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Grande festa per gli 80 anni del pittore Constantin Udroiu

14 febbraio 2010

di Goffredo Palmerini

Da sinistra, C. Udroiu, D. Maffia, E. Colombo

ROMA, 5 febbraio – Piovigginava a Roma mercoledì pomeriggio, non tanto però da infastidire le fiaccole accese lungo il percorso d’accesso all’Accademia di Romania dal Viale delle Belle Arti a valle Giulia, sul quale prospettano la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e molte altre Accademie ed Istituti di cultura. Accese a giorno le luci ed aria di festa nei pressi del Salone delle Esposizioni. In fretta gli ospiti arrivano guadagnando l’ingresso. Si è quasi alle sei e mezza, l’ora fissata per il vernissage della mostra che celebra l’ottantesimo compleanno di Constantin Udroiu, nato il 3 febbraio 1930 a Bucarest ma da molti anni cittadino italiano nella capitale. Rimarrà aperta fino al 14 febbraio. Vi giungo, finalmente, con l’affanno del tempo tiranno, consumato dall’ansia d’un ritardo inopportuno, complice il traffico di Roma nei giorni di pioggia, i sensi unici che snervano e un parcheggio per l’auto, agognato come una pepita per il cercatore d’oro. E’ quasi l’ora della festa approntata dall’Accademia in onore del pittore ed intellettuale rumeno, italiano d’adozione dal 1971. La Romania non ha inteso lasciar passare inosservata questa tappa della vita dell’Artista, uno dei suoi grandi figli che in Italia ed in Europa hanno al meglio illustrato la cultura e l’arte del Paese d’origine. E non solo. Giacché Constantin Udroiu, per altro, è un testimone vivente dei principi di libertà e di democrazia durante gli anni del regime comunista, affermati e pagati a caro prezzo con una condanna a 22 anni di lavori forzati, sofferti con un decennio di dura carcerazione, fino al 1964. Ora la Romania libera, dopo il crollo del regime di Ceausescu seguito all’insurrezione popolare nel dicembre 1989, non manca mai un appuntamento dell’itinerario artistico per onorare il Maestro, manifestando ovunque riconoscenza verso l’intellettuale e stima verso l’Artista, con l’immancabile presenza delle rappresentanze diplomatiche rumene, in Italia e presso la Santa Sede, all’inaugurazione delle sue esposizioni. Ecco, per l’appunto, come è nata questa mostra per l’ottantesimo compleanno del maestro Udroiu. E non poteva che essere celebrata nella sede dell’Accademia di Romania, prestigiosa vetrina del fecondo mondo culturale del Paese, legato all’Italia da molteplici affinità per le comuni radici neolatine.

La Sala delle Esposizioni è già animata da numerosi ospiti. Brillano gli ori delle icone su un’intera parete, spiccano i colori intensi delle tele sugli altri lati. Luminosa e solare la sua pittura sapida, inconfondibile la cifra dell’Artista, densa e ricca la sua versatilità espressiva. Il Maestro è impegnato a conversare con il Senatore a vita Emilio Colombo, uno dei Padri della nostra Repubblica, deputato a soli 26 anni, il più giovane dell’Assemblea Costituente. Qualche minuto d’attesa per l’arrivo dell’Ambasciatore, Razvan Rusu, perché la cerimonia abbia inizio. In programma alcune testimonianze ed una presentazione critica dell’arte di Udroiu. E’ il direttore dell’Accademia di Romania, Mihai Barbulescu, a far gli onori di casa. Con parole che presto abbandonano i canoni della circostanza, egli esprime a Constantin Udroiu ammirazione per la sua arte, per l’onore che rende alla Romania, per l’opera assidua come “ambasciatore” insigne della cultura rumena nel mondo.

L’Ambasciatore di Romania in Italia, Razvan Rasu, nel suo intervento, rivolge all’Artista gli auguri per la felice ricorrenza e sopra tutto gli consegna la riconoscenza del Governo rumeno e dell’intero Paese, manifesta attraverso una pergamena, per aver illustrato la Romania attraverso le espressioni della sua arte, ma anche per il contributo ai valori di libertà reso con la sua testimonianza di vita. Intenso l’intervento del sen. Emilio Colombo, a nome proprio e della sua regione d’origine, la Basilicata, così tanto cara all’Artista da averle dedicato una significativa messe di lavori monumentali e di eventi espositivi.

