Home > letteratura > Geo Vasile, a maggio in Italia

Geo Vasile, a maggio in Italia

20 aprile 2010

Breve intervista allo studioso romeno (premio FIRI 2008, premiato a Venezia nel 2009) a partire dalla letteratura romena di oggi.

Lei si appresta a tornare in Italia, per la terza volta in tre anni, per un programma denso di incontri: Firenze, Torino, Venezia. Ce li può brevemente descrivere?

Sì, mi appresto a tornare in Italia, questa volta a spese mie, con i miei risparmi da pensionato, dato che nessun ente culturale italiano, privato o statale si è degnato di invitarmi. Ho scritto decine di e-mail alle varie Università e cattedre di lingua romena delle rispettive città italiane, proponendomi; nessuna risposta, solo cortesi rifiuti perfino anche dal mio professore torinese Marco Cugno, invocanti la crisi, i tagli operati nel campo specifico ecc. La mia impressione – che gli universitari costituiscano una casta inespugnabile – è stata confermata anche questa volta. Se non sei universitario, non esisti!

Conosciamo benissimo il caso. E poi, com’è andata a finire col programma di maggio?

Il programma di maggio è denso, anche perché non sono più certo se la salute precaria mi permetterà di ripetere  il viaggio. A Firenze, dove sarò per la prima volta, farò una conferenza sul grande poeta cristiano Mario Luzi, conoscitore della poesia di Eminescu anche grazie alla mia traduzione, corredata da alcune poesie postume. Mi daranno una mano l’Associazione culturale fiorentina “Testimonianze” con in testa il  gentile direttore Severino Saccardi, e in collaborazione con i responsabili della rivista Semicerchio. Da Torino, come dicevo, nessuna risposta positiva, dall’assessore comunale alla cultura alle associazioni culturali italo-romene. Pensavo di presentare un mio punto di vista sulla parabola biografica e poetica di Cesare Pavese, l’argomento, come sa, della mia tesi di laurea nei lontani anni sessanta. Aspetto ancora una risposta. Il nostro Consolato a Torino misconosce ogni attività culturale, specialmente dei romeni. A Venezia però, presenterò la propria versione rumena del romanzo Stabat Mater (premi Supermondello e Strega 2009) di Tiziano Scarpa, in presenza dell’autore. Tutto sarà organizzato e ospitato presso l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica,  diretto dalla gentilissima dott.ssa Monica Joiţa.

Dopo Confluenze letterarie italo-romene, uscito l’anno scorso in Italia, quest’anno ha dato alle stampe un nuovo volume pubblicato a Iaşi, Profili letterari italo-romeni, più ampio rispetto al precedente. Qual è il filo conduttore dei due volumi e qual è, invece, la peculiarità di ciascuno?

Ciò che riunisce i due volumi, il primo uscito presso le Edizioni del Poggio, l’altro a Iaşi, grazie all’Editore-poeta e saggista, dottor Daniel Corbu, è il tentativo di offrire un insolito compendio di storia letteraria, che per le inclite personalità italiane e romene incluse nei due volumi,  ma anche per gli originali punti di vista dovuti alle interferenze comparatiste e per le versioni nelle due lingue. Questo, sperando che  possa svegliare l’interesse tanto del pubblico appassionato dai rapporti culturali italo-romeni, quanto degli studenti e degli specialisti dei due paesi, studiosi delle due culture. Per le differenze tra i due volumi, direi che Confluenze letterarie accorda più spazio alla poesia, mentre Profili completa la visione complessiva con importanti prosatori  italiani (Claudio Magris, Niccolò Ammaniti, Rita Monaldi e Francesco Sorti) e romeni (Mircea Cărtărescu, Dan Stanca). Di Monaldi e Sorti ho tradotto, dopo Imprimatur, il secondo volume di una immensa trilogia, Secretum, di oltre 700 pagine.

A proposito di traduzioni: spesso, la fortuna letteraria di un autore dipende dalla fortuna delle sue opere tradotte.

È vero. Come avremmo potuto conoscere in Europa i grandi romanzieri giapponesi, da Kawabata a Murakami, in assenza delle loro opere tradotte?

Infatti. Per tornare agli gli scrittori romeni contemporanei, ultimamente sono sempre più tradotti in Italia. E così, iniziano ad essere conosciuti e apprezzati dal pubblico italiano, meno familiarizzato con le letterature della “nuova Europa”. Quali sono i suoi consigli di lettura e quali autori, secondo lei, sono stati invece ingiustamente ignorati dai programmi di traduzione e promozione in Italia?

Stimo moltissimo il travaglio dei traduttori, che in Romania è pagato quanto quello di un netturbino. Consigli di lettura non mi permetterei di darne, perché le mie preferenze sono governate dall’azzardo e dalle scarse possibilità materiali di procurarmi certi libri. Ciononostante, a mio parere, dovranno essere tradotti in italiano prima di tutto prosatori romeni di oggi come Florin Slapac, Radu Aldulescu, Dan Stanca, Alexandru Ecovoiu, Gabriel Chifu, Victoria Comnea, nonché i più giovani, come Marius Chivu, Filip Florian – almeno loro due sono in parte tradotti –, Claudia Golea, Dan Sociu, Cecilia Ştefănescu.

Articoli FIRI correlati: Nulla dies sine linea. A colloquio con Geo VasileIl Comune di Venezia premia Geo Vasile.

  1. 1 maggio 2010 alle 21:30

    Di che cosa ci si meraviglia?
    Di cortesi rifiuti motivati da ogni sorta di scuse (come oggi la crisi), la mancanza di risposta alle mail inviate o l’insensibilità di molti intellettuali impegnati solo per gli “amici”, sono una cosa del tutto normale.
    Quello che non capisco è per quale ragione un netturbino (che di travaglio ne sa qualcosa) dovrebbe guadagnare meno di un traduttore. Ma si, è normale anche questo!

    • FIRI
      2 maggio 2010 alle 09:50

      Caro Oscar, dal contesto della discussione risulta che la costatazione di Geo Vasile è uno sfogo, e non un attacco alla categoria dei netturbini; categoria che, naturalmente, va rispettata, soprattutto oggi, quando si producono milioni di tonnellate di rifiuti inquinanti e, spesso, dovuti unicamente al consumismo e alla presenza ormai capillare dei prodotti e degli imballaggi usa-e-getta. Tuttavia, una considerazione ulteriore va fatta: se i traduttori, gli insegnanti, i ricercatori sono pagati male (per non parlare del precariato, che probabilmente colpisce meno i netturbini), non dobbiamo meravigliarci se la scala dei valori attuali è dettata dall’assenza di rispetto per la cultura, per la legalità e per le gerarchie basate sul merito.
      (CHC)

  1. No trackbacks yet.
I commenti sono chiusi.
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: