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Posts Tagged ‘immigrazione’

Media e immigrazione: tavola rotonda alla Camera

26 marzo 2011 1 commento

Roma, giovedì 31 marzo 2011, Sala delle Colonne, c/o Palazzo Marino della Camera dei Deputati, via Poli 19, dalle ore 17.00.

Il Forum degli Intellettuali Romeni d’Italia (FIRI) e l’Associazione parlamentare “Amici della Romania” organizzano la tavola rotonda I media e l’immigrazione in Italia: cronaca e immagine di un incontro.

La tavola rotonda è il quarto appuntamento nell’ambito della serie di incontri su “Politica e immigrazione”, avviato lo scorso giugno. (Progetto a cura di Radu Motoca e Draga Rocchi, FIRI).

Esiste al momento, in Italia, un’informazione accurata, responsabile e non sensazionalistica sull’immigrazione? Quale immagine dell’immigrato viene offerta dai quotidiani, dalla televisione e dal web? Quanto e che tipo di spazio è dedicato a questo tema dai mass media? Dare visibilità alla presenza straniera in Italia vuol dire per l’informazione occuparsi esclusivamente di fatti di cronaca? Chi è l’altro nel racconto dei giornalisti e quale accesso ha questo altro alla possibilità stessa di proporre in prima persona la sua storia?

Rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati, adozione di termini giuridicamente congrui, diffusione di informazioni corrette e non distorte: queste sono solo alcune delle norme approvate all’unanimità nel 2008 dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, con la “Carta di Roma”, ossia con il “Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti”. È realmente monitorato il rispetto fondamentale di questo codice?

Esperti ed organizzazioni specializzate in materia devono assolutamente intervenire su come i mass media siano in grado di influenzare, in modo decisivo, il giudizio della società nei confronti degli immigrati. Soltanto dalla forza e dalla profondità di questo intervento, reiterato e costante, può dipendere, infatti, la costruzione di un’immagine, quanto più possibile vicina alla realtà, di un’Italia interculturale, radicata nella propria storia ma capace di sincronizzarsi con i mutamenti globali in corso.

L’argomento verrà analizzato in un’unica sezione, seguita da dibattito finale, dando rilievo al fenomeno migratorio sia nei media tradizionali (stampa cartacea e televisione), sia nei nuovi media (stampa online, web-tv, social network).

 

Convegno FIRI alla Camera, giugno 2010.

Programma

17.00-17-15 Apertura: Dott. Horia Corneliu Cicortaş (Presidente del Firi) e On. Guido Melis (Associazione “Amici della Romania”)

17.15-19.00

Relatori:

– On. Claudio Martelli (politico e giornalista)

– On. Jean-Léonard Touadi (politico e giornalista)

– Dott.ssa Alina Harja (dir. editoriale “Actualitatea românească”)

– Dott. Marco Pacciotti (coordinatore nazionale Forum Immigrazione del PD)

Moderatori: Dott. Horia Corneliu Cicortaş e Dott.ssa Draga Rocchi

19.00-20.00: Dibattito e conclusione

Ingresso libero con pre-registrazione obbligatoria (indicare nome e cognome) tramite e-mail (info.firi@yahoo.it) o sms a 339-5860765.

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Prosegue alla Camera l’iniziativa FIRI su politica e immigrazione

8 giugno 2010 1 commento

Giovedì 10 giugno, dalle ore 17.30 alle 19.30, Sala delle Colonne – via Poli 19, Roma

Secondo incontro di confronto e riflessione presso la Camera dei Deputati, nell’ambito del ciclo di incontri “LA POLITICA E L’IMMIGRAZIONE IN ITALIA: RIFLESSIONI, ESPERIENZE E PROGETTI”, organizzato dal Forum degli intellettuali romeni d’Italia (FIRI) insieme all’Associazione parlamentare “Amici della Romania”.

i lavori del primo incontro (3 giugno)

Nel primo incontro del 3 giugno scorso, il tema “Emigrato e immigrato: una specifica condizione esistenziale” è stato affrontato da diverse angolazioni dai quattro relatori, tutti professori all’Università di Roma “La Sapienza”. Antonello Biagini, Prorettore dell’Università, ha insistito sulle migrazioni nel contesto istituzionale attuale, in seguito alla caduta del comunismo nell’Europa orientale. A partire da un’analisi storica dell’immigrazione, Viviana Langher ha ricordato le esperienze positive di collaborazione universitaria e i progetti di scambi culturali tra studenti. A sua volta, Pietro D’Oriano ha ribadito l’attualità problematica del tema in un confronto critico tra la situazione italiana e quella francese. Infine, Edoardo Ferrario dell’Università di Roma ‘La Sapienza’ ha riportato alle radici più profonde, a partire dalla tradizione letteraria dell’Occidente (Antico Testamento e filosofia greca) concetti come l’altro, lo straniero, l’immigrato, l’autoctono.