Il turno per una testimonianza, come prevede il programma, è di chi scrive. Privati restano i sentimenti della mia amicizia, nata quasi tre decenni fa. Ma pubblico e doveroso è il tributo di gratitudine all’Artista, espresso per i tanti anni d’amministratore civico anche a nome della città che Udroiu molto ama, L’Aquila. Egli la scelse non a caso per tenervi la sua novantanovesima mostra personale, in ossequio al numero che distingue L’Aquila per il numero di Castelli che la fondarono, nel 1254. Nel 1984, al Forte Spagnolo, quella mostra fu un evento artistico di grande rilievo e da allora la città capoluogo d’Abruzzo è nel cuore di Constantin Udroiu. L’Artista volle rendere duraturo il suo sentimento verso la città con il dono alla Municipalità aquilana della Madonna dell’Amore, una grande icona che ha impreziosito la Sala della Giunta fin quando il terremoto del 6 aprile 2009 non ha devastato Palazzo Margherita d’Austria, come l’insieme dell’immenso patrimonio architettonico ed artistico cittadino e degli antichi Borghi che alla città fanno corona. Il dramma, per le vittime e le distruzioni del sisma, Udroiu l’ha sentito come suo, come ogni aquilano. Per la rete degli affetti, per l’amore verso una città preziosa d’arte e di storia, dove molte sue opere sono presenti in pinacoteche e collezioni private, dove ha tenuto altre due grandi esposizioni (nel 1989 a Paganica, nelle Scuderie del Palazzo Ducale, e nel 2001 all’Aquila, a Palazzo Antonelli-Dragonetti), dove ha realizzato due affreschi, al Centro Civico di Paganica e in una scuola elementare. Infine un legame con L’Aquila, il suo, reso ancor più forte per i suoi itinerari nell’arte sacra. La città lo ha sempre attratto per l’innata spiritualità, evocata dal messaggio universale di pace e perdono lasciato da papa Celestino V sette secoli fa con la Perdonanza, il primo giubileo della cristianità, istituita tre mesi prima di rinunciare al papato. Come pure per il segno impresso alla città dall’opera dei francescani dell’Osservanza sotto la guida di San Bernardino da Siena che all’Aquila volle venire a morire e dove le sue spoglie sono custodite nella basilica rinascimentale dedicata al suo nome.

Ancora una testimonianza di stima e d’affetto verso il Maestro giunge da mons. Pierdomenico Di Candia, Vicario generale dell’Arcidiocesi di Matera. Le relazioni artistiche intrattenute dal maestro Udroiu nelle chiese e nei conventi del materano sono numerose, ricorda il presule, come i lasciti di opere stupende che hanno arricchito quei luoghi di meditazione.

Il compito d’illustrare l’arte di Constantin Udroiu spetta al critico Dante Maffia, scrittore e poeta di notevole valore, docente di Letteratura italiana all’Università di Salerno. “Il percorso pittorico di Constantin Udroiu – afferma Dante Maffia – è estremamente complesso e si muove a un tempo su piani diversi, non trascurando di soffermarsi su quegli aspetti delle arti figurative che la gran parte dei pittori ha messo in disparte per ragioni che vanno dall’incompetenza fino all’ignoranza. I pittori oggi hanno fretta d’arrivare, curano soprattutto le pubbliche relazioni… Non è il caso di Constantin Udroiu che invece ha pensato esclusivamente al lavoro, alla qualità di un lavoro enorme che l’ha visto onnivoro in direzione della grafica (disegno, incisione, acquaforte, xilografia, litografia, acquatinta), della pittura (su tela, vetro e tavola) e dell’affresco. Egli viene dalla rigida scuola rumena degli studiosi di icone. I suoi studi l’hanno impegnato su testi di storia, di patristica, d’arte bizantina. Ed è per questo che ancor oggi è capace di produrre raffinate e perfette icone nella stretta osservanza di quelle antiche regole stabilite a Bisanzio. Il passo verso l’affresco è stato naturale ed oggi possiamo ammirare opere di Udroiu in chiese e conventi di tutta Europa: immense scene del vecchio e nuovo Testamento in un’interpretazione vibrante che ha il sapore umano dei tempi moderni. Il sacro di Udroiu è intinto fortemente di una terrestrità che è poi la nota alta delle sue realizzazioni. In altri termini sacro e profano in lui non sono nettamente divisi, ma trovano sempre una loro perfetta convivenza e si risolvono in un rapporto senza contrasti. Semmai – aggiunge Maffia – si integrano e si illuminano a vicenda. A compiere questa simbiosi è la natura essenzialmente religiosa di Constantin che non sa prescindere d’adornare di sacralità anche il nudo femminile, la natura morta o il paesaggio. Con il passare degli anni l’Artista ha sprigionato un cromatismo che si lega ad una luce compatta,  senza dispersioni. I colori hanno ritrovato la loro primigenia faccia, irrobustiti da una libertà festosa e voluttuosa. E’ memoria impressionistica sposata al fauve, con qualcosa di magico e fiabesco. Si può dire – conclude Maffia – che Costantin è un cavallo brado della pittura che sa però trovare la sua misura nel fuoco ardente della creazione e nella poesia rigorosa della sua anima…Quel che maggiormente sorregge la sua arte e la rende una preziosa miniera è l’umanità alta e profonda di questo figlio della latinità che ha saputo coniugare sempre una grande tenerezza con un’impeccabile tecnica”.

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