Archivio

Posts Tagged ‘autori romeni contemporanei’

Andrei Pleșu (ancora) inedito

3 giugno 2013 2 commenti

L’autore Andrei Pleşu (n. 1948), scrittore e saggista, personalità di spicco della cultura romena contemporanea, in Italia è ancora quasi un signor sconosciuto. Eppure la sua prosa – animata da un contrasto formale tra una problematica impegnativa (morale, teologica, esistenziale) e un approccio diretto, spesso ludico e ironico – si segnala per l’inconfondibile stile, elegante e insieme accessibile anche ai non addetti ai lavori.minima moralia plesu

Il libro. Minima moralia: elementi per un’etica dell’intervallo (prima edizione: Cartea Românească, 1988; edizioni successive: Humanitas). Questo volumetto snello e stimolante, di cui presentiamo qui in anteprima italiana alcuni brani nella versione curata da Horia Corneliu Cicortaş, è il primo di una trilogia che l’autore romeno ha sviluppato attorno al tema dell’intervallo, trattato, successivamente alla riflessione etica, dal punto di vista religioso (il volume sugli angeli, Despre îngeri, è stato di recente pubblicato in Germania) e della via, intesa come percorso possibile di realizzazione spirituale. Il libro è stato finora tradotto e pubblicato in francese, tedesco, svedese, ungherese e slovacco. 

 ***

[…] Il bisogno di essere guidati è più di una volta il bisogno di vivere per delega, di trasferire a qualcun altro la responsabilità della propria vita. Quel che possiamo fare è di approssimare in maniera descrittiva la geografia dell’etica, i suoi contorni, i termini essenziali in cui va svolto il dibattito etico. Se proprio dovessimo proporre una norma, l’unica su misura delle nostre intenzioni reali è questa: uscire dallo stordimento etico, dalla sua meccanica gregaria, rendersi consapevoli del fatto – decisivo, pressante, inquietante – che l’etico esiste.

         Ma c’è forse qualcuno che lo mette in dubbio? Non è l’etico un costante riferimento di ciascuno? Noi pensiamo di no: in genere, l’esistenza dell’etico è registrata solo raramente, nelle situazioni limite, quando ci s’impone con una specie di (non desiderata) obbligatorietà. Per il resto, prendiamo come “ordine etico” la stretta convenzionalità dei costumi, la più scialba stereotipia sociale. Non percepiamo l’immoralità che dallo “scandaloso” in su. Fino a questo livello, tutto ci sembra più o meno in regola e, come tale, fuori di ogni interesse e di ogni discussione. Stando così le cose, ci sembra a maggior ragione che un certo “minimalismo” etico sia opportuno, se inteso come analitica della mediocrità morale, distinta dalla fenomenologia della catastrofe morale, delle colpe supreme, di cui si occuperebbe, diciamo, la “grande” etica.

