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teatROmania 2011

22 settembre 2011

di Horia Corneliu Cicortaș/FIRI

Rispetto all’anno scorso, quando la prima rassegna teatrale ospitata negli spazi dell’Accademia di Romania in Roma si è avviata all’insegna della molteplicità dei linguaggi artistici (musica, performance e teatro), il cartellone della seconda edizione si è concentrato sulle produzioni teatrali e in particolare, sulla drammaturgia romena contemporanea.

Così, alle produzioni già collaudate in Romania – Hess, Amalia respira profondamente e Il buffone del re – si è affiancata la prima assoluta della compagnia toscana Telluris AssociatiUomo spazzatura show #1 [foto accanto], su testi di Matei Visniec, uno dei pochi drammaturghi romeni di oggi noti in Italia. Senza dimenticare la mise en éspace Sorescu alle prove della compagnia di Roma Progetto Miniera, realizzata nella suggestiva cornice della biblioteca dell’Accademia.

"Il buffone del re" (Radu Botar, Teatrul de Nord)

Nelle quattro sere del festival, aperto col vernissage della mostra fotografica “Lo spazio scenico”,  sono andati in scena ben 11 spettacoli (rispetto ai 6 programmati un anno prima), di cui 5 in lingua italiana e 6 in romeno (con soprattitoli in italiano). Diversi anche gli spazi che hanno reso l’Accademia di Romania, per quattro giorni, un luogo teatrale: l’emiciclo all’aperto, la sala concerti, la biblioteca.

Le compagnie partecipanti, oltre alle due italiane prima menzionate, sono state Teatrul de Nord di Satu Mare, Teatrul Bacovia di Bacău e Teatrul Ariel di Tîrgu Mureș, le cui produzioni sono state molto apprezzate dal pubblico presente, anche dai più esigenti e critici operatori del settore.

In un intervento occasionato dall’incontro che la drammaturga Alina Nelega  – special guest della kermesse romana, autrice di due pièces rappresentate al “teatROmania” – ha avuto col pubblico al termine della prima italiana di Hess, sabato sera, l’attore-regista Thomas Otto Zinzi ha elogiato la bravura degli attori provenienti dalla Romania (Radu Botar col suo Buffone del re, Daniela Vrînceanu in Amalia e soprattutto Nicu Mihoc in Hess): “nei loro confronti, ci sentiamo dei ragazzi perché abbiamo tanto da imparare”. Simili pareri sono stati espressi anche da voci autorevoli del mondo teatrale italiano come Massimo Verdastro, che ha seguito entusiasta i lavori messi in scena dai registi di Uomo spazzatura show #1 (Letteria Giuffrè Pagano) e Hess (Gavril Cadariu), intrattenendosi poi a lungo con gli ospiti e lo staff del festival.

"Uomo spazzatura show #1"

Certo, gli spettacoli in lingua originale, con il rispettivo accompagnamento dei soprattitoli, hanno tenuto lontano una parte degli spettatori italiani poco inclini ad accettare la fatica della lettura parallela del testo; eppure, chi ha accettato la sfida dell’incontro con testi recitati in lingua originale, è stato ricompensato da un’alta qualità artistica delle rappresentazioni, di sicuro non inferiore a quella della pièce di Telluris Associati, che ha goduto di maggiore affluenza di pubblico.

A questa osservazione tecnica va aggiunta anche la considerazione che, a parte la comicità intrinseca del Buffone del re – interessante collage di testi shakespeariani fusi con brani poetici del drammaturgo novecentesco Victor Eftimiu -, i testi firmati da Alina Nelega  rappresentati a Roma implicano entrambi un tuffo non certo sereno in due realtà dolorose della storia recente: il nazismo (Hess) e la dittatura comunista (Amalia respira profondamente). Esperienze  la cui rievocazione, sia pure per spettatori non direttamente riguardati dai due esperimenti dittatoriali, non sono tali da svagare chi si sente troppo oppresso dalla pesantezza del momento attuale (inter)nazionale.

Resta di fatto che, proseguendo su una strada ben tracciata nella prima edizione, “teatROmania_emersioni sceniche” compie un ulteriore passo avanti per la conoscenza di realtà teatrali ancora esotiche o ignorate in Italia, ma anche per il rinvigorimento dei legami all’interno di una Europa tutta da ritrovare.

Nicu Mihoc in "Hess" di Alina Nelega

  1. geo vasile
    23 settembre 2011 alle 12:42

    Presentarsi davanti ad un pubblico italiano che ha il teatro nel suo DNA con una delle più complesse e difficili forme artistiche (brevi pezzi teatrali d’avanguardia) è un rischio assunto; conquistare l’attenzione di spettatori che di romeno se ne fregano, con testi recitati in romeno è già una sfida, una provocazione e al tempo stesso uno straordinario successo. Ecco perché rivolgo i miei sinceri plausi agli attori, al regista, all’autore del progetto…
    Che ne dite per l’anno futuro di un collage dei versi già tradotti in italiano di Gellu Naum?

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