Archivio

Posts Tagged ‘ineffabile nostalgia recensioni’

“L’universo è cenere in trasformazione”

2 novembre 2015 1 commento

Recensione a: E.M. Cioran, Ineffabile nostalgia. Lettere al fratello 1931-1985, a cura di Massimo Carloni e Horia Corneliu Cicortaş, Archinto, Milano 2015.

di Draga Rocchi

 

Un dialogo dell’anima con se stessa. La conversazione di un unico essere – sdoppiato – in due vite possibili. Questo è il contenuto che custodiscono le lettere di Emil Cioran al fratello Aurel (1931-1985), raccolte in un libro dal titolo Ineffabile nostalgia, a cura di Massimo Carloni e Horia Corneliu Cicortaş, per l’editore Archinto.

Emil CioranIl libro è il memoriale di un’esistenza spezzata in due, che la scrittura raccoglie: senza poter del tutto unificare. È la parabola di due destini, quelli dei fratelli Cioran, uniti da una stessa radice che, molto presto, la vita ha reciso – tra Romania e Francia –, creando due storie da un’unica storia.

Nelle lettere Emil Cioran racconta questa separazione, la vive e la sente profondamente rinnovarsi su se stesso, ogni giorno. La scrittura prova a tener insieme il dolore di ricordi spezzati, a tal punto fatti propri da risultare quasi incondivisibili. Da tale difficoltà nel condividere scaturisce la valenza universale di una scrittura intima: sempre personale, ma altrettanto vera per chi legge e vi ritrova l’uomo e il suo destino mortale.

Ciò che è di Cioran è di ognuno, o può esserlo, se si sceglie di riflettere sulla condizione aperta dall’esistenza. Sono lettere private e, allo stesso tempo, nella loro intimità, parlano ad ognuno, perché evocano la forza della memoria in quanto tale, il potere degli affetti, la magia dei luoghi, l’esser stati e il desiderio dell’oltre che ha in sé ogni domandare.

Nelle righe di ogni giorno, c’è l’infanzia nella vecchiaia, il dolore di una leggerezza persa per sempre. C’è il ricordo, a costruire un presente di attesa, di chi vorrebbe far ritorno ma non può. Ci sono anni di vita attraversati da una lontananza incolmabile, fatta di scelte e di desideri, prima ancora che di spazio.

Ci sono immagini improvvise, nitide e, tuttavia, perse per sempre, in un dialogo tra morti e vivi che confonde i confini, annullando il loro senso.

Si parla ad altri per parlare principalmente a se stessi, per chiarire con la propria anima il non detto di una vita: c’è incontro tra vita e morte nella forza fragile di una scrittura in frammenti, di una forma che non contiene più.

Tutto sembra poter tornare, senza che si possa realmente far ritorno. Un esilio metafisico è il luogo dal quale giunge la voce, come un’eco: del pianto, del riso, del cinismo, dell’amarezza, della malattia, della salute. Gli affetti sono costanti, – presenti assenti – modulano lo scorrere dei giorni, dando corpo al vuoto.

Un abisso insuperabile è di fronte e dentro, nel cuore di una sensibilità che non conosce davvero indifferenza, anche quando la esprime – disperatamente –.

Dell’attaccamento alla vanità d’essere parlano le abitudini, diffuse nei giorni: al tempo stesso meccaniche e familiari nella loro gelida estraneità. Dell’essere cercati, senza essere conosciuti, del parlare senza saper star vicino, della superficie priva di spessore sono testimonianza i molti che scrivono, i molti che vogliono, invitano, premiano e criticano. Contro tutto ciò, la fuga verso un altrove irraggiungibile. Tentata e ritentata, nella follia di gesti folli, forse creatori.

