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Posts Tagged ‘letteratura rumena’

A dicembre in “Orizzonti culturali italo-romeni”

17 dicembre 2014 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 12, dicembre, anno IV), mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana
La scultura di Paul Neagu: tre grandi mostre a Timişoara e Cluj-Napoca A dieci anni dalla sua scomparsa, la Romania rende omaggio a Paul Neagu, grande scultore neovanguardista, nato in Romania nel 1938 e stabilitosi a Londra nel 1970. Due mostre a Timişoara e una a Cluj-Napoca offrono una panoramica dell’opera di questo artista che, come ha scritto Sir Nicholas Serota, direttore del Tate Museum di Londra, «ha scoperto un nuovo linguaggio nella scultura, con radici nella sua eredità romena, senza però rimanere circoscritto a questa eredità». Partner media del progetto, la nostra rivista pubblica una presentazione a cura di Ileana Pintilie e i due cataloghi.

E Cioran fece il ritratto del suo «miglior amico»: Benjamin Fondane «Il suo temperamento era così esplosivo che avrebbe voluto far scoppiare le limitazioni del linguaggio, avrebbe voluto far esplodere le parole… ma, allo stesso tempo, era uomo della parola. Era un uomo nobile che viveva in un’epoca buia. Pensare a lui è come pensare a una persona nobile. Non era né credente né non-credente, ma entrambe le cose». Così scrive Cioran del suo amico Benjamin Fondane: un incontro decisivo nel 1942, in una Parigi occupata dai nazisti, che porterà Cioran a fare i conti con gli abbagli ideologici della propria giovinezza. Ampio studio di Giovanni Rotiroti.

Mihai_MălaimareEchi d’Italia al teatro romeno: Mihai Mălaimare, attore e regista Ospite questo mese de «Gli invitati di Smaranda Bratu Elian» è Mihai Mălaimare [foto accanto], personalità di spicco del teatro romeno, attore e regista con un attivo costituito dalla messa in scena di oltre venti spettacoli e l’interpretazione di innumerevoli personaggi cinematografici e teatrali. Nel 1990 dà vita al Teatro Masca, caratterizzato da una visione particolare, derivata in gran parte dalla tradizione teatrale italiana. Nell’ampia intervista, Mălaimare traccia una panoramica del suo lavoro teatrale e interessanti riflessioni, tra l’altro, su commedia dell’arte, teatro di gesto e teatro di parola.

Invito a editori e studiosi: creiamo insieme la «Biblioteca Orizzonti» Nel quarto anniversario di pubblicazione, la nostra rivista lancia la nuova iniziativa di una «Biblioteca Orizzonti» per offrire integralmente (in formato pdf) libri già pubblicati e testi inediti relativi alla cultura romena e italiana, nonché ai rapporti culturali italo-romeni. Invitiamo gli editori italiani e romeni, tutti i romenisti italiani, gli italianisti romeni e gli studiosi di varie specialità a contribuire con l’invio di loro pubblicazioni e/o lavori inediti dedicati ai legami tra i due Paesi e culture. Saremo lieti di pubblicarli, a vantaggio di una loro maggior circolazione e diffusione.

Hortensia Papadat-Bengescu e il suo «Concert din muzică de Bach» Un concentrato di debolezze e di miserie umane, di cinismo e di arrivismo, di amore e di eros piegati il più delle volte a fini puramente carnali o utilitaristici. Un panorama di introspezione psicologica desolante e spietato, incastonato nella cornice urbana di Bucarest: questo è ciò che offre Hortensia Papadat-Bengescu (1876-1955) in Concert din muzică de Bach (1927), il romanzo più noto di questa scrittrice nonché una delle prove più smaglianti della narrativa romena interbellica. Postilla: un altro «classico» non ancora tradotto in italiano e in attesa di editore. A cura di Mauro Barindi.

Viaggio e ritorno: un mito della letteratura d’immigrazione italofona Il mito del viaggio non ha perso i suoi significati nella letteratura d’immigrazione contemporanea, anzi si è arricchito di nuove espressioni: l’uomo porta in sé questo fantasma e lo perpetua in forme evolute. Ana Maria Tomaziu Pătraşcu analizza il «ritorno a casa» nell’antologia bilingue a cura di Irina Ţurcanu Ritorno a casa (2013), e ne L’italiana di Joseph Zoderer (1982, traduzione italiana 1985). Il viaggio è una scommessa ambivalente: produce alienazione, con l’ego-nomade che si dissipa nel mondo, ma anche ritorno, cioè ritrovamento di sé nel recupero del senso primordiale.

Galileo Galilei a 450 anni dalla nascita. Interviene Magda Stavinschi Magda Stavinschi, maggior astronomo romeno contemporaneo, direttore dell’Osservatorio Astronomico dell’Accademia Romena tra il 1990 e il 2005, propone un ritratto di Galileo Galilei a 450 anni dalla nascita del grande toscano. La vita e le scoperte, e in particolare le vicende legate al processo, sono al centro dell’attenzione della studiosa, che sottolinea come tale processo si sia concluso soltanto nel 1992, quando il papa Giovanni Paolo II propose una rinnovata ermeneutica dei rapporti tra scienza e fede ed espresse profondo rincrescimento per il modo in cui venne trattato il caso Galilei.

Pierfranco Bruni: «Claretta e Benito, un romanzo di passione e morte» Pedepsiţi în iubire (Ed. Capriccio, Piatra-Neamţ, 2014) è il titolo della traduzione romena del romanzo Passione e morte. Claretta e Ben di Pierfranco Bruni, dedicato a ridisegnare i contorni della storia d’amore tra Claretta Petacci e Benito Mussolini. Ştefan Damian, che ha tradotto il romanzo, ha intervistato l’autore, approfondendo il tema dell’invenzione narrativa e le ragioni della scrittura di Bruni, all’origine di un’opera poliedrica che comprende tra l’altro versi, racconti, romanzi, saggi sulla letteratura italiana del Novecento e sulla cultura poetica della Magna Grecia.

Luminița Țăranu, il poliedrico percorso di un’artista romena di successo Voce significativa del panorama artistico contemporaneo, Luminița Țăranu è un’artista romena ben affermata anche in Italia. Nata nel 1960 a Lugoj e dal 1987 stabilita in provincia di Roma, ha realizzato un percorso artistico che va dalle rappresentazioni postclassiche alle installazioni di avanguardia, dipinti, megaoggetti/sculture e interventi artistici in opere di ristrutturazione architettonica. Nel 2013-2014 ha realizzato uno dei suoi progetti più importanti: «Columna mutātio», opera ispirata alla Colonna di Traiano. Presentazione di Claudia Mandi.

«Salazar e la rivoluzione in Portogallo». Note su Mircea Eliade Mircea Eliade visse per qualche anno anche a Lisbona lavorando presso la legazione romena e lì, mentre nel resto d’Europa infuriava la guerra, scoprì il regime salazarista, fautore di una rivoluzione spirituale che secondo lo storico delle religioni era da contrapporre non solo al comunismo ma anche al liberalismo e alla democrazia parlamentare. Filippo Coralli riflette su alcuni aspetti di quest’opera, interrogandosi in particolare su una domanda di fondo dello stesso Eliade: è possibile una rivoluzione sulla base di valori come quelli della dottrina sociale della Chiesa?

