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Le Associazioni italo-romene aiutano i terremotati d’Abruzzo

11 aprile 2009 1 commento

Le Associazioni italo-romene aiutano le vittime del terremoto in Abruzzo

Nei giorni scorsi, in seguito al terribile terremoto che ha colpito l’Abruzzo provocando quasi trecento morti (di cui  cinque accertati di origine romena), numerosi feriti e migliaia di edifici distrutti o danneggiati, le associazioni locali dei romeni, in particolare a L’Aquila e a Sulmona, si sono adoperate fin da subito per dare il loro contributo concreto a favore dei terremotati. Allo stesso tempo, altre associazioni italo-romene si sono attivate, partecipando direttamente ai soccorsi degli sfollati immigrati (come ad esempio Silviu Ciubotaru, presidente dell’Associazione “Noi suntem români”) oppure alla raccolta di beni di prima necessità, organizzata dalla Federazione delle Associazioni per i Romeni in Italia, il cui rappresentante legale e portavoce dell’Associazione EuRomeni d’Italia, Fabio Maria Galiani si è recato all’inizio della settimana nella zona interessata dal sisma per organizzare, in coordinamento con le associazioni e i volontari locali, le operazioni di raccolta di aiuti a sostegno degli sfollati più bisognosi, indipendentemente dalla loro nazionalità. (Fonte: FIRI; foto: http://www.corriere.it).

COMUNICATO STAMPA: Solidarietà e aiuti alle persone colpite dal terremoto in Abruzzo

Roma, 10 aprile 2009. Le Associazioni aderenti a F.A.R.I., Federazione delle Associazioni per i Romeni in Italia (costituita il 25 giugno 2008), stanno organizzando l’invio di aiuti in favore delle persone, di qualsiasi nazionalità, colpite dal sisma in Abruzzo, alle quali esprimono profonda solidarietà. Nei giorni 6 e 7 aprile Fabio Maria Galiani, Portavoce dell’Associazione EuRomeni d’Italia nonché Coordinatore F.A.R.I., si è recato personalmente nelle zone colpite dal terremoto, nei luoghi degli scavi tra le macerie e nei campi di soccorso in via di allestimento, tra i quali Onna, Paganica, Bazzano, Poggio Picenze, San Gregorio e L’Aquila, per verificare le necessità più impellenti e le condizioni degli sfollati, non solo di nazionalità romena, accertare eventuali disparità di trattamento, ed organizzare i primi soccorsi. Nei prossimi giorni le Associazioni aderenti a F.A.R.I. invieranno volontari nelle zone terremotate per fornire il loro contributo. L’iniziativa di solidarietà è aperta all’adesione di cittadini, associazioni ed altri enti privati e pubblici, italiani o stranieri. (Info: Fabio Maria Galiani, cell. 339-1246254)

Revocata alla Badescu la qualifica di membro d’onore del PIR

11 marzo 2009 Commenti disabilitati

Il partito dei romeni d’Italia (PIR) revoca la qualifica alla Badescu

(Fonti: PIR, roma.repubblica.it/)

Roma, 10 marzo 2009

Revocata ieri a Ramona Bădescu la qualifica di membro d’onore del PIR (Partito dei Romeni d’Italia-Identità Romena). Lo ha reso noto il partito stesso in una nota.

“Il Partito dei Romeni d’Italia-Identità Romena – si legge nella nota – preso atto delle recenti dichiarazioni rese alla stampa romena dall’attrice, membro d’onore del Partito, preso atto che tali dichiarazioni ledono gravemente l’immagine del Partito stesso e che sono in palese contrasto con la qualifica di membro di onore sin qui ricoperta dalla signora Bădescu, revoca con effetto immediato la qualifica di membro di onore del Partito conferito sin dal 2007 alla signora Ramona Bădescu alla quale comunque si augura ogni bene per il prosieguo della Sua attività artistica”.

Tali dichiarazioni ostili sono state peraltro rese dalla Bădescu “sia nel suo ruolo di consigliere del sindaco Alemanno, sia nella sua recente qualità di portavoce FARI”, ha ricordato oggi il segretario nazionale del PIR Mihai Muntean, in una conversazione col presidente del FIRI.

Si ricorda qui che la “FARI” che ha come portavoce Ramona Bădescu, è un’associazione nata all’inizio di febbraio, omonima della già preesistente Federazione delle Associazioni per i Romeni in Italia, la quale ha subito un attacco fraudolento col concorso della stessa ex-soubrette – cfr. su questi temi il seguente link).

Lettera aperta al senatore Badea

7 marzo 2009 11 commenti

Lettera aperta al Senatore Viorel Badea,

al Ministro Diaconescu, al Ministro Frattini

Roma, 3 marzo 2009

Gentile Sen. Badea, Illustrissimi Ministri,

Secondo le dichiarazioni del Sen. Badea del 23 gennaio a Roma, nel corso della conferenza stampa all’Accademia di Romania, a Bucarest alcuni parlamentari “non gradirebbero” che un italiano sia dirigente di movimenti associativi italiani che si occupano dei diritti dei Romeni e dei rapporti tra Italiani e Romeni. Inoltre, lo scorso 8 febbraio a Catania il Sen. Badea si è rifiutato di incontrare i romeni dell’associazione Siculo – Romena perché il presidente è un italiano.