Il silenzio dell’anima di Cioran produce, così, nelle lettere, una scrittura d’ascolto, rubata, solo per brevi tratti, al tempo dell’inessenziale, a ciò che allontana e che, per questo, si dovrebbe allontanare.Ineffabile nostalgia copertina web

La verità è seduta accanto, mentre lo scorrere delle illusioni continua a far teatro alla vista. Ascoltare, ascoltarla, è forse ancora possibile, se l’anima impara con fatica a non disperdersi, raccogliendo le forze che l’età e la vita ancora concedono.

La scrittura può registrare quanto accade, farsene portavoce, rendere immortale ciò che è perituro, custodire l’eternità dell’inessenziale, affinché non vada dispersa, affinché non vada confusa fino a generare le ragioni di nuovi inganni.

Il presente è costellato di luoghi della memoria, così vivi da poter essere percorsi nell’immaginazione, così lontani nella realtà. Sono soprattutto i luoghi dell’infanzia, quelli in cui qualcosa si è interrotto, quelli che si attraversano ancora, tante volte, senza poterci mai tornare. Sono la felicità capita solo dopo: quella che il tempo restituisce quando non c’è più. Luoghi leggeri, fatti di sogni: luoghi che la vecchiaia sa che non potranno appartenerle mai. Luoghi di tempo, che forse neanche si è vissuto, più profondi dei pensieri, più forti degli affetti. Sono le immagini che impediscono la dispersione dell’anima e fanno da raccordo tra il presente che viviamo e l’essere che non siamo più e mai saremo ancora. Senza stanchezza il cuore indugia dentro strade sospese nel tempo, intravedendo il destino che non ha mai avuto. La volontà ripercorre passi bambini, cercando nel presente nuovi inizi, che si negano.

La storia personale e quella importante dei fatti accaduti non hanno soluzione di continuità: nessun evento è dato, se non come vissuto. Grande e piccolo, generale e personale, seguono un solo destino, la cui forza e il cui senso sono preclusi alla coscienza che li cerca.

Ogni lettera custodisce e perde, è frammento e richiamo alla totalità, è individuale e collettiva, rivolta ad uno perché parli a tutti.

La scrittura raccoglie la cenere di un universo personale in costante trasformazione: mescola i piani, lavora negli affetti, svuota e riempie, recide e dà vita.

Nespus dor, ineffabile, indicibile nostalgia, è ciò che prova e sempre proverà chi cambia lingua e lascia il suo paese, o chi, pur restando, vive davvero, nella ricerca di sé, e sente nel profondo la condizione radicale dell’esistenza, come esilio dalla perfezione.

La condizione dello spaesamento, dell’assenza di radici, del non sentirsi a casa anche in ciò che vi è di più familiare. Questo è il proprio dell’essere umano, questo è il tema sotteso da ascoltare, che attraversa, come un basso continuo, ogni lettera di Cioran al fratello, legandola alle altre: trama variegata di un unico tessuto esistenziale.

Francia e Romania, i luoghi della divisione fisica di Emil e Aurel, finiscono così per diventare stati dell’anima, condizioni di separazione, scelte radicali, ferite diverse per chi porta in sé lo stesso sangue. Non serve cercare di sanare la distanza, sognare e realizzare un ricongiungimento.

Il tempo ha reso straniera l’anima a se stessa, approfondendo il solco scavato nella terra della propria interiorità. Ha reso sconosciuto un fratello e familiare ciò che è estraneo. Il tempo ha insegnato a essere nella trasformazione, a perdere identità, a non possedere nulla, nemmeno se stessi.

Eppure di questi infiniti piccoli frammenti qualcosa rimane. Nella scrittura – controluce – si rivela un’immagine: qualcosa di ciò che la vita è stata e non sa più, qualcosa che lega indissolubilmente, entro una sola trama, i frammenti che la realtà ha spezzato, impedendone la deriva.

Un’origine è intravista, come cammino e meta, come luogo che non esiste e che, per questo, catalizza su di sé il desiderio del ritorno, raccordando tutte le strade, percorse e da percorrere. Per quel che resta. Ogni cosa è illuminata da questo riflesso, presente in ogni lettera, come traccia di scrittura. Ogni cosa è custodita e persa nella memoria che opera, trasformando l’universo interiore, donando ad esso nuove forme a partire dalle sue ceneri continue.