«Non sarà tempo di uccidere il tuo essere». Versi di Cezar Ivănescu Nato a Bârlad nel 1941, Cezar Ivănescu è un punto di riferimento della poesia romena contemporanea. I suoi versi sono un flusso ininterrotto in cui si intersecano registri sonori distinti, espressioni e sostanze polifoniche del suo vissuto orfico. «Morte» è la parola chiave di quasi tutta la sua produzione letteraria, che ci offre la cifra della sua avventura metafisica, impresa gnostica e insieme poetica. Pubblichiamo una selezione di versi estratti dal volume di saggi e testi poetici in romeno e italiano Sogno Suono Segno a cura di Geo Vasile (Il Foglio, Piombino 2014).

ocir dic 2014Eventi a Bucarest: Serata Italiana e commemorazione di Nina Façon Due significativi eventi hanno animato nello scorso novembre la vita culturale italo-romena di Bucarest: la diciannovesima Serata Italiana promossa dalla Humanitas, dedicata al romanzo di Paolo Giordano Il corpo umano, e una commemorazione dell’indimenticata italianista Nina Façon, a quarant’anni dalla sua scomparsa, organizzata da studenti e docenti della Cattedra d’italiano dell’Università della capitale. Presenti a quest’ultimo evento due allieve d’eccezione di Nina Façon: Doina Derer ed Eleonora Cărcăleanu. Cronache di Diana Constantin e George Ivan.

La censura: «call for papers» della rivista «Krypton» «Krypton», periodico semestrale del Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Straniere dell’Università Roma Tre, ha in corso di preparazione il numero 5/2015, dedicato al tema censura: cogliere nuovi aspetti della controversa relazione che lega potere, individui e collettività è l’obiettivo programmatico. Pubblichiamo il «call for papers» diffuso dalla rivista, con tutte le informazioni necessarie: gli articoli, redatti in una delle lingue previste (francese, inglese, italiano, portoghese, romeno, spagnolo) dovranno essere inviati entro il 20 dicembre 2014 all’indirizzo email di «Krypton».

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A novembre in “Orizzonti culturali italo-romeni”

4 novembre 2013 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 11, novembre 2013, anno III), mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

 Ocir nov. 2013Capolavori da salvare: le chiese in legno nei dintorni di Lugoj e Faget

Tra le straordinarie testimonianze di arte e spiritualità che costellano il territorio romeno, le antiche chiese di legno costituisco un capitolo di grande valore. Paolo Ceriani, ingegnere e specialista nel restauro dei monumenti, presenta con accurata documentazione fotografica alcune di queste chiese esistenti nel Banato, precisamente nell’area di Lugoj e Faget. Indiscutibile prodigio costruttivo di profondo valore storico e architettonico, oltre che ovviamente religioso, tali chiese sono attualmente interessate da un necessario progetto di restauro conservativo avviato dal Ministero della Cultura della Romania.

L’ortodossia romena, prospettive storiche e odierna presenza in Italia

La specificità culturale del popolo romeno, la cui presenza travalica i confini dell’attuale Romania, è inscindibilmente legata allo spazio in cui esso è vissuto e dove ha intessuto complesse relazioni con altre tradizioni. Sullo sfondo di un’efficace sintesi storica, Cesare Alzati segnala alcuni tratti essenziali dell’odierna presenza dell’ortodossia romena in Italia nel suo studio L’ortodossia nello spazio romeno e il significato della sua presenza in Italia per la comunione tra le Chiese pubblicato nel libro L’ortodossia in Italia. Le sfide di un incontro (EDB, Bologna 2011). Recensione di Giacomo Ruggeri.

«Do Not Cross»: eros e ricerca di sé nel nuovo romanzo di Dora Pavel

Le pulsioni erotiche e la ricerca di se stesso di un giovane omosessuale sono al centro del nuovo e avvincente romanzo, quasi un thriller, di Dora Pavel, intitolato Do Not Cross (Polirom, Iaşi 2013), un romanzo psicologico e forte dove tensione e introspezione si compenetrano sullo sfondo del drammatico rapimento del protagonista ad opera di uno psicolabile. Do Not Cross è certamente uno dei romanzi più interessanti e intensi usciti quest’anno in Romania, dove ha subito ricevuto una positiva accoglienza da parte della critica. A cura di Mauro Barindi.

Novità editoriale: Mircea Eliade, «Salazar e la rivoluzione in Portogallo»

A 71 anni dalla pubblicazione in Romania, il libro di Mircea Eliade Salazar e la rivoluzione in Portogallo approda anche in Italia, ad opera della casa editrice Bietti di Milano. Oltre al testo di Eliade – per la prima volta tradotto in italiano – il volume contiene due saggi critici, firmati da Sorin Alexandrescu, esegeta dell’opera eliadiana, e da Horia Corneliu Cicortaș, e verrà presentato in anteprima all’Accademia di Romania in Roma, il 7 novembre. Temi e attualità di questa novità editoriale vengono affrontati in una intervista con il curatore, Horia Corneliu Cicortaș.

Badea Cârțan, il contadino autodidatta arrivato a piedi a Roma

Lo storico Ionel Cionchin evoca la figura di Badea Cârţan (Gheorghe Cârțan, 1848-1911), il contadino amante dei libri e della storia diventato famoso per il suo viaggio a Roma, per vedere con i suoi occhi la Colonna Traiana. Partì a piedi dal suo villaggio, Cârţişoara (Sibiu), e vi arrivò dopo 45 giorni. Stanco come era, si addormentò sui gradini della Colonna e all’alba le guardie lo presero per un soldato daco sceso dal monumento, tale era la somiglianza. Ciò impressionò profondamente gli italiani e sui giornali del tempo uscì in prima pagina: «Un Daco è sceso dalla Colonna».

«Mi fu fatta la proposta di nascere uccello». Versi di Spiridon Popescu

È stata recentemente pubblicata, presso la Rediviva Edizioni di Milano, la silloge bilingue Supplemento di esistenza di Spiridon Popescu, a cura di Mirela Tingire. «Spiridon Popescu è un poeta particolare, con delle peculiarità alquanto rare. Per coloro che lo conoscono da vicino egli è il poeta che, attraverso il suo lirismo naturale, riesce a svelare ogni momento prosaico della vita. D’altronde la sua vita è un poema unico, un modo di essere interiore, fino ad arrivare all’estasi che solo la poesia riesce a creare» (Ion Hirghiduş). Pubblichiamo una selezione di versi.

do not cross
«Riviviscenze di lacerti». La pittura di Marco Paladini a Timişoara

Il 14 novembre sarà inaugurata la mostra «Riviviscenze di lacerti» di Marco Paladini, artista che vive da alcuni anni a Timişoara: «Per il mio lavoro, la contemplazione della bellezza e la sua relativa fruizione sono sempre stati motore energetico della mia creatività, ci dice. Da questo punto di vista credo di essere femmina che riceve la propria ingravidazione attraverso gli occhi. Il giorno in cui mi resi conto che in Italia questa realtà mi si sarebbe viepiù pregiudicata per ragioni socio-economiche ed etniche, incominciai a seguire un amico che da tempo frequentava la Romania».