Premesso che la Presidente del movimento degli imprenditori italiani in Romania è di nazionalità romena, sul punto vorremmo sapere:

1) chi sono questi parlamentari;

2) se per i due Ministri degli Esteri tali affermazioni non rappresentano un’ingerenza negli affari interni di uno Stato (quello italiano) considerato che si tratta di associazioni italiane con sede in Italia e di diritto italiano;

3) fino a quando si deve tollerare l’ingerenza delle istituzioni e della politica romena in merito alle attività di tali associazioni italiane;

4) perché i politici e le istituzioni non intervengono in occasione di gravi violazioni di legge e di principi basilari di correttezza, democrazia e convivenza, come è accaduto nelle scorse settimane in merito alla Federazione delle Associazioni per i Romeni in Italia, e sul punto cosa ne pensa l’On. Badea, senatore PDL, responsabile dei Romeni all’estero, considerato anche che tra le persone che hanno partecipato al blitz fraudolento a danno di FARI compare anche il vice presidente della filiale del Suo partito a Roma, dato che tali comportamenti danneggiano l’immagine dei Romeni ed impediscono all’associazionismo di svolgere il suo ruolo essenziale per la società, per il suo sviluppo e modernizzazione.

Vorremmo a questo punto ricordare che l’Ambasciata Romena a Roma invia corrispondenza alle associazioni cosiddette “romene” o “dei romeni”, ovvero alle associazioni italiane che si occupano dei diritti dei romeni e dello sviluppo dei rapporti tra romeni ed italiani, esclusivamente in lingua romena e tiene incontri solo in lingua romena, escludendo così quei cittadini italiani che tanto si prodigano per il rispetto dei diritti dei romeni in Italia e per i rapporti di amicizia tra i due popoli.

Del resto, le Autorità romene, i partiti politici romeni e persino molte associazioni fanno confusione a questo riguardo, continuando a chiamare anche nei documenti ufficiali “associazioni romene” quelle associazioni che sono per i romeni e, nella maggior parte dei casi, di romeni, le quali possono essere chiamate “romene” solo impropriamente, in quanto comunque italiane. Occorre inoltre ricordare che l’elezione dei Presidenti e degli organi delle singole Associazioni o Federazioni, a prescindere dalla nazionalità o dall’origine delle persone, è una libera opzione che spetta ai soli soci membri di tali organizzazioni democratiche.

Tanto premesso, si chiede di valutare se determinati comportamenti e dichiarazioni non creino una inaccettabile discriminazione nei confronti dei non-Romeni impegnati in Associazioni italiane, che potrebbe stimolare già frequenti atti discriminatori nei confronti dei Romeni all’estero.

Infatti, anziché auto-ghettizzarsi o essere spinti verso l’auto-ghettizzazione, i Romeni dovrebbero invece essere spronati ad aprirsi ai rapporti con i cittadini italiani e con cittadini di altre nazionalità, ai fini di un maggiore impegno ed una partecipazione paritaria rispetto ai cittadini italiani, soprattutto nei processi sociali e politici riguardanti l’intercultura e l’immigrazione.

In tal modo, l’associazionismo potrebbe e dovrebbe essere davvero un luogo naturale e fertile di incontro tra le due culture.

Per i contenuti della presente, si ritiene utile invitare a questo dibattito, a questa rispettosa riflessione, anche l’UNAR, per eventuali iniziative in merito.

Horia Corneliu Cicortas, presidente FIRI (Forum degli Intellettuali Romeni d’Italia)

Giovanni Falsone, presidente As. Sicula-Romena

Comunicato stampa FIRI

16 febbraio 2009 3 commenti

COMUNICATO STAMPA

In merito alla notizia dell’11 febbraio, apparentemente diramata dall’ANSA, e contenente dichiarazioni della Sig.ra Ramona Bădescu in relazione a FARI, si espone quanto segue.
Lo sciopero della fame cui fa riferimento la Sig.ra Ramona Bădescu è stato preannunciato dall’avv. Fabio Galiani, ideatore, promotore e coordinatore di FARI, Federazione delle Associazioni per i Romeni in Italia, associazione non riconosciuta costituita il 25 giugno 2008, per protestare contro la segreta iniziativa di creare un’omonima Associazione con l’identico nome FARI. Tale iniziativa comporta che presentandosi la Sig.ra Ramona Bădescu come Portavoce di FARI, l’opinione pubblica ritiene che la Sig.ra Bădescu sia Portavoce di quella FARI già costituita con la partecipazione di circa 40 associazioni.
L’affermazione “io sono stata nominata da parte delle associazioni romene” non può essere compresa, dato che le associazioni romene, ovvero con sede in Romania e di diritto romeno, non potrebbero legittimamente nominare il portavoce di un’associazione, come quella cui fa riferimento la Bădescu, che ha sede in Italia e regolata dalla legge italiana, dunque italiana.
Se invece per “associazioni romene” si intendono quelle associazioni italiane che si occupano della tutela dei diritti dei romeni e dello sviluppo dei rapporti italo-romeni, allora chiediamo alla Sig.ra Bădescu di precisare quale assemblea l’ha votata e quali associazioni hanno partecipato ad una simile assemblea, visto che nelle varie assemblee della precostituita FARI regolarmente svoltesi finora – tra le quali quella del 28 settembre 2008 e quella del 5 novembre 2008 – non sono state elette né lei né le altre persone che attualmente rivendicano le cariche federali per conto di FARI.
Anche l’affermazione riportata nel comunicato stampa, ovvero che “FARI assicura la totale fiducia nei confronti di Bădescu”, va intesa eventualmente solo come la fiducia da parte di un gruppo di persone e/o associazioni non aderenti alla precostituita FARI che, col concorso dell’ex coordinatore FARI, Dragos Eugen Dumitru, radiato dalla sua carica il 6 febbraio scorso, tenta di godere del prestigio del brand della precostituita FARI.
Infine, senza entrare nel merito dell’attività svolta finora dalla Sig.ra Bădescu a favore dei cittadini romeni, anche nella sua qualità di consigliere personale del Sindaco di Roma Gianni Alemanno, non consideriamo affatto la Bădescu un “rappresentante emblematico” né della “comunità romena”, né tanto meno dell’associazionismo italiano per i romeni.

