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Posts Tagged ‘letteratura romena contemporanea’

Ad aprile in “Orizzonti culturali italo-romeni”

8 aprile 2015 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 4, aprile 2015, anno V), mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana
Estate 2015, andiamo in Romania ad aiutare i bambini con don Rigoldi Anche quest’estate, come ogni anno già dal 1999, l’Associazione Bambini in Romania Onlus, presieduta da don Gino Rigoldi, organizza campi estivi di animazione in Romania e Repubblica di Moldova a favore di bambini in condizioni di disagio sociale (iscrizioni aperte fino al 28 aprile). Abbiamo chiesto a don Rigoldi di presentarci sostanza e motivazioni di questi campi estivi: fedele allo spirito di condivisione tipico dell’Associazione, don Gino ci ha risposto lasciando spazio anche alla testimonianza diretta di alcuni volontari. Intervista di Giacomo Ruggeri.

«La tortura del silenzio»: Marius Oprea e i crimini del comunismo Il comunismo in Romania ha fatto tanti morti: qualcuno se ne ricorda? No, e molto spesso non sappiamo neppure dove andarli a piangere. Marius Oprea, già dissidente all’epoca di Ceausescu, setaccia la Romania alla ricerca di persone assassinate dalla Securitate e da decenni passate sotto silenzio, delle quali oggi restano solo le ossa. Al lavoro di Oprea, sostenuto pubblicamente dal Nobel per la letteratura Herta Müller, Guido Barella ha dedicato il libro La tortura del silenzio (San Paolo, 2014), recentemente tradotto e pubblicato in Romania. Ne pubblichiamo ampi passaggi.

CatturaFellini fa scuola anche a Est. Intervista al regista Doru Niţescu «Fellini ha parecchi discepoli ma non ha continuatori, perché tutta la sua creazione sta sotto il segno di un autobiografismo sofisticato. I suoi film oscillano continuamente fra ricordo e presente, fra fantasia e realtà. La visione felliniana del mondo non può esistere in assenza del suo autore. Di qui la sua unicità». Doru Niţescu, affermato regista romeno, nutre un vero culto per Fellini (cui ha dedicato due libri), determinante nel suo percorso artistico. Nell’intervista realizzata da Smaranda Bratu Elian, propone una lettura dell’opera del maestro italiano e considerazioni sul nuovo cinema romeno.

La «Ineffabile nostalgia» di Cioran: pubblicate le lettere al fratello Aurel Decisiva per ripercorrere la parabola umana del grande pensatore, la corrispondenza tra Cioran e il fratello Aurel copre un arco di oltre mezzo secolo. L’editore Archinto ha appena pubblicato il volume che la raccoglie: Ineffabile nostalgia. Lettere al fratello 1931-1985 (trad. di Massimo Carloni e Horia Corneliu Cicortas). Si tratta di 237 lettere, su un corpus totale stimabile intorno alle 400 unità. Privilegiati dalla scelta dei curatori i contenuti di particolare interesse letterario, filosofico e storico, senza trascurare quei documenti che rivelano il lato privato e affettivo di Cioran.

«Il nulla e l’assurdo». Tesi di Umberto Cardinale sul grande di Răşinari Pubblichiamo integralmente la tesi universitaria di Umberto Cardinale dal titolo Cioran, il nulla e l’assurdo. Nel testo anticipato in pagina, ci si sofferma in particolare sull’accostamento tra Leopardi e Cioran: chi non è più illuso sul mondo ama l’illusione, paradosso tanto della poesia leopardiana quanto della prosa cioraniana: «Ho provato, in un silenzio e in una solitudine immensi, in mezzo alla natura, lontano dagli uomini e vicino a me stesso, una sensazione di tumulto infinito, in cui il mondo mi ha invaso con l’irruenza di un torrente, simile a un fluido trasparente e impercettibile» (E. Cioran).

«Le Viking Rose», il thriller intrigante e anticonformista di Cristi Lavin Un romanzo curioso e intelligente, costruito con sensazionalismo e introspezione, visione personale della psicologia romena e destrezza stilistica, anticonformista su temi scottanti come l’omosessualità. È Le viking rose di Cristi Lavin (Tracus, Bucarest 2012), thriller il cui titolo evoca la sua particolare trama e storia, ambientata tra Norvegia e Romania. Pubblicato in francese e in versione elettronica da Raoul Weiss, editore e traduttore, il romanzo è uscito poi in edizione romena ma con lo stesso titolo, in omaggio al riconoscimento iniziale. A cura di Mauro Barindi.

