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Posts Tagged ‘drammaturgia romena’

“teatROmania_emersioni sceniche”, quinta edizione

9 giugno 2015 3 commenti

 

teatROmania_emersioni sceniche” approda quest’anno alla sua quinta edizione. Nelle quattro edizioni precedenti, al pubblico del Festival sono stati presentati circa trenta spettacoli, la maggior parte riguardanti drammaturgia romena contemporanea, ma anche concerti, performance e altre produzioni sceniche, ciascuno con tematiche, stile e linguaggi artistici peculiari. Tra gli autori sono da ricordare i drammaturghi contemporanei Matei Vișniec, Alina Nelega, Anca Vișdei, scrittori come Panait Istrati, Gherasim Luca, Marin Sorescu, Mircea Eliade, Emil Cioran, ma anche autori italiani del calibro di Dario Fo e Franca Rame, messi in scena da registi e compagnie romene. Finora, le compagnie presenti al teatROmania_emersioni sceniche provengono dall’Italia e dalla Romania, ma gli artisti partecipanti rappresentano anche altri Paesi. Del resto, la missione della rassegna è quella di favorire la conoscenza del dialogo culturale attraverso la collaborazione artistica transnazionale.

Quest’anno, il programma prevede cinque spettacoli, di cui quattro provenienti dalla Romania, e un workshop della regista Maria Ștefanache. In apertura del Festival, venerdì 26 giugno, il grande attore Ion Caramitru sarà in scena, insieme al musicista Aurelian-Octav Popa al clarinetto, con lo spettacolo “Dor de Eminescu”, tratto da testi noti e inediti del grande poeta romantico Mihai Eminescu. Nella seconda giornata, l’attrice Isabella Drăghici – formatasi nella compagnia Passe-Partout diretta dal noto mimo Dan Puric – sarà in scena con la performance “Tra i silenzi” , una meditazione sul cammino iniziatico dell’amore e dell’esistenza umana. A seguire, “Burrnesha”, spettacolo-performance cui il linguaggio teatrale s’intreccia con quello cinematografico, sul tema dell’identità di genere, a partire da una realtà socio-culturale in via di estinzione nei Balcani; in scena, Maria Ștefanache con la regia di Valbona Xibri.

Infine i due spettacoli programmati nell’ultimo giorno del Festival – “L’ultimo lebbroso” di Radu Botar, con Vlad Chico in scena, e “Mattatoio” del giovane drammaturgo Marco di Stefano, con Olimpia Mălai e Liliana Tofan  per la regia di Mădălina Țurcanu – hanno al centro della loro trattazione artistica problemi e tabù sociali, come il commercio con gli organi o le varie forme di discriminazione ed esclusione sociale, di particolare attualità nella società globalizzata di oggi.

Il Festival prosegue dunque il suo viaggio negli spazi generosi dell’Accademia di Romania, grazie alla collaborazione con partner istituzionali e privati, continuando a crescere, insieme al suo pubblico, anno dopo anno. 

Letteria Giuffrè Pagano,  direttrice artistica del Festival

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Programma del  Festival

venerdì 26 giugno

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Ion Caramitru sarà in scena con “Dor de Eminescu”

Ore 20.30: Inaugurazione del festival.

Ore 21.30,  Emiciclo: Dor de Eminescu (Nostalgia di Eminescu) di Ion Caramitru su testi di Mihai Eminescu, con Ion Caramitru e Aurelian-Octav Popa (al clarinetto). Produzione UNITER, Bucarest. In lingua romena.

Ore 22.45: “Emersioni critiche”, incontro con gli artisti.

Sabato 27 giugno

Ore 20.00, Sala esposizioni: Printre tăceri (Tra i silenzi) performance di e con Isabella Drăghici. Produzione indipendente.

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Isabella Drăghici in ”Tra i silenzi”

Ore 21.30, Emiciclo: Burrnesha, regia di Valbona Xibri, con Maria Ștefanache, Centro Produzioni Teatrali, Milano. In lingua italiana.

Ore 22.45: “Emersioni critiche”, incontro con gli artisti.

Domenica 28 giugno

Dalle 15 alle 18, Sala concerti: workshop della regista Maria Ștefanache “Tecniche teatrali per la comunicazione e l’arte di parlare in pubblico”. Rivolto a tutti gli interessati.

Ore 20.00, Sala esposizioni: Ultimul lepros (L’ultimo lebbroso), di Radu Botar, tratto da Vlad Zografi, con Vlad Chico, produzione Teatrul de Nord, Satu Mare.

In romeno con sovratitoli in italiano.