         Statisticamente, la deriva morale di ogni giorno non consiste in un demente accumulo di “peccati che gridano vendetta al cielo”. La materia prima dell’etico quotidiano non è formata dall’assassinio, dalla persecuzione dei minori o dalla sodomia; quando questi fatti vengono segnalati, sono di tale radicalità e di tale ovvietà da scoraggiare ogni teorizzazione. I “peccati che gridano vendetta al cielo” tendono a rientrare, spesso, piuttosto nella sfera del patologico che non in quella della “colpevolezza” morale ordinaria. Il crimine di Raskolnikov ondeggia – come tutti i crimini dostoievskiani – da qualche parte tra il morboso ed il religioso, e per tale ragione è molto difficile da misurare con gli strumenti propriamente detti dell’etica. Molto più eloquente eticamente ci sembra l’immoralità dei personaggi di Gogol, il loro piatto demonismo, la mostruosità incolore delle loro anime addormentate. Questo è il territorio in cui l’etico si rivela veramente: la sonnolenza diurna, la prudenza irrespirabile dell’atteggiamento, il grigio dei valori. In breve, la placidità etica dell’uomo mediocre. Guardato da lontano, costui non commette nulla di grave: ma è proprio questo il suo peccato mortale, quello che lo ripara dall’attacco della comunità e dal risveglio della propria coscienza. Contraddistinto più da quanto omette che non dall’azione commessa, tranquillo nella sua inespressività, invulnerabile dal punto di vista della “grande” etica, perché, ripetiamo, egli non fa nulla che sia brutalmente rimproverabile, l’uomo mediocre è il depositario più perfido della miseria morale. Egli dimora in ciascuno di noi, sottraendosi, proprio per mezzo della sua palese e sfacciata banalità, a qualsiasi processo. La grande colpevolezza morale, il disastro morale sembrano quasi paradisiaci paragonati alla vigorosa anestesia morale dell’uomo mediocre. Il suo peccato non consiste nel dire grandi bugie, ma nel non evitare la più evitabile delle piccole bugie; non nel rimandare il grande gesto di autenticità, ma nel non provare nemmeno il gesto della minima decenza. Questo “nemmeno” è il problema centrale, la colpa capitale del “minimalismo” etico. Esso circoscrive l’incapacità comune di risolvere non il dilemma morale dalle dimensioni monumentali, bensì “lo stretto necessario” della moralità. Segnato da quest’incapacità, l’uomo si rende colpevole non tanto per il male cui è costretto (da circostanze aspre, da paure incontrollate e cose simili), quanto per il male al quale aderisce non costretto, dal quale potrebbe dunque tenersi senza rischi a distanza. Non gli si chiede di fare l’impossibile, ma di fare quel poco che è in grado di fare. Altrimenti, questo poco resta non fatto, in virtù di un’inerzia che contamina, come un veleno residuale, l’atmosfera morale adiacente.

         L’imperativo comportamentale proposto dal “minimalismo” etico che abbiamo come obiettivo non è, dunque, quello dei grandiosi sforzi intrapresi sotto la regia cosmica del decalogo. Si tratta piuttosto del dettaglio etico, di una stilistica dell’irrisorio, delle opzioni non necessariamente fondamentali, ma in ogni caso rilevanti. Si tratta di non fare del tema etico un tema festivo, invocabile unicamente nella tensione delle grandi “occasioni” etiche: in una vita umana, queste occasioni possono anche non presentarsi mai. E allora, il problema è quello di fare della piccola responsabilità quotidiana – la grande occasione.

[…]

(Frammento dal cap. IX del libro, trad. italiana a cura di Horia Corneliu Cicortaș.

Info: 349-7562472).

Annunci

La letteratura romena al Salone di Torino 2011 (III)

6 luglio 2011 Commenti disabilitati

La letteratura romena al Salone del Libro di Torino 2011 (III)

di Maria Luisa Lombardo e Anita Bernacchia, FIRI

In dialogo con gli scrittori Adina Rosetti, Adrian Chivu e Cecilia Ștefănescu

(terza e ultima parte dell’articolo su La letteratura romena al Salone del Libro di Torino; cfr. sito FIRI,  parte I e parte II)

***

Adina Rosetti

FIRI: Che aspetto ha una giornata (immaginaria o no) nel tuo diario del Salone del Libro di Torino?

Adina Rosetti: 

15 maggio, Torino. Come al solito mi sono svegliata troppo presto, e così ho dovuto aspettare che il tempo passasse per scendere a fare colazione. Nell’attesa, infine, ho aperto Il cimitero di Praga e sin dalle prime pagine mi è saltata agli occhi Torino. Non riesco a capire se questo sia stato un segno, sono troppo stanca dopo ieri notte: ho bevuto troppi bicchieri di vino (rosso!).

