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Su Filip Florian e la letteratura romena di oggi, con Maria Luisa Lombardo

30 maggio 2010

«Alla ricerca della verità, il giovane archeologo Petruş porta alla luce i racconti di alcune vite passate sotto silenzio, dimenticate, biografie in cui sono state nascoste se non esecuzioni di massa, allora di sicuro molti più drammi. Uno strano fascino percorre questo romanzo di debutto, reso più intenso dalla sensibilità per gli effetti ritardati dell’oppressione totalitaria». (Der Spiegel)

Da poche settimane è uscito nelle librerie la versione italiana del romanzo di debutto di Filip Florian, uno dei più affermati narratori romeni di oggi. Presentato anche al Salone del libro di Torino, Dita mignole (Fazi Editore, 260 pp., €18), il libro è stato tradotto in italiano da Maria Luisa Lombardo, studiosa di letteratura romena e italiana, che racconta la sua esperienza di romenista e traduttrice letteraria in questa conversazione con Horia Corneliu Cicortaş:

Cara Maria Luisa, sei appena entrata nel gruppo FIRI. Potresti raccontare brevemente per i nostri lettori la tua esperienza di docente a Timişoara e il tuo percorso di italianista e di romenista?

Ho iniziato a lavorare a Timişoara come lettrice di lingua italiana appena conclusi i miei studi universitari, quindi posso ben dire che è stata la mia prima esperienza lavorativa nel campo dell’italianistica. Per questo motivo, quei quattro anni da lettrice sono stati molti importanti, densi. È stato indubbiamente un percorso di formazione e di arricchimento, e devo ringraziare i professori Viorica Bălteanu e Daniele Panteleoni che in quel periodo sono stati i miei punti di riferimento.

Non è, tuttavia, un caso che mi sia ritrovata a lavorare in Romania, visto che ho studiato romeno all’università, come seconda lingua triennale (sono però specialista di russo). Del mio periodo a Timişoara ho tanti ricordi. Ho partecipato, ad esempio, alla laurea honoris causa dei professori Lorenzo Renzi e Teresa Ferro – che è stata anche mia docente a Catania, insieme al prof. Giuseppe Piccillo e alla prof.ssa Margareta Dumitrescu. Poi ci sono stati i tanti eventi delle serate Dante. E che dire di quando, per rinnovare il visto, viaggiavamo fino in Ungheria, attraversando a volte a piedi la frontiera. Inoltre, in pochi anni ho assistito alla crescente crescita della comunità italiana nel Banato e a Timişoara sentivo parlare italiano dappertutto.

Quali sono stati i primi testi letterari che hai tradotto dal romeno? Chi, tra gli scrittori di oggi, ti piacciono di più e perché?

Ho cominciato a tradurre scrittori classici e testi popolari, in particolare Ion Creangă. Poi le scrittrici Anişoara Odeanu e Cella Serghi (traduzioni che ho intenzione di riprendere e ampliare). Ma dopo il mio corso di formazione per traduttori dell’ICR, mi sono più orientata su autori contemporanei. Da subito mi è piaciuto Filip Florian, ma viste le “mie origini” (Timişoara) adoro anche Daniel Vighi, Radu Pavel Gheo, Adriana Babeţi. E poi, Mircea Nedelciu, Răzvan Rădulescu… C’è l’imbarazzo della scelta: ogni scrittore è un mondo ed è bello scoprire mondi nuovi e aprirsi a nuovi orizzonti. Ovviamente, quando ho insegnato a Udine letteratura romena, ho proposto ai miei studenti molti degli autori che più mi piacevano… non poteva non mancare Tristan Tzara.

La rivista România Literară ha parlato, nel caso di Florian, del “più solido esordio registrato nella letteratura romena degli ultimi anni”. Puoi dirci qual è stata la genesi della tua traduzione?

