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La letteratura romena al Salone di Torino 2011 (I)

28 giugno 2011

La letteratura romena al Salone del Libro di Torino 2011 (I)
di Maria Luisa Lombardo e Anita Bernacchia, FIRI

Da tre anni a questa parte, l’impegno egregio, assiduo e congiunto dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia e del Centro Nazionale del Libro presso l’Istituto Culturale Romeno di Bucarest porta la letteratura romena e i suoi protagonisti al Salone del Libro di Torino. Quest’anno in particolare lo stand della Romania è stato davvero sorprendente. Uno dei più belli e interessanti della kermesse torinese. Una struttura quadrata, come un nido futurista pronto ad accogliere il pubblico, gli scrittori, i traduttori, un nido che richiamava l’attenzione di tutti, grazie alle gigantografie artistiche degli autori invitati, opera di Mircea Struțeanu, “fotografo di scrittori”. Una delle novità di quest’anno, infatti, è stata proprio l’idea di far conoscere più da vicino gli autori romeni presenti al Salone con i loro volti, che i visitatori e gli abitanti di Torino hanno potuto ammirare anche sulle fiancate degli autobus urbani che portavano al Lingotto. Una bella pubblicità per la Romania e per la sua letteratura, sbarcata a Torino con ben 16 autori di varie generazioni, eterogenei per stile e tematiche affrontate:  Gabriela Adameşteanu, Adriana Babeţi, Adrian Chivu, Vasile Ernu, Radu Pavel Gheo, Florina Ilis, Nora Iuga, Florin Lăzărescu, Dan Lungu, Răsvan Popescu, Adina Rosetti, Doina Ruşti, Cecilia Ştefănescu, Cristian Teodorescu, Lucian Dan Teodorovici, Varujan Vosganian. Come ogni anno, sono stati organizzati degli eventi per presentare i libri degli autori usciti in Italia nell’ultimo anno, o per presentare le loro opere in attesa di future pubblicazioni.

Per avere un’idea “visiva” di quel che è stata la kermesse torinese per la Romania e i suoi autori, si possono sbirciare (visto che siamo nell’era del boom delle reti sociali) le foto sul pre- e sul post-Salone nel profilo Facebook dell’Istituto Romeno di Venezia.
Dall’affluenza di pubblico e dalle stime sui libri venduti, i risultati delle fatiche congiunte dell’ICR,  delle case editrici e dei traduttori cominciato già a farsi vedere. Il volume memorialistico Compagne di viaggio. Racconti di donne ai tempi del comunismo (Sandro Teti editore, 2011, coord. Dan Lungu e Radu Pavel Gheo) è stata l’opera tradotta più venduta allo stand della Romania, mentre Nato in URSS di Vasile Ernu (Hacca, 2010) è entrato nella classifica generale dei libri più venduti al Salone del Libro, accanto alle più recenti uscite di Umberto Eco e Roberto Saviano.

La parola agli scrittori – Dan Lungu e Radu Pavel Gheo

FIRI: Di cosa tratta il libro che ha presentato insieme a Radu Pavel Gheo (Compagne di viaggio) e come pensa che sarà accolto in Italia?

Dan Lungu: E’ un libro che in Romania è stato accolto molto bene, ha generato un ampio dibattito sulla stampa ed è già entrato nelle bibliografie universitarie. I testi delle 17 autrici del libro sono molto più che mere testimonianze sulla condizione della donna nel totalitarismo, sono vera e propria letteratura. E’ un volume che può essere letto con buon profitto da angolazioni molto diverse, e spero che in Italia abbia almeno la metà del successo che ha avuto in Romania. Penso che la presentazione che abbiamo preparato alcuni anni fa riassuma molti degli aspetti contenuti nel volume: “prendete un paese pieno di cemento, ghisa e salopette, aggiungeteci negozi traboccanti di conserve di pesce, file per acquistare qualsiasi cosa, un capo rimbambito, e un paesaggio dove spiccano due o tre colori, piuttosto tetri. No, di scarpe color pastello neanche l’ombra, né di collant di seta, tacchi sofisticati, shampoo, rossetti di marca e, ci scuserete, sanitary pads. Figuriamoci di centri commerciali. Aaah, aggiungete poi le sarte di quartiere, quelle piccole fattucchiere della moda che spizzano con la coda dell’occhio la rivista Burda. Ebbene, in un paese del genere liberate degli animi sensibili e dite loro: Siate donne! Come se la caveranno? vi chiederete. Mmmh, difficile da dire, dovete leggere il libro”.

