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Basescu rieletto: i perché del voto romeno

12 gennaio 2010


Intervista con Miruna Căjvăneanu,  giornalista romena che vive in Italia. A cura di Matteo Scali (fonte e documento audio completo: www.fieri.it)

Lo scorso 6 dicembre si è tenuto il ballottaggio per le presidenziali in Romania che hanno visto l’elezione di Basescu.

Miruna Căjvăneanu: Il processo è stato molto difficile e con non poche polemiche, visto che il PSD, partito che sostiene Geoana, uscito sconfitto dal ballottaggio del 6 dicembre, ha chiesto alla Corte Costituzionale l’annullamento del processo elettorale. La quale, per la prima volta nella storia della democrazia romena, ha deciso che venissero conteggiati di nuovo i voti nulli. Si è quindi provveduto a ricontare tutti i voti, compresi quelli dei romeni all’estero. Il riconteggio ha confermato la vittoria di Basescu.

In questa tornata elettorale alcune analisi si sono concentrate sui voti espressi dai cittadini romeni in Italia e Spagna, che sarebbero stati determinanti per la vittoria dell’attuale Presidente. Sono voti numericamente consistenti e di questi una larga percentuale, oltre il 77% in Italia, sono andati a Basescu. Perché secondo lei vi è stata questa grossa affluenza di persone in questa occasione, cosa che non era accaduto il 6 giungo scorso per l’elezione degli organi amministrativi in Italia e per il Parlamento europeo?

Prima di tutto, l’affluenza alle urne è stata molto ampia per il ballottaggio del 6 dicembre: circa 150.000 voti espressi dai romeni all’estero: più del doppio dell’affluenza del referendum del 2007 (con record di votanti romeni all’estero), che riguardava proprio Basescu, riconfermato Presidente della Romania dopo aver subito un procedimento di impeachment. Anche se può sembrare un dato alto, rispetto ad altri fenomeni elettorali, facendo un paragone con gli italiani all’estero – il cui numero è molto simile al numero dei romeni all’estero: 3-4 milioni di persone – risulta che i romeni hanno votato in un numero assai ristretto.

L’Italia si è dotata di una legge, abbastanza recente vista la storia di emigrazione italiana, che ha molto favorito la partecipazione degli italiani all’estero. Infatti gli italiani all’estero sono stati decisivi nella recente storia italiana e così è anche successo nelle consultazioni in Romania. La Romania non ha tenuto conto fino a questa tornata elettorale del 6 dicembre, dell’importanza del voto dei romeni all’estero. Va anche detto che la partecipazione è maggiore quando si tratta dell’elezione del Presidente della Repubblica, perché la Romania ha un regime semi-presidenziale ed è una democrazia di recente formazione, che ha seguito un regime dittatoriale con al centro la figura di un “condottiero”. I romeni sono attratti dalle forti personalità e vi si riconoscono più direttamente quando devono affrontare un’elezione uninominale come in questo caso. Ecco perché l’entusiasmo non è stato uguale nelle altre tornate elettorali. In più, alle scorse elezioni del 6 giugno i romeni hanno avuto una serie di impedimenti nel partecipare effettivamente alle elezioni amministrative e per l’europarlamento. Per le elezioni europee, i romeni residenti in Italia avevano la possibilità scegliere di votare per candidati provenienti dall’Italia, oppure per candidati iscritti sulle liste romene; in questo caso, ha prevalso la scelta di un candidato italiano. Questo aspetto è molto indicativo e non è stato studiato abbastanza.

D’altra parte, per partecipare alle amministrative nelle poche città e comuni dove si sono svolte le elezioni, i romeni hanno dovuto presentare, come per le elezioni europee, una serie di documenti che hanno reso più difficoltosa la partecipazione. Per esempio l’autocertificazione, oppure il certificato elettorale da chiedere con un certo numero di giorni di anticipo. Molti di loro non sapevano di poter votare sia per eleggere i membri del consiglio comunale che per l’europarlamento. Ci auguriamo quindi che da parte delle istituzioni si faccia più informazione per rendere possibile la partecipazione.

Il comportamento dei romeni all’estero non si può dunque spiegare attraverso una sola motivazione. Analizzando il comportamento del voto, volevo chiederle un parere rispetto alle alte percentuali di voto dei romeni in Spagna e Italia nei confronti di Basescu: 77% in Italia e 81% in Spagna. Come si può spiegare questo comportamento?