Come ti dicevo prima, ho iniziato a occuparmi maggiormente di scrittori contemporanei ai tempi del mio stage formativo offerto dall’ICR. Allora scoprii Degete Mici (Dita Mignole) e conobbi il suo autore, Filip Florian. Mi piacquero da subito alcune atmosfere del libro, alcuni personaggi. Il primo brano che tradussi, che per me aveva i toni di certa letteratura russa, fu quello del sogno del soldato Andrei Butylkin. Poi lessi un frammento della biografia di Eugenia Embury (altro personaggio davvero divertente) all’Istituto di cultura romena di Venezia, e fra il pubblico c’era Laura Senserini, rappresentante della casa editrice Fazi e… alla fine proprio la Fazi ha deciso di pubblicare il libro che abbiamo presentato al Salone.

Delle difficoltà sul piano traduttivo?

Senz’altro ci sono state delle piccole sfide traduttive. Filip Florian è uno stilista e un vero cesellatore della scrittura. La mia sfida principale è stata proprio quella di far trapelare attraverso la traduzione questa peculiarità dell’autore.

Sei appena tornata dal Salone del Libro 2010. Per quanto riguarda le presenze di autori dalla Romania, com’è andata a Torino?

Indubbiamente, l’Istituto Culturale Romeno insieme al Centro Nazionale del Libro hanno offerto un programma molto interessante e variegato. A parte Filip Florian, ho avuto modo di incontrare,  nuovamente o per la prima volta, scrittori quali Dan Lungu, Dinu Flămând, Nora Iuga, Ştefania Mihalache, Radu Ţuculescu e così via.

Qualche momento particolare che ti abbia colpito?

Non riesco a scegliere un particolare evento. Ogni momento mi è sembrato interessante, un modo di conoscere cose nuove e di schiudere gli occhi su nuovi territori letterari. Sono rimasta affascinata dalla fluidità della traduzione italiana dei versi di Flămând fatta da Giovanni Magliocco, per esempio. Mi è piaciuto il momento dedicato alla letteratura infantile svoltosi alla FNAC giorno 16, con Călin Torsan e Ioana Nicolaie. La mia bambina, Rikke, se n’è tornata a casa con il volumetto Aventurile lui Arik scritto dalla Nicolaie, con tanto di dedica, e con un paio di cartoline e segnalibri con le illustrazioni di “Clubul ilustratorilor” (il club degli illustratori) di Bucarest.

Allora, meno male che anche i piccoli hanno la loro soddisfazione! A proposito di illustrazioni e copertine, passiamo agli editori impegnati nel far conoscere gli autori romeni in Italia. Come ti sembra la situazione attuale?

Se consideriamo gli scrittori presentati al Salone, possiamo vedere che un po’ di editori si stanno interessando di letteratura romena. Ma di certo non è facile trovare editori italiani disposti a pubblicare scrittori romeni, specialmente se l’opera non è mai stata pubblicata in un altro paese di riferimento (Francia, Germania, Gran Bretagna). Si cerca di andare sul sicuro, diciamo. Comunque, qualcosa si muove. In parte, i programmi di finanziamento dell’ICR stanno aiutando a promuovere gli scrittori e rendere gli editori meno restii alla pubblicazione. Ma agli editori importa molto che il romanzo o il volume di poesia si venda e che lo scrittore attiri le attenzioni di pubblico e media.

Certo, torniamo alla domanda che di sempre: quanto interessa la letteratura romena? In fondo, molto dipende dal pubblico, dai suoi gusti.

Secondo me si dovrebbe guardare oltre la provenienza dell’autore di un’opera. Infatti, un buon romanzo è un buon romanzo… la nazionalità dello scrittore non dovrebbe contare poi tanto. Per questo, penso che i lettori possono fare molto per cambiare questa situazione.

(22 maggio 2010)

L’autore: Filip Florian, classe 1968, ha lavorato come giornalista e reporter per Radio Europa Libera (Free Europe). Dita mignole, suo romanzo di debutto, ha ricevuto numerosi premi, tra i quali  quello per il miglior primo romanzo dell’Unione degli Scrittori Romeni, ed è stato tradotto in oltre dieci paesi. Ha scritto altri due romanzi, Băiuţeii (I ragazzi di viale Băiuţ, 2006), a quattro mani con il fratello Matei, e Zilele regelui (I giorni del re, 2008). Vive a Bucarest.

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