Arrivo alla fiera intorno alle undici. Come accade ogni volta che devo leggere in pubblico e parlare di Deadline, il mio romanzo, mi sento svenire dall’emozione. Ciliegina sulla torta, Răzvan, il mio traduttore, mi ha annunciato, con mia grande sorpresa, che, colpito da improvvisa ispirazione, ha tradotto un brano diverso da quello che avevamo scelto insieme a Bucarest. Di tutto il mio romanzo, in cui si parla di tutt’altro che di sesso, Răzvan ha tradotto l’unico brano erotico… E così la mia emozione è raddoppiata. Mi auguro che Cristian Teodorescu legga all’infinito la sua storia su un ragazzino e una motocicletta, perché non arrivi il mio turno. Il racconto finisce, addirittura con una sorta di lieto fine. Questo non mi è di grande aiuto. Non ho altra scelta, mi schiarisco la voce e inizio. Tento di ignorare quelle venti paia di occhi puntati su di me. Oltre agli spettatori occasionali che si trovano nello stand della Romania. Dopo circa mezza pagina, scopro che mi piace leggere e mi sento persino a mio agio, e così finisco per leggere addirittura più di quanto mi ero proposta inizialmente. Poi inizia Răzvan. Nella sua voce si percepiscono altre emozioni. Sorpresa! Mi sembra che il brano suoni per giunta meglio in italiano che in romeno! Le frasi sembrano avere un ritmo che non sentivo prima e scorrono melodiosamente. Alla fine, quando riceviamo i complimenti, siamo entrambi emozionati come al principio, ma ci rallegriamo che sia finita.

Ormai è passata l’ora di pranzo e di nuovo non riuscirò a trovare nulla da mangiare in nessun ristorante: sembra che qui, per qualche misterioso motivo, tutti i cuochi entrino in ibernazione dopo le 2.00 p. m…. Ho nostalgia di casa.

Adina Rosetti è autrice del romanzo Deadline (Curtea Veche, 2° ed. 2011), inedito in Italia; ne abbiamo avuto un assaggio al Salone del Libro, nella traduzione di Răzvan Purdel.

*

Adrian Chivu

 

FIRI: Come vede il futuro della letteratura?

Adrian Chivu: Non so, è difficile da immaginare. Oggi il tempo si è compresso, i bambini si nutrono di Playstation e di realtà virtuale e potrebbe darsi che la letteratura, o almeno una sua componente, si stia trasformando, per essere inglobata in qualche gioco ispirato al soggetto di un romanzo, un gioco in cui il lettore diviene il personaggio della storia. Un gioco in grado di trasportarti in una realtà virtuale sul genere di Matrix. Penso che molti romanzi potrebbero essere trasformati in questo senso, o perlomeno offrire un’alternativa al romanzo tradizionale. Il partecipante si prepara, legge le istruzioni, impara a conoscere il personaggio e gioca una demo prima di cominciare l’avventura vera e propria. Oppure abbandona il gioco e prende in mano il libro… Penso che solo quando scompariranno le foreste scompariranno anche i libri in formato classico.

Che sensazioni ha avuto durante la presentazione del suo romanzo?

La presentazione del mio libro Album da disegno mi ha messo addosso molto entusiasmo, mi ha davvero conquistato. Vero è che finora non ho avuto molte presentazioni, dunque non sono in grado di fare paragoni obiettivi… Ma Chiara Valerio ha parlato con tanta passione che, grazie a lei, sono riuscito a rilassarmi completamente.

Ho trovato il Salone del Libro piuttosto simile al nostro: tanti titoli, tanta gente… Con la differenza evidente che il potere d’acquisto degli italiani è di gran lunga maggiore (l’ingresso costava 10 Euro, mentre alle nostre fiere del libro neppure 1 Euro, anzi quest’anno è persino gratis). Mi è piaciuto soprattutto lo stand dell’ICR, dall’arredamento gradevole e dal personale cordiale e amichevole.
Le piace l’Italia?

Adoro l’Italia, è splendida! Mi piace tutto, l’aria, il cielo, il calore con cui ti avvolge, quella felicità con cui ti svegli la mattina e vai a letto la sera. E mi fanno impazzire i pomodori, ne ho mangiati tanti e ne mangerei ancora una caterva!

Adrian Chivu ha presentato al Salone il romanzo Album da disegno (Aìsara, 2011, trad. di Ileana Pop) – premio Insula Europaea 2009, Perugia.