Il pensiero sa ciò che l’esistenza non potrà mai essere: la vede nel suo insieme, prima ancora che realmente si concluda, la sente come unica, personale e totale, passata e non ancora finita.

Il pensiero registra, attraverso la scrittura, il desiderio di senso, la volontà di conferire totalità a partire dai ricordi di ciò che si è amato e che dà continuità alla trama di un’esistenza ferita dalla perenne estraneità a se stessa. Nell’origine, sentita e mai raggiunta, nessun frammento è solo. Di questa unità, e della sua luce possibile e mai reale, il pensiero di Emil Cioran scrive, raccontando – anche per noi – una vita di esperienze e d’attesa.

«Penso alla neve che ricopriva tutto».

Ad aprile in “Orizzonti culturali italo-romeni”

8 aprile 2015 Commenti disabilitati

ORIZZONTI CULTURALI ITALO-ROMENI (n. 4, aprile 2015, anno V), mensile online bilingue; per l’edizione romena, cliccare qui.

Edizione italiana
Estate 2015, andiamo in Romania ad aiutare i bambini con don Rigoldi Anche quest’estate, come ogni anno già dal 1999, l’Associazione Bambini in Romania Onlus, presieduta da don Gino Rigoldi, organizza campi estivi di animazione in Romania e Repubblica di Moldova a favore di bambini in condizioni di disagio sociale (iscrizioni aperte fino al 28 aprile). Abbiamo chiesto a don Rigoldi di presentarci sostanza e motivazioni di questi campi estivi: fedele allo spirito di condivisione tipico dell’Associazione, don Gino ci ha risposto lasciando spazio anche alla testimonianza diretta di alcuni volontari. Intervista di Giacomo Ruggeri.

«La tortura del silenzio»: Marius Oprea e i crimini del comunismo Il comunismo in Romania ha fatto tanti morti: qualcuno se ne ricorda? No, e molto spesso non sappiamo neppure dove andarli a piangere. Marius Oprea, già dissidente all’epoca di Ceausescu, setaccia la Romania alla ricerca di persone assassinate dalla Securitate e da decenni passate sotto silenzio, delle quali oggi restano solo le ossa. Al lavoro di Oprea, sostenuto pubblicamente dal Nobel per la letteratura Herta Müller, Guido Barella ha dedicato il libro La tortura del silenzio (San Paolo, 2014), recentemente tradotto e pubblicato in Romania. Ne pubblichiamo ampi passaggi.

CatturaFellini fa scuola anche a Est. Intervista al regista Doru Niţescu «Fellini ha parecchi discepoli ma non ha continuatori, perché tutta la sua creazione sta sotto il segno di un autobiografismo sofisticato. I suoi film oscillano continuamente fra ricordo e presente, fra fantasia e realtà. La visione felliniana del mondo non può esistere in assenza del suo autore. Di qui la sua unicità». Doru Niţescu, affermato regista romeno, nutre un vero culto per Fellini (cui ha dedicato due libri), determinante nel suo percorso artistico. Nell’intervista realizzata da Smaranda Bratu Elian, propone una lettura dell’opera del maestro italiano e considerazioni sul nuovo cinema romeno.

La «Ineffabile nostalgia» di Cioran: pubblicate le lettere al fratello Aurel Decisiva per ripercorrere la parabola umana del grande pensatore, la corrispondenza tra Cioran e il fratello Aurel copre un arco di oltre mezzo secolo. L’editore Archinto ha appena pubblicato il volume che la raccoglie: Ineffabile nostalgia. Lettere al fratello 1931-1985 (trad. di Massimo Carloni e Horia Corneliu Cicortas). Si tratta di 237 lettere, su un corpus totale stimabile intorno alle 400 unità. Privilegiati dalla scelta dei curatori i contenuti di particolare interesse letterario, filosofico e storico, senza trascurare quei documenti che rivelano il lato privato e affettivo di Cioran.

