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La lotta eroica di Teodor Mărieş

26 gennaio 2010

Continua la battaglia civile di un ex-rivoluzionario del 1989 per la verità nel dossier sulla caduta di Ceausescu

di Anita Bernacchia

La lotta anonima ed eroica di  Teodor Mărieş, presidente dell’Associazione 21 Dicembre, affinché i dossier della Rivoluzione del dicembre 1989 divengano accessibili alle vittime, ha registrato un successo notevole. Oltre il 95 per cento dei dossier si trova ora negli armadi dell’Associazione.

Lo scorso 16 ottobre Teodor Mărieş ha posto fine ad uno sciopero della fame durato 74 giorni. In virtù del suo impegno di lungo corso per rendere pubblico il “Dossier Rivoluzione”, con il suo gesto Mărieş ha ribadito allora la sua protesta nei confronti delle autorità romene, che hanno ripetutamente rifiutato di inviargli i file raccolti in questi anni sulle verità scomode della rivoluzione del dicembre 1989.

Il “Dossier Rivoluzione” contiene circa un milione di pagine, con tutte le dichiarazioni e gli ordini dati per iscritto dal Ministero degli Interni e dalle strutture di sicurezza nei giorni della Rivoluzione.
Ex-calciatore professionista, nel 1989 Mărieş trascorse l’intera giornata del 21 dicembre in Piazza dell’Università a Bucarest. Per lui, il momento più importante fu quando decise di prendere parte attiva agli eventi ed unirsi a coloro che urlavano “Abbasso Ceausescu!”. Il giorno successivo  Mărieş penetrò nella sede del Comitato Centrale insieme ad altri uomini armati, mentre Ceausescu aspettava sul tetto l’elicottero che lo avrebbe portato via da Bucarest. Il suo obiettivo, come ripete ancora oggi con passione, era quello di sparare al dittatore.

Non fu lui ad uccidere Ceausescu e a mettere fine al regime, ma Teodor Mărieş porta avanti da vent’anni una lotta personale per rendere pubblica la verità sulla rivoluzione, “per il bene delle future generazioni e per le famiglie di chi morì in quei giorni”.

“La Corte Europea dei Diritti Umani ha sentenziato all’inizio del 2009 che il governo romeno deve inviare una copia completa del Dossier Rivoluzione, cosa che, in un primo momento, non è accaduta. Grazie alla mia protesta la procedura si è sbloccata, e anche la nostra associazione ha ottenuto una copia dei file. L’ultima richiesta è che vengano riaperte le indagini, per trovare e processare i veri criminali dei giorni della rivoluzione”, dichiara Mărieş nel dicembre 2009.

L’11 gennaio 2010 Teodor Mărieş ha iniziato un nuovo sciopero della fame, al fine di ottenere il resto dei dossier, che le istituzioni tengono ancora, abusivamente, segreti.

La sera del 24 gennaio la televisione nazionale romena ha parlato per la prima volta dell’iniziativa solitaria di Teodor Mărieş, buon segno, questo, che la società civile romena interpreta come segnale di speranza.

Il fatto che il Presidente Traian Băsescu si mostri disponibile a non ostacolare il corso della giustizia romena rappresenta una grande opportunità per il buon esito dell’azione di Teodor Mărieş.

  1. stefan
    27 gennaio 2010 alle 00:50

    Non so quanti uomini ci siano ancora sulla terra come il signor Mărieș. Lui da solo che combatte contro tutto il sistema per scoprire una verita scomoda alla maggioranza dei politici. Mi basta quest’uomo per sentirmi FIERO DI ESSERE ROMENO. Mi dispiace solo che ancora una volta debba ricorrere a questo metodo per far si che sia ascoltato.

  2. FIRI
    27 gennaio 2010 alle 10:59

    Caro Stefan, hai ragione. Da Gandhi in poi, sappiamo che le battaglie civili, proprio perché non sono portate avanti dalle maggioranze elettorali o da gruppi di potere, richiedono dei mezzi capaci di risvegliare le coscienze, soprattutto le coscienze mezzo addormentate o poco sviluppate di coloro che si trovano in posti di responsabilità istituzionale. In Italia, perlomeno, esiste una società civile matura e articolata in numerose forme di associazionismo, frutto di cinquant’anni di democrazia (con tutti i limiti del caso, ma è sempre democrazia) e di un impegno sociale notevole da parte della Chiesa cattolica. In Romania, cinquant’anni di latitanza democratica, coniugata al fatto che le autorità religiose ortodosse hanno avuto una posizione sottomessa e passiva, hanno frenato la rinascita di un tessuto sociale attivo, che dovrebbe contrapporsi alle derive della politica.
    (Cicortas)

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