*

Cecilia Ștefănescu

Credo che il sogno di qualsiasi autore, per quanto modesto e schivo egli sia, è di essere conosciuto attraverso i libri che scrive da quante più persone possibile, di culture simili alla sua, ma soprattutto di culture diverse.  Adesso, mentre sto rispondendo, mi domando quanto siano diverse, in effetti, le culture che hanno interagito nel momento in cui il mio libro, Relazioni morbose, è stato tradotto, ovvero quella romena e quella italiana. Si è sempre curiosi di vedere come un pubblico lettore con percezioni diverse, a volte mistificate da ciò che di una cultura appare a prima vista o in superficie, possa percepire le varie realtà, incluse quelle passate attraverso il filtro letterario, e come possa modificare o confermare il proprio parere. Nel mio libro ho fuso insieme ricordi della mia infanzia trascorsa a Bucarest nell’ultimo periodo della dittatura di Ceaușescu, il più nero e oppressivo, ma anche l’immagine che conservo della Bucarest degli anni ‘90, subito dopo la caduta del comunismo, quando la gente viveva una scissione, ognuno cercava di ricostruire la propria identità, quando eravamo pieni di speranza e, soprattutto, di illusioni, e sembrava che il futuro brillasse all’orizzonte. È un libro sulla giovinezza, sulle proiezioni di questa età, e anche su come era la Romania all’epoca. E penso che questo possa piacere al lettore di ogni cultura, anche se la ragazza di cui parlo, i suoi sogni e i suoi fantasmi sono legati a un mondo pieno di tormenti, quale era il mondo romeno. Anch’io sono curiosa di come, attraverso la mia letteratura, verranno percepiti dall’Italia di oggi quegli anni lontani e nebulosi.

Cecilia Ștefănescu ha presentato al Salone del Libro il romanzo Relazioni morbose (Nikita, 2011, trad. di Anita Bernacchia e Maria Luisa Lombardo).

La letteratura romena al Salone di Torino 2011 (I)

28 giugno 2011 4 commenti

La letteratura romena al Salone del Libro di Torino 2011 (I)
di Maria Luisa Lombardo e Anita Bernacchia, FIRI

Da tre anni a questa parte, l’impegno egregio, assiduo e congiunto dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia e del Centro Nazionale del Libro presso l’Istituto Culturale Romeno di Bucarest porta la letteratura romena e i suoi protagonisti al Salone del Libro di Torino. Quest’anno in particolare lo stand della Romania è stato davvero sorprendente. Uno dei più belli e interessanti della kermesse torinese. Una struttura quadrata, come un nido futurista pronto ad accogliere il pubblico, gli scrittori, i traduttori, un nido che richiamava l’attenzione di tutti, grazie alle gigantografie artistiche degli autori invitati, opera di Mircea Struțeanu, “fotografo di scrittori”. Una delle novità di quest’anno, infatti, è stata proprio l’idea di far conoscere più da vicino gli autori romeni presenti al Salone con i loro volti, che i visitatori e gli abitanti di Torino hanno potuto ammirare anche sulle fiancate degli autobus urbani che portavano al Lingotto. Una bella pubblicità per la Romania e per la sua letteratura, sbarcata a Torino con ben 16 autori di varie generazioni, eterogenei per stile e tematiche affrontate:  Gabriela Adameşteanu, Adriana Babeţi, Adrian Chivu, Vasile Ernu, Radu Pavel Gheo, Florina Ilis, Nora Iuga, Florin Lăzărescu, Dan Lungu, Răsvan Popescu, Adina Rosetti, Doina Ruşti, Cecilia Ştefănescu, Cristian Teodorescu, Lucian Dan Teodorovici, Varujan Vosganian. Come ogni anno, sono stati organizzati degli eventi per presentare i libri degli autori usciti in Italia nell’ultimo anno, o per presentare le loro opere in attesa di future pubblicazioni.