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Vlad Chico in ”L’ultimo lebbroso”

Ore 21.30, Emiciclo: Abator (Mattatoio) di Marco Di Stefano, regia Mădălina Țurcanu, con Olimpia Mălai e Liliana Tofan, produzione Dot Spot Media, Bucarest.

In romeno con sovratitoli in italiano.

L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. In caso di pioggia, gli spettacoli programmati all’aperto si svolgeranno nella Sala concerti.

Ufficio stampa: 369 Gradi – Benedetta Boggio 333.20.62.996, benedetta.bo@gmail.com. Programma e dettagli sul sito del Festival: www.teatromania.info. Facebook: TeatromaniaEmersioniSceniche. Info: 06.320.15.94. Info e prenotazioni workshop: 329-6437339.

L’illusionismo di Vișniec, in scena a Torino

24 settembre 2014 Commenti disabilitati

 Nell’ambito del Festival “Il sacro attraverso l’ordinario”, XXI edizione:

Torino, San Pietro in Vincoli 28, sabato 27 settembre, ore 20,45

A pochi giorni dalla tournée in Romania, la compagnia toscana Telluris Associati presenta sulle scene torinesi, in prima nazionale, la nuova versione de “L’illusionista” di Matei Visniec, il più noto drammaturgo romeno di oggi. Lo spettacolo, diretto da Letteria Giuffrè, ha come protagonista l’attore Tazio Torrini, che incarna scenicamente i vari “ruoli” che emergono dai testi di Visniec, lungo un filo conduttore in cui s’intrecciano, fino alla fusione, il sarcasmo e la poesia onirica che contraddistinguono la scrittura drammatica dell’autore romeno.

 

Dopo “Uomo spazzatura Show”, “L’illusionista” è il secondo episodio  – tratto dal “Il teatro decomposto o l’uomo pattumiera” – che la compagnia dedica all’opera del drammaturgo  Matei Vișniec. Un testo che rappresenta una sfida: concepito non per essere rappresentato, ma come una lunga serie di monologhi-esercizio per le accademie di teatro, contagiati dal suo fascino sempre in bilico tra il ridicolo e l’incubo.

Sinossi

Il comunismo ha perso, non è riuscito a distruggere il mondo. Per fortuna c’è riuscito il consumismo.

L’uomo-pattumiera è l’emblema di una società che non identifica più l’umano nelle sue qualità naturali ma in quanto materiale di consumo, soggetto ideale per torture psicologiche e fisiche umilianti da parte di regimi di ieri e di oggi.

Alla deriva in un mondo da ricomporre e senza una propria identità, l’uomo oscilla tra momenti di riflessività e l’allucinata esibizione di rituali svuotati di senso. Il teatro innovativo di Visniec fa emergere dalla sua polifonia modulare motivi surrealisti che instaurano dialoghi con alcuni procedimenti delle avanguardie artistiche del Novecento.

Oltre alle modalità espressive, che conducono a riflettere sulla condizione del teatro stesso, la decomposizione/la disgregazione coinvolge la vita stessa, l’uomo, il suo corpo e le proprie difese, private e sociali. “Il teatro decomposto” è l’immagine riflessa dell’uomo disumanizzato.

Lo spettacolo è articolato in quadri-episodi per un attore, alle prese con un pubblico reale e irreale nello stesso tempo, in un mondo abitato da strani animali. L’illusionista ci introduce ai nostri moderni mostri: il super atleta, il consulente in lavaggio cervelli, il prestigiatore metafora di un’umanità sempre meno padrona e consapevole delle forze che sta maneggiando.

Siamo scimmie nella stanza dei bottoni. E se scappa di mano il bottone sbagliato? In uno scenario degno della penna di Bradbury forse l’ultima voce umana proverrà da una radio che ha perso il suo padrone. Quale evento l’ha vaporizzato?

Matei Vișniec  è un drammaturgo, poeta e giornalista rumeno naturalizzato francese.

Dal 1977 al 1987 scrive numerosi testi teatrali, che circolano diffusamente nell’ambiente letterario romeno, ma di cui è vietata la messa in scena dalla censura. Nel 1987 si trasferisce in Francia dove chiede asilo politico. Qui comincia a scrivere in francese, lingua in cui sono scritti i suoi testi più noti, e lavora come giornalista per Radio France Internationale.Pressoché sconosciute in Italia, causa la colpevole chiusura dei nostri teatri alla drammaturgia moderna e internazionale, le pièces di Vișniec sono state tradotte e messe in scena in oltre venti paesi. In Italia, i testi del “Teatro decomposto” sono stati pubblicati nel volume La storia del comunismo raccontata ai malati di mente e altri testi teatrali (Editoria&Spettacolo, Spoleto, 2012).