«Il nulla e l’assurdo». Tesi di Umberto Cardinale sul grande di Răşinari Pubblichiamo integralmente la tesi universitaria di Umberto Cardinale dal titolo Cioran, il nulla e l’assurdo. Nel testo anticipato in pagina, ci si sofferma in particolare sull’accostamento tra Leopardi e Cioran: chi non è più illuso sul mondo ama l’illusione, paradosso tanto della poesia leopardiana quanto della prosa cioraniana: «Ho provato, in un silenzio e in una solitudine immensi, in mezzo alla natura, lontano dagli uomini e vicino a me stesso, una sensazione di tumulto infinito, in cui il mondo mi ha invaso con l’irruenza di un torrente, simile a un fluido trasparente e impercettibile» (E. Cioran).

«Le Viking Rose», il thriller intrigante e anticonformista di Cristi Lavin Un romanzo curioso e intelligente, costruito con sensazionalismo e introspezione, visione personale della psicologia romena e destrezza stilistica, anticonformista su temi scottanti come l’omosessualità. È Le viking rose di Cristi Lavin (Tracus, Bucarest 2012), thriller il cui titolo evoca la sua particolare trama e storia, ambientata tra Norvegia e Romania. Pubblicato in francese e in versione elettronica da Raoul Weiss, editore e traduttore, il romanzo è uscito poi in edizione romena ma con lo stesso titolo, in omaggio al riconoscimento iniziale. A cura di Mauro Barindi.

Anniversario: Ion Vinea, maestro dell’avanguardia poetica romena Ricorrono ad aprile 120 anni dalla nascita del poeta d’avanguardia Ion Vinea (17 aprile 1895- 6 luglio 1964), pseudonimo di Ioan Eugen Iovanache, figura di spicco della letteratura romena del Novecento. Scrittore, giornalista, poeta, fondò nel 1922 «Contimporanul», la più importante rivista d’avanguardia di orientamento costruttivista, che diresse per dieci anni. Pubblichiamo una selezione di versi in edizione bilingue, tratti dall’antologia La poesia romena del Novecento (traduzione e cura di Marco Cugno, Edizioni dell’Orso, Alessandria 1996).

Appello: inviamo all’Accademia di Bucarest i libri di romeni editi in Italia La Biblioteca dell’Accademia Romena di Bucarest è interessata alle opere degli autori romeni pubblicati all’estero, a cominciare dall’Italia ma non solo, e invita quanti curano le loro pubblicazioni (autori ed editori in primis) a inviare copia delle opere edite negli ultimi anni. Fondata nel 1867 e dedicata ininterrottamente alla conservazione del patrimonio librario nazionale, la Biblioteca dell’Accademia possiede un fondo di oltre 14 milioni di unità (volumi, periodici, manoscritti, carteggi, archivi, fotografie, disegni, incisioni, ecc.) che la rendono una delle più ricche biblioteche d’Europa.

«Cioran e l’Occidente. Utopia, esilio, caduta». Convegno il 16 e 17 aprile Il prossimo 16 e 17 aprile si svolgerà presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento il Convegno Internazionale «Cioran e l’Occidente. Utopia, esilio, caduta». Numerosi gli invitati e specialisti, provenienti di Italia, Romania e Francia. Il Convegno è organizzato sotto l’egida dell’Università di Trento, dell’Accademia di Romania in Roma e dell’Institut Français di Milano, con il contributo del Corso di Dottorato in Culture d’Europa. Ambiente, Spazi, Storie, Arti, Idee. Pubblichiamo integralmente il corposo programma dell’evento.