Per avere un’idea “visiva” di quel che è stata la kermesse torinese per la Romania e i suoi autori, si possono sbirciare (visto che siamo nell’era del boom delle reti sociali) le foto sul pre- e sul post-Salone nel profilo Facebook dell’Istituto Romeno di Venezia.
Dall’affluenza di pubblico e dalle stime sui libri venduti, i risultati delle fatiche congiunte dell’ICR,  delle case editrici e dei traduttori cominciato già a farsi vedere. Il volume memorialistico Compagne di viaggio. Racconti di donne ai tempi del comunismo (Sandro Teti editore, 2011, coord. Dan Lungu e Radu Pavel Gheo) è stata l’opera tradotta più venduta allo stand della Romania, mentre Nato in URSS di Vasile Ernu (Hacca, 2010) è entrato nella classifica generale dei libri più venduti al Salone del Libro, accanto alle più recenti uscite di Umberto Eco e Roberto Saviano.

La parola agli scrittori – Dan Lungu e Radu Pavel Gheo

FIRI: Di cosa tratta il libro che ha presentato insieme a Radu Pavel Gheo (Compagne di viaggio) e come pensa che sarà accolto in Italia?

Dan Lungu: E’ un libro che in Romania è stato accolto molto bene, ha generato un ampio dibattito sulla stampa ed è già entrato nelle bibliografie universitarie. I testi delle 17 autrici del libro sono molto più che mere testimonianze sulla condizione della donna nel totalitarismo, sono vera e propria letteratura. E’ un volume che può essere letto con buon profitto da angolazioni molto diverse, e spero che in Italia abbia almeno la metà del successo che ha avuto in Romania. Penso che la presentazione che abbiamo preparato alcuni anni fa riassuma molti degli aspetti contenuti nel volume: “prendete un paese pieno di cemento, ghisa e salopette, aggiungeteci negozi traboccanti di conserve di pesce, file per acquistare qualsiasi cosa, un capo rimbambito, e un paesaggio dove spiccano due o tre colori, piuttosto tetri. No, di scarpe color pastello neanche l’ombra, né di collant di seta, tacchi sofisticati, shampoo, rossetti di marca e, ci scuserete, sanitary pads. Figuriamoci di centri commerciali. Aaah, aggiungete poi le sarte di quartiere, quelle piccole fattucchiere della moda che spizzano con la coda dell’occhio la rivista Burda. Ebbene, in un paese del genere liberate degli animi sensibili e dite loro: Siate donne! Come se la caveranno? vi chiederete. Mmmh, difficile da dire, dovete leggere il libro”.

FIRI: Come scrittore romeno, come ti sei sentito al Salone Internazionale del Libro di Torino?

Radu Pavel Gheo: Anch’io me lo sono chiesto. È difficile da raccontare. Diciamo che mi sono sentito come un cavalluccio marino, un cavalluccio del Mar Nero gettato nel Mar Mediterraneo. All’inizio ero leggermente disorientato, non mi sentivo a mio agio, ero addirittura scoraggiato. Quello non era il mio mare, dove facevo le mie capriole e dove avevo il mio pubblico ad assistervi. Tutt’intorno c’erano cavallucci uguali a me, migliaia, decine di migliaia, con il loro pubblico, che li riconosceva e li apprezzava. Ma loro erano a casa, fra la loro gente. E’ pressappoco questa l’atmosfera che si percepisce al Salone del Libro di Torino. Lo spazio è immenso, le case editrici innumerevoli, e gli scrittori ballonzolano artisticamente a dozzine su ogni metro quadrato. Che importanza possono avere poche creature di un altro paese, una goccia d’acqua nel Mare della Letteratura?

Ma poi ho notato le file all’entrata dei capannoni del Salone, centinaia di persone che aspettavano sotto il sole di poter entrare. E questo mi ha infuso coraggio: è vero, ci sono così tanti libri, così tanti scrittori, ma i lettori sono molti di più. Quando scrivi, hai in mente un gruppo imprecisato di lettori potenziali. Ma qui vedevo i lettori reali, in carne ed ossa, che venivano a incontrare la letteratura. Ecco, è per questo che non credo alla morte del libro!

