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“La caduta di Ceausescu e la svolta in Romania”, conferenza a Roma

25 gennaio 2010 Commenti disabilitati

Martedì 2 febbraio 2010,ore 17.15

Roma, Fondazione Europea Dragan,  Foro Traiano 1/A (vicinanze di Piazza Venezia)

La caduta di Ceausescu e la svolta in Romania, conferenza del prof. Roberto Valle

L’incontro si inserisce all’interno della prima sessione “L’Europa divisa. Verso la caduta dei muri” del Corso di Scienze Politiche, Storia e Studi Europei, intitolato “Dall’Europa divisa all’Europa dell’integrazione”, organizzato per l’anno accademico 2009-2010 dalla Fondazione Europea Dragan.

Il prof. Roberto Valle, nell’ambito della riflessione dedicata al ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, rievocherà un avvenimento fondamentale nella storia della Romania, ovvero la fine della dittatura di Ceauşescu.

Ingresso libero.

Info:

Fondazione Europea Dragan, sede di Roma, tel. 06-6797785;

Ufficio Stampa,Fondazione Europea Dragan, Milano, tel. 02-58371404, Fax 02-58304790,

E-mail: ufficiostampa@fondazionedragan.org

Ceausescu, l’ultimo atto

22 dicembre 2009 3 commenti

di Pierluigi Menniti (East Side Report)

Lo sguardo acquoso è perso sulle centomila teste che affollano la piazza. Il cappello di lana nero che gli scivola fin quasi sugli occhi ne accentua la vecchiezza che, d’improvviso, appare evidente a tutti. La voce è roca, incerta, impaurita. Non è più lui, il Conducator, quando a mezzogiorno e mezza prende la parola sulla balconata del palazzo del comitato centrale con l’immancabile moglie Elena al fianco, di colpo invecchiata pure lei. Sotto, nelle prime file, ci sono i figuranti di sempre, le truppe cammellate armate di striscioni, ritratti, slogan sempre uguali inneggianti al Genio dei Carpazi e al socialismo. Ma niente è più come prima. Ceausescu inizia a parlare, e già non sembra più lui.

Lo spartito è lo stesso, la solita litania dei successi del regime ma il tono sembra quello di un uomo appena atterrato da un mondo alieno, il suo e quello dei suoi signorsì, fino all’ultimo chiusi nel piccolo mondo antico assediato dalla folla rivoluzionaria e, soprattutto, dalle trame golpiste che nel frattempo hanno trovato registi e interpreti. La fine del Conducator arriva dopo il primo minuto e dopo il primo applauso e i primi cori, ritmati, scanditi dalle prime file come un disco di vinile coi solchi impolverati. Poi partono i fischi e i boati. Vengono dalle retrovie e al Conducator appaiono segnali da un pianeta lontano. Appare sorpreso. Non sa che dire. Neppure sua moglie trova la chiave giusta. La televisione rumena riprende tutto in diretta, da Budapest e Belgrado sono collegate le rispettive tv di Stato, la telecamera abbandona il balcone, indugia sui palazzi intorno. Su quella piazza si consuma il primo capitolo del tramonto del sultano. La coppia prova a zittire la folla: «Aoh, aoh, restate ai vostri posti». Rimarranno grida famose e disperate che non calmano i fischi, neppure quando Ceausescu riprende promettendo aumenti di salario in verità risibili ai lavoratori. L’incantesimo è finito ma a dare il colpo di grazia è il piano del putsch che in quel momento comincia a prendere corpo. Da punti imprecisati partono raffiche di mitra, la folla ondeggia e prova a disperdersi, poi riprende la piazza e cominciano i tumulti. Sul volto del Conducator compare una smorfia di panico, tutti lasciano il balcone e riparano all’interno, chissà se in quel momento capisce che il meccanismo del potere si è inceppato. Intanto s’inceppa la tv, che interrompe la diretta. È un altro segnale che qualcosa sta accadendo, si sparge già la voce che il sultano è finito, le manifestazioni si diffondono anche nelle altre città del paese.

A Bucarest, per strada non si capisce chi sta con chi. Chi spara e chi scappa, chi grida e chi sventola bandiere con il buco al centro. Spariscono gli striscioni inneggianti a Ceausescu così come i simpatizzanti che fino allora avevano applaudito e gridato le lodi di sempre: dove sono finiti? La gente scappa impazzita, poi torna sui suoi passi, l’atmosfera si fa violenta, arriva sempre più gente, strani informatori diffondono fra la folla notizie artefatte, spuntano i panzer e i camion dell’esercito e molti manifestanti ci salgono sopra, scorazzano per i boulevard gridando e sventolando tricolori: molti solidarizzano, qualcuno spara ancora. Tra le mura del palazzo si consumano gli ultimi tradimenti. Ceausescu prova a riprendere in mano la situazione, senza successo. Ordina misure straordinarie, divieti, mobilitazioni di reparti che ormai non gli rispondono più. Anche i fedelissimi si dileguano. Il potere sta passando altrove. Non al popolo, però, ma ai complottisti. Scende la notte e il sonno è leggero e angoscioso.