Anniversario: Ion Vinea, maestro dell’avanguardia poetica romena Ricorrono ad aprile 120 anni dalla nascita del poeta d’avanguardia Ion Vinea (17 aprile 1895- 6 luglio 1964), pseudonimo di Ioan Eugen Iovanache, figura di spicco della letteratura romena del Novecento. Scrittore, giornalista, poeta, fondò nel 1922 «Contimporanul», la più importante rivista d’avanguardia di orientamento costruttivista, che diresse per dieci anni. Pubblichiamo una selezione di versi in edizione bilingue, tratti dall’antologia La poesia romena del Novecento (traduzione e cura di Marco Cugno, Edizioni dell’Orso, Alessandria 1996).

Appello: inviamo all’Accademia di Bucarest i libri di romeni editi in Italia La Biblioteca dell’Accademia Romena di Bucarest è interessata alle opere degli autori romeni pubblicati all’estero, a cominciare dall’Italia ma non solo, e invita quanti curano le loro pubblicazioni (autori ed editori in primis) a inviare copia delle opere edite negli ultimi anni. Fondata nel 1867 e dedicata ininterrottamente alla conservazione del patrimonio librario nazionale, la Biblioteca dell’Accademia possiede un fondo di oltre 14 milioni di unità (volumi, periodici, manoscritti, carteggi, archivi, fotografie, disegni, incisioni, ecc.) che la rendono una delle più ricche biblioteche d’Europa.

«Cioran e l’Occidente. Utopia, esilio, caduta». Convegno il 16 e 17 aprile Il prossimo 16 e 17 aprile si svolgerà presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento il Convegno Internazionale «Cioran e l’Occidente. Utopia, esilio, caduta». Numerosi gli invitati e specialisti, provenienti di Italia, Romania e Francia. Il Convegno è organizzato sotto l’egida dell’Università di Trento, dell’Accademia di Romania in Roma e dell’Institut Français di Milano, con il contributo del Corso di Dottorato in Culture d’Europa. Ambiente, Spazi, Storie, Arti, Idee. Pubblichiamo integralmente il corposo programma dell’evento.

Fra genialità e follia: una Serata Italiana dedicata a Torquato Tasso Lo scorso 24 marzo, la libreria Humanitas Kretzulescu di Bucarest ha ospitato la XXXII Serata Italiana dedicata al tema Genialità e follia. Il dibattito ha avuto come punto di partenza il volume Torquato Tasso: Lettere dal manicomio / Scrisori din casa de nebuni, pubblicato nella bilingue «Biblioteca italiana» della Humanitas. Sono intervenuti Miruna Bulumete, curatrice dell’edizione e traduttrice delle lettere (insieme al compianto italianista George Lăzărescu), il noto critico letterario Dan C. Mihăilescu e Radu Teodorescu, medico psichiatra. Cronaca di Gabriela Varia.

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Incontro con tre scrittori romeni a Roma

6 maggio 2012 Commenti disabilitati

Mircea Cărtărescu, Doina Ruşti e Horia-Roman Patapievici a Roma: Casa delle Letterature (Piazza dell’Orologio 3), 8 maggio, ore 18

Mircea Cărtărescu [foto accanto], Doina Ruşti e Horia Roman Patapievici sono invitati ad incontrare i propri lettori di Roma. La Fondazione Bellonci ha organizzato un incontro di lettura con professori, studenti universitari e del liceo, in seguito alla promozione, circa un mese fa, di alcuni libri dei tre scrittori romeni.

Nota come organizzatrice dei premi Strega, la Fondazione Bellonci verrà rappresentata da Stefano Petrocchio, che sarà anche il moderatore dei dibattiti. L’evento si aprirà con il discorso di Maria Ida Gaetta (direttrice Casa delle Letterature).

L’iniziativa è stata sostenuta dall’ICR-CENNAC (Centro Nazionale del Libro, Bucarest), che sarà presente nella persona di Dana Bleoca, vicedirettrice.