Io sono venuto a Torino per la presentazione del volume collettivo Compagne di viaggio, pubblicato da Sandro Teti Editore (tradotto da Anita Bernacchia, Maria Luisa Lombardo e Mauro Barindi). Visto che non ero uno degli autori, bensì solo uno dei coordinatori del volume, personalmente non avevo grandi aspettative al riguardo. Ma è un libro a cui tengo molto. E quando ho visto che la presentazione era programmata proprio il primo giorno, alle 11 del mattino, non mi sono creato molte speranze. Ma – di nuovo, ma! – la mattina seguente le sedie erano tutte occupate, intorno allo spazio dedicato alla presentazione si fermavano persone di tutte le età, evidentemente interessate. Ho notato un gruppo di liceali, che non erano nemmeno nati nell’epoca di cui narra il libro, ma che ci ascoltavano molto interessati, o curiosi. Alla fine, una ragazza del gruppo ha anche partecipato con una domanda. Dopo, allo stand della Romania, ho visto persone che sfogliavano attentamente Compagne di viaggio e poi lo compravano.

Probabilmente è stato allora che mi sono tranquillizzato completamente: anche noi appartenevamo, come tutte le persone presenti al Salone, al Mare della Letteratura. Un mare senza fine e (adesso) senza confini. Poi, in quanto romeno, non ci vuole molto per sentirti a tuo agio a Torino. Dopo l’italiano, la seconda lingua parlata intorno a me era il romeno. In primo luogo al Salone del Libro. Eravamo sedici scrittori della Romania, con libri tradotti o proposti per la traduzione. La nostra presenza, le traduzioni, i lanci e gli incontri con i traduttori, gli  editori e i lettori sono stati sostenuti finanziariamente, logisticamente e soprattutto umanamente dall’ICR Bucarest attraverso il Centro Nazionale del Libro e l’Istituto Romeno di Venezia. E quanto piacere, quanta gioia ha destato in me la moltitudine di traduttori italiani dal romeno che ho incontrato! Li ascoltavo come incantato e a volte domandavo loro qualcosa unicamente per ascoltarli. Solo quella intonazione cantata della frase, tipica della lingua italiana, smascherava a volte il fatto che non erano romeni; altrimenti, parlavano tutti un romeno scorrevole, di prima mano, molto più corretto, più ricco e più espressivo di quello che si sente spesso parlare dai nativi nei mass-media della Romania. Rammento che uno dei traduttori di Compagne di viaggio, Mauro Barindi, ha ingannato – involontariamente – una cameriera di un bar all’aperto di Torino, dove ci eravamo fermati per bere un caffè. Io gli stavo dicendo che tipo di caffè ordinare alla ragazza, quando questa ha drizzato le orecchie e si è girata verso di noi da dietro il bancone: «Ma perché non avete detto che siete romeni? Ditemi, cosa vi servo?» La ragazza era di Bacău e lavorava in Italia da alcuni anni. Ma di noi due, suoi clienti, solo io ero suo compatriota.

Mi è piaciuta anche la città. Mi avevano avvertito già da prima che non dovevo aspettarmi quell’eclatante profusione di capolavori architettonici e artistici automaticamente associata all’Italia. Ed è vero: a Torino non vieni sopraffatto dai fregi dell’arte rinascimentale, ammucchiati sopra o a fianco di ettari di rovine romane e cattedrali medievali. Ma è una città armoniosa, equilibrata, con begli edifici, strade ampie, dove ho avuto la sensazione di non potermi mai perdere.

Ma la cosa più importante è che, dopo essere stato cinque giorni al Salone del Libro, non mi sono più sentito né romeno, né dell’est Europa, né un cavalluccio di mare smarritosi (un’immagine commovente, ma alquanto melodrammatica, no?), bensì semplicemente uno scrittore nel suo mondo. Qualsiasi parte del mondo.