On. Sbai

Nell’incontro di giovedì 10 giugno intitolato “L’immigrato: da oggetto a soggetto politico”, la parola passa ai soggetti immigrati, per testimoniare il loro percorso culturale, civile e politico a favore del dialogo e dell’integrazione.

On. Touadi

Interverranno: On. Jean-Léonard Touadi (Partito Democratico), Edgar Galiano (Direttivo nazionale del Comitato Immigrati), Vladimir Kosturi (Presidente dell’Associazione albanese “Iliria”), On. Souad Sbai (Pdl, Popolo della libertà) e Mihai Muntean (PIR, Partito Identità Romena).

Moderatori: Horia Corneliu Cicortaş (FIRI) e Antonio Ricci (Caritas-Migrantes).

Programma dei tre incontri (3, 10 e 17 giugno)locandina FIRI Camera dei deputati

Nota: per motivi di sicurezza, per accedere all’incontro occorre pre-registrarsi, fornendo nome e cognome, tramite e-mail (info.firi@yahoo.it) o sms: 377-4002306.

“24 ore senza di noi”, sciopero e mobilitazione degli immigrati

1 marzo 2010 Commenti disabilitati

Manifestazioni a Milano, Napoli e in numerose città italiane per la prima giornata di sciopero dei lavoratori immigrati.

L’iniziativa per rendere “visibili” gli immigrati e per lottare contro il razzismo, parte dalla Francia; colore simbolo il giallo. A Napoli oltre 20 mila i lavoratori in corteo. Iniziative di solidarietà in 60 piazze in tutta Italia.

“Basta razzismo, siamo i nuovi cittadini, le vostre pensioni le paghiamo noi”. Sono alcuni degli slogan gridati dai lavoratori immigrati nel corso del corteo del primo marzo a Milano. Emanuel, 34 anni del Camerun, lavora nella reception di un grande albergo. “Sono a Milano da sei anni e da sei anni in metropolitana vengo guardato con disprezzo” racconta. Oggi ha deciso di non andare al lavoro: “I motivi di questa scelta sono tanti, il punto è che non veniamo considerati come cittadini” spiega. Eder Herrera ha 22 anni ed è uno studente peruviano dell’Università Statale: “ho raggiunto i miei genitori che lavorano qui – racconta – non dimenticherò mai quel giorno che mi hanno fermato i controllori dell’Atm. Avevo dimenticato il portafoglio con l’abbonamento e mi hanno trattato come un criminale”. “Ho dovuto rinnovare il permesso di soggiorno e sono precipitato in un limbo – spiega Roberto, ecuadoriano, che l’autista – mi sono sposato qui, lavoro qui, mio figlio è nato qui: ha avuto bisogno di cure ma con il permesso di soggiorno scaduto al massimo puoi andare al pronto soccorso. Ecco perché stamattina ho scelto di scioperare”.

Sono circa ventimila, secondo gli organizzatori, le presenze stimate al corteo antirazzista a Napoli nell’ambito della giornata di mobilitazione “Ventiquattro ore senza di noi” promossa a difesa dei diritti degli extracomunitari. La manifestazione si è svolta in maniera pacifica e senza incidenti. Il corteo, partito da piazza Garibaldi, ha raggiunto piazza del Plebiscito dove, per l’intero pomeriggio sono previste esibizioni di musicisti e attori. Presenti tutte le comunità presenti sul territorio campano, dal Burkina Faso al Ghana, dalla Nigeria al Marocco, dal Bangladesh al Senegal. “I lavoratori extracomunitari – sottolinea il responsabile immigrati della Cgil Campania, Jamal Qaddorah – hanno risposto in maniera massiccia all’appello lanciato dalle associazioni e dal sindacato. Hanno raggiunto Napoli dalle città della provincia, da Castelvolturno e da San Nicola Varco. E’ una bella giornata di mobilitazione, con tanti italiani presenti in corteo”.