Crediti

“L’illusionista” tratto da “Il teatro decomposto” di Matei Vișniec, con Tazio Torrini, regia Letteria Giuffrè, produzione Telluris Associati in collaborazione con Festival teatROmania_emersioni sceniche, Teatro comunale di Capannoli (PI) e FIRI. Foto di scena Carla Pampaluna.

Il programma generale del Festival è consultabile sul sito della manifestazione, organizzata dalla Compagnia Mutamento Zona Castalia: http://www.mutamento.org/isao-festival/file/programma_isao_2014.pdf.

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“teatROmania_emersioni_sceniche”, quarta edizione

23 giugno 2014 Commenti disabilitati

IV edizione, 27-29 giugno 2014

Roma, Accademia di Romania

www.teatromania.info

Dopo il grande successo di pubblico dello scorso anno, la proposta artistica della quarta edizione comprende spettacoli che mettono in risalto scelte drammaturgiche innovative, alcuni in prima nazionale –  il caso della piece di Matei Vișniec Del sesso della donna come campo di battaglia (Teatro di Petroșani, sabato 28 giugno, ore 21.30), dramma sul femminile e guerra (non solo) di Bosnia, m anche di Aspettando Alice, della compagnia indipendente Atelier45 di Cluj (domenica 29 giugno, ore 21.30), incentrato sull’innocenza ludica – e salvifica – dell’infanzia. Altra novità di quest’edizione: il teatro ragazzi, con lo spettacolo Ombre nel bosco della compagnia Telluris Associati, ispirato al mondo onirico delle fiabe tradizionali est-europee (domenica 29 giugno, ore 18).

Ma l’appuntamento con il mondo della fiaba avviene già in apertura del Festival, con il reading musicale Giovinezza senza vecchiaia e vita senza morte (prima assoluta, venerdì 27 giugno, ore 20) del gruppo milanese Wasabi: fiaba fondamentale della cultura romena, spunto della narrazione di Mircea Eliade “Giovinezza senza giovinezza” resa celebre in Italia grazie al film omonimo girato negli anni scorsi da Francis Ford Coppola (in Italia, racconto e pellicola sono usciti col titolo “Un’altra giovinezza”). Ed è proprio da quest’ultimo testo – coincidenza di questa edizione del Festival! -a trarre la propria  linfa lo spettacolo La favola di un’altra giovinezza (prima romana, venerdì 27 giugno, ore 21.30) della compagnia torinese Mutamento Zona Castalia.

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Programma

Venerdi 27 giugno, ore 20.00

Giovinezza senza vecchiaia e vita senza morte – prima assoluta

con Vlad Scolari e Alice Protto, musiche dal vivo di  Federico Branca Bonelli, testo e regia di Vlad Scolari

produzione Wasabi in collaborazione con il festival teatROmania_emersioni sceniche

 

ore 21.30

La favola di un’altra giovinezza – prima romana

Spettacolo vincitore del Premio Kilowatt Festival Visionari 2013

Liberamente ispirato a “Un’altra giovinezza” di Mircea Eliade, di e con Eliana Cantone, drammaturgia Giordano Amato, musica dal vivo Elisa Fighera,  produzione Il Mutamento Zona Castalia, Torino

 

Sabato 28 giugno, ore 21.30

Del sesso della donna come campo di battaglia nella guerra di Bosnia – prima nazionale

di Matei Vișniec, con Irina Bodea Radu e Bianca Holobuț, regia Muriel Manea, produzione Teatrul “I.D. Sîrbu”, Petroșani

 

Domenica 29 giugno, ore 18.00

Ombre nel bosco – prima romana (spettacolo di teatro ragazzi)

liberamente ispirato alle fiabe dell’Europa Orientale, di e con Tazio Torrini, immagini e regia Letteria Giuffrè, produzione Telluris Associati, Pontedera

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ore 21.30

Aspettando Alice ­– prima nazionale

di e con Oana Mardare (foto accanto), regia Doru Taloș. Produzione Compagnia  Atelier45, Cluj

 

Tutti gli spettacoli sono a ingresso libero.

Ingresso da Viale delle Belle Arti

Organizzatori: Telluris Associati (Pontedera), Accademia di Romania in Roma (ICR Roma) e FIRI, col sostegno finanziario dell’Istituto Culturale Romeno (ICR Bucarest).

Ufficio stampa: 369 Gradi – Benedetta Boggio 333.20.62.996, benedetta.bo@gmail.com

Programma e dettagli sul sito del Festival: www.teatromania.info

Info: 06.320.15.94. Facebook: TeatromaniaEmersioniSceniche

 

 

 

Caragiale torna nelle librerie italiane, dopo un lungo oblio

14 aprile 2012 Commenti disabilitati

Ion Luca Caragiale, Stupidaggini, traduzione di Giuseppe Petronio e Lilio Cialdea, a cura e postfazione di Patrizia di Meglio, Imagaenaria, Ischia 2011, 288 pp., 15 euro.

