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The Wall Street Journal: forti similitudini tra Romania e Italia

5 gennaio 2010

di Pier Paolo Caserta (stampaestera.wordpress.com)

Una propensione nazionale tanto consolidata quanto probabilmente provinciale (soprattutto se confrontata con la realtà) ci porta a volerci sempre confrontare con Francia, Germania o Inghilterra.

In un recente articolo, l’americano The Wall Street Journal instaura invece un paragone che magari ferirà l’orgoglio nazionale di alcuni, accostandoci significativamente alla Romania, cioè proprio al Paese, comunitario dal 2007, i cui cittadini sono stati oggetto di una violenta campagna d’odio da parte dei media e della politica italiana a partire dalle elezioni generali dell’aprile 2008. Il titolo dell’articolo, di Jim Rosapepe e Sheilah Kast, è “Da Ceausescu alla Nuova Italia”.

“In entrambi i Paesi”, osservano gli autori, “la politica è accanita, polarizzata, e periodicamente bizzarra. Le commedie e melodrammi del primo ministro italiano Silvio Berlusconi son ben note. Ma il fallito impeachment di Basescu e le strane compagnie di letto e battaglie di cuscini della politica in Romania raramente sono conosciute al di fuori di Bucarest.”

La tesi centrale dell’articolo è che il modo in cui la stampa internazionale descrive la Romania fa torto a un Paese che, dopo Ceausescu, ha saputo darsi delle istituzioni democratiche e dar prova di un certo dinamismo economico. Ma nel parlare della Romania, demolendo alcuni facili stereotipi, il paragone con l’Italia ritorna spesso nell’articolo:

“I parallelismi sono notevoli. Entrambi i Paesi hanno risanato la democrazia quando hanno giustiziato i loro dittatori Benito Mussolini (il 28 aprile del 1945) e Nicolae Ceausescu (il 25 dicembre del 1989).(…) E nel giro di 20 anni, con il sostegno degli Stati Uniti e dell’Europa occidentale, entrambi sono diventati nettamente democratici, molto più prosperi, e membri importanti, sia da un punto di vista economico che militare, dell’Unione Europea e della NATO.

Ci sono poi delle analogie storiche: “Non diversamente da quella italiana, la geografia politica della Romania è stata divisa per secoli tra la cultura germanica (Austria in entrambi i casi) e l’influenza mediterranea (gli spagnoli nell’Italia meridionale; i Turchi ottomani nella Romania meridionale e orientale). E prevedibilmente le aree di influenza tedesca sono più moderne, prospere, e pulite rispetto a quelle meridionali. (…) Eppure quando gli europei occidentali pensano alla Romania, verosimilmente gli saltano in mente due cose: vampiri e corruzione. Il secondo stereotipo, almeno, non è infondato”, osservano gli autori riferendosi alle statistiche internazionali sulla trasparenza, che collocano la Romania al 71esimo posto, otto posizioni sotto all’Italia. “E tuttavia, così come, la corruzione non ha impedito all’Italia di diventare la settima maggiore economia al mondo,non ha impedito alla Romania di avere uno dei più alti tassi di crescita in Europa.

Malgrado la complessità di un Paese che ha vissuto e sta vivendo profonde trasformazioni, “fuori dalla Romania, e a volte anche al suo interno, le buone notizie viaggiano lentamente”, come mostra la cattiva reputazione di cui gode la Romania su molta stampa internazionale. “Malgrado i suoi notevoli progressi dal 1989—una stampa libera, un sistema politico democratico, relazioni pacifiche con i suoi vicini e tra gruppi etnici, e un’economia che cresce rapidamente—la fotografia all’estero è ancora troppo spesso dominata da bambini abbandonati, corruzione e caos.”

Può essere interessante notare che il parallelismo viene istituito per evidenziare elementi positivi di entrambi i Paesi.

  1. Gabriella di Sant'Angelo
    6 gennaio 2010 alle 14:35

    Sì, non vedo la differenza tra un paese e l’altro; qui si tratta dell’Impero Romano, delle politiche, della corruzione, del modo di vivere uguale come quello di 2000 anni fa di qua e di la, di una ideologia reminiscente stalinista di qua e anche di la, reminiscente nonostante la caduta del muro di Berlino; i capitali italiani di qua che vanno investiti di la e il capitale umano della Romania che arriva qua. Tutto sommato, la storia dell’Impero Romano. Non c’è alcuna differenza da 2000 anni che si va avanti e indietro così.

  2. Simone
    7 gennaio 2010 alle 09:28

    Come sempre il potere è tutto nell’informazione. Se i miei connazionali avessero più consapevolezza delle comuni vicende dei nostri paesi probabilmente ci sarebbe più rispetto (non parlo di tolleranza perchè questo brutto termine implica un connotato negativo “da tollerare”…)per il prossimo. Grazie per la segnalazione!

  3. Cico
    7 gennaio 2010 alle 11:43

    L’articolo dei due autori statunitensi (che sono gli stessi del recente volume “Dracula Is Dead”), riassunto dal blog StampaEstera, insiste sul fatto che in fondo, la Romania del ’89 non esce dalla dittatura con una situazione molto diversa da quella dell’Italia del ’45 e che, stando agli attuali ritmi della modernizzazione e di crescita economica della Romania, il Paese può essere considerata una “nuova Italia” più che una “Francia dell’est”. Naturalmente, le analogie non cancellano le differenze tra i due Paesi, ma è importante ricondurle al contesto storico internazionale e in particolare, europeo.

  4. ioan ciprian farcas
    13 gennaio 2010 alle 23:07

    purtroppo nel male non ci si smette mai ad assomigliarsi e forse per fortuna nelle caratteristiche positive ci si distingue.. ma questo i media e i giornali non lo sottolineano.

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