Pontedera, 16 febbraio 2009
Horia Corneliu Cicortaş, presidente FIRI

Sciopero della fame contro il blitz di Ramona Bădescu & Co.

10 febbraio 2009 3 commenti

Comunicato stampa

dell’Avv. Fabio Maria Galiani, ideatore e promotore di FARI

“L’avv. Fabio Maria Galiani, ideatore e promotore della F.A.R.I., Federazione delle Associazioni per i Romeni in Italia, associazione non riconosciuta costituita in data 28 giugno 2008 ai sensi dell’art.36, c.c., preannuncia uno sciopero della fame ad oltranza, previa verifica della compatibilità con le sue condizioni di salute, fino a quando la Sig.ra Ramona Badescu non rinuncerà alla carica di Portavoce di FARI, attribuitaLe arbitrariamente in violazione delle delibere delle Assemblee del 23 settembre 2008 e 9 novembre 2008 della precostituita F.A.R.I.

L’avv. Fabio Maria Galiani denuncia la scorretta ed inaccettabile iniziativa clandestina di un gruppo di persone che cercano, invano e contro la legge, di ottenere il controllo di F.A.R.I., umiliando la volontà di decine di associazioni che hanno democraticamente eletto, in seno ad una pubblica assemblea, gli organi sociali di F.A.R.I. che oggi, unilateralmente, il Sig. Dragos Eugen Dumitru dichiara pretestuosamente decaduti senza averne alcun diritto e dunque con una dichiarazione inefficace e priva di effetti, essendo le cariche di F.A.R.I. quelle elette nelle assemblee del 28 settembre 2008 e 9 novembre 2008.

Si preannunciano azioni legali in sede penale e civile nei confronti dei responsabili dell’illegittimo sopruso messo in atto nei confronti di un organismo trasparente e democratico, la cui costituzione era ben nota a coloro i quali oggi sono investiti da cariche giuridicamente invalide.”

Fonte: Avv. Fabio Maria Galiani

L’associazionismo per i romeni in Italia nel 2008: breve bilancio

31 dicembre 2008 Commenti disabilitati

L’anno 2008 è stato un anno di svolta per l’associazionismo romeno-italico. Già negli anni precedenti, le associazioni dei romeni (e per i romeni) d’Italia erano cresciute gradualmente, sia in termini quantitativi che qualitativi. Questa crescita è stata tuttavia accompagnata da un naturale fenomeno di frammentazione territoriale e di mancanza di coordinamento, dovuto alle caratteristiche stesse dell’immigrazione romena, soprattutto quella recente, molto più ampia e più complessa e problematica rispetto a quella registrata fino alla fine degli anni Novanta. L’immigrazione consistente dalla Romania verso la Spagna e l’Italia è stata accompagnata, in questi due Paesi – nei quali il numero complessivo di cittadini romeni supera due milioni, ovvero un decimo della popolazione attuale della Romania -, ma anche in quello di origine, da una maggiore consapevolezza e da una sensibilità accresciuta nei confronti dei problemi specifici con cui si confrontano molti cittadini romeni all’estero. Questi problemi contraddistinguono, del resto, tutti i flussi migratori che si verificano nel mondo contemporaneo.

Nel caso dei romeni che hanno scelto di lavorare e vivere in Italia, i problemi dell’immigrazione più recente (post-2002 e post-2007) sono il frutto dell’incontro-scontro tra individui e gruppi sociali marginali o più segnati dai traumi dell’ultimo decennio di dittatura comunista e dagli sconvolgimenti della transizione democratica, da un lato, e una società come quella italiana che ha, in seno all’Europa Occidentale, delle caratteristiche singolari di natura storica (il divario mai bonificato tra Nord e Sud) e politica (conflitti di interesse nel controllo dei mass-media, connivenza tra politica e organizzazioni mafiose, lentezza dei processi civili ecc.) dall’altro. Queste caratteristiche interne all’Italia sono tali da rendere, tra altro, più vulnerabile la situazione di molti immigrati rispetto a quella della maggior parte dei paesi d’immigrazione dell’Unione Europea. A questo va aggiunta anche la mancata applicazione da parte dell’Italia di politiche di integrazione sociale degli zingari (rom, sinti e camminanti), con negative ripercussioni anche sulla gestione dell’immigrazione recente di gruppi gitani provenienti dall’Europa dell’Est.

E’ su questo sfondo, sempre più complesso e più intrecciato (tra immigrazione legale o irregolare, immigrazione clandestina dal nord Africa e relative questioni di gestione dei flussi, dell’accoglienza, del lavoro, dei diritti, della sicurezza pubblica e così via), che è scoppiata la crisi italo-romena del novembre 2007, che ha rivelato di nuovo, questa volta a spese della comunità romena d’Italia, i mali del sistema politico-mediatico italiano e la disarmante facilità con la quale la ricerca di un capro espiatorio utile ai fini della propaganda elettorale si trasforma talvolta in una caccia accanita alle streghe, con conseguenze sulla convivenza sociale difficili da quantificare, ma facili da immaginare.

Il devastante episodio in questione ha spinto molti romeni, che fino a quel momento vivevano una tranquilla vita da persone integrate e rispettate, a reagire all’onda alimentata nelle cabine di regia della macchina elettorale, a prendere posizioni pubbliche a difesa della comunità romena d’Italia, a creare gruppi e associazioni di tutela dei diritti e dell’immagine dei romeni, a stringere le righe sia per contribuire ad una reale promozione della cultura e dei valori della Romania, sia per aumentare la coesione sociale attraverso azioni e programmi a favore dei soggetti più deboli.