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La raccolta di racconti dello scrittore romeno Ion Luca Caragiale (1952-1902) è stata pubblicata l’anno scorso dalla casa editrice Imagaenaria di Ischia, a cura di Patrizia di Meglio. Si tratta di una selezione basata sui volumi ormai introvabili Novelle rumene (Carabba, Lanciano 1914) e Scene romene (Sansoni, Firenze 1944). Ne abbiamo parlato con la curatrice del volume (intervista a cura di Horia Corneliu Cicortaș).

FIRI: Quest’anno la Romania festeggia il centenario dalla morte di Caragiale, drammaturgo e scrittore famoso in patria ma praticamente ignoto nell’Italia di oggi. Come ha scoperto l’autore, e com’è avvenuta l’iniziativa di ri-pubblicarlo?

Patrizia di Meglio: L’editore Enzo Migliaccio ed io siamo vecchi amici e collaboriamo da molto tempo, ma il merito della pubblicazione va ascritto interamente a lui, che credo abbia trovato l’autore abbastanza casualmente. Siccome me lo ha proposto, io ne sono rimasta ‘folgorata’: è un autore straordinario e ingiustamente sconosciuto oggi in Italia.

Avete deciso insieme di fare una selezione di testi, secondo un determinato criterio?

Abbiamo scartato dei racconti che pure ci erano piaciuti molto, ma che secondo noi non rientravano completamente nel genere comico e che erano tematicamente e stilisticamente diversi ed invece abbiamo scelto di includere tutte le storielle dal ritmo più tipicamente teatrale. Per la verità, avevamo pensato ad una seconda pubblicazione dedicata a quei racconti – come Canuta lo strambo (“Cănuță om sucit”) o il bellissimo Cero pasquale (“O făclie de Paște”) – che avevamo espunto da Stupidaggini. Quindi la scelta della raccolta è stata fatta seguendo il criterio della coerenza tematica e stilistica (mentre nelle edizioni di riferimento, quella del 1914 e quella del 1944, i racconti comici erano affiancati alle fiabe e alle storie dal tono grottesco). Ovviamente si tratta di una scelta opinabile, ma – come dicevo – il progetto iniziale contemplava anche una seconda pubblicazione di racconti caragialiani.

Diceva prima che è stato l’editore a segnalarle l’autore, di cui è rimasta folgorata. Poi, cos’è successo? Leggendo Caragiale, cosa l’aveva colpita di più?

Non solo mi sono trovata di fronte ad uno scrittore di grandissima qualità, i cui contenuti mi sono apparsi fin da subito attualissimi, ma che m’interessava anche in relazione al genere comico, che rientra da molto tempo nei miei interessi, letterari e non. Inoltre, uno degli aspetti che più mi hanno incuriosita, sono quelli relativi alla vicenda editoriale di questo autore, pubblicato precocissimamente in Italia e poi, incomprensibilmente caduto nell’oblio. Da questo interrogativo sono arrivata a pormi un altro genere di domande, del tipo: che rapporti ci sono stati nei primi decenni del ‘900 tra l’Italia e la Romania? E, poiché questi rapporti ci sono stati, cosa è accaduto, cosa ha spezzato questo filo fecondo di contatti e di studi tra questi due paesi? Non è forse una spiegazione troppo frettolosa quella di attribuire la responsabilità di questa rottura solo al regime di Ceaușescu? Purtroppo, non conosco il romeno e non ho – ancora – avuto modo di visitare la Romania, ma Caragiale ha per me effettivamente costituito una porta (molto più di quanto non lo siano stati scrittori ben più celebri e pure amati, come Ionesco o Cioran o Mircea Eliade) per affacciarmi alla complessità di una cultura insieme così prossima e così remota.

Certo, le sue domande sono legittime e, purtroppo, ancora attuali: infatti, la Cortina di Ferro è solo in parte una spiegazione di quest’oblio. Più in generale, il rapporto che il regime di Ceaușescu ha avuto con l’Occidente è complicato, sinuoso e dettato da questioni politiche e ideologiche. Per tornare invece a Caragiale: cosa, secondo lei, può “dire” oggi al lettore – ed eventualmente allo spettatore – italiano?