Nelle librerie italiane

Dan Lungu e Radu Pavel Gheo sono i coordinatori del volume collettivo Compagne di viaggio. Racconti di donne ai tempi del comunismo (Sandro Teti editore, 2011, trad. di Mauro Barindi, Anita Bernacchia e Maria Luisa Lombardo), presentato al Salone del Libro 2011.
Dan Lungu è già noto in Italia per Il paradiso delle galline. Falso romanzo di voci e misteri (Manni, 2010, trad. di Anita Bernacchia) e Sono una vecchia comunista! (Zonza, 2009, trad. di Ileana Pop).

Scrittori romeni al Salone del Libro 2011

10 maggio 2011 Commenti disabilitati

Per il terzo anno consecutivo, l’Istituto Romeno di Venezia e il Centro Nazionale del Libro dell’ICR Bucarest organizzano lo stand nazionale della Romania al Salone, nonché una serie di manifestazioni sul tema La letteratura romena, oggi.

Per l’occasione, saranno presenti a Torino 16 tra i più importanti scrittori romeni contemporanei, della cui opera sono stati pubblicati di recente titoli importanti in Italia: Gabriela Adameşteanu, Adriana Babeţi, Adrian Chivu, Vasile Ernu, Radu Pavel Gheo, Florina Ilis, Nora Iuga, Florin Lăzărescu, Dan Lungu, Răsvan Popescu, Adina Rosetti, Doina Ruşti, Cecilia Ştefănescu, Cristian Teodorescu, Lucian Dan Teodorovici, Varujan Vosganian.
Lo stand della Romania (72 mq) è stato costruito secondo un concetto innovativo e attrattivo, sia per attirare il pubblico largo, sia per illustrare la produzione delle case editrici romene rappresentative per il tema scelto. Fotografie dei 16 scrittori romeni invitati, realizzate da Mircea Struţeanu, saranno riprodotte tanto sulla struttura esterna dello Stand, quanto nell’ambito di una campagna visiva di promozione dell’evento sugli autobus della città.
Grazie alla collaborazione con la libreria Cărtureşti, il pubblico che desidera farlo potrà acquistare i libri esibiti presso lo Stand.
Il partner delle due istituzioni organizzatrici è, per la prima volta, la cattedra di italiano della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Bucarest.

L’apertura ufficiale dello Stand della Romania si svolgerà giovedì, 12 maggio 2011, dalle ore 13.00, nel Padiglione 3 (P26 – R25). Prenderanno la parola Ovidiu Dajbog-Miron (ICR Bucarest), Dana Bleoca (Centro Nazionale del Libro – Bucarest), Gian Luca Kannes, Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, i professori Marco Cugno dell’Università di Torino, Bruno Mazzoni dell’Università di Pisa e Smaranda Bratu Elian dell’Università di Bucarest.
Durante quattro giorni (12-15 maggio), sia presso lo Stand della Romania, sia presso altri spazi del Salone saranno presentate le traduzioni di letteratura romena in lingua italiana, pubblicate nel corso dell’ultimo anno, nonché i recenti risultati dell’italianistica romena e della romenistica italiana.
L’edizione di quest’anno segnerà la più consistente presenza romena al Salone di Torino, sia grazie alla ricca raccolta di traduzioni di letteratura romena, che al grande numero di invitati: oltre 50 tra scrittori, traduttori, critici letterari e giornalisti, italianisti e romenisti di spicco, rappresentanti di alcune case editrici.
Media partners: Radio Torino International, Centro 95 e il giornale Ora României di Torino.

“La luce delle pietre”, viaggio tra poesia e fotografia

17 aprile 2010 Commenti disabilitati

“La luce delle pietre” – un viaggio tra poesia e fotografia di Dinu Flamând e Savina Tarsitano

UPDATE 18 aprile 2010 – riprogrammazione evento a causa del blocco dei voli in Europa. L’evento si svolgerà lunedì 26 (anzi che 19) aprile, alle ore 19,00

Accademia di Romania, P.zza Josè de San Martin 1, Roma

foto di ©Savina Tarsitano

La luce delle Pietre” è un progetto del poeta romeno Dinu Flămând e dell’artista italiana Savina Tarsitano, un viaggio poetico e fotografico attraverso le culture europee.