Fra genialità e follia: una Serata Italiana dedicata a Torquato Tasso Lo scorso 24 marzo, la libreria Humanitas Kretzulescu di Bucarest ha ospitato la XXXII Serata Italiana dedicata al tema Genialità e follia. Il dibattito ha avuto come punto di partenza il volume Torquato Tasso: Lettere dal manicomio / Scrisori din casa de nebuni, pubblicato nella bilingue «Biblioteca italiana» della Humanitas. Sono intervenuti Miruna Bulumete, curatrice dell’edizione e traduttrice delle lettere (insieme al compianto italianista George Lăzărescu), il noto critico letterario Dan C. Mihăilescu e Radu Teodorescu, medico psichiatra. Cronaca di Gabriela Varia.

Novità editoriale: le lettere di Cioran al fratello Aurel

7 aprile 2015 Commenti disabilitati

Ineffabile nostalgia. Lettere al fratello 1931-1985, a cura di Massimo Carloni e Horia Corneliu Cicortaș, introduzione di Massimo Carloni, Archinto, Milano, 2015, pp. 176, € 18. (Nelle librerie dal 12 marzo 2015).

Ineffabile nostalgia copertinaLa corrispondenza tra Cioran e suo fratello Aurel, pubblicata in edizione italiana presso Archinto, copre un arco temporale di oltre mezzo secolo, rivelandosi quanto mai decisiva per ripercorrere la parabola letteraria, ma soprattutto umana dello scrittore romeno trapiantato a Parigi. Il volume raccoglie 237 lettere, su un corpus totale stimabile, a tutt’oggi, intorno alle 400 unità. La scelta dei curatori ha privilegiato i contenuti di particolare interesse letterario, filosofico e storico, utili all’esegesi dell’opera di Cioran, senza trascurare quei documenti che, apparentemente marginali, rivelano il lato privato, quotidiano e affettivo dell’autore. Alcune di queste lettere vengono pubblicate per la prima volta in questa edizione, non essendo state finora comprese nei vari testi che raccolgono la corrispondenza tra Emil Cioran e i familiari rimasti in Romania. Sono incluse nella raccolta anche alcune lettere politicamente «impegnate», scritte da Cioran negli anni Trenta e Quaranta, che, una volta estrapolate dal contesto storico e dall’evoluzione spirituale dell’autore, possono condurre a lapidari e fuorvianti (pre)giudizi ideologici. I destini dei fratelli Cioran, uniti in gioventù dalla passione intellettuale e dal fervore politico, si separano sul finire degli anni Trenta. Confermando a guerra finita la scelta di restare in Francia, e di non tornare più in una Romania ormai sovietizzata, Cioran rinuncerà persino alla sua lingua madre, pur di tagliare con una parte «inattuale» di sé. Installandosi al «centro del mondo», pensa di liberarsi per sempre dall’onta di appartenere ad una «piccola cultura». La seconda guerra mondiale, ma soprattutto la cortina di ferro che taglia l’Europa in due blocchi contrapposti, costringe i fratelli Cioran a quarant’anni di separazione forzata. L’uno, Emil, meteco a Parigi, nel cuore di quel «paradiso desolante» che è diventato ai suoi occhi l’Occidente; l’altro, Aurel, prigioniero in patria, in una Romania ridotta dal regime comunista a un grigio inferno «che non è più di nessuno». I due fratelli affidano alla sorte incerta e vulnerabile della lettera il desiderio di sentirsi uniti, nonostante la storia stessa cospiri contro di loro. All’intenso scambio epistolare fa da corollario, da parte del più «fortunato» Emil, l’invio di vestiario, cibo, medicinali e quant’altro possa tornare utile a cei de-acasă, dimostrando nell’occasione una premura, una generosità, una tenerezza quasi materne, nei confronti dei lontani e sventurati parenti. Aurel, da parte sua, ricambia come può, ovvero con l’invio di oggetti della sua terra e, soprattutto, con le immagini dei paesaggi dell’infanzia: Rășinari, Sibiu, Șanta, arricchite dalle stravaganti storie dei personaggi che li animano. Grazie alle affezioni magiche del temps retrouvé, Cioran, riconciliatosi col fondo romeno della sua anima, è colto da un’«ineffabile nostalgia» per i luoghi incontaminati dell’infanzia, considerati una sorta di paradiso perduto, una metafora del suo sradicamento metafisico.