Caragiale mostra di avere un’acutissima capacità di osservazione della società del suo tempo: osserva i suoi personaggi agire nella quotidianità – mentre sono in birreria, per strada, negli uffici pubblici – ma anche nella loro vita privata, in casa; il nostro autore sta lì ed osserva gli altri agire e soprattutto parlare; ma il gesto è quello della marionetta e il discorso è ridotto ad un chiacchiericcio sciocco, disarticolato; nei casi estremi la parola diviene balbettio, mera interiezione. Ciò accade perché le storie che questi individui raccontano (e/o si raccontano) sono sempre meschine, quando non proprio sordide. I suoi personaggi sono persone comuni, piccoli borghesi che si arrabattano per sembrare di essere più e meglio di quel che sono, che perseguono continuamente il successo sociale e non esitano, per questo, a ricorrere al raggiro o al servilismo. Attraverso il comico, che diventa un procedimento perfetto per smascherare ipocrisie, attaccare pregiudizi e mettere in discussione convinzioni consolidate, Caragiale mette a nudo una società che sta cercando faticosamente di darsi un’identità.

C’è qualcosa di particolare che l’ha colpita leggendo i testi di Caragiale?

ImmagineLa grandezza di Caragiale nasce, secondo me, da una qualità che solo i grandi narratori possiedono: la spietatezza, unita al gusto per il paradosso e per il grottesco; inoltre ritengo lo stile ed i temi dei suoi racconti estremamente attuali. Quando parlo di spietatezza mi riferisco alla capacità di penetrazione che Caragiale dimostra, al di là di qualsiasi presupposto ideologico. Credo che si possa dire che egli provasse un vero e proprio orrore per le posizioni precostituite: per esempio, rifugge dall’idealizzazione del mondo contadino (che rappresenterebbe tout court un valore, da opporre alla ‘corruzione’ della città) e critica l’illusoria corsa della società romena verso la ‘modernità’, che all’epoca era rappresentata dal modello occidentale.

Gli ultimi testi di Caragiale pubblicati in Italia risalgono agli anni sessanta: alcune commedie contenute in antologie di teatro romeno. Lei, invece, che altri testi caragialiani vorrebbe curare per una prossima edizione italiana?

Senza dubbio il racconto Un cero pasquale, a mio parere una delle più potenti ed intense prove narrative del secondo ‘800, in grado di stare alla pari con Dostoevskij; la storia di un povero ebreo che, ossessionato da un bruto che lo aveva minacciato tempo addietro, si consuma nel terrore maturando una disperata e folle resistenza. La conclusione – tragica ed inaspettata – sarà l’atroce soluzione che Leiba, il protagonista, elaborerà per uscire dalla prigione del capro espiatorio della società, che lo ha abbandonato completamente nonostante le sue ripetute richieste d’aiuto: “un mondo intero” – dirà –“mi lascia apposta preda di un pazzo!”. Un altro testo che ho trovato estremamente bello è Canuta, lo strambo, la vicenda di un povero cristo, nato sfortunato e vessato da tutti, che ad un certo punto, quando gli altri sono ormai assuefatti a maltrattarlo, ha un improvviso moto di ribellione, che lo porta a isolarsi completamente. L’assurdità di questa tardiva reazione nasce dalla piccolezza dell’evento che la scatena, la classica goccia che fa traboccare il vaso. La sua solitudine, la sua malasorte, lasciano gli altri indifferenti e nessuno lo capisce Canuta è l’incarnazione dell’ottusità cieca, ma come Leiba suscita un miscuglio di disgusto e pietà, essendo in fondo entrambi il prodotto di un mondo spietato che li ingoia completamente. Ecco, la forza narrativa di Caragiale nasce, secondo me, da una qualità che solo i grandi narratori possiedono: la capacità di avere uno sguardo sulla realtà assolutamente lucido, privo di qualsiasi retorica.

L’autore. Suggeritore di attori girovaghi, co­pista, direttore di riviste letterarie e di teatri, insegnante, birraio, milionario per caso e dis­­­sipatore per vocazione, Ion Luca Caragiale (Hai­­­manale, Ploiéşti 1852 – Ber­li­no 1912), padre fondatore del  tea­tro romeno moderno e, secon­do Ionesco, “il più grande degli au­tori drammatici sconosciuti”, è uno degli scrittori di maggior ta­len­to e bizzarria dell’Europa fin de siècle. Tra le sue opere migliori, le novelle Un cero pasquale e Alla locanda di Manjoala (“La hanul lui Mânjoală”) e la commedia Una lettera smarrita (“O scrisoare pierdută), quest’ultima pubblicata in Italia nel 1960.