L’evento desidera presentare al pubblico le due recenti antologie poetiche di Dinu Flămând: Umbre şi Faleze (”Ombre e falesie”) pubblicato presso la casa editrice Brumar di Timişoara (2010) e illustrata con le ombre di Savina Tarsitano, e La luce delle pietre, pubblicato presso la casa editrice Palomar di Bari (2009), con traduzioni di Giovanni Magliocco e fotografie di Savina Tarsitano.

L’evento sarà inaugurato alla presenza dei due artisti, dell’Ambasciatore Karl-Erik Norrman, Segretario generale del Parlamento Culturale Europeo, prof. Pasquale Pesce, Direttore dello Sviluppo e Pianificazione – Europa della Fndazione Bogliasco, prof. Giovanni Magliocco dell’Univeristà di Bari e Carlo Gallerati, gallerista.

Dinu Flamând è poeta, saggista e giornalista romeno. Ottimo traduttore di letteratura francese, spagnola, italiana e portoghese in romeno, vive in Francia ed è redattore presso la Radio France Internationale di Parigi.

Savina Tarsitano: artista italiana, pittrice e fotografa. Vive tra l’Italia e la Germania. Attualmente è artista in residence presso il Castello di Coswig in Germania. Le ombre, le isole e i castelli sono i suoi temi artistici prediletti.

La mostra di fotografie è visitabile fino al 6 maggio. Orario: Lu- Ve, ore 10 – 16, previa prenotazione telefonica al tel. 06-3201594 o all’e-mail: accadromania@tin.it

Evento realizzato in collaborazione con la Galleria Gallerati (Roma), col patrocinato della Fondazione Bogliasco.


“Cari amici dell’Accademia di Romania, l’evento Le luci delle pietre è rinviato per cause di forza maggiore che impediscono ai nostri invitati di raggiungere Roma da Amsterdam e Parigi per il 19 aprile. Vi comunicheremo la nuova data appena i cieli europei “si riapriranno”-  come ha detto il poeta Dinu Flamand.

Ci scusiamo per il disagio e intanto teniamo aperto l’invito.

Buona domenica a tutti,
Gabriella Molcsan – Acc. di Romania”

Omaggio musicale a Horaţiu Rădulescu

25 gennaio 2010 Commenti disabilitati

Horatiu Radulescu Itinéraire. Omaggio a Horaţiu Rădulescu e ai compositori ‘spettrali’

Domenica, 31 gennaio 2010, ore 18,00
Roma, Accademia di Romania, Sala Conferenze

Maurizio Barbetti (viola)
Francesco Cuoghi (chitarra & live electronics)

Programma

Horaţiu Rădulescu (7 gennaio 1942, Bucarest – 25 settembre 2008, Parigi)
Subsconscious wave op. 58 (1985)
per solo guitar & taped digital sound

Tristan Murail
C’est un jardin secret, ma soeur, ma fiancee, une source scellee, une fontaine close (1976) – per viola sola

Claude Vivier
Et je reverrai cette ville étrange (1981) – versione per viola, chitarra e elettronica

Costin Miereanu
Quatrième voyage d’hiver – per chitarra elettrica e nastro (1985/86)

Horaţiu Rădulescu
Frenetico il Longing di Amare op. 56 (1984-87) 20’
for viola, guitar and sound icon on tape (nastro realizzato da Horaţiu Rădulescu)

Viola: Gasparo da Salò 1600 by Michael Blaurock
Chitarra: Alan Wilcox, Sanchez con rmc poly drive IV, Fender stratocaster
iMac, M Audio, Axon AX 100
Max/MSP/Jitter & Native Instruments
Mackie – quadrifonica

Articoli correlati: Omaggio all’arte irregolare di Horatiu Radulescu (23 aprile 2009)