Voglio partire da una polemica sviluppatasi in Romania subito dopo il ballottaggio, quando si sono resi tutti conto che il voto dei romeni all’estero, soprattutto in Spagna e Italia, ha deciso le sorti del futuro presidente. Al primo exit-poll delle ore 21 del 6 dicembre, i quattro principali sondaggi delineavano un presidente, Geoana, che si è subito congratulato con tutti, anche se la differenza era sotto un punto percentuale. Ma lui era sicuro della vittoria; infatti i giornali hanno detto che Geoana è andato a dormire Presidente e si è svegliato in tutt’altra maniera, perché i sondaggi evidentemente non avevano tenuto conto dal punto di vista statistico del voto dei romeni all’estero. Si sapeva che Basescu aveva un elettorato molto favorevole all’estero, ma non si sapeva quanta partecipazione ci sarebbe stata. Nessuno si aspettava questa partecipazione alta.

Perché in Spagna e Italia? Perché la grande maggioranza dei romeni che hanno votato all’estero sono residenti in uno di questi due paesi. Le stime parlano, per l’Italia, di un milione di presenze, tra le quali 800 mila residenti iscritti all’anagrafe, con un numero di aventi diritto al voto (maggiorenni) intorno ai 700 mila. Ma in questo caso si è potuto votare anche non avendo la residenza in Italia, condizione che alle elezioni parlamentari del novembre del 2008 non era possibile. Tantissimi romeni nel 2008 si erano infatti recati alle urne senza poter votare in mancanza dei documenti di residenza.

I romeni in Italia e Spagna, sommati, sono circa la metà del numero dei romeni all’estero.

Si è verificato inoltre un fenomeno interessante. Visto che le elezioni seguono il fuso-orario, appena alle 21 (ora romena) si è annunciato il risultato di Geoana presidente, molti romeni negli USA e Canada, si sono mobilitati e hanno aumentato le file davanti ai seggi, per votare Basescu. Si è visto un aumento del flusso, cosa che ha notato anche lo stesso Basescu quando ha fatto i suoi ringraziamenti. Alle 21 in Romania, in Italia e Spagna mancava un’ora alla chiusura dei seggi. C’è anche un lato emotivo della questione, perché molti dei romeni si sono trasferiti all’estero quando in Romania il presidente era Ion Iliescu, percepito da molti come l’erede del partito comunista romeno, visto che è stato uno dei leader del partito comunista, che si è riformato nell’attuale partito socialdemocratico. Quindi c’è una certa avversione verso un partito percepito come “di sinistra”.

Un’altra spiegazione è che Basescu è visto come uno che ha lottato contro l’oligarchia di uomini d’affari e imprenditori, accusati di dirigere da dietro le quinte la situazione politica in Romania.

C’è quindi una serie di cause che hanno fatto sì che i romeni all’estero partecipassero molto dal punto di vista emotivo rispetto a quanto succedeva in Romania.

Lei ha redatto per la Fondazione Soros Romania, uno studio sul comportamento del voto dei romeni nel contesto di diaspora. Lo studio si trova su internet per ora solo in romeno (Reprezentarea diasporei şi votul românilor din străinătate, 14 maggio 2009). Ce ne vuole riassumere i punti principali?

Il progetto è stato creato dalla Fondazione Soros per trovare gli spunti di riforma per il sistema legislativo romeno. L’argomento del voto dei romeni all’estero è di nicchia è se n’è parlato poco, perché la Romania ha un’emigrazione recente, a differenza dell’Italia, e la legislazione non è ancora adeguata. Quindi si rendeva necessario un approfondimento di questa materia. Mi sono occupata del voto dei romeni all’estero dal 2007, anno in cui la Romania è entrata dell’Unione Europea e i romeni, diventando cittadini europei hanno acquisito il diritto di partecipare alle elezioni amministrative ed europee negli Stati UE dove risiedono.

[…]Il mio studio ha evidenziato che i romeni all’estero non hanno la possibilità di esercitare il loro voto. La ricerca si chiama infatti “Il voto dei romeni all’estero, un diritto negato“, perché anche se la Costituzione afferma che i romeni godono degli stessi diritti e il voto è universale, di fatto i romeni all’estero non hanno la possibilità di esercitare questo diritto per via di molti impedimenti. Primo tra tutti, la lontananza dai seggi. Fino alle elezioni parlamentari in Romania del 2008, esistevano una ventina di seggi in tutta Italia, che per 800.000 romeni erano molto pochi. Per le presidenziali di quest’anno il numero dei seggi è più che raddoppiato, arrivando a 55. La loro diffusione è stata migliore e ha tenuto conto anche della distribuzione dei romeni sul territorio. Purtroppo non è abbastanza. Ad esempio a Torino, dove vive la terza comunità romena in Italia e la prima come percentuale sulla popolazione totale, c’è stato soltanto un seggio. Il 22 novembre si è formata una fila di 250 persone e molti hanno rinunciato a votare, oppure sono arrivati alle 21 davanti al seggio e non hanno potuto votare perché era chiuso.