ImmagineLa curatrice. Patrizia di Meglio è nata a Barano d’Ischia, dove vive e lavora. Storica dell’arte (laurea e specializzazione presso la “Federico II” di Napoli), ha collaborato al volume La pittura napoletana dell’Ottocento, Pironti, 1990, Napoli. Autrice del saggio La retorica dell’immagine: dalla caricatura al manifesto in Otto/Novecento, II, ESI, 1996, Napoli e curatrice del convegno sul “Mercato dell’arte contemporanea a Napoli” (1997), ha lavorato come storica dell’arte dal 1992 al 2000 per la Soprintendenza ai Beni artistici e Storici di Salerno e Avellino, e dal 2003 al 2007 come redattrice per la Imagaenaria edizioni, dove ha pubblicato il saggio Ischia. Natura, cultura e storia (I ed. 1997; II ed. ampliata, 2001; III ed. 2010). Attualmente insegna Italiano e Storia nelle scuole superiori.

“Iona” di Marin Sorescu, in scena a Milano e a Genova

31 gennaio 2012 5 commenti

Il giovane italo-romeno Vlad Scolari mette in scena il suo “Iona” (su testi di Marin Sorescu), a Genova e Milano

Traduzione, adattamento e regia: Vlad Scolari

Produzione: Compagnia Altroquando di Genova

Con: Marco Bonadei

Musiche originali: Federico Branca Bonelli

 

Dove/quando

Milano, Teatro Elfo Puccini, sala Bausch, mercoledì 8 febbraio, ore 19,30 (prima assoluta).

Genova, Teatro Hop Altrove, venerdì 10 febbraio (ore 20) e sabato 11 febbraio (ore 19.30).

Sinossi
Iona è un uomo solo, abbandonato alla compagnia di se stesso, un pescatore che tenta di nutrirsi di un mare povero e sporco. In uno stagno putrido, nel ventre buio di un grande pesce, Iona si ribella alla sua condizione di mortale miseria. Il pescatore sceglie la vita, la rinascita, la ricerca di una condizione migliore. Non è forse quello di oggi quel ‘mondo inquinato’ e sempre più povero di cui siamo vittime e carnefici al tempo stesso e che vorremmo risanare?
Iona vive in un mare di rifiuti e decide di rinascere da quelle stesse macerie che lo hanno affogato. Ecco il gesto ribelle e rivoluzionario che ci ha tanto appassionato: la necessità di cambiamento, il desiderio di rinascita. Se il mondo in cui viviamo è prossimo alla fine, dobbiamo innanzitutto accettarlo dopodiché provare a cambiarlo.
Crudele, ironico, attualissimo Iona.

L’attore. Marco Bonadei, attore nato a Genova nel 1986, si diploma nel 2009 alla Scuola del Teatro Stabile di Torino. Collabora con diversi teatri italiani lavorando, tra altri, con i registi Mauro Avogadro, Daniele Salvo, Elio de Capitani. Nel 2011 vince il premio UBU come migliore attore under 30 con lo spettacolo The History Boys. Da  anni continua a praticare e approfondire il lavoro con la maschera e la Commedia dell’Arte.

Il regista. Vlad Scolari, attore e regista italo‐romeno nato a Genova nel 1987, si è diplomato alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Collabora con diverse compagnie milanesi e nazionali sia in qualità di attore che di regista e drammaturgo.

Vlad Scolari è attore protagonista in una recente pièce, Verso un’altra fiamma, ispirata dall’opera omonima di un altro noto scrittore romeno, Panait Istrati, dove è affiancato dall’attrice Alice Protto che canta brani di musica tradizionale romena (accompagnamento dal vivo del musicista Federico Branca Bonelli).

Il teatro di Visniec – due giorni in scena a Roma

29 giugno 2011 Commenti disabilitati

Mercoledì 29 giugno, ore 20.30 e giovedì 30 giugno 2011, ore 20.30, Teatro dell’Angelo di Roma, via Simone de saint Bon, 19 (rione Prati, metro Ottaviano – San Pietro)

Il teatro di Matei Visniec è un progetto proposto dall’Accademia di Romania in Roma, dal Teatro dell’Argine/ITC Teatro di San Lazzaro e dal CIMES (Centro di Musica e Spettacolo – Dipartimento di Musica e Spettacolo – Alma Mater Studiorum – Università di Bologna) che ha come fine quello di valorizzare l’attenzione dedicata all’opera di Visniec dall’Ateneo e dal mondo teatrale di Bologna. È in questo contesto che, su invito dell’Accademia di Romania, la Compagnia del Teatro dell’Argine sarà in scena con il dittico visniechiano composto dagli spettacoli Del sesso della donna come campo di battaglia nella guerra in Bosnia e I cavalli alla finestra.

