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UE-28: benvenuta Croazia!, ma… dove?

2 luglio 2013

UE-28: benvenuta Croazia!, ma…dove?

di Horia Corneliu Cicortas, FIRI

La Croazia ha ritrovato la strada, smarrita in seguito alla guerre che hanno insanguinato l’ex Yugoslavia negli anni Novanta, e da ieri è il 28-esimo Stato Membro dell’Unione Europea.

A differenza della Slovenia (ormai da 9 anni nell’UE), che è stata coinvolta solo superficialmente nello scontro con le truppe di Belgrado all’indomani della duplice secessione, la Croazia di Tudjman ha dovuto combattere per anni contro la Serbia di Milosevic, che non le voleva cedere regioni di confine abitate da molti serbi (la Slavonia e la Krajna). Non solo: è stata poi trascinata, seppure non direttamente, nella spaventosa guerra di Bosnia-Erzegovina tra bosniaci musulmani, croati cattolici e serbi ortodossi. Il sogno della “grande Serbia”, che aveva alimentato le guerre intestine nelle varie repubbliche e regioni che formavano una volta la Yugoslavia di Tito, si è risolto alla fine in una piccola Serbia, che ha perso tutto, compreso il Montenegro e soprattutto il Kossovo.

STEPHFF_croatia_UEDopo la prima grande ondata di allargamento verso l’Europa centro-orientale dell’UE, nel 2004, seguita dall’adesione della Bulgaria e della Romania nel 2007, il processo di integrazione europea si è apparentemente raffreddato. E questo, non solo per le condizioni particolari richieste alla Croazia e agli altri Paesi coinvolti nelle guerre balcaniche, ma anche per un certo clima di stanchezza, litigiosità interna, mancanza di visione comune e di leadership europea, cui si è venuta aggiungendosi la crisi economico-finanziaria internazionale; una crisi che ha scosso soprattutto l’edificio della moneta euro, ma che ha avuto effetti negativi anche su quei Paesi i quali, pur non facendo parte dell’Eurozona, sono fortemente condizionati dalle dinamiche delle economie facenti capo alla BCE di Francoforte. Pertanto, non dobbiamo meravigliarci se a Zagabria oggi, come ieri a Varsavia o a Bucarest, la gioia dell’adesione (o del ritorno nella famiglia europea) è accompagnata da dubbi e timori.

Come se i vecchi euro-scetticismi non bastassero, l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea è stato accompagnato nei giorni scorsi da due eventi, apparentemente senza connessione tra di loro, destinati a gettare nuove ombre sulla coesione europea: il fallimento del progetto del gasdotto Nabucco e il caso Snowden. Il gasdotto Nabucco (Nabucco Pipeline) avrebbe dovuto trasportare gas dal Mar Caspio a Vienna, attraverso il territorio turco, la Bulgaria, la Romania e l’Ungheria. A quanto pare, l’Azerbaigian ha preferito un progetto alternativo di trasporto verso l’Adriatico, promosso da un consorzio internazionale alternativo e, a differenza di Nabucco, non sostenuto ufficialmente dall’Unione Europea. La posta in gioco delle reti di trasporto energetico è costituita dall’importanza, per l’Europa, di diversificare le sue fonti di approvvigionamento per non dipendere troppo da chi, come la Russia di Putin, ha le mani sui rubinetti e usa l’energia come arma di ricatto per i propri interessi, chiamiamoli geo-strategici (specialmente a scapito dei Paesi dell’Europa centro-orientale). Con la sconfitta di Nabucco, Gazprom ha motivi per esultare. Ma quando la Russia (di oggi) esulta, l’Europa non ha tanti motivi per essere felice.

Infine, il caso dell’Europa spiata dalla NSA, rivelato da Der Spiegel, che rende la vicenda Snowden ancora più complessa di quanto sembrasse inizialmente. I leader europei hanno espresso il loro stupore per la notizia e hanno chiesto spiegazioni agli Stati Uniti, partner tradizionale dell’Europa considerata nel suo insieme. Un brivido in più per i Paesi del fianco orientale dell’Unione, che hanno puntato tutto sull’alleanza con chi, in fondo, è tutt’ora il protettore militare del vecchio continente. Anche in questo caso, la posizione della Russia esce avvantaggiata. L’alleanza nord-atlantica, basata sulla fiducia reciproca tra i membri che la compongono, rischia di essere messa duramente alla prova, tra imbarazzi americani e delusioni europee. La questione è tutta da chiarire e reimpostare, non solo sul versante dei rapporti con gli USA, ma soprattutto all’interno dell’UE, se si vuole ritrovare quella coesione ancora latitante. Benvenuta, Croazia!

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