Home > culture, Europa, immigrazione, inteculturalità, letteratura, libri > “La mia scuola è il mondo”

“La mia scuola è il mondo”

2 aprile 2013

La mia scuola è il mondo

conversazione con Anna Mahjar-Barducci

autrice di La mia scuola è il mondo, Edizioni Melagrana, 2013, illustrazioni di Hili Carmon,  prefazione di Graziano Delrio (sindaco di Reggio Emilia).

copertina

FIRI: Ci dica qualcosa sul suo periplo attraverso tanti continenti

Anna Mahjar-Barducci: Mio padre è italiano e mia madre è marocchina. Sono nata in Italia, ma mio padre, ora in pensione, lavorava principalmente in Africa per progetti di cooperazione. Sono quindi cresciuta tra il Senegal, lo Zimbabwe e la Guinea Conakry. Ho anche vissuto in Tunisia e in Pakistan, paese a cui ho dedicato il mio secondo romanzo. Mio marito, invece, è romeno nato a Bucarest, ma cresciuto in Israele. Sua madre era nata in Transilvania, mentre suo padre era della Bucovina.

Il ritorno in Italia, dopo il periodo in Israele, è stata una tappa provvisoria della vostra migrazione, o qualcosa di più stabile?

In realtà, in questo momento un altro paese che ci ospita nel nostro incessante girovagare: gli Stati Uniti. E, coincidenza della vita, il nostro vicino di casa è romeno. È un ingegnere affermato ed è stato rifugiato politico in Francia, al tempo di Ceauşescu. Non so quando e se torneremo in Italia. Dopo tutto, Mahjar, il mio cognome materno, significa “diaspora”, sembra essere quindi destino vivere lontana dal luogo dove sono nata… nomen omen, dicevano appunto i latini.

Può raccontarci qualcosa del suo rapporto – non solo culinario! – col Pakistan?

Pakistan Express, nonostante includa ricette, non è solo un libro di cucina. Ogni capitolo racconta le storie di persone che ho conosciuto negli anni trascorsi in Pakistan, ricostruendo così – attraverso le loro vite – la storia dello stesso paese.

Quando ho iniziato a scrivere il libro l’idea era quella di fare conoscere l’“altro” Pakistan. Nei media, il Pakistan è sempre legato a notizie sul terrorismo e Al-Qaeda, ma il Paese è anche altro. Per questo, ho deciso di scrivere dei luoghi d’incontro dei giovani, le loro feste proibite, gli individui nella loro intimità, i movimenti che combattono l’estremismo, le donne coraggiose che lottano per i loro diritti, la resistenza della parte più conservatrice della società e del clero. Come in ogni viaggio, i ricordi sono accompagnati da sapori e profumi, impossibili da ricreare con le parole, ma che rivivono attraverso la cucina, espressione della cultura di un popolo. Ecco perché i capitoli sono intervallati dalla descrizione di piatti legati alle storie narrate, di cui ho trascritto le ricette tradizionali: il mosaico è più completo e più autentico.pakistan-express

Mi piacerebbe scrivere un giorno, chissà, Romania Express, raccontando la Romania di cui i media non parlano mai, per descrivere i sui paesaggi, la letteratura e le sue tradizioni, che fanno di questo Paese un luogo meraviglioso.

A quale dei suoi libri si sente più legata?

Tutti e tre libri raccontano di un periodo della mia vita. Il primo racconta la storia della mia famiglia da parte materna, le loro vicissitudini e la loro emigrazione in Europa, legata alla speranza di trovare una vita migliore. Il libro affronta anche le problematiche identitarie.

Il secondo racconta gli anni trascorsi in Pakistan, che hanno segnato un periodo importante della mia vita. È stato, infatti, in Pakistan che ho concluso i miei studi liceali. Il libro, tra l’altro, è stato finalista del Premio Bancarella della cucina 2012, ed è stato tradotto in polacco.

L’ultimo è sicuramente un libro a cui tengo molto, dato che l’ho scritto e illustrato assieme a mia figlia Hili, che appare come co-autrice del libro. La mia scuola è il mondo è un libro per l’infanzia che ha come protagonista mia figlia e che racconta la storia di una bambina italo-romena di 4 anni, orgogliosa delle proprie origini. È stato proprio grazie a questo libro che sono entrata in contatto con Ingrid Coman, scrittrice romena, che mi ha dato l’opportunità di partecipare al progetto Rediviva, la prima casa editrice romena in Italia. La Coman mi ha affidato l’incarico di occuparmi per la casa editrice Rediviva dell’ufficio stampa e della collana per l’infanzia. Spero che i media italiani possano iniziare a guardare con attenzione e interesse alla produzione letteraria romena e in particolare a quella pubblicata da Rediviva.