La proliferazione di tali gruppi e associazioni, alcune nate dal vago quanto sentito desiderio di “fare qualcosa”, ma senza adeguate progettualità, competenze e risorse, ha reso anche le Autorità romene più consapevoli dell’utilità di un coagulazione dell’associazionismo a favore dei romeni che vivono in Italia. Da questa esigenza, avvertita dalla grande maggioranza delle associazioni, è nato il primo Forum delle comunità romene d’Italia, che si è svolto il 24-25 maggio a Milano.

E’ in quella circostanza che, tra vari problemi affrontati e proposte discusse, è stata lanciata la creazione di un soggetto federale nato dal basso, attraverso la sottoscrizione da parte di associazioni desiderose di realizzare una federazione basata sui principi di democraticità, trasparenza e partecipazione paritaria.

Dopo alcuni mesi di consultazioni, il 28 settembre è stato fatto un ulteriore passo in questa direzione, attraverso una prima assemblea FARI in cui sono state elette le cariche provvisorie. Successivamente, il 9 novembre a Roma, l’assemblea costituente ha approvato lo Statuto FARI e gli organi federali. Rispetto al precedente tentativo di coagulazione dell’associazionismo, rappresentato dalla Lega dei romeni, la FARI si distingue per il numero di associazioni coinvolte (tra quelle già aderenti e partecipanti all’assemblea del 9 novembre, il numero complessivo è di 38 associazioni), ma soprattutto per le sue caratteristiche di vera federazione: infatti lo Statuto prevede il decentramento delle cariche e dei ruoli. Naturalmente, il processo di creazione di un soggetto federale efficiente e capace di sostenere le associazioni (anziché soffocarle o condannarle all’anonimato) richiede, nel caso delle associazioni per romeni, molti sforzi, sinergie e soprattutto volontà di convergere su obiettivi da raggiungere in maniera democratica, trasparente, partecipata e soprattutto professionale.

Da questo punto di vista, possiamo ipotizzare che, se l’anno 2008 è stato uno di svolta nel senso dello slancio e del rinnovato impegno dell’associazionismo, probabilmente la sfida del 2009 sarà quella di un  suo crescere e consolidarsi in senso. Ciò dovrebbe anche aiutare a distinguere l’associazionismo vero e proprio dalle forme deleterie di associazionismo, ma anche a svincolarsi dai frequenti tentativi di asservimento da parte degli enti politici. I benefici di un tale processo saranno molteplici: da una più ampia partecipazione delle persone associazionistico-scettiche ai programmi e alle iniziative delle associazioni per i romeni o con partecipazione romena, fino ai vantaggi in termini di rispettabilità e di ritorno di immagine collettiva.

C’è da augurarsi che, davanti alle numerose sfide poste agli operatori e ai volontari (romeni, italiani, o di altra nazionalità) impegnati nell’associazionismo sul versante dei rapporti italo-romeni, le tentazioni individualistiche e le tendenze centrifughe siano superate attraverso un lavoro responsabile di confronto, di rispetto e di crescita.

Pena, l’autoemarginazione e le relative conseguenze di ordine sia collettivo che individuale.

Horia Corneliu Cicortas, Monica Jeler

AAA Associazioni vendonsi…

17 ottobre 2008 1 commento

Fabio Maria Galiani  – Horia Corneliu Cicortas

AAA Associazioni vendonsi…

In un sistema compiutamente democratico l’associazionismo gioca un ruolo centrale. Ciò non solo per quanto riguarda le attività sociali e culturali. Quanto piuttosto quale controllore della corretta gestione della res publica, del rispetto dei diritti fondamentali dell’individuo, dell’onestà e della rettitudine dei pubblici amministratori.

L’associazionismo per i romeni, purtroppo, è ancora lontano anche dal solo prefiggersi questi scopi. Ma anche l’attività sociale e culturale da essi svolta, talvolta, sembra scaturire più dalla voglia di accedere a risorse finanziarie che non nell’ambito di un progetto a medio lungo termine con obiettivi chiari predeterminati e soprattutto apolitici. Ciò che invece caratterizza oggi detto associazionismo è il fine politico che molte associazioni si prefiggono. Pronte a vendersi alle istituzioni ed ai partiti politici per un tozzo di pane, un sacco di patate o una carica, una poltrona o anche una sediolina da spiaggia. Così che gli iscritti che l’associazione dovrebbe tutelare, diventano merce di scambio.

Tale situazione non è solo riprovevole in sé perché denota una politica amorale e non democratica che piuttosto di riconoscere il ruolo dell’associazionismo lo soffoca con i suoi tentacoli tentando di tirarla verso questo o quel partito. Ma crea un danno, anche indirettamente, ancora maggiore. La pratica dell’associazionismo in vendita al miglior offerente lede, ovviamente, la credibilità e l’incisività delle associazioni presso le istituzioni ed i media. Così che gli interessi di una comunità che dovrebbero essere tutelati dall’associazionismo vengono abbandonati e traditi. Conseguentemente le istituzioni ed i media si sentono liberi di calpestarli, non temendo assolutamente la reazione di alcuno dei soggetti portatori di tali interessi. Dunque nascono i provvedimenti del tipo decreto c.d. anti-romeni; le iniziative mediatiche contro i Romeni; le campagne elettorali italiane basate sulla caccia al romeno. In quanto manca un organismo unitario slegato totalmente dai partiti e dagli interessi economici che abbia l’autorevolezza di porsi quale tutore dei diritti e degli interessi di una comunità, senza poter essere attaccato nella sua indipendenza dalle istituzioni e nella equidistanza dai partiti politici.

