “Risposta” di Sergio Romano “L’ora di religione a scuola e l’insegnamento dell’islam” in Corriere della Sera, devo manifestare – in quanto storico ed esperto del fatto religioso – il mio assoluto dissenso.

Riassumo brevemente le sue opinioni, che discuterò sotto: 1. Il problema si presenterebbe in altri paesi d’Europa, tra cui la Germania. 2. A differenza di altri casi (“ortodossi, buddisti, induisti”) il numero dei musulmani in alcune scuole rappresenterebbe “spesso un quinto della classe”. 3. La chiesa cattolica sarebbe contraria all’insegnamento di “storia delle religioni” (auspicato da Romano, oltre che, in recenti interventi, da ebrei, protestanti e settori sensibili del pensiero laico, insegnamento che però chi scrive preferirebbe chiamare “scienza” o “studio” delle religioni: e non è differenza da poco) in quanto tale insegnamento collocherebbe tutte le religioni sullo stesso piano e sarebbe quindi un’ espressione di “relativismo”. 4. “Quindi delle due l’una: o si cancella l’ora di religione o la si permette anche ai musulmani”.

guarino

1. In Germania ci sono quasi tre milioni di Turchi di cui 1,688,370 cittadini turchi e 840,000 di cittadinanza tedesca. E inoltre Indiani, Pakistani, Afgani, Iraniani. Nell’insieme i musulmani rappresentano il 5.4% della popolazione. L’insegnamento di religione, che non è opzionale ma obbligatorio (con l’eccezione di Berlino, Brema e il Brandenburgo; in certi Länder peraltro si può optare per l’insegnamento di etica) e confessionale, gestito dallo Stato in cooperazione con le chiese cattolica o evangelica (luterana). In nessuna scuola è previsto l’insegnamento della religione islamica in via confessionale (il che sarebbe peraltro impossibile in quanto non esiste una organizzazione ecclesiale con una gerarchia riconosciuta da tutti gli islamici). Nel nostro paese la situazione è totalmente diversa. Il numero di fedeli musulmani in Italia è incerto, varia da un massimo di 1.300.000,  secondo le stime del Dossier 2008 Caritas/Migrantes, a  un minimo di 850.000 secondo il Cesnur di Massimo Introvigne su dati 2006, ma si aggira certo attorno al milione di unità, corrispondente all’incirca all’ 1,5% della popolazione italiana. Di questi solo 70.000 circa sono cittadini italiani.

2. Solo se si considerano musulmani gli agnostici albanesi si possono avere classi con un quinto di allievi islamici. Se Romano o altri conoscono dati statistici diversi li esibiscano. Quello che io so invece per certo è che in Italia ci sono oltre un milione di Romeni (cristiani ortodossi al 86,7 %) e 132.000 Moldavi (ortodossi al 98%). In certi comuni del Lazio, del Piemonte o della Romagna, ma anche in altre regioni italiane, essi sono presenti in forte concentrazione, perciò è un dato di fatto che in alcune classi una notevole quota  degli alunni si riconoscono nella fede cristiana ortodossa. Non risulta che la Biserica Ortodoxă Română, ben presente in Italia a livello di Episcopia (diocesi), abbia chiesto ufficialmente l’insegnamento della religione cristiana di confessione ortodossa, o si stia movendo in questa direzione.

3. La chiesa cattolica si avvale del privilegio concessogli dallo stato italiano con la legge 25 marzo 1985 (cosiddetta revisione del concordato firmata da B. Craxi e A. Casaroli). Il cattolicesimo non è più “sola religione dello stato italiano” (come nei patti lateranensi del 1929), ma, essendo “i principi del cattolicesimo … parte del patrimonio storico del popolo italiano”, la chiesa propone nelle scuole pubbliche (e a spese dello stato italiano) un insegnamento della religione cattolica “culturale”, non catechetico, confessionale nel suo contenuto ma non nella sua finalità, aperto a tutti ma non obbligatorio. Il 10 % degli allievi che chiede di “non avvalersi di detto insegnamento” sono liberi di andarsene per i fatti loro. Il risultato è che sia i renitenti, sia il 90 % di studenti che riceve le lezioni di docenti nominati dall’autorità ecclesiastica (senza nessun controllo culturale da parte di organi competenti, come invece avviene in Germania o in Gran Bretagna dove gli insegnati hanno un diploma di stato fortemente qualificato) escono dalle scuole superiori senza avere acquisito una seppur minima  conoscenza dei fatti religiosi,  compresi quelli cristiani (di norma non hanno mai letto una pagina della Bibbia e neanche sanno i nomi dei 4 evangelisti).