Incontri a Roma con Varujan Vosganian

9 marzo 2012 Commenti disabilitati

Festival della Letteratura “Libri Come”
Venerdì 9 marzo, ore 19,00
Auditorium Parco della Musica – Spazio Risonanze
Viale Pietro de Coubertin 30, Roma

Come scrivere dell’eccidio armeno.
Dialogo con Varujan Vosganian e Antonia Arslan

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Sabato 10 marzo, ore 18,00
Biblioteca dell’Accademia di Romania, Roma

Presentazione dell’edizione italiana del romanzo
Il libro dei sussurri di Varujan Vosganian (Keller editore, 2011)

Intervengono:
Varujan Vosganian (scrittore), Mihai Barbulescu (direttore, Accademia di Romania), Anita Bernacchia (traduttrice), Corrado Bologna (Univ. Roma Tre), Roberto Keller (editore).

Letture da Il libro dei sussurri a cura di Thomas Otto Zinzi (Progetto Miniera)

Il libro. Un romanzo fuori dal comune, dall’ampiezza di respiro inusuale, popolato da personaggi indimenticabili e che è allo stesso tempo narrazione personale, libro identitario per il popolo armeno (e il suo genocidio) e tributo a tutti coloro che hanno subìto la Storia del Novecento.

Il libro dei sussurri non è un libro di memorie, poiché gli eventi rimemorati nelle sue pagine non sono i miei ricordi. Direi che è piuttosto la biografia del XX secolo narrata da coloro che l’hanno vissuta. Nel Libro dei sussurri ritroviamo tutte le malattie di quel secolo: le guerre mondiali, il genocidio, il totalitarismo, l’esodo e la ricerca vana di sé. Il secolo XX ha inventato la morte non quantificabile e le fosse comuni. Si tratta prima di tutto della tragedia del popolo armeno, ma anche della tragedia del popolo romeno, di tutti coloro che hanno subito la storia, invece di viverla. Tutti i personaggi sono reali, gli accadimenti che hanno vissuto sono reali e proprio per questo Il libro dei sussurri appare così inverosimile, proprio perché è reale. Non mi sarei arrischiato a scrivere di tutto questo, se non vi fosse stato un fondo di spietata realtà.” (Varujan Vosganian)

L’autore. Varujan Vosganian è nato nel 1958 a Craiova da una famiglia di origine armena emigrata in Romania dall’antico Impero ottomano dopo il genocidio contro gli armeni del 1915. Personalità complessa, Vosganian è scrittore, politico, economista, matematico, professore universitario. Tra le sue opere: tre volumi di poesia Lo sciamano blu (1994), Il bianco occhio della regina (2001), Gesù dalle mille braccia (2004) e la raccolta di racconti La statua del Comandante (1994) che ha ricevuto il Premio dell’Associazione degli Scrittori di Bucarest. Il romanzo Il libro dei sussurri, in fase di traduzione in numerose lingue, lo ha consacrato come scrittore sia per il successo di critica e vendite in libreria sia per l’interesse suscitato sul piano internazionale. È il libro romeno più venduto degli ultimi dieci anni. Numerosi sono i riconoscimenti concessi al romanzo e all’autore negli ultimi anni, in Romania e in Spagna.

Eventi organizzati dall’Accademia di Romania in Roma, con la collaborazione di: Ambasciata di Romania in Italia, Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia, Associazione della Comunità Armena di Roma e del Lazio, Comunità Armena di Roma, Akhtamar on line.

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Articoli correlati:

– Maria Luisa Lombardo, Anita Bernacchia, “La letteratura romena al Salone di Torino (II). A colloquio con gli scrittori Varujan Vosganian, Doina Ruști, Vasile Ernu”, sito web FIRI, 5 luglio 2011
– Antonio Carbone, “Varujan Vosganian, Il libro dei sussurri, il genocidio degli armeni e il dialogo con i morti”, Magazine Roma.it (11 marzo 2012)

La letteratura romena al Salone di Torino 2011 (II)

5 luglio 2011 4 commenti

La letteratura romena al Salone del Libro di Torino 2011 (II)
di Maria Luisa Lombardo e Anita Bernacchia, FIRI

A colloquio con gli scrittori Varujan Vosganian, Doina Ruști, Vasile Ernu

(continuazione di La letteratura romena al Salone del Libro di Torino, I)

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Varujan Vosganian


FIRI: Perché Il libro dei sussurri è un romanzo sui vinti che hanno fatto la storia, per citare le parole di nonno Garabet, uno degli eroi del romanzo?