Molte associazioni non hanno debellato questo virus, perché non vogliono o non possono farlo. Ci sono però moltissime associazioni, piccole, medie o grandi, che vogliono fare Associazionismo puro, vero, costruttivo e trasparente. Ma le loro buone intenzioni sono occluse da quelle poche pseudo-associazioni che legando l’associazionismo alla politica, ottengono in cambio una sorta di riconoscimento di rappresentatività, con patrocini, finanziamenti e partecipazioni istituzionali ai propri eventi, che ad altre associazioni sono negati.

Questo è il buio che circonda l’associazionismo per i romeni. Ma in tale oscurità si intravede un consistente spiraglio di luce: F.A.R.I., nata spontaneamente su sollecitazioni di un idealista indipendente, è svincolata da qualsiasi appoggio o fine politico ed è l’occasione per la rinascita dell’associazionismo unito contro coloro che l’associazionismo hanno messo in vendita al miglior offerente (attenzione, neanche in cambio di un maggiore impegno politico nella tutela degli interessi che dette associazioni dovrebbero salvaguardare, bensì in cambio di vantaggi personali). Il primo obiettivo che la FARI si è dato è infatti quello di elevare l’associazionismo, renderlo finalmente professionale, tenerlo indipendente dai partiti e dalla politica, con la quale pur si deve dialogare, ma mai sottomettersi. FARI deve unire tutte quelle associazioni fatte di gente onesta, ciascuna con le proprie idee politiche, ma che non usano l’associazionismo per la propria carriera politica.

L’ultimo sfruttamento delle associazioni si è avuto proprio in questi giorni. Il metodo è semplice, non richiede grandi cervelli. Si entra in un’iniziativa costruttiva e trasparente. Poi, per far apparire divisi i partecipanti a detta iniziativa e dunque farla fallire, si sferrano attacchi contro l’iniziativa, la persona, con futili pretesti, quali la contestazione di legittime elezioni, la nazionalità di chi si impegna per un associazionismo pulito, ecc. Poi sul falso presupposto del fallimento dell’iniziativa, o di presunti interessi personali dietro di essa, si chiamano a raccolta le associazioni in pseudo congressi dei romeni, con la scusa di unire le associazioni e la comunità romena, che poi invece si ritrova, ancora una volta, in vendita all’ennesima tribuna elettorale! Dati in pasto ai politici, che invece le associazioni si dovrebbero mangiare per la continua strumentalizzazione politica dell’associazionismo.

Le polemiche di questi giorni, dopo il successo dell’associazionismo a Madrid, non erano altro che il rigurgito di chi non riesce a digerire un associazionismo indipendente, che quindi non può piegare a fini politici.

Ci auguriamo che Fari si liberi dei tentacoli della politica sull’associazionismo. Dimostrando che da oggi in poi i politici che mettono le mani sulle associazioni, non tornano con le mani piene, ma con le mani bruciate.

Non è, del resto, casuale che la strumentalizzazione tentata da alcuni venditori ambulanti di associazioni si sia verificata subito dopo il successo di Madrid. Successo, si. Anche se non sfugge a nessuno il fine politico che ruotava intorno al Forum Europa 2008.

Ma l’ingombrante presenza del Presidente della Repubblica all’assemblea mondiale delle associazioni per i Romeni e la numerosa presenza dei politici, non è stata sufficiente a zittire le Associazioni. Queste infatti si sono rifiutate di essere rappresentate da una struttura centralizzata con tutti i poteri in mano ai pochi organizzatori. Hanno chiesto ed ottenuto la creazione di un Comitato che proponga ad un’assemblea apolitica le modifiche allo Statuto Fadere, secondo principi di decentramento delle funzioni, trasparenza, democrazia, indipendenza dalla politica e dai partiti e partecipazione paritaria delle associazioni.

Dunque il ranocchio politico trovato a Madrid, baciato dal principe (l’associazionismo) è diventato la bella principessa: una struttura trasparente ed apolitica.

Madrid è stato il primo esempio di ribellione dell’associazionismo all’interferenza politica ed istituzionale.

Eppure, i media, le istituzioni ed i politici hanno esaltato il lato politico elettorale di Madrid. Non hanno percepito o voluto percepire o far sapere quanto di buono, nonostante tutto, è accaduto a Madrid nel mondo dell’associazionismo mondiale per i Romeni.

Sarà proprio per la scarsa credibilità dell’associazionismo corrotto o forse per il maggiore clamore mediatico della polemica politica, ma i media non hanno ottemperato appieno al dovere di informazione nei confronti dei cittadini in merito ad un evento sociale rilevante per una moderna democrazia europea: la riscossa dell’associazionismo indipendente e trasparente.

Da quanto detto ci sentiamo in dovere di lanciare qualche appello.

Ai politici ed alle istituzioni: via i tentacoli dalle associazioni.

Alle associazioni: ribellatevi ai tentacoli dei partiti e delle istituzioni.

Ai media: riconoscete all’associazionismo l’importante ruolo che riveste in una società moderna ed informate i cittadini del suo sviluppo. Perché le lotte dell’associazionismo possono essere vanificate solo dal silenzio e dalla censura. Contribuite anche voi media, mediante un’informazione precisa e puntuale, alla crescita democratica della società.

Per concludere: tra la via più facile e la via più giusta bisogna perseguire la via più giusta, soprattutto in tema di enti no profit. Anzi, bisogna lottare per la meritocrazia. La maggiore visibilità va conquistata sul campo in base all’apporto (non politico) che un’associazione da nel suo campo di azione. Analogamente, la rappresentatività va guadagnata sul campo, non in virtù di politici o partitici o istituzionali proclami. Si è vincenti quando si è indipendenti. Un’associazione visibile in virtù di appoggi politici, è perdente a prescindere dalle contaminazioni; anzi, lo è proprio in virtù delle contaminazioni esterne.