Settimana della lingua italiana nel mondo: l’italiano parlato in Eritrea

Per la XIII Settimana della lingua italiana nel mondo, il Consolato Generale d’Italia a Timişoara, rappresentato dal dott. Flavio Ceneda, ha organizzato una serie di eventi tra i quali un’interessante conferenza del prof. Giampaolo Montesanto sull’italiano parlato in Eritrea. Il testo che qui pubblichiamo evoca la breve storia coloniale italiana e analizza i fenomeni linguistici che più hanno colpito l’attenzione del prof. Montesanto, docente di Lingue e Letterature Straniere presso l’Istituto Omnicompresivo ‘Guglielmo Marconi’ di Asmara, nel corso dei tredici anni trascorsi in Eritrea.

A marzo in “Orizzonti culturali italo-romeni”

6 marzo 2013 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 3, marzo 2013, anno III),

mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana

Mons. Bercea: Ioan Ploscaru, martire della persecuzione comunista

Arrestato nel 1949, chiuso per quindici anni nelle carceri comuniste, sorvegliato fino al 1989 dalla Securitate, il vescovo greco-cattolico Ioan Ploscaru è una personalità emblematica della comunità cristiana romena, segnata in tutte le sue confessioni dalla testimonianza di uomini che hanno pagato cara la loro fede in Cristo. Di recente è stato pubblicato in Italia il libro-testimonianza di Mons. Ploscaru, Catene e terrore. Un vescovo clandestino greco-cattolico nella persecuzione comunista in Romania (EDB, Bologna). Mons. Virgil Bercea, vescovo di Oradea, ne firma la prefazione.

Chiese romene in Italia, più vicine ai nostri immigrati. Parla P. Barbolovici

Il 16 marzo si terrà a Padova la presentazione del libro Catene e terrore di Ioan Ploscaru, organizzata da P. Vasile Alexandru Barbolovici. L’evento offre l’occasione per un dialogo sull’attuale situazione della Chiesa greco-cattolica romena, e non solo: «La Chiesa romano-cattolica italiana ha messo a disposizione degli immigrati romeni greco-cattolici e ortodossi molti luoghi di culto, esempio concreto di carità verso chi ha deciso di crearsi in Italia un futuro migliore. Noi pastori dobbiamo cercare di stare vicini ai nostri emigrati in ogni aspetto della vita, non soltanto in quello religioso».

Poesia è semplicità: Umberto Saba in Romania, a 130 anni dalla nascita

Il poeta Umberto Saba è conosciuto in Romania grazie a traduzioni pubblicate su varie riviste e a tre antologie (1944, 1970 e 2009). La più recente e complessa silloge, La capra e altri poemi / Capra şi alte poeme, è edita da Humanitas nella prestigiosa Biblioteca Italiana, a cura di Smaranda Bratu Elian, con traduzione e postfazione di Dinu Flâmând. «Un messaggio etico di semplicità e umiltà emerge dall’intera opera di Saba, la cui grandezza sta nella convinta adesione alla realtà, nei contenuti e nel linguaggio, insieme colto e semplice». Così Margherita Ganeri nella prefazione.

Fabio Stassi: «Credo nell’utopia di una letteratura libera e cosmopolita»

«Mi piacerebbe essere in qualche modo considerato uno scrittore siciliano, tunisino, cartaginese, albanese, sudamericano e forse anche romeno, un uomo che appartiene al nostro tempo meticcio. Continuo a credere, in maniera infantile, nell’utopia di una letteratura che abbia ancora al centro il personaggio-uomo, e che sia libera, e cosmopolita». Così Fabio Stassi, scrittore, che si presenta sulla scena culturale romena con il suo libro L’ultimo ballo di Charlot (Sellerio Editore 2012, ora in uscita presso Polirom). Cerasela Barbone, la traduttrice, lo ha intervistato.

«La poesia è anzitutto una forma di speranza». Versi di Octavian Paler

Octavian Paler (1926-2007), personalità di spicco della cultura romena, è noto prevalentemente come scrittore e saggista, ma la sua opera conosce anche il linguaggio della poesia. Magda Arhip ne traduce per noi alcuni passaggi, mentre Giovanni Rotiroti ci segnala che in questa poesia «vengono a raccogliersi suggestioni memoriali, segni culturali, allusioni sentimentali, che racchiudono l’ostinata ricerca di una forma mitica, di un’immagine appropriata che, oltre a rinviare a se stessa, riproduce l’idea, la raffigurazione di verità che il sacro tradizionalmente contiene».

Il Salinger romeno: Constantin Fântâneru e il suo «Interno»

Constantin Fântâneru (1907-1975) è il grande dimenticato e il grande solitario (a ragione gli è stato affibbiato l’appellativo de «il Salinger romeno») della straordinaria stagione letteraria romena del periodo interbellico. Scrittore avvolto nel mistero, rappresenta la primissima voce, la punta di diamante di quella generazione di intellettuali e di giovani scrittori (Cioran, Eliade, Ionesco, Blecher) che cominciavano a tracciare un solco di rinnovamento nella cultura romena del ’900. A cura di Mauro Barindi, proponiamo un frammento del suo romanzo Interior (Interno).
Matei Vişniec e la poetica del ‘teatro decomposto’

Visniec storia del comunismo copertinaDella drammaturgia di Matei Vişniec, noto per la sua attività in Francia, è uscito nel 2012 ‘La storia del comunismo raccontata ai malati di mente’ e altri testi teatrali (Editoria&Spettacolo Edizioni, collana Percorsi, saggio introduttivo e cura di Emilia David). Una introduzione al teatro modulare di Vişniec ci viene proposta da Emilia David, che segnala in tale opera microtesti riuniti in sequenza successiva come ‘moduli teatrali da comporre’, instaurando un’estetica della ricerca e della creazione destinata alla variabile riconfigurazione dei «tasselli» e ad un processo creativo con esiti sempre differenti.

Invito alla storia: il nuovo Atlante Storico Zanichelli 2013

Un avvincente invito alla storia, dove vicende, personaggi, congiunture, implicazioni si squadernano lungo i secoli e tra le latitudini, mentre il lettore è invitato e rimandato, dalla ricchezza di efficaci spunti, all’esigenza di approfondimenti su questo o quell’aspetto. È l’offerta dell’Atlante Storico 2013 edito da Zanichelli (Bologna 2012), opera in due volumi più dvd, che spazia dalla preistoria ai nostri giorni. E la Romania? La troviamo richiamata sempre e inevitabilmente in contesti di relazioni e vicende sovranazionali. Recensione di Giovanni Ruggeri.

Per una storia dei friulani in Romania. La comunità di Craiova

Elena Pîrvu evoca la storia della comunità italiana di Craiova, stanziatasi in questa città e dintorni a partire dal 1850. Il flusso migratorio, proveniente in gran parte dal Friuli, proseguì fino agli anni ’30 del Novecento, quando la comunità friulana raggiunse dimensioni ragguardevoli. Dopo il 1948, i provvedimenti restrittivi del regime comunista colpirono anche gli italiani, che furono privati di passaporto e cittadinanza. Nel settembre del 1991, dopo quarant’anni, la Comunità italiana di Craiova si è riorganizzata con il nome di «Comunità Italiana dell’Oltenia».