La rassegna si apre mercoledì 29 giugno alle ore 20,30 con la messa in scena dello spettacolo Del sesso della donna come campo di battaglia nella guerra in Bosnia con Micaela Casalboni e Giulia Franzaresi, per la regia di Nicola Bonazzi. Un titolo arduo ed enigmatico per una vicenda semplice ed emozionante, che ci riporta al cuore della nostra modernità lacerata. Due donne, Kate e Dorra, si confrontano sul tragico destino di sopraffazione toccato a quest’ultima. Lo scenario è quello della guerra nella ex-Jugoslavia. Kate, una psicologa americana chiamata a coadiuvare i militari impegnati nella riapertura delle fosse comuni, si occupa ora di Dorra, una giovane donna che ha subito violenza in un’azione di rappresaglia, restandone segnata nella mente e nel corpo. Nell’asettica tranquillità di una clinica svizzera, Dorra, dopo silenzi ostinati e furiosi, ripercorre le ragioni dell’odio secolare di cui è stata vittima, mentre Kate annota i progressi della sua condizione, integrandoli con osservazioni teoriche sulle pulsioni di aggressività che l’uomo balcanico mostra nei confronti delle donne. Quando la volontà di annientamento di Dorra sembra prevalere, un evento inatteso riapre la porta alla speranza. Matei Visniec, uno dei maggiori drammaturghi europei, rilegge la violenza delle guerre inter-etniche alla luce di una sensibilità acuta e penetrante, alternando riflessione e rappresentazione, monologo e dialogo, referto scientifico e analisi introspettiva, e delineando due indimenticabili figure di donna alle prese con un dramma irriducibile, in un teatro della parola che riesce a dare evidenza fisica al dolore e allo strazio di ogni guerra.

La sera seguente (giovedì 30 giugno ore 20,30) si prosegue con I cavalli alla finestra con Micaela Casalboni, Giovanni Dispenza e Andrea Gadda, per la regia di Andrea Paolucci. Tre diverse storie, tre finali quasi “gialli” per raccontare la follia della guerra e il fascino malefico del potere. Una vecchia madre e un figlio rimbambito, una figlia accomodante e un padre malato, una moglie fragile alle prese con un marito violento. Tre storie distinte eppure unite dalla presenza di un suadente messaggero che arriva, puntuale come la morte, a recapitare una busta gialla e un colorato mazzo di fiori. Tre diverse fotografie per raccontarne mille, perché da sempre l’uomo in guerra comincia da eroe, ma non può far altro che finire nella polvere, calpestato da zoccoli e scarponi.

Visniec, grazie ad una scrittura immaginifica e stralunata, ci porta in un universo sgangherato e beffardo, surreale e insensato. Un universo fatto di vittime che si credono eroi, vecchi derelitti alla ricerca del proprio giorno da leoni, donne sacrificate al grido di battaglia. Una danza macabra, affascinante e grottesca, dove il tempo scorre avanti e indietro mangiandosi le lancette dell’orologio, le porte sbattono come granate e i cavalli sinistramente, nell’ombra, tramano…
Scritto nel 1987 e bloccato dalla censura rumena la sera precedente la prima, I cavalli alla finestra è stato rappresentato con enorme successo in Europa, Stati Uniti e Giappone. Questa è la prima rappresentazione italiana.

I cavalli alla finestra sarà introdotto da un intervento del drammaturgo Matei Visniec, dei registi Nicola Bonazzi e Andrea Paolucci. Il prof. Gerardo Guccini (Univ. di Bologna) presenterà il libro di Matei Visniec Drammi di resistenza culturale (Ed. Titivillus, 2009).

Con il patrocinio dell’ALMA MATER STUDIORUM e di ALLIANCE FRANÇAISE, con la collaborazione di DMS – Dipartimento di Musica e Spettacolo – Università di Bologna.

 

Pièce di Visniec in scena a Roma

5 aprile 2011 Commenti disabilitati

Martedì 5 aprile ore 20.00, l’Accademia di Romania invita allo spettacolo E con il violoncello che facciamo? (“Și cu violoncelul ce facem?”) di Matei Vişniec.

Dove: Teatro dell’Angelo, Roma, via Simone de Saint Bon n.19 (Zona Viale delle Milizie, metro Ottaviano)

Risentendo della parentela con il drammaturgo Eugène Ionesco, la pièce in un atto, che abbina la commedia col teatro del’assurdo, questa volta viene proposta in una visione integralmente romena: con la regia di Lavinia Jemna e alcuni dei più noti attori del mondo dello spettacolo di Bucarest: L’uomo con il giornale Toma DănilăIl vecchio con il bastone – Gheorghe DănilăLa signora con il velo Tamara CreţulescuIl signore con il violoncello – Cristian Munteanu.