A sua volta, il mondo politico in senso stretto (istituzioni e partiti) deve essere scisso dall’associazionismo il quale non può determinare la propria azione ed il proprio giudizio in base ad un pensiero politico o ad una dottrina politica o ancora ad una corrente politica. Il mondo politico in senso stretto cerca il consenso. Il mondo associativo deve cercare il giusto, l’equo, il democratico, la tutela di diritti fondamentali. I fini sono diversi, dunque i soggetti non possono confondersi, onde evitare che i fini perseguiti dagli uni siano sacrificati, umiliati, al cospetto dei fini degli altri.

Entrambi legittimi. Ma con diversi ruoli.

Roma, 16 ottobre 2008

È nata F.A.R.I. (Federazione delle associazioni dei romeni in Italia)

30 settembre 2008 6 commenti

A Roma è nata domenica scorsa, 28 settembre, la Federazione delle associazioni dei romeni in Italia (FARI).

Riproduciamo qui il comunicato stampa che ci è stato inviato dal portavoce della neonata federazione, e il testo  inedito dell’intervista all’avvocato Fabio Maria Galiani, promotore del progetto FARI.

COMUNICATO STAMPA

“In data di 28/09/2008 a Roma si è tenuta una riunione alla quale hanno partecipato 16 Associazioni dei Romeni in Italia, con lo scopo di organizzare la nuova struttura che vuole riunire la maggioranza delle Associazioni di romeni presenti nel territorio italiano, organizzazione denominata F.A.R.I. (Federazione delle Associazioni dei Romeni in Italia). Inoltre è stata approvata la struttura della nuova Federazione e sono stati conferiti i seguenti incarichi provvisori: Dumitru Dragos Eugen, Novara – Coordinatore Nazionale; Alina Harja, Roma – Portavoce;  Nicolae Alexandru Die, Padova – Presidente del Consiglio Federale; Ovidiu Gal, Roma – Presidente Comitato Esecutivo; Iulian Manta, Roma – Responsabile Nazionale Relazioni con le Associazioni;  Vasile Mutu, Palermo – Responsabile Nazionale Osservatorio legislazione Immigrazione; Elena Lechea, Roma – Responsabile Nazionale Relazioni con le Istituzioni; Valerica Tarca, Roma – Responsabile Nazionale Progetti e Finanziamenti; Octavian Neamu, Roma – Responsabile Nazionale Monitoraggio Processi Penali ed Immigrazione; Laura Vasii, Roma – Coord. Regionale per la Formazione delle Associazioni Regione Lazio; Tereza Timpu Ababei, Pescara – Coordinatore Regionale per le Relazioni con le Associazioni Regione Abruzzo; Silviu Ciubotaru, Roma – Coordinatore Regionale per le Relazioni con le Associazioni Regione Lazio; Radu Algasovshi, Alina Dumitru, Roberto Pescio : Coord. Regionali Regione Piemonte.

Le nomine sopra elencate hanno una durata provvisoria di massimo 6 mesi, quando saranno confermate o cambiate attraverso il voto nella prossima Assemblea F.A.R.I. Nell’elezione delle cariche sono state prese in considerazione le competenze specifiche delle presone, nonché la rappresentatività al livello geografico.

L’Avvocato Fabio Maria Galiani, promotore della Federazione, ha rifiutato ogni incarico propostogli nella Federazione, assicurando comunque il suo supporto a tale progetto.

Lo scopo della Federazione è quello di essere un organismo unitario che possa rappresentare l’Associazionismo Romeno in Italia ma anche di unire le Associazioni Romene presenti sul territorio italiano in un’unica voce che possa essere un partner di dialogo credibile nei rapporti con le Istituzioni Italiane e Romene ed i media.

La Federazione è stata costituita nel rispetto dei principi di trasparenza, democraticità, partecipazione paritaria di tutte le Associazioni. A tal proposito è stata data la possibilità di partecipare all’Assemblea anche in videoconferenza a tutte le Associazioni, ai Media ed alle Istituzioni.

La Federazione si prefigge di promuovere un intervento costante ed efficiente di tutte le Associazioni dei Romeni a livello nazionale e locale a tutela dei diritti ed interessi della Comunità Romena in Italia.

Fondatasi in un’ottica apartitica ed apolitica la Federazione non rinuncerà a far sentire la propria voce anche nei confronti delle Istituzioni pubbliche e private Romene, Italiane, Europee, ed internazionali.

***

A colloquio con l’avvocato Galiani, sul FARI e sull’associazionismo romeno in Italia

Le Associazioni

Horia Corneliu Cicortas, pres. FIRI: Caro Avvocato, potrebbe dirci brevemente qual è il suo impegno nel settore dell’immigrazione e come mai ha preso a cuore la “causa” romena? Ha un qualche debole per la Romania, o è più in generale una questione di battaglia per i più deboli e per chi, come in questo caso, pur essendo molti, non hanno (ancora) voce in capitolo?

Fabio Maria Galiani: Mi occupo di immigrazione dal 1997, quando ho fondato lo Studio Legale Transnazionale Galiani, avente ad oggetto anche il diritto penale e penale internazionale. Da allora ho affrontato prima i problemi degli immigrati polacchi che lavavano i vetri, quando il vocabolo polacco in Italia era usato in senso denigratorio. Poi mi sono occupato della riduzione in schiavitù per fini sessuali delle ragazze africane, recandomi in Nigeria dove ho avuto incontri a livello istituzionale e religioso ed ho manifestato a Lagos contro la detenzione delle ragazze rimpatriate, in violazione della Costituzione Nigeriana. Successivamente ho preso a cuore la causa dei musulmani, dopo l’attentato alle torri gemelle, quando sono stati sospesi diritti fondamentali dell’individuo in nome della lotta al terrorismo. E così via. Venendo ad oggi, il mio impegno particolare per i Romeni si è intensificato negli ultimi due anni. Certo, dopo dieci anni di lotte per la tutela dei diritti fondamentali degli extracomunitari, non mi sarei mai immaginato di dover lottare poi per cittadini Comunitari, status che in precedenza ha sempre garantito un certo comfort agli stranieri in Italia e nell’UE in generale. Mia moglie non è Romena, è africana, e se mi occupo di Romeni è perché sono oggi la Comunità maggiormente denigrata e maltrattata.