I «Versi esicasti» di Enrico DʼAngelo

Enrico D’Angelo, direttore della collana «I poeti della Smerilliana» delle Edizioni Di Felice, ha messo la sua nuova raccolta di poesie, Versi esicasti, sotto il segno della spiritualità ortodossa. Nella Lettera dalla Romania a un poeta italiano, Bruno Pinchard gli scrive: «Non vedo quale altra religione ti appartenga, se non quella dei poeti ed è proprio perché dal monastero sento risuonare le ore nellʼaria che vibra, che posso dirti che il tuo rito non è di convinzione, ma di perfezione; il tuo ritiro non è di contrizione, ma di assoluzione; la tua fede non è di confessione, ma di realizzazione».

Convegno internazionale di italianistica a Craiova. Call for papers

Il 20 e 21 settembre 2013 la sezione di Lingua e letteratura italiana della Facoltà di Lettere dell’Università di Craiova organizza il Convegno Internazionale Discorso e cultura nella lingua e nella letteratura italiana. La scadenza per l’iscrizione e per l’invio del titolo e del riassunto è il 30 giugno 2013.

Scrittori romeni tradotti in italiano: rassegna dei volumi pubblicati nel 2012

6 gennaio 2013 3 commenti

di Afrodita Carmen Cionchin

Il 2012, con la presenza della Romania come Paese ospite al Salone Internazionale del Libro di Torino, ha registrato il numero più alto di autori romeni tradotti e pubblicati in Italia negli anni 2000. Si tratta prevalentemente di scrittori romeni contemporanei viventi. La parte del leone spetta alla narrativa, ma non mancano naturalmente presenze significative anche nell’ambito della saggistica e della poesia.libri

Alla narrativa la parte del leone: ecco i rappresentanti di spicco

Seguendo un criterio alfabetico per autore, partiamo dalla scrittrice Gabriela Adameşteanu, uno dei romanzieri più importanti della Romania. Nel 2012 sono stati pubblicati due suoi titoli: Una mattinata persa (traduzione di Roberto Merlo e Cristiana Francone, Atmosphere Libri) e Verrà il giorno (traduzione di Celestina Fanella, Cavallo di Ferro Editore). Il primo romanzo è incentrato su una conversazione apparentemente banale tra due donne, che ricostruisce sommessamente, ma meticolosamente, la tragica fine della generazione interbellica, mentre il secondo è la storia di Letiția Branea, nel suo passaggio dall’età dell’adolescenza a quella della maturità, in una Romania degli anni Cinquanta, già in pieno comunismo stalinista, prima però del regime di Ceauşescu.

Il romanziere e pubblicista Ștefan Agopian è presente col suo Almanacco degli accidenti (traduzione di Paola Polito, Felici Editore), romanzo singolare composto di sei storie ambientate nella Romania fanariota dei primi anni dell’Ottocento e scritte in piena era comunista.
Di Max Blecher, scrittore romeno di origine ebraica morto nel 1938 a soli ventinove anni, è Accadimenti nell’irrealtà immediata (traduzione di Bruno Mazzoni, Keller Editore), un vero e proprio «romanzo metafisico», come lo definiva Eugène Ionesco, sullo scontro tra i limiti di un mondo che non ha il potere di cambiare se stesso e le infinite e dolorose potenzialità di una mente che nelle momentanee irrealtà è costretta a trovare la propria casa.
Mircea Cărtărescu, uno dei più importanti scrittori romeni contemporanei, è presente con l’edizione integrale di Nostalgia (traduzione di Bruno Mazzoni, Voland Editore), un romanzo singolare composto di cinque lunghi racconti legati da un inventario di sogni, immagini e ossessioni.

Di Petru Dumitriu, scrittore romeno nato nel 1924 ed emigrato illegalmente in Occidente nel 1960 (quando comincia a scrivere in francese), è il romanzo Il sorriso sardo (tradotto dall’originale francese da Giulio Concu, postfazione di Marinella Lörinczi, Il Maestrale Edizioni).

Jaca Book ha pubblicato Gaudeamus di Mircea Eliade (traduzione di Celestina Fanella), romanzo di gioventù del grande studioso di religioni, caratterizzato dalle atmosfere universitarie della Bucarest degli anni Venti.

Scrittore e filosofo romeno della Bessarabia, Vasile Ernu circola in Italia con Gli ultimi eretici dell’Impero (traduzione di Anita N. Bernacchia, Hacca Edizioni), dialogo epistolare al confine tra saggio e romanzo, che ha come protagonisti due eroi anticonformisti appartenenti a due «imperi» diversi e generazioni diverse: uno è un vecchio terrorista dissidente che ha tentato di assassinare Stalin, l’altro è un giovane scrittore, esperto in frodi bancarie.

Florina Ilis firma Cinque nuvole colorate nel cielo d’Oriente (traduzione di Mauro Barindi, Atmosphere Libri), romanzo con cinque protagonisti – quattro in carne e ossa più un piccolo robot, Qrin – ambientato a Tokyo.

Liliana Lazăr, che vive in Francia, ci propone Terra di uomini liberi (traduzione dal francese di Silvia Fornasiero, Marco Tropea Editore), romanzo sociale, politico, di tessitura in parte gotica – in cui la foresta e le sue leggi arcaiche si radicano nel cuore degli «uomini liberi» – legato alla Transilvania e ai Carpazi, dove hanno origine miti, leggende e superstizioni.

Dan Lungu è presente con la seconda edizione del romanzo Sono una vecchia comunista (traduzione di Ileana M. Pop, Aìsara Edizioni).

Di Doina Ruști è L’omino rosso (traduzione di Roberto Merlo, Nikita Editore), romanzo che offre un quadro della vita romena ai nostri giorni, vista da una grande città come Bucarest, con scorie del passato regime ancora ben riconoscibili.

uccidimi copertinaAna Maria Sandu ci propone Uccidimi! (traduzione di Ileana M. Pop,Aìsara Edizioni), romanzo sulla dipendenza psicologica e affettiva, sull’amicizia e i suoi demoni.
Dumitru Ţepeneag, lo scrittore romeno vivente più conosciuto in Francia, arriva in Italia con La belle Roumaine (traduzione di Ileana M. Pop, Aìsara Edizioni). Il romanzo si incentra sulla «belle Roumaine» impegnata in un triangolo amoroso, che si muove tra la Francia, la Germania e la Romania all’indomani del crollo del Muro.

Saggistica, poesia e drammaturgia 

La saggistica propone al pubblico italiano alcuni titoli significativi. La grande poetessa Ana Blandiana si presenta con Il mondo sillaba per sillaba (traduzione di Mauro Barindi, postfazione di Lorenzo Renzi, Saecula Edizioni), un libro di luoghi e di sensazioni, a metà strada fra il diario e il saggio giornalistico.

Abbiamo poi la figura del grande umanista Dimitrie Cantemir (1675-1723), con il trattato filosofico L’immagine irraffigurabile della Scienza Sacro-Santa (traduzione dal latino di di Igor Agostini, introduzione e note di Vlad Alexandrescu, Le Monnier Università-Mondadori Education).