Nel dialogo a distanza con Aurel, ad emergere prepotentemente è proprio il lato romeno della personalità di Cioran, quel suo côté balcanique che è possibile leggere solo in filigrana nell’opera edita. Pur avendo adottato il francese, Cioran esalta l’incomparabile poeticità dell’idioma romeno, fortuna e sciagura ad un tempo, poiché, se da un lato ha partorito lirici di prim’ordine come Eminescu, dall’altro ha confinato per sempre il suo popolo «nell’intraducibile».

La malinconia, la rassegnazione, lo scetticismo, il lamento di fronte a un destino sentito come irreparabile, queste ed altre tonalità affettive dell’anima romena, condannate da Cioran come tare culturali regressive ai tempi della Trasfigurazione della Romania, riemergono ora, nelle lettere a Relu, quali elementi essenziali di una saggezza primordiale, rurale che, beffandosi della storia, diventa preferibile alla fredda intelligenza parigina, poiché in grado di sopportare meglio le sventure della vita. Il 6 aprile 1972 scrive al fratello: «Più si è primitivi, più si è prossimi ad una saggezza originaria che le civiltà hanno perduto. Il borghese occidentale è un imbecille che pensa solo al denaro. Qualunque cioban [pastore] nostrano è più filosofo d’un intellettuale di qui». D’altronde, al di là del portato culturale, la malinconia dei fratelli Cioran risente anche di un’eredità familiare. Di quel male oscuro la madre Elvira aveva trasmesso loro «il gusto e il veleno». Il gusto, assaporato attraverso la musica sublime di Bach, unico antidoto al tormento dell’invano, autentico veleno che divora l’anima afflitta. Un giorno, poco prima di morire, la madre scrisse al figlio queste desolanti parole: «Qualsiasi cosa faccia l’uomo, la rimpiangerà sempre» – «Era il suo testamento. Vi riconosco la filosofia della nostra tribù», chiosa amaramente Cioran. In seguito al soggiorno in Germania del 1933-35, Cioran è in piena esaltazione politica. Non il cammino interiore, bensì l’azione collettiva, guidata da un capo carismatico, diventa l’unica via di salvezza in grado di condurre a quella trasfigurazione della Romania, che rappresenta l’ultima speranza di riscatto per la tânara generație. Tuttavia, se per Emil la passione per il destino del proprio paese si rivela un’infatuazione di breve durata – pretesto, più che altro, per sciorinare provocazioni geopolitiche e sfogare il suo irrefrenabile lirismo, frutto al contempo d’un disperato complesso d’inferiorità culturale e d’insonnie devastanti – per Aurel significa un’adesione in prima persona alla Guardia di Ferro.

Quando nel secondo dopoguerra Cioran, dal suo isolamento parigino, pone in essere il personale «disormeggio» dalla storia – «Qualunque partecipazione ai tumulti temporali è tempo perso e vana dissipazione» – spingendo il fratello a fare altrettanto, è ormai troppo tardi. La mannaia del socialismo di stato romeno non tarda ad abbattersi anche sul suo capo. Nel 1948, dopo un processo farsa, Aurel Cioran è condannato a sette anni di carcere e a otto anni di lavori forzati per motivi politici. Stessa sorte tocca alla sorella maggiore Virginia – evidentemente, per entrambi, il fatto di chiamarsi Cioran non è secondario. Negli anni Sessanta Aurel esce dal tunnel, fisicamente e psicologicamente provato, ma moralmente integro, tanto da rifiutare ripetutamente l’invito della Securitate a diventare un suo informatore. Si aggiunga a ciò, nel 1966, la perdita nel giro di un mese della madre Elvira e della sorella Virginia. Cioran lo sostiene a distanza, consigliandogli la lettura di Marco Aurelio – «non esiste consolatore migliore» – ed invitandolo al distacco dagli esseri e dalle vicende passate, insomma a non farsi cattivo sangue, prendendo le cose troppo seriamente.cp Cioran Dopo quarant’anni di separazione, Emil e Aurel si rincontrano nell’aprile del 1981 a Parigi. A tal punto il tempo e la sofferenza hanno segnato i loro volti, che alla stazione stentano a riconoscersi: «Sei tu?» – chiede Cioran al fratello. Nel crepuscolo delle loro vite, per una curiosa ironia del destino, ognuno vorrebbe trovarsi al posto dell’altro. Emil, per sfuggire all’asfissiante «garage apocalittico» parigino, sogna un’esistenza anonima, immerso nella campagna transilvana; mentre Aurel, al pari dei suoi compatrioti, sente ancora il fascino ammaliante di Parigi e della libertà occidentale.