Il relativismo ratzingeriano qui non c’entra nulla: è il solito immobilismo italiano combinato a un intreccio di interessi, anche economici.

4. L’ora di religione ai musulmani? Un vero nonsense. A parte l’impossibilità pratica per la ragione che mancano organi centralizzati e le ragioni di ordine culturale che sono state esposte in vari autorevoli interventi (i giovani a scuola devono apprendere la religione degli altri, la propria l’hanno già assorbita nella propria famiglia e comunità), in Italia – come d’altra parte in altre parti d’Europa – il cattolicesimo non è solo la religione della stragrande maggioranza degli italiani ma anche, come recita il dettato del concordato, “parte del patrimonio storico del popolo italiano” e, in quanto tale, elemento imprescindibile della storia nazionale.

Un scuola che non lo insegna, o l’insegna male, pregiudica gravemente la formazione culturale (non quella religiosa! che non è di competenza dell’insegnamento pubblico) dei nostri studenti in quanto cittadini italiani.

E i risultati si vedono.

Prima diocesi ortodossa romena, in Toscana

5 maggio 2008 Commenti disabilitati

Lucca, 8 maggio: nasce la prima diocesi ortodossa romena d’Italia

Un evento ecumenico di importanza internazionale. Lucca diventa sede della diocesi Ortodossa romena d’Italia. Giovedì 8 maggio alle 10 nella chiesa di Sant’Anastasio nell’omonima via del centro storico – consegnata nel maggio del 2007 da monsignor Castellani ai cristiani ortodossi di Lucca – si svolgerà la «intronizzazione» di monsignor Siluan Span come vescovo della diocesi ortodossa romena d’Italia.

Si tratta per questa comunità cristiana (che comprende circa seicento persone) di una nuova diocesi, anche se a Lucca di fatto non avrà la sua sede territoriale in quanto il vescovo Siluan Span risiederà nei pressi di Roma. Perché allora è stata scelta la nostra città? «La scelta è stata fatta dalle stesse gerarchie ortodosse romene proprio per l’ottima relazione esistente in questa città tra i cristiani delle diverse tradizioni» come sostiene padre Liviu Marina, parroco della comunità lucchese. (…) «Nel dialogo fecondo che da anni si è instaurato tra cattolici e ortodossi a Lucca, e tra questi e le chiese riformate — sostiene monsignor Italo Castellani, arcivescovo di Lucca — la nascita di una diocesi ortodossa romena d’Italia non può che riempirci di gioia. Ringrazio in particolare monsignor Iosif, Metropolita Ortodosso romeno di Parigi, che ha scelto Lucca per l’intronizzazione di monsignor Siluan Span. Questo avvenimento si inserisce nel solco di quell’ecumenismo che deve portare tutti all’accoglienza reciproca, nel nome della fratellanza in Cristo e nella ricerca della pace. Sono certo che questo ulteriore segno di fraternità possa rientrare quindi anche nella collaborazione per lo sviluppo sociale dei numerosissimi fratelli e sorelle romeni che operano sul nostro territorio e in tutta Italia».

La celebrazione dell’otto maggio in Sant’Anastasio vedrà confluire a Lucca metropoliti e vescovi ortodossi dalla Romania, il metropolita ortodosso romeno di Parigi Iosif, oltre a molti parroci e delegazioni delle parrocchie romene italiane ed estere. Saranno presenti anche diversi vescovi cattolici, rappresentanti dei vertici del Pontificio Consiglio per l’ecumenismo e vescovi di diverse città italiane.

Il programma della giornata di giovedì prossimo prevede alle 10 la liturgia e alle 12 il rito di intronizzazione. Alle 21, sempre nella chiesa di Sant’Anastasio, il coro Bizantion di Iaşi offrirà un concerto di canti della liturgia bizantina ortodossa. Un’occasione unica e preziosa per apprezzare la spiritualità ortodossa espressa attraverso il canto.

Emanuela Benvenuti, La Nazione