Al giornalista Grigore Cristian Cartianu appartiene La fine dei Ceaușescu (traduzione di Luca Bistolfi, Aliberti Editore), un’ampia ricostruzione del dicembre 1989 in Romania.
Di Norman Manea, due nuovi libri: Al di là della montagna. Paul Celan e Benjamin Fondane: dialoghi postumi (traduzione e a cura di Marco Cugno, Il Saggiatore) e Conversazioni in esilio (traduzione dal tedesco e a cura di Agnese Grieco, Il Saggiatore), un dialogo tra Manea e Hammes Stein.

Il premio Nobel Herta Müller arriva in Italia con Essere o non essere Ion (traduzione di Bruno Mazzoni, Transeuropa Edizioni), il primo libro scritto in romeno dopo che l’autrice è emigrata in Germania nel 1987. È un testo che mescola prosa, poesia e arte visiva, in un caleidoscopio di parole e immagini che riesce a unire una raffinatezza stilistica elevatissima e un’immediatezza giocosa e surreale.

Le raccolte poetiche uscite nel 2012 sono otto. Aracne Editrice ci fa conoscere due poeti dei nostri giorni: Ruxandra Cesereanu con la raccolta Coma (traduzione di Giovanni Magliocco, Aracne Editrice) e Nichita Danilov con La finestra del tramonto – Antologia 1980-2011 (traduzione e studio introduttivo di Danilo De Salazar). Joker Edizioni presenta altri due poeti: Ghérasim Luca, La Fine del mondo. Poesie 1942-1991 (a cura di Alfredo Riponi, traduzione dal francese di A. Riponi, Rita R. Florit, Giacomo Cerrai) e Eliza Macadan, della quale è stato pubblicato Paradiso riassunto.

Il nome di Tristan Tzara è legato ai movimenti d’avanguardia più radicali e libertari, in particolare al Dadaismo, come testimonia la raccolta poetica Avant Dada (traduzione di Irma Carannante, a cura di Giovanni Rotiroti, Barbès Editore).

Di Floarea Ţuţuianu è la raccolta Non voglio invecchiare nel sonno (traduzione di Angela Tarantino, Mobydick Edizioni).

Aggiungiamo le due antologie poetiche curate dall’italianista romeno Geo Vasile e pubblicate dalle Edizioni Akkuaria: Da Miorizza a Cristian Popescu. Florilegio di poesia romena moderna e contemporanea e Resistenze bruciate. Da Angela Marinescu a Linda Maria Baros.

La drammaturgia ci offre due volumi di Matei Vişniec, noto per l’intensa attività svolta in Francia e in lingua francese: ‘La storia del comunismo raccontata ai malati di mente’ e altri testi teatrali (con un saggio introduttivo e a cura di Emilia David, Editoria&Spettacolo Edizioni) e Occidental Express (traduzione dal francese e a cura di Gianpiero Borgia in collaborazione con il cast, saggio introduttivo di Gerardo Guccini, Titivillus Edizioni).

Per approfondire. La rivista bilingue Orizzonti culturali italo-romeni ha realizzato un inedito e utilissimo database, in costante aggiornamento: Scrittori romeni in italiano, che comprende i volumi di autori romeni pubblicati in Italia dal 1903 al 2012. 

A novembre in “Orizzonti culturali italo-romeni”

8 novembre 2012 Commenti disabilitati

 

A NOVEMBRE IN ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI
www.orizzonticulturali.it (n. 11, novembre 2012, anno II), mensile online di cultura, ISSN 2240-9645

Celan e Fondane, un dialogo immaginario firmato da Norman Manea

Un luogo immaginario di incontro tra Paul Celan e Benjamin Fondane. Ecco Al di là della montagna, l’ultimo libro di Norman Manea, curato da Marco Cugno (il Saggiatore, 2012), dove due ebrei nati in Romania nello stesso mese e accomunati da una medesima condizione di esilio, che sfocerà nella catastrofe, dialogano idealmente tra loro. Norman Manea, anche lui romeno di origini ebraiche, individua nella posterità della parola lo spazio di scambio tra Fondane e Celan. Inclusa nel libro un’accurata antologia di scritti esegetici e testimonianze sui due poeti.

Tra ricamo e labirinto: l’opera e la scrittura di Vincenzo Consolo

 L’opera narrativa di Vincenzo Consolo non si impone né per quantità, né per l’imprudenza di lusingare i gusti del lettore, spesso pervertiti e corrotti dal consumismo. Piuttosto, per questo scrittore, la letteratura appare come una scommessa e un riscatto: una scommessa con la Storia così come è sempre stata scritta-descritta, ma non vissuta; e un riscatto, quale tentativo di recupero mediante la parola, diventata pietra, capace di esorcizzare il reale vero, quello vissuto e mai tradito. Un’ampia ricognizione critica dell’opera di Consolo, firmata da George Popescu.

Cioran e il suicidio. Ciprian Vălcan a colloquio con Andrea Rossi

 Il suicidio e i suoi vari significati, riletti anche con rimando all’opera di Cioran, nichilista per eccellenza. Verte attorno a questo tema il dialogo tra il filosofo romeno Ciprian Vălcan e il suo interlocutore italiano Andrea Rossi, curatore e autore di pubblicazioni sul comportamento suicidario e socio fondatore dell’associazione L’Orecchio di Van Gogh, che ha pubblicato nel 2010 l’epistolario tra Emil Cioran e Friedgard Schulte-Thoma, Per nulla al mondo. Un amore di Cioran. Una lettura, quella di Rossi, che cerca una mediazione tra approcci diversi a un tema sempre inquietante.

E lo spirito italiano risuona all’Opera di Timişoara. Parla Corneliu Murgu

 Da dodici anni Corneliu Murgu dirige l’Opera Romena di Timişoara. Strettamente legato all’Italia per il suo articolato percorso umano e professionale, il maestro Murgu delinea l’attività di questa prestigiosa istituzione, presentandone i successi e illustrando anche la nuova stagione, ricca di manifestazioni speciali per festeggiare i sessantacinque anni di attività artistica dell’Opera. Di un fatto il maestro Murgu è convinto, con aperta soddisfazione: «Abbiamo portato qualcosa dello spirito e della mentalità italiana nel nostro teatro».

Anteprima. Tatiana Niculescu Bran: «Nella Terra di Dio»

La terra divina cui si fa riferimento nel titolo del libro di Tatiana Niculescu Bran non è quella biblica, ma una ben delimitabile geograficamente, ossia il Corno d’Africa (tra Somalia, Eritrea ed Etiopia). Agli occhi degli antichi Egizi, era una sorta di meraviglioso Eldorado perduto, una Terra di Dio, appunto. Qui, gli Egizi lasciarono in eredità alle popolazioni indigene una pratica ancestrale, successivamente fatta sua dalla religione, che l’ha trasformata in un feroce rito imposto alle donne: l’infibulazione, ossia l’asportazione del clitoride. Presentazione di Mauro Barindi.