Ma sono già pronto a lottare nei prossimi anni per i diritti dei cittadini turchi, quando entrerà finalmente nell’UE la Turchia, Paese dove peraltro mi sono recato numerose volte negli ultimi dieci anni in difesa dei diritti umani.

E’ nella difesa dei deboli che si esaltano i più alti principi.

Da quanto tempo segue il movimento delle associazioni romene e che opinione se n’è fatta? In particolare, alcuni ritengono l’esperienza federativa della Liga (Liga românilor din Italia, Lega dei romeni d’Italia) piuttosto fallimentare, nonostante il valore di molte delle persone o delle associazioni che la compongono. A suo avviso, quali sono stati gli errori principali di quel progetto federativo e che probabilità ha, invece, la FARI, di riuscire là dove la Liga non era riuscita?

Seguo l’Associazionismo Romeno da circa due anni. Mi ci sono dedicato perché ho notato un’insufficiente incisività dell’Associazionismo nell’interloquire con le Istituzioni ed i mass-media. Questo ha contribuito ad esporre la Comunità Romena agli attacchi che tutti conosciamo. Con un Associazionismo influente il Governo italiano forse non avrebbe osato con quel vergognoso decreto né la campagna elettorale in Italia si sarebbe svolta in nome della caccia al Romeno.

Ho avvertito la necessità della Comunità Romena di avere un organismo rappresentativo delle Associazioni in Italia, prendendo atto che la Liga non è riuscita ad ottenere sufficiente consenso né autorevolezza di fronte ai media ed alle Istituzioni. Senza voler giudicare nessuno, credo che la Liga abbia peccato di presunzione, ritenendo che fosse sufficiente essere riconosciuta de facto l’interlocutore principale da alcuni settori delle Istituzioni Romene, tralasciando il coinvolgimento della base, di quella che deve essere la linfa vitale di una federazione di associazioni. La rappresentanza della Liga è dunque stata più virtuale che reale, date le pochissime Associazioni iscritte. FARI invece è partita proprio da questo: è un movimento spontaneo nato su iniziativa delle Associazioni, con una struttura molto aperta, paritaria, democratica e trasparente. Ma il segreto del successo di FARI è e sarà dovuto anche ad un organigramma che è ideato per garantire professionalità. La differenza principale, a livello strutturale, è che la Liga si poneva più come un’associazione in concorrenza con le altre associazioni, secondo una visione centralistica delle funzioni. FARI ha una struttura federale con funzioni delegate anche a livello regionale e più che competere con le Associazioni, fornisce loro un supporto trasparente, autorevole e professionale nella progettazione, nella formazione, nei rapporti con le Istituzioni e con i media, e così via, secondo la divisione in Dipartimenti nazionali e regionali che si è data.

La tipologia delle associazioni dei romeni d’Italia è molto ampia: ci sono quelle che lavorano nel sociale (soccorso mutuale, assistenza sociale, sindacale, sanitaria ecc.), ci sono poi quelle che danno un cappello culturale a delle attività di tipo imprenditoriale o commerciale, ci sono quelle che nascono dalla semplice nostalgia della propria terra di origine (caso molto diffuso, del resto, nella diaspora romena extraeuropea), guidate dunque dal desiderio di conservare una certa identità romena attraverso la promozione di feste musicali, spettacoli, prodotti culinari o viticoli nazionali, e ci sono infine alcune associazioni di tipo politico, sia nel senso tecnico della parola, sia nel senso più ampio dell’espressione. Secondo Lei, quali associazioni hanno più probabilità di uscire dal loro semi-anonimato e pesare, invece, in maniera significativa nella società italiana, sia pure a livello locale?

A mio avviso tutti i tipi di Associazioni sono essenziali in una società veramente democratica. Il successo è nell’organizzazione, nell’approccio professionale, nella democraticità e soprattutto nella trasparenza. Le scorciatoie poco chiare danno benefici momentanei, che non danno soddisfazione, ma che poi decretano la fine di un’associazione agli occhi dei propri iscritti, delle Istituzioni e dei media.

Che consiglio comune darebbe alle associazioni dei romeni d’Italia?

Il mio modesto suggerimento è di volare alto, non sentirsi inferiori a nessuno, di pretendere lo stesso trattamento riservato ad altre associazioni, di non avere paura del potere costituito, di non sottomettersi alle Istituzioni ma di controllarle, di denunciare le irregolarità che trovano sulla loro strada e di marciare unite nella stessa direzione. FARI rappresenta in questo un’opportunità mai conosciuta prima nel mondo dell’associazionismo romeno in Italia, e forse neanche altrove.