Varujan Vosganian: Per soffrire davvero, bisogna avere molta forza. Questo è uno dei diritti fondamentali dell’essere umano, non tutelato purtroppo da nessuna Costituzione, un diritto di cui finora solo la cultura si è fatta fervida sostenitrice: il diritto alla sofferenza. Sancire questo diritto non vuol dire far soffrire gli uomini, al contrario, vuol dire accettare il fatto che ogni uomo, ogni popolo ha i suoi simboli, i suoi punti di riferimento, i suoi valori, i suoi dolori, e di conseguenza le sue ferite non ancora rimarginate, che meritano il nostro rispetto.

E’ questo il senso delle parole con cui mio nonno, non io, comincia a scrivere Il libro dei sussurri: “Noi non ci distinguiamo per ciò che siamo, ma per i morti che ognuno di noi piange”. Ecco perché il romanzo non finisce con l’ultima pagina, ma continuerà a esistere fin quando esisterà la paura, fin quando per una lacrima si verserà tanto sangue quanto ne è stato versato, un tempo, per un secolo di guerra. E’ un libro che parla degli armeni, ma anche dei romeni e di altri popoli. E’ un libro sul XX secolo, le sue guerre mondiali, i suoi massacri, le fosse comuni, le sue ideologie e i suoi soprusi. Ma non solo. Ogni luogo, ogni tempo, ogni popolo, come dicevo, ha un suo Libro dei sussurri. Un libro che è vita vissuta, e che attende solo di essere raccontato.

A un certo punto, il narratore dice chiaramente: “Di coloro che soffrono è impossibile raccontare”. Tuttavia, lei si è trasformato in una cassa di risonanza e ha deciso di farlo. Come si riflette la loro sofferenza in lei, come scrittore e come persona?

I miei nonni non mi hanno inculcato il sentimento dell’odio. In realtà non mi hanno raccontato nulla di quanto è loro accaduto, forse proprio per questo motivo. Le storie che riporto nel libro le ho apprese da altri. Il genocidio degli anni 1895-1922 è un trauma collettivo del popolo armeno. Non c’è quasi una sola famiglia che non abbia avuto dei parenti uccisi in quegli anni. Ignorare il genocidio vuol dire comprendere poco o nulla di quanto ci è accaduto dopo quegli eventi. Così è anche nel Libro dei sussurri. Ma, di nuovo, questo libro ci insegna a parlare di quegli accadimenti senza provare sentimenti d’odio.

Quale parte del romanzo le ha richiesto l’impegno maggiore?

Quella in cui parlo dei sette cerchi della morte, i convogli sospinti verso il deserto della Mesopotamia. Poiché si tratta di fatti di un’atrocità indicibile, ho dovuto documentarmi con assiduità, perché nessuno mi accusasse di inventarmi alcunché. Ne è emerso che la realtà non può essere superata dalla finzione, dato che certe cose non avrei osato neppure immaginarle. Poi, scrivendo, ho dovuto reprimere le mie emozioni, benché non ho potuto fare a meno di scrivere, da qualche parte, che mi sentivo anch’io come uno degli infelici entrati nei convogli della morte. Scrivere con tale sobrietà a proposito di vicende così crudeli, specie quando sono accadute al tuo popolo, è come percorrere lunghe distanze correndo in punta di piedi. Un altro impegno non da poco è stato scrivere l’ultimo capitolo, che affronta la morte di mio nonno Garabet. E’ il primo morto che io abbia mai visto. Mi ha insegnato tante cose, persino che cos’è la morte, ha voluto essere il primo a mostrarmela.

Come è stato accolto il messaggio de Il libro dei sussurri sulla scena internazionale?

La versione spagnola, El libro de los susurros, è stata molto elogiata dalla critica. Secondo i nostri rappresentanti presso l’Istituto Culturale Romeno, nessuna opera romena tradotta ha mai avuto così tanta stampa, finora. Io stesso, durante la tournée di presentazioni in Spagna, sono rimasto colpito da come la critica e il pubblico spagnolo hanno recepito il messaggio del libro. In Italia il romanzo uscirà in autunno, ma poiché Anita Natascia Bernacchia ha già ultimato la traduzione, il libro ha già i suoi lettori. Uno di questi è, naturalmente, l’editore Roberto Keller, il quale punta molto sul successo italiano del romanzo. Un altro lettore, del quale sono particolarmente onorato, è il professor Baykar Sivazlyian, presidente dell’Unione degli Armeni d’Italia, che ha presentato il romanzo in anteprima al Salone del Libro di Torino. Sivazlyian ha detto una cosa che reputo essenziale: Il libro dei sussurri, al di là del suo valore letterario, non è un pamphlet, non intende formulare verdetti, non vuole suscitare rancori o sentimenti violenti. Il lettore è colui che deciderà in che modo deve essere analizzata e assimilata la storia.