Quindi è emerso questo problema: i romeni hanno il desiderio di partecipare, ma non è adeguata l’organizzazione del processo elettorale per esercitare questo loro diritto.

Questa è anche la conclusione emersa dal mio studio in cui ho condotto un paragone con il sistema italiano del voto per corrispondenza, che ha permesso a molti più emigrati italiani di esercitare il diritto di voto.

Rispetto al processo di integrazione europea tra i vari stati membri, queste tornate elettorali che cosa ci mostrano, soprattutto relativamente alla comunicazione tra l’emigrante e il paese d’origine?

In primo luogo dimostrano che un cittadino europeo è più interessato ad essere rappresentato nella prossimità. C’è una legge della prossimità che vede il cittadino romeno posto di fronte al diritto di poter votare un europarlamentare romeno o italiano. Di fronte a questa scelta, spesso sceglie quello italiano. Allo stesso modo, l’interesse sta crescendo per la partecipazione al voto alle amministrative. Tra altro, nell’ultima tornata elettorale per le amministrative italiane sono stati eletti cinque consiglieri comunali romeni. Secondo le leggi europee, i romeni residenti nei Paesi UE hanno il diritto di voto attivo e passivo, quindi possono anche candidarsi con certi limiti (non possono essere candidati-sindaco, ma possono candidarsi per un posto di consigliere comunale). Il caso più clamoroso è stato quello di Padova dove Nona Evghenie è entrata a far parte del consiglio comunale in cui è responsabile della politica economica, una posizione molto prestigiosa.

E’ un fenomeno nuovo che non può essere paragonato a nulla di simile del passato, perché purtroppo nessuno ha previsto gli effetti di questa emigrazione di massa all’interno della Comunità Europea. Dico purtroppo, perché l’informazione manca a partire dal livello più alto fino a quello più basso. Manca addirittura negli uffici comunali, perché nel 2007, il primo anno in cui i cittadini romeni hanno potuto partecipare alle amministrative ci sono stati tantissimi comuni che non sapevano del diritto di voto dei comunitari e non si sono preparati in tempo con le autocertificazioni, i certificato elettorali e nemmeno con una campagna di informazione.

Che cosa è auspicabile secondo lei per l’Italia, in che modo si dovrebbero muovere le istituzioni locali?

Credo sia necessaria una presa di coscienza da parte delle istituzioni di questa partecipazione. Le istituzioni hanno già iniziato a rendersene conto, perché hanno capito che i romeni possono avere un peso elettorale. Questo è molto interessante. Ho notato l’emersione di questo nuovo fattore elettorale a livello dei piccoli comuni e delle cittadine. Prendiamo il caso di Ladispoli o di Marcellina, vicino a Roma, dove vivono moltissimi romeni (perché è noto che i romeni scelgono di vivere nelle piccole città intorno alle grandi metropoli). Se parliamo di una città con alcune migliaia di abitanti, in cui alcune centinaia di romeni hanno diritto di voto, essi diventano un peso elettorale che inizia a essere preso in considerazione dagli attori politici locali.

Quindi mi auguro che il discorso del voto dei romeni in quanto cittadini comunitari sia preso molto più sul serio e sia fatta una campagna di informazione che non abbia come target la sola comunità romena, ma che sia indirizzata anche ai vari attori della scena politica. Mi è capitato di incontrare un deputato che non sapeva che i romeni possono votare e se ne meravigliava. Da giornalista ho posto una domanda al Presidente della Camera Gianfranco Fini, alcuni mesi fa, sul voto dei romeni: ho voluto capire che impressione avesse sui romeni come elettorato. Lui mi ha risposto in modo molto aperto e mi ha detto che è auspicabile ci sia una presa di posizione favorevole, che renda effettivo questo diritto. La sua dichiarazione ha avuto non poche reazioni da parte del mondo politico italiano, perché è stata ripresa anche dalla stampa italiana.

Voci correlate: Intervista di Davide Sighele a Giancarlo Germani sul voto dei romeni in Italia (“Al voto”, aprile 2007) pubblicata su Balcani Cooperazione.

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