Quando nei primi anni Novanta il baratro dell’Alzheimer inghiotte progressivamente la mente lucida di Cioran, costringendolo al ricovero presso l’ospedale Broca, Aurel vorrà essere ancora accanto a lui. Impossibilitato a camminare, Cioran è costretto – lui infaticabile promeneur – sulla sedia a rotelle. Aurel lo accompagna nel parco dell’ospedale, rievocando insieme, in romeno o in francese, gli anni dell’infanzia. Simone Boué assicura di averli sentiti ridere, sghignazzare alla romena. Forse, ripensavano con sarcasmo a quel formidabile aforisma di Aurel, che Cioran volle includere in una sua raccolta: «La vecchiaia è l’autocritica della natura».

(M. Carloni e H.C. Cicortas)

NOTA: Quest’articolo è uscito – in italiano e in romeno – anche sul numero di aprile/2015 del mensile bilingue online Orizzonti culturali italo-romeni.

***

UPDATE: recensioni

Draga Rocchi, “L’universo è cenere in trasformazione”, FIRI, 2 novembre 2015

Claudio Bagnasco, “Ineffabile nostalgia”, Gli Squadernauti, 12 giugno 2015.

Giovanni Sessa, “Emil Cioran tra nostalgia ed azione”, Il Borghese, giugno 2015, pp. 72-73. Pubblicata con lo stesso titolo anche sul sito Ereticamente, 10 giugno 2015.

Pietro Citati, “Cioran salvato dalle regole grammaticali”, Corriere della Sera, 11 maggio 2015.

Stefano Chemelli, “Cioran scrive le parole del silenzio”, l’Adige, 16 aprile 2015. Recensione pubblicata anche nel mensile online Orizzonti culturali italo-romeni (maggio 2015).

Alessandro Giuli, “Cioran, il tramonto”, Il Foglio, 11 aprile 2015

Mario Bernardo Guardi, “L’ineffabile nostalgia di Cioran”, Il Tempo, 10 aprile 2015

Nicola Vacca, “Ineffabile nostalgia”, SatisFiction, 7 aprile 2015

Giovanni Balducci, “Ineffabile nostalgia fra Cioran e anelito metafisico”, Barbadillo, 6 aprile 2015

Raoul Bruni, “Cinquant’anni di Ineffabile nostalgia: le lettere scambiate col fratello Aurel, rimasto in Romania”, Alias (il Manifesto), 5 aprile 2015. [V. sotto l’articolo in formato jpeg].

Nicola Sguera, “Un ricordo di Emil Cioran”, Economia e Diritto, 1 aprile 2015 [pdf scaricabile qui: Nicola Sguera, “Un ricordo di Emil Cioran”]

Mario Bernardo Guardi, “Fratelli Cioran, Karamazov del nichilismo”, Libero28 marzo 2015; ripreso col titolo “I fratelli Cioran da Codreanu al nichilismo”, ne Il Primato Nazionale, 29 marzo 2015.

Gian Paolo Serino, “Cioran cinico e nichilista? Semmai premuroso e umano”, Il Giornale, 11 marzo 2015

Bruni_Alias_manifesto