A Roma salgono in cattedra gli stranieri con le loro “lezioni di clandestinità” in piazza Montecitorio, davanti al Parlamento, dove gli studenti universitari dell’Onda e quelli delle superiori si sono seduti in terra e in silenzio ad ascoltare “gli insegnamenti” degli immigrati, intervenuti per parlare della loro condizione in Italia e descrivere le loro esperienze protestando contro “il razzismo delle istituzioni”. L’iniziativa si è svolta in occasione dello sciopero nazionale degli stranieri che vivono in Italia, per sottolineare l’importanza del ruolo degli immigrati nel mondo del lavoro e contro il razzismo. Su di una lavagnetta sono state esposte scritte che criticano il pacchetto sicurezza del governo che li “criminalizza” e il tetto del 30% per l’iscrizione di alunni stranieri nelle scuole, considerato “discriminatorio”. A parlare sono stati alcuni migranti di seconda generazione, lavoratori, studenti stranieri, africani di Rosarno, e richiedenti asilo afghani. Tra i presenti anche alcuni docenti e il dirigente scolastico della scuola elementare Iqbal Masih, Simonetta Salacone. Sono state esposti ovunque cartelli, striscioni e le immagini di San Papier, protettore dei migranti. “Non pensiamo – hanno detto i manifestanti – che serva un pezzo di carta per essere cittadini e per rivendicare i diritti. La strada da percorre è un’altra, e il primo marzo è solo una tappa”. “Bisogna ripartire dalla cultura per cambiare le leggi sulla cittadinanza”, ha detto nel suo intervento la scrittrice italo-somala, Igiaba Sciego.

Fonte e immagini: ANSA.

Anche Gesù era un migrante

28 novembre 2009 1 commento

Papa: Gesù era uno di loro, rispetto diritti. No a rimpatrio minori rifugiati, scuola e integrazione per tutti

di Domitilla Conte, ANSA

Il villaggio globale chiude sempre più porte e la Chiesa non sta a guardare, specialmente di fronte alla sofferenza dei minori migranti – messaggio odierno del Papa per la 96-esima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.

"Fuga in Egitto" (Giotto)

 

CITTÀ DEL VATICANO, 27 nov. 2009 – L’immigrato è una persona “con diritti fondamentali inalienabili da rispettare sempre e da tutti”, specialmente se bambino, o comunque minorenne. Pari diritti e pari opportunità rispetto ai residenti, nella scuola e nel lavoro. Il monito del Papa giunge quasi in contemporanea con la proposta della Lega di porre un tetto alla cassa integrazione per i lavoratori extracomunitari, proposta preceduta da molti altri segnali di chiusura, in Italia e fuori, ricordati anche questa mattina anche dal presidente del Pontificio consiglio per i migranti, mons. Antonio Maria Vegliò. I respingimenti praticati anche dall’Italia, ma anche la proposta di scuole separate in Germania, il referendum anti-minareti in Svizzera, l’operazione “White Christmas” di Coccaglio, nel Bresciano.

I minori migranti vanno accolti e difesi perché due volte più vulnerabili, e perché anche Gesù, da bambino, fu un migrante e sarebbe oggi un rifugiato, essendo scappato con Giuseppe e Maria in Egitto dalla furia di Erode. Vegliò ricorda che i minori non accompagnati non possono essere mai rimpatriati, secondo le norme internazionali, anche se “tale diritto, come molti altri, non è sempre rispettato”. Pronta la risposta del ministro dell’Interno, Roberto Maroni: “L’Italia non rimpatria i minori non accompagnati, questa non è la realtà italiana”. Il fenomeno emigrazione – ammette papa Ratzinger – “impressiona per il numero di persone coinvolte, per le problematiche sociali, politiche, culturali e religiose che solleva, per le sfide drammatiche che pone alle comunità nazionali e a quella internazionale”. Il migrante, però – ha affermato con forza il Papa citando la sua enciclica sociale Caritas in Veritate – “è una persona umana con diritti fondamentali inalienabili da rispettare sempre e da tutti”, soprattutto se minore. Sarà quest’ultimo aspetto il tema della Giornata e il pontefice ne approfondisce ogni risvolto ricordando che la Convenzione dei Diritti del bambino “afferma con chiarezza che va sempre salvaguardato l’interesse del minore”, ma che “purtroppo nella realtà questo non sempre avviene”. Abbandono e sfruttamento colpiscono sempre più bambini e ragazzi in ogni continente, per questo occorre proteggerli e accoglierli quando cercano rifugio, favorendo “il loro sviluppo fisico, culturale, spirituale e morale”.