Spunta l’alba del 22 dicembre. Alle nove la moglie Elena riceve la comunicazione che gli operai in sciopero stanno marciando verso il centro e nessun posto di blocco riesce a impedirglielo. Ancora una volta la piazza di fronte al comitato centrale si riempie di gente, il Conducator mette il naso fuori e viene sommerso dai fischi. Capisce che non è aria e rientra. La situazione è drammatica, il responsabile della sicurezza si è suicidato, il suo successore suggerisce alla coppia presidenziale di fuggire in elicottero: anche lui ha già cambiato fronte. I Ceausescu prendono il volo su una città in tumulto ma il pilota li convince a un atterraggio di emergenza in campagna con la scusa che l’elicottero è stato intercettato dalla contraerea. È lì che vengono arrestati, ormai soli come due appestati. Nei giorni successivi il mondo segue gli eventi in diretta senza riuscire a capire cosa esattamente succeda e chi tenga il bandolo della matassa. La sede televisiva è occupata, una straordinaria confusione si muove negli studi davanti alle telecamere.

Compare il comitato di salvezza nazionale, un coacervo magmatico di comunisti emarginati, dissidenti veri e falsi, opportunisti, gattopardi dell’ultima ora che s’impalcano a capi della rivoluzione. Finché, annunciato da grida quasi scomposte, appare Ion Iliescu, il comunista estromesso dalla cerchia dei Ceausescu, il camaleonte che s’impossesserà della Romania post-comunista. Il piano è confuso, tranne su un punto: bisogna far fuori il vecchio leader e sua moglie, impedire che possano parlare coinvolgendo gli altri, i sodali che per anni ne hanno assecondato le politiche folli. E soprattutto, bisogna scaricargli addosso tutta la rabbia della gente e la responsabilità del disastro del paese: solo così sarà possibile rifarsi una verginità. Sarà un processo farsa, anche questo trasmesso in diretta tv, condotto da uomini che non avrebbero titolo e che sfruttano una situazione rivoluzionaria: la manipolazione della disperazione e della ferocia di una popolazione povera e poco istruita è carburante infiammabile, i due satrapi appaiono animali destinati al sacrificio, la pietà non trova posto e neppure la giustizia. Una sentenza già scritta è eseguita con due colpi di pistola alla nuca. I volti sfuocati e senza vita di quelli che furono i capi più osannati e temuti dell’est europeo vengono ripresi dalla telecamera. È il giorno di Natale, la rivoluzione è finita, andate in pace.

Pubblicato su Il Riformista

Il prezzo della Libertà: Tracce, eroi e frutti della rivoluzione romena del 1989

8 dicembre 2009 Commenti disabilitati

Una mostra e un libro per ripercorrere i giorni della libertà della Romania e la sua attualità

10 dicembre 2009 – 10 gennaio 2010
Sala Esposizioni, Accademia di Romania,

Piazza José de San Martin 1 (Valle Giulia)

Giovedì 10 dicembre: Presentazione alla stampa, ore 11.30; vernissage della mostra, ore 17.

Molti ricorderanno le immagini emozionanti dei romeni insorti sventolando la bandiera nazionale dalla quale era stato strappato via il simbolo del regime. La mostra, composta da un racconto fotografico a colori insieme a video di testimonianza, si propone di sottoporre all’attenzione del visitatore la serie di avvenimenti storici attraverso cui si è dispiegata la Rivoluzione romena del 1989: la sollevazione di popolo, il sacrificio dei martiri, la partecipazione di sacerdoti, intellettuali, operai, contadini alla causa della libertà. La mostra ripercorre un “prima”, “durante” e “dopo” la Rivoluzione, facendoci conoscere un popolo con una storia importante fatta di coraggio e voglia di libertà, del quale, invece, si parla spesso collegandolo semplicemente a questioni di ordine pubblico.

La mostra è promossa dall’associazione culturale Makenoise sulle immagini del fotografo Manolo Cinti e realizzata grazie al contributo del Comune di Roma e del Consiglio Regionale del Lazio, col patrocinio del Parlamento Europeo.

***

Forum di presentazione alla stampa (giovedì 10 dicembre, ore 11.30).

Partecipano:

Apertura moderatore forum – Giuseppe Rippa Direttore di Quaderni Radicali e dAggiungi mediai Agenzia Radicale

Saluto di Cornel Baicu Vice Direttore dell’Accademia di Romania in Roma

Introduzione di Veronica Marica Presidente dell’Associazione Culturale Makenoise e Curatore del Progetto “Il Prezzo della Libertà”

Approfondimento storico di Alessandro Vagnini, docente di storia delle relazioni internazionali all’Università Sapienza di Roma

Una testimonianza diretta di Miruna Cajvaneanu, Giornalista Romena dell’agenzia HotNews e di Gazeta Românească

Interventi di  Paolo Alfarone, Capo Segreteria della Presidenza del Consiglio Regionale, e di Umberto Croppi, Assessore alle politiche culturali e della comunicazione.

Dicembre 1989: rivoluzione a Timisoara

Fonte e info complete: Nuova Agenzia Radicale.