«Il cavallo del diavolo». Nel centenario di Ion Luca Caragiale

Nel 2012 ricorre il centenario della morte di Ion Luca Caragiale, creatore del teatro romeno moderno. La sua genialità di commediografo si rivelò con Una notte tempestosa (1879) e Una lettera smarrita (1884). La sua sorprendente capacità d’invenzione verbale anticipa, nell’arte di ridurre il dramma a puro automatismo verbale, la tecnica di Ionesco. Caragiale trascorse gli ultimi anni a Berlino, dedicandosi al giornalismo e alla prosa, specie d’ispirazione fantastica, come dimostra Il cavallo del Diavolo che qui pubblichiamo, e che riprende il motivo di Belfagor di Machiavelli.

«Poeti romeni al bivio: continuità e rottura». Antologia di Geo Vasile

Nell’antologia bilingue romeno-italiana Poeti romeni al bivio: continuità e rottura, pubblicata in Romania (Fundaţia Scrisul Românesc, Craiova 2012), il critico e traduttore Geo Vasile presenta una raccolta di saggi e un repertorio di poesia romena moderna e postmoderna, a partire da George Bacovia, Lucian Blaga, Nichita Stănescu e Marin Sorescu, per continuare quindi con Virgil Mazilescu, Cezar Ivănescu, Mariana Marin, e arrivare ai nostri giorni con Ion Mureşan, Ruxandra Cesereanu, Eugenia Ţarălungă e Linda Maria Baros.

Risorgimento antieroico: «Il Cimitero di Praga» di Umberto Eco

 Filippo Salvatore analizza la versione antieroica dei fatti storici sul Risorgimento data da Umberto Eco nel suo Il Cimitero di Praga. Eco confuta l’esistenza di un complotto che guida la storia dell’umanità, ma ricorda che, ripercorrendo gli avvenimenti, si scoprono piccole congiure e trame che hanno effetti drammatici per chi ne è vittima. Lo scrittore ci ammonisce che i complotti, anche quando non esistono o sono basati su falsità, hanno fatali conseguenze nella vita reale. Una convinzione resta salda: il primo rimedio contro il male è la conoscenza, la forma più sublime di pietà.

Aurel Cosma Jr: «Tracce di vita italiana nel Banato» (II)

 Continuiamo il progetto editoriale «Presenza italiana a Timişoara e nel Banato» con la pubblicazione della seconda parte dello studio di Aurel Cosma Jr. intitolato Tracce di vita italiana nel Banato, edito nel 1939 dall’Istituto di Cultura Italiana, sezione di Timişoara. «Pulsazioni di vita italiana nel Banato troviamo anche nel campo militare, soprattutto all’epoca delle guerre contro i Turchi, quando innumerevoli Italiani versarono il loro sangue per la liberazione dal terrore della mezzaluna anticristiana» Spiccano le figure di San Giovanni da Capestrano e del conte Luigi Ferdinando Marsigli.

«Siamo felici come i giunchi». Versi di Virgil Mazilescu

 Pur muovendosi nel tardo-surrealista (onirismo) degli anni ’70, Virgil Mazilescu rappresenta una sorta di anello di congiunzione tra gli anni ’60 e gli anni ’80 della poesia romena. Già solo questo, la cronologia della sua attività, lascia immaginare la misura della complessità poetica di quest’autore, poco prolifico ma dotato di eccezionale accuratezza e intelligenza compositiva, capace di correggere per anni interi un singolo verso che inevitabilmente imparava a memoria, nell’ossessiva ripetizione della cura formale. Pubblichiamo qui alcuni suoi poemi tradotti da Clara Mitola.

Focus eventi. A Bologna «Noul Val. Il nuovo cinema romeno»

 Segnaliamo due presentazioni di Noul Val. Il nuovo cinema romeno, libro di Francesco Saverio Marzaduri, a novembre, presso due biblioteche di Bologna: l’8 novembre presso la Biblioteca Lame (via Marco Polo 21/13), il 28 novembre presso la Biblioteca Casa di Khaoula (via di Corticella 104).

 

 

 

 

 

La letteratura romena al Salone di Torino 2011 (III)

6 luglio 2011 Commenti disabilitati

La letteratura romena al Salone del Libro di Torino 2011 (III)

di Maria Luisa Lombardo e Anita Bernacchia, FIRI

In dialogo con gli scrittori Adina Rosetti, Adrian Chivu e Cecilia Ștefănescu

(terza e ultima parte dell’articolo su La letteratura romena al Salone del Libro di Torino; cfr. sito FIRI,  parte I e parte II)

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Adina Rosetti

FIRI: Che aspetto ha una giornata (immaginaria o no) nel tuo diario del Salone del Libro di Torino?

Adina Rosetti: 

15 maggio, Torino. Come al solito mi sono svegliata troppo presto, e così ho dovuto aspettare che il tempo passasse per scendere a fare colazione. Nell’attesa, infine, ho aperto Il cimitero di Praga e sin dalle prime pagine mi è saltata agli occhi Torino. Non riesco a capire se questo sia stato un segno, sono troppo stanca dopo ieri notte: ho bevuto troppi bicchieri di vino (rosso!).

Arrivo alla fiera intorno alle undici. Come accade ogni volta che devo leggere in pubblico e parlare di Deadline, il mio romanzo, mi sento svenire dall’emozione. Ciliegina sulla torta, Răzvan, il mio traduttore, mi ha annunciato, con mia grande sorpresa, che, colpito da improvvisa ispirazione, ha tradotto un brano diverso da quello che avevamo scelto insieme a Bucarest. Di tutto il mio romanzo, in cui si parla di tutt’altro che di sesso, Răzvan ha tradotto l’unico brano erotico… E così la mia emozione è raddoppiata. Mi auguro che Cristian Teodorescu legga all’infinito la sua storia su un ragazzino e una motocicletta, perché non arrivi il mio turno. Il racconto finisce, addirittura con una sorta di lieto fine. Questo non mi è di grande aiuto. Non ho altra scelta, mi schiarisco la voce e inizio. Tento di ignorare quelle venti paia di occhi puntati su di me. Oltre agli spettatori occasionali che si trovano nello stand della Romania. Dopo circa mezza pagina, scopro che mi piace leggere e mi sento persino a mio agio, e così finisco per leggere addirittura più di quanto mi ero proposta inizialmente. Poi inizia Răzvan. Nella sua voce si percepiscono altre emozioni. Sorpresa! Mi sembra che il brano suoni per giunta meglio in italiano che in romeno! Le frasi sembrano avere un ritmo che non sentivo prima e scorrono melodiosamente. Alla fine, quando riceviamo i complimenti, siamo entrambi emozionati come al principio, ma ci rallegriamo che sia finita.

Ormai è passata l’ora di pranzo e di nuovo non riuscirò a trovare nulla da mangiare in nessun ristorante: sembra che qui, per qualche misterioso motivo, tutti i cuochi entrino in ibernazione dopo le 2.00 p. m…. Ho nostalgia di casa.

Adina Rosetti è autrice del romanzo Deadline (Curtea Veche, 2° ed. 2011), inedito in Italia; ne abbiamo avuto un assaggio al Salone del Libro, nella traduzione di Răzvan Purdel.

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Adrian Chivu

 

FIRI: Come vede il futuro della letteratura?