Varujan Vosganian è autore del romanzo Il libro dei sussurri, in pubblicazione per le edizioni Keller (trad. di Anita Bernacchia) e presentato in anteprima al Salone del Libro 2011.

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Doina Ruști

FIRI: Come è andata a Torino? Scelga due momenti memorabili del Salone del Libro!

Doina Ruști: Il ricordo più vivido è legato a Marco Dotti, critico di prestigio, esegeta di letteratura comparata, nonché fine studioso di Strindberg. L’incontro con lui è stato notevole, e quella maniera estremamente elogiativa ed entusiasta con cui ha parlato del mio romanzo, Zogru, mi ha lasciato senza parole.

Al secondo posto c’è il libro di Robert Darnton (in traduzione italiana, Il futuro del libro), in totale accordo con i miei attuali interessi (mi riferisco a Quattro uomini più Aurelius, il mio ultimo romanzo, in cui tratto proprio il problema dei libri moribondi). Credo sinceramente che fra pochissimo tempo ce ne andremo a spasso con le ‘biblioteche’ al seguito, con i netbook, dove nessuno cercherà più il titolo di un libro o il nome di uno scrittore, bensì solo una parola, legata allo stato d’animo corrente, all’ossessione del momento. E dai milioni di romanzi classici, dalle pagine fruscianti della grande letteratura, si ergeranno solo poche righe, ovviamente in 3D, un brano apparso su richiesta, ed eventualmente la trama. Una frase densa. Anch’essa scelta dalle numerose pagine piene di opzioni. Probabilmente leggeremo per poter replicare o per continuare una frase, modificando a piacere episodi celebri, così come fa il mio personaggio George Cal. Costui ripropone i grandi romanzi, l’Ulisse, Madame Bovary, il Diavolo di Pavese ecc., completandone l’azione, e nessuno è in grado di rendersene conto.

Passeggiando per il Salone del Libro di Torino, ho avuto la sensazione che gran parte del suo spettacolo fosse legata a curiosità extraletterarie, come accade anche in altre fiere, d’altronde. Tuttavia, stavolta ho individuato qualcos’altro, una evidente accettazione del fatto che la letteratura, nella sua forma classica, è al capolinea. E questa impressione mi è stata data non solo dallo stand della casa editrice Adelphi, assediata dalla suggestiva copertina del libro di Darnton, bensì anche dal lampeggiare attento dei flash delle macchine fotografiche delle comitive di studenti.

Doina Ruști è una delle autrici di Compagne di viaggio. Al Salone del Libro ha presentato il romanzo Zogru (Bonanno, 2010, trad. di Roberto Merlo).

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Vasile Ernu

FIRI: Come è stato accolto in Italia il tuo libro Nato in URSS? E con quali impressioni sei tornato a casa, sul Salone del Libro, sull’Italia in generale?

Vasile Ernu: Mi sorprende che ci sia un interesse così grande per gli argomenti che affronto nel mio libro. Allo stesso modo mi ha sorpreso l’interesse della stampa, che, pur trattandosi di un libro d’esordio di un autore poco noto e proveniente da un paese dell’est, ne ha scritto in abbondanza. E’ incoraggiante. Il fatto che  sia stato ben accolto dalla critica e che, a quanto dice l’editore, le vendite siano andate bene, mi riempie di gioia. Speriamo che sarà presto pubblicato anche il mio secondo libro, Gli ultimi eretici dell’Impero.  

Torino è in pratica l’unica città, l’unica zona che ho avuto modo di visitare in Italia (è la terza volta in due anni) e mi sento già molto a mio agio.

Ho trovato il Salone del Libro di Torino molto simile a quello di Lipsia, che considero uno dei migliori in Europa. Viene riservata molta attenzione agli scrittori, e questo è un elemento positivo. Quest’anno in Italia sono state pubblicate diverse traduzioni dal romeno, è senz’altro qualcosa di cui rallegrarsi. Ho apprezzato la buona organizzazione degli eventi, il fatto che abbiano partecipato personaggi importanti della scena culturale italiana e che siano stati seguiti dal pubblico. Dunque, non più presentazioni e letture tra pochi intimi. C’è stato l’impegno concreto sia dell’ICR romeno che della sua sede in Italia, nonché delle case editrici, e anche i traduttori ci hanno aiutato molto. Le cose hanno cominciato ad avere un aspetto molto professionale. Non a caso, anche la stampa si è mostrata più disponibile a scrivere dei nostri libri.

