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Italia-Romania, mosse pre-elettorali

14 febbraio 2011

“Oblò”. Italia-Romania, mosse pre-elettorali

di Horia Corneliu CICORTAȘ

Il 14 gennaio scorso è stato firmato a Roma, dal segretario del Partito democratico italiano Pierluigi Bersani e dal presidente del Partito socialdemocratico romeno Victor Ponta, un accordo di collaborazione tra i due partiti di sinistra, attualmente all’opposizione nei rispettivi parlamenti di Roma e di Bucarest. L’accordo, nato dall’iniziativa del Psd, stipula tra altro l’impegno da parte del Pd di “coinvolgere in modo attivo nella  vita sociale e politica italiana i cittadini romeni segnalati dal Psd” (con analogo riferimento agli italiani residenti in Romania segnalati dal Pd ai colleghi del Psd) e, in particolare, di “sostenere la candidatura di un rappresentante della comunità romena in Italia in seno al Parlamento italiano”. L’intesa siglata da Bersani e Ponta stipula inoltre la creazione in Italia di una filiale del Psd, nell’ambito dell’organizzazione Psd all’estero, per sostenere il Pd “nei rapporti diretti con la comunità romena”, ai fini della “promozione degli esponenti della comunità romena in Italia” in occasione delle elezioni politiche, europee ed amministrative.

L’accordo, che ha ricevuto un certo spazio sulla stampa romena, è passato quasi inosservato in Italia, dove la politica è cronicamente concentrata sui problemi di Berlusconi.

Ciò che ad un primo sguardo appare come promessa per un futuro ipotetico romeno nel Parlamento italiano, può essere visto piuttosto come una mossa strategica da parte del giovane leader del Psd in vista delle prossime elezioni presidenziali, previste per il 2014. È vero che in una recente intervista, l’on. Livia Turco, responsabile immigrazione del Pd, considera che l’Italia sia pronta  per un parlamentare romeno, ritenendo “che il Pd debba candidare anche persone originarie di altri Paesi”. Ma dobbiamo ricordarci che alle elezioni politiche possono votare – ed essere votati – soltanto i cittadini italiani. Ecco perché, in assenza di una partecipazione significativa dei cittadini comunitari alle elezioni amministrative, la poltrona del primo parlamentare romeno-italiano sarà difficile da conquistare sul campo. E questo vale anche per lo sherpa dell’accordo tra i due partiti, George Teseleanu, nel caso in cui volesse provare la scalata al Montecitorio.

 

Da sinistra a destra: Ponta, Bersani, Rizea (Psd diaspora) e Teseleanu (console onorario della Romania ad Ancona)

Perché, allora, tanta fretta da parte di Ponta? Molti ritengono che, dopo la sconfitta subita nel 2009, quando il presidente uscente Băsescu riuscì a sconfiggere l’avversario socialdemocratico Geoană al secondo turno, per una manciata di voti arrivati proprio dalla diaspora (in particolare dall’Italia e dalla Spagna, dove i votanti hanno espresso, come alle politiche dell’anno precedente, una chiara opzione di centro-destra), il Psd abbia imparato la lezione, preparandosi perciò a rifare il terreno perso rispetto al Partito democratico-liberale (Pdl). Il Pdl aveva vinto le elezioni del 2008, creando una fragile maggioranza parlamentare insieme all’Unione democratica dei magiari di Romania (Udmr), mentre l’ex partito alleato a destra, i liberali del Pnl, era entrato in opposizione dal 2007 per dissidi tra l’allora premier liberale Tăriceanu col presidente Băsescu, dando nascita ad una insolita collaborazione proprio col Psd. Al di là delle stranezze della politica romena, che vede uniti contro il governo di centro-destra (sostenuto da Pdl ed Udmr) un partito di destra e uno di sinistra con storie, elettorati e programmi divergenti, resta da vedere se e come l’accordo transnazionale Pd-Psd riuscirà a produrre i frutti desiderati. Da una parte, il Pd italiano dovrà convincere i romeni d’Italia di essere sinceramente interessato alla loro piena integrazione, anche sul piano politico. Dall’altra, il Psd romeno dovrà dimostrare di essere un partito di sinistra nel senso riformista e occidentale del termine, a vent’anni dalla caduta del mondo sovietico. Un primo banco di prova, per testare l’interesse dei romeni per la vita politica italiana e la capacità dei partiti italiani a coinvolgere nella vita politica gli stranieri con diritto di voto, sarà rappresentato dalle elezioni comunali di questa primavera; elezioni che, come qualche anno fa, vedranno iscritti nella corsa per i posti di consiglieri municipali anche alcuni cittadini romeni. I precedenti, a parte il caso di Nona Evghenie, eletta proprio sulle liste del Pd nel consiglio comunale di Padova, sono finora di rilevanza modesta rispetto al notevole potenziale elettorale rappresentato dai cittadini neo-comunitari; un bacino finora trascurato dai grandi partiti italiani, che può tuttavia rivelarsi decisivo nella composizione delle future amministrazioni locali.

Nel frattempo, la battaglia di Bucarest per i voti della diaspora romena va avanti. Il Pdl, i cui due parlamentari eletti nelle circoscrizioni dei romeni all’estero, Badea e Brînză, hanno creato numerose filiali del partito all’estero, sostiene un progetto di legge del Ministro degli esteri Baconschi sul voto per corrispondenza, accantonando un progetto per l’introduzione del voto elettronico presentato da una cordata di Ong. Il progetto è stato duramente criticato dal Psd, che denuncia il rischio di frodi, mentre i liberali del Pnl, più prudenti, studiano una possibile intesa con il neonato Fli, per intercettare l’elettorato della diaspora orientato a destra, ma allergico ai vari Pdl.

Le elezioni amministrative italiane sono imminenti, ma la temperatura elettorale aumenta soprattutto nei parlamenti: a Roma, dove il governo può cadere da un momento all’altro, e a Bucarest, dove ci si prepara per le elezioni dell’anno prossimo (prima le amministrative e poi le politiche). In mezzo, gli emigrati romeni, chiamati a far emergere i propri diritti civili e a bilanciare la sproporzione tra lo scarso coinvolgimento politico e il notevole contributo nell’economia italiana.

 

  1. silio
    25 febbraio 2011 alle 15:36

    Il comportamento infantile di Victor Ponta nello spazio politico rumeno è molto infantile e non convincente; del resto, noi ci troviamo in Italia (lontano dai nostri cari) per via della politica sbagliata portata avanti dal Psd dagli anni ’90 in poi (una cosa imperdonabile per i rumeni). Allora, altri commenti non servono.

  2. Dinu Tudorache
    25 febbraio 2011 alle 16:22

    Per alcuni Ponta è troppo immaturo politicamente, per altri è invece troppo legato al vecchio gruppo dirigente del Psd (ex-PDRS): Adrian Nastase in primis, a sua volta beniamino del vecchio Ion Iliescu, capo del Fronte di salvezza nazionale nel periodo di transizione dalla dittatura alla democrazia. Purtroppo, le riforme del periodo ’96-’99 hanno dato troppo tardi i loro frutti, senza riuscire a frenare l’ondata migratoria dei romeni, anzi. Per questo, molti ritengono che la colpa dello stato attuale sia da attribuire all’intera classe politica, che ha visto alternarsi al governo tutti i partiti politici maggiori.

  1. 14 febbraio 2011 alle 18:45
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