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Zoom. Alla scoperta della Romania

1 febbraio 2013

[zoom]

Alla scoperta della Romania

di Valentina Elia

Globalizzazione e pregiudizi

Gadamer sosteneva che la vera grande ricchezza del continente europeo fosse semplicemente la sua capacità di essere un mosaico di diversità. Lo slogan stesso dell’Unione Europea, “Uniti nella diversità”, sembra risaltare e convalidare queste parole, suggerendo l’idea di un insieme di Stati aperti all’alterità. Ma è davvero proprio cosi? La diversità non viene più percepita come un pericolo o come una minaccia per la nostra identità? Difficile dirlo.

Potremmo cercare di analizzare la questione alla luce di complesse teorie sociologiche o filosofiche circa il rapporto Io-Altro che tanto ha interessato intellettuali appartenenti ai più disparati periodi storici.

Ma, in realtà, attraverso questa rubrica, non a caso chiamata Zoom, cercheremo di comprendere tale rapporto, le difficoltà, i limiti e i pregiudizi che inevitabilmente si porta dietro, da una prospettiva particolare. La mia esperienza personale.

Parlerò di una studentessa italiana di Lingue e letterature straniere, che un bel giorno decide di armarsi di bagagli e tanta curiosità e di trasferirsi per sei mesi in Romania.

Bucarest

Cercherò di portare alla luce una realtà delle cose che a volte fa a pugni con i pregiudizi della gente, un concetto di diversità ancora lontano dall’essere considerato un valore positivo e barriere fisiche, oramai invisibili in un mondo globale come il nostro, sostituite da barriere psicologiche, altrettanto invisibili, ma molto più grandi, che ci separano dagli altri.

Riduzione di distanze fisiche da un lato, quindi, ma fortificazioni di pregiudizi e identità dall’altro.

La globalizzazione, con le sue innumerevoli trasformazioni in ambito sociale, politico, economico e culturale, lancia delle sfide, costringendoci a ripensare, e, in alcuni casi a ridefinire, la nostra visione del mondo. E all’interno di tale scenario internazionale, l’Europa che ruolo svolge, considerando anche la crisi dello Stato-nazione?

Analizzando le due questioni, saremo inevitabilmente posti dinanzi a interrogativi a cui a volte non verranno date delle risposte, ma che costituiranno comunque spunti di riflessione.

Iniziamo quindi questo nostro viaggio insieme.

Noi e la studentessa con la valigia in mano per le strade di Iași…

Alla scoperta della Romania

1 Settembre 2008. Ore 10 del mattino. Aeroporto di Roma.

Lì, seduta in attesa del volo che mi portasse a Bucarest, mi domandavo, per l’ultima volta, se fossi certa di aver preso la decisione giusta.

Si trattava di fare un bel salto nel buio. E, forse, anche se un po’ tendevo a nasconderlo, mi spaventava l’idea di vivere per i successivi sei mesi in una nazione totalmente sconosciuta, e, per di più, con lati oscuri rimarcati più volte dai mass-media.

Ricordo che proprio quell’estate la televisione ci bombardò con fatti di cronaca nera. Lo scenario era sempre lo stesso: uomini e donne, di nazionalità rumena, legati alla criminalità.

Assassini, violentatori di donne, ladri, imbroglioni, violenti ed ubriachi. Sembravano tutti sinonimi di uno stesso termine. Romania. O almeno questo è quello che i mass-media ci spingevano a credere, alimentando cosi pregiudizi e intolleranze a volte covate sotto la cenere.

I riflettori portavano alla luce le violenze, le trasgressioni e le infrazioni di un popolo, ospite ingrato sul nostro territorio, togliendo voce, invece, a quella parte onesta e amante del lavoro,  che ogni giorno si prendeva cura dei nostri cari con pazienza e devozione, che lavorava i campi, e che decideva ogni singolo giorno di esser parte attiva della nostra società.moneta Carol I

Leggevo la paura negli occhi dei miei genitori, soprattutto di mio padre. Non deve esser semplice scacciare i pregiudizi e i cattivi pensieri quando ad essere coinvolta è una persona a te cara.

Ma forse fu proprio questa loro paura, e la mia voglia di dimostrare che potevo farcela anche da sola, anche a chilometri di distanza, anche in mezzo a una marea di pregiudizi, a darmi la spinta necessaria per prendere la valigia in mano ed imbarcarmi.

Ad attendermi, dopo un’ora e mezza di volo, una grigia Bucarest, e un taxi.

Al di là del finestrino si succedevano una serie di immagini, a volte familiari, e altre volte completamente nuove e strane per gli occhi di una giovane studentessa italiana che non aveva mai messo piede al di fuori della propria realtà ovattata. Capannoni di legno semi distrutti, bestiame per strada e, di tanto in tanto, ragazzini dall’aspetto schernito, simboli di una faccia della medaglia, e  divenuti poi costanti della mia permanenza in Romania. Ma questo l’avrei capito solo in seguito.

Un viaggio interminabile, poi l’arrivo, finalmente, a Iași.

Il sole, tanto verde e fiori intorno a me, un immenso studentato, un portinaio super disponibile e giovani provenienti da ogni angolo della terra sono i miei primi ricordi.

Ma anche la paura o forse la speranza di scoprire una nuova realtà. La si leggeva nei miei occhi e in quelli di tutti i ragazzi Erasmus di quella stagione…

Due facce di una stessa medaglia. Insomma, una Romania ancora tutta da scoprire.

v. elia

Valentina Elia ha studiato all’Università di Bari, dove ha conseguito la laurea triennale, in lingue e letterature straniere, e quella magistrale, in lingue moderne per la cooperazione internazionale. Tra le lingue studiate, il romeno, che ha approfondito in un soggiorno di sei mesi a Iași. Ha collaborato con associazioni impegnate nell’integrazione degli immigrati. Dal 1 febbraio 2013, fa parte della redazione del sito web di FIRI. Vive a Grottaglie, nella provincia di Taranto.

  1. Ana-Olimpia
    2 febbraio 2013 alle 15:18

    <>-N.Bobbio

    …Guardiamoci insieme il Cielo!…sarebbe l’occasione di conoscerci meglio!

    P.S.Quando la mia nazionalità viene scritta rOmena si riconosce la mia vera origine neolatina; quando invece, qualcuno per errore scrive o pronuncia rUmeno mi manda molto, ma molto lontano in un est che etimologicamente, non posso accettare.
    Mi domando: perché succede questo?!…

    • FIRI
      2 febbraio 2013 alle 15:44

      La questione è semplice: in italiano si usano correntemente entrambe le forme: sia il termine ufficiale (“romeno”), sia il francesismo “rumeno” (da roumain), utilizzato soprattutto nell’Ottocento. Del resto, anche in inglese c’è stato un passaggio da Rumania a Romania…

  2. Ana-Olimpia
    2 febbraio 2013 alle 15:21

    Secondo Bobbio “Il pregiudizio etnico è uno dei tanti pregiudizi che infestano la nostra mente ed è uno dei più pericolosi.”

  3. Ana-Olimpia
    2 febbraio 2013 alle 18:48

    Siamo nel 2013 e se parliamo l’italiano,allora facciamo un piccolo sforzo per il termine ufficiale! E’ più sano restare nella logica del tempo che viviamo!E’ una forma di rispetto sia per me ,sia per il mio popolo!Grazie.

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