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Melis e Touadì: “Moratoria Ministero dell’Interno su romeni e bulgari, provvedimento inutile”

13 gennaio 2010

Presentata oggi dai deputati Guido Melis e Jean Leonard Touadì un’interrogazione parlamentare

In un comunicato stampa di oggi, i deputati del PD, Guido Melis e Jean Leonard Touadì, ricordano che la Circolare n. 7881 del 3 dicembre 2009 del Ministero dell’Interno ha prorogato il regime vincolistico sull’accesso al mondo del lavoro per i cittadini romeni e bulgari anche per l’anno 2010, denunciando che, in pratica, “i cittadini di queste due importanti comunità, appartenenti all’Europa unita, non possono accedere liberamente a tutte le occupazioni”. Infatti, il regime transitorio per i cittadini neocomunitari (si tratta degli allargamenti dell’UE che hanno coinvolto i Paesi ex-comunisti) consente solo l’accesso ad alcune occupazioni, mentre per molte altre resta l’obbligo di un’autorizzazione specifica.

I due deputati osservano che tale disposizione, “in contrasto con quanto si fa in altri Paesi (per esempio in Spagna), è in palese contraddizione con le promesse del nostro Governo e con gli interessi dell’economia italiana a integrare pienamente questi lavoratori, combattendo le forma di lavoro nero che derivano dall’attuale regime”.

“Non solo”, continuano i due parlamentari, “ma è un provvedimento assolutamente inutile perché non c’è alcun vincolo di numeri e nessuna verifica delle competenze professionali. Più che altro serve a creare un ulteriore intoppo burocratico al sistema delle assunzioni per le imprese e per i lavoratori. Per non parlare dei costi che gravano sugli uffici e dei ritardi che ne conseguono.”

“Abbiamo chiesto perciò al Ministro, in un’apposita interrogazione depositata questa mattina, se non sarebbe opportuno rimuovere immediatamente questa disposizione assurda, nonché dannosa per la nostra economia,” – concludono Melis e Touadì.

***

Testo dell’interrogazione:

Interrogazione a risposta orale

Guido Melis, Jean Léonard Touadi

Al Ministro dell’Interno

– Per sapere –

premesso che:
– per tutto il triennio 2007, 2008 e 2009 il governo italiano, relativamente all’accesso al mercato del lavoro dei cittadini comunitari bulgari e romeni, si è avvalso della facoltà di adottare un regime transitorio;

– in tale regime era previsto che l’accesso di tali lavoratori fosse libero solo per alcuni settori (agricoltura e turismo alberghiero, lavoro domestico ed assistenza alla persona, edilizia, metalmeccanica, dirigenziale ed alimentare qualificato, lavoro stagionale) mentre per i restanti settori produttivi l’assunzione dei lavoratori delle due nazionalità citate doveva obbligatoriamente avvenire attraverso la richiesta di nulla osta allo Sportello Unico per l’Immigrazione;

– una precedente comunicazione della Direzione dei Servizi Demografici del Ministero dell’Interno, indirizzata agli uffici anagrafe dei Comuni, aveva annunciato però che dal 1° gennaio 2008 sarebbe scaduta la vigenza del regime transitorio e si sarebbe dunque adottata la piena accessibilità a tutti i settori;

– al contrario, la Circolare n. 7881 del 3 dicembre 2009 del Ministero dell’Interno proroga il regime vincolistico anche per l’anno 2010 e ciò nonostante le assicurazioni circa il suo superamento fornite dal Governo italiano alla Comunità Europea;

– tale provvedimento, di carattere amministrativo, costituisce un ostacolo a che i cittadini romeni e bulgari possano liberamente spostarsi ed avviare rapporti di lavoro sul territorio nazionale italiano;

– d’altra parte è interesse dell’Italia regolarizzare con il massimo delle facilitazioni l’integrazione dei cittadini comunitari, anche in ragione della più volte annunciata opposizione del Governo italiano al lavoro in nero degli immigrati;

– inoltre un cittadino romeno o bulgaro che lavora in regola paga le tasse ed i contributi allo Stato Italiano e quindi concorre alla pari con gli italiani al budget dello stato;

– d’altra parte l’autorizzazione richiesta non è sottoposta ad alcun vincolo quantitativo  (tetti o quote) né alla verifica di particolari requisiti, si risolve in un procedimento quasi automatico e dunque in definitiva si traduce solamente in un inutile aggravio burocratico, accrescendo il lavoro degli uffici, con costi e ritardi a tutti evidenti, e ritardando l’inserimento dei cittadini comunitari delle due nazionalità citate nel complesso del mondo del lavoro italiano:

– né si può infine trascurare che col 2013 tali restrizioni saranno comunque vietate dalle norme europee,

per sapere

se non ritenga il Ministro di dover ritirare la circolare suddetta, realizzando, così come avviene da tempo in altri paesi europei (per esempio la Spagna, la cui situazione può essere assimilata all’Italia per la presenza in quel Paese di una consistente comunità romena), il pieno accesso senza limitazioni né ostacoli dei cittadini comunitari, romeni e bulgari all’intero mercato del lavoro.

13.01.2009

(fonte: ufficio stampa dell’on. Melis)

  1. ioan ciprian farcas
    13 gennaio 2010 alle 23:04

    scusate il pessimismo, ma in italia cosa si sta facendo di utile? la proroga è un ennesimo atto populistico… solo un ennesimo atto che serve a distinguere l’italiano dal romeno o bulgaro… penso ci sia talmente tanta pochezza e populismo che molti italiani riescono a distinguersi dagli altri europei,fratelli minori appunto, solo in questo modo… e passatemi il termine, è davvero triste

  2. FIRI
    15 gennaio 2010 alle 08:38

    Per certi versi, l’Italia è stata “coraggiosa” aprendo il suo mercato di lavoro agli oltre 90% di neocomunitari romeni &bulgari impiegati nei lavori di edilizia, assistenza domestica e industrie e servizi vari, nel 2007. La Gran Bretagna ha fatto al contrario: ha favorito l’immigrazione altamente qualificata (e numericamente molto inferiore). Altri Paesi UE hanno fin da subito aperto i loro mercati. Altri, come la Spagna, hanno sbloccato la moratoria dopo un iniziale periodo di transizione. Ognuno si è fatto i propri calcoli economici e sociali. A me sembra che la decisione italiana sia l’ennesima dimostrazione del fatto che, per via di una storica disoccupazione intellettuale (sono ancora tanti laureati e ricercatori italiani che cercano fortuna all’estero), la cui cause non le possiamo discutere qui per motivi di spazio, l’Italia ha ancora paura di fare certe scelte. Anche se, nel caso in questione, il gesto di apertura sarebbe stato più che altro simbolico… [Cicortas]

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