Personalmente, mi sono sentito molto bene. Ho incontrato persone fantastiche e, soprattutto, ho appreso una miriade di cose sull’Italia che prima non sapevo. Ho passato intere serate a parlare con degli intellettuali italiani che mi hanno raccontato tante cose interessanti e abbiamo vagabondato per le vie di Torino. Prometto di tornare, e non da solo, ma con un buon libro.

Vasile Ernu è conosciuto in Italia per Nato in URSS (Hacca, 2010, trad. di Anita Bernacchia), presentato al Salone del Libro 2011. 

 

 

 

 

 

 

 

Scrittori romeni al Salone del Libro 2011

10 maggio 2011 Commenti disabilitati

Per il terzo anno consecutivo, l’Istituto Romeno di Venezia e il Centro Nazionale del Libro dell’ICR Bucarest organizzano lo stand nazionale della Romania al Salone, nonché una serie di manifestazioni sul tema La letteratura romena, oggi.

Per l’occasione, saranno presenti a Torino 16 tra i più importanti scrittori romeni contemporanei, della cui opera sono stati pubblicati di recente titoli importanti in Italia: Gabriela Adameşteanu, Adriana Babeţi, Adrian Chivu, Vasile Ernu, Radu Pavel Gheo, Florina Ilis, Nora Iuga, Florin Lăzărescu, Dan Lungu, Răsvan Popescu, Adina Rosetti, Doina Ruşti, Cecilia Ştefănescu, Cristian Teodorescu, Lucian Dan Teodorovici, Varujan Vosganian.
Lo stand della Romania (72 mq) è stato costruito secondo un concetto innovativo e attrattivo, sia per attirare il pubblico largo, sia per illustrare la produzione delle case editrici romene rappresentative per il tema scelto. Fotografie dei 16 scrittori romeni invitati, realizzate da Mircea Struţeanu, saranno riprodotte tanto sulla struttura esterna dello Stand, quanto nell’ambito di una campagna visiva di promozione dell’evento sugli autobus della città.
Grazie alla collaborazione con la libreria Cărtureşti, il pubblico che desidera farlo potrà acquistare i libri esibiti presso lo Stand.
Il partner delle due istituzioni organizzatrici è, per la prima volta, la cattedra di italiano della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Bucarest.

L’apertura ufficiale dello Stand della Romania si svolgerà giovedì, 12 maggio 2011, dalle ore 13.00, nel Padiglione 3 (P26 – R25). Prenderanno la parola Ovidiu Dajbog-Miron (ICR Bucarest), Dana Bleoca (Centro Nazionale del Libro – Bucarest), Gian Luca Kannes, Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, i professori Marco Cugno dell’Università di Torino, Bruno Mazzoni dell’Università di Pisa e Smaranda Bratu Elian dell’Università di Bucarest.
Durante quattro giorni (12-15 maggio), sia presso lo Stand della Romania, sia presso altri spazi del Salone saranno presentate le traduzioni di letteratura romena in lingua italiana, pubblicate nel corso dell’ultimo anno, nonché i recenti risultati dell’italianistica romena e della romenistica italiana.
L’edizione di quest’anno segnerà la più consistente presenza romena al Salone di Torino, sia grazie alla ricca raccolta di traduzioni di letteratura romena, che al grande numero di invitati: oltre 50 tra scrittori, traduttori, critici letterari e giornalisti, italianisti e romenisti di spicco, rappresentanti di alcune case editrici.
Media partners: Radio Torino International, Centro 95 e il giornale Ora României di Torino.

Scrittori romeni a LibrInTerra

4 marzo 2011 Commenti disabilitati

Nei giorni 5 e 6 marzo si svolge a Valperga (provincia di Torino) LibrInTerra,  festival dedicato alla letteratura contemporanea. L’edizione 2011 comprenderà nove eventi i cui protagonisti saranno scrittori di diversi paesi, giornalisti, traduttori e attori.