La politica

Quest’anno, le elezioni per il rinnovo del parlamento di Bucarest prevedono alcuni seggi per i collegi elettorali dell’estero. In particolare, la competizione tra i candidati dei principali partiti e i candidati indipendenti della diaspora romena si preannuncia interessante proprio in Italia e in Spagna, dove vivono almeno un milione e mezzo, se non due, di cittadini romeni. Pensa che queste nuove figure che siederanno nel parlamento di Bucarest saranno importanti per le sorti della comunità romena, oppure, al contrario, potrebbero contare di più quei romeni che decideranno di militare nei partiti italiani? Forse, a questo punto, sarebbe utile dare uno sguardo all’esperienza degli italiani all’estero, e alle vicissitudini simili che hanno affrontato sia in Europa, no? Penso, ad esempio, al Belgio, dove nell’immediato dopoguerra gli italiani sono andati a lavorare nelle miniere, ma anche all’America Latina, visto che da pochi anni gli “italianos” hanno i loro rappresentanti eletti nel parlamento italiano…

Le sorti della Comunità Romena in Italia ed all’estero in generale dipendono dalla saggezza sia di chi siede nel Parlamento Romeno che di chi siede nei Parlamenti dei Paesi dove la Comunità Romena è presente. In realtà quei pochi eletti all’estero hanno avuto particolare rilievo solo perché nella scorsa legislatura la maggioranza parlamentare in Italia era davvero risicata. Non mi risultano però particolari battaglie fatte nel Parlamento italiano dagli eletti all’estero nell’interesse della comunità italiana presente negli altri Paesi. Spero che nel Parlamento Romeno sarà diverso.

In Italia ci sono due partiti dei romeni: il PIR e il PER. Il PIR ha una certa esperienza, ormai, dopo due anni di attività e qualche risultato ottenuto soprattutto nel Lazio, mentre il PER è più recente e meno noto. Noi, romeni, abbiamo una certa “allergia” alla politica, per via della nostra infausta esperienza di cinquant’anni di dittatura, seguiti da vent’anni di democrazia con le sue luci ed ombre, e soprattutto con una corruzione che ancora è lungi dall’essere estirpata. Ma non ci manca la passione politica, vista la nostra indole latino-balcanica. Allora, a Suo avviso, come potrebbero il PIR o il PER conquistare l’elettorato romeno d’Italia e contare sulla scena politica italiana?

L’allergia alla politica è presente anche in Italia, dove veniamo da venti anni di dittatura e cinquanta di pseudo-democrazia. Non mi permetto di dare suggerimenti al PIR ed al PER che sicuramente sanno cosa fare molto meglio di me. L’auspicio è che candidati romeni vengano votati anche da elettori italiani. Ma questo credo sia chiaro ai due partiti.

Vorrei tornare al progetto FARI e alle aspirazioni federative della comunità attiva nell’associazionismo. Alcuni di noi ci siamo resi conto che è arrivato il momento, per noi romeni, di fare un salto di qualità e cercare di costituirci anche in una comunità giuridica. Questo, per poter agire in tutti quei casi – magari non di competenza consolare – in cui c’è un senso diffuso di frustrazione e di impotenza davanti alle strumentalizzazioni mediatiche o politiche cui, da un po’ di tempo, siamo sottoposti. Ma quali potrebbero essere gli strumenti giuridici migliori per tutelarsi come comunità (o, insomma, come individuo che appartiene ad una comunità o ad una etnia stigmatizzata) ma anche per essere più efficaci rispetto, poniamo, ad una semplice e-mail di protesta inviata alla redazione di un giornale o di un programma televisivo?

Credo che l’obiettivo principale di FARI dovrebbe essere quello di ottenere autorevolezza e rilevanza perché la sua voce sia presa in considerazione dalle Istituzioni e dai media quale organismo unitario veramente rappresentativo della Comunità Romena in Italia. E’ quello che fino ad oggi mancava ed in questo senso FARI ha posto certamente delle ottime premesse. Sotto altro profilo, ci sono strumenti giuridici quale l’azione per l’inibitoria o il risarcimento del danno in caso di atti discriminatori. Ma il punto focale è la prevenzione, la lotta alla discriminazione, non solo dei cittadini e dei media ma, prima ancora, dei politici, dei governanti e soprattutto dei Giudici e delle forze dell’ordine. Su quest’ultimo punto FARI sta preparando un progetto specifico e dettagliato.

La stampa e la cultura di un Paese

La cultura di una nazione è veicolata, oggi, non solo tramite i canali “tradizionali” (mostre, concerti, presentazioni di autori tradotti ecc.), ma anche attraverso il turismo. Torniamo così al problema di fondo, a mio avviso, che è l’assenza di un “marchio” made in Romania, di una romenità specifica da promuovere e “vendere” all’estero. Come vede Lei questo problema e quali, a Suo avviso, le direzioni migliori sulle quali muoversi, per uscire dall’impasse e dagli stereotipi su Dracula, Ceausescu, i bambini delle fogne di Bucarest, i rom e via dicendo?

Per quanto riguarda gli stereotipi, anche noi italiani ne sappiamo qualcosa: pizza, mafia, spaghetti. L’intercultura, la convivenza in comune tra cittadini di diversa cultura, è la chiave di volta per far conoscere veramente i Romeni chi sono.

Sarebbe utile anche intensificare le relazioni culturali tra la Romania e gli altri Paesi europei, penso ad esempio allo scambio di studenti, a vacanze studio, vacanze lavoro, ai contatti tra le università, gemellaggi tra teatri, ecc. Non si può puntare tutto sui rapporti economici: i soldi non portano cultura, anzi la sviliscono. Ma bisogna anche sapersi far conoscere. Per concludere con una battuta, Le dico che mi innervosisco molto quando ricevo e mail destinate ad Associazioni di Romeni in Italia in lingua Romena. Lo fanno anche le Istituzioni Romene. Io mi arrabbio, ma non per me, per i miei amici Romeni: in questo modo si ghettizzano da soli…

Le do ragione.  Infatti, il pericolo dell’autoisolamento – che parte, in fondo, da un difetto di comunicazione – l’ho avvertito anch’io da subito, ed è per questo che la buona conoscenza della lingua italiana è un requisito fondamentale per chi vuole operare nel FIRI – o insieme al FIRI – in Italia.

Grazie e buon lavoro!