La pièce è stata scritta nel 1989 e racconta la storia di tre personaggi – L’uomo con il giornale, Il vecchio con il bastone e La signora con il velo – che lasciano passare il tempo preferendo la comodità di una falsa attesa. Ad un certo punto vengono disturbati dall’Uomo con il violoncello il quale suona insistentemente, sempre impegnato con gli accordi del suo strumento. Per lui l’ideale sarebbe quello di perfezionare le sue interpretazioni. I tre personaggi “in attesa” guardano all’inizio condiscendenti verso di lui, ma poi cominciano a scandalizzarsi e a respingerlo. Troveranno persino modi stupidi per farlo smettere. Ma riusciranno a cacciarlo via? E se sì… allora con il violoncello che faranno?
Le cacofonie di una Babele interna (ed esteriore) di alcuni incontrano le armonie di suono e d’anima di altri…

Matei Vişniec: giornalista e scrittore nato in Romania nel 1956, vive a Parigi dal 1987, quando ha chiesto asilo politico in Francia (le sue opere erano sistematicamente bandite dal regime comunista). Dopo la caduta del regime è diventato uno degli autori più presenti sui palcoscenici romeni. Le sue opere sono state tradotte e rappresentate in numerosi paesi del mondo. Recentemente Vişniec è stato ospite all’evento TransEuropaExpress (Auditorium Ara Pacis, 3-4 marzo 2011), nel cui ha condiviso col pubblico alcune sue riflessioni sul tema “Il lavaggio dei cervelli a Est e a Ovest”.

Spettacolo in lingua romena con sopratitoli in italiano. (Traduzione di Roberto Merlo). Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

(fonte: Teatro dell’Angelo).

Matei Visniec: “Sul lavaggio del cervello a Est e a Ovest”

27 febbraio 2011 Commenti disabilitati

Roma, 3 – 4 marzo 2011. TransEuropaExpress – 6 edizione

Sessione pomeridiana del 4 marzo (ore 15.00 – 18.00), Auditorium Ara Pacis, Lungotevere in Augusta: Ebba Witt-Brattström (Svezia) – “La Svezia e il paese delle donne”; Leonidas Donskis (Lituania) – “Tra politica e storia”; Matei Vişniec (Romania) – “Sul lavaggio del cervello a Est e a Ovest”; Paul Torday – “L’identità culturale – la prospettiva di uno scrittore inglese”.

“Sul lavaggio dei cervelli a Est e a Ovest” del drammaturgo e giornalista Matei Visniec verte a TransEuropaExpress uno degli appuntamenti con la sesta edizione del seminario europeo ideato e promosso dalla Casa delle Letterature dell’Assessorato alle Politiche Culturali di Roma Capitale con la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e con le Ambasciate e gli Istituti culturali stranieri di Roma.

TransEuropaExpress è un appuntamento in cui scrittori, filosofi, storici ed altri intellettuali provenienti da numerosi paesi europei si interrogano e discutono su temi ogni anno diversi. “Storie e identità. L’Europa degli intellettuali” è il tema scelto per questa edizione. I relatori analizzeranno, scegliendo liberamente la prospettiva e la modalità,  il rapporto tra intellettuali e storia del proprio Paese.

Ospite dell’Accademia di Romania nell’ambito di TransEuropaExpress sarà lo scrittore, drammaturgo e giornalista Matei Vişniec. Nato in Romania nel 1956, attualmente vive a Parigi dove lavora per Radio France International. Essendo le sue opere sistematicamente bandite dal regime comunista, dal 1987 Matei Vişniec ha chiesto asilo politico in Francia. Dopo la caduta del regime è diventato uno degli autori più presenti sui palcoscenici romeni. Le sue opere sono state tradotte e rappresentate in oltre venti paesi del mondo.

Matei Vișniec: “L’unico conforto dell’intellettuale che vive in una società totalitaria: il male è estremamente facile da  identificare.

Nell’Europa dell’Est durante il comunismo sapevamo con molta precisione dove stesse il male, chi lo incarnasse e come dovesse essere combattuto. Il Male era visibile, dispiegato in tutta la sua brutalità e stupidaggine. I simboli del male erano chiari, le persone che lo servivano avevano un nome.
Nella Romania comunista il male era incarnato dalla coppia presidenziale, dall’apparato repressivo e dal partito unico. Gli strumenti del male erano facili da detestare e la popolazione si inventava una barzelletta a sfondo politico ogni giorno per resistere contro l’oppressione. Nel mondo libero ho l’impressione che sia l’industria del divertimento a burlarsi di me. A volte mi sento come un intellettuale senza avversario. La manipolazione tramite gli slogan della società di consumo è infinitamente più sottile, il vero avversario rimane invisibile.” (frammento dell’intervento a Roma; fonte: Italian Network)

Brochure-TransEuropaExpress (sesta edizione)