La Romania è presente per la prima volta al Festival, con una tavola rotonda cui parteciperanno tre dei più importanti scrittori romeni, tradotti in lingua italiana: Gabriela Adameşteanu, Dan Lungu Vasile Ernu.
La manifestazione si svolgerà sabato, 6 marzo, dalle ore 16.30, al Teatro Comunale di Valperga.
I dibattiti saranno condotti da Paola Zoppi, direttore artistico del Festival “LibrInTerra”. Sarà presente Anita N. Bernacchia, traduttrice e interprete, beneficiaria di due borse per traduttori assegnate dall’Istituto Culturale Romeno di Bucarest.
La presenza dei tre scrittori romeni è sostenuta dall’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, partner del festival.
Info e dettagli sul sito http://www.librinterra.com/.

(fonte: ICR Venezia)

Su Filip Florian e la letteratura romena di oggi, con Maria Luisa Lombardo

30 maggio 2010 Commenti disabilitati

«Alla ricerca della verità, il giovane archeologo Petruş porta alla luce i racconti di alcune vite passate sotto silenzio, dimenticate, biografie in cui sono state nascoste se non esecuzioni di massa, allora di sicuro molti più drammi. Uno strano fascino percorre questo romanzo di debutto, reso più intenso dalla sensibilità per gli effetti ritardati dell’oppressione totalitaria». (Der Spiegel)

Da poche settimane è uscito nelle librerie la versione italiana del romanzo di debutto di Filip Florian, uno dei più affermati narratori romeni di oggi. Presentato anche al Salone del libro di Torino, Dita mignole (Fazi Editore, 260 pp., €18), il libro è stato tradotto in italiano da Maria Luisa Lombardo, studiosa di letteratura romena e italiana, che racconta la sua esperienza di romenista e traduttrice letteraria in questa conversazione con Horia Corneliu Cicortaş:

Cara Maria Luisa, sei appena entrata nel gruppo FIRI. Potresti raccontare brevemente per i nostri lettori la tua esperienza di docente a Timişoara e il tuo percorso di italianista e di romenista?

Ho iniziato a lavorare a Timişoara come lettrice di lingua italiana appena conclusi i miei studi universitari, quindi posso ben dire che è stata la mia prima esperienza lavorativa nel campo dell’italianistica. Per questo motivo, quei quattro anni da lettrice sono stati molti importanti, densi. È stato indubbiamente un percorso di formazione e di arricchimento, e devo ringraziare i professori Viorica Bălteanu e Daniele Panteleoni che in quel periodo sono stati i miei punti di riferimento.

Non è, tuttavia, un caso che mi sia ritrovata a lavorare in Romania, visto che ho studiato romeno all’università, come seconda lingua triennale (sono però specialista di russo). Del mio periodo a Timişoara ho tanti ricordi. Ho partecipato, ad esempio, alla laurea honoris causa dei professori Lorenzo Renzi e Teresa Ferro – che è stata anche mia docente a Catania, insieme al prof. Giuseppe Piccillo e alla prof.ssa Margareta Dumitrescu. Poi ci sono stati i tanti eventi delle serate Dante. E che dire di quando, per rinnovare il visto, viaggiavamo fino in Ungheria, attraversando a volte a piedi la frontiera. Inoltre, in pochi anni ho assistito alla crescente crescita della comunità italiana nel Banato e a Timişoara sentivo parlare italiano dappertutto.

Quali sono stati i primi testi letterari che hai tradotto dal romeno? Chi, tra gli scrittori di oggi, ti piacciono di più e perché?

Ho cominciato a tradurre scrittori classici e testi popolari, in particolare Ion Creangă. Poi le scrittrici Anişoara Odeanu e Cella Serghi (traduzioni che ho intenzione di riprendere e ampliare). Ma dopo il mio corso di formazione per traduttori dell’ICR, mi sono più orientata su autori contemporanei. Da subito mi è piaciuto Filip Florian, ma viste le “mie origini” (Timişoara) adoro anche Daniel Vighi, Radu Pavel Gheo, Adriana Babeţi. E poi, Mircea Nedelciu, Răzvan Rădulescu… C’è l’imbarazzo della scelta: ogni scrittore è un mondo ed è bello scoprire mondi nuovi e aprirsi a nuovi orizzonti. Ovviamente, quando ho insegnato a Udine letteratura romena, ho proposto ai miei studenti molti degli autori che più mi piacevano… non poteva non mancare Tristan Tzara.

La rivista România Literară ha parlato, nel caso di Florian, del “più solido esordio registrato nella letteratura romena degli ultimi anni”. Puoi dirci qual è stata la genesi della tua traduzione?