FIRI: Come scrittore romeno, come ti sei sentito al Salone Internazionale del Libro di Torino?

Radu Pavel Gheo: Anch’io me lo sono chiesto. È difficile da raccontare. Diciamo che mi sono sentito come un cavalluccio marino, un cavalluccio del Mar Nero gettato nel Mar Mediterraneo. All’inizio ero leggermente disorientato, non mi sentivo a mio agio, ero addirittura scoraggiato. Quello non era il mio mare, dove facevo le mie capriole e dove avevo il mio pubblico ad assistervi. Tutt’intorno c’erano cavallucci uguali a me, migliaia, decine di migliaia, con il loro pubblico, che li riconosceva e li apprezzava. Ma loro erano a casa, fra la loro gente. E’ pressappoco questa l’atmosfera che si percepisce al Salone del Libro di Torino. Lo spazio è immenso, le case editrici innumerevoli, e gli scrittori ballonzolano artisticamente a dozzine su ogni metro quadrato. Che importanza possono avere poche creature di un altro paese, una goccia d’acqua nel Mare della Letteratura?

Ma poi ho notato le file all’entrata dei capannoni del Salone, centinaia di persone che aspettavano sotto il sole di poter entrare. E questo mi ha infuso coraggio: è vero, ci sono così tanti libri, così tanti scrittori, ma i lettori sono molti di più. Quando scrivi, hai in mente un gruppo imprecisato di lettori potenziali. Ma qui vedevo i lettori reali, in carne ed ossa, che venivano a incontrare la letteratura. Ecco, è per questo che non credo alla morte del libro!

Io sono venuto a Torino per la presentazione del volume collettivo Compagne di viaggio, pubblicato da Sandro Teti Editore (tradotto da Anita Bernacchia, Maria Luisa Lombardo e Mauro Barindi). Visto che non ero uno degli autori, bensì solo uno dei coordinatori del volume, personalmente non avevo grandi aspettative al riguardo. Ma è un libro a cui tengo molto. E quando ho visto che la presentazione era programmata proprio il primo giorno, alle 11 del mattino, non mi sono creato molte speranze. Ma – di nuovo, ma! – la mattina seguente le sedie erano tutte occupate, intorno allo spazio dedicato alla presentazione si fermavano persone di tutte le età, evidentemente interessate. Ho notato un gruppo di liceali, che non erano nemmeno nati nell’epoca di cui narra il libro, ma che ci ascoltavano molto interessati, o curiosi. Alla fine, una ragazza del gruppo ha anche partecipato con una domanda. Dopo, allo stand della Romania, ho visto persone che sfogliavano attentamente Compagne di viaggio e poi lo compravano.

Probabilmente è stato allora che mi sono tranquillizzato completamente: anche noi appartenevamo, come tutte le persone presenti al Salone, al Mare della Letteratura. Un mare senza fine e (adesso) senza confini. Poi, in quanto romeno, non ci vuole molto per sentirti a tuo agio a Torino. Dopo l’italiano, la seconda lingua parlata intorno a me era il romeno. In primo luogo al Salone del Libro. Eravamo sedici scrittori della Romania, con libri tradotti o proposti per la traduzione. La nostra presenza, le traduzioni, i lanci e gli incontri con i traduttori, gli  editori e i lettori sono stati sostenuti finanziariamente, logisticamente e soprattutto umanamente dall’ICR Bucarest attraverso il Centro Nazionale del Libro e l’Istituto Romeno di Venezia. E quanto piacere, quanta gioia ha destato in me la moltitudine di traduttori italiani dal romeno che ho incontrato! Li ascoltavo come incantato e a volte domandavo loro qualcosa unicamente per ascoltarli. Solo quella intonazione cantata della frase, tipica della lingua italiana, smascherava a volte il fatto che non erano romeni; altrimenti, parlavano tutti un romeno scorrevole, di prima mano, molto più corretto, più ricco e più espressivo di quello che si sente spesso parlare dai nativi nei mass-media della Romania. Rammento che uno dei traduttori di Compagne di viaggio, Mauro Barindi, ha ingannato – involontariamente – una cameriera di un bar all’aperto di Torino, dove ci eravamo fermati per bere un caffè. Io gli stavo dicendo che tipo di caffè ordinare alla ragazza, quando questa ha drizzato le orecchie e si è girata verso di noi da dietro il bancone: «Ma perché non avete detto che siete romeni? Ditemi, cosa vi servo?» La ragazza era di Bacău e lavorava in Italia da alcuni anni. Ma di noi due, suoi clienti, solo io ero suo compatriota.