La parola d’ordine è integrazione e prevenzione del disagio, che può colpire anche le seconde generazioni di immigrati. A tutti – dice il Papa – “è importante che sia data la possibilità della frequenza scolastica e del successivo inserimento nel mondo del lavoro”. Deve poi essere “facilitata l’integrazione sociale grazie a opportune strutture formative e sociali”. Il Papa fa appello ai cristiani che attraverso parrocchie e associazioni “compiono grandi sforzi” per aiutare i migranti, ma soprattutto a quelli che non lo fanno, affinché prendano “consapevolezza della sfida sociale” che pone la condizione dei minori migranti e rifugiati. L’ultimo appello è per i governi e le istituzioni internazionali, perché promuovano iniziative di sostegno. Una “voce nel deserto” destinata a rimanere inascoltata, ha detto qualcuno a mons. Vegliò che commentava il messaggio del Papa. “Il Vangelo va annunciato anche se molti non lo accettano” – ha risposto Vegliò, che ha anche negato che vi siano “controversie” con la Lega. Ed è giusto, gli ha fatto eco il neosottosegretario del Pontificio consiglio, il tanzaniano mons. Novadus Rugambwa, “alzare la voce anche nel deserto, affinché migranti e rifugiati siano considerati un giorno persone con diritti e accesso alla promozione sociale”.

Francesca arriva nelle sale italiane senza “ritocchi”

13 novembre 2009 Commenti disabilitati

13 nov. 2009, FIRI/Corriere della Sera

Due anni dopo il caso Mailat, “risolto” sul piano giudiziario con una sentenza aspra, costruita su molti indizi e poche prove, in un clima sociale dove si è diffusa ormai una “xenofobia strisciante”, come lo stesso presidente della Camera, Fini, ha ammesso nel suo  intervento alla presentazione del rapporto 2009 Caritas-Migrantes, il caso del film “Francesca” torna a far parlare e, soprattutto, potrà essere visto nelle sale italiane senza “interventi estetici”.

“Il giudice Luciana Sangiovanni del Tribunale Civile di Roma”, scrive Stefania Ulivi sul Corriere della Sera, “ha rigettato la richiesta d’urgenza ex art. 700 che l’onorevole Mussolini aveva presentato per impedire l’uscita della pellicola del romeno Bobby Paunescu. La richiesta era stata motivata da una frase ritenuta offensiva all’inizio del film.” La frase incriminata, ormai notoria, è una battuta pronunciata da uno dei protagonisti del film (“La Mussolini, una troia che vuole ammazzare tutti i romeni”), considerato diffamatoria dall’onorevole per via dell’aggettivo in questione. “Il bello”, aveva  commentato Domenico Procacci della Fandango, “è che la seconda parte della frase, il ‘vuole ammazzare’ non ha scandalizzato nessuno neppure lei, eppure rivela qualcosa di molto negativo”.

Non va infine trascurata la posizione del regista Bobby Paunescu, che ha dichiarato al Corriere: “Quello che mi ha sconcertato è stata l’anarchia delle reazioni in entrambi i Paesi: in Italia, dove si è scatenata una comprensibile e generalizzata caccia all’untore, e in Romania, dove il bisogno collettivo di lavarsi la coscienza si è risolto associando Mailat con il suo essere rom, confermando il pregiudizio xenofobo e il falso ideologico di cui soffre buona parte della popolazione romena: i romeni sono buoni, gli zingari sono cattivi”.

Il regista romeno ha sottolineato come la battuta della discordia sia in effetti “la voce della strada: ho cercato onestà ed equilibrio nel rappresentare le reazioni della società rumena, che per la maggioranza ama l’Italia, considerandola la Terra Promessa. E’ una minoranza, a sua volta razzista, quella che vi accusa di razzismo. La voce della strada è razzista perché reagisce a quel che sente in tv, per bocca dei politici, come la Mussolini e il sindaco di Verona che divengono la voce dell’intero Paese”.
La giornalista Stefania Ulivi ricorda che “In Francesca , in verità, Paunescu (che ha vissuto a lungo a Milano) non fa sconti ai rumeni, rappresentati in maniera tutt’altro che edulcorata. «In Romania» spiega «il razzismo è allo stesso livello che in Italia, e il film lo mostra molto chiaramente»”.

L’Italia vista dai nuovi italiani

2 ottobre 2009 Commenti disabilitati

Stasera ad Arezzo, incontro-dibattito con Miruna Cajvaneanu e Alina Harja, giornaliste romene che vivono in Italia.

Italia vista dai nuovi italiani: i lavoratori romeni. Problemi, opportunità

Venerdì 2 ottobre, ore 18 sala interna Caffè dei Costanti, piazza san Francesco, Arezzo.

Partecipano le giornaliste Miruna Cajvaneanu del settimanale Gazeta Romaneasca e Alina Harja corrispondente del canale Realitatea TV. Dibattito moderato dal giornalista Gianni Brunacci.

Nell’ultimo degli appuntamenti previsti dal progetto Da RoMeno a RoPiù Consapevole Cittadino Europeo, dopo gli interventi dello scrittore Mihai Mircea Butcovan e della ginnasta Andreea Stefanescu, si va a toccare il nocciolo della questione. Gli Italiani parlano spesso dei Romeni, raramente vengono intervistati quest’ultimi per capire come vedono, e giudicano gli Italiani. Le due giornaliste invitate sono la parte più attiva in Italia che porta avanti la ridefinizione della conoscenza, e quindi dell’immagine, che i media hanno proposto. Arezzo non soffre in modo consistente degli effetti collaterali della migrazione, ma certamente molto ancora deve essere fatto per una cosciente integrazione. L’incontro vuole portare autorevoli testimonianze utili in questa direzione.

Fonte: Arezzo Notizie

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Aggiornamento 3 ottobre:

Lorenzo Bianchi, Arezzo: Giovani RoMeni ora RoPiù consapevoli

(www.informarezzo.com)

Il terzo incontro al Caffè dei Costanti di Arezzo, previsto dal progetto “Da RoMeno a RoPiù Consapevole Cittadino Europeo”, ha visto la presenza di due giornaliste corrispondenti in Italia di accreditate testate romene, Miruna Cajvaneanu e Alina  Harja, che hanno  acceso il dibattito su “Italia vista dai nuovi italiani: i lavoratori Romeni. Problemi, opportunità”.

Dopo l’exploit del caricaturista Popas, dopo lo scrittore Butcovan, e la ginnasta Stefanescu, il tema della serata è andato sul nucleo del problema/opportunità che la migrazione romena in Italia offre. Oltre la presenza del’assessore all’integrazione Aurora Rossi,  si è avuto l’intervento del deputato Guido Melis, Deputato PD, Commissione Giustizia, e promotore gruppo interparlamentare di amicizia Italia Romania.  Ma anche i Romeni si sono attrezzati  a  scendere in campo politicamente in Italia, e già 2 partiti di matrice romena sono nati. Vi sono stati  gli interventi di Stefan Stanasel, imprenditore a Prato, Vice presidente commissione Territoriale della Prefettura per la Toscana e Presidente Partidul Democrat Liberal e di Mihai Muntean Segretario Nazionale Partito dei Romeni in Italia. Non poteva mancare Andreani della Lega Nord, Buti della Caritas che ha stilato l’unico rapporto sulla migrazione romena in Italia, e Leonora Ferrotti esponente del PDL aretino.

Si è potuto condividere le esperienze di Stanasel, imprenditore con 37 dipendenti ed alcuni milioni di euro fatturati in Italia, che dormiva inizialmente sotto un ponte con in tasca una laurea in marketing. Delle due giornaliste che da un impegno professionale hanno voluto fare della loro permanenza in Italia una scelta di vita in favore dell’approfondimento delle notizie e dei fenomeni della migrazione al fine di portare alla luce quello che talvolta i media nazionali tralasciano di dire. E’ stato curioso sentire la giornalista Harja, ora abitante a Trastevere, sostituire il Romeno col più perfetto Romanesco con abbondanza, come prevede quel dialetto, di doppie consonanti anche dove non sono presenti. Doppiamente curioso perché le doppie consonanti in romeno non esistono, ed è una delle difficoltà del loro scrivere in italiano.

