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Il dissolversi dei confini nazionali

23 febbraio 2013

Europa. Il dissolversi dei confini nazionali

di Valentina Elia, FIRI/Oblò

Il dissolversi dei confini nazionali, intesi come simboli d’identità nazionali, e il conseguente ridimensionamento del concetto di nazionalità e appartenenza, porta ad una riflessione sul concetto di cittadinanza anche a livello comunitario. A partire dal 1992, attraverso una serie di dibattiti si è cercato infatti di definire le linee principali per una vera e propria cittadinanza europea.

La globalizzazione comporta un processo di de-localizzazione, in cui oltrepassano i confini non solo il denaro, le idee, le merci e le tecnologie, ma anche le persone, le identità e le culture, per ri-localizzarsi poi all’interno di un ambiente globale. In molte sue opere, Habermas suggerisce di affrontare le sfide della globalizzazione – compresa la crisi dello Stato-nazione e la ridefinizione del concetto di cittadinanza – creando uno spazio sovranazionale alla cui base vi siano le relazioni inter-soggettive  uno spazio pensato come esperienza della diversità, perché solo accettando la diversità è possibile salvaguardare la propria identità. Il territorio nazionale sta perdendo la sua capacità di “tenere in pugno” le identità al suo interno, e in un mondo in cui i confini non delimitano più, in cui i capitali “vagano” senza ostacoli e le informazioni diventano sempre più fluide e rapide, anche le identità escono al di fuori dei container in cui erano racchiuse per dialogare tra loro.

Boundaries of EuropeSiamo protagonisti di un “nuovo disordine mondiale”, in cui manca un centro, un punto di riferimento, un controllo.

Ma se da un lato la globalizzazione minaccia lo Stato e la sua autorità, dall’altro crea nuovi rapporti di potere, nuovi legami, favorendo la nascita di comunità ed organizzazioni transnazionali come l’Unione Europea.

L’Unione Europea cerca di approcciarsi alla realtà odierna parlando di cittadinanza cosmopolita;  un concetto noto già dal Settecento e tanto caro a Kant da divenire oggetto di discussione nel suo testo Per la pace perpetua, e che vuol dire voler educare alla tolleranza, alla diversità, alla reciprocità delle esperienze, e alle appartenenze multiple.

Essa pertanto, auspica – ma il semplice auspicare qui non si traduce obbligatoriamente in un essere in grado di farlo – a svincolare il concetto di cittadinanza dal concetto di territorialità. Questo vuol dire che un africano potrebbe chiedere e ottenere la cittadinanza europea, piuttosto che quella italiana, e godere dei diritti e doveri ad essa legata.

Ma in realtà, esaminando la situazione attuale dell’Europa, ci si rende conto che essa è ancora lontana dal raggiungimento di questa utopia, essendo il concetto di cittadinanza europea ancora un concetto teorico, più che operante, ed essendo ancora legato fortemente al principio di territorialità, per cui solo chi appartiene ad uno stato membro può godere di determinati diritti e doveri.

L’Europa non dovrebbe però interrompere questo processo, anzi, dovrebbe cercare di favorirlo, tenendo a mente le parole di Kafka nel racconto I difensori: «Se dunque non trovi nulla in questi corridoi, apri le porte; e se non trovi nulla dietro queste porte, esistono altri piani; se non trovi nulla lassù, non importa; sali per nuove scale! Fino a quando non smetterai di salire non cesseranno i gradini, anzi, si moltiplicheranno all’infinito sotto i tuoi piedi che salgono».

Non può certamente essere considerato un programma da seguire, ma forse l’augurio di percorrere al più presto quei corridoi.

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