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Una marcia in più

13 marzo 2013

Bucarest. Una marcia in più

di Valentina Elia, FIRI/zoom

Ad uno straniero Bucarest può incutere paura.

Bucarest panorama

veduta panoramica del centro di Bucarest

Ricordo ancora il giorno in cui, dopo ore interminabili di treno dalla ridente e piccolina Iași, mi ritrovai a respirare l’aria metropolitana di Bucarest.

Come succede con quasi tutte le grandi capitali, ci si sente quasi sopraffatti dall’ampiezza degli spazi, dalle strade larghe e trafficate, dagli edifici imponenti. Ma Bucarest ha qualcosa in più.

È strano, ma le parole sembrano quasi incapaci di descrivere la sensazione che provavo.

Mi sembrava di essere intrappolata, in uno spazio senza tempo, tra passato e futuro.

Appena uscita dalla stazione ad accoglierti vi è una città completamente moderna, con i suoi grattacieli enormi che parlano di una nazione completamente immersa nello sviluppo e che cerca di rinascere dalle ceneri di un passato pesante, difficile e che ancora fa male. Un passato, quello comunista, che ironicamente però si continua a respirare camminando per le strade di Bucarest.

Le strade, i palazzi, lo stesso attuale Palazzo del Parlamento [sullo sfondo nella foto a destra] costruito dal dittatore comunista Nicolae Ceaușescu, fanno precipitare il turista in un passato doloroso per chi lo ha vissuto, ma quasi incomprensibile per i più.

Bucarest si presenta quindi come un immenso libro di storia, pronto per essere sfogliato e consultato da chiunque voglia lasciarsi trasportare dalla sua magia, forse a tratti un po’ amara, ma reale, tangibile.

Ed è proprio questa la più grande caratteristica della Romania, e qui in particolare di Bucarest, che più volte ho citato in questa rubrica: l’avere una doppia faccia, da una parte la voglia di andare avanti e, dall’altra un passato che come sabbie mobili trattiene senza lasciar via d’ uscita.

Due forze contrastanti, ma una marcia in più.

calea victoriei

Calea Victoriei affollata, in una foto di epoca

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