Adrian Chivu: Non so, è difficile da immaginare. Oggi il tempo si è compresso, i bambini si nutrono di Playstation e di realtà virtuale e potrebbe darsi che la letteratura, o almeno una sua componente, si stia trasformando, per essere inglobata in qualche gioco ispirato al soggetto di un romanzo, un gioco in cui il lettore diviene il personaggio della storia. Un gioco in grado di trasportarti in una realtà virtuale sul genere di Matrix. Penso che molti romanzi potrebbero essere trasformati in questo senso, o perlomeno offrire un’alternativa al romanzo tradizionale. Il partecipante si prepara, legge le istruzioni, impara a conoscere il personaggio e gioca una demo prima di cominciare l’avventura vera e propria. Oppure abbandona il gioco e prende in mano il libro… Penso che solo quando scompariranno le foreste scompariranno anche i libri in formato classico.

Che sensazioni ha avuto durante la presentazione del suo romanzo?

La presentazione del mio libro Album da disegno mi ha messo addosso molto entusiasmo, mi ha davvero conquistato. Vero è che finora non ho avuto molte presentazioni, dunque non sono in grado di fare paragoni obiettivi… Ma Chiara Valerio ha parlato con tanta passione che, grazie a lei, sono riuscito a rilassarmi completamente.

Ho trovato il Salone del Libro piuttosto simile al nostro: tanti titoli, tanta gente… Con la differenza evidente che il potere d’acquisto degli italiani è di gran lunga maggiore (l’ingresso costava 10 Euro, mentre alle nostre fiere del libro neppure 1 Euro, anzi quest’anno è persino gratis). Mi è piaciuto soprattutto lo stand dell’ICR, dall’arredamento gradevole e dal personale cordiale e amichevole.
Le piace l’Italia?

Adoro l’Italia, è splendida! Mi piace tutto, l’aria, il cielo, il calore con cui ti avvolge, quella felicità con cui ti svegli la mattina e vai a letto la sera. E mi fanno impazzire i pomodori, ne ho mangiati tanti e ne mangerei ancora una caterva!

Adrian Chivu ha presentato al Salone il romanzo Album da disegno (Aìsara, 2011, trad. di Ileana Pop) – premio Insula Europaea 2009, Perugia.

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Cecilia Ștefănescu

Credo che il sogno di qualsiasi autore, per quanto modesto e schivo egli sia, è di essere conosciuto attraverso i libri che scrive da quante più persone possibile, di culture simili alla sua, ma soprattutto di culture diverse.  Adesso, mentre sto rispondendo, mi domando quanto siano diverse, in effetti, le culture che hanno interagito nel momento in cui il mio libro, Relazioni morbose, è stato tradotto, ovvero quella romena e quella italiana. Si è sempre curiosi di vedere come un pubblico lettore con percezioni diverse, a volte mistificate da ciò che di una cultura appare a prima vista o in superficie, possa percepire le varie realtà, incluse quelle passate attraverso il filtro letterario, e come possa modificare o confermare il proprio parere. Nel mio libro ho fuso insieme ricordi della mia infanzia trascorsa a Bucarest nell’ultimo periodo della dittatura di Ceaușescu, il più nero e oppressivo, ma anche l’immagine che conservo della Bucarest degli anni ‘90, subito dopo la caduta del comunismo, quando la gente viveva una scissione, ognuno cercava di ricostruire la propria identità, quando eravamo pieni di speranza e, soprattutto, di illusioni, e sembrava che il futuro brillasse all’orizzonte. È un libro sulla giovinezza, sulle proiezioni di questa età, e anche su come era la Romania all’epoca. E penso che questo possa piacere al lettore di ogni cultura, anche se la ragazza di cui parlo, i suoi sogni e i suoi fantasmi sono legati a un mondo pieno di tormenti, quale era il mondo romeno. Anch’io sono curiosa di come, attraverso la mia letteratura, verranno percepiti dall’Italia di oggi quegli anni lontani e nebulosi.

Cecilia Ștefănescu ha presentato al Salone del Libro il romanzo Relazioni morbose (Nikita, 2011, trad. di Anita Bernacchia e Maria Luisa Lombardo).

La letteratura romena al Salone di Torino 2011 (I)

28 giugno 2011 4 commenti

La letteratura romena al Salone del Libro di Torino 2011 (I)
di Maria Luisa Lombardo e Anita Bernacchia, FIRI

Da tre anni a questa parte, l’impegno egregio, assiduo e congiunto dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia e del Centro Nazionale del Libro presso l’Istituto Culturale Romeno di Bucarest porta la letteratura romena e i suoi protagonisti al Salone del Libro di Torino. Quest’anno in particolare lo stand della Romania è stato davvero sorprendente. Uno dei più belli e interessanti della kermesse torinese. Una struttura quadrata, come un nido futurista pronto ad accogliere il pubblico, gli scrittori, i traduttori, un nido che richiamava l’attenzione di tutti, grazie alle gigantografie artistiche degli autori invitati, opera di Mircea Struțeanu, “fotografo di scrittori”. Una delle novità di quest’anno, infatti, è stata proprio l’idea di far conoscere più da vicino gli autori romeni presenti al Salone con i loro volti, che i visitatori e gli abitanti di Torino hanno potuto ammirare anche sulle fiancate degli autobus urbani che portavano al Lingotto. Una bella pubblicità per la Romania e per la sua letteratura, sbarcata a Torino con ben 16 autori di varie generazioni, eterogenei per stile e tematiche affrontate:  Gabriela Adameşteanu, Adriana Babeţi, Adrian Chivu, Vasile Ernu, Radu Pavel Gheo, Florina Ilis, Nora Iuga, Florin Lăzărescu, Dan Lungu, Răsvan Popescu, Adina Rosetti, Doina Ruşti, Cecilia Ştefănescu, Cristian Teodorescu, Lucian Dan Teodorovici, Varujan Vosganian. Come ogni anno, sono stati organizzati degli eventi per presentare i libri degli autori usciti in Italia nell’ultimo anno, o per presentare le loro opere in attesa di future pubblicazioni.

Per avere un’idea “visiva” di quel che è stata la kermesse torinese per la Romania e i suoi autori, si possono sbirciare (visto che siamo nell’era del boom delle reti sociali) le foto sul pre- e sul post-Salone nel profilo Facebook dell’Istituto Romeno di Venezia.
Dall’affluenza di pubblico e dalle stime sui libri venduti, i risultati delle fatiche congiunte dell’ICR,  delle case editrici e dei traduttori cominciato già a farsi vedere. Il volume memorialistico Compagne di viaggio. Racconti di donne ai tempi del comunismo (Sandro Teti editore, 2011, coord. Dan Lungu e Radu Pavel Gheo) è stata l’opera tradotta più venduta allo stand della Romania, mentre Nato in URSS di Vasile Ernu (Hacca, 2010) è entrato nella classifica generale dei libri più venduti al Salone del Libro, accanto alle più recenti uscite di Umberto Eco e Roberto Saviano.

La parola agli scrittori – Dan Lungu e Radu Pavel Gheo

FIRI: Di cosa tratta il libro che ha presentato insieme a Radu Pavel Gheo (Compagne di viaggio) e come pensa che sarà accolto in Italia?

Dan Lungu: E’ un libro che in Romania è stato accolto molto bene, ha generato un ampio dibattito sulla stampa ed è già entrato nelle bibliografie universitarie. I testi delle 17 autrici del libro sono molto più che mere testimonianze sulla condizione della donna nel totalitarismo, sono vera e propria letteratura. E’ un volume che può essere letto con buon profitto da angolazioni molto diverse, e spero che in Italia abbia almeno la metà del successo che ha avuto in Romania. Penso che la presentazione che abbiamo preparato alcuni anni fa riassuma molti degli aspetti contenuti nel volume: “prendete un paese pieno di cemento, ghisa e salopette, aggiungeteci negozi traboccanti di conserve di pesce, file per acquistare qualsiasi cosa, un capo rimbambito, e un paesaggio dove spiccano due o tre colori, piuttosto tetri. No, di scarpe color pastello neanche l’ombra, né di collant di seta, tacchi sofisticati, shampoo, rossetti di marca e, ci scuserete, sanitary pads. Figuriamoci di centri commerciali. Aaah, aggiungete poi le sarte di quartiere, quelle piccole fattucchiere della moda che spizzano con la coda dell’occhio la rivista Burda. Ebbene, in un paese del genere liberate degli animi sensibili e dite loro: Siate donne! Come se la caveranno? vi chiederete. Mmmh, difficile da dire, dovete leggere il libro”.

FIRI: Come scrittore romeno, come ti sei sentito al Salone Internazionale del Libro di Torino?

Radu Pavel Gheo: Anch’io me lo sono chiesto. È difficile da raccontare. Diciamo che mi sono sentito come un cavalluccio marino, un cavalluccio del Mar Nero gettato nel Mar Mediterraneo. All’inizio ero leggermente disorientato, non mi sentivo a mio agio, ero addirittura scoraggiato. Quello non era il mio mare, dove facevo le mie capriole e dove avevo il mio pubblico ad assistervi. Tutt’intorno c’erano cavallucci uguali a me, migliaia, decine di migliaia, con il loro pubblico, che li riconosceva e li apprezzava. Ma loro erano a casa, fra la loro gente. E’ pressappoco questa l’atmosfera che si percepisce al Salone del Libro di Torino. Lo spazio è immenso, le case editrici innumerevoli, e gli scrittori ballonzolano artisticamente a dozzine su ogni metro quadrato. Che importanza possono avere poche creature di un altro paese, una goccia d’acqua nel Mare della Letteratura?

Ma poi ho notato le file all’entrata dei capannoni del Salone, centinaia di persone che aspettavano sotto il sole di poter entrare. E questo mi ha infuso coraggio: è vero, ci sono così tanti libri, così tanti scrittori, ma i lettori sono molti di più. Quando scrivi, hai in mente un gruppo imprecisato di lettori potenziali. Ma qui vedevo i lettori reali, in carne ed ossa, che venivano a incontrare la letteratura. Ecco, è per questo che non credo alla morte del libro!

Io sono venuto a Torino per la presentazione del volume collettivo Compagne di viaggio, pubblicato da Sandro Teti Editore (tradotto da Anita Bernacchia, Maria Luisa Lombardo e Mauro Barindi). Visto che non ero uno degli autori, bensì solo uno dei coordinatori del volume, personalmente non avevo grandi aspettative al riguardo. Ma è un libro a cui tengo molto. E quando ho visto che la presentazione era programmata proprio il primo giorno, alle 11 del mattino, non mi sono creato molte speranze. Ma – di nuovo, ma! – la mattina seguente le sedie erano tutte occupate, intorno allo spazio dedicato alla presentazione si fermavano persone di tutte le età, evidentemente interessate. Ho notato un gruppo di liceali, che non erano nemmeno nati nell’epoca di cui narra il libro, ma che ci ascoltavano molto interessati, o curiosi. Alla fine, una ragazza del gruppo ha anche partecipato con una domanda. Dopo, allo stand della Romania, ho visto persone che sfogliavano attentamente Compagne di viaggio e poi lo compravano.

Probabilmente è stato allora che mi sono tranquillizzato completamente: anche noi appartenevamo, come tutte le persone presenti al Salone, al Mare della Letteratura. Un mare senza fine e (adesso) senza confini. Poi, in quanto romeno, non ci vuole molto per sentirti a tuo agio a Torino. Dopo l’italiano, la seconda lingua parlata intorno a me era il romeno. In primo luogo al Salone del Libro. Eravamo sedici scrittori della Romania, con libri tradotti o proposti per la traduzione. La nostra presenza, le traduzioni, i lanci e gli incontri con i traduttori, gli  editori e i lettori sono stati sostenuti finanziariamente, logisticamente e soprattutto umanamente dall’ICR Bucarest attraverso il Centro Nazionale del Libro e l’Istituto Romeno di Venezia. E quanto piacere, quanta gioia ha destato in me la moltitudine di traduttori italiani dal romeno che ho incontrato! Li ascoltavo come incantato e a volte domandavo loro qualcosa unicamente per ascoltarli. Solo quella intonazione cantata della frase, tipica della lingua italiana, smascherava a volte il fatto che non erano romeni; altrimenti, parlavano tutti un romeno scorrevole, di prima mano, molto più corretto, più ricco e più espressivo di quello che si sente spesso parlare dai nativi nei mass-media della Romania. Rammento che uno dei traduttori di Compagne di viaggio, Mauro Barindi, ha ingannato – involontariamente – una cameriera di un bar all’aperto di Torino, dove ci eravamo fermati per bere un caffè. Io gli stavo dicendo che tipo di caffè ordinare alla ragazza, quando questa ha drizzato le orecchie e si è girata verso di noi da dietro il bancone: «Ma perché non avete detto che siete romeni? Ditemi, cosa vi servo?» La ragazza era di Bacău e lavorava in Italia da alcuni anni. Ma di noi due, suoi clienti, solo io ero suo compatriota.

Mi è piaciuta anche la città. Mi avevano avvertito già da prima che non dovevo aspettarmi quell’eclatante profusione di capolavori architettonici e artistici automaticamente associata all’Italia. Ed è vero: a Torino non vieni sopraffatto dai fregi dell’arte rinascimentale, ammucchiati sopra o a fianco di ettari di rovine romane e cattedrali medievali. Ma è una città armoniosa, equilibrata, con begli edifici, strade ampie, dove ho avuto la sensazione di non potermi mai perdere.

Ma la cosa più importante è che, dopo essere stato cinque giorni al Salone del Libro, non mi sono più sentito né romeno, né dell’est Europa, né un cavalluccio di mare smarritosi (un’immagine commovente, ma alquanto melodrammatica, no?), bensì semplicemente uno scrittore nel suo mondo. Qualsiasi parte del mondo.

Nelle librerie italiane

Dan Lungu e Radu Pavel Gheo sono i coordinatori del volume collettivo Compagne di viaggio. Racconti di donne ai tempi del comunismo (Sandro Teti editore, 2011, trad. di Mauro Barindi, Anita Bernacchia e Maria Luisa Lombardo), presentato al Salone del Libro 2011.
Dan Lungu è già noto in Italia per Il paradiso delle galline. Falso romanzo di voci e misteri (Manni, 2010, trad. di Anita Bernacchia) e Sono una vecchia comunista! (Zonza, 2009, trad. di Ileana Pop).