Mi è piaciuta anche la città. Mi avevano avvertito già da prima che non dovevo aspettarmi quell’eclatante profusione di capolavori architettonici e artistici automaticamente associata all’Italia. Ed è vero: a Torino non vieni sopraffatto dai fregi dell’arte rinascimentale, ammucchiati sopra o a fianco di ettari di rovine romane e cattedrali medievali. Ma è una città armoniosa, equilibrata, con begli edifici, strade ampie, dove ho avuto la sensazione di non potermi mai perdere.

Ma la cosa più importante è che, dopo essere stato cinque giorni al Salone del Libro, non mi sono più sentito né romeno, né dell’est Europa, né un cavalluccio di mare smarritosi (un’immagine commovente, ma alquanto melodrammatica, no?), bensì semplicemente uno scrittore nel suo mondo. Qualsiasi parte del mondo.

Nelle librerie italiane

Dan Lungu e Radu Pavel Gheo sono i coordinatori del volume collettivo Compagne di viaggio. Racconti di donne ai tempi del comunismo (Sandro Teti editore, 2011, trad. di Mauro Barindi, Anita Bernacchia e Maria Luisa Lombardo), presentato al Salone del Libro 2011.
Dan Lungu è già noto in Italia per Il paradiso delle galline. Falso romanzo di voci e misteri (Manni, 2010, trad. di Anita Bernacchia) e Sono una vecchia comunista! (Zonza, 2009, trad. di Ileana Pop).

  1. david ana
    3 novembre 2011 alle 13:56

    Affascinante la chiave in cui risponde alla FIRI Radu Pavel Gheo e ottima la traduzione in italiano della risposta. Dello scrittore Dan Lungu non si sa niente. Aproposito del comunismo romeno, chi se ne frega ora, se non l’Occidente che ci considera sempre sudditi del regime di Ceausescu, la capitale del ns.paese essendo naturalmente Budapest. Gli editori italiani interessati a vendere ad ogni prezzo fanno le loro scelte in ciò che ci riguardano secondo criteri che qui sono da molto tempo obsoleti.il lettore romeno ormai evita i temi della polizia politica, della securitatea, dei falsi dissidenti tipo Tepeneag, Visiniec, Blandiana, Paul Goma ecc., nonché la letteratura licenziosa, detta anche autenticista, infatti pornografica. Gli stessi Editori italiani rifiutano “gli aulici” che non vendono, tipo Bacovia, Blaga, Gellu Naum. Non parlo più dei pochi dei libri di Virgil Mazilescu, Cezar Ivanescu, Marin Sorescu, Angela Marinescu, Marta Petreu, Mihai Ursachi, Gabriela Cretan ecc. Chi vuol raccontare dopo vent’anni le sue memorie sulle “atrocità” del comunismo sullo sfondo dell’onnipresenza invadente dei securisti, deve pagare l’Editore (vedere il caso del libro Confesiunile unui cafegiu). I soli letterati davvero dissidenti che misero la vita a repentaglio sono stati Paul Goma, Dorin Tudoran, Virgil Tanase. Temo che dei 16 “scrittori” romeni presenti a Torino, eccetto tre o quattro, davvero meritevoli (Doina Rusti, Cecilia Stefanescu) la maggior parte deve il loro soggiorno torinese al decisivo lobby dell’ICR (un Istituto dipendente da uno dei palazzi dell’attuale potere politico), nonché al loro impegno di capi amministrativi nei vari enti. Congratulations….

  1. 5 luglio 2011 alle 23:03
  2. 13 luglio 2011 alle 23:00
  3. 12 maggio 2012 alle 18:44
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