Il deputato Melis la cui attività parlamentare ha sempre un taglio particolare – noto l’intervento a Piacenza col Manuale di Sopravvivenza del PD -, ha sottolineato la necessità di chiarire nel parlato comune di definizioni come “integrazione su valori comuni”, e di creare un gruppo all’interno del parlamento che abbia attenzione ad accrescere l’amicizia tra Italiani e Romeni.

Muntean ha congratulato l’iniziativa di Arezzo come occasione di dibattito necessario e con i toni giusti validi per lasciare sul territorio una traccia. Andreani della Lega, sollecitato dal moderatore Gianni Brunacci, ha rimarcato come la Lega riconosca la validità per entrambi le comunità di una migrazione, ma che la stessa abbia modalità ed operatività che purtroppo le attuali norme ed iniziative non soddisfano.

Tutti gli Italiani e Romeni presenti  si sono trovati d’accordo che la precisa e puntuale applicazione delle leggi che riguardano reati penali sia alla base della tutela anche della stragrande maggioranza dei Romeni che vivono correttamente in Italia.

Gabriela Tomuta, vice presidente dell’Ass. Italo Romena Aircis onlus di Arezzo, promoter del progetto, ha donato agli ospiti un pezzo di Romania: bottiglie di vino romeno Halewood e Murfatlar.

“Intrusi”, un libro sull’Italia multiculturale

16 agosto 2009 Commenti disabilitati

Ramona Parenzan, Intrusi. Vuoto comunitario e nuovi cittadini, Ombre Corte Editore, Verona, 2009.

Parenzan

Qui di seguito, l’intervista di Feten Fradi all’autrice Ramona Parenzan (fonte: Repubblica – Metropoli), studiosa di interculturalità.

Come è nata l’idea di scrivere questo libro?

Il libro è nato anche dal desiderio di coniugare le mie passioni letterarie e filosofiche con la mia pratica quotidiana di operatrice interculturale. Da anni infatti lavoro nel mondo dell’interculturalità conducendo laboratori nelle scuole e insegnando italiano a minori e adulti stranieri. Grazie a questi lavori, infatti, ho potuto incontrare e frequentare amici migranti ed esponenti di associazioni di mediatori linguistico culturali e di migranti in lotta che mi hanno “suggerito” e ispirato molti dei temi presenti nel libro. Nella prima parte del testo sono costanti i riferimenti all’area balcanica. Questo perché Serbia Bosnia e Albania (ma anche la cultura rom), sono “confini” geografici, culturali e artistici che ho amato attraversare più spesso.

Perché ha scelto questo titolo e chi sono gli “intrusi” nella società italiana di cui parla?
Il titolo è ispirato da “L’intruso”, un testo di un filosofo francese contemporaneo Jean Luc Nancy che nel raccontare l’esperienza vissuta del suo trapianto cardiaco, si interroga sulle trasformazioni che le categorie di identità e di estraneità subiscono quando il corpo entra nel regno della biopolitica. In questo caso Nancy offre nel suo libro un’accezione assolutamente positiva del termine intruso e del concetto di intrusione: il cuore trapiantato salva l’ospite da una morte imminente. Nel mio libro mi piaceva utilizzare la stessa accezione positiva del termine intruso riferendomi in questo caso al migrante e alla sua potenza “vitale” e intrusiva e contaminante nella nostra società, nelle nostre città lontane e infinite dei piccoli-grandi microcosmi dove singolarità plurali si condizionano costantemente e nello stesso tempo si ostinano a tacere circa questo contagio se non a temerlo e a ostacolarlo apertamente con leggi assurde e xenofobe.

Quali sono i messaggi che vuole trasmettere ai lettori del libro?
Il messaggio è quello di non temere l’articolazione delle lingue, dei modi di dire, dei pensieri e delle diverse scritture (quella artistica, politica filosofica…). Per questo motivo nel testo è presente una sorta di partizioni di voci diverse sul tema della migrazione e del fare comunità. La parola diretta dei migranti (attraverso citazioni e interviste) intende rompere il monologo di tutti coloro che scrivono sui migranti senza averli mai interpellati direttamente. Il libro vuole si offre anche come un invito esplicito a reinventare insieme concetti ormai abusati – e quindi vuoti – di cittadinanza e comunità, per ricrearli e dotarli di nuovo senso e nuove pratiche attraverso processi di negoziazione reciproca e di pensiero condiviso ma anche attraverso processi di politica dal basso.

Come ha scelto i suoi testimoni?
Le persone intervistate e gli scrittori/filosofi citati nel libro sono autori che leggo e amo da anni. Altri ancora, soprattutto nella parte delle interviste, sono amici con i quali ho condiviso progetti letterari e politici.

Quanto è importante l´idea di “comunità” in una società di emigrazione?
Oggi si rende necessario più che mai ragionare insieme sul concetto di una comunità aperta inoperosa nel senso che non vuole fare opera, costruire codici fissi e regole definite una volta per tutte. Una comunità diasporica in costante divenire, frutto di processi di articolazione e di ascolto reciproco. La migliore immagine della comunità di oggi è la città contemporanea: luogo di mescolanze, labirinto senza fine, gioco di innesti e mercato incessante di opportunità, dove tutto pare accadere in modo inatteso e insperato. Con i suoi luoghi aperti e sbarrati, nascosti e accessibili, la città è infatti la metafora migliore per descrivere l’apertura comunitaria, le sue ambivalenze, le mille contraddizioni ma anche la sua infinita ricchezza.

Quanto conta la comunità per l’immigrato?
L’immigrato spesso ha bisogno di appartenenza e quando questo non è possibile si aggrappa al ricordo nostalgico di comunità d’origine spesso solo immaginate che lo aiutano ad affrontare l’urto degli eventi. Altre volte invece (o nello stesso tempo) cerca di ricostruisce in diaspora comunità nuove dove poter articolare nuovi legami e nuove identità.

Quali sono le comunità maledette e quelle terribili?
Le comunità maledette sono quelle chiuse dove si vogliono ripristinare antichi vincoli di sangue lingua e cultura a costo di uccidere per questo persone e pratiche di vita che ormai si articolavano insieme meravigliosamente. Le comunità terribili sono le comunità in rivolta come quelle delle “banlieux” parigine (ma anche delle nostre periferie) dove terribile non è visto in chiave negativa, naturalmente

Perché ha scelto il caso balcanico parlando di comunità maledette?
I Balcani, le loro recenti vicende, sono una metafora potente per comprendere cosa accade quando si evoca troppo spesso e con violenza inaudita il desiderio di bandiere, confini, lingue proprie, in nome di una presunta difesa da ogni genere di contaminazione esterna. La disgregazione dei territori della ex Jugoslavia ci insegna molto su come sia rischioso oggi il desiderio mortifero di comunità chiuse e potenti ma anche di quanto sia vano e nocivo combattere e scongiurare ogni forma di meticciato e contagio culturale.

Perché i centri detti di accoglienza sono secondo Lei, “di disa-accoglienza”?
Spesso gli “ospiti” dei centri di accoglienza (migranti lavoratori, rifugiati e altri ancora) formano soltanto un amalgama di individui e gruppi separati, con status e situazioni sociali non sempre condivisi, accanto anche a tutta una serie di differenze negli itinerari personali e nei progetti diasporici. Si tratta di luoghi spesso tristi e fatiscenti all’interno dei quali convivono magari anche forme di condivisione ma marcate da nostalgia o progettualità interrotte. Nel caso dei richiedenti questo pare assolutamente non conforme al principio del diritto comunitario, secondo il quale “i richiedenti asilo possono circolare liberamente nel territorio dello Stato membro ospitante o nell’area loro assegnata da tale Stato membro”.

Come si può secondo Lei, rovesciare questa tendenza e far capire che il fenomeno migratorio è una ricchezza? Che ruolo deve giocare la società civile in ciò?

Occorre reagire, mettersi in circolo, alzare la voce, dissentire in modo attivo e deciso contro le vergognose derive delle leggi italiane in nome della sicurezza (da chi, da cosa?) che accrescono il senso dell’insicurezza e la precarietà.

Le vie per fare questo sono molte e diverse, quelle che io amo praticare da tempo, accanto a pratiche di dissenso politico, sono soprattutto quelle del contagio culturale a scuola e nel territorio attraverso, per esempio, laboratori dove si coinvolgono artisti e scrittori migranti, il dispositivo potente del teatro sociale, la diffusione della letteratura della migrazione e del cinema. Le scuole di ogni ordine e grado sono un laboratorio molto felice dove poter far germogliare i semi dell’intercultura.