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Posta elettronica certificata – solo per italiani. Brunetta promette modifiche

30 aprile 2010

(red. FIRI) Problemi e anomalie della “PEC Brunetta”: Ma anche una discriminazione (forse) involontaria, per quanto esplicita: “Tutti i Cittadini italiani maggiorenni, anche se residenti all’estero, e tutte le Pubbliche Amministrazioni centrali e locali possono richiedere l’attivazione di una Casella PostaCertificat@, e dei Servizi Base gratuiti ad essa collegati” (cfr. sito ufficiale del Progetto Posta Certificat@). Qui sotto, un articolo in cui si denuncia la discriminazione del servizio:

Posta elettronica certificata “impedita” ai non italiani. Brunetta promette modifiche.

La lettera di un cittadino albanese da sempre residente in Italia solleva la questione e provoca l’immediata risposta del Ministro, che prende atto della situazione e promette impegno per le modifiche della legge.

Per ciò che concerne l’uso della Pec (Posta elettronica certificata) è emerso un problema. Essa, infatti, è a disposizione dei soli cittadini italiani, mentre tutti gli altri devono fare la fila alla posta. A sollevare la questione è il parlamentare Pd Andrea Sarubbi, sollecitato dall’amico Ismael Ademi, albanese di nascita, “aretino di seconda generazione”, che ha girato al parlamentare una mail da far arrivare al ministro Renato Brunetta. Un Brunetta che lo stesso Sarubbi ha tuttavia coinvolto personalmente, tant’è che il Ministro sembra aver subito mostrato il suo interesse per la questione.
Ma andiamo per ordine.
Nella lettera al Ministro, Ismael evidenziava il problema: “Caro ministro Brunetta, da un po’ di tempo mi chiedevo quando sarebbe arrivato anche in Italia il momento di poter dialogare in modo proficuo con l’amministrazione pubblica in via telematica. Finalmente, dopo anni di attesa, ho saputo che a partire dal 26 aprile 2010 il Governo italiano ha reso possibile per il cittadino il servizio di posta elettronica certificata (…). Sono nato in Albania e cresciuto in Italia; ho studiato qui, parlo, scrivo e capisco la lingua italiana molto bene. Sono sempre stato d’accordo con quelli che mi dicevano che per potermi integrare dovevo imparare bene la lingua del Paese che mi ospita. Mi sono spinto oltre e, da buon aspirante cittadino, ho studiato molto anche le varie culture che compongono l’Italia. In questi anni ho regolarmente pagato le tasse, sperando che un giorno anche io potessi dare la mia opinione, attraverso il voto libero, su chi poi queste tasse le dovrebbe gestire. Insomma, ho fatto tutto il percorso che penso anche lei possa condividere”.
Però… Sì, c’è un però. Precisa infatti Ismael: “Stranamente, tutto ciò non è bastato a farmi rientrare tra quelli che possono usufruire di tutti i servizi che questo Stato offre. Il 26 mi sono collegato a internet, perché, anche se immigrato, ne usufruisco molto, per potermi munire anche io del mezzo di comunicazione del ventunesimo secolo tra pubblica amministrazione e cittadino; dimenticando che ancora non sono cittadino. La procedura mi impediva la registrazione, facendomi notare un errore di tipo generico, dal quale non evincevo il motivo. Allora ho chiamato il numero verde e subito non ho potuto comunicare, in quanto diceva: ‘digitare 1 se è cittadino, digitare 2 se è una Pubblica amministrazione’. Dichiarando virtualmente il falso, ho digitato 1 e la voce del telefono mi ha spiegato che il servizio è riservato solamente ai cittadini italiani maggiorenni. Ma una persona che è nata e cresciuta in Italia, che ha studiato qui, che frequenta magari gli oratori cattolici del proprio Paese, che fa volontariato, lavora e paga le tasse, continuerete a discriminarlo a norma di legge all’infinito? Ma i 5 milioni di immigrati che lavorano, pagano le tasse, fanno impresa e contribuiscono all’irrobustimento del PIL che il suo Governo deve gestire, non li prendete proprio in considerazione? Ma come può parlare allora di meritocrazia, integrazione e rispetto delle regole, quando il Governo discrimina in prima persona?”.
“Spero che questa sia stato un errore tecnico – conclude – e che possa essere possibile anche per uno come me, che vorrebbe essere cittadino, ma grazie a normative al limite dell’assurdo non lo può fare, che almeno si possa usufruire dei soliti servizi dei nostri concittadini autoctoni di stirpe italica”.
Fin qui la lettera. A cui lo stesso Brunetta ha così risposto via mail: “Caro signor Ademi, ho letto con interesse la sua lettera e condivido le sue considerazioni. Penso sia giusto che i processi di innovazione e di modernizzazione della Pubblica Amministrazione debbano andare a beneficio di tutti coloro che vivono e lavorano nel nostro Paese, indipendentemente dalla loro cittadinanza. Oggi l’estensione del servizio Postacertificat@ a chi, straniero, risiede in Italia è impedita dalle previsioni di legge. È tuttavia mia intenzione modificare quanto prima questa situazione. Fin dai prossimi giorni presenterò al Parlamento una modifica normativa che dia la possibilità di usufruire del servizio a tutti coloro che, lavorando onestamente, contribuiscono alla crescita del nostro Paese. Inoltre, in attesa che cambino le norme, mi impegno fin d’ora ad individuare le soluzioni tecniche che siano in grado, già dai prossimi giorni, di consentire il rilascio del servizio ai residenti che non sono cittadini italiani”.
(Fonte: Redattore sociale, via Immigrazione Oggi).

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Ancora bagarre sulla posta elettronica certificata (30 aprile 2010).

Rompicapo PEC: la posta certificata di Brunetta non è tutta gratis (3 maggio 2010).

  1. SIMONA
    3 maggio 2010 alle 12:37

    Come non quotare il ragazzo albanese…speriamo che il ministro sia di parola e provveda a modificare le norme.

  2. FIRI
    3 maggio 2010 alle 19:35

    Già… a quanto pare, il volenteroso ministro ha diverse cose da modificare nel servizio PEC – Poste&Pubblica Aministrazione.

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