Oltre che in italiano, lei scrive – e pubblica – anche in altre lingue; ha una sua identità linguistica “principale”, o si tratta di una componente variabile?

Preferisco scrivere in italiano, dato che è la lingua con la quale penso e sogno. L’italiano è la mia madrelingua. Sicuramente, oggigiorno, è importante poter comunicare e scrivere in più lingue, se si vogliono avere più opportunità nel mondo lavorativo e, in questo caso, in quello dell’editoria.

Per tornare al suo ultimo libro, ci sono stati effetti dell’esperienza della maternità sulla sua scrittura?

Nel mio caso, l’idea di scrivere un libro per l’infanzia nasce dall’essere madre. Il libro propone attraverso un racconto semplice e delicato di una bimba italo-romena di 4 anni, Hili, ovvero mia figlia, la necessità di mettere in movimento le proprie tante radici e non di reciderle per circoscriverle a un solo “territorio”. La scuola, in questo senso, appare come il miglior laboratorio di conoscenza tra culture diverse. La mia scuola è il mondo, evidenzia la necessità di un insegnamento aperto all’orizzonte di tutti. Il libro si conclude con Hili che prende coscienza della sua doppia identità culturale italiana e romena e dichiara di essere fiera delle sue origini.

Con la piccola Hili in che lingue parlano i suoi genitori?

Nostra figlia sta crescendo principalmente trilingue. Parla italiano, inglese ed ebraico. Negli Stati Uniti, incontro molti bambini nati da genitori, provenienti da due paesi diversi, che parlano perfettamente tre lingue, senza alcuna confusione. Io le parlo in italiano e anche in inglese, mentre mio marito le parla in ebraico e in inglese. In romeno sa contare fino a dieci, sa salutare e sta imparando delle canzoni per bambini. Sa anche contare in arabo. Non le vogliamo però mettere alcuna pressione. Spero però che crescendo possa essere fluente in queste cinque lingue. I nonni materni, ovvero i miei genitori, le parlano in italiano e mia madre le sta insegnando qualche parola di arabo. È molto importante per noi farla crescere in un ambiente multilingue e vogliamo che cresca come una persona cosmopolita. Non le sarà difficile, dato che ha una famiglia con background diversi, ha un nonno materno cristiano, una nonna materna musulmana, e la parte paterna di religione ebraica.

E i nonni paterni?

Purtroppo, non li ha più. Sua nonna paterna, Regina, era nata a Gheorgheni, in Transilvania, parlava romeno, ma la sua madrelingua era l’ungherese. I suoi genitori, infatti, nati sotto l’impero austro-ungarico, erano stati cittadini ungheresi e a casa parlavano ungherese. Il nonno paterno, invece, era nato a Cernăuți, in Bucovina del Nord, oggi in Ucraina. È interessante, come attraverso la storia familiare, si possa ricostruire la geopolitica di un’intera regione. Il nonno paterno, Beno, veniva da una famiglia che ha vissuto per generazioni a Cernăuți, nota anche come la Gerusalemme sul Prut. Pertanto, sotto l’impero austro-ungarico i suoi familiari erano cittadini austriaci, dopo la prima guerra mondiale sono diventati cittadini romeni, dopo la secondo guerra mondiale l’area è poi passata all’Unione Sovietica e – dopo la caduta del muro di Berlino – Cernăuți è diventata una città dell’Ucraina. Nonostante questi passaggi di nazionalità, il nonno Beno era di madrelingua romena.

Ci andate ogni tanto in Romania?

Sì, siamo andati in Romania e pensiamo di ritornare presto con nostra figlia. Ci piacerebbe farle visitare Gheorgheni, dove è nata la nonna paterna.

Anna Mahjar-BarducciL’autrice. Anna Mahjar-Barducci, scrittrice e giornalista, ha pubblicato finora i libri Italo Marocchina. Storie di immigrati marocchini in Europa (Diabasis, 2009), Pakistan Express. Vivere (e cucinare) all’ombra dei talebani (Lindau, 2011) e La mia scuola è il mondo, Edizioni Melagrana. È presidente dell’Associazione Arabi Democratici Liberali, con sede a Roma.

Intervista a cura di Horia Corneliu Cicortas. Foto: Isabella De Maddalena.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: