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La letteratura romena al Salone di Torino 2011 (III)

6 luglio 2011

La letteratura romena al Salone del Libro di Torino 2011 (III)

di Maria Luisa Lombardo e Anita Bernacchia, FIRI

In dialogo con gli scrittori Adina Rosetti, Adrian Chivu e Cecilia Ștefănescu

(terza e ultima parte dell’articolo su La letteratura romena al Salone del Libro di Torino; cfr. sito FIRI,  parte I e parte II)

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Adina Rosetti

FIRI: Che aspetto ha una giornata (immaginaria o no) nel tuo diario del Salone del Libro di Torino?

Adina Rosetti: 

15 maggio, Torino. Come al solito mi sono svegliata troppo presto, e così ho dovuto aspettare che il tempo passasse per scendere a fare colazione. Nell’attesa, infine, ho aperto Il cimitero di Praga e sin dalle prime pagine mi è saltata agli occhi Torino. Non riesco a capire se questo sia stato un segno, sono troppo stanca dopo ieri notte: ho bevuto troppi bicchieri di vino (rosso!).

Arrivo alla fiera intorno alle undici. Come accade ogni volta che devo leggere in pubblico e parlare di Deadline, il mio romanzo, mi sento svenire dall’emozione. Ciliegina sulla torta, Răzvan, il mio traduttore, mi ha annunciato, con mia grande sorpresa, che, colpito da improvvisa ispirazione, ha tradotto un brano diverso da quello che avevamo scelto insieme a Bucarest. Di tutto il mio romanzo, in cui si parla di tutt’altro che di sesso, Răzvan ha tradotto l’unico brano erotico… E così la mia emozione è raddoppiata. Mi auguro che Cristian Teodorescu legga all’infinito la sua storia su un ragazzino e una motocicletta, perché non arrivi il mio turno. Il racconto finisce, addirittura con una sorta di lieto fine. Questo non mi è di grande aiuto. Non ho altra scelta, mi schiarisco la voce e inizio. Tento di ignorare quelle venti paia di occhi puntati su di me. Oltre agli spettatori occasionali che si trovano nello stand della Romania. Dopo circa mezza pagina, scopro che mi piace leggere e mi sento persino a mio agio, e così finisco per leggere addirittura più di quanto mi ero proposta inizialmente. Poi inizia Răzvan. Nella sua voce si percepiscono altre emozioni. Sorpresa! Mi sembra che il brano suoni per giunta meglio in italiano che in romeno! Le frasi sembrano avere un ritmo che non sentivo prima e scorrono melodiosamente. Alla fine, quando riceviamo i complimenti, siamo entrambi emozionati come al principio, ma ci rallegriamo che sia finita.

Ormai è passata l’ora di pranzo e di nuovo non riuscirò a trovare nulla da mangiare in nessun ristorante: sembra che qui, per qualche misterioso motivo, tutti i cuochi entrino in ibernazione dopo le 2.00 p. m…. Ho nostalgia di casa.

Adina Rosetti è autrice del romanzo Deadline (Curtea Veche, 2° ed. 2011), inedito in Italia; ne abbiamo avuto un assaggio al Salone del Libro, nella traduzione di Răzvan Purdel.

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Adrian Chivu

 

FIRI: Come vede il futuro della letteratura?

Adrian Chivu: Non so, è difficile da immaginare. Oggi il tempo si è compresso, i bambini si nutrono di Playstation e di realtà virtuale e potrebbe darsi che la letteratura, o almeno una sua componente, si stia trasformando, per essere inglobata in qualche gioco ispirato al soggetto di un romanzo, un gioco in cui il lettore diviene il personaggio della storia. Un gioco in grado di trasportarti in una realtà virtuale sul genere di Matrix. Penso che molti romanzi potrebbero essere trasformati in questo senso, o perlomeno offrire un’alternativa al romanzo tradizionale. Il partecipante si prepara, legge le istruzioni, impara a conoscere il personaggio e gioca una demo prima di cominciare l’avventura vera e propria. Oppure abbandona il gioco e prende in mano il libro… Penso che solo quando scompariranno le foreste scompariranno anche i libri in formato classico.

Che sensazioni ha avuto durante la presentazione del suo romanzo?

La presentazione del mio libro Album da disegno mi ha messo addosso molto entusiasmo, mi ha davvero conquistato. Vero è che finora non ho avuto molte presentazioni, dunque non sono in grado di fare paragoni obiettivi… Ma Chiara Valerio ha parlato con tanta passione che, grazie a lei, sono riuscito a rilassarmi completamente.

Ho trovato il Salone del Libro piuttosto simile al nostro: tanti titoli, tanta gente… Con la differenza evidente che il potere d’acquisto degli italiani è di gran lunga maggiore (l’ingresso costava 10 Euro, mentre alle nostre fiere del libro neppure 1 Euro, anzi quest’anno è persino gratis). Mi è piaciuto soprattutto lo stand dell’ICR, dall’arredamento gradevole e dal personale cordiale e amichevole.
Le piace l’Italia?

Adoro l’Italia, è splendida! Mi piace tutto, l’aria, il cielo, il calore con cui ti avvolge, quella felicità con cui ti svegli la mattina e vai a letto la sera. E mi fanno impazzire i pomodori, ne ho mangiati tanti e ne mangerei ancora una caterva!

Adrian Chivu ha presentato al Salone il romanzo Album da disegno (Aìsara, 2011, trad. di Ileana Pop) – premio Insula Europaea 2009, Perugia.

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Cecilia Ștefănescu

Credo che il sogno di qualsiasi autore, per quanto modesto e schivo egli sia, è di essere conosciuto attraverso i libri che scrive da quante più persone possibile, di culture simili alla sua, ma soprattutto di culture diverse.  Adesso, mentre sto rispondendo, mi domando quanto siano diverse, in effetti, le culture che hanno interagito nel momento in cui il mio libro, Relazioni morbose, è stato tradotto, ovvero quella romena e quella italiana. Si è sempre curiosi di vedere come un pubblico lettore con percezioni diverse, a volte mistificate da ciò che di una cultura appare a prima vista o in superficie, possa percepire le varie realtà, incluse quelle passate attraverso il filtro letterario, e come possa modificare o confermare il proprio parere. Nel mio libro ho fuso insieme ricordi della mia infanzia trascorsa a Bucarest nell’ultimo periodo della dittatura di Ceaușescu, il più nero e oppressivo, ma anche l’immagine che conservo della Bucarest degli anni ‘90, subito dopo la caduta del comunismo, quando la gente viveva una scissione, ognuno cercava di ricostruire la propria identità, quando eravamo pieni di speranza e, soprattutto, di illusioni, e sembrava che il futuro brillasse all’orizzonte. È un libro sulla giovinezza, sulle proiezioni di questa età, e anche su come era la Romania all’epoca. E penso che questo possa piacere al lettore di ogni cultura, anche se la ragazza di cui parlo, i suoi sogni e i suoi fantasmi sono legati a un mondo pieno di tormenti, quale era il mondo romeno. Anch’io sono curiosa di come, attraverso la mia letteratura, verranno percepiti dall’Italia di oggi quegli anni lontani e nebulosi.

Cecilia Ștefănescu ha presentato al Salone del Libro il romanzo Relazioni morbose (Nikita, 2011, trad. di Anita Bernacchia e Maria Luisa Lombardo).

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