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Una macchia indelebile

5 febbraio 2013

Una macchia indelebile

di Valentina Elia (FIRI/zoom)

“C’è la neve nei miei ricordi. C’è sempre la neve, e mi diventa bianco il cervello se non la smetto di ricordare.” (monologo di Carlo Verdone in un celebre film).

Con queste parole si aprono i miei ricordi.

Ero giunta in Romania a settembre. I parchi erano ancora in fiore e  un timido sole illuminava il mio volto, dandomi quasi l’illusione di essere ancora a casa. Tuttavia, volendo associare un immagine ai miei ricordi, mi viene in mente la neve. Solo tanta soffice neve. Sono nata e vissuta nel sud Italia, dove il sole e il mare sono elementi vitali come l’acqua o l’aria. La neve la vedevo solo nei film, o in vecchie fotografie ormai ingiallite, che mi ritraevano piccolina tra le braccia di mio padre.

Ho dovuto attendere 20 anni, e la Romania, per conoscere la gioia di svegliarsi al mattino e sbirciare fuori dalla finestra fiocchi di neve che si posano dolcemente sul terreno; e, per assaporare il freddo gelido che solo la neve porta con sé e che sembra quasi tagliarti il viso. La neve poi, con il suo biancore, sembra quasi avere la capacità di ripulire il mondo dalla sua sporcizia, e dai suoi errori. Ma non è cosi. Non esiste una bacchetta magica e i problemi non svaniscono.

caini maidaneziCamminando per le strade di Iași, sin dai primi giorni, entrai in contatto con una dei problemi che affligge la Romania moderna: cani randagi, spesso affamati e indubbiamente infreddoliti, apparentemente esili, ma, allo stesso tempo, capaci di incutere timore nei viandanti.

La problematica dei cani randagi, e la conseguente campagna contro la “legge anti-randagi”, che prevedeva l’uccisione di massa – e per questo giudicata incostituzionale dalla stessa Corte Costituzionale del Paese – è stata ora nuovamente oggetto di discussione.

A riaprire una vecchia ferita, Semida Durigă ( Nextadvertising), autrice di un spot pubblicitario contro il comportamento indisciplinato dei pedoni, di cui i nostri amici a quattro zampe sono i protagonisti principali.

Se da un lato, tale spot pubblicitario [v. sotto] sottolinea la capacità degli animali di fiutare il pericolo e di comportarsi di conseguenza, divenendo in questo modo quasi un esempio per gli umani, dall’altro lato, invece, esso riporta alla luce dati allarmanti.

Secondo alcuni dati statistici, a Bucarest vivono 40.000 cani randagi, conseguenza dell’abbattimento, negli anni Settanta e  Ottanta, di molte case con cortile, fortemente volute dal dittatore Ceaușescu, al fine di creare nuovi quartieri e palazzi a schiera. Ecco, quindi, che una grande piaga sociale attuale, come quella dei randagi, scaturisce dal desiderio stesso della Romania di cancellare uno dei suoi momenti storici più dolorosi, i cinquant’anni di comunismo.

Un dolore che produce altro dolore.

Una macchia, come quella del comunismo, che non riesce ad andar via.

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