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Eppur si vota!

5 giugno 2009 7 commenti

Alcune riflessioni sul diritto di voto per i non italiani comunitari

Horia Corneliu Cicortas

Stamattina sono andato al Comune a ritirare la mia tessera elettorale. Ci sono andato perché non l’avevo ricevuta, sebbene nelle ultime settimane abbia guardato con crescente curiosità la mia cassetta postale, in attesa di trovarvi il documento con il quale, da cittadino comunitario non italiano residente in Italia, avrei potuto votare sia per le elezioni amministrative (nel mio caso, per la provincia di Pisa e per il comune di Pontedera), sia per le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Mi ricordo che, qualche mese fa, parlando con dei connazionali romeni, di cui alcuni sono impegnati in organizzazioni civiche o politiche, vennero fuori dei racconti un po’ buffi circa le informazioni errate o fuorvianti che circolavano attorno al diritto di voto dei cittadini comunitari, informazioni che provenivano spesso dai funzionari stessi dei Comuni incaricati (e pagati) per fornire simili informazioni agli interessati. Per esempio, veniva detto in certi Comuni, una volta fatta l’opzione di votare per il Parlamento Europeo a favore dei candidati provenienti dalle liste italiane, lo straniero comunitario non avrebbe più potuto votare nel proprio Paese.

Falso.

Eppure alcuni, disorientati o intimiditi davanti a posizioni del genere, hanno rinunciato a fare la domanda in questione. Il funzionario avrebbe dovuto invece dir loro: “Se fate questa opzione, voterete per il Parlamento Europeo a favore dei candidati italiani, non potendo esercitare contemporaneamente il voto per candidati di altri Paesi comunitari. Per il resto, voi potrete sempre esercitare il voto alle elezioni politiche del vostro Paese”. In altre parole, chi – come me – ha fatto l’opzione di votare per il Parlamento Europeo sulle liste italiane di candidati, non può andare un’ora dopo a votare al consolato romeno più vicino per votare sulle liste dei candidati al PE eletti in Romania. Ma questo non mi impedisce di andare a votare a novembre, quando in Romania ci saranno elezioni presidenziali, al consolato, dato che l’elezione del Presidente della Romania (come anche l’elezione per il parlamento) è un diritto che spetta a tutti i cittadini romeni, compresi quelli residenti all’estero. E non mi impedisce, se un domani dovessi cambiare idea o residenza, di ritornare a votare per le liste del proprio Paese.

Ma torniamo alla mia cittadina della Toscana, regione tradizionalmente di sinistra e in genere molto accogliente nei confronti dei non toscani e dei non-italiani, ben fornita di servizi sociali ecc.

Al comune, il funzionario mi ha prima guardato sorpreso quando gli ho detto che a casa non mi è arrivata la tessera elettorale. Pensavo fossi l’unico sfigato, dei comunitari non italiani residenti, ma il funzionario ha attentamente guardato in un cassetto pieno, invece, di buste bianche non consegnate e, alla fine, ha trovato soddisfatto la mia busta, porgendomi un foglio da firmare. Gli ho chiesto come mai la busta non mi era stata spedita, e mi ha risposto che qualcuno del Comune era venuto per consegnarla a mano, ma non mi aveva trovato. Infatti, mentre tornavo verso casa, ho notato che sulla mia busta era scritto a mano “non ce mai” (proprio così: pensavo che solo noi stranieri facciamo errori grammaticali del genere), e sono scoppiato a ridere da solo. Casualmente, il mio lavoro di free-lance mi porta a viaggiare spesso. La lettera raccomandata, con il solito avviso fatto di cartoncino giallastro che tutti conosciamo (e che non va confuso con quello, più inquietante, di color verde chiaro), lasciato dal postino nella cassetta delle poste, è un valido rimedio per le assenze del destinatario, considerato che di solito il postino passa la mattina, quando la maggior parte dei mortali è fuori a lavorare.

Io però alterno giornate e nottate di lavoro trascorso in casa a giorni o settimane passate fuori. E così, se proprio nei giorni in cui sia io che mia moglie siamo assenti, il volenteroso funzionario del comune passa a distribuire le tessere elettorali, è chiaro che non mi troverà e allora, stufo di tanta ricerca, scriverà sulla busta “non ce mai”.

Naturalmente, senza lasciare un biglietto, sia pure scritto a mano, in cui io venga invitato a ritirare personalmente la tanto desiderata tessera elettorale.

Il problema è che, come me, ci sono tanti altri, forse distratti o fiduciosi nel funzionamento della posta (che questa volta non c’entra). E’ vero, chi vota deve essere motivato a farlo, indipendentemente alle proprie scelte politiche, ma se l’informazione sul diritto di voto è imprecisa o addirittura fuorviante, e se la distribuzione delle schede elettorali avviene con modalità come quelle descritte sopra, il messaggio percepito può essere questo: “Vabbè, puoi venire a votare, visto che fai la domanda, ma bada bene, non potrai votare più nel tuo Paese” (che è falso, come abbiamo detto), “e comunque ti consegneremo la tessera elettorale ma solo se sei a casa. Se passi poi qui, magari avrai la fortuna di riceverla”. A parte gli scherzi, è ciò che io ho percepito ed è ciò che mi è stato riferito in passato. Ecco una delle ragioni per cui, ad esempio, solo 58.000 romeni su oltre 700.000 aventi diritto, si sono iscritti sulle liste elettorali per il PE e per le amministrative. Bisogna vedere quanti sono i votanti polacchi, i tedeschi e tutti gli altri comunitari messi insieme. Comunque, la loro presenza al voto non può ormai più essere ignorata e penso che d’ora in poi anche certi capi politici amanti della caccia alle streghe dovranno riconsiderare sia i toni che i contenuti dei loro periodici sfoghi.

Insomma, l’informazione sul diritto al voto è carente, anche da parte delle autorità preposte e della stampa, e solo alcune associazioni si sono prodigate a informare adeguatamente gli aventi diritti.

Mi chiedo a questo punto se non fosse più semplice pagare, al momento della presentazione della domanda, il costo di una lettera raccomandata per la consegna a casa della tessera elettorale.

Sarebbe più facile coinvolgere i nuovi elettori, anziché tenerli lontani da processi politici che riguardano anche loro, non solo gli autoctoni.

Anzi, chi scrive è convinto che anche i cittadini non comunitari, residenti almeno da cinque anni in Italia, andrebbero ammessi al voto amministrativo, come accade in altri Paesi dell’UE. Credo che questo sia stato anche il senso della recente decisione della Regione Toscana, che è andata controcorrente rispetto alle scelte anti-immigrazione del governo nazionale. Il coinvolgimento al voto passivo e attivo darebbe più dignità, più impegno e peso sociale (grazie alla contrattazione che è, in fondo, il voto), ma anche più responsabilità agli stranieri stabilizzati in Italia, i cui figli, del resto, non saranno più immigrati, ma saranno invece cittadini italiani di origine straniera. Al contrario, tenere i cittadini stranieri residenti lontani dalle urne equivale al tenerli lontani dalla cittadinanza attiva e dal coinvolgimento in processi che, volenti nolenti, riguardano anche loro. Se poi si vuole che gli immigrati siano solo individui anonimi da tollerare in quanto operai, camerieri, badanti, consumatori e silenziosi contribuenti alle casse dello Stato, senza dare loro una prospettiva di co-partecipazione alle sorti della Polis, allora bisogna anche prendersi le responsabilità di una simile visione delle cose.

Una visione che, a mio avviso, è semplicemente miope.

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