Come ti dicevo prima, ho iniziato a occuparmi maggiormente di scrittori contemporanei ai tempi del mio stage formativo offerto dall’ICR. Allora scoprii Degete Mici (Dita Mignole) e conobbi il suo autore, Filip Florian. Mi piacquero da subito alcune atmosfere del libro, alcuni personaggi. Il primo brano che tradussi, che per me aveva i toni di certa letteratura russa, fu quello del sogno del soldato Andrei Butylkin. Poi lessi un frammento della biografia di Eugenia Embury (altro personaggio davvero divertente) all’Istituto di cultura romena di Venezia, e fra il pubblico c’era Laura Senserini, rappresentante della casa editrice Fazi e… alla fine proprio la Fazi ha deciso di pubblicare il libro che abbiamo presentato al Salone.

Delle difficoltà sul piano traduttivo?

Senz’altro ci sono state delle piccole sfide traduttive. Filip Florian è uno stilista e un vero cesellatore della scrittura. La mia sfida principale è stata proprio quella di far trapelare attraverso la traduzione questa peculiarità dell’autore.

Sei appena tornata dal Salone del Libro 2010. Per quanto riguarda le presenze di autori dalla Romania, com’è andata a Torino?

Indubbiamente, l’Istituto Culturale Romeno insieme al Centro Nazionale del Libro hanno offerto un programma molto interessante e variegato. A parte Filip Florian, ho avuto modo di incontrare,  nuovamente o per la prima volta, scrittori quali Dan Lungu, Dinu Flămând, Nora Iuga, Ştefania Mihalache, Radu Ţuculescu e così via.

Qualche momento particolare che ti abbia colpito?

Non riesco a scegliere un particolare evento. Ogni momento mi è sembrato interessante, un modo di conoscere cose nuove e di schiudere gli occhi su nuovi territori letterari. Sono rimasta affascinata dalla fluidità della traduzione italiana dei versi di Flămând fatta da Giovanni Magliocco, per esempio. Mi è piaciuto il momento dedicato alla letteratura infantile svoltosi alla FNAC giorno 16, con Călin Torsan e Ioana Nicolaie. La mia bambina, Rikke, se n’è tornata a casa con il volumetto Aventurile lui Arik scritto dalla Nicolaie, con tanto di dedica, e con un paio di cartoline e segnalibri con le illustrazioni di “Clubul ilustratorilor” (il club degli illustratori) di Bucarest.

Allora, meno male che anche i piccoli hanno la loro soddisfazione! A proposito di illustrazioni e copertine, passiamo agli editori impegnati nel far conoscere gli autori romeni in Italia. Come ti sembra la situazione attuale?

Se consideriamo gli scrittori presentati al Salone, possiamo vedere che un po’ di editori si stanno interessando di letteratura romena. Ma di certo non è facile trovare editori italiani disposti a pubblicare scrittori romeni, specialmente se l’opera non è mai stata pubblicata in un altro paese di riferimento (Francia, Germania, Gran Bretagna). Si cerca di andare sul sicuro, diciamo. Comunque, qualcosa si muove. In parte, i programmi di finanziamento dell’ICR stanno aiutando a promuovere gli scrittori e rendere gli editori meno restii alla pubblicazione. Ma agli editori importa molto che il romanzo o il volume di poesia si venda e che lo scrittore attiri le attenzioni di pubblico e media.

Certo, torniamo alla domanda che di sempre: quanto interessa la letteratura romena? In fondo, molto dipende dal pubblico, dai suoi gusti.

Secondo me si dovrebbe guardare oltre la provenienza dell’autore di un’opera. Infatti, un buon romanzo è un buon romanzo… la nazionalità dello scrittore non dovrebbe contare poi tanto. Per questo, penso che i lettori possono fare molto per cambiare questa situazione.

(22 maggio 2010)

L’autore: Filip Florian, classe 1968, ha lavorato come giornalista e reporter per Radio Europa Libera (Free Europe). Dita mignole, suo romanzo di debutto, ha ricevuto numerosi premi, tra i quali  quello per il miglior primo romanzo dell’Unione degli Scrittori Romeni, ed è stato tradotto in oltre dieci paesi. Ha scritto altri due romanzi, Băiuţeii (I ragazzi di viale Băiuţ, 2006), a quattro mani con il fratello Matei, e Zilele regelui (I giorni del